Lezione 1 (Capitolo 1)
Che cos'è la storia economica?
La storia economica studia il modo in cui le società umane nel corso della propria storia si sono organizzate per trasformare le risorse in reddito e ricchezza.
Risorse ed efficienza
La natura fornisce risorse che l’uomo trasforma in beni e servizi per soddisfare i propri bisogni. Alcune risorse restano a offerta fissa, per esempio la terra, la cui fertilità può e deve essere ripristinata dopo il raccolto; l’uomo, dopo migliaia di anni praticando l’agricoltura, ha appreso come aumentare i raccolti annuali con concimi organici, la rotazione delle colture e l’introduzione di colture fissatrici di azoto. Risorse naturali come il carbone, il petrolio e i minerali ferrosi sono non rinnovabili, mentre altre risorse, come il capitale (fabbriche, macchinari e strumenti), sono generate dall’uomo e quindi rinnovabili.
Anche il lavoro è una risorsa, ma la sua offerta dipende dall’efficienza con la quale l’uomo utilizza le altre risorse disponibili. L’offerta di lavoro è in continuo aumento dalla transizione della tecnologia di caccia e raccolta, fino ad arrivare all’agricoltura. Il cosiddetto capitale umano, ovvero le abilità dei lavoratori, si basava inizialmente sull’apprendimento attraverso l’esperienza (learning by doing).
L'efficienza significa produrre più output (reddito) dagli stessi input (risorse), oppure un output costante con minore input, o maggior output da minor input. L’efficienza nell’impiego delle risorse è determinata dalla tecnologia di produzione (insieme di conoscenze per utilizzare le risorse) e dalle istituzioni (“regole del gioco”) che definiscono la possibilità di accesso all’uso delle risorse.
Le istituzioni possono essere considerate “regole del gioco” della vita economica. Un esempio è che i lavoratori che non vengono ricompensati adeguatamente avranno tutte le ragioni per evitare di impegnarsi a sufficienza. Le disparità nella distribuzione del reddito e della ricchezza tendono a innescare conflitti distributivi a livello nazionale che ostacolano la crescita, perché le turbolenze politiche determinano incertezza sulle regole del gioco future.
La storia economica ricostruisce l’evoluzione dell’efficienza delle istituzioni studiando lo sviluppo dei mercati delle merci e del mercato del lavoro, gli intermediari finanziari (le banche), le procedure legali per assicurare il rispetto dei contratti, i diritti di proprietà, l’apertura al commercio e ai flussi internazionali di capitale.
I mercati possono essere risultati più o meno efficienti, a seconda del livello di concorrenza e della velocità di diffusione di informazioni aggiornate sulle condizioni di domanda e offerta; possono essere sottili, cioè caratterizzati da scambi commerciali poco frequenti e dal coinvolgimento di pochi partecipanti per volta, con transazioni quasi continue e la presenza di un numero elevato di operatori. Nel corso della storia, i mercati hanno mostrato una tendenza a diventare più spessi e più efficienti con il passare del tempo.
La moneta agevola il commercio e gli scambi, e le banche possono aiutare i risparmiatori dotati di conoscenze incomplete a trovare buone opportunità di investimento. L’apertura al commercio (commercio internazionale) tende a incrementare l’efficienza nell’impiego delle risorse, ma può far aumentare i rischi perché le economie aperte sono più esposte agli shock che si sviluppano nell’economia mondiale; di conseguenza, è possibile che essa sia legata all’evoluzione di specifiche istituzioni, come lo Stato sociale, per ridurne gli effetti negativi.
Il governo stabilisce le regole del gioco e si sforza di far rispettare la legge e l’ordine, poiché i governi detengono il monopolio della forza; il buongoverno e l’assunzione di responsabilità da parte dei governanti. Corruzione e malgoverno spesso spiegano i fallimenti dei sistemi economici.
La tecnologia è l’insieme di conoscenze per utilizzare le risorse nella produzione di beni e servizi. Le risorse materiali, come i beni strumentali, la terra e le risorse naturali, sono chiamati beni rivali, cioè che impongono vincoli alla crescita; quindi, l’utilizzo di un particolare macchinario da parte di un individuo impedisce a un altro di servirsene; ad esempio, non è possibile utilizzare il carbone e conservarlo.
Mentre la tecnologia e le istituzioni sono beni non rivali, un bene nel quale l’utilizzo da parte di un individuo non impedisce ad altri di servirsene, quindi l’uso di una conoscenza comune da parte di un individuo per costruire uno strumento nuovo ed efficiente non impedisce ad altri di ritornare. Ad esempio, i brevetti scadono, e dopo la scadenza, la conoscenza privata diventa comune.
La formazione dell'Europa
La trasformazione da un mondo agrario a un mondo industriale ebbe inizio in Europa. Nonostante sia politicamente divisa, l’Europa è una regione relativamente omogenea da un punto di vista culturale e istituzionale.
La formazione dell’Europa è stata un lungo processo storico che ha visto coinvolte forze politiche, culturali ed economiche. L’aspetto più sorprendente è dato dalla persistenza e continuità dell’Europa sul piano geoeconomico nel corso degli ultimi due millenni. L’effetto di integrazione e di mantenimento dei confini esercitato dal commercio nella formazione e tenuta dell’Europa, ha infatti rappresentato un rinforzo quando i conflitti politici e militari minacciavano la distruzione.
Il nucleo dell’Europa è definito dai confini dell’attuale Unione Europea, quindi possiamo ricondurre le origini di questa entità geografica all’Impero romano e, in seguito, all’Impero carolingio, formato nel nono secolo, centinaia di anni dopo la fine di Roma. Circa l’80% della popolazione complessiva dell’Impero romano attorno all’anno 100 d.C. viveva all’interno degli attuali confini dell’Unione europea.
L’impero si estendeva dalla costa atlantica al Mar Nero; l’Irlanda, la periferia settentrionale dell’Europa, la Scandinavia e la Russia non furono toccate né dall’Impero romano né da quello carolingio. L’Impero carolingio rappresentò la rinascita dell’ordinamento politico dopo la frantumazione dell’Impero romano. Dopo un millennio di conflitti, è emersa l’attuale mappa degli stati nazione appartenenti all’Unione Europea; da notare che l’Italia, il cuore dell’Impero romano, è diventata uno stato nazione solo nel tardo ottocento.
Dopo la divisione dell’Impero carolingio, le nuove formazioni politiche assunsero dimensioni più piccole:
- In Italia, ricche città-stato mercantili, come Venezia;
- In Francia, la regione occidentale dell’Impero carolingio.
Precisazione tra nazione o un'unione di nazione
Le nazioni si formano perché creano economie di scala nell’erogazione di questi beni pubblici. Economie di scala: diminuzione dei costi medi a seguito di un aumento della produzione. Spesso le economie di scala sono il risultato della suddivisione dei costi fissi tra un maggior numero di beni prodotti. I costi fissi sono i costi che non dipendono (direttamente) dal livello di produzione.
Mentre la distribuzione delle nazioni per dimensioni è cambiata di molto nel corso della storia, probabilmente per motivi di ordine più politico che economico. L’Europa è rimasta un’unità omogenea sul piano culturale e istituzionale per via di potenti forze coesive (unite tra di loro), tra queste la più importante è stata il commercio. Nel corso della storia, l’intensità degli scambi commerciali è stata stimolata dalla prossimità e dalla somiglianza tra nazioni.
Il volume dei commerci tra nazioni vicine è superiore rispetto a economie più distanti; quando i commerci si espandono, l’espansione è più significativa verso le nazioni che appartengono già alla rete degli scambi. Se questo è vero per oggi, la stessa cosa era anche per il passato, perché i costi dei trasporti terrestri spesso erano più alti delle merci diverse dai beni di lusso. La lana veniva trasportata su lunghe distanze, ma non veniva trasportato le merci ingombranti come il grano. Di norma, il grano non si trasportava via terra per distanze superiori ai 100 chilometri. D’altra parte, il trasporto via mare costava di meno rispetto a quello via terra, e di fatto percorreva distanze più lunghe.
Oltre allo scambio di beni, il commercio consente la trasmissione di lingue comuni, diritto commerciale, cultura, preferenze e tecnologia. Quando partner commerciali sono caratterizzati da livelli di tecnologia e reddito diversi, i volumi del loro commercio saranno bassi a prescindere dalla vicinanza geografica.
La mancanza di unità di moneta rende le transazioni difficili o costringe ad affidarsi al baratto, cioè uno scambio di beni che non prevede l’uso della moneta come mezzo di pagamento; determina un volume di scambio inferiore a livelli soddisfacenti, per via della scarsa probabilità di riscontrare una coincidenza di bisogni tra i partecipanti.
Effetti frontiera
La differenza di prezzo di un bene tra due paesi non è relativa a dazi doganali e costi di trasporto, ma esclusivamente alla presenza di un confine. Differenze culturali e linguistiche possono generare costi aggiuntivi in corrispondenza di una frontiera. Per via dei crescenti costi di trasporto, dell’effetto di prossimità e del diminuire la somiglianza tra due nazioni all’aumentare della distanza, il commercio diminuirà all’aumentare della distanza dell’economia. Un effetto frontiera determina uno spostamento verso l’alto nella curva dei costi del commercio e uno spostamento verso il basso nella curva del volume degli scambi.
La conquista araba nell’ottavo e nono secolo dell’Africa settentrionale e della penisola iberica, territori un tempo appartenenti all’Impero romano, creò una barriera di natura culturale e religiosa al commercio nel Mediterraneo e il cuore dello spazio economico europeo si spostò verso l’Europa occidentale e settentrionale. Henri Pirenne, uno storico economico belga (1862-1935), sottolineò gli effetti negativi sul commercio legati a differenze di ordine culturale e religioso. Nell’ambito del commercio su lunghe distanze, è necessario che tra esportatori e importatori vi sia fiducia reciproca. Generalmente è più semplice instaurare un clima di fiducia se gli individui condividono delle norme per il rispetto delle condizioni contrattuali, per garantire il mantenimento delle promesse e tutelare i mercanti stranieri.
Recenti ricerche basate su ritrovamenti di monete arabe nell’Europa occidentale suggeriscono che gli scambi commerciali tra gli arabi e le nazioni europee probabilmente non diminuirono, come disse Pirenne, ma che la causa fosse legata al fatto che l’Europa si stava riprendendo dal declino seguito al crollo dell’Impero romano. Ma non si sbagliò sugli effetti frontiera e nel sottolineare gli effetti negativi sul commercio per via di differenze culturali e religiose.
Rispetto all’Impero romano, l’Europa del decimo secolo risultava meno omogenea sul piano linguistico. Tuttavia, con l’avanzata della fede cristiana, il latino cominciò ad essere utilizzato in tutta Europa. Il latino fu utilizzato dalla Chiesa, ma venne utilizzato anche dalle élite secolari, oltre che dal clero; di conseguenza, le élite furono unite culturalmente da una stessa lingua. Le scuole e le università, nate a partire dal dodicesimo secolo per l’insegnamento del diritto e della teologia, attiravano studenti da tutta Europa.
L’istruzione superiore si basava su scoperte dell’antichità. Algebra, alchimia, algoritmo (saperi) sono esempi di parole provenienti dalla lingua e cultura araba. La somiglianza, la prossimità e l’assenza di effetti frontiera dovrebbero stimolare gli scambi commerciali. La Danimarca commercia maggiormente con la Svezia che con l’Italia, la Spagna e la Francia.
La formazione dell'Unione europea
La formazione dell’Unione europea nella seconda metà del ventesimo secolo rappresenta un’esperienza nuova. Il processo di unificazione fu puramente economico. Gli interessi nazionali erano diversi e finirono per dividere l’Europa in due organizzazioni commerciali:
- Quando si costituì la Comunità economica europea con la firma del Trattato di Roma (1958), il Regno Unito ne fu escluso e diede vita all’EFTA (Associazione europea di libero scambio) con il resto dei paesi dell’Europa occidentale, però gran parte dei paesi dell’EFTA commerciavano di più con i paesi CEE;
- Mentre la CEE (Comunità Economica Europea) si avviava a crescere ammettendo nuovi membri. Il passo decisivo, nel 1973, fu l’adesione del Regno Unito.
L’incremento commerciale derivante dall’iniziale riduzione dei dazi doganali e dalla creazione di un mercato unico, che eliminava le barriere non tariffarie, è stato di gran lunga superiore ai flussi commerciali dei paesi non membri. La storia dell’Unione Europea è stata segnata dai tentativi delle classi politiche di convincere gli elettorati nazionali di credere nei benefici derivanti da un’integrazione politica. Quindi, nel passato, il commercio ha rappresentato un’Europa divisa da conflitti politici e militari. E la cooperazione politica nell’ambito dell’Unione europea ha arricchito l’Europa di una nuova dimensione. Quindi la geopolitica è in sintonia con la geoeconomia.
Lezione 2 (Capitolo 2)
L'Europa dal declino alla ripresa economica
Il declino dell’Europa si verificò con:
- L’abbandono degli insediamenti;
- Le città si impoverivano in termini di popolazione e abilità produttive;
- Le strade si rovinarono a causa della mancanza di manutenzione;
- I confini politici furono ridisegnati e il mantenimento dell’ordine sociale si fece difficile;
- La moneta scarseggiava e mancava un sistema di coniazione uniforme;
- Diminuzione del reddito.
Il reddito diminuì perché i legami commerciali erano stati interrotti, e perché i disordini sociali e il calo della popolazione non consentivano di sostenere l’infrastruttura di istituzioni pubbliche e strade, mercati e fiere, né la divisione del lavoro.
Stime del reddito medio: tra 2 e 4 volte il reddito di sussistenza (reddito minimo o di base). Nelle aree più evolute d’Europa, il reddito pro capite non raggiunse il picco toccato durante il dominio di Roma fino al XII-XIII secolo. Può essere espresso in unità monetarie a prezzi costanti, oppure come multiplo del reddito di sussistenza (SI, subsistence income).
Questa epoca rimane certamente oscura, per la mancanza di un’adeguata documentazione scritta, e dunque dobbiamo affidarci a fonti archeologiche. Oltre a esaminare gli scarsi documenti scritti, gli storici si servono di reperti numismatici, depositi di ceramica e utensili in metallo, e analizzano la natura e l’estensione degli insediamenti. Per esempio, basandosi sulle monete ritrovate è possibile provare a ricostruire i rapporti commerciali; l’estensione di una rete di scambi può essere rilevata dalla diffusione di specifici tipi di ceramica, gioielli e monete. Documentare la tecnologia è invece più difficile, perché gran parte degli strumenti erano in legno, un materiale che non si conserva nel tempo.
I secoli bui si intendono un periodo storico (Medioevo), causata dalla rovina demografica, culturale ed economico verificato in Europa occidentale in seguito al declino dell’Impero romano. L’Impero romano si trasferì verso oriente, con Costantinopoli al centro, mentre i territori precedentemente dominati dai romani in Medio Oriente, Nord Africa e Spagna furono assegnati al dominio arabo e musulmano. Generalmente, queste aree prima appartenenti all’Impero evidenziarono un andamento economico migliore rispetto all’Europa occidentale, almeno fino all’XI secolo.
Il mondo bizantino, erede dell’Impero d’Oriente, finì per essere sostituito dall’Impero ottomano, una civiltà musulmana che nella sua avanzata giunse fino ai Balcani. È stato affermato da Henri Pirenne che le differenze religiose ebbero significative ripercussioni sugli scambi commerciali, e in effetti, il commercio evidenziò un calo ma che non cessò del tutto. E le più significative furono il declino demografico e la diminuzione del reddito.
La crescita economica nelle economie preindustriali
Questa economia, diversamente da quelle moderne, si basa sulla conoscenza e capitale. La conoscenza derivava dall’esperienza, cioè una serie di prove ed errori, e non dall’indagine teorica (per esempio, l’aggiunta di letame al terreno faceva aumentare il raccolto nella coltivazione del grano, ma una conoscenza approfondita di come si determinano questi effetti non venne raggiunta fino allo sviluppo della chimica e dell’agronomia moderna).
Quale può essere la base della crescita del reddito pro capite in un’economia nella quale l’accumulazione di capitale, umano e fisico, riveste un ruolo secondario? La risposta è: il reddito aumenta grazie alla specializzazione (ovvero la divisione del lavoro), all’apprendimento mediante l’esperienza (learning by doing) e allo scambio commerciale, che sfrutta differenze regionali nella dotazione di risorse e nel clima. L’economista Adam Smith (1723-1790) osservò che suddividendo la produzione in singoli compiti e favorendo la specializzazione dei lavoratori, si ottiene un incremento dell’efficienza.
I guadagni di efficienza derivano dalle maggiori capaci...
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