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La formazione della civiltà greca

Preistoria e protostoria

Già dal 40.000 a.C. ci sono tracce di occupazione umana nella Grecia settentrionale, cacciatori e raccoglitori seminomadi. Nel VII millennio inizia il processo di sedentarizzazione che conduce al Neolitico. Si formano comunità stabili riunite in villaggi, la popolazione pratica l’agricoltura e l’allevamento, compare la ceramica, gli strumenti sono in pietra levigata e compaiono i primi oggetti in metallo. Esplorazioni e scambi sono favoriti dalla situazione geografica. Le caratteristiche degli insediamenti neolitici e della ceramica fanno ipotizzare relazioni con regioni del Vicino Oriente.

La transizione dal Neolitico all’Età del Bronzo corrisponde a un notevole ampliamento dei circuiti di scambio, verso Egeo ed Europa centrale. I centri più importanti si spostano dalla Grecia settentrionale a quella meridionale. Nell’età del Bronzo c’è una ulteriore crescita delle relazioni commerciali dovuta alla diffusione della metallurgia e alla scarsità di metalli in Grecia. Si creano diverse aree regionali (Grecia, Creta, isole, Asia Minore) fra cui però ricorrono forme dell’artigianato comuni e questo fa pensare a un’ampia circolazione di oggetti, tecniche e individui.

La civiltà minoica

Verso il 2000 a.C. ci sono profondi cambiamenti. L’Egeo si divide in due parti:

  • Creta e le Cicladi sperimentano un’espansione delle città, adozione del sistema palaziale e mantenimento di un intenso livello di scambi;
  • Peloponneso e Grecia Centrale subiscono una regressione culturale.

L’isola di Creta, indenne dai cambiamenti, svolge un ruolo di primo piano. Fasi dei palazzi: Prima 2000-1700, Seconda 1700-1450. Nella seconda fase i palazzi, dopo una distruzione per cause naturali o lotte interne, vengono ricostruiti più complessi e ci sono nuovi insediamenti.

Il sistema palaziale: sistema di organizzazione politico-sociale fortemente centralizzato, basato sul palazzo e sulle sue funzioni di sede del potere politico, economico, religioso e culturali. Intorno a un grande cortile centrale, ci sono stanze di servizio, di abitazione, di ricevimento, di culto, magazzini, uffici, laboratori. Alcuni ambienti sono riccamente decorati. Un elemento fondamentale nello sviluppo del sistema palaziale è dato dai progressi nei sistemi di notazione (uso dei sigilli e della scrittura).

La civiltà micenea

In Grecia invece il passaggio dal Bronzo Antico al Medio reca tracce di profondi sconvolgimenti: villaggi distrutti e/o abbandonati, scomparsa delle fortificazioni, strutture delle case più semplici, scomparsa dei magazzini, scomparsa dei corredi (già modesti), e introduzione del cavallo domestico.

Cause: 1) arrivo di popolazioni che parlano lingue indoeuropee; 2) rivolgimenti interni ed evoluzione locale. Le interpretazioni però privilegiano processi evolutivi di lunga durata rispetto a un’invasione violenta. Invece è probabile che ci siano state infiltrazioni, più che invasioni, di popoli parlanti una lingua greca.

Lo sviluppo di questa civiltà comporta la nascita di nuovi centri come Argo, Tirinto, Midea, Micene, che ha un ruolo di notevole importanza, come testimoniano i corredi delle tombe, che ospitano oggetti di varia provenienza (Egitto, Carpazi, Asia Minore, Sud Italia, Mar Nero, Inghilterra). Tale aumento della ricchezza sarebbe dovuto alle incursioni a Creta o alle invasioni di popoli indoeuropei o allo sviluppo interno. Inoltre, questa parte della Grecia continentale aveva un ruolo di intermediario nel commercio. Il ritrovamento di sigilli suggerisce lo sviluppo di procedure amministrative palaziali.

Inoltre, c’è un’influenza minoica notevole, anche in ambito religioso (divinità in comune). Nel XV secolo inizia l’espansione micenea nell’Egeo (Rodi e Creta) e i Micenei si sostituiscono ai Cretesi a Cipro, in Asia Minore e in Egitto. Nel XIV-XII secolo la cultura micenea è al suo apogeo e i Micenei subentrano ai Cretesi nella gestione delle rotte commerciali.

I palazzi micenei costituiscono il centro di potere, religioso, amministrativo, economico e militare. Le informazioni ci giungono dalle tavolette relative a persone legate al palazzo, razioni, affitti di terre, tributi e offerte. Rispetto ai modelli minoici, si tende a collocare gli insediamenti in luoghi ben difendibili e a fortificarli. Il palazzo è il centro ridistributivo che controlla un territorio ampio che integra principati e regni più piccoli.

La Grecia micenea comprende Argolide (Micene e Tirinto), Messenia (Pilo), Attica (Atene), Beozia (Tebe e Orcomeno), e Tessaglia (Iolco). Nel XIV-XIII secolo i Micenei si spingono all’esterno con contatti occasionali, scambi sistematici e forme di interscambio culturale per l’esigenza principale di reperire metalli e materiali preziosi.

L’età oscura (1100-800 a.C.)

Nel XIII secolo a.C. i palazzi subiscono una prima distruzione; dopo la ricostruzione, intorno al 1200 ne subiscono una seconda. Ci sono opere difensive che fanno pensare a un pericolo proveniente dal mare. Successivamente palazzi e fortificazioni decadono e scompaiono, c’è un abbandono dei siti e spopolamento in quasi tutta la Grecia.

Nuove forme di civiltà: cambiamento degli usi funerari (incinerazione), passaggio dall’uso del bronzo a quello del ferro (presente in Grecia), scomparsa degli oggetti di lusso d’importazione dai corredi, fine dei grandi viaggi, isolamento.

 Causa di distruzione e cambiamenti: invasione dal Nord di popolazioni doriche / scorrerie dei Popoli del Mare (che minacciarono seriamente l’Egitto e provocarono la caduta del regno ittita) / terremoti e incendi, seguiti da carestie che avrebbero messo in crisi il sistema palaziale, con conseguente instabilità e mobilità delle popolazioni. In seguito ci sarebbe stato uno spostamento nell’Egeo di popolazioni doriche.

La fine della civiltà micenea sarebbe l’esito di una serie di cause convergenti. Si crea una società decentralizzata, autosufficiente e caratterizzata dal regionalismo. Grande instabilità politica e scontri fra capi rivali o basileis. Perdita delle conoscenze architettoniche e della conoscenza della scrittura. C’è una migrazione verso Nord ed Est, specialmente da Eubea e Attica. Grazie alla ripresa della mobilità, la Grecia riprende la via che porta allo sviluppo della città e della navigazione.

Alto e medio arcaismo

All’inizio dell’alto arcaico (730-580) la Grecia si avvia a superare la regressione seguita alla caduta dei palazzi micenei con l’abbandono dell’isolamento, ripresa dell’agricoltura, crescita demografica, sviluppo centri di culto, riscoperta della scrittura, prime comunità cittadine. La Grecia si divide in diverse zone: Grecia occidentale (arretrata), centrale (unitaria sul piano culturale), Attica (avanzata sul piano tecnologico e aperta a contatti con l’Oriente), Eubea (ricca di ferro), Peloponneso orientale.

In Omero il re non è un sovrano assoluto, ma un primus inter pares con funzioni militari, religiose e giudiziarie, accanto al quale si individuano un consiglio di anziani e un’assemblea del popolo in armi. Il potere del re viene quindi limitato da un’aristocrazia che si basa sulla proprietà terriera e sull’allevamento. L’aristocrazia è divisa in casate e fratrie che si basano sulla discendenza da un antenato in comune (fatto che contribuisce all’aggregazione).

C’è una situazione sociale difficile a causa della prevalenza dell’aristocrazia e della decadenza della piccola proprietà. Un’accelerazione nel processo che conduce fuori dall’età oscura è la formazione delle prime città:

  • Strutture di eredità micenea: articolazione fra acropoli e città bassa;
  • Novità nell’organizzazione del territorio: centro cittadino, campagna coltivata e territorio di confine destinato allo sfruttamento.

Nel processo di formazione delle comunità gioca un ruolo importante il fattore religioso. I templi solitamente vengono posti fuori dalla città, per attestare l’appropriazione del suolo o per delimitare confini. Viene riscoperta la scrittura, abbandonata nell’età oscura in quanto non serviva usarla per i sistemi di notazione palaziali; la scrittura alfabetica nasce forse già dal XI da un adattamento del fenicio.

Poleis e stati federati

La polis è definibile come una società politica strutturata sulla nozione di cittadinanza, nella cui formazione sono importanti il culto poliade e l’ideologia comunitaria. Il potere veniva esercitato a rotazione e conformemente alle regole fissate dalla legge.

La realtà cittadina si organizza attorno a un centro aggregando unità minori, con il trasferimento della popolazione o lasciando intatte gli antichi insediamenti. Nel centro però hanno sede le principali strutture istituzionali. Il centro urbano mantiene un rapporto diretto con la campagna, dato che anche in presenza di interessi commerciali, la città non prescinde mai dall’attività agricola. La campagna provvede ad assicurare il sostentamento dei cittadini.

La presenza dello sviluppo urbanistico/architettonico non influisce nella definizione di polis né di polis grande/piccola. Il corpo civico si definisce secondo vari criteri: nascita, proprietà terriera, contributo militare, professione, percorso di formazione. La polis tende quindi a un progressivo inserimento degli uomini nel contesto politico.

Accanto alle poleis però è presente lo stato federale, caratterizzato dalla coesistenza di una cittadinanza federale con una locale. Gli stati federali si collocano principalmente nella Grecia periferica principalmente centro-settentrionale, con un attardamento culturale. È caratterizzata da territori montuosi e isolati che rendono difficili gli scambi, economia pastorale se non di razzia.

Governo delle aristocrazie

Nel corso dell’VIII scompaiono le monarchie doriche e ioniche, che vengono sostituite da aristocrazie. Si conservano invece quelle di Epiro e Macedonia, in cui il re è un capo che condiziona capi minori. I privilegi aristocratici si basano sulla nascita (genealogie eroiche), da cui deriva la virtù negata agli umili.

La ricchezza si basa sul possesso di terre, lavorate da personale dipendente (libero o schiavo), sul possesso di beni e bestiame. Oltre che dalla terra, gli aristocratici traevano ricchezza da guerra e pirateria. Gli aristocratici gestivano l’oikos, ovvero un insieme di persone (capofamiglia, moglie, figli, servi) e beni (abitazione, terre e bestiame), e garantivano la loro sopravvivenza. L’oikos è anche una comunità con valore giuridico e religioso.

Oltre alla gestione dell’oikos, l’aristocratico partecipa alla guerra e alla politica dato che, non lavorando, dispone di tempo libero. I rapporti fra casate aristocratiche assumono anche valore internazionale. Sul piano militare, l’aristocrazia è legata al modello omerico del duello eroico e all’uso del cavallo.

La crisi dell’aristocrazia, conseguente anche a quella dell’agricoltura, è innescata dalla riforma oplitica. Con questa riforma la funzione guerriera non è più un privilegio aristocratico ma si estende ai membri del demos (popolazione contadina). L’armamento dell’oplita (elmo, corazza, schinieri, scudo) era accessibile anche agli stradi meno ricchi della popolazione. In cambio del contributo alla difesa della città, gli opliti ottennero una integrazione sociale e politica.

Alla base c’era anche un’ideologia: nella falange oplitica il soldato combatte proteggendo sé stesso e il vicino, implicando il superamento dell’individualismo e una integrazione nel gruppo (senso di solidarietà e di parità fra uguali).

Il movimento coloniale

La colonizzazione viene spesso vista come l’esito di spinte determinate da diversi fattori come sovrappopolazione, esigenze commerciali, fame di terre, rivolgimenti interni. Ci sono diversi tipi di colonie: di popolamento (nuove comunità autonome), militari (che mantengono la cittadinanza originaria), i rincalzi coloniali e gli empori commerciali.

I coloni provengono principalmente dal Peloponneso settentrionale, dall’Asia minore ed dall’Eubea. La spedizione era guidata da un fondatore (ecista), che dopo aver chiesto una sanzione religiosa all’impresa consultando l’oracolo, portava il fuoco sacro cittadino alla nuova destinazione, sceglieva il sito in base a diversi criteri, distribuiva la terra ai coloni, fondava i santuari e stabiliva regole di convivenza e istituzioni.

La colonizzazione diede un notevole impulso alla produzione artigianale, agli scambi commerciali e alla navigazione, e incentivò l’estensione delle conoscenze geografiche dei Greci. Era presente un accentuato ellocentrismo e una forte convinzione della superiorità greca sugli indigeni.

La tirannide

Alcuni intraprendenti capi politici seppero approfittare dei contrasti sociali e politici e si misero alla guida del popolo contro gli aristocratici. Alcuni svolsero ruolo di pacificatori e deposero il potere una volta realizzato l’obiettivo, altri invece lo mantennero e si fecero tiranni (termine che già nel VII assume un valore negativo alludendo a un potere esercitato senza il consenso dei cittadini).

Ci sono diversi modelli di tiranno:

  • Demagogo: diviene tiranno appoggiato dal popolo;
  • Ex magistrato: a partire da un ruolo istituzionale conquista un potere eccezionale;
  • Tiranno che ottiene il potere dalla degenerazione di una monarchia o oligarchia.

In genere i tiranni non intervennero sulle costituzioni ma sulla situazione politica e sociale, ridistribuendo la ricchezza. I tiranni contribuirono all’evoluzione della società verso forme più egualitarie accelerando al crisi dei regimi aristocratici. In Grecia, le tirannidi più importanti sono nelle città dell’Istmo di Corinto, caratterizzate (grazie alla posizione che favoriva i traffici) da maggiore ricchezza e dinamicità.

Forme di coordinamento internazionale: leghe sacre e alleanze militari

Per superare l’individualismo greco, un primo tentativo fu quello delle anfizionie, o leghe sacre di popoli vicini che si riconoscevano in un culto comune; all’origine di queste esperienze ci fu il fatto che popoli e città vicini, bisognosi del reciproco aiuto, iniziarono a celebrare feste e incontri insieme, e poi si sviluppò un legame di amicizia.

Ci furono anfizioni etniche/culturali come quella di Delo (Apollo), e altre panelleniche come l’Anfizionia delfico-pilaica, composta da 12 popoli (Tessali, Focesi, Dori della Doride e del Peloponneso, Ioni dell’Eubea, della Ionia e dell’Attica, Beoti, Achei Ftioti, Mali-Etei, Perrebi, Dolopi, Magneti, Eniani, Locresi). Ogni popolo veniva rappresentato da due ieromnemoni, mentre le poleis, inviavano osservatori nominati pilagori. L’Anfizionia delfico-pilaica costituì spesso l’unico organismo capace di operare stabilmente e di fornire gli strumenti per un’azione comune.

Fu spesso dilaniata dal tentativo di singole forze greche di egemonizzare la lega sacra e di mantenere sotto il proprio controllo il santuario delfico. Un tentativo diverso privo di risvolti sacrali fu quello delle leghe militari, di natura originariamente difensiva, nelle quali un gruppo di poleis riconosceva volontariamente l’egemonia di un’altra: le venivano affidati il comando in guerra e la responsabilità di organizzare l’attività militare comune, in caso di attacco a uno degli stati membri.

Il fatto di detenere l’egemonia non implica la superiorità ma anzi l’uguaglianza. Tuttavia il ruolo dell’egemone può cambiare, e di conseguenza la natura dell’alleanza, da tipo difensivo, in condizioni di parità, i cui membri sono obbligati a intervenire solo in seguito a una decisione comune, a tipo offensivo, sbilanciata a favore dell’egemone in cui gli stati sono costretti a condividere integralmente la politica estera dell’egemone.

La Grecia tardo-arcaica

I greci d’Asia e delle isole

L’Asia Minore era geograficamente divisa in tre zone su base linguistica:

  • Eolide: abitata da coloni della Tessaglia e della Beozia;
  • Ionia: abitata da coloni dell’Attica e dell’Eubea;
  • Doride: abitata da coloni di origine dorica.

Le città microasiatiche avevano subito nella prima metà del VII l’attacco del re di Lidia Gige. Dopo le scorrerie del 650 dei barbari Cimmeri provenienti dal Ponto, all’inizio del VI le città greche furono investite dall’attacco del re lidio Aliatte e caddero sotto il dominio di Creso. Cadute le antiche monarchie, in molte città si affermarono dopo gravi lotte civili governi tirannici.

Dopo la conquista della Lidia del re persiano Ciro il Grande, le città greche d’Asia passarono sotto il controllo dei persiani. Sul piano amministrativo, furono inserite nelle satrapie della Ionia e della Frigia Ellespontica e furono costrette a versare un tributo e a fornire militari. Il sistema tirannico fu conservato se esistente o fu introdotto dai Persiani. Analoga sorte subirono le isole più vicine alla costa asiatica. Alcuni Greci dell’Asia Minore di fronte all’occupazione persiana cercarono condizioni di vita migliore altrove.

La Grecia centro-settentrionale

La Tessaglia era una delle zone della Grecia più ricca di risorse; vi erano presenti aristocrazie di cavalieri. Nel VI costituiva uno stato federale che comprendeva diverse città, ma le rivalità tra le dinastie al potere nelle varie città costituiva un fattore di debolezza della federazione. Fu assicurata l’unità al koinon dalla dinastia degli Alevadi di Larissa.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fionamega di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Zunino Maddalena.
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