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Dall'espansione allo sviluppo. Una storia economica d'impresa

(Massa, Bracco, Guenzi, Davis, Fontana, Carreras)

Parte quinta

Crescita e trasformazione dell'economia europea

Il processo di evoluzione economica non è uniforme. È infatti caratterizzato da aree guida, in cui lo sviluppo è maggiore, e da aree inseguitrici, in cui lo sviluppo è minore. Maddison ha ricostruito la storia dell'economia mondiale dal Medio Evo a oggi. Essa è caratterizzata da 4 fasi, ognuna delle quali è caratterizzata da economie guida differenti:

  • Secoli XII-XVI: Italia centro-settentrionale e Fiandre;
  • 1600-1750: Paesi Bassi settentrionali;
  • 1750-1890: Inghilterra;
  • 1890-oggi: Stati Uniti.

L'economia guida è quella che sfrutta meglio le conoscenze tecniche per raggiungere una maggiore produttività del lavoro, del capitale e delle risorse naturali. Lo sviluppo economico europeo è dovuto a diversi fattori: la rivoluzione agricola, la rivoluzione industriale che parte dall'Inghilterra, la rivoluzione dei trasporti, il passaggio da fonti energetiche animate, come cavalli e buoi, a fonti inanimate, come il carbone e l'energia elettrica. A partire dall''800 lo sviluppo economico europeo cambia, poiché diventa continuo. Ciò significa che, a differenza dei secoli precedenti, non ci sono più periodi di regressione, ma solamente periodi di crescita.

La crescita viene calcolata in base alla variazione nel tempo del PIL. Il PIL, cioè il prodotto interno lordo, corrisponde alla quantità di beni e servizi prodotti all'interno di un paese sia dai cittadini che dagli stranieri che lavorano al suo interno in un determinato periodo di tempo. Il PNL, cioè il prodotto nazionale lordo, corrisponde alla quantità di beni e servizi prodotti da una nazione, anche all'estero, in un determinato periodo di tempo. Per confrontare i redditi di più paesi bisogna utilizzare il PPP, cioè il purchasing power parity. I dati della contabilità nazionale sono fondamentali per determinare la crescita economica, ma presentano anche degli aspetti negativi:

  • Nascondono le performance delle regioni-pilota dello sviluppo: la crescita economica di una nazione inizialmente si verifica nelle regioni con le condizioni più favorevoli allo sviluppo. ES: lo sviluppo economico italiano partì dal "triangolo industriale", delimitato dalle città di Milano, Genova e Torino;
  • Non consentono di comprendere le origini e le dinamiche del processo di crescita economica;
  • Occultano le dinamiche del cambiamento settoriale.

Proprio per i motivi sopra elencati è necessario compiere sia una macro che una micro analisi del cambiamento economico. La crescita economica dell'Europa è accompagnata da 2 cambiamenti molto importanti. Il primo riguarda il rapporto tra la popolazione attiva (occupati e persone in cerca di occupazione) e la popolazione totale; il secondo riguarda la distribuzione della popolazione attiva nei vari settori: primario, secondario, terziario. Per quanto riguarda il primo cambiamento vi è un aumento della popolazione attiva, dovuto specialmente all'aumento dell'occupazione femminile. Per quanto riguarda il secondo cambiamento vi è la diminuzione del settore primario (agricoltura, caccia, pesca) e l'espansione dei settori secondario (industria) e terziario (servizi).

Gli effetti determinati da questi 2 cambiamenti sono: incremento del reddito pro-capite, calo della fertilità, cioè del numero di figli per donna, della natalità e della mortalità, crescita dell'urbanizzazione, dell'alfabetismo e della scolarizzazione. Numerosi studiosi hanno cercato di teorizzare le cause delle crisi e i modi per evitarle. Joseph Schumpeter, nel suo "Business cycles", sostiene l'esistenza di 3 cicli principali:

  • Ciclo classico, maggiore o di Juglar (nome dell'economista francese che per primo ha analizzato questo tipo di ciclo): dura dai 7 agli 11 anni e comprende 4 fasi: recessione, depressione, ripresa, boom;
  • Ciclo minore o di Kitchin (nome dell'americano che ha scoperto questo tipo di ciclo): si tratta del ciclo di congiunzione;
  • Movimenti del lungo periodo Kondratieff o onde lunghe: durano dai 45 ai 50 anni e comprendono 2 fasi: una ascendente, una discendente.

Secondo Schumpeter lo sviluppo economico è per natura ciclico, poiché il progresso rende instabile l'economia. Dunque le fluttuazioni, cioè le discese e le risalite, sono necessarie. Schumpeter distingue tra invenzioni e innovazioni. Le invenzioni non hanno importanza per l'analisi economica, perché rappresentano solamente la crescita della conoscenza; le innovazioni consistono nell'introduzione di nuovi prodotti o nuovi processi, ma anche nel miglioramento dei precedenti. Inizialmente i guadagni sono altissimi per chi ha realizzato l'innovazione, ma ciò è temporaneo, perché l'innovazione tenderà ad essere imitata dalla concorrenza. A questo punto tornerà ad esserci un equilibrio stazionario, che durerà fino alla comparsa di una nuova innovazione.

Negli anni '60 Rostow e Gerschenkron hanno elaborato una vera e propria teoria della storia economica. Essi rifiutano l'esistenza di cicli. Rostow, nel suo "The stages of Economic Growth", sostiene che ogni nazione deve attraversare 5 stadi di crescita per raggiungere uno sviluppo economico completo. Le 5 fasi sono:

  • La società tradizionale: scarsa produttività umana, dominio dell'agricoltura, società chiusa ed esposta a carestie ed epidemie;
  • La transizione: aumento della produzione agricola, sviluppo industriale, uso efficiente delle materie prime locali, esportazione di prodotti manifatturati;
  • Il decollo: l'agricoltura viene sostituita dall'industria;
  • La maturità: espansione della crescita industriale, diffusione delle innovazioni, aumento del reddito pro-capite;
  • L'età dei consumi di massa: le imprese produttrici abbassano i costi dei prodotti per consentire a tutti di acquistarli.

La teoria di Rostow presenta però delle lacune:

  • Non può essere dimostrata storicamente;
  • Non spiega i meccanismi di passaggio da uno stadio all'altro;
  • Non tiene in considerazione le diverse dimensioni in cui si sviluppa il fenomeno, cioè quella internazionale, nazionale e regionale.

Gerschenkron si concentra sui meccanismi che consentono ai paesi ritardatari di svilupparsi fino a raggiungere il livello del paese leader. Il concetto fondamentale della sua analisi è quello di arretratezza dei paesi ritardatari rispetto al paese leader. Secondo Gerschenkron per colmare questa arretratezza, che consiste nella mancanza di determinati prerequisiti, possono essere utilizzati dei fattori sostitutivi degli originali. I paesi ritardatari si sviluppano molto più rapidamente rispetto alla quantità di tempo impiegata dal paese leader in precedenza. Questo fenomeno è dovuto ai vantaggi dell'arretratezza: chi arriva dopo imita i suoi predecessori senza bisogno di impiegare risorse per la ricerca e lo sviluppo e senza bisogno di adottare un processo di perfezionamento.

A partire dagli anni '70 nasce l'esigenza di analizzare lo sviluppo regionale, cioè dei singoli paesi. Pollard nel suo volume "The peaceful conquest" afferma che l'analisi regionale è molto più completa rispetto a quella nazionale. Tuttavia l'analisi regionale non sostituisce quelle nazionale e internazionale, ma le completa. Al centro degli studi di Pollard vi è il concetto di differenziale della contemporaneità: lo sviluppo internazionale influenza quello dei singoli paesi. David ha elaborato il concetto di path dependence: la spiegazione dello sviluppo economico di un paese non va ricercata in leggi economiche universalmente valide, bensì nella storia del paese stesso.

Secondo alcuni storici, come ad esempio North, il cambiamento economico è determinato anche da un cambiamento istituzionale. Un'istituzione efficiente favorisce lo sviluppo economico: migliora l'organizzazione di fabbrica, porta all'adozione di nuove tecnologie, porta alla specializzazione del lavoro. Nel corso del tempo il peso dello Stato nell'ambito economico è andato crescendo. Infatti l'economia non può funzionare senza lo Stato che stabilisce leggi e ordine e che fornisce beni pubblici, come la moneta, l'istruzione, i trasporti, la sanità.

Dinamiche demografiche e mutamento sociale. Il ruolo dell'agricoltura

Nel XIX secolo la popolazione cresce in molti paesi europei e quindi vi è un aumento della forza lavoro sia nelle campagne che nelle città. Inizia la transizione demografica: si passa dal modello demografico di antico regime al modello della nuova demografia. Il primo è caratterizzato dalla stabilità, il secondo è caratterizzato dallo sviluppo. Il modello demografico di antico regime si mantiene in equilibrio grazie alla combinazione di elevata natalità ed elevata mortalità: i prodotti agricoli non sono sufficienti per sfamare la numerosa popolazione, si diffondono carestie e malattie che causano la morte di molte persone. Nel modello della nuova demografia l'aumento della popolazione non comporta più una crisi delle risorse disponibili. Diminuiscono sia la natalità che la mortalità: la fertilità diminuisce, la vita media si allunga. La natalità e la mortalità non dipendono più dalle disponibilità alimentari e infatti il rapporto tra risorse e popolazione diventa positivo. Ciò dipende dalla rivoluzione agricola (rotazioni più efficienti, utilizzo di concimi e comparsa delle macchine agricole), dall'ampliamento del mercato e dal progresso dei trasporti. Grazie a tutti questi fattori l'Europa non è più soggetta alla crisi di sussistenza, poiché può importare prodotti da altri paesi.

La mortalità può essere rilevata anche a livello anagrafico e sociale. Per quanto riguarda il livello anagrafico le fasce giovanili e centrali aumentano le loro speranze di vita, che restano invariate per neonati e anziani. Per quanto riguarda il livello sociale la parte benestante della popolazione aumenta le proprie speranze di vita, quella povera no. Nel XIX secolo si verifica anche un processo di urbanizzazione. Le industrie hanno bisogno di manodopera e questa loro necessità può essere soddisfatta solo da persone provenienti dalla campagna. Si verifica un grande spostamento della popolazione dalle campagne alle città. In Europa si verifica una migrazione dai paesi meno sviluppati economicamente, come Germania meridionale, Irlanda, Scozia e Scandinavia, a quelli più sviluppati, come Alsazia, Francia settentrionale, Sassonia e Valle del Reno. Si verifica anche una grande migrazione dall'Europa all'America, dove gli Europei fondano comunità a base etnico-nazionale, che si sviluppano in concomitanza con la madrepatria europea.

Negli anni '60 si apre un dibattito storiografico sugli effetti dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione. Ci sono 2 correnti:

  • Una marxista che sostiene il deterioramento degli standard di vita causato da questi due fenomeni;
  • Una neoliberista che sostiene il miglioramento degli standard di vita grazie a questi due fenomeni.

Entrambe le correnti hanno una parte di ragione, poiché l'industrializzazione e l'urbanizzazione hanno sia effetti positivi che effetti negativi: da un lato portano alla scomparsa delle carestie e della miseria e consentono un miglioramento sociale e culturale; dall'altro però impongono a uomini, donne e bambini durissimi ritmi di lavoro in ambienti malsani. Questi due fenomeni inoltre modificano radicalmente la struttura professionale della popolazione: regressione del settore primario, sviluppo dei settori secondario e terziario. Il settore agricolo perde importanza, ma nonostante ciò si verifica un aumento della produzione agricola, dovuto sia alla crescita estensiva che alla crescita intensiva.

Crescita estensiva: è il prodotto della crescita simmetrica di 3 fattori, cioè lavoro, capitale e terra. A differenza dell'America e dell'Australia, in Europa non sono presenti terre vergini e quindi è necessario compiere opere di bonifica del territorio, cioè renderlo coltivabile. Crescita intensiva: cerca di aumentare i rendimenti della terra (land saving) e la produttività del lavoro (labour saving).

Land saving è ad esempio la modifica del sistema di rotazione attraverso la sospensione del maggese, cioè il periodo di riposo per il terreno. Labour saving è ad esempio l'utilizzo di macchine. Nell'agricoltura si verificano trasformazioni che permettono di alimentare una popolazione sempre più numerosa. Tali trasformazioni sono: perfezionamento delle tecniche di rotazione; introduzione di nuove foraggere che permettono la lavorazione di tutti i tipi di terreno; aumento della quantità di concime disponibile dovuto all'aumento della disponibilità di bestiame; perfezionamento di attrezzi in ferro, come falci, aratri, erpici; comparsa delle prime macchine agricole, come ad esempio del trattore; cambiamento delle varietà di piante coltivate e degli animali allevati grazie all'introduzione di specie più adatte al clima e al tipo di terreno. Le colture che si diffondono maggiormente sono: mais, patate, barbabietole da zucchero. Si diffonde l'allevamento di vacche da latte e buoi da macello.

Il processo di industrializzazione europea

La prima rivoluzione industriale

A partire dalla metà del '700 in Europa si verifica un grande sviluppo che...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesca.cozzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Taccolini Mario.
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