La banca e il credito nel Medioevo
La parola agli storici
La moneta, il credito e la banca nel Medioevo. Nell’economia medievale la moneta era costituita da metalli preziosi, circolava ovunque ma non in egual misura in tutta Europa. Era presente anche il mercato del credito e la moneta poteva essere domandata in scambio, così come qualunque altro bene di valore. Sia la moneta, sia il credito passarono lungo tutto il Medioevo periodi di crescita e periodi di crisi.
La moneta, il credito e l’espansione economica
I sistemi economici del Medioevo non sono riducibili esclusivamente all’autoconsumo (il consumare ciò che si produce) o al baratto (lo scambio di merce contro merce). Sono riscontrabili in questo periodo anche il credito e la moneta, per quanto diffusi in tutta Europa, vi erano regioni in cui erano maggiormente sviluppate e altre in cui meno. Secondo gli economisti la moneta può svolgere tre funzioni importanti in un sistema di scambi:
- Misurare il valore: cioè indicare il prezzo dei beni destinati allo scambio.
- Conservare il valore: cioè mantenere più o meno inalterata nel tempo la capacità di acquisto.
- Trasferire il valore: in modo semplice e rapido agevolando enormemente il sistema dei pagamenti.
La moneta è universalmente accettata e può essere scambiata immediatamente con qualsiasi altra merce, questo porta alla nascita del mercato. Le caratteristiche della moneta sono importantissime per la crescita economica. Un sistema va incontro allo sviluppo economico quando riesce ad aumentare la produttività, anche grazie ad innovazioni tecnologiche ed organizzative. La presenza della moneta aumenta la velocità degli scambi, permette la divisione del lavoro tra i produttori e la loro specializzazione, producendo di più ed aumentando così i propri redditi.
Nel Medioevo, oltre che alla moneta, era presente anche un altro sistema economico: il sistema del credito. Questo è caratterizzato dal prestito: significa che il detentore di una risorsa economica la cede temporaneamente, con il patto di riaverla indietro entro un tempo prestabilito. Una tale operazione deve essere conveniente per entrambi. Dal punto di vista del debitore, la convenienza è immediatamente valutabile, consiste nella possibilità di poter adoperare le risorse che gli vengono prestate. Dal punto di vista del creditore, invece, la convenienza deve soddisfare alcune condizioni: innanzitutto gli conviene se ne ricava un tasso d’interesse (restituzione della somma prestata con una quota percentuale), ed inoltre se ha fiducia che la somma gli venga restituita dal debitore.
Nacque anche la moneta fiduciaria, ossia una moneta non coniata realmente ma comunque attiva in tutta Europa. Grazie a questa moneta si raggiungevano alcuni obiettivi monetari essenziali: innanzitutto si espandeva l’uso della moneta, poiché questa veniva data ad un debitore che diversamente non l’avrebbe avuta. Il creditore aveva il diritto di riscossione, attraverso un titolo di credito, che poteva usare come moneta. Infine l’utilizzo di questa moneta permetteva dunque di moltiplicare gli scambi rispetto a quanto permesso dalla moneta coniata.
Sia la moneta, sia il credito non furono invenzioni medievali, ma è in questi periodi che crebbero al punto che sorse e s’impose una nuova struttura aziendale: la banca.
L’offerta e la domanda di moneta
Nel Medioevo la moneta era costituita da metallo prezioso, argento ed oro, coniato e messo in circolazione. L’offerta di moneta, ossia la disponibilità globale in tutto il territorio o in una determinata area, coincideva con la disponibilità dei metalli preziosi, moltiplicata per la velocità di circolazione per il numero di operazioni che una stessa singola moneta compiva in un dato periodo di tempo.
Non sempre l’oro e l’argento erano facili da reperire nella quantità necessaria per la coniazione, ma non è questo il fattore che abbassa l’offerta di moneta. Ciò che lo alza e lo abbassa è la domanda di moneta: la richiesta che gli operatori fanno per produrre beni. La situazione ideale ai fini della crescita economica è di equilibrio poiché, se la domanda di moneta è sovrabbondante si determina una situazione di deflazione (il valore del denaro tende ad aumentare il prezzo monetario e quello delle merci a diminuire). Se è sovrabbondante l’offerta si determina, invece, una situazione di inflazione (il valore del denaro diminuisce e quello delle merci ad aumentare).
Nell’altro Medioevo la domanda di moneta (disponibilità) era limitata poiché le miniere di argento ed oro scarseggiavano. Un’altra fonte di accumulazione di metalli preziosi erano gli scambi commerciali, ma anche in questo caso era poco favorevole, gli europei erano costretti ad esportare metalli preziosi per acquistare merci dall’oriente che non riuscivano a produrre.
Carlo Magno introdusse una riforma monetaria in cui si stabiliva una sola forma di moneta: il denarius; conteneva poco più di un grammo e mezzo di argento. Si creò una spaccatura tra la fascia settentrionale e meridionale, in quest’ultima oltre che al denarius circolava anche la moneta d’oro. Per quanto ‘illegale’ tutti coloro che controllavano la circolazione della moneta non avevano motivo di impedire la circolazione della moneta d’oro, poiché era anche più facile da trasportare dato che aveva una capacità d’acquisto maggiore.
Nel basso Medioevo, dopo circa quattro secoli, apparvero i primi soldi. Erano dotati di una maggiore capacità di acquisto e, nelle aree più produttive si verificò un afflusso di oro ed argento.
L’offerta e la domanda di credito
Le operazioni creditizie non erano esclusivamente circoscritte a quelle di tipo monetario, tutto ciò che aveva valenza economica poteva essere scambiato, soprattutto il grano. Ciò che ha contribuito all’espansione economica è stata la moneta, ovviamente la diffusione era diversa in base alle zone, soprattutto in Europa, offriva credito chi aveva un sovrappiù di beni agricoli o chi aveva un sovrappiù di liquidità monetaria.
Nell’altro Medioevo il credito non aveva una pratica vera e propria, per quanto non mancassero cessioni di censi e di rendite o contratti di mutuo marittimo. Con il basso Medioevo il mercato di credito andava incontro ad una significativa espansione, ciò accadde anche perché nell’Europa occidentale si verificò una fase di forte crescita della produzione, degli scambi e dei consumi contemporaneamente allo sviluppo dei contratti con le culture ebraiche, bizantine ed islamiche, dalle quali l’occidente aveva molto da imparare per quanto riguardava le tecniche e le operazioni economiche. Quanto più l’offerta di moneta si rivelava insufficiente, tanto più il mercato del prestito si espandeva.
L’oro non derivava dalle miniere italiane o europee, quanto dai forzieri degli operatori economici che praticavano il credito. Quanto più credito riuscivano a dare, tanto più si arricchivano. Ecco perché, in virtù della carente offerta di moneta, i commercianti si misero ad offrire credito. Tale credito non era esclusivamente rivolto al sostegno dei consumi, aveva anche lo scopo di rafforzare gli investimenti produttivi.
Il flusso di credito delle aree più fornite si spostò verso quelle meno fornite e implicò una crescita economica che condizionò le stesse vicende politiche degli stati regionali e nazionali europei.
Il tasso d’interesse e l’usura
Anche nell’età medievale il tasso d’interesse e la fiducia erano alla base del mercato del credito. Ed il tasso d’interesse, in particolar modo, crebbe perché i fattori di rischio erano altissimi e non c’era disponibilità monetaria. Nonostante alcune leggi stabilissero che il tasso d’interesse non doveva superare il 15%, era più che usuale che raggiungesse anche il doppio. Tutto ciò naturalmente scoraggiava i debitori e ne limitava l’avvio.
Dato che le autorità non intervenivano, i debitori cercavano delle soluzioni che avessero come compito quello di garantire la restituzione del debito. Difatti ai debitori veniva chiesto o un pegno, generalmente materiale, che il creditore poteva vendere per riscuotere il denaro prestato; o un titolo di credito che permetteva al debitore di riscuotere una rendita o una qualunque altra somma di denaro al posto del debitore; o, infine, una persona che s’impegnava a pagare (o un’istituzione) nel caso in cui il debitore fosse venuto meno alla fiducia.
In questo modo si cercava di limitare il tasso d’interesse dato che spesso i debiti venivano contratti da coloro che non riuscivano a sostenere la famiglia, motivo per cui un tasso troppo alto era poco vantaggioso. Nel Medioevo la componente religiosa proponeva un metodo di credito senza interesse, ecco perché veniva definito usura non solo un alto tasso d’interesse, ma qualunque tasso d’interesse. Incominciò quindi un periodo di condanne all’usura e all’usuraio.
Inizialmente l’usura era una condanna verso la distinzione di ricchi e poveri, poiché i tassi erano altissimi e i poveri si impoverivano ancora di più per saldare il debito. Successivamente il mercato del credito si allargò coinvolgendo anche coloro che fino a quel momento non se ne erano interessati, come per esempio i mercanti.
Il problema del tasso d’interesse finì per coinvolgere anche i giuristi ed apparve negli scritti pontificali. Il profitto finanziario, che scaturiva sotto l’uso della moneta era largamente condannato. Con il passare del tempo poi il termine usura si è dato solo a coloro che non avevano un grande ruolo sociale, come gli ebrei e i longobardi. Coloro che godevano del principio di cittadinanza erano giustificati poiché il credito non era interpretato come mezzo per fare il proprio bene ma quello della società e gli altri tassi erano motivati dalla possibilità che i soldi prestati non tornassero più indietro.
I prestatori e i mercanti imprenditori
Sia nell’altro sia nel basso Medioevo è stato riscontrato che i prestatori si recavano da un notaio, sia per garantire il contratto di mutuo, sia per stabilire chi fosse la persona o l’istituzione a cui rivolgersi in caso di mancata restituzione della somma prestata. Ciò dimostra come il contratto di credito stesse diventando un vero e proprio lavoro.
È in questa scena che il termine usurai viene rivolto in particolar modo agli ebrei, i quali, non avendo veri e propri insediamenti, utilizzavano la propria liquidità per procurarsi un reddito. Se però gli ebrei erano spesso emarginati a causa della loro religione, erano richiesti per la loro liquidità. Lo stesso avvenne anche per i mercanti-prestatori lombardi, i quali erano spesso perseguitati più come scusa, era un modo per non dover restituire i beni che avevano prestato.
Anche i grandi proprietari terrieri continuavano ad essere molto attivi nel mercato del credito e per non essere tacciati di usura vendevano ufficialmente i propri beni per comprare le rendite, cosicché il debitore potesse ricomprarsi le proprie rendite saldando il debito.
Nacquero anche molti mercati marittimi, che prendevano nomi diversi in base ai luoghi. Erano comunque tutte caratterizzate da figure tra loro correlate: un finanziatore che anticipava i capitali, un mercante che attraverso la compravendita di merci faceva in modo che i capitali accrescessero. Al ritorno del mercante al finanziatore spettava il ricavato meno la somma precedentemente concordata con il mercante.
Un altro tipo di creditore furono i camperos (cambiavalute), chiamati così perché prestavano una somma in una valuta e volevano la restituzione in un’altra.
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