Estratto del documento

Esame storia greca

Libro consigliato per i non frequentanti

"Prima lezione di storia greca". Rielaborazione personale.

L'occhio e l'orecchio

La storiografia del mondo greco fatta dagli storici greci antichi (si intende di età classica) privilegia come veicolo di informazioni la vista → è considerata il miglior testimone, quello più attendibile: "Nel caso degli esseri umani le orecchie sono meno fededegne degli occhi" (Storie, Erodoto, Libro Primo – la storia di Gige e Candaule). Candaule era il re di Sardi, Gige un servo. Candaule era affascinato dalla bellezza della moglie e voleva che la contemplasse anche Gige; quest’ultimo si rifiutò e disse che gli bastavano le parole del re, ma egli lo convinse a nascondersi nell’alcova e vedere sua moglie nuda dicendogli appunto che le orecchie sono meno fededegne della vista.

Erodoto quando riportava nella sua opera fatti che non aveva visto egli stesso, faceva delle lunghissime premesse. Anche Eraclito diceva che: "Gli occhi sono testimoni più attendibili delle orecchie". Luciano in modo ironico in "La storia vera" diceva di scrivere di cose che non aveva mai visto, di cui non ebbe esperienza o notizia alcuna. Strafone affermò che: "quelli che vedono coi loro occhi, quelli sì che sanno".

Tucidide per primo tenta un minuzioso racconto della storia greca con la pretesa di narrare la verità; in gran parte il suo lavoro era frutto di cose non viste da lui. Questo non deve trarre in errore e giudicare male la sua opera, perché dietro di essa (e questo resta fuori dalle pagine) si cela un lavoro critico preliminare. In alcune delle sue parti i documenti sono o ostentati o non ostentati. Nello svolgersi degli eventi un ruolo primario è dato alla parola che è connessa a doppio filo a vista e udito. L’oratoria si ascolta e si vede. Abbiamo pochi discorsi pubblici trascritti se non quelli che riguardano i re (li trascrivevano minuziosamente i funzionari → trascrizione ufficiale).

I racconti possono essere o di fatti contemporanei o del passato. Nel primo caso si può essere sia testimoni diretti che indiretti (cioè il testimone è qualcun altro); nel secondo è più raro avere dei testimoni (solitamente sono i cosiddetti "sopravvissuti" di un evento [testimoni diretti] o coloro a cui è stato raccontato [testimoni indiretti]). Nella storiografia greca antica classica e in quella coeva cinese il racconto del passato era guardato con sospetto: si doveva prestare maggiore attenzione al presente e riportarlo minuziosamente, mentre per il passato più remoto si doveva prediligere una linea improntata alla concisione (Liu Xie); lo stesso Liu Xie asseriva che più andando indietro nel tempo maggiori erano le menzogne.

Racconto e documento

La storia si scrive sui documenti → è assodato, MA non lo era così tanto per lo storico greco di età classica. La principale fonte d’informazione per lo storico non erano gli archivi ma le testimonianze vive dei protagonisti o i testimoni degli eventi (e le narrazioni precedenti). Comunque oggi come allora non si deve mai essere "schiavi" di una fonte prediletta → NON si deve privilegiarne una perché N.B. i racconti sono di parte.

Comunque sulla storia della guerra del Peloponneso ci comportiamo invece così perché la nostra ricostruzione si basa in toto su Tucidide. Per quel lontano evento esistono comunque dei documenti "d’archivio". Il materiale documentario è "casuale", perché quello che sopravvive nel tempo lo fa indipendentemente dall’importanza che aveva. Non è scarso perché non sappiamo quanto fosse l’intero. Abbiamo molti trattati di città, decreti onorifici, rendiconti di lavori pubblici, decreti di assemblee → migliaia di pezzi sopravvissuti. Questo tipo di documentazione ce l’abbiamo a chiazze. Bisogna combinare i documenti casualmente sopravvissuti e i testi narrativi.

Il racconto dello storico antico pretende di dare tutto sull’evento, ma ovviamente il racconto è frutto di selezione, cioè i documenti lo storiografico antico li usa e li seleziona, non ci arriva nell’interezza tutto quello che aveva studiato o cui aveva avuto accesso ma una sua selezione partendo da un intero documentario.

Quando parlano le pietre

Sappiamo il perché e il ruolo delle epigrafi funerarie; abbiamo anche dei documenti meno ovvi per ruolo come decreti e inventari. Es. i santuari con molte epigrafi si pensa avessero funzioni di archivio ma è sbagliato. Lo stesso vale per le lastre che si pensavano avessero valore di "accessibilità" al pubblico. Un testo inciso su pietra ha una finalità più ambiziosa; si auspicava di quel documento una conservazione durevole.

Comunque questo trattamento riguardava una minoranza di documenti. Nelle città del mondo greco la grande maggioranza dei documenti esposti che si sono conservati è costituita da decreti onorari (onori, riconoscimenti e premi) a singoli cittadini benemeriti, o stranieri, o a comunità. Erano gli interessati che gradivano e cercavano di ottenere la pubblica esposizione del decreto che gli riguardava. Così i decreti onorifici (attribuiti durante le assemblee) venivano pomposamente messi su pietra a spese degli interessati; comunque, l'attività principale di queste assemblee non era premiare benemeriti.

Questo gusto degli onori incisi su pietra si è sviluppato nel mondo greco dal IV a.C. Dal I a.C. in poi "ogni defunto di buona famiglia avrà un decreto onorifico". Abbiamo anche casi di dimensioni imponenti e significativi. Es. a Enoanda (sud dell'Asia Minore): cittadino di nome Diogene ottenne dalla sua città che alla sua morte che il portico dell'agorà venisse tappezzato da epigrafi, nelle quali erano trascritti numerosi testi che stavano a cuore a quest'uomo; era un notabile della sua città con una passione filosofica. Diogene era un devoto di Epicuro. Senza i frammenti di tale monumento di Diogene e della sua opera filosofica non sapremmo nulla. Alcuni frammenti sono andati a finire lontano dall'originale sito e in parte riutilizzati per costruire le mura in epoca tardoantica e medievale.

Un bell'esempio è quello dei "giudici stranieri". Quasi 200 epigrafi hanno consentito di farci un'idea precisa di questa pratica, ignota alle fonti letterarie. Il gran numero di decreti onorifici di questi giudici stranieri attesta la vastità del fenomeno già dal IV a.C. Il dato epigrafico ci dà un frammento di storia, un nome, un nuovo personaggio, una circostanza fattuale. La storia sociale è il campo privilegiato in cui si esplica il pregio della documentazione epigrafica. Senza di essa avremmo ridotta conoscenza di diritto greco e della vita pubblica delle città greche.

La storia "segreta"

Vita di Lisandro: Plutarco descrive una striscia di cuoio recante scritte delle lettere alfabetiche apparentemente in successione insensata. Per recuperare le parole (strumento usato per comunicare in forma riservata) bisognava arrotolare la striscia intorno a un'asta di legno di una determinata lunghezza. È un rudimentale strumento di comunicazione "in cifra" (crittografia), in quel caso tra gli efori e Lisandro (comandante spartano che piegò Atene, aprile 404 a.C.).

Tra i documenti antichi questi "segreti" furono i primi a scomparire: non erano in genere destinati alla conservazione. Il caso di Cesare è anomalo (documento giuntoci).

I falsi documentati

Non si dovrebbe feticizzare il documento → non è necessariamente la verità: il documento può essere un falso. Ci sono periodi per i quali il sospetto è molto elevato. Per Atene la data cardine del fenomeno è il 490 a.C.: (i Persiani invasero l'Attica, gli ateniesi fuggirono e si rifugiarono a Trezene e nell'isola di Egina; di lì prepararono al nemico la trappola navale di Salamina) i Persiani incendiarono la città e con ogni probabilità l'incendio distrusse quanto era fino ad allora conservato negli archivi pubblici (sull'acropoli e nei templi).

La traduzione successiva ritiene di conoscere la documentazione ateniese precedente il 480 a.C. → ciò è sospetto. È il caso di autori di grande prestigio a cui facciamo spesso ricorso, i quali prendono sul serio ciò che la tradizione aveva tramandato come "Leggi di Solone". Aristotele, Plutarco, Demostene, Gellio Pausania, Arpocrazione hanno preso per buono questo materiale e non si sono interrogati sulla sua autenticità. Quando erano state "rifabbricate" le Leggi di Solone e perché? Probabilmente dopo la ritirata persiana, per ridare fondamento alle istituzioni. Anche il IV a.C. è epoca di falsi.

1960: Michael H. Jameson pubblicò un "Decreto di Temistocle" proveniente da Trezene e databile al periodo in cui Temistocle fece "trasportare Atene" fuori dall'Attica dinanzi alla minaccia persiana. Il decreto comprende anche tutte le disposizioni per la guerra. Ripetitività ossessiva nel Decreto (e in documenti simili) = gli ateniesi fruitori di questo genere di retorica finirono per deriderla (parodia). Christian Habicht l'anno dopo la scoperta pubblicò un saggio, "Documenti falsi": metteva in crisi la credibilità del ritrovamento, lo inquadrava in un fenomeno più ampio → LA FABBRICA DEL FALSO A FINI POLITICI, nella prima metà del IV a.C. È una propaganda di tipo panellenico. Il "Decreto di Temistocle" è una lastra incisa nel IV a.C.; i difensori della sua autenticità sostenevano fosse una copia tardiva di un decreto inciso all'epoca di cui faceva riferimento. Ma l'analisi interna (stile e impianto) fa capire essere una contraffazione.

Un tratto comune di questi prodotti è la "nostalgia" per il "sano" panellenismo del periodo delle guerre persiane. Non è un caso che Demostene in vari suoi discorsi e in un importante discorso (Terza Filippica) all'assemblea popolare brandisca l'antico decreto per far rifulgere il patriottismo di un tempo contro le mire (al tempo presente di Demostene) egemoniche del re di Macedonia. Il documento lo abbiamo quasi per intero perché lo lesse e lo commentò nella Terza Filippica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CleliaTE di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Erdas Donatella.
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