Storia economica
Civiltà agricolo-mercantili avanzate tra Medioevo ed età moderna
L’umanità ha vissuto per decine di migliaia di anni in un regime economico che si basava sulla caccia, la pesca e la raccolta di frutti, portando a condurre una vita nomade. La speranza di vita alla nascita era tra i 20 e i 25 anni. In alcune zone dal clima temperato dell’Asia, dell’Europa, dell’America e dell’Africa settentrionale si determinò, a partire dal 9000 a.C., un’evoluzione verso una civiltà agricolo-pastorale. Si iniziò cioè a coltivare la terra e ad allevare animali, prima in transumanza e poi in ambiente fisso. La civiltà agricolo-pastorale vide fiorire città e imperi, la popolazione si espanse e iniziò la diffusione della cultura sia in senso materiale (metodi di coltivazione) sia in senso spirituale. Lo sviluppo della scrittura fece sì che fosse più facile tramandare le conoscenze.
Ci vollero millenni, passando dalle civiltà greca, romana, araba, indiana, cinese, inca, azteca, prima che il progresso delle conoscenze portasse la civiltà agricolo-pastorale a trasformarsi in civiltà industriale. In Europa questo avvenne tra il XVI e XVIII secolo d.C.; in meno di tre secoli la speranza di vita si è triplicata, la popolazione mondiale ha raggiunto 7 miliardi, si è diffusa l’urbanizzazione e questo ha cambiato radicalmente la vita e i modi di lavoro delle persone. La civiltà industriale è stata capace di produrre una trasformazione radicale in un tempo relativamente breve, proprio per questo è stata definita rivoluzione.
È interessante quindi capire perché la rivoluzione industriale si sia prodotta in Europa e non in altre aree a civiltà agricolo-pastorali esistenti nel mondo. Gli studiosi hanno ritenuto come elementi determinanti i seguenti:
- Il clima;
- La locazione geografica;
- Le risorse naturali;
- La visione filosofico-religiosa;
- L’organizzazione della società.
I primi tre elementi svolgono un ruolo “facilitante”, infatti le civiltà più dinamiche possedevano climi mite e acque che facilitavano il trasporto e la vita in comune. Non tutti i paesi, però, che possedevano queste caratteristiche si sono sviluppati; esempio esplicativo è il Nord America che solo dal XVI secolo, grazie all’immigrazione di coloni dall’Europa, iniziò a svilupparsi, pur essendo un territorio ricchissimo di risorse naturali. Questo perché il ruolo decisivo per determinare il progresso delle società è giocato dalle visioni filosofico-religiose e dall’organizzazione della società che ne deriva.
Confrontiamo dunque le principali civiltà agrarie nel loro stadio avanzato per capire cosa ha determinato tra il XVI e il XVIII secolo uno sviluppo economico diverso.
Confronto tra economie agricole avanzate
L’Europa non è mai esistita come entità statuale unitaria, neanche all’epoca dell’impero romano. Si estendeva comprendendo l’Africa settentrionale e l’Asia Minore. La sua cultura deriva dalla Grecia e da Roma, ma anche da aree non riconosciute come Europa, infatti il cristianesimo deriva dalla Palestina. L’Europa quindi aveva confini definiti a ovest, sud e nord, dati dai mari, ma i confini a est erano molto meno netti e determinati più che altro da fattori culturali che da fattori geografici.
Confrontiamo ora solo tre aree: l’Europa, il mondo islamico e la Cina. Queste tre civiltà avevano sviluppato da tempo la scrittura, l’attività manifatturiera, il commercio e quindi la vita cittadina. Erano basate su religioni e filosofie diverse che però avevano in comune la fiducia nella razionalità dell’uomo, in un’etica di virtù e nella diffusione della cultura e delle arti, per questo sono state in grado di produrre importanti avanzamenti tecnologico-scientifici e di conduzione degli affari. La Cina e il mondo arabo erano fino all’XI secolo aree più avanzate rispetto all’Europa, perché la caduta dell’impero romano aveva prodotto un ritardo nello sviluppo, nell’arco dei secoli, però, l’Europa ha dimostrato una maggiore capacità di sostenere lo sviluppo.
Per capire questa “grande divergenza” possiamo confrontare alcune dimensioni di fondo delle tre società:
- Libertà o assolutismo: la forma di governo è fondamentale. In Cina ha sempre prevalso un governo assoluto, paternalistico che proteggeva i cittadini senza dargli però voce. Nel mondo islamico invece il governo era subordinato ai precetti religiosi (come ora), le legislazioni “calavano sempre dall’alto”, non erano quindi favorevoli alle attività economiche individuali. In Europa, negli stati autogovernati dall’élite economiche o da governi con la partecipazione dell’élite economiche, erano gli stessi soggetti economici a legiferare. Questo dava agli individui di società con governi rappresentativi, maggiori libertà rispetto alle società con governi assoluti;
- L’ordine: grandi stati come la Cina, avendo molte risorse interne, hanno interesse nella conservazione dello status quo, questo favorisce tendenze isolazioniste e difensive. Essendo l’Europa composta da piccole entità, la perenne voglia di conquista l’ha portata tra il Medioevo e il XX secolo ad una maggiore crescita economica rispetto alla Cina. Infatti il continuo stato di guerra ha aumentato il ricorso all’uso di tecnologie a scopi militari, ha aumentato le capacità strategiche dei politici e imposto sistemi finanziari sempre più efficienti per poter sostenere le imprese belliche. Il mondo islamico nelle guerre è stato più simile all’Europa che alla Cina, ma la sua posizione geografica non gli è stata di aiuto. A ovest e a nord è stato fermato dagli europei, a est invece dall’India e dalle popolazioni asiatiche;
- La giustizia: in senso giuridico, se il governo è assoluto, la giustizia sarà arbitraria, mentre se è rappresentativo o democratico la giustizia sarà, almeno in linea di principio, uguale per tutti senza privilegi.
Il ruolo dello Stato è poi fondamentale. In Europa c’era una più elevata ed efficiente tassazione, necessaria soprattutto per scopi militari ma anche per produrre beni pubblici. Proprio per questo la popolazione finì per imporre un controllo sull’uso delle tasse, si attivarono così forme sempre più diffuse di partecipazione alla conduzione degli affari dello stato, portando con il tempo ad una democrazia politica. L’Europa è quindi l’area dove le libertà individuali erano maggiormente tutelate, per questo l’ambiente si rivelò favorevole all’innovazione. I fondamenti filosofico-religiosi dell’Europa sono stati fondamentali per sostenere questa dinamica politica, culturale ed economica.
I quattro punti fondamentali sono:
- Il primo fondamento si basa sulla considerazione della persona umana come unico valore assoluto, perché secondo il cristianesimo l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Quindi libertà e giustizia derivano da questa centralità della persona. Più questo principio si affermava più ci si avvicinava a dichiarare l’uguaglianza di tutte le persone, con implicazioni fondamentali in campo politico ed economico;
- Relazione di base tra le persone è una relazione orizzontale, di solidarietà e fiducia. Nacque così l’economia “civile”, cioè un’economia a servizio della città, in cui ciascuno trova il proprio ruolo attraverso il lavoro;
- Il terzo fondamento si basa sull’esaltazione dello spirito come razionalità, da cui discendono la nascita della scienza e la diffusione dell’istruzione;
- Il quarto elemento è la divisione dei poteri, per evitarne la concentrazione in poche mani e permettere il controllo reciproco. Inizialmente venne diviso il potere civile da quello religioso (cosa sempre rifiutata in Cina e nel mondo islamico), in seguito si arrivò alla separazione tra potere legislativo, giudiziario ed esecutivo.
Dalle città-stato italiane alle esplorazioni geografiche
Il nuovo sistema cittadino europeo
Le città che si vennero a formare in Europa a partire dall’XI secolo erano agglomerati di popolazione perlopiù dedicata ad attività economiche non agricole (manifattura, servizi, burocrazia), in cui i mercanti avevano un ruolo economico predominante, godevano anche di una totale o vasta indipendenza politica quindi gli uomini d’affari svolgevano un ruolo politico di autogoverno, ignoto fuori dall’Europa. Analizziamo quindi queste città europee ma soprattutto quelle italiane perché erano dei veri e propri centri di innovazione su tutti i piani, capaci di accumulare ricchezza e produrre cambiamenti tecnologici e organizzativi.
Il sistema economico delle città si fondava su due piloni: le corporazioni degli artigiani produttori e le camere dei mercanti. Gli artigiani non producevano per il magazzino ma su mandato dei mercanti, quindi tra loro c’era un rapporto stretto. La produzione manifatturiera, grazie alla sua importanza, godette ben presto di importanti innovazioni tecnologiche, a partire dal XII secolo fu l’applicazione della forza motrice idraulica per azionare meccanismi nei campi diversi (lavorazione del ferro, segatura del legname, lavorazione della carta, filatura). Alcune di queste innovazioni tecnologiche erano già note nel mondo islamico e in Cina, ma gli europei le reinventarono. I due ambiti in cui le innovazioni tecnologiche medievali europee ebbero i più importanti sviluppi furono la navigazione e l’orologeria.
Infatti la diffusione della bussola magnetica, la redazione di carte nautiche, la compilazione di tavole trigonometriche e l’introduzione del timone, permisero di navigare con tragitti molto più precisi. Mentre l’introduzione di orologi meccanici portò ad una rivoluzione con conseguenze incalcolabili, infatti prima il tempo si calcolava con la clessidra e la meridiana ma nel XIII secolo si cercò in Europa una soluzione meccanica. L’area dove più probabilmente vennero costruiti i primi orologi meccanici è l’Italia settentrionale e da lì poi si diffuse velocemente in tutta Europa nel XIV secolo.
Le aree europee leader nello sviluppo manifatturiero delle città furono l’Italia centro-settentrionale e i Paesi Bassi meridionali (le Fiandre e il Brabante). L’Italia era avvantaggiata dalla sua posizione geografica che la rendeva il ponte naturale tra l’Europa, il Nordafrica e il vicino oriente, mentre i Paesi Bassi godevano del fatto che erano il centro di strade e rotte tra il mare del Nord e il versante atlantico di Francia e Spagna. I fiamminghi, gli abitanti delle Fiandre, si spingevano in Germania, in Svizzera e anche in Italia per commerciare, ma verso la fine del 200 gli italiani realizzarono regolari trasporti per mare tra il Mediterraneo e il mare del Nord, circumnavigando la Penisola iberica e la Francia.
Gli italiani, particolarmente i veneziani, i pisani e i genovesi cercarono di tenere fuori i fiamminghi dal commercio nel Mediterraneo meridionale e orientale. Soprattutto i veneziani colonizzarono vaste aree del Mediterraneo orientale e fecero spedizioni verso il Mar Nero, la Crimea ma anche l’Asia centrale, l’India e la Cina (le vie che portavano in India e in Cina si moltiplicarono, aggiungendosi alle tradizionali rotte per via terrestre, come la via della seta). Gli europei si specializzarono, dunque, rapidamente nel commercio estero, essendo le loro città troppo piccole per offrire mercati sufficienti alle capacità produttive e di scambio che erano in grado di sviluppare.
La grande libertà di cui godevano i mercanti generò innovazioni significative anche nel campo delle istituzioni economiche, nei contratti e nella gestione del denaro, tra queste le più importanti sono le seguenti:
- La commenda, che si diffuse nel XII secolo soprattutto nelle città marinare italiane, era una forma di associazione di capitali che permetteva a chi non desiderava lavorare direttamente in un’impresa, di finanziarla, anticipando una parte del capitale necessario e avendo poi in seguito un’adeguata remunerazione, con il rischio in ogni caso di perdere solo il capitale anticipato (responsabilità limitata. Nel XVII secolo questo portò alla società per azioni).
- L’assicurazione che fu introdotta nella Repubblica marinara di Venezia nel XII secolo per affrontare grandi rischi degli armatori che trasportavano le mercanzie via mare.
- La banca, che deriva dal longobardo banka “panca”, su cui in origine si svolgevano nelle fiere nelle piazze cittadine proprio le operazioni finanziarie. Il credito all’attività produttiva e commerciale faceva ricca la città oltre che i mercanti, perché aumentava il lavoro e permetteva migliori condizioni di vita per tutti.
- La partita doppia, un modo di tenere la contabilità redigendo libri-giornale in cui si annotava ogni spesa e ogni entrata per poter fare un raffronto e capire con precisione come andavano gli affari (metodo conosciuto già nel mondo islamico e perfezionato dei mercanti europei a partire dal pisano Leonardo Fibonacci 1202).
- Lo ius mercatorum, cioè il diritto commerciale, di cui si aveva bisogno dato che la moltiplicazione dei commerci fece aumentare le controversie tra operatori economici; per risolvere questi contenziosi la corporazione dei mercanti dettò una regolamentazione vincolante, anche nei confronti di terzi non appartenenti alla corporazione, che veniva amministrata da giudici-mercanti. Venne creata anche la figura del notaio per la registrazione dei contratti.
Nel 1300 l’Italia delle città (il centro-nord) aveva raggiunto un reddito pro capite doppio di quello delle migliori aree europee (Olanda, Spagna), l’Inghilterra era molto indietro. Un secolo dopo le città italiane erano ancora prime, ma Olanda e Inghilterra si erano messe in moto. Mentre nel XVI secolo si registra un arretramento delle città italiane, raggiunte solo dall’Olanda che supera poi tutti nel XVII secolo per restare al vertice fino ai primi dell’800, quando la rivoluzione industriale britannica avrà raggiunto la sua maturità. La ricchezza delle città italiane venne superata dalla Gran Bretagna solo nel Settecento. Le innovazioni istituzionali iniziate nelle città italiane continuarono anche quando esse andarono in crisi ma erano solo perfezionamenti di prassi già esistenti, le principali sono: la Borsa (la prima borsa venne aperta ad Anversa nel 1531), il servizio postale che venne introdotto nel XV secolo, il brevetto che tutelava lo sfruttamento commerciale di una nuova invenzione (introdotto in GB nel 1624 per 14 anni di durata) e i codici di commercio.
Questo mix di innovazioni istituzionali che permetteva l’allargamento e il miglioramento dei mercati, incentivò quelle invenzioni strategiche che determinarono la nascita della rivoluzione industriale in Europa.
Le esplorazioni geografiche e le grandi compagnie commerciali
Le esplorazioni europee per mare del 400 e del 500 iniziarono un processo di integrazione economica, politica e culturale del mondo che da allora ha continuato a intensificarsi. Le nuove scoperte geografiche alterarono però equilibri raggiunti in Europa; l’Italia venne tagliata fuori dallo sfruttamento coloniale delle nuove terre scoperte, non perché mancassero navigatori provetti (tutti i primi esploratori furono italiani al soldo di altri governi e altre imprese), il motivo non è nemmeno che porti italiani stavano nel Mediterraneo perché le rotte per uscirvi erano state scoperte da tempo, ragione fu invece che le posizioni acquisite dalle repubbliche marinare italiane erano così confortevoli che non avevano incentivo a cambiare e inoltre le città stato italiane erano troppo piccole per poter sostenere spedizioni della portata di quelle necessarie per attraversare gli oceani, senza stabili alleanze che non vollero creare.
Per il Portogallo al contrario le esplorazioni furono un’opportunità unica, infatti la sua posizione l’aveva tagliata fuori dalle correnti di traffico europee e così poterono uscire dalla marginalità in cui erano confinati, mentre la Spagna aveva avuto lunghi conflitti con gli arabi che gli aveva abituati a un regime continuo di guerra non consentendogli un’organizzazione statuale economicamente prospera, tentarono quindi la fortuna con Cristoforo Colombo e quando videro i primi risultati, si dedicarono all’avventura coloniale con un approccio prettamente militare di conquista. Non furono però questi primi paesi europei colonizzatori a trarre i maggiori vantaggi dalle nuove vie verso le Indie e dalla scoperta del nuovo mondo, infatti con il tempo le esplorazioni passarono all’Olanda e poi all’Inghilterra. Il declino dei portoghesi è dovuto al fatto che furono inglobati nel regno spagnolo nel 1578 e non poterono più agire autonomamente, mentre al contrario l’ascesa degli olandesi deriva soprattutto dalla loro resistenza alla dominazione spagnola.
Il declino spagnolo è spiegato invece dal fatto che le ricchezze derivate dalle colonie li spinse a imbarcarsi in Europa in troppe avventure militari senza promuovere un miglioramento della loro struttura economica nazionale, mentre l’ascesa della GB fu il frutto di un approccio originale all’uso delle colonie (capitolo tre). Esplorazioni geografiche misero in valore l’America che era stata del tutto isolata dal resto del mondo e inoltre posero fine al semi-isolamento in cui era vissuta l’Asia (infatti pur essendoci già flussi di commercio tra Europa e Asia il trasporto era sempre stato faticoso e non aveva mai significato una vera e propria integrazione).
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