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Riassunto esame Storia economica, docente Montaudo-Di Salvia, libro consigliato Dall'espansione allo sviluppo, A.A. V.V

Riassunto per l'esame di Storia economica, basato su appunti personali, presi in aula, e studio autonomo del testo consigliato dai docenti Montaudo-Di Salvia, Dall'espansione allo sviluppo, A.A. V.V, dell'univedrsità degli Studi di Salerno - Unisa.

Esame di Storia economica docente Prof. A. Montaudo

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1400

Sulla base delle teorie di Fernand Braudel,che applica un modello di sviluppo economico unitario, l’Europa del ‘400, definire come un “economia

mondo”. Nel ‘400 l’Europa arriva ad un processo di integrazione economica iniziato nel Medioevo, diventando autosufficiente, producendo tutto e

con la compensazione degli scambi interni, non avendo bisogna di niente dall’esterno, ad eccezione dei traffici effettuati con l’Oriente e l’Africa

settentrionale, che avvengono tendenzialmente del Mediterraneo.

I confini commerciali europei arrivano dal Polo nord al deserto del Sahara. Sempre secondo il teorico francese, grazie all’azione trainante di alcuni

centri o poli urbani, si sviluppa l’aggregazione di vari settori commerciali oltre a centri di interesse.

Il maggior profitto economico avviene attraverso i traffici commerciali ( capitalismo commerciale ), che ruotano attorno la figura del mercante, che è

mediatore tra produttore e consumatore e che si arricchisce lucrando sulla vendita. La caratteristica del mercante è che non ha specializzazione.

Spesso si occupa di attività bancarie, facendo il cambista.

Emergono le città italiane del Mediterraneo, ex repubbliche marinare, come Venezia, Messina, Genova, specializzate nel commercio con l’Oriente,

come il traffico delle spezie, tra cui il pepe( finché i portoghesi non troveranno una vita alternativa circumnavigando l’Africa e si impossesseranno del

monopolio del pepe ), di prodotti tipici come l’olio e il grano ( elemento base della dieta alimentare dei popoli del mediterraneo ). Un altro polo di

interesse erano delle città unite nella Lega Anseatica, che erano centri portuali che commerciavano lungo il Baltico e il Mar del Nord. Grazie a queste

città dipendevano i rifornimenti dei beni di consumo per l’Europa Settentrionale. Ma in seguito alla Guerra dei cento anni, queste città persero

importanza, facendo emergere prima Bruges, poi Anversa, sede di una delle prime borse merci, e infine Amsterdam.

Il settore principale resta il primario. I settori economici più importanti continuano ad essere le manifatture tessili e gli scambi commerciali. Dopo il

‘700, dal predomino della lana e della seta, si passerà al cotone. Nel ‘400 le Fiandre e il Veneto acquistano importanza: la seta viene prodotta non solo

in Oriente, ma anche nel Veneto, a Lucca, ma anche in Sicilia. Gli scambi commerciali riguardano: grano, frumento, legname, sale, ferro e piombo

(importati dal Mar del Nord ), colture tipiche del Mediterraneo, come olio e vino, e infine spezie, riso e coloranti ( come l’indaco ), proveniente

dall’Oriente.

Per i commerci si usavano vie di comunicazione terrestri, che però erano lente, rischiose e dissestate; le fluviali, che però avevano ostacoli

amministrativi, come il pagamento di dazi e pedaggi imposti da qualche padrone feudale. La via preferita era marittima, che anche se più lento e

anche rischioso, dava maggiori profitti costando di meno. L’espansione dei traffici marittimi, apporta un miglioramento anche alle navi, che

diventeranno man mano sempre più grandi, passando dalle galee, alle cocche e infine alle caravelle.

Il diritto di creare moneta era riservato al fisco dai sovrani, dai tempi di Carlo Magno, resistendo nell’Età Moderna, dove era ancora presente

l’”Ancien Regim”, dove vigeva il privilegio dei sovrani. Questi cercavano di aumentare i loro profitti attraverso le loro zecche, diminuendo la

quantità di metalli preziosi sulle monete ( tosatura della moneta ). Nell’Alto Medioevo prevale la moneta d’argento,il cui peso e titolo variava di anno

in anno, l’utilizzo della quale, secondo Piren, era dovuto al fatto che, essendo diventata gran parte del Mediterraneo di dominio arabo, non si

commerciava più al di fuori dell’Europa con la moneta d’oro, riservata proprio agli scambi esteri, ma con quella d’argento. Nel 1600 comincia una

ripresa commerciale, ma permangono i ”mezzi limite”, così detti dallo storico francese Mauro: l’autoconsumo ( molti producono per se stessi e per la

propria famiglia ), il baratto ( che vede come mezzo di scambio il sale ) e i consumi gratuiti ( gli enti ecclesiastici offrono gratuitamente alcune

colture). Quindi c’è un limite alla diffusione della moneta. La terra veniva affittata ( a vita ) o concessa ( in cambio di una parte della produzione ).

Dalla metà del XIII secolo, cominciano ad essere coniate monete d’oro, come il fiorino, il Genovino, prima moneta d’oro importante, e il parigino.

L’economia si manifesta con ritardo perché l’offerta di metalli preziosi è insufficiente alla richiesta monetaria e perché molti metalli preziosi vengono

tesaureggiati. Dopo la metà del secolo nasce un economia monetaria bimetallica, composta da argento e oro. I giacimenti per l’estrazione dell’argento

sono quelli dell’Europa Centrale; l’oro viene importato dai portoghesi dal Sudan, dalla Guinea e dal Senegal. Con la scoperta delle Americhe, si avrà

lo sviluppo della moneta d’oro. Questo sistema monetario aureo durerà fino agli anni 70 dell’800, con il “Gold standard” basato sulla convertibilità

della moneta in oro e viceversa. Nel 1944 il mezzo di scambio diventerà il dollaro e nel 1971 si arriverà alla non convertibilità, imposta da Nixon per

finanziare le campagne in Vietnam degli Stati Uniti.

L’organizzazione monetaria di tutti gli stati è basta sulla distinzione tra una “moneta reale”, cioè coniata, e una “moneta di conto o immaginaria”,

valuta numerica dell’erario, per equiparare le varie monete in un'unica, cioè funge da misura omogenea del numerario in circolazione. Risultano

evidenti tentativi di dare stabilità al mercato internazionale del denaro. Nel XV secolo undici sovrani e settantaquattro città tedesche crearono il

“fiorino renano”, che però non ebbe successo. Un altro caso fu il così detto “scudo di marco”, che trovò collocazione nelle fiere di Champagne, dove

si incontravano mercanti di tutta Europa per i fini della compensazione monetaria.

La velocità della circolazione della moneta influisce sulla sua inflazione. Più circola, maggiore sarà l’inflazione. La moneta d’argento circola più

velocemente di quella aurea. Ciò è spiegabile con la legge di Gresham: “moneta cattiva caccia quella buona”, ovvero, dove esistono una moneta più

preziosa e una meno preziosa, quest’ultima viene usata per gli scambi, e quella preziosa viene tesaureggiata.

Nel sistema economico feudale, il credito ( che aveva tassi medi di interesse del 5-10% ) è limitato, non regolamentato e quasi illegale. In vaste aree

esso impedisce ai mercanti e gli artigiani di procurarsi i capitali necessari, poiché il profitto ottenuto dall’investimenti sarebbe stato sicuramente

inferiore al costo. La Chiesa considerava i prestiti al pari dell’usura, basandosi su considerazioni ideologiche:

- l’affermazione di Aristotele, che diceva che il denaro era sterile;

- il Vangelo di San Luca, in cui si invita a prestare denaro senza interessi;

- Sant’Agostino che diceva che, chi presta ad interesse lucra sul tempo, che è territorio di Dio.

Nel ‘400 ad opera dei francescani, la chiesa fa delle considerazioni: “lucro cessante danno emergente”, cioè, chi presta denaro perde un occasione di

investimento e corre il rischio di vedere i proprio soldi non ritornare più. Vengono creati così i Monti di Pietà e i Monti Frumentari, avevano fini

assistenziali, cioè prestano denaro, i primi, e beni di prima necessita, come grano, i secondi, senza o a bassissimo interesse.

Alla fine del 500 a Napoli ci saranno 7 banchi pubblici ( monti di pietà ) e nel 700 emergerà l’importanza del Banco di Napoli.

I grandi creditori sono i banchieri, che svolgono anche la funzione di mercanti. L’apertura del conto serve al cliente per facilitare i propri pagamenti,

le riscossioni e le operazioni di giro “per scritta”,cioè con l’iscrizione della partita nei libri contabili del mercante-banchiere, che tiene un Banco. Da

parte sua quest’ultimo può disporre delle somme raccolte per i propri affari. Un debito può essere pagato con operazioni di giroconto.

Anche i banchi napoletani sono di deposito. Emettono la “fede di credito” cioè una carta su cui viene attestata la somma versata e può fungere anche

da carta moneta, e può avere ogni taglio ( valore ). Però implica che esista alla base un versamento nel deposito. Le banche acquistano importanza

perché finanziano gli stati. Il banco di San Giorgio, una delle banche creditizie più antiche, fondata a Genova nel 1408.

Il bilancio finale di una popolazione è frutto del movimento naturale, cioè la natalità, la mortalità e la nuzialità, e in più l’immigrazione.

La natalità rapporta i nati vivi in un anno rispetto alla popolazione. Il tasso specifico di natalità rapporta i nati vivi rispetto la sola popolazione

femminile in età feconda. I tassi di natalità in età moderna sono molto più alti rispetto quelli attuali. La mortalità infantile riguarda il numero dei

bimbi prima da un anno all’adolescenza. Bisogna distinguere i momenti ordinari da quelli straordinari, come momenti di peste, guerra e carestia. In

occasione di tali avvenimenti, é più elevato il tasso di mortalità che quello di natalità.

Il periodo medioevale è caratterizzato dalla popolazione costantemente in crescita in Europa, nonostante una “mortalità catastrofica”: Carlo Maria

Cipolla ci dice che in Europa c’erano 30-35 milioni di abitanti durante il 1000. Tra il 1347 e il 1351 con la peste 1 su 3 della popolazione di 300

milioni muore. La peste diventerà un fenomeno endemico fino all’800. la popolazione diminuirà ancora fino al ‘400, quando tornerà nell’ordine degli

80 milioni, dopo la “Guerra dei cento anni”. le risorse crescono lentamente rispetto la popolazione (rapporto inversa tra demografia e risorse).

Riguardo al ‘400 si parla di “trappola Maltusiana”:

Cioè la produzione non si adegua alla domanda e ciò che cambia sono le risorse procapite.

Ogni fase demografica ha i germi perché la popolazione diminuisca: quando la popolazione cresce e il sistema economico non si adegua alla

domanda, c’è un peggioramento delle condizioni di vita, che implica l’aumento dei tassi di mortalità e la nuzialità diminuisce ( c’è l’innalzamento di

età al primo matrimonio che fa si che ci siano anche meno nascite ). Quindi la popolazione tenderà a diminuire. L’inverso si ha quando si assiste ad un

declino demografico: il sistema economico tornerà a soddisfare la domanda perché inferiore la popolazione, ma sempre la stessa produzione ( sistema

rigido ). La trappola sarà presente fino al ‘700, con la Rivoluzione Industriale.

Lo studio della popolazione ci aiuta per sapere la domanda di beni e servizi. Ma ci sono comunque difficoltà a ricostruire questi dati. Solo nell’800

viene istituito il censimento per ricostruire i dati anagrafici nazionali. Per ricostruire gli andamenti demografici si è ricorso ai registri parrocchiani

( istituzioni ecclesiastiche ); ma ci sono dei limiti: i registri non erano granché diffusi. Un’altra fonte erano le così dette “fonti fiscali”: le imposte

pagate dai cittadini, ma anche all’epoca c’era una diffusa evasione fiscale. Nel Regno di Napoli una di queste “fonti fiscali” erano i così detti “fiscali”,

imposte dirette che riguardavano i capi famiglia, ma che non ci davano il numero dei membri che componevano il nucleo familiare.

Un altro problema nella ricostruzione dei dati erano gli eventi catastrofici, come peste e carestie. In questi casi si usa il termine “mortalità

catastrofiche”.

Mentre in Italia la crescita è lenta, in Inghilterra e Germania è più veloce. Un effetto della crescita demografica è il fenomeno dell’urbanizzazione.

Emerge una tendenza della popolazione a concentrarsi nei centri urbani, per il fatto che la città aveva una miglior difesa e consentiva maggiori

guadagni ai lavoratori. L’Italia rafforza la sua posizione, specialmente al nord. Nel Nord Europa si sviluppano grandi centri di interesse. Ma

l’urbanizzazione comporta una serie di problemi: soddisfare il fabbisogno della popolazione, risolvibile creando un sistema di approvvigionamento

(centri di produzione ) di materie prime vicine alla città.

La spesa globale della popolazione del ‘400 si orienta verso i consumi privati. Ci sono investimenti solo nelle aziende di trasformazione, ma limitati.

La spesa pubblica ha le stessa caratteristiche di quella privata, cioè è limitata e orientata verso aziende di trasformazione, diretta verso i settori

minerari, ma anche industria cantieristica e navale. Però non si riesce a capire se gli investimenti edilizi siano per lusso o per un reddito. A parte

l’aristocrazia che poteva permettersi beni di lusso, il resto della popolazione guadagna per procacciarsi il cibo e il vestiario ( circa l’80% del salario ).

Gran parte della dieta è costituita dai cereali: nel Mediterraneo da grano e in minor modo da orzo e segale. C’è l’uso di bevande energetiche come il

vino al sud e la birra al nord.

Il settore principale resta il primario, in cui si distingue quello agrario che è il principale: i 2/3 della popolazione è impiegato nell’agricoltura. La terra

non ha solo un importanza economica ma anche di predominio sociale: chi voleva scalare la società doveva acquistare terra. Infatti solo chi possedeva

la terra poteva proteggersi dalle carestie e avere una rendita fondiaria. Ma a seconda dei luoghi cambia la rendita e la produzione.

La Massa ci dice che si possono distinguere tre Europee:

- quella Mediterranea, dove la terra è adatta alla produzione di cereali come il grano, e a colture specialistiche come oliveti, vigneti,

agrumi, cotone, ma anche gelsi per l’industria tessile (successivamente anche alla coltivazione di cotone e canna da zucchero);

- quella Atlantica, dove si producono cereali minori, come orzo, avena e segale, ma anche lino e canapa per il settore tessile;

- quella Centrale e orientale dove si produce grano ( nelle pianure russe e polacche ): quando nel 500 si avrà la crescita demografica il

grano sarà attinto proprio da queste zone.

Si disgrega definitivamente l’economia chiusa medioevale e c’è l’affermazione di un economia mercato, che produce per se stessa.

Si assiste al fenomeno del disboscamento e a quello della bonifica per creare superfici coltivabili.

accompagnata dall’uso dell’aratro pesante in ferro e con ruote e dall’uso del

Nel ‘400 sulla spinta demografica viene introdotta la rotazione triennale

cavallo a posto dei buoi, come forza motrice; ma i cavalli erano scarsamente reperibili per il loro impiego bellico.

In precedenza c’era la rotazione biennale, che consisteva nel dividere il terreno in due zone, dove venivano alternate la produzione di grano e lasciata

a maggese, cioè lasciato per il pascolo.

Sistema biennale:

I) G | M

II) M | G

Ciò perché coltivando a lungo la terra solo con grano, diventava sterile.

La rotazione triennale supera la rotazione biennale, perché evita il depauperamento del terreno. Viene introdotta la coltura di foraggio, che viene

coltivato in un anno 1/3 del terreno e gli altri 2/3 di grano. Ciò perché le coltivazioni foraggiere arricchiscono di azoto la terra e la rende fertile.

Sistema triennale:

I) G | F | G

II) F | G | G

III) G | G | F

Grazie a questi miglioramenti viene superata l’antinomia tra coltura e allevamento: un territorio destinato al pascolo era sottratta alla coltivazione.

Si passa così dalla pastorizia transumante a quella stabulare, perché gli animali venivano sfamati in loco e così si poteva anche ricavare letame come

fertilizzante.

I secoli dell’età moderna sono preindustriali, perché non esistono industrie, ma solo manifatture, che si occupavano maggiormente di attività di

trasformazione dei prodotti del suolo, dando vita ad un industria alimentare ( forni e mulini ) improntata sull’autoconsumo. Era diffusa anche

l’industria cantieristica e quella manifatturiera che creava utensili domestici. Le principali industrie erano quelle tessili, che usavano lino, canapa e

seta, e anche lana. Meno sviluppate erano l’industria del cuoio e della carta. Nel ‘400 Inghilterra e Spagna sono i maggiori produttori di lana ( Fiandre

e Italia centro settentrionale ). Un’altra industria importante era quella estrattiva e metallurgica per ricavare una serie di attrezzi per il lavoro

domestico e materiali edilizi. L’attività ittica dava luogo ad una serie di altre attività come la salatura e la conservazione. Marginale è l’industria del

corallo.

La produzione del sale era importantissima perché veniva usato per la conservazione peri cibi.

In Europa le uniche importazioni provenivano dal continente asiatico e riguardavano spezie, sete, pietre preziose e avorio. Quindi gli unici rapporti

che si tenevano con l’Oriente erano solo di tipo commerciale. La merce più importante è il pepe. La domanda che si rivolge è tendenzialmente rigida.

Alcuni storici ritengono che sia una moda acquistare prodotti in Oriente e per i profitti elevati. Tuttavia nonostante le grosse speculazioni, gran parte

dei traffici ruotavano attorno ai prodotti tradizionali, come il grano che aveva un mercato molto ampio.

Il commercio del pepe presenta due fasi:

1) fase terrestre, dove predominano i mercanti orientali che commerciano con quelli arabi, che con carovane lo portano sulle coste del

mediterraneo;

2) fase marittima, dove i mercanti italiani ( specialmente veneziani ) e provenzali portano il pepe nelle proprie città per poi smerciarlo in

tutta Europa.

Venezia diventa importante, perché mantiene buoni rapporti con l’impero bizantino.

L’importanza delle spezie spiega alcuni viaggi per cercare altre vie per il commercio.

Organizzazione della mano d’opera, riguardante il settore secondario.

1) INDUSTRIA DOMISTICA RURALE è quella organizzazione del lavoro che fa capo alla famiglia, soprattutto contadini, che portano

alla trasformazione di materiale in prodotti finiti, e come obbiettivo ha l’autoconsumo.

sono quelle associazioni che riuniscono tutti coloro che svolgono lo stesso mestiere. Hanno regole

2) CORPORAZIONI ARTIGIANE

ben precise: uguaglianza, solidarietà e separazione ( ogni artigiano è indipendente dagli altri ). I capi corporazione ( consoli ),

acquistano collettivamente le materie prime per avere un maggior sconto. Vige il divieto di concorrenza: c’è un numero programmato

di aziende dello stesso settore. Lo statuto regola anche eventi religiosi dei membri appartenenti a quella corporazione. C’è una

gerarchia tra le stesse corporazioni, che vengono chiamate anche “arte” o “gilde”, fuori Europa. Nelle botteghe che compongono la

corporazione c’è il capobottega e più apprendisti. Le botteghe producono per il mercato urbano e di solito lavorano su commissione.

In questo modo il rischio dell’impresa è limitato: non produce per il magazzino e non rischia una crisi di sovrapproduzione. Ciascuna

corporazione gestisce i proprio processi produttivi: le merci devono avere un certo standard qualitativo. Le corporazioni portano ad

un ritardo dello sviluppo tecnologico e a dazi doganali protezionistici.

3) INDUSTRIA A DOMICILIO che si afferma nella lavorazione dei metalli, del cuoio, ma soprattutto nel settore tessile. Il protagonista

è il mercante-imprenditore ( colui che organizza il ciclo produttivo ), che offre materie prime e talvolta i mezzi di produzione ( cioè il

capitale fisso ); è il committente degli artigiani, indicando il numero dei pezzi da produrre; cerca anche uno sbocco commerciale per

smerciare la merce. Questo tipo di industria si sviluppa soprattutto nel mondo delle campagne. Il mercante-imprenditore acquista il

lavoro dei contadini e delle donne, che venivano “pagati a cottimo”. I sinonimi di industria a domicilio sono “putting-out system” o

“protoindustria”. Però il mercato internazionale non c’è più e viene a mancare una domanda sicura.

Cruiscer sostiene che le organizzazioni del mercante-imprenditore si possono rintracciare negli artigiani dell’ultimo stadio produttivo delle

corporazioni.

I rischi del mercante-imprenditore sono: la cattiva valutazione della domanda ( produce più pezzi di quanti ne riesce a vendere ), la qualità adeguata (

il mercante si può rifiutare di pagare ). Perciò armonizza i vari stadi della produzione: la produzione è flessibile, cioè varia al variare della domanda.

Esistono due tipi di mercante: il mercante tugur che è l’intermediario tra luoghi di approvvigionamento e luoghi di sbocco (settore terziario); e il

mercante-imprenditore che organizza il ciclo produttivo ( settore secondario).

Per il mercante-imprenditore ci sono due limiti: l’arretratezza economica e il decentramento produttivo ( implica una mancanza di controllo a causa

dello smembramento dei processi produttivi). Problemi risolvibile con la nascita delle industrie, dove c’è l’accentramento dei mezzi di produzione e

l’uso di tecnologie superiori.

Nel ‘400 c’è anche una serie di miglioramenti tecnici innovativi:

- la stampa a caratteri mobili, che aumenta la produzione dei libri e la diffusione dell’alfabetizzazione;

- costruzione di canali, che implementavano le vie di comunicazione;

- la polvere da sparo, che dà impulso all’industria bellica;

- miglioramenti nell’industria estrattiva, con l’invenzione di idrovore per svuotare dall’acqua i giacimenti sommersi;

- diffusione degli altoforni in Italia ( Firenze ) e in Europa ( Paesi Bassi )

- diffusione del capitale umano, grazie ai fenomeni migratori ( tecnici lasciano i loro paesi per andare a diffondere il loro sapere );

- nuove fonti di energia, come quella animale per la terra, e quella inanimata come l’eolica e l’idrica ( per i mulini ); il legname e il

carbone venivano usati per il riscaldamento e come energia; con il disboscamento si passerà dal carbone legname a quello fossile e

infine al carbon coke;

- ampliamento spazi economici, soprattutto aumentano i traffici con l’america e con l’Asia; il Mediterraneo perde la sua importanza.

I paesi iberici diventano i protagonisti dei commerci, a discapito del Mediterraneo che perde il monopolio delle spezie.

Il Portogallo,paese poco popolato e povero, aveva però una grande storia e conoscenza marittima, grazie alla quale riesce a creare un grande impero

che si estende fino in Asia, Africa e America. Nel 1415 diventa una presenza stabile nell’Oceano Indiano. Il principe Enrico dà grande impulso

all’esplorazione: vengono scoperte le isole dell’Atlantico. Con Giovanni II nel 1481 si avrà una nuova fase di esplorazione e conquista: nel 1488 Diaz

doppia Capo di Bona Speranza; nel 1497-99 Vasco da Gama arriva a Calicut, circumnavigando l’Africa; dal 1515 controllerà l’Oceano Indiano, che

userà come strada per il commercio delle spezie.

La Spagna, in parte occupata dai Mori, aveva una popolazione prevalentemente contadina. In seguito alla riconquista del regno di Granata, alla

cacciata dei Mori, e all’unificazione del regno, Colombo, finanziato dalla Spagna scoprirà l’America ( anche se in precedenza Ferdinando di Aragona

ed Elisabetta di Castiglia avevano rifiutato il progetto di Colombo ). Per festeggiare la cacciata dei Mori, Elisabetta finanzia Colombo che inizierà la

colonizzazione del continente americano.

Spagna e Portogallo si spartiscono i nuovi territori: nel 1493 prima linea di demarcazione ( -3330 miglia a ovest dalle isole delle Azzorre ): a ovest gli

spagnoli a est i portoghesi. Con il trattato di Tordesillas si rivede la linea di demarcazione a 210 miglia a ovest: il Brasile rientra nel dominio

portoghese.

1500

Il XV secolo si assiste ad una forte espansione: è un secolo di crescita demografica fino al 1630, quando scoppierà una grande epidemia di peste,

segnando una grande perdita di popolazione. I prezzi sono in ascesa perché l’offerta è sempre rigida. C’è un tipo di agricoltura estensiva.

L’andamento si prolunga fino al 600 con ritmi e forme diverse, sempre con il fenomeno dell’urbanizzazione. Il fenomeno di tipo migratorio è

regionale, che vede uno spostamento dalle campagne alle città, come in Inghilterra, dove la popolazione cresce dal 3 al 6%.

Ma la gran parte della popolazione non è urbana, ma vive ancora nelle campagne. I strati bassi della popolazione si spostano a seconda dei ritmi

stagionali: c’è lo spostamento tra più centri urbani. Ci sono anche altri tipi di popolazione che si sposta di frequente come gli eserciti mercenari

svizzeri. C’erano anche fenomeni migratori di tipo religioso: come era successo per la migrazione dei protestanti. Le migrazioni verso le Americhe

non erano diffuse e definitive, spesso la gente ritornava. Un processo importante di tipo migratorio era quello dalla schiavitù: prima gli olandesi e poi

gli inglesi importavano dall’Africa occidentale schivi per lo sfruttamento nelle piantagioni americane, perché le popolazioni native non erano capaci.

Non c’è un miglioramento della qualità della vita: la peste era diventata un fenomeno endemico e si manifestava anche nelle città.

L’universo urbano non produce beni di prima necessità. Insorge il fenomeno della carestia e spesso la peste viene anche veicolata dagli eserciti in

guerra, come quella del 1630, e diffusa anche a causa di cattive condizioni igieniche.

LA PRODUZIONE AGRARIA

La domanda di beni e servizi aumentava sempre più. Per ovviare a questo problema vennero varate alcune soluzioni. NO

1) SOLUZIONE DI TIPO QUALITATIVO, cambiando le diete e quindi i prodotti agricoli ( il paesaggio agrario )

Nel 500 l’inventario qualitativo si amplia: arrivano nuovi prodotti dall’America e dall’Asia, ma nessuno di questi si dimostra capace di cambiare il

paesaggio agrario. Dall’America si importò il mais, che poteva essere usato sia per sfamare la popolazione umana che quella animale, i pomodori, i

fagioli, la patata, che verrà adottata in grandi quantità dalla popolazione irlandese. Dall’Asia si importò insalata, carciofi, fichi d’india, fave, gelso,

pesce e canna da zucchero ( successivamente esportata anche in America ). La produzione di grano, segale, avena, orzo, vite, olivo, foraggi restano

invariati. Il tabacco, te, caffè, erano prodotti di lusso provenienti dall’America. Venne importato anche il riso dall’Oriente. La canna da zucchero,

prima importata dall’Oriente e poi esportata in America, diventerà un prodotto di successo che verrà esportato dall’America in tutta Europa. Mentre

vite e olivo hanno meno fortuna. In america vennero portati anche animali utilizzabili per produrre latticini e per lo sfruttamento dei campi, come il

cavallo, mentre in Europa si importò il tacchino.

2) SOLUZIONE DI TIPO QUANTITATIVO, intensivo, aumentando l’offerta e producendo di più, lasciando gli stessi terreni NO

Misura i quintali prodotti per ettaro, misurando quanti chicchi vengono raccolti su quelli seminati. Van Batt crea quattro zone: Inghilterra e Olanda

con 7 a 1; Francia, Spagna e Italia con 6,3; Germania e Scandinavia con 4,2; Europa dell’Est ( Russia e Polonia ) con 4,1. Non c’è nessuna crescita

significativa nella produttività. Ciò perché era assente la tecnologia adatta, come i concimi e la meccanizzazione. La produttività aumenta solo nelle

zone dove veniva usata la rotazione triennale. Ma resta ancora più diffusa la rotazione biennale.

3) SOLUZIONE DI TIPO ESTENSIVO, aumentando l’offerta con l’aumento di specifiche coltivazioni SI

Prevede l’aumento dello spazio messo a coltivazione. Si deve ricordare che molte terre erano state abbandonate dal ‘300. Nel ‘500 parte il recupero di

queste terre. Spesso erano terre marginali, poco produttive. Diminuisce lo spazio boschivo ( con il fenomeno del disboscamento ) e del pascolo:

durante il ‘500 nel Tavoliere delle Puglie ci fu una disputa tra Massari e Pastori, che si conclude con la vittoria dei primi. C’è la bonifica dei territori

paludosi, specialmente nei Paesi Bassi, dove si sottrae terra al mare. In Italia nella Maremma c’è solo un mezzo successo. Ma nel Casertano ( la Terra

di Lavoro ) con Pietro di Toledo la bonifica avrà successo. Ci saranno bonifiche anche nella Repubblica Veneta.

La produzione aumentò anche grazie a meccanismi di irrigazione e risaie, che favorirono la diffusione della coltura del riso, che da una apporto

calorico maggiore alle diete. Vince questo sistema perché è il più razionale, in quanto occupa una forza lavoro accresciuta e soddisfa la domanda di

beni. Non si sviluppa la coltivazione triennale perché c’è il problema di impiegare una forza lavoro accresciuta. Nella seconda metà del ‘700 con

l’assorbimento della manodopera da parte del settore secondario, si potrà passare ad un sistema di produzione intensivo.

NUOVA SCIENZA

Copernico, Galileo, Keplero, cambiano la visione del mondo, che passa dal geocentrismo all’eliocentrismo. Uno dei settori più stimolati è quello della

metallurgia e della siderurgia, dove si erano fatti miglioramenti pratici ( innovazioni illustrate nel “De pirotecnica” e nel “De re metallica” ). I metalli

vennero usati specialmente per scopi bellici. Le energie usate erano quelle eoliche e idrauliche, ma specialmente il legno, che divenne il combustibile

principale. I banchieri sono i più interessati alla metallurgia, come i Fungger. I metalli usati erano il ferro, da cui si produceva acciaio, il bronzo e il

peltro, infine c’erano stagno e rame. Importante fu l’innovazione della tecnica dell’amalgama con il mercurio per l’estrazione dell’argento. Ci furono

sviluppi nell’edilizia: i mercanti costruiscono edifici sempre più grandi, e anche ponti e chiuse.

Il settore della navigazione si evolve: le navi vengono dotate di armi e la navigazione stimola l’uso di strumenti per calcolare distanze e tempi

atmosferici, oltre a dare impulso alla cartografia. Le navi diventano sempre più grandi fino ad arrivare al galeone.

Il settore tessile si accresce in Olanda e in Inghilterra, che aveva limitato le sue esportazione di lana grezza per aumentare la produzione di prodotti

finiti. In Inghilterra si producono gli short-clothes, prodotti di lana molto colorati, con contenuti di cotone. In Inghilterra si era sviluppata l’industria a

domicilio. La seta era rivolta solo ai ceti più elevati.

Nel ‘500 si afferma la figura del salariato. C’era la possibilità di concessione vitalizia della terra e di passarla agli eredi. In Inghilterra c’era infatti il

bracciante agricolo: i land lords ( grandi proprietari terrieri ) danno in affitto la terra ai fittavoli capitalistici, che usano mano d’opera salariata.

GLI SCAMBI

Continuano le esplorazioni geografiche e aumentano i traffici. Le aree tradizionali di scambi vengono ridimensionate, come la Lega Anseatica e le

città italiane. I trasporti marittimi è il mezzo più usato nel commercio. Il Mediterraneo perde il suo ruolo di essere l’unico intermediario con i paesi

asiatici e africani. Si sviluppa la politica mercantilistica: interviene lo stato nelle scelte economiche in termini protezionistici, come in Spagna ( con la

“Casa de contractation” ) e in Portogallo ( con la “Casa de India” ). I traffici con il Nuovo Mondo diventano importantissimi: i primi prodotti ad

essere esportati sono l’oro e l’argento, proveniente da Bolivia e Messico; poi i pellami e la canna da zucchero. I rapporti con l’Asia perdono di

importanza: l’Impero d’Oriente si era disgregato e al suo posto era nato l’Impero Ottomano che aveva interrotto i traffici commerciali. Il problema

viene risolto dai portoghesi con la circumnavigazione dell’Africa, eludendo il blocco ottomano.

LA FINANZA

La finanza pubblica è quella attività che gli stati dell’età moderna sfruttano per finanziare una politica di potenza, volta ad ottenere prestiti pubblici a

lungo o a breve termine. Per gli stati c’era l’impellenza di riscuotere le imposte; ma ciò non era sempre possibile e intervenivano i mutui, che è una

forma di debito pubblico fluttuante. Il debito pubblico, a lungo termine, è redimibile quando si prevede la restituzione, irredimibile quando non c’è

una restituzione del capitale. Questa forma, che nasce nelle città italiane nel medioevo, detto debito pubblico comunale, viene preso a modello dagli

altri stati. Tra il ‘500 il ‘700 si ha la prevalenza di prestiti a lungo termine. C’è un graduale abbassamento dei tassi di interesse: si registra che intorno

al ‘400 i tassi di interesse erano oltre il 30%, ma scenderanno fino a meno del 10% lungo il ‘500. L’abbassamento dei tassi di interesse si spiega

perché erano prestiti a lungo termine. Le banche prestano il capitale agli stati e anche i cittadini prestano allo stato con pubbliche sottoscrizioni.

Un’altra caratteristica del tempo è che spesso gli stati andavano in bancarotta, perché c’era l’incapacità di insolvere i debiti. Ma ci sono delle garanzie:

chi presta allo stato chiede di vincolare lo stato al pagamento di interessi, con il gettito delle imposte ( le imposte ricavate dal commercio ) o il

patrimonio statale complessivo. ). Viene effettuata un asta pubblica. Chi la vince dovrà pagare allo

Lo stato preferisce dare la riscossione delle imposte in appalto ( appalto di imposte

stato anticipatamente una quota molto vicina al gettito delle imposte e avrà il diritto di riscuotere l’intero gettito delle imposte. Il vantaggio è che lo

stato incassa subito. L’assegnazione è quel meccanismo che permette di saldare un debito attraverso un credito. Semplifica le operazioni finanziarie

(finanza pubblica ). Lo stato vanta un credito annuo dal mercante. Poiché lo stato si deve finanziare, i risparmiatori glie lo prestano con una garanzia

supplementare ad esempio sul gettito del tasso di esportazione di qualche prodotto. Spesso è il mercante che da le somme ai risparmiatori. La

capitalizzazione del gettito delle imposte al tasso corrente, consiste nel ricavare un gettito annuo dalle imposte da parte dello stato. Durante l’appalto

delle imposte si fa una media degli anni precedenti. Chi vince l’asta paga anticipatamente lo stato e si incarica di riscuotere con i propri mezzi le

imposte. Ma il gettito può essere inferiore alla quota prevista e pagata allo stato. Ecco perché l’incarico viene dato a lungo termine. Sul mercato

finanziario il tasso corrente è del 4%: lo stato presta al 4%.

Non prevale il mutuo, ma il finanziamento alla bulet o alla francese: mutuo, prestito di capitale a rate fisse che comprende in più un interesse

variabile; bulet, prestiti di capitale con interesse costante e capitale frazionario costante, ma è un meccanismo pericoloso, perché demanda al debitore

il rientro del capitale con gli interessi e non ha limiti di tempo.

L’evoluzione del debito pubblico è ascendente.

A Napoli le nuove imposte create nel 1630 sono la premessa per avere prestiti dai cittadini. Nel 1647 con la rivolta di Masaniello per il crescente

debito pubblico, lo stato non è più in grado di assolvere i debiti ai risparmiatori, detti assegnatari.

Con la frase “datis insoluto” si intendeva che lo stato da le imposte ai creditori perché non riesce a pagare i creditori, che diventano proprietari delle

imposte. Gli assegnatari sono coloro che ricevono gli interessi ad un tasso fisso. I consegnatari sono coloro che ricevono un entrata a seconda

dell’andamento del gettito sulle imposte.

Nel Regno di Napoli la Giunta della Ricompra riacquista le imposte cedute ai cittadini, che avevano tolto una leva economica allo stato.

L’arrendamento è il meccanismo dell’appalto dell’imposta o insieme dei consegnatari proprietari dell’imposta.

Chi ha studiato questo macchinismo nel regno di Napoli fu Luigi de Rosa.

Gli stati hanno a disposizione sia imposte dirette che indirette. Le imposte dirette periodiche come i fiscali nel regno di Napoli, non colpiscono il

reddito, ma il patrimonio, mentre oggi invece colpiscono il reddito. Vanno distinti i fiscali, imposte dirette periodiche che colpiscono il patrimonio, e i

donativi, imposte dirette straordinarie imposte per occasioni liete o avverse.

L’assetto economico dello stato si basa sulle imposte indirette, che colpiscono i consumi. Ci sono spesso dei casi in cui un imposizione si trasforma in

imposta diretta. Lo stato stabilisce di città in città il titolo di donativi e procede a stabilire il contingente specifico. Quando viene fatta la ripartizione

viene fatta a seconda dei corpi sociali, che prevede l’esenzione dal pagamento di alcuni di questi, come il clero. Alcune città autonome possono

decidere di ricavare le tasse che devono alla nazione, con un imposta indiretta invece che con un imposta diretta.

La moneta dal XIII secolo diventa un sistema bimetallico. Alla fine del ‘400 si ritorna all’oro, perché vengono scoperte miniere in Europa centrale e

in America. L’afflusso di oro e argento ha fatto parlare di rivoluzione dei prezzi: si spiegò l’incremento dei prezzi con uno studio monetario. Hamilton

considera la moneta quantitativamente e arriva a formulare tale legge:

M ( massa monetaria in circolazione ) x V ( velocità della moneta ) = P ( prezzi ) x T ( transizioni )

Poiché la velocità di circolazione della moneta e le transizioni sono rimaste invariate, si possono assumere come costante e si ottiene: M = P,

maggiore è la massa monetaria maggiori sono i prezzi. I prezzi nel ‘500 sono maggiorati specialmente nel settore alimentare, meno in quello

manifatturiero, ma anche i salari nominali sono aumentati.

Oggi però questa rivoluzione dei prezzi è attribuibile alla crescita demografica, in un sistema economico rigido. La teoria di Hamilton non trova

riscontro con l’arrivo dei metalli preziosi importati dall’America e l’incremento dei prezzi in termini temporali. Ciò dovrebbe valere anche nel ‘600,

ma non spiega come i prezzi diminuiscano anche se le importazioni di oro restano invariate.

LE TRE ZONE D’EUROPA:

1) AREE DOMINANTI:

Il PORTOGALLO che si unirà alla Spagna. Verso l’Oriente prevale il commercio con l’Africa e l’Asia, che sono gestiti direttamente dallo stato,

perché le relazioni diplomatiche sono difficili. Lo scopo del Portogallo non è quello della colonizzazione, ma solo quello di commerciare. Perciò crea

solo basi di smercio e raccolta merci. Verso Oriente si esporta oro e argento, ma si importano spezie e pepe. Danno un ruolo fondamentale agli stati

italiani, affidando loro i traffici, ma ricavando una percentuale. Nei confronti del Brasile troviamo un tentativo di colonizzazione, perché si vogliono

sfruttare alcuni prodotti tipici per poi esportarli in Europa, come il legname, ma anche la canna da zucchero e il cotone.

La SPAGNA porta avanti una politica di colonizzazione del Nuovo Mondo, spazzando via le popolazioni autoctone. Sfruttano le risorse minerarie e la

terra, coltivando i campi sfruttando la manodopera schiavizzata e portando nuovi strumenti di lavoro. Molti migrano in America per l’attrattiva

dell’oro e per accaparrarsi possedimenti feudali.

2) AREE IN BILICO:

L’ITALIA è ricca sotto il profilo letterario e scientifico, ma durante il ‘500 è teatro di guerre. Gli effetti negativi si riscontrano nel sistema

manifatturiero, perché diminuisce la domanda ( cade il settore tradizionale che è il tessile ). Più che nei traffici, i mercanti emergono nella finanza (

fiorentini e genovesi ), specialmente nelle fiere del Nord ( Fieranzon e Piacenza ). Tra il poli urbani c’era Venezia che aveva perso il monopolio del

pepe dopo la circumnavigazione dell’Africa da parte del Portogallo. Il traffico dei minerali resta ancora importante. I porti meridionali restano

importanti, come quello di Bari, che si occupava dell’approvigionamento del regno di Napoli.

3) AREE MERGENTI

I PAESI BASSI emergono grazie al porto di Bruges e Anversa, e grazie allo sfruttamento di fiumi navigabili come il Reno e la Mosa, e anche grazie

all’ascendente che avevano con i paesi iberici. Verso la fine del ‘500 Anversa decade e acquista importanza Amsterdam, dove arrivarono molti ebrei.

Olanda e Spagna iniziano una guerra per ottenere l’indipendenza dalla Spagna, che vincerà con l’aiuto dell’Inghilterra. Presente nel Mar Baltico e del

Nord, intraprendere scambi anche con il continente asiatico.

L’INGHILTERRA aveva lana grezza da esportare, che veniva rifinita in Olanda. Però, con il tempo, limita le esportazioni di lana grezza, per

trasformarlo in prodotto finito ( short-clothes ), servendosi della protoidustria rurale. Nel corso del ‘500 ci sarà l’aumento del pascolo e nelle

campagne si affermerà il capitalismo agrario. I latifondisti creano recinzioni che riguardano le common field, terre demaniali che tutti potevano usare.

C’erano anche gli open field, terre private date in concessione. Con l’introduzione della rotazione triennale i fittavoli capitalistici alzano delle

recinzioni per nascondere i proprio risultati o miglioramenti. Anche l’Inghilterra seguirà l’esempio Olandese per i traffici commerciali con il Nuovo

Mondo e con l’Oriente, creando le Compagnie delle Indie. Rispetto alla Spagna era arretrata nella colonizzazione, aveva solo Terra nova e la Virginia.

C’è lo sviluppo della marina: l’Inghilterra finanzia i pirati affinché affondino le navi spagnole.

1600

Gli storici economici considerano definiscono il XVII secolo come ”lungo ‘600”, considerando gli anni che vanno dal 1630 al 1750.

se non proprio regresso, sempre dovuto alla trappola maltusiana. Ciò influirà sui

Per quanto riguarda la demografia, c’è un forte ristagno demografico,

prezzi, che saranno al ribasso rispetto quelli del ‘500: diminuiscono prezzi ed affitti e si acquistano terre per avere una rendita immobiliare. Si assiste

quindi ad un calo della domanda e ad un periodo di forte deflazione,facendo finire una secolare crescita dei prezzi.

In età moderna la popolazione non poteva aumentare oltre certi livelli perché era il rapporto tra terre coltivabili ed esigenze alimentari della

popolazione che rappresentava una barriera invalicabile.

Secondo Michel Morineau si individuano quattro tappe che spiegano questo crollo:

1) sul fine del ‘500 viene colpita la Castiglia, che perde la propria ricchezza in uomini a causa della peste;

2) la “Guerra dei 30 anni”, colpisce pesantemente la Germania, aiutata anche dalla peste ( peste del 1630 a Milano );

3) viene colpita ancora la Spagna, in Catalogna, ma anche l’Italia, con Napoli nel 1656, inoltre ci fu una carestia in Sardegna nel 1680 e

nel 1686 il terremoto in Sicilia;

4) in Francia, ma in minore entità anche in Russia e in Finlandia, nel 1690-1715, si susseguono inverni rigidi, che provocano la carestia.

L’Inghilterra, Irlanda, Russia, Polonia e Olanda, non conoscono queste catastrofi, ma solo un rallentamento demografico, però sempre orientato al

rialzo. La Spagna tra il ‘500 e il ‘700 subirà una perdita consistente: da 8 milioni di popolazione a 6 milioni. L’Italia del nord è colpita dalla peste ( da

5,7 milioni a meno di 1 milione ); mentre quella del sud e le isole verranno colpite solo successivamente. C’è una sorta di immobilismo della

popolazione, che resta intorno ai 13 milioni, per l’alternanza con cui avviene il fenomeno che prima colpisce il nord e poi il sud. In Germania le

perdite sono del 50%: Carlo Maria Cipolla ci dice che da inizio a fine secolo la popolazione passa da 16 milioni a 15 milioni; ma Pier Leon, ci dice

che la popolazione a metà secolo è di 10 milioni. I dati demografici francesi, invece, sono difficili da ricostruire: ci troviamo nel periodo in cui

governa il Re Sole, cioè è il periodo in cui la Francia amplia i suoi confini territoriali e politici. La popolazione Inglese cresce da 4,8 milioni a 5,4

milioni. In Olanda si assiste ad una concentrazione urbana maggiore rispetto quella inglese.

Poiché l’offerta non si adegua alla domanda, diminuiscono i prezzi: la domanda è minore dell’offerta. Il fenomeno della diminuzione delle superfici

coltivate, genera l’aumento delle superfici per il pascolo. La diminuzione del costo della terra e dei fitti agrari, incentiva l’investimento immobiliare.

In Germania all’inizio del ‘600 l’indice del grano è 100, poi 60 e infine a 76: l’indice del grano scende del 40%, dovuto alla “guerra dei 30 anni”. In

Inghilterra si mantiene pressoché invariato fino al 1686: l’indice è di 90. C’è la diminuzione del prezzo del grano. La riduzione del seminato

coinvolge tutti gli stati . In Spagna si sviluppa l’allevamento ovino. In Olanda si introducono i foraggi nelle coltivazioni. Van Batt dice che non ci

sono cambiamenti nella produttività, ma né segni di miglioramento.

Si è divisa l’Europa in quattro zone di interesse: quella Atlantica, Orientale, Meridionale, Nord-Occidentale.

Il calo del grano è del 20-30% e aumentano la segale e l’avena.

Bisogna distinguere:

- RENDITA FONDARIA: è quella parte del ricavo della terra che viene data al proprietario terriero per dare la terra a terzi. Non trova

grande diffusione.

- RENDITA FEUDALE: è il risultato di tre componenti:

1) rendita giurisdizionale, rappresentata dalle entrate che il proprietario terriero ricava perché gestisce la giustizia e può

riscuotere dazi e pedaggi;

2) rendita immobiliare impropria, che è la somma dei diritti derivanti dal fatto che solo il signore poteva avere dei tipi di

edifici particolari, come cartiere, frantoi, muli, ecc, che li dava in affitto a condizioni monopolistiche;

3) rendita fondiaria impropria, secondo cui la terra viene data in concessione in maniera vitalizia e i possessori sono tenuti a

pagare un canone in natura con una percentuale della produzione agraria ( terraggio ), prima, e poi con il passare del

tempo in denaro (generalmente costituisce la rendita principale del proprietario terriero).

4) con l’abbassamento del terreno, il signore inizia ad aumentare il prelievo.

Bisogna distinguere tra:

- salario nominale, quello percepito in busta paga

- salario reale, cioè il potere d’acquisto del salariato.

Nel ‘500 i salari nominale aumentano, ma il potere d’acquisto diminuisce. Ciò è dovuto al “processo inflazionistico”, secondo cui il salario nominale

si adegua anche se in minor modo alla crescita dei prezzi alimentari. Nel ‘600 i salari nominali continuano a crescere, ma il potere d’acquisto aumenta

perché c’è una crisi dei prezzi. La forza lavoro è diminuita e chi la vuole, deve spendere di più.

Nel ‘500 chi ha terra può guadagnare sotto vari aspetti: dandola in fitto ( tramite canone fisso o mezzadria ), vendendola o producendo. Anche nel

‘600 c’è una serie di investimenti immobiliari, legati all’indebitamento delle campagne. Nel ‘500 favorita era la piccola proprietà terriera, che aveva

convenienza ad usare manodopera, in quanto in esubero. Nel ‘600 entra in crisi perché si era ricorso a troppi prestiti. I più esposti erano i piccoli

coltivatori, perché i salari sono aumentati. Questo fenomeno avvantaggerà la media e grande proprietà terriera, che acquisterà terra dai piccoli. Inoltre

chi acquistava terreno lo faceva anche per scalare le gerarchie sociali e per salvaguardarsi dalla carestia. Nell’Europa dell’est i grandi proprietari

terrieri producono segale. Con l’aumento del prezzo del grano si hanno meno profitti.

nell’Europa dell’est, ma anche l’Italia e la Spagna sono colpite da questo fenomeno. L’assenza di centri urbani spiega

Si assiste alla Rifeudalizzazione

i grandi proprietari terrieri, che non solo ampliano i propri possedimenti, ma peggiorano le condizioni di vita dei lavoratori ( che venivano sfruttati per

far rimanere inalterato il loro reddito ). I contadini si trasformano in servi della gleba, senza diritti e devono subire lo sfruttamento, reso possibile dalla

mancanza di città, che offriva un’alternativa di vita. Nel Mezzogiorno si afferma la figura del “gabellotto”, che cura i fitti e le concessioni per il

padrone feudale; e la figura del “campiere”, che fa rispettare con la forza i diritti del padrone.

In Inghilterra si sviluppano due figure:

1) i “free holder”, i contadini che hanno la terra in concessione, che sono liberi di lasciare la terra agli eredi, pagando i diritti di

successione a basso costo;

2) i “copy holder”, che non hanno pieni diritti sulla concessione e l’ereditarietà costa cara e anche l’affitto.

I “copy holder” aspirano a diventare “free holder”, ma ciò sarà impedito dai signori feudali, a cui non conveniva lasciare le terre ai copy holder, che

tra il ‘300 e il ‘400 daranno in affitto le terre appartenute ai “copy holder” deceduti ai mercanti interessati al commercio della lana. Nel ‘500 le rivolte

contadine saranno soffocate nel sangue. Dai proprietari terriere in fitto si passa ai fittavoli capitalistici, che introducono migliorie nell’agricoltura. I

contadini si trasformano in mano d’opera bracciantina.

Per quanto riguarda il settore primario, era il settore principale, che occupava il 90% della popolazione. Il 70% degli europei sono impiegati

nell’agricoltura. Il grano è il principale prodotto. Non aumenta la produttività, perché non ci sono sviluppi tecnologici. In alcune zone aumenta la

viticoltura, che serviva per aumentare l’apporto calorico, come in Francia a Bordeau, in Ungheria, Spagna e Sicilia. Il pascolo è un elemento

antagonista all’agricoltura: l’allevamento e la produzione di cereali erano inversamente proporzionali.

Si possono distinguere tre zone europee:

- quella colpita dalla guerra dei 30anni, come la Germania e l’Italia padana, dove si assiste alla contrazione delle offerte di bestiame;

- l’Inghilterra dove si sviluppa la nuova agricoltura e dove si assiste all’investimento nell’allevamento; specialmente nei Paesi Bassi

l’allevamento è importante, e sarà destinato per l’esportazione;

- l’Europa orientale che è in fase di sviluppo.

Non ci sono grandi innovazioni tecnologiche: l’aratro rimane lo strumento più usato, ma non permetteva di solcare in profondità il terreno. La punta

massima del grano arriva a 9 a 1. Non sempre con la rotazione triennale si superava l’anno a maggese e inoltre la rotazione biennale dominava ancora.

Il mais nel ‘600 aumenta la diffusione, che poteva essere usato sia per sfamare gli uomini che gli animali. In Inghilterra abbiamo l’uso della rotazione

triennale, di fertilizzanti organici e aratri migliori.

In Germania e in Francia si sviluppano le industrie della canapa e del lino. La lana resta localizzata in Italia e anche la produzione della seta.

Per quanto riguarda le manifatture non si assiste a nessun cambiamento: regna il mondo della corporazioni. Le novità riguardano il settore chimico,

come il processo di purificazione del sannitro, usato per creare la polvere da sparo; e nel settore tessile. Tali manifatture diventano oggetto di interesse

del mercante imprenditore. Invece della cantieristica e dell’industria siderurgica si interessa la grande impresa centrale. I reclusi o gli orfani vengono

usati sotto forma di mano d’opera sotto controllo pubblico. Per quanto riguarda le manifatture, sia urbane che rurali, finalizzano i loro processi

produttivi a standardizzare il prodotto, aumentando il controllo sulla qualità e su minori costi. C’è la divisione del lavoro tra personale tecnico e non.

Alberto Guenzi ci dice che una volta le corporazioni erano considerate le responsabili del declino economico: avevano forte controllo

sull’organizzazione aziendale e aveva alzato una barriera alla diffusione di nuove tecnologie. Oggi invece si ritiene che avessero una grande capacità

di adattamento.

Si parla di sistema protoindustriale solo per il settore tessile, che ancora non necessitava di prestiti. Questo tipo di produzione non si afferma nella

falegnameria e nell’oreficeria. in quanto i contadini non avevano tempo per altre attività.

Un ostacolo alla creazione di una protoindustria agraria, è rappresentato dalla mezzadria,

Cambiano le funzioni delle corporazioni, che si trasformano in mercanti-imprenditori, attraverso le creazione dei cartelli. Mentre in Inghilterra e nei

Paesi Bassi, si assiste al declino delle corporazioni, accompagnato ad un interessamento dei mercanti nelle industrie a domicilio (puting-out system),

specialmente nel settore tessile.

Nel mercantilismo francese c’è un forte controllo statale sulla vita delle corporazioni, per garantire la qualità dei prodotti. Emergono Inghilterra,

Francia e Olanda, dove c’era maggior mano d’opera. In questi paesi c’è anche un agricoltura più efficiente.

Il Mediterraneo perde la sua centralità e cambia la gerarchia delle città: l’Europa nord-occidentale in ascesa ( con Londra e Amsterdam ).

Durante il ‘600 c’è un accelerazione della produttività, prodotti che sono inseriti nei circuiti interni ed esteri. Vengono importati nuovi prodotti, come

zucchero, caffè, cacao e tabacco. Diminuiscono i flussi di metalli preziosi, aumentano le rotte commerciali verso il continente americano. Si assiste

anche alla concorrenza tra Inghilterra e Olanda, che conquistano la leadership commerciando anche con il Mediterraneo. Inghilterra, Olanda e

Francia, fanno leva sulle Compagnie delle Indie per il commercio verso Oriente e le Americhe. Si ridimensiona il commercio delle spezie, a causa

della rotta che prevedeva la circumnavigazione dell’Africa, che ha la meglio su quella storica del Mediterraneo. L’area del Mar Baltico, perde

importanza, da cui si importa sempre grano.

Il ‘600 viene visto come il periodo di declino della Spagna, che ha avuto diverse banche rotte. Si arriva ad un processo deflazionistico, a causa di

alcuni problemi:

- l’organizzazione del settore secondario era incapace di soddisfare la domanda dell’estero, finendo per farsi aiutare da potenze

straniere;

- la diminuzione dell’afflusso di oro e argento;

- dopo l’unificazione del regno, la formazione di un grande esercito aveva aumentato tantissimo la spesa pubblica.

Ricorrerà perciò a prestiti dai grandi mercanti, come i Doria, Spinola, Fiugger e i Diaz. L’80% delle entrate fiscali spagnole erano assegnate ai

banchieri. Con la banca rotta gli interessi vengono abbassati. In Inghilterra e in Olanda gli interessi del debito pubblico sono bassi, il 4%.

Il è quella politica economica adottata dagli stati moderni dal ‘500 fino alla metà del ‘700, che tende a far ottenere agli stati la

MERCANTILISMO

crescita economica, con l’accumulo di metalli preziosi e di strumenti monetari adeguati. Questa logica ha come obbiettivo l’autosufficienza dagli altri

paesi. Quindi ciascuno stato:

- sviluppa l’industria manifatturiera;

- monopolizza le fonti monetarie per migliorare lo sviluppo delle attività commerciali;

- con lo sviluppo del commercio si ha la bilancia commerciale attiva, favorendo l’entrata di oro e argento nelle casse statali ( anche se

lo sviluppo monetario è sempre esiguo perché si tendeva a tesaureggiare i metalli preziosi ).

Si può organizzare così una politica di potenza, con finalità belliche. Questi sono stati popolazionistici, cioè paesi che ampliano la popolazione, per

creare eserciti sempre più grandi e per ottenere più forza lavoro a basso costo. Ma il loro principale errore sarà di sottovalutare l’agricoltura, cosa che

non farà l’Inghilterra.

Riguardo l’OLANDA si parla di miracolo olandese. Nel ‘600 passa ad un indipendenza politica al primato economico. Una delle città più importanti è

Amsterdam. L’Olanda aveva aderito alla Lega Anseatica, successivamente avrà libertà di commercio con il Baltico. Si assiste ad un sistema

dualistico: Amsterdam è il centro del mar baltico, mentre Anversa è la capitale finanziaria. L’agricoltura è avanzata e si concilia con l’allevamento e

la protoindustria. Nel 1581 nascono le sette province unite, anche per motivi religiosi, con l’aiuto dell’ Inghilterra. Ci sono importanti sviluppi nella

marina, riuscendo a creare il “fluit”, una delle navi più capienti mai create fino ad allora. Alla Compagnia delle Indie Orientali ( VOC ) del 1602 è

garantito un commercio vantaggioso con l’Oriente. Ci sono sviluppi anche nella manifattura: il tessile è il settore più importante, che tende a

distinguersi da città a città, tra rasi e misti, e le campagne in cui i prodotti erano meno elaborate. C’è l’aumento della domanda interna, ma anche sul

mercato internazionale. Altre industrie sviluppate erano la cantieristica e lo zuccherificio. Continuano le opere di bonifica e irrigazione.

Questo miracolo era il prodotto:

- secondo la tesi di Max Weber, dell’etica protestante e spirito capitalistico, cioè mette in relazione la conseguenze comportamentali di

una determinata religione, in questo caso il protestantesimo, dove c’era la visione di un Dio assoluto, che tutto può e sa. La

conseguenza era che dato che credevano alla predestinazione, sulla terra bisognava essere santi del mondo, cioè brave persone

credenti

- della capacità di sfruttare l’energia eolica e la torba anziché il legname che veniva usato nella cantieristica;

- della mancanza di un forte potere centrale.

Queste tesi sono monocasuali, e nessuna è vera presa singolarmente. L’ascesa olandese è il prodotto di un lungo periodo. L’esito finale è stato la

supremazia sui mari internazionali. Nuove forme di colonialismo, iniziato dopo l’indipendenza dalla Spagna, che aveva perso il commercio del sale

nel Mar del Nord. Il commercio internazionale verso l’Asia e l’America era un avventura coloniale dettata dal fatto che le sue navi erano sempre

piene, e si rivolgeva a paesi vicini per esportarli all’estero. Nel 1602 nasce la Compagnia delle Indie Orientali, che prima emana delle azioni, emesse

per un singolo viaggio, per finanziare la spedizione; successivamente si passa ad azioni decennali. Inizialmente le azioni prevedevano il principio

della responsabilità limitata alla singola azione: l’azionista doveva pagare di tasca propria se falliva la società. Queste azioni, che saranno nominative

e successivamente saranno al portatore, incrementa la diffusione di un mercato azionario. La VOC nei luoghi dove opera, lascia una certa libertà

d’azione dei fornitori. Sorge nel 1621 la Compagnia delle Americhe. Sul fiume Azzon sorge la colonia di Nuova Olanda, con capitale Nuova

Amsterdam, colonia che sarà data agli inglesi, che diventerà New York. Vengono create nuove istituzioni: la borsa di Amsterdam, basata sul fiorino

olandese, che incentiva l’afflusso di metalli preziosi, tassi di interesse modesti, investimenti immobiliari da parte di cittadini medio-bassi e da parte

degli imprenditori; la banca di Amsterdam che si occupa di cambi e compensazioni. Questi fattori spiegano l’ascesa olandese.

L’INGHILTERRA durante il ‘600 vive forti conflitti dovuti alla rivoluzione di Cromwell, nel 1639 con la creazione della Camera dei Comuni.

Vengono rielaborate le classi sociali, ma non l’economia. Da produttore di materie prime diventa esportatrice di prodotti finiti. Aumenta la superficie

a pascolo e la protoindustria rurale. Si ha una forte concorrenza per i short-clothes. Il settore trainante è quello siderurgico, producendo ghisa. Si usa il

carbon fossile al posto del carbone a legna. Il commercio internazionale è molto importante. Ha una Compagnia delle Indie che commercia in Asia e

specialmente con l’India, ma non avrà il sopravvento sull’Olanda. In America del nord inizia a coltivare il tabacco in Virginia ( con la Virgin

Company ). Nel centro sud dell’America, nei Caraibi, si istaura la pirateria e il contrabbando. Nell’Atlantico inizia il commercio dello zucchero e

degli schiavi. C’è l’ascesa di Londra al centro dei traffici intercontinentali. Un processo importante è quello delle enclosure ( recinsioni ). Si

espandono le coltivazioni e si differenziano, c’è l’uso di fertilizzanti, si assiste ad un processo di concentrazione fondiaria da parte dei grandi

proprietari terrieri, con:

- la trasformazione dei contratti colonici, tendendo a non rinnovare le concessioni e dando in fitto a breve termine la terra;

- acquisizioni immobiliari, legati alla crisi della piccola proprietà;

- usurpazione delle open fields, che vengono accorpate nelle grandi proprietà.

Si afferma la “rendita fondiaria”, che aumenta il prelievo fiscale sulla terra, ma che viene compensato con l’aumento della produttività.

L’epoca degli Stuart, vede la nascita della monarchia parlamentare, tassi di interesse bassi e l’ascesa di alcune classi, come i fittavoli (sia nobili che

mercanti e professionisti), che in maniera capitalistica sfruttano la terra. Non esiste una netta distinzione sociale. I sovrani mantengono una certa

libertà giuridica.

Alla fine del ‘600 questi processi portano alla creazione della prima banca di emissione in senso moderno ( la Banca di Inghilterra ), anche se quella

di Stoccolma era stata creata prima (la prima banca di sconto in senso moderno verrà creata in Germania). In seguito alla crisi dei cassieri bancari, uno

scozzese, un certo Patterson, crea una banca costituendo una società per azioni con un milione di sterline, che prestava denaro con l’interesse dell’8%

alla corona. Come garanzia del pagamento dei debiti il così detto “atto del tonnellaggio”, cioè le imposte ottenute sul gettito della birra e dei liquori.

Con il tempo diventa la zecca dello stato, per l’erogazione continua di carta moneta, che circola liberamente. Si assiste ad un sistema di free-banking

ed ad un sistema dualistica, per via delle diverse cartemonete in circolazione. In seguito una legge limita i soci delle banche a 6 membri, limitando il

potere delle banche provinciali che anche esse detenevano il privilegio di emissione monetaria. Con il “bank cherter act” si arriverà al sistema di

central-banking, in quanto la legge dice che non potranno più essere create banche di emissione. Con la chiusura graduale delle banche provinciali

(processo che si concluderà ad inizio ‘900), la Banca d’Inghilterra resta l’unica banca.

Ad eccezione del mercantilismo francese, quello inglese vedrà coinvolte tutte le classi sociali. C’è particolare attenzione sull’agricoltura. C’è un

rapporto inverso tra prezzi del grano e dazi di importazione, che fa sì che il prezzo del grano si mantenga costante: quando il prezzo del grano

aumenta all’estero, l’Inghilterra tende ad acquistarlo per abbassare i prezzi internamente. Quando il prezzo estero del grano è basso, a causa di una

sovrapproduzione, si tende ad aumentare il prezzo di vendita per impedire l’afflusso ulteriore di grano. Vengono concessi dei finanziamenti agli

imprenditori, che però vengono costantemente controllati, per far crescere il settore secondario. L’industria tessile è importante, ma si diversifica. Per

eliminare la concorrenza straniera, l’Inghilterra prende alcuni provvedimenti, in ordine:

1) tra il 1651-53 vengono emanati gli atti di navigazione che prevedono che tutte le merci importate dovessero essere trasportate su navi

inglesi;

2) nel 1660, viste le frodi commesse, oltre a ciò il comandante e i ¾ dell’equipaggio dovevano essere di nazionalità inglese;

3) nel 1663, con lo Staple Act, le colonie dovevano importare solo prodotti inglesi ed esportarli solo in Inghilterra.

Le compagnie inglesi erano unioni tra mercanti, prive di un proprio capitale sociale, mentre le nuove, chiamate Joint Stock Companies, si

organizzavano sul modello di quelle olandesi, facendo fruttare i risparmi di tutte le classi sociali.

Aumenta l’occupazione marittima e commerciale, e aumenta il tonnellaggio della navi. Sul mercato entrano nuovi prodotti, come tè, zuccheri, a prezzi

bassi rispetto gli altri paesi d’Europa.

MERCANTILISMO FRANCESE o Coulbertismo: Coulbert ministro delle finanze del re sole, inizia in Francia la politica mercantilistica. Inizia

l’esenzione fiscale di una parte della popolazione e concede prestiti per aumentare la produzione e anche con commesse pubbliche e privilegi

onorifici, per le manifatture pregiate o premi di produzione, come quella per le navi. La Francia si trasforma da potenza continentale a potenza nel

processo di colonizzazione. Si combattono guerre di religione fino all’editto di Nantes, del 1685. Sarà protagonista grazie alle campagne militari che

amplieranno i suoi confini. Ma la crescita sarà inferiore a quella inglese.

Si caratterizza per una scarsa urbanizzazione e densità demografica, fatta eccezione per Parigi. Gran parte della popolazione vive nelle campagne. I

contadini sono possessori a lungo termine delle concessioni terriere: diffuso possesso dei piccoli contadini. A causa del calo demografico vive uno

stagnamento dell’agricoltura. Il prezzo dei cereali scende, ma non quello del vino e dell’olio. Si assiste al predominio feudale: si afferma un mercato

fondiario. Si affermano i neo-ricchi, coloro che hanno investito nella terra.

C’è un importante manifattura laniera. L’aumento della domanda, fa crescere le commesse pubbliche, che a loro volta fanno crescere le manifatture. Il

setificio di Lione si sviluppa in maniera costante, alimentata anche dagli sfarzi a corte. Aumenta la produzione di prodotti di lusso, come specchi, vetri

e altro. Aumenta anche la produzione siderurgica, grazie alla richiesta di prodotti bellici e per la crescente domanda della cantieristica navale.

Vengono impiegati anche gli orfani e i detenuti.

C’è un espansione dei traffici commerciali esteri e un espansione coloniale, iniziata già nel ‘500. Sorge una Compagnia delle Indie, che avrà minor

successo. Samuel Champlain inizia la colonizzazione in funzione antispagnola, del Canada, della Guyana e delle Antille. Maggiori sono le avventure

coloniali in Africa: vengono colonizzate Guinea, Senegal e Madagascar. Si assiste ad un nuovo tipo di colonialismo: ristruttura le compagnie

commerciali, dando nuovi capitali, ottenendo buoni risultati. In nord America si sviluppa il commercio delle pellicce. Viene creata anche una nuova

colonia, la Luisiana. La colonizzazione avrà minor successo in Oriente.

Riguardo la finanza pubblica:

1) c’è l’istituzione della camera di giustizia che poteva contrastare le speculazioni, riducendo il debito pubblico francese da 27 milioni a

8 milioni;

2) l’amministrazione burocratica dei tributi fondiari, che faceva diminuire le provvigioni degli esattori delle imposte , facendo diminuire

il carico fiscale;

3) c’era la lotta contro i privilegi, favorendo più entrate, da 31 milioni a 75 milioni.

con rigidi regolamenti di fabbrica, per migliorare la qualità. In un mercato internazionale i prodotti

Viene usata una leva doganale protezionistica,

francesi erano rivolti ai ceti più ambienti. Un altro interessamento dello stato, ero quello di far rispettare gli impegni presi con i clienti. Per far

sviluppare le manifatture, fa leva sull’apparato corporativo, concedendo più privilegi. La flotta era cresciuta, grazie a dei premi. Sul mercato

internazionale i risultati sono più modesti , tranne per quanto riguarda il commercio dello zucchero proveniente dalle Antille. Uno dei motivi di non

pieno successo era la scarsa propensione al rischio, dei ceti sociali. Aumentano le spese militari e aumenta il debito pubblico.

1700

Il XVIII secolo è identificato con l’Illuminismo, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione francese e la crisi delle monarchie dell’Ancien Regim.

LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Anche se il cambiamento si generò anche all’estero, ci si sofferma sulla rivoluzione inglese.

Con la rivoluzione di fabbrica si passa ad un organizzazione centralizzata, dove è concentrata la forza lavoro e vengono applicate le nuove tecnologie.

INTERPRETAZIONI

Alcuni scrittori contemporanei, si soffermano sulla rapidità dei cambiamenti. Il termine è stato creato da Tonici, prendendo spunto da una serie di

commentatori che descrivevano li Rivoluzione francese.

Web sottolinea che la rivoluzione industriale è quel periodo caratterizzato dalla rapidità di cambiamenti e dalle innovazioni tecnologiche.

Si individua uno stretto legame tra trasformazioni economiche, sociali e politiche.

Tra gli anni 20-30 del ‘900 si avanzano i primi dubbi sul termine rivoluzione, per la rapidità dei cambiamenti.

Rafan dice che si tratta di un fenomeno graduale, incompleto e localizzato, in cui il tenore di vita era in crescita.

Shumpeter, applica la teoria dei cicli economici alla rivoluzione industriale, che si trasformerebbe in un ciclo di lungo periodo caratterizzato dalle

“innovazioni a grappolo” introdotte da una serie di imprenditori innovativi. Quindi non viene negato che ci potranno essere altri cicli in cui ci saranno

nuove innovazioni. La rivoluzione industriale è un evento che può ritornare.

Nel secondo dopoguerra con Ashton, individua nella rivoluzione le caratteristiche di cambiamento rapido economico, sociale e culturale.

Rostow elabora la teoria degli stati di sviluppo, considerando la rivoluzione industriale inglese come la base empirica per il modello generale di

sviluppo economico moderno. Ciascuno stato deve attraversare cinque fasi per svilupparsi:

1) società tradizionali

2) condizioni preliminari per lo sviluppo

3) take off ( decollo industriale )

4) maturità

5) consumo di massa

I cambiamenti precedenti all’industrializzazione includevano le rivoluzioni nell’agricoltura, nella demografia, nei trasporti, nel credito e nel

commercio. Quindi secondo questa teoria si poteva portare l’industrializzazione anche nei paesi in via di sviluppo. Ma questo modello venne criticato

dai marxisti, perché era l’alternativa al modello comunista, che contrastava il capitalismo borghese, preferendo il liberismo.

Un’altra teoria è quella della dipendenza di Wastein: il mondo è diviso in tre nuclei: centro, periferie e semiperiferie ( anche se prima si consideravano

solo i primi due ). Più ci si spostava nelle sacche di povertà più si andava in periferia. Questo sistema ha come caratteristica lo sfruttamento: la

semiperiferia sfrutta i rapporti con la periferia e la semiperiferia è sfruttata dal centro, che monopolizza tutti i traffici.

Si assiste ad una fase di transizione: da un economia feudale ad una capitalistica.

Altre correnti, come quella di Sciumpeter, attribuiscono un interpretazione eroica, studiando gli imprenditori e il modo in cui hanno introdotto le

innovazioni. Nel 1960 gli studi hanno riguardato il ruolo della tecnologia. Londes, con “il prometeo liberato”, punta l’attenzione sui cambiamenti

tecnologici. Altri come Cuznez si sono soffermati sulla produzione di capitale ( prodotto interno lordo ) e sull’investimento industriale (capitale fisso

e circolante). Altri studi proseguono un dibattito iniziato da Tonici, ispirato dai marxisti e da Engels, che riteneva che il tenore di vita delle masse era

peggiorato, divergendo dalle idee di Rostow, secondo cui il capitalismo industriale era il prodotto di un impresa libera. Altri interpretazioni come

quelle marxiste parlano del conflitto di classe.

Nel 1980 viene creata “la scuola dei limiti della crescita”, per tirare fuori degli indicatori economici alla Rivoluzione industriale inglese.

Precedentemente si era creduto che dal 1780 l’indice di produzione avesse subito un impennata. Ma i nuovi studi evidenziavano che non era tanto

netto questo aumento.

Altre interpretazioni sono state date da Devis, che ricorre a termini come espansione e sviluppo. Davis ci propone nuove prospettive del processo di

modernizzazione: vi sono state molte strade per arrivare al cambiamento. Quindi ciò significava non avere modelli di sviluppo, come invece Rostow

aveva fatto in precedenza con l’Inghilterra.

Greschenkron fa compiere un passo in avanti al dibattito, sottolineando come i paesi ritardatari possano industrializzarsi anche senza le basi, grazie a

fattori sostitutivi, come lo stato e le banche. Concetto simile a quello del take off, detto “big spart”. Ma la critica dice che non si poteva parlare di stati

all’epoca: la crescita avviene solo a livello regionale perché gli stati nazionali non esistevano ancora. Ci sono anche interpretazioni sociologiche, che

legano il processo industriale europeo all’esigenza di alcune classi sociali. Ma anche qui è impossibile parlare di società nazionali e perché alcune di

queste caratteristiche delle classi industriali, si trovano anche altrove, perciò si può parlare di una relazione univoca tra classi sociali.

Quindi l’industrializzazione non è l’unico modo per la crescita economica. Mentre l’Inghilterra userà la tecnologia avanzata, altri paesi useranno altri

fattori. Mentre inizialmente ci poteva essere una crescita senza industrializzazione, con il tempo la crescita economica e l’industrializzazione

andranno di pari passo.

Devis ci da i termini centrali dello sviluppo economico:

1) crisi delle società dell’ancien regim, che sconvolgono le istituzioni, ma non è servito ad una rottura con il passato, perché restano la

struttura agraria del piccolo possesso contadino;

2) il colonialismo che coinvolge il nord america e il sub continente asiatico, crea la rivalità tra i paesi colonizzatori, facendo sviluppare

le economie dei paesi arretrati;

3) gran tour, della giovane nobiltà, che compiva viaggi per l’Europa, alimentando una cultura consumistica.

Il tema centrale del ‘700 sono le nuove forme di governo: i sovrani diventano despoti illuminati, che introduco forme di razionalità burocratica.

Nascono anche nuove scienze, come l’economia politica ( grazie ad Adam Smith ) e la statistica ( grazie a Abate Cagnazzi ).

Riguardo all’Europa agraria, si assiste ad importanti cambiamenti, anche se molto simile a quella dei secoli precedenti: gran parte della popolazione è

impiegata nel settore primario e prevale l’autoconsumo. Riguardo i cambiamenti tecnici, ci sono nuovi aratri per seminare in profondità.

Vengono introdotti nuovi prodotti come la patata e il mais, coltivate nelle terre marginali ( nel Mezzogiorno e in Irlanda, che pagherà la sua eccessiva

specializzazione ). Il commercio tende verso la distribuzione. Nei “polder” olandesi si concilia agricoltura e allevamento. Anche in Lombardia si

sviluppa la coltivazione di cereali e la produzione casearia. Esistono della sacche dove non avviene la crescita della produzione. C’è l’aumenta delle

superfici coltivate, a danno del bosco e c’è l’aumento delle recinzioni. Ma soprattutto, la geografia vera e propria detta la geografia agraria. Ci sono

importanti investimenti nelle coltivazioni tessili.

Nel ‘700 le zone meno isolate erano quelle capaci di comunicare, specialmente attraverso fiumi e mari. Il rapporto città-campagna cambia: si tende ad

abolire i privilegi che i cittadini hanno sulla campagna, come il sistema annonario, con cui i cittadini beneficiavano di prodotti di prima necessità. C’è

la battaglia per superare i vincoli feudali e la libertà di commercializzare il grano, e per i diritti di un uso collettivo della terra, inglobate nel settore

produttivo.

In Inghilterra dal ‘500 si assiste alla crescita demografica, che aveva fatto crescere le manifatture, in quanto queste assorbivano l’esubero di

manodopera. La Francia rimane arretrata, perché non riesce a accumulare capitale nelle campagne, la presenza della piccola proprietà limitava la

crescita produttiva. L’Inghilterra introduce la rotazione triennale e passa da un allevamento tradizionale a quello stabulare, grazie al quale si potevano

raccogliere concimi animali. Una punta dell’agricoltura è rappresentata dai Paesi Bassi (Belgio) che conciliano agricoltura e allevamento.

C’è la crescita demografica, che stimola la domanda, la

Riguardo la demografi dopo la metà del nel ‘700, c’è la rottura della trappola maltusiana.

produzione e la diminuzione dei prezzi, proprio perché il settore primario aumenta l’offerta. Devis si interroga sulla crescita demografica, ma non ha

nessuna prova certa. Aumenta la natalità, ma la mortalità resta invariata. Probabilmente la crescita era dovuta al fatto che le epidemie erano cessate, o

almeno non erano frequenti come nel passato. Non aumentano le aspettative di vita. Le tesi di Devis tendono a focalizzarsi sull’abbassamento dell’età

al primo matrimonio.

Riguardo al commercio c’è una significante crescita del commercio interno ed internazionale. Quello interno ha un espansione continua smisurata:

indice dell’espansione economica, dovuta all’urbanizzazione nel ‘700, anche nei paesi poco avanzati, come la Germania dove sorge Berlino, poi

anche Cadice, Siviglia, Madrid, Barcellona. L’Italia resta quella delle 100 città. C’è l’espansione demografica dei centri urbani. In Francia si assiste

all’espansione dei corsi fluviali, che fa espandere anche Parigi. Anche in Inghilterra si migliorano le strade: nascono associazioni di proprietari per

costruire strade pubbliche a pedaggio, mentre prima erano le città a crearle. Le comunicazioni restano limitate e anche i commerci, fino all’avvento

della ferrovia nell’800. Vengono premiate maggiormente le città vicine ai fiumi o al mare. Migliora il commercio marittimo di breve distanza ( Mar

Baltico - Mediterraneo ). Il commercio internazionale ha un volume minore rispetto quello interno all’Europa. Marx, spiegando la “teoria dei sistemi

modo di Worsatin”, ci dice che grazie al commercio c’è un processo di accumulazione di capitale, che fa sviluppare il secondario. Ma le regole sono

più complesse: gli europei non avevano manodopera sufficiente per sfruttare al meglio le risorse americane; la corsa alla colonizzazione aveva messo

in competizione le altre potenze. Gli olandesi nel ‘400 grazie alle loro competenze tecniche navali, costruiscono i flut ship, che avevano il più grande

tonnellaggio all’epoca. Nel ‘600 gli inglesi e i francesi, soppiantano lo strapotere olandese, grazie al tipo di legislatura, cioè la politica mercantilistica.

Un altro motivo del sorpasso fu l’incapacità degli olandesi ad adattarsi a nuove innovazioni, specialmente nel settore tessile. La rivalità tra

l’Inghilterra e la Francia avveniva sull’Oceano Atlantico. Il commercio inglese si struttura come una rete che collega i mercati di oltre oceano con

quelli inglesi. Però l’Inghilterra era in deficit nei confronti dei commerci intrapresi con il Baltico, da cui importava materie prime e di prima necessità,

come i cereali. Mentre aveva un saldo positivo nei confronti del commercio delle colonie, che colmava i debiti con il Baltico. Le importazioni

coloniali stimolano lo sviluppo di altre industrie, come quella dello zucchero, tabacco, melassa, che successivamente vengono anche riesportati. Il

commercio atlantico è importante ma non indispensabile ai fini dello sviluppo inglese, come lo è per la Francia. Questa differenza è dovuta anche alla

differenza demografica. I capitali vengono investiti nella terra, negli edifici privati ed altri beni di lusso. Il commercio internazionale ha avuto ruoli

importanti, come lo sviluppo dell’industria della birra e l’espansione dei centri commerciali. La domanda dei beni di consumo aumenta, ma non il

commercio internazionale. Ci sono diverse tesi al riguardo:

- Cipolla: il commercio internazionale è una condizione necessaria ma non sufficiente;

- McClousky: è più importante il ruolo dell’industrializzazione che ha dato impulso al commercio;

- la crescita della domanda deriva dall’esistenza di nuove forme di ricchezza, come il gran tour.

L’AUMENTO DELLA MANIFATTURA E DELL’INDUSTRIA

I Paesi Bassi meridionali, in precedenza spagnoli, poi francesi e infine indipendenti, hanno una crescita economica motivata da un forte dinamismo:

avevano un agricoltura avanzata ed erano ricchi di risorse minerari, avevano un articolata rete di fiumi e di strade ben messe (nel 1850 la rete stradale

belga era 3 volte quella inglese). Nella lavorazione dei metalli emergono Laino, che produceva carbone e minerali grezzi, e Bovinage, dove l’industria

diventa cittadina. C’era anche una tradizione tessile, a Vervie dove veniva creata la stoffa di lana, e poi viene introdotta la macchina a vapore con

Cockevil nel ‘700; e Gaud, dove si realizzano tessuti di lana e lino, tessuti più economici e leggeri. Questi cambiamenti avvengono senza

l’introduzione di nuove tecnologie, grazie alla manodopera abbondante e a basso costo. Rispetto all’Olanda, i Paesi Bassi potevano contare sulle

risorse minerarie, su un mercato interno capace di assorbire la produzione e non c’erano strozzature affinché si dovesse cambiare modo di produzione.

era stato coniato da Mendels, per definire la prima fase dell’industrializzazione. Mentre prima veniva

Il termine protoindustria ( o putting-out system )

visto come scatto repentino, arriva dopo una lunga fase di trasformazione dell’economia. La Rivoluzione industriale avviene in alcune regioni con una

lunga protoindustrializzazione. Mendels sposta l’economia dai paesi alle regioni dei paesi ed ha esaminato alcuni tratti caratteristici: hanno scardinato

la trappola maltusiana e la popolazione nel tempo libero svolge un secondo lavoro, ciò comporta una crescita demografica; l’industria a domicilio si

diffonde ed emerge il problema della standardizzazione del prodotto, che spinge alla creazione dell’opificio accentrato; il capitale dei mercanti-

imprenditori sono serviti per far nascere nuove fabbriche; i contadini diventano manodopera qualificata assorbibile dalla fabbrica; si assiste ad un

feedback positivo tra settore primario e secondario. I principali centri europei dell’attività manifatturiera e non ancora industrializzati sono la Renania,

dove si estraggono e lavorano metalli; Berlino; la Svizzera con la sua industria tessile; la Lombardia austriaca emerge per le estrazione minerarie.

Livelli di eccellenza vengono raggiunti da Boemia e Moravia, che sviluppano una fiorente industria a domicilio nel settore tessile e nell’industria

siderurgica, potendo contare sulla manodopera a basso costo, su risorse minerarie e sull’accesso al fiume Elba. In Catalogna si sviluppano le

cotoniere, che producono tele di cotone già tinte che vengono esportate in america. C’è dinamismo ma senza nuove tecnologie.

Il volume del commercio marittimo di Inghilterra e Francia era pressoché lo stesso. Però la Francia aveva più del doppio della popolazione inglese.

Nel caso francese si ha l’espansione in alcune zone del paese: si passa dalla lana a prodotti misti con cotone, centri industriali che producono sia

cotone che lino ed emergono centri urbani come Lilla. La Francia è capace di rispondere alle sollecitazioni del mercato ma non avviene la

meccanizzazione, perché non le conviene in quanto poteva contare su una manodopera abbondante a basso costo; ma anche per abbondanza di

materie prime, come l’abbondanza di boschi la cui legna serviva come combustibile.

In Inghilterra, invece, emergono strozzature, dovute scarsità di legname e al suo alto prezzo. Dal 1700 con la nuova tecnologia del processo Darby, si

riesce ad usare il carbon coke per il processo della fusione del ferro, superato dal processo Cort ( o di “puddellaggio” ), che permetteva la presenza del

carbon coke anche nelle fasi finali della produzione siderurgica. Queste nuove tecniche danno impulso all’espansione dell’industria mineraria e

metallurgica. Si creano nuove industrie come quella vetraria e della ceramica. Vengono create nuove forme di comunicazione, ampliando le vecchie. I

tessuti di cotone usati per vestire gli schiavi vengono usati anche per vestire le basse fasce della popolazione. Vengono applicate nuove tecniche di

colorazione e stampaggio dei tessuti. Il cotone rifinito, in precedenza importato dall’India, viene prodotto in Inghilterra. Bisognava però superare dei

problemi come la lentezza della produzione del filato. Va considerato che la manifattura aveva un costo elevato: nacque il bisogno di adattarlo ad un

sistema di fabbrica. Vengono introdotte così nuove tecnologie, come l’applicazione della macchina a vapore al processo produttivo. Attraverso le

fabbriche il paese si rende autonomo dalle importazioni. Inoltre si compivano anche spionaggio per la produzione di seta a Bologna. L’industria della

birra è la risposta delle merci importate di massa magazzinaggio e trasporto per diffondere il prodotto in tutto il paese. Gli imprenditori e i capi di

industria detengono queste nuove tecnologie. In Inghilterra le tecnologie sottolineano lo sviluppo economico. Attratta da nuovi settori in cui vengono

applicate le nuove tecnologie, fa un salto produttivistico. Va distinta l’espansione economia, dove c’è maggior uso di fattori come mano d’opera, e

sviluppo economico, dove c’è l’uso di tecnologia per avere maggiore produttività. In primo luogo l’espansione inglese è economica, senza uso di

tecnologie. Successivamente le nuove tecnologie verranno applicate al settore tessile, specialmente al cotone, perché il mercato laniero era saturo,

rispondendo meno alle esigenze dei consumatori, e perché le nuove tecnologie potevano usare meglio il cotone.

LE NUOVE TECONOLOGIE

La navetta volante di Kay per la tessitura, applicata nel 1733, consentiva al tessitore di fare a meno dell’assistente. Nel 1760 viene creata la Spinning

Janny, che consentiva di muovere 100 fusi contemporaneamente. Poi grazie a Cartwright viene creato il filatoio idraulico (water frame), che a causa

delle sue dimensioni spinge alla creazione delle fabbriche. La prima ad industrializzarsi è l’industria di Cromford nel 1760. Va ricordato però che

ogni volta viene fatto un passo in avanti in un comparto, nei rimanenti c’è uno scompenso. Nel 1785 il filatoio meccanico di Cartwright viene

introdotto a Manchester. Poi ci sarà la New Jenny, che si avvarrà della macchina a vapore.

Nell’industria mineraria del carbon fossile, era stata usata la macchina a vapore per il drenaggio dell’acqua (macchina atmosfera di Newcomen e in

seguito quella di Watt). Con il processo Darby nel 1709 il carbon fossile o carbonella viene sostituito dal carbon coke, che presentava meno zolfo e

umidità, con cui si poteva produrre una ghisa migliore, che incentivò la creazione di altoforni più grandi. Però la presenza di zolfo e fosforo nel

carbon coke rendeva la ghisa ancora fragile. Ma grazie al processo di puddellaggio, la ghisa veniva ulteriormente purificata con nuove cotture e

battiture, per eliminare le scorie, diventando più resistente. In questo settore si specializzarono maggiormente Inghilterra e Svizzera.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bluephoenix di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Montaudo Aldo.

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