Snodo II: La fine del mondo antico (sec. IV-VII)
Capitolo 3: La trasformazione del mondo romano
3.1: La crisi dell'Impero Romano (sec. III-V)
L'Impero Romano, fino al III secolo, era caratterizzato da sviluppo economico e stabilità politica, con mantenimento delle istituzioni e religioni per i popoli assimilati, oltre a un sistema di comunicazione statale e marittima e apparati burocratici e militari.
Terminate le guerre d'espansione, l'economia cominciò a ristagnare a causa di:
- Calo della manodopera schiavistica
- Inasprimento del prelievo fiscale
- Inflazione
Lo squilibrio tra risorse e necessità portò a una sempre maggiore dipendenza dell'elezione degli imperatori dall'esercito, composto anche da soldati reclutati tra le popolazioni confinanti, e le legioni finirono per acclamare imperatori i propri comandanti.
Dal 284 al 305, sotto Diocleziano, generale dell'esercito, vi fu un periodo di riforme.
Dal 285 al 295 si instaurò la Diarchia tra Diocleziano e Massimiano, con residenza imperiale a Nicomedia. Dal 293 al 305, la Tetrarchia vide Diocleziano e Galerio governare l'Oriente e l'Egitto, Massimiano i Balcani, e Costanzo Cloro l'Italia, l'Africa Settentrionale e la Hispania, con capitali Mediolanum e Aquileia, e governare Gallia e Britannia.
Questo sistema prevedeva due augusti e due cesari, al fine di sottrarre la nomina dei successori al controllo dell'esercito e di definire precise competenze territoriali. Ci fu un'espansione della spesa e un sistema di esazione delle tasse più equo, fondato sul catasto, e un calmiere sui beni di consumo nel 301.
Nel 305, Diocleziano e Massimiano abdicarono, ma l'anno seguente la tetrarchia andò in crisi, ristabilendo il sistema dinastico. Tra il 306 e il 324 ci fu una lunga serie di conflitti tra pretendenti fino a far emergere Costantino come unico imperatore (324-337), il quale rafforzò gli uffici ministeriali e nel 330 spostò la capitale da Roma a Bisanzio/Costantinopoli, rendendo più evidente la divaricazione tra Occidente e Oriente, con il declino delle città in Occidente mentre in Oriente mantenevano un ruolo centrale nei commerci.
Durante il regno di Teodosio (379-395), l'impero fu suddiviso alla sua morte tra i figli Arcadio e Onorio, rispettivamente per l'Oriente e l'Occidente, con capitale Ravenna.
3.2: La diffusione del cristianesimo
Alla metà del I secolo inizia la diffusione del cristianesimo, inizialmente circoscritta alle città. All'inizio del IV secolo, il cristianesimo era una religione minoritaria tra le molte dell'Impero. Si sviluppò un sincretismo religioso, un clima di mescolanza di dottrine di origine diversa. Tuttavia, il rifiuto intransigente dei cristiani di offrire atti di culto all'imperatore portò ad accuse di scarsa lealtà o cospirazione, culminando in persecuzioni di massa (303: Diocleziano).
Nel 313, con l'Editto di Milano, Costantino concesse la libertà di culto. Nel corso del secolo, il cristianesimo fu progressivamente accettato fino a diventare religione ufficiale, diventando un formidabile strumento di legittimazione del potere imperiale e i capi delle comunità cristiane (vescovi) furono sempre più scelti tra le famiglie aristocratiche.
Costantino si proclamò Pontifex Maximus. Nel 325, convocò il Concilio di Nicea, il primo Concilio Ecumenico, che affermò il cattolicesimo in contrapposizione ai gruppi eretici come l'arianesimo, che negava la natura divina di Gesù, sostenendo la sua inferiorità rispetto al padre.
Nel 380, l'Editto di Tessalonica di Teodosio rese il cristianesimo la religione ufficiale dell'Impero, costituendosi elemento di identità per le popolazioni barbariche. Nel 381, il Concilio di Costantinopoli definì la Chiesa "Una, Santa, Cattolica e Apostolica".
Alla metà del IV secolo, il vescovo goto Ulfila tradusse la Bibbia nella sua lingua, iniziando l'istituzionalizzazione del cristianesimo con gerarchia ecclesiastica e norme e formule di fede. Il termine "pagano" deriva da "pagus," che significa villaggio rurale, indicando la religione urbana. Per molte popolazioni barbariche, la conversione fu mediata dalla dottrina ariana.
L'opera di conversione fu promossa dai vescovi cattolici che, in seguito al crollo delle strutture imperiali, erano gli unici a poter inquadrare la società romana e trattare con i barbari. L'obiettivo era convertire i re e i capi militari, poiché la loro scelta sarebbe stata seguita dal resto della popolazione. Clodoveo, il re dei Franchi Salii, fu il primo a convertirsi, battezzato nel 496 dal vescovo di Reims. L'adozione della fede cattolica costituirà per i sovrani un allargamento della base e una legittimazione del loro potere.
Nel VII secolo ci furono vigorose spinte anticristiane, contrastate da un'intensa opera di evangelizzazione per mano dei monaci missionari.
3.3: Le invasioni barbariche
Nei secoli IV-VI si verificano migrazioni di intere popolazioni barbariche all'interno dell'Impero. Il termine "barbari" indica tutte le popolazioni stanziate al di là del Limes (confine) e ha una connotazione negativa, riferendosi a coloro che non parlavano greco o latino.
- L'attrazione per il clima mite e le ricchezze, unitamente alla pressione di tribù euroasiatiche in cerca di nuovi spazi, come gli Unni, spinge queste popolazioni verso l'Impero.
- Dal III secolo, le incursioni divengono sempre più frequenti.
- Nel 378, la Battaglia di Adrianopoli vede contrapposti i Visigoti e i Romani. I Visigoti, accolti nei confini dell'Impero per difendersi dagli Unni, praticano razzie e saccheggi.
Nel 401, nonostante il saccheggio di Aquileia, i Vandali vengono respinti dall'esercito romano guidato dal generale Stilicone prima che raggiungessero Milano. Nel 410, Roma viene saccheggiata da Alarico per la mancata concessione dell'Hospitalitas. Nel 418, i Visigoti fondano il primo regno barbarico nel territorio imperiale, stanziandosi nella Gallia meridionale e controllando l'intera Aquitania.
Costantinopoli resta come unico baluardo contro i pericoli esterni. In Occidente vi sono sentimenti di chiusura alternati a tentativi di integrazione delle popolazioni barbariche. La Foederatio prevede che le truppe barbariche siano inquadrate in veste di alleate dietro un compenso, mentre l'Hospitalitas prevede la concessione di 1/3 delle tasse sulle terre a gruppi che, insediandovisi, dichiarino fedeltà all'Impero e forniscano appoggi militari.
All'inizio del V secolo, le frontiere dell'Impero cedono:
- 406: Britannia viene abbandonata a causa delle incursioni dei Pitti e degli Scoti, fronteggiate dall'insediamento come federati di Angli e Sassoni.
- 406-407: il Limes del Reno è attraversato da diverse tribù che si stanziarono oltre i Pirenei nella penisola Iberica.
- 425-455: sotto Valentiniano III, le azioni militari rivelano la debole coerenza delle etnie barbare.
Il generale Ezio respinge l'invasione degli Unni guidati da Attila (451), costringendoli a ritirarsi dall'Italia. Tuttavia, viene ucciso per intrighi di corte nel 454. Nel 429, i Vandali attraversano le Colonne d'Ercole e invadono l'Africa del Nord. Nel 439, occupano Cartagine, compiono azioni di pirateria e invadono le isole, saccheggiando Roma nel 455.
Nel 476, Odoacre depone Romolo Augustolo, restituendo le insegne imperiali a Zenone (imperatore d'Oriente) e nomina la penisola italiana una Prefettura sotto il suo dominio. Nel 493, Teodorico sconfigge Odoacre.
Capitolo 4: L'occidente post-imperiale
4.1: I regni romani-barbarici
I nuovi regni avevano una natura mista sul piano etnico e istituzionale, frutto dell'incontro tra le tradizioni e i modelli di vita barbarici con le strutture sociali e politiche e i modelli ideologici e religiosi della romanità. Dove l'integrazione fu maggiore, i regni si rivelarono più stabili.
L'abbandono delle città portò all'importanza del modo rurale, con i latifondi gestiti dall'aristocrazia senatoria. La conversione al cristianesimo diffuse una sensazione di angosciosa fine di un'epoca. Al venir meno delle strutture imperiali, furono le istituzioni ecclesiastiche a garantire l'inquadramento della popolazione e la continuità col passato, con i monasteri come nuclei di coesione sociale e culturale e i vescovi che si fecero carico dell'assistenza degli abitanti e di compiti amministrativi.
I capi militari e i re erano eletti dalle assemblee del popolo armato e il loro potere si estese dal comandare sugli uomini al comandare sul territorio. Quando i regni iniziarono a stabilizzarsi, le popolazioni si preoccuparono di redigere per iscritto le leggi fino ad allora tramandate oralmente, processo di acculturazione che si sviluppa sotto l'influsso del diritto romano e di quello canonico.
Per i Vandali nell'Africa del Nord:
- Il dominio era caratterizzato da un controllo militare rigido e un pesante sfruttamento economico, oltre a una rigida intolleranza religiosa, alienando l'appoggio delle popolazioni romane.
- Nel 534, Giustiniano intervenne per riconquistare l'Africa e le isole, ponendo fine al regno e disperdendo i Vandali, ripristinando l'integrità territoriale dell'Impero.
In Italia, sotto il regno di Teodorico (493), gli Ostrogoti attuarono una politica di convivenza, separando le popolazioni, ciascuna con le proprie leggi, lingua e religione, portando a un trentennio di pace. L'amministrazione civile era affidata alla popolazione latina, mentre il comando militare ai Goti.
A Ravenna fu promossa l'edilizia pubblica, il mantenimento delle vie di comunicazione, le bonifiche agrarie e lo sviluppo dell'artigianato. Tuttavia, la guerra Greco-Gota, lanciata da Bisanzio con una politica di unità religiosa perseguitando gli Ariani in Oriente, portò a una dura repressione antiromana e anticattolica. L'esercito bizantino pose fine al regno nel 553.
I Visigoti nella penisola iberica mantennero il loro regno fino all'avanzata degli Arabi del 711-716. Il processo di integrazione fu progressivo:
- Re Leovigildo rinnovò le strutture di governo ispirandosi al modello romano e rinnovò l'apparato legislativo.
- Re Recaredo si convertì al cattolicesimo.
- Re Recesvindo favorì matrimoni misti e creò un corpo di leggi valido per entrambe le popolazioni, portando alla fusione etnica.
Tra il VI e l'VIII secolo vi fu una fioritura culturale, con il massimo esponente il vescovo di Siviglia, Isidoro.
4.2: I Franchi
I Franchi erano un insieme eterogeneo di tribù. Tra queste emergono i Salii (all'interno del confine, sul Reno) e i Ripuarii (tra Treviri e Colonia). La loro identità fu fortemente influenzata dalla sottomissione all'Impero, pur continuando ad obbedire ai propri re, difendendo il confine imperiale del Reno nel 406.
Sotto Clodoveo (481-511), i Franchi superarono il frazionamento tribale e Clodoveo affermò la sua autorità sugli altri capi militari, creando la base per la costruzione del regno:
- Nel 486, sconfisse il regno gallo-romano di Siagrio, espandendosi verso ovest e innestando il suo potere al posto delle precedenti strutture romane.
- Nel 496, arginò i Turingi a est e spinse gli Alemanni sulla riva destra del Reno.
- Nel 507, sconfisse i Visigoti a Vouillé, occupando l'Aquitania e costringendoli in Spagna.
Clodoveo mantenne stretti rapporti con l'episcopato cattolico:
- Nel 496, si fece battezzare dal vescovo di Reims, Remigio.
- Effettuò una conversione diretta dal politeismo al cristianesimo niceno, senza passare per l'arianesimo, agevolando il rapporto con il clero e le popolazioni.
- Nel 511, convocò concili del regno nei quali i vescovi consolidarono la loro posizione di capi delle diocesi.
- Promosse la fondazione di nuovi monasteri e il culto di San Martino, patrono dei Franchi.
Nel 508, ricevette il titolo di patricius dall'imperatore bizantino. Nel 510, avviò la redazione del Pactus legis salicae, norme di convivenza della sua popolazione. Alla sua morte nel 511, il regno venne spartito tra gli eredi, mantenendo l'idea di un organismo comune.
Tra il 531 e il 536, i Franchi espandono ulteriormente il loro dominio verso la Provenza (accesso al Mediterraneo), i Burgundi, i Turingi e gli Alamanni. Le regioni di Austrasia (fortemente germanizzata a est), Neustria (con compenetrazione latina e germanica), Burgundia (individualità politica e culturale) e Aquitania (gallo-romana) emergono.
Sotto Clotario II (613-629) e Dagoberto (629-639), i Franchi trovano unità, concedendo prerogative di governo all'aristocrazia locale. La fusione etnica germanico-romana avvenne attraverso matrimoni misti e la convergenza tra stili di vita.
Gli ufficiali pubblici erano reclutati dalle famiglie aristocratiche: conti (comites, compiti giudiziari e militari) e duchi (capi militari e civili su territori più ampi). Nel VII secolo, l'amministrazione dei regni fu sempre più controllata dai Pipinidi, i quali, approfittando della debolezza dei re, resero la carica ereditaria nel 687 e riunirono nelle mani di Pipino II di Herstal i ruoli di maggiordomo di Austrasia, Neustria e Burgundia. Carlo Martello, figlio di Pipino II, promosse una forte espansione contro Alamanni, Turingi e Sassoni.
Nel 732, la vittoria di Poitiers contro una spedizione islamica fermò l'avanzata verso nord. Nel 751, Pipino il Breve depose re Childerico III e fu acclamato re. Nel 754, la sua affermazione fu legittimata dall'alleanza con la Chiesa: Pipino fu unto insieme ai figli con il sacro crisma da papa Stefano II.
4.3: L'Italia tra longobardi e bizantini
Giustiniano inviò truppe in Italia nel 535, scatenando lotte per la successione al re ostrogoto Teodorico. Fino al 553 si protrasse un lungo conflitto che prostrò la società, causando un regresso demografico ed economico. Giustiniano ristabilì il dominio imperiale sull'Italia.
Nel 554, la Prammatica sanzione estese la legislazione bizantina all'Italia, riorganizzando le circoscrizioni territoriali e mantenendo divisa l'amministrazione civile da quella militare. Tuttavia, la popolazione, ormai stremata, non si oppose all'invasione longobarda.
I Longobardi, trasferitisi dalle foci dell'Elba alla fine del V secolo, migrarono in Italia dal Friuli nel 569, guidati da re Alboino, insediandosi nella Pianura Padana, Toscana e attorno a Spoleto e Benevento. I territori in mano ai bizantini comprendevano le coste, l'Istria, Ravenna, i territori tra Rimini e Ancona, Roma, Napoli, Puglia, Calabria e isole.
I Longobardi, popolazione germanica estranea alla cultura romana, ebbero un impatto violento sulla società italica, già provata dalla guerra, causando la dispersione dell'antica aristocrazia senatoria e confiscando terre distribuite tra i membri dell'esercito, che divennero proprietari fondiari, a capo di servi e semiliberi.
La distribuzione sul territorio fu eterogenea, con raggruppamenti familiari aventi funzioni militari, sottoposti ai duchi (cristiani ariani, mentre la gran parte del popolo seguiva ancora la tradizione germanica).
Tra il 574 e il 584, si verificarono conflitti interni tra re e duchi, con una divisione politica e assenza di un re. Sotto re Autari (584-590) e re Agilulfo (590-616), si avviò un'opera di rafforzamento dell'autorità regia, emarginando i duchi ribelli, costituendo un patrimonio fiscale e superando i contrasti tra longobardi ariani e romani cattolici grazie alla mediazione della regina Teodolinda con papa Gregorio Magno.
I sovrani si convertirono al cattolicesimo e nel 653 re Ariperto abolì l'arianesimo. Nel 626, la corte fu stabilita a Pavia e tra il 636 e il 652 re Rotari rafforzò il potere regio, sviluppando un apparato di governo e organizzando il territorio in distretti. Nel 643, l'editto che raccolse le norme di vita civile, rapporti patrimoniali e disciplina militare segnò un'ulteriore affermazione dell'autorità del sovrano, estendendo il dominio alla Liguria e all'entroterra Veneto.
Alla fine del VI secolo, i territori bizantini furono riorganizzati e affidati a un esarca con funzioni civili e militari, con sede a Ravenna. Tuttavia, lo stato di guerra costante e le difficoltà di collegamento tra le varie aree resero indipendenti i vari ducati dall'autorità imperiale (spesso solo nominale).
All'inizio dell'VIII secolo, la società era etnicamente mista, con sempre più romani nell'esercito e longobardi tra gli ecclesiastici. Sotto re Liutprando (712-744), si cercò di fare delle istituzioni ecclesiastiche un elemento di sostegno alla monarchia. Approfittando dell'indebolimento della società bizantina, Liutprando conquistò l'esarcato di Ravenna, provocando la reazione del papato e una mobilitazione internazionale. Sotto re Astolfo (749-756) e re Desiderio (756-774), si occupò ripetutamente Ravenna, ma si subirono le spedizioni dei franchi.
Nel 774, Carlo Magno conquistò il regno, autoproclamandosi "re dei franchi e dei longobardi", ma il regno longobardo mantenne la propria identità. L'eclissi del potere bizantino portò il papato ad assumere sempre maggiori funzioni governative su Roma, innestando la propria amministrazione e puntando a tutelare gli immensi patrimoni fondiari già accumulati dalla Chiesa.
I rapporti con l'Impero furono interrotti nel 726, quando il papa non seguì gli orientamenti iconoclasti. Minacciati dai longobardi, i papi si rivolsero alla nuova, potente e cattolica dinastia francese dei Pipinidi.
Snodo III: Dal Mediterraneo all'Europa (sec. VI-IX)
Tra i secoli VI e VII si segnala la fine dell'unità nel Mediterraneo, con l'emergere di tre aree di civiltà:
- Impero d'Oriente
- Espansione arabo-islamica (dalla Spagna all'India)
- Occidente: ripresa tarda grazie alla dinastia franca dei Carolingi, appoggiata
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