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14. IL GATT (GENERAL AGREEMENT ON TARIFFS AND TRADE)

Il Gatt nasce nel 1947 ed è stato il luogo di una serie di tornate internazionali, round, tra un numero crescente

di paesi, che hanno comportato un abbassamento generalizzato dei dazi doganali praticati dai paesi industriali

sviluppati nei confronti dei paesi in via di sviluppo.

Il Gatt si basa sul principio di non discriminazione tra i paesi aderenti. Questo principio trova applicazione

nella clausola di nazione più favorita.

Questa clausola stabilisce che se il paese A riduce i suoi dazi sulle importazioni dal paese B, tutti gli altri paesi

che esportano verso il paese A possono chiedere lo stesso trattamento concesso al paese B.

Nel 1995, al termine di una lunga giornata nazionale, il Gatt venne sostituito dal Wto (World Trade

Organization)

- Sovrintende agli accordi commerciali internazionali, sottoscritti dai paesi aderenti

- Funge da tribunale arbitrale internazionale per dirimere le vertenze commerciali tra i paesi aderenti.

In questo caso, i paesi aderenti hanno accettato di trasferire parte della loro sovranità al WTO, prima

esercitata dai sovrani stessi.

15. L’ETÀ DELL’ORO(1949-73)

Crescita economica senza precedenti e ininterrotta. I paesi occidentali hanno cresciuto il loro tasso del 3,6%.

Le cause della crescita economica

1. Trasferimento del modello Taylor-fordista di organizzazione del lavoro dagli Usa all’Europa occidentale

I mercati europei erano troppo piccoli per imprese che utilizzavano i nuovi metodi della produzione di

massa. Nel 1958 entrò in vigore il trattato che stabiliva la creazione di un unico mercato comune tra 6

paesi europei.

2. La società dei consumi di massa

Rivoluzione nei costumi e nei modi di vita. I beni definiti fino ad ora di lusso, divennero alla portata di

un numero crescente di persone. Beni come l’automobile o gli elettrodomestici (lavatrice, lavastoviglie)

si diffusero come beni di uso comune.

3. Economia mista

Le classi dirigenti erano consapevoli che la grande crisi era stata provocata dal fallimento di un libero

mercato senza freni. Se si voleva evitare il ritorno di una disoccupazione di massa come quella degli

anni ’30, occorreva che lo stato intervenisse nell’economia in maniera più incisiva di come aveva fatto

prima. Tutti gli stati adottarono lo strumento della spesa pubblica in disavanzo per influenzare

l’andamento dell’economia.

Se l’economia mostrava tassi di crescita che apparivano calanti, lo stato poteva intervenire per

promuovere una crescita economica più sostenuta. Se invece l’economia mostrava segni di

surriscaldamento, e se si temeva che una crescita eccessiva potesse portare ad un aumento

dell’invasione, lo stato interveniva per ridurre la dinamica dell’economia riducendo il disavanzo.

4. La politica dei redditi

Patto sociale, accordo concertativo principalmente in Germania, Scandinavia, Norvegia, Olanda, Gran

Bretagna. Si tratta di uno scambio politico tra il governo, gli imprenditori e i sindacati. I sindacati

accettavano di non utilizzare la loro forza contrattuale per rivendicare degli aumenti dei salari che non

fossero sostenibili per le imprese. Accettarono ovvero il principio della moderazione salariale. In

cambio le imprese, si impegnavano ad impiegare i loro consistenti profitti per effettuare grandi

investimenti.

Senza questi investimenti, la crescita economica dell’età dell’oro non sarebbe avvenuta.

Venne istituito un sistema di servizi sociali a beneficio delle famiglie ed in particolare delle famiglie dei

lavoratori.

1. L’ECONOMIA INTERNAZIONALE 1973-2008

L’età dell’oro termina nel 1973 ed inizia una nuova fase, caratterizzata da:

- Un rallentamento della crescita economica

Si parla dei età dell’argento, in quanto i tassi di crescita del Pil pro-capite non sono nemmeno così

deludenti se si considerano i risultati registrati negli anni precedenti all’età dell’oro.

1950-1973 1973-2003

Europa occidentale (media annua) 4,1 % 1,9 %

Stati Uniti 2,5 % 1,9 %

Europa orientale 3,8 % 0,9 %

Giappone 8,1 % 2,1 %

Asia (escluso il Giappone) 2,9 % 3,9 %

America latina 2,6 % 0,8 %

Africa 2,0 % 0,3 %

Tra l’età dell’oro e la crisi economica attuale, ci sono state altre 4 crisi economiche, nessuna comunque

paragonabile con la Grande Depressione degli anni 30 e della recessione attuale.

1974-1975: Prima recessione conosciuta dopo la Seconda Guerra Mondiale

• 1981-1982

• 1992-1993

• 2001-2002

- Rallentamento del tasso di crescita della produttività nell’industria manifatturiera

La fine dell’età dell’oro è accompagnata anche da una brusca inflazione.

Tasso di inflazione: tasso di aumento dei prezzi.

Durante l’età dell’oro, l’economia cresce velocemente ma questa forte crescita dell’economia è

accompagnata da una sostanziale stabilità dei prezzi. Questo perché:

Politiche dei redditi

• Basso prezzo delle materie prime e basso prezzo del petrolio

• Presenza di un sistema di cambi fissi

A partire dagli anni 70, molte delle condizioni che avevano assicurato la stabilità dei prezzi durante l’età

dell’oro, vennero meno, a causa di:

Nel 1971 si ha il crollo del sistema monetario di Bretton Woods. Gli Stati Uniti sospendono la

• convertibilità del dollaro in oro.

Nuova ondata di agitazioni sociali. In alcuni paesi come l’Italia e la Francia, vengono coinvolti

• anche gli operai: LOTTE SINDACALI. Rivendicano aumenti salariati maggiori della produttività.

Shock petroliferi, nel 1973 ci fu un brusco aumento del prezzo del petrolio, il prezzo di

• quadruplica e va da 3 a 12 dollari al barile. Questo aumento viene deciso dai paesi produttori

(paesi arabi), per punire i paesi occidentali dell'appoggio dato a Israele nella guerra arabo-

israeliana di quell'anno e questo brusco aumento portò a una forte inflazione da costi nei paesi

importatori. Un secondo shock petrolifero si ebbe nel 1979, dove ci fu una grossa confusione nei

paesi Iraniani e dove il loro petrolio venne ritirato.

L'inflazione avutasi negli anni 70, cominciò lentamente a diminuire andando verso gli anni 80.

A partire dagli anni 90 l'inflazione è tornata un po' in tutti i paesi, su tutti i livelli che aveva all'epoca

dell'età dell'oro, ovvero cade quella grossa inflazione che si ebbe negli anni 70.

- Aumento della disoccupazione

La disoccupazione aumenta in maniera sensibile durante le recessioni, ma la disoccupazione tende a

persistere anche durante le fasi di ripresa dell'economia.

Due cause principalmente:

1. A partire dagli anni 70 aumenta il numero delle persone che cercano un lavoro, tra cui

tantissime donne.

2. Automazione, si rende visibile il fenomeno della cosiddetta disoccupazione tecnologica.

L'automazione inizia ad entrare massicciamente nelle fabbriche, ovvero vengono costruite nelle

fabbriche un gran numero di macchine automatiche che svolgono lavori che fino a quel

momento erano stai svolti dagli uomini, quindi molti operai perdono il posto di lavoro.

LA RICOMPARSA DELLA DISOCCUPAZIONE STRUTTURALE

 L'aumento della disoccupazione inizia con il primo shock petrolifero

 Ma la disoccupazione resta elevata anche nelle fasi di crescita dell'economia

 La stagflazione

La stagflazione fu molto importante perché la sua presenza finì per mettere fine all'economia

Keynesiana, gli strumenti della politica economica Keynesiana si rivelarono inefficaci per fronteggiare

questo problema della stagflazione. L'economia Keynesiana era incentrata sull'utilizzo della spesa

pubblica in disavanzo, quale strumento di politica economica. Negli anni 70 risulta evidente che la

manovra della spesa pubblica in disavanzo non riesce a fare nulla di fronte al problema della

stagflazione.

CRISI DEI BILANCI STATALI

 Dal 1975 aumentano i disavanzi dei bilanci statali a causa del rallentamento della crescita

economica e dell'aumento delle spese per i programmi sociali

 L'aumento del deficit porta con se quello del debito pubblico.

I disavanzi portarono a un forte aumento del debito pubblico che a sua volta portò con se un aumento

della spesa per gli interessi del debito pubblico stesso.

Il risultato del verificarsi della stagflazione e della crisi dei bilanci statali, portò ad un cambiamento del

paradigma dominante di politica economica.

- Dal keynesismo al neo-liberismo

 I Keynesiani: alti salari, pieno impiego e lo stato assistenziale sostengono la domanda aggregata

che alimenta la crescita economica. Fallimento del mercato;

 I neoliberisti: le politiche keynesiane portano la spesa pubblica fuori controllo e sono la causa

della stagflazione degli anni 70. Fallimento dello stato

 Le politiche economiche neoliberiste:

Dalla gestione della domanda alla politica economica dal lato dell'offerta. Riduzione del ruolo dello stato

nell'economia:

- Assicurare il buon funzionamento dei mercati (dei prodotti e del lavoro) eliminando gli ostacoli alla

concorrenza

- Liberalizzazione dei mercati (deregulation)

- Riduzione della pressione fiscale, soprattutto sui ricchi

- Riduzione della spesa pubblica, soprattutto per il welfare

- Privatizzazione delle imprese pubbliche.

- La globalizzazione

Economia mondiale ed economia globale sono la stessa realtà?

Un’economia mondiale è un’economia nella quale il commercio è realizzato su base transazionale. La

globalizzazione esiste a partire dalla formazione del triangolo commerciale.

Elemento di novità che caratterizza la globalizzazione attuale è che è possibile organizzare su base

transnazionale non solo il commercio ma anche la produzione.

Che cos’è un’impresa multinazionale?

Impresa che dispone di proprie unità produttive in almeno due nazioni, stati diversi. Esse esistono sino

dalla seconda metà dell’800. A partire dagli anni ‘70 sono avvenuti importanti cambiamenti.

Esempio: la Ford, all’inizio degli anni ’20, creò una propria filiale produttiva in Inghilterra. A

quell’epoca, un’impresa che avesse voluto avviare la produzione in un paese diverso da quello di

origine, doveva impiantare nel nuovo paese, l’intero ciclo produttivo del prodotto prescelto.

Una delle reazioni delle imprese alle difficoltà economiche degli anni ’70, è stato quello di avviare un

processo di RISTRUTTURAZIONE caratterizzato dal perseguimento di una strategia chiamata strategia

di frammentazione della catena del valore.

Per un’impresa automobilistica, oggi, è possibile decentrare la produzione di motori in un paese A, la

produzione di ingranaggi in un paese B, e fare poi convergere ogni componente in un impianto di

assemblaggio in un paese ancora diverso.

Il perseguimento di queste strategie di frammentazione, è stato possibile grazie a:

 Avvento delle nuove tecnologie della informazione e comunicazione. Il quartier generale di una

multinazionale, poteva controllare in tempo reale l’andamento del processo produttivo in tanti

stabilimenti situati in tanti paesi e continenti diversi.

 Avvento di una nuova rivoluzione tecnologica: la SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE basata

sul computer e sull’elettronica che consente di coordinare in scala planetaria il funzionamento

di tanti stabilimenti localizzati in diversi paesi

 Adozione da parte di quasi tutti i paesi del mondo di politiche economiche favorevoli

all’integrazione del proprio paese, del proprio mercato internazionale nel più ampio mercato

globale. Ciò si verifica dalla caduta dell’Unione Sovietica. Prima infatti, le relazioni commerciali

tra i paesi capitalisti e il blocco dei paesi socialisti erano molto LIMITATE.

L’integrazione della maggioranza dei paesi al mercato globale è avvenuta grazie alla pressione

esercitata su di essi dai governi dei paesi più sviluppati, come gli Stati Uniti, e dalle istituzioni

economiche internazionali da essi controllate, come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale.

Il “Washington Consensus”

I paesi in via di sviluppo avrebbero dovuto adottare le politiche consigliate dal Washington Consensus e solo

dopo sarebbero giunti gli aiuti dei paesi più ricchi e delle istituzioni economiche. Viene chiamato così perché la

gran parte dei soggetti che raccomandavano queste politiche aveva sede a Washington. Queste politiche

riguardavano:

- La privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici

- Liberalizzazione dei prezzi, del commercio con l’estero e dei movimenti di capitale

- Politiche fiscali “ortodosse”

- Deregolamentazione dei mercati

2. STORIA DEL COMPUTER

Il primo computer elettronico fu costruito negli Usa da John Atanasoff (Iowa University).

Tra il 1937 e il 1942, insieme al suo studente Clifford Berry, costruì l’ABC ovvero Atanasoff-Berry Computer,

primo calcolatore dotato di circuiti elettronici. Riusciva a risolvere 28 equazioni in 29 incognite, ed aveva una

capacità di memoria di 1500 bit.

Nel 1943 in Inghilterra, sotto la guida di Alan Turing, fu realizzato il “Colossus”. Esso serviva a decifrare i

codici utilizzati dai nazisti nelle loro comunicazioni. Vigeva il segreto militare, cioè il governo ha ammesso

pubblicamente la sua esistenza solo 20 anni dopo.

Parallelamente il governo degli Stati Uniti lanciò all’inizio degli anni ’40 il progetto Eniac.

Nel 1946 alla University of Pennsylvania (Usa) fu presentato l’Eniac, costruito sotto la guida di Presper Eckert e

John Mauchly.

Ha 17.000 valvole, 70.000 resistenze, 10.000 condensatori, 5.000 saldature e pesava 30 tonnellate. Era una

macchine di dimensioni gigantesche, in grado di effettuare 300 moltiplicazioni e 5'000 addizioni in un secondo.

Lo scopo era di carattere militare, serviva infatti per calcolare le traiettorie balistiche dei proiettili, e per le

previsioni metereologiche.

Questo computer presentava alcuni difetti:

Aveva una capacità di memoria molto limitata. Poteva conservare solo 20 numeri.

• Aveva troppe valvole, che si bruciavano spesso e dovevano essere cambiate, con il risultato che la

• macchina restava spenta per la maggior parte del tempo.

Non aveva un programma modificabile. La soluzione fu l’invenzione del software

Su questo si lavorò in un progetto parallelo all’Eniac: l’Edvac, coordinato da Johnny von Neumann.

L’obiettivo era inventare un programma, il software appunto, che un computer potesse memorizzare o

dimenticare in qualsiasi momento. Bisognava fare in modo che i circuiti del computer non dovessero essere

smontati e rimontati ogni volta che cambiavano le operazioni da svolgere. Il computer doveva essere in grado

di modificare le proprie azioni da sé, senza dover cambiare la propria configurazione quando cambiavano le

azioni che il computer effettuava.

Un rapporto di von Neumann, scritto nel 1945, definì l’architettura del computer moderno.

Questo è composto da tre organi separati:

1. Una “memoria elettronica”

Contiene i dati su cui lavorare e il programma, ossia le istruzioni su cosa fare con questi dati.

2. Una “unità di controllo”

3. Una “unità di calcolo”

Il computer fuori dai laboratori

Nel 1951 la Remington Rand costruì l’Univac I, utilizzato per elaborare i dati del censimento americano di

quell'anno.

Nel 1952 la Ibm entrò nel settore dei computer:

Lanciò il 701

● Costava 800.000 dollari e ne furono costruiti solo 19 esemplari

Seguì il 650

● Costava 200.000 dollari e ne furono venduti 2.000 esemplari.

La politica fu quella di offrire questo modello alle università americane. Per incentivarle, vennero offerti

loro degli sconti molto alti. Per beneficiare dello sconto, esse dovevano organizzare dei corsi per gli

studenti, durante i quali essi dovevano imparare a lavorare sui computer dell’Ibm.

Nel 1961 introdusse il compatible time sharing system nella serie 7090/94. In questo modo uno

● stesso computer poteva essere collegato a una moltitudine di terminali piazzati nei vari uffici.

Gli impiegati avevano quindi solo i videoterminali e la tastiera. Video terminale connesso con dei cavi al

grande calcolatore main frame.

In tal modo il concetto di accesso remoto ad un computer host divenne realtà.

Nel 1947 William Shockley, dei laboratori Bell della AT&T inventa il transitor. Esso è un componente

• più piccolo e più affidabile della valvola termoionica. Nel 1956 venne costruito il primo computer.

Tra il 1958 e il 1959, Jack Kilby, del Texas Instrument, e Robert Noyce, del Fairchild Semiconductor,

• inventano il circuito integrato, chip. Questa invenzione consente di incidere su una piastrina

piccolissima di materiale conduttore un gran numero di transistor e di altri componenti miniaturizzati.

Il primo chip, aveva un migliaio di componenti.

I prezzi dei componenti che costituiscono i circuiti elettronici diminuiscono rapidamente e la

produzione di semiconduttori aumenta di 20 volte. Furono necessari 70 anni, dal 1780 al 1850 affinché

il prezzo dei tessuti di cotone scendesse.

Nel 1971 Ted Hoff, della Intel, inventa il microprocessore. Ciò segna il passaggio dell'elettronica alla

• microelettronica. Esso è una piastrina di silicio nella quale sono incisi tutti i registri di base e tutte le

funzioni di controllo di un computer.

I microprocessori per computer ogni 18 mesi raddoppiano la loro potenza e parallelamente

diminuiscono di prezzo.

Qualche confronto:

- Il primo microprocessore, Intel 2004, del 1971 conteneva 2300 transitor

- Il microprocessore Pentium Pro del 1995 ne conteneva 5, 5 milioni.

- Il microprocessore Ibm Power 5 del 2004 ne conteneva 276 milioni

- L’Eniac effettuava 300 moltiplicazioni al secondo

- Il Cray XT5 effettuava 1.750.000 miliardi di operazioni al secondo

- Tianhe 1, cinese, effettua 2.570.000 miliardi di operazioni al secondo.

Storia del personal computer PC

1975: Ed Roberts fonda la Mits che costruì il primo minielaboratore Altair

• 1976: Steve Wozniak e Steve Jobs costruiscono Apple I e Apple II

• Seguono Trs 80, prodotto dalla Tandy e Pet 2001, da cui nacque il diffuso Commodore.

• Nel 1981 la Ibm entra nel settore dei PC

PC venduti nel mondo

- 1980: 1 milione

- 1990: 24 milioni

- 1995: 60 milioni

Nel 1995 il 29% delle famiglie americane ha un PC, nell’Europa occidentale questa percentuale varia dal 6 al

18%.

Componenti chiave del computer:

Microprocessore, venne fornito dalla Intel

- Sistema operativo, venne appaltato a Bill Gates. Su ogni pc Ibm sarebbe stata installata una copia di DOS.

-

La Ibm commise l'errore di non avere l'esclusiva del microprocessore e del sistema operativo.

Infatti alla Microsoft era consentito di concedere la licenza d'uso dello stesso sistema operativo DOS anche ad

altri produttori di PC ma con un nome diverso: MS-DOS. Nel 1982 la Compaq presenta il primo clone del pc Ibm.

IBM COMPATIBILE.

Dai mainframe alle reti client server

Il microprocessore Intel 8008, del 1981, ha una velocità di calcolo di 0,3 milioni di istruzioni al secondo, ovvero

1/30 di un mainframe di allora.

Il microprocessore Intel Premium, del 1995, ha una velocità di calcolo di 100 milioni di istruzioni al secondo. La

stessa del mainframe Ibm ES-390

Un PC Pentium costa 1.000 dollari, mentre un mainframe costa alcuni milioni di dollari.

Nasce un nuovo modo di usare la potenza di calcolo: dai mainframe alle reti client-server, INTRANET.

I client server sono pc collegati in rete e collegati ad un server che controlla lo scambio di dati, anche tra due

client

3. STORIA DEL PC

Il PC user-friendly

Il Macintosh della Apple, nel 1984, introduce un nuovo modo di usare il PC:

- Finestre grafiche

- Icone grafiche

I dati e le operazioni da svolgere vengono rappresentati attraverso figure gradevoli per l’utente e di

facile comprensione. In passato, l’utilizzo del computer avveniva tramite stringhe di caratteri

alfanumerici e quindi era più difficoltoso per l’utente non esperto.

- Sistema di puntamento con il mouse

- Floppy disc da 3½ pollici

Ma questo sistema si afferma solo con il sistema operativo Windows della Microsoft:

- 1985: Windows 1.0

- 1987: Windows 2.0

- 1990: Windows 3.0

Prima versione ad avere successo. Essa consente di utilizzare il PC user-friendly anche in ambiente Ibm

compatibile.

- 1995: Windows 95

- 1998: Windows 98

- 2000: Windows 2000

- 2001: Windows XP

4. L’AUTOMAZIONE

La meccanizzazione e l’automazione sono la stessa cosa?

- MECCANIZZAZIONE

La parte utensile diventa parte della macchina stessa, ed è azionata direttamente da un meccanismo,

non più dall’uomo. La funzione di controllo del funzionamento della macchina spetta però ancora

all’operatore umano.

- AUTOMAZIONE

Modalità di svolgimento del processo produttivo diversa dalla meccanizzazione, in quanto essa utilizza

delle macchine che oltre a svolgere tutte le funzioni che venivano svolte dalle macchine dell’età della

meccanizzazione, sono in grado anche di controllare da sé il proprio funzionamento. Ora le macchine

sono costituite non più da tre ma da quattro parti fondamentali:

Motrice

• Trasmissione

• Parte Utensile

• CONTROLLO (parte aggiuntiva). Nel momento in cui la macchina controlla il proprio

• funzionamento, essa produce anche una serie di informazioni su come essa stessa svolge il

processo produttivo. Queste informazioni possono essere elaborate sia dalla macchina stessa,

sia dall’operaio per effettuare delle ulteriori ottimizzazioni del processo produttivo.

L’operaio ora ha il compito di controllare il controllo, quindi fornire alla macchina le istruzioni su come

deve essere fatto.

Tappe principali della storia dell’automazione

Distinzione tra:

- Produzione per processo, comprende tutti quei settori industriali nei quali il processo produttivo

interviene sulla composizione del materiale trattato e non sulla sua dimensione. Settore chimico,

energetico, cartario.

- Produzione per parti, comprende tutti quei settori industriali nei quali il processo produttivo

interviene sulla forma, dimensione della materia e non sulla sua composizione. Settore dell’industria

meccanica e tessile.

CONTROLLO NELLA PRODUZIONE PER PROCESSO

Fino agli anni ’20 del 900, il controllo della produzione nella produzione per processo, veniva svolto dagli stessi

operai attraverso l’attenzione che dovevano prestare ad una serie di strumenti che erano applicati alle

macchine stesse:

- Termometri che misuravano la temperatura

- Manometri per la pressione dei fluidi

- Amperometri per l’intensità della corrente elettrica

Negli anni ’20 compaiono le prime forme di automazione, basate principalmente da controllori pneumatici,

ovvero controllori azionati dalla pressione dell’aria. La forma più comune di automazione era quella di

collegare questi strumenti posti a bordo macchina, a delle valvole pneumatiche.

L’elettronica inizia ad essere utilizzata per il controllo del processo produttivo nei settori della produzione del

processo, a partire dagli anni ’50 del 900. In quegli anni si forma un apparato di controllo della produzione nei

settori della produzione per processo, nel quale i controllori pneumatici vengono collegati con un grande

computer centrale posto in un’apposita sala di controllo.

A partire dagli anni ’70, cioè a partire dall’avvento del microprocessore, vengono sviluppati dei

microprocessori in grado di fungere da sensori elettronici. Questi sensori possono sostituire i vecchi

termometri, manometri e amperometri. Essi trasmettono le informazioni rilevate, direttamente al computer

centrale nella sala di controllo dello stabilimento, che elabora tutte le informazioni trasmesse e può decidere di

azionare i controllori pneumatici.

CONTROLLO NELLA PRODUZIONE PER PARTI

La prima forma di automazione compare negli anni ’50 del 900 ed è il controllo numerico CN.

La prima macchina utensile a controllo numerico, venne sviluppata negli Stati Uniti e rappresentava il risultato

di una ricerca che mirava a realizzare una macchina utensile, il cui utensile, riuscisse a muoversi su diversi assi

in maniera simultaneamente coordinata. Essa doveva rispettare delle tolleranze strettissime nella lavorazione

di profili delle ali degli aerei da guerra.

I movimenti che l’utensile doveva effettuare per eseguire una determinata lavorazione, venivano tradotti in

informazioni matematiche. Queste informazioni venivano immesse in un computer ed esso fissava i risultati

delle sue elaborazioni su un nastro magnetico. Questo nastro magnetico conteneva così il programma da

impartire alla macchina. Il computer era situato in una sala di calcolo apposita, ben distinta dall’officina.

L’operatore prelevava il nastro magnetico, per inserirlo in un apposito lettore nella macchina a CN, che capiva il

processo da ripetere.

A partire dagli anni ’70, si passò poi dal controllo CN al controllo numerico computerizzato CNC, grazie al

passaggio dall’elettronica alla microelettronica. Ora bisogna costruire computer per la programmazione

sufficientemente piccoli da poter essere installati direttamente in officina a bordo macchina. Questo computer

viene anche utilizzato per raccogliere una serie di informazioni durante lo svolgimento del processo produttivo.

Il passaggio al CNC portò ad importanti implicazioni per la diffusione dell’automazione:

1. Le macchine utensili a CNC sono meno costose delle macchine utensili a CN, ed è così anche alla

portata di piccole e medie imprese

2. La macchina utensile a CNC viene programmata direttamente dal computerino a bordo macchina, ed

è così più facile coinvolgere gli operai nella programmazione. Nella macchina utensile a CN la

programmazione avveniva invece lontano dall’officina e quindi il compito di programmare veniva

affidato a tecnici specializzati.

FORME DI AUTOMAZIONE

Robot industriali consistono di una unità di elaborazione, ovvero di un computer, al quale sono collegati uno o

più organismi di movimento, detti anche bracci. A seconda delle loro applicazione, ci sono robot di:

Manipolazione, con il loro braccio prelevano un pezzo per spostarlo

- Saldatura

- Verniciatura

- Montaggio

-

L’obiettivo è eliminare una serie di mansioni lavorative particolarmente pesanti e nocive. Un esempio è il

processo di saldatura dove vengono emessi fumi e polveri nocive.

Progettazione e disegno dei prodotti

La progettazione assistita dal calcolatore, CAD, consente di definire la forma e le dimensioni dell’oggetto

progettato e di procedere ad una analisi ingegneristica dell’oggetto progettato. Essa consiste nella possibilità di

simularne al computer il comportamento nelle diverse condizioni di lavoro o condizioni ambientali. In questo

modo la progettazione assistita dal calcolatore consente una qualità sconosciuta in precedenza e migliore che in

passato.

TECNICHE DI PROGRAMMAZIONE

1) Sistema PUNTO A PUNTO, point to point

Le istruzioni da impartire alla macchina, vengono redatte da dei programmatori specializzati. Essi

individuano a tavolino tutta una seria di istruzioni matematiche che individuano le coordinate

geometriche nello spazio che l’utensile dovrà seguire in fase di lavorazione.

2) Sistema PER AUTOAPPRENDIMENTO, record playback

La programmazione viene effettuata dallo stesso operatore di officina. Egli guida il braccio della

macchina in modo da fargli compiere tutte le operazioni necessarie per eseguire la lavorazione voluta.

Queste operazioni vengono memorizzate dal computer posto a bordo macchina e diventano il

programma della lavorazione in oggetto. Nel momento in cui il computer memorizza cioè APPRENDE le

operazioni, può ripeterle in qualsiasi momento e per infinite volte. Si tratta di una tecnica più

coinvolgente, alla portata degli operai.

La forma più complessa di automazione è rappresentata dai sistema FMS. Esso consiste in una linea flessibile di

produzione dove si riconduce ad un’unica procedura gestita dal calcolatore, un sistema complesso di

operazioni:

I. Un robot di manipolazione, raccoglie il pezzo e lo sistema sul nastro convogliatore

II. Il nastro convogliatore trasferisce il pezzo alla macchina utensile a CNC che lo deve lavorare

III. La macchina utensile a CNC preleva il pezzo e lo sottopone a una prima lavorazione

IV. Terminata la lavorazione, la macchina utensile a CNC scarica il pezzo e lo riposiziona sul nastro

convogliatore

V. Il nastro convogliatore trasporta il pezzo alla macchina utensile a CNC successiva

VI. Nuovamente il pezzo viene prelevato da questa seconda macchina e sottoposto ad una seconda

lavorazione

VII. Quando questa lavorazione è terminata, il pezzo viene scaricato e riposizionato sul nastro convogliatore

Il procedimento va avanti fino a raggiungere l’ultima macchina utensile a CNC. A questo punto il nastro

convogliatore trasporta il pezzo fuori dal sistema, prelevato da un altro robot manipolatore e sistemato.

È presente un unico computer centralizzato che controlla in tutte le sue fasi, il processo della lavorazione che si

svolge sulla linea FMS in oggetto. 20. STORIA DI INTERNET

1957, anno in cui l’Unione sovietica manda in orbita il primo satellite artificiale, il governo degli Usa istituisce

l’Arpa: Advanced Research Projects Agency.

1969: Arpa dà vita ad una prima rete di computer, ARPANET. Inizialmente collegava i computer di quattro

università americane:

- Ucla

- Stanford

- Ucsb

- Utah

Nel corso degli anni ’70, a questa rete, si collegarono i computer di molte altre università, di centri di ricerca,

delle principali imprese produttrici di computer e anche la NASA, agenzia spaziale americana.

Incominciarono inoltre a nascere altre reti di computer, sviluppate da enti che non avevano accesso ad

ARPANET:

- MFE-Net, rete riservata ai ricercatori nel campo dell’energia della fusione magnetica.

- HEP-Net, riservata ai cultori dell’alta energia

- Span, fondata dalla Nasa, riservata agli specialisti della fisica spaziale.

Queste reti avevano scopi di carattere scientifico e militare, non erano quindi reti commerciali, non

comunicavano nemmeno fra loro.

1981: la NSF, National Science Foundation, crea CS-Net e Bit-Net, in collaborazione con Ibm.

1983: l’aumento dei computer connessi e del traffico veicolato sulla rete, indusse a scorporare da Arpanet la

rete Milnet. Quindi venne separata la rete Milnet dalla preesistente rete Arpanet. Quest’ultima fu dedicata

esclusivamente a scopi scientifici, mentre la neo scorporata rete Milnet, venne dedicata a scopi militari.

In Europa nascono Eunet (1982) e Earn (1984)

Tutte queste reti non sono però interconnesse fra loro, ma frammentate in tante reti. BISOGNAVA:

- Aumentare la capacità di trasmissione delle dorsali

1985: la NSF finanzia la creazione di 5 supercomputer che diventano il nucleo centrale della rete della

stessa NSF, chiamata ora NSF-Net. Essa permetteva di gestire un traffico maggiore rispetto a quello

delle precedenti. Ora si connettono i computer di tutte le Università americane.

Hosts connessi a NSF-Net:

1986 5.000

1987 28.000

1989 100.000

1990 300.000

- Occorreva dare vita a un protocollo di comunicazione che potesse essere utilizzato da tutte le reti.

1973-1982: Vinton Cerf e Robert Kahn progettano e realizzano l’architettura essenziale di internet,

cioè il protocollo TCP/IP. È suddiviso in due parti:

 Da host to host: TCP = Transmission Control Protocol

 Da rete a rete: IP = Internet Protocol

A partire dal 1 gennaio 1983, ARPANET, adottò questo protocollo. Ciò rendeva possibile così la

connessione tra computer.

Nel 1988 la NSF-Net si accorda per condividere la propria infrastruttura con le altre reti scientifiche esistenti

all’epoca, inclusa ARPANET.

Nel 1889 ARPANET viene definitivamente chiusa e viene incorporata dalla NSF-Net. Quest’ultima, essendo una

rete globale, viene denominata INTERNET. A quell’epoca Internet è vincolata a utilizzi non commerciali.

Nascono quindi le reti commerciali, con lo scopo di creare e gestire una rete di computer che offrono servizi di

carattere commerciale:

- Compuservice

- Prodigy

- America Online

Progressi vennero fatti su due livelli:

- HARDWARE

Sviluppo di dispositivi che consentissero i passaggi alle varie reti a velocità elevata: invenzione dei

router

- SOFTWARE

 Sviluppo di un nuovo formato per catalogare i siti internet.

Venne inventato il WWW, World Wide Web. Unica invenzione di rilievo nella storia di internet

ad essere stata realizzata al di fuori degli Stati Uniti. Venne realizzato da un gruppo di ricerca

europeo, coordinato da uno scienziato inglese Tim Berners Lee presso il Cern di Ginevra.

Ottenne il titolo di Baronetto, Sir. Tim.

IN PASSATO

 L’indirizzo del sito era definito da una successione di numeri, e non forniva così nessuna

informazione sul contenuto del sito.

ORA

 È possibile ordinare i siti web non per posizione, ma per informazione. Infatti si effettua

una ricerca tramite l’utilizzo di una o più parole chiave. Il www individua un nuovo

formato per individuare un sito web: lo URL (Uniform Resource Location)

 Consentire l’accesso ad Internet dai personal computer. Infatti molte aziende stavano

impiantando le reti client server, reti INTRANET, non connesse quindi con il mondo esterno. La

creazione di una rete globale che servisse a tutti gli scopi, avrebbe sviluppato anche le reti

intranet.

IL BROWSER

1993: Marc Andreessen del National Center for Supercomputing Applications della NSF inventa il browser

grafico Mosaic.

1994, Andreessen decise di sfruttare la sua invenzione. Infatti insieme ad un imprenditore della Silicon Valley,

Jim Clark, fonda una nuova società, la Netscape Corporation, che lanciò il primo browser affidabile per PC, il

Netscape Navigator.

La Microsoft lanciò poi una versione che aveva già incorporato il browser.

La privatizzazione di Internet

1991: la NSF promuove un progetto per la realizzazione di una rete (dorsale) avanzata: MERIT.

• Progetto che deve essere completato entro la fine del 1994, cosa che accade.

1994: la NSF stipula un contratto con quattro imprese private per la gestione della nuova rete, che

• entra in funzione a partire del 1995.

1995: La dorsale NSF-Net viene chiusa e sostituita definitivamente da MERIT.

La nuova rete internet diventa rete globale, che connette i computer di tutto il mondo e che è disponibile per

tutte le finalità. Sia di carattere commerciale sia no. Il numero di computer, di host, connessi a Internet

aumenta, insieme al numero di siti web.

Le imprese operanti su Internet

Ci sono quattro tipi di imprese operanti su Internet:

1. Imprese che forniscono l’infrastruttura di Internet: providers, produttori di dispositivi di rete;

2. Imprese che forniscono le applicazioni per l’infrastruttura di Internet: le imprese che costruiscono i siti

internet e ne curano la manutenzione;

3. Imprese che forniscono servizi gratuiti su Internet e ricavano le loro entrate dalla pubblicità: fornitori

di contenuti, portali su Internet (Google, Yahoo);

4. Società che realizzano transazioni economiche basate su Internet (e-commerce): Amazon.

21. PRODUZIONE SNELLA o modello giapponese di organizzazione del lavoro

Nuovo modello di organizzazione del lavoro che ebbe la sua origine in Giappone dopo la 2GM in un’impresa

molto nota: la Toyota.

Questo modello iniziò nel 1950, quando il giovane proprietario della Toyota (Eisi Toyoda) ed il suo ingegnere

capo (Taichi Ohno) visitarono lo stabilimento della Ford di River Roger che era la fabbrica più moderna del

mondo.

QUESITO: perché la fabbrica si chiama Toyota e non Toyoda, come il cognome della famiglia proprietaria?

Il nome Toyoda, nel linguaggio giapponese, significa risaia fertile. Quindi, per motivi di marketing, la famiglia ha

ritenuto inopportuno chiamare risaia fertile un’azienda automobilistica che doveva trasmettere un’immagine di

velocità e progresso tecnologico.

I due ebbero un’impressione negativa di quella fabbrica, ebbero la percezione che vi fosse un grande spreco di

fatica, tempo e materiale. Una volta tornati in Giappone, si misero al lavoro per trovare un’organizzazione

della produzione differente da quella fordista.

Il metodo venne messo appunto dallo stesso Ohno, ingegnere capo della Toyota.

Egli iniziò ad organizzare gli operai del reparto montaggio in squadre di lavoro alle quali veniva affidata una

fase complessa del montaggio dell’automobile. Gli operai di ciascuna squadra, avrebbero dovuto trovare

collaborando insieme, il modo migliore per eseguire al meglio le operazioni necessarie all’esecuzione di quella

fase affidata alla loro squadra.

Alla Toyota, Ohno non creò un ufficio tempi e metodi, non era presente infatti un’attività di analisi del lavoro

con lo scopo di studiare e analizzare le mansioni lavorative per appurare quali sono il modo migliore e il tempo

ottimale per eseguire ciascuna mansione lavorativa. Nessuno imponeva così agli operai di lavorare attenendosi

alla micro gestualità e ai tempi considerati ottimali.

La differenza dal modello fordista è che in questa situazione l’intelligenza e la capacità professionale

dell’operaio singolo non veniva scartata, anzi essa diventa punto centrale per l’organizzazione del lavoro.

Gli operai, in cambio di questa autonomia, devono tenere un comportamento lavorativo con l’azienda.

Inoltre Ohno affida anche altre mansioni lavorative alle squadre di lavoro, che nella fabbrica fordista sono

svolte da addetti specializzati, utili per arricchire le loro mansioni e per portare beneficio all’impresa:

- Pulizia dell’area di lavoro al termine del turno di lavoro

- Effettuare piccole manutenzioni e riparazioni dell’attrezzatura produttiva

- Effettuare il controllo della qualità svolto dalla stessa squadra operaia

 Nel modello fordista, il controllo della qualità delle automobili prodotte, non veniva fatto in fase

di assemblaggio ma in un reparto speciale chiamato ZONA DI RITOCCO.

Il controllo qualità non viene effettuato lungo la linea di assemblaggio ma in un reparto

specializzato, ha due conseguenze:

La catena di montaggio non viene mai fermata, in quanto questo comporta elevati costi.

o Così si possono inoltre programmare i quantitativi prodotti con molta precisione.

Se però il controllo qualità viene fatto in un reparto specializzato, può trascorrere molto

o tempo tra il momento in cui una difettosità si presenta sulla linea di montaggio, e il

momento in cui essa viene diagnosticata. Quindi può essere costruito anche un numero

elevato di auto difettose, prima che il difetto venga individuato.

 Ohno fa sistemare accanto alla postazione di lavoro di ciascun operaio, un segnalatore

luminoso con accesa sempre una sola spia con i seguenti colori:

Verde: non c’erano difetti

o Giallo: si riscontrava un difetto che si poteva risolvere senza fermare la linea

o Rosso: si presentava un difetto grave, tale da fermare la linea

o

Gli operai della Toyota quindi avevano un potere immenso, rispetto a quelli della Ford, dove solo

il management poteva decidere se fermare la linea.

Se i segnalatori di tutte le postazioni sono verdi, significa che ci sono degli sprechi che però gli operai non

riescono a vedere. Secondo Ohno, aumentando la velocità della linea, dovrebbe comparire una luce gialla,

portando così alla luce gli sprechi che esistevano anche prima ma non erano visibili. La soluzione ideale è

quindi di avere luci verdi, intervallate però da qualche luce gialla.

Ohno chiese inoltre agli operai di fermarsi, ogni tanto, a fine del lavoro, per proporre suggerimenti su come

migliorare il sistema produttivo. Queste riunioni periodiche, alle quali partecipavano anche tecnici e ingegneri

divennero note in Occidente come CIRCOLI DI QUALITÀ.

Nel corso del tempo, questi accorgimenti sperimentati ed effettuati da Ohno alla Toyota hanno portato alla

definizione di un nuovo sistema organizzativo chiamato produzione snella o modello giapponese di

organizzazione del lavoro.

Questo sistema si basa su 4 principi fondamentali:

1. Eliminazione degli sprechi

- Sprechi immediatamente visibili, come gli scarti dei prodotti scadenti

- Sprechi nascosti, come i tempi morti di attesa, i trasporti e le movimentazioni inutili, le produzioni non

richieste immediatamente dal mercato e che obbligano ad allestire magazzini superflui.

 Miglioramento continuo (kaizen)

Processo attraverso il quale si possono eliminare tutti gli sprechi. Continuo in quanto appena si

presenta uno spreco, bisogna eliminarlo, poi bisogna portare alla luce un nuovo spreco ed

eliminarlo nuovamente.

Il kaizen è lo strumento per eliminare gli sprechi, basato sul coinvolgimento attivo degli operai.

 Tecnologia “frugale”

La riduzione degli sprechi portò la Toyota a dotarsi di impianti frugali, cioè non arretrati ma

facilmente conoscibili e utilizzabili dagli operai di officina che saranno così in grado di suggerire

continui e piccoli miglioramenti agli impianti stessi.

Questa concezione ebbe un importante conseguenza nella modalità di automazione.

La fabbrica fordista, non si fidava dei propri operai, e quindi vennero introdotte

o macchine che si programmano con la tecnica del punto a punto.

La Toyota invece preferiva macchine che si programmano per autoapprendimento con

o le quali si attribuiva importanza agli operatori di officina. Si tratta inoltre di macchine

meglio gestibili dagli operatori.

L’obiettivo dell’eliminazione dello spreco, ha indotto Ohno a modificare l’impostazione della programmazione

della produzione.

Nella fabbrica Taylor-fordista i quantitativi da produrre vengono stabiliti ancor prima che ci sia richiesta da

parte del mercato. Si produce quindi per i magazzini. Gli impianti inoltre sono molto costosi e rigidi, quindi

progettati per essere straordinariamente efficienti per produrre un unico componente o un unico modello di

automobile.

Gli impianti della fabbrica Toyota sono più flessibili e possono essere facilmente riattrezzati per produrre più

modelli di automobili. Per Ohno un rilevante spreco erano i magazzini per questo adottò la produzione del just

in time. Secondo Ohno è il mercato a stabilire i quantitativi e i tempi della produzione; produrre nel momento

esatto in cui il mercato richiede il prodotto eliminando così una parte consistente dei costi di stoccaggio.

Ohno ricorse ad un sistema di cartellini (kanban) posti sui recipienti mobili che fungevano da modelli ordine.

Il programma di produzione ora non era stabilito a priori dall’azienda ma quando l’ufficio commerciale

richiedeva le automobili. Gli ordinativi venivano comunicati a valle dove si indicavano i componenti necessari

per la produzione compilando i kanban che venivano poi inviati ai reparti a monte. In questo modo i reparti a

monte ricevevano quanto era loro necessario per produrre del dato quantitativo richiesto, pertanto i

componenti non erano stoccati in magazzini intermedi ma portati direttamente nel reparto assemblaggio:

ZERO SCORTE

2. Coinvolgimento dei lavoratori attraverso il principio di automazione

- Polivalenza delle capacità professionali dei lavoratori

- Flessibilità delle squadre di lavoro

- Layout dei macchinari a “U”

Ohno adottò anche un nuovo layout, utile per la partecipazione attiva dei lavoratori.

Nella fabbrica fordista i macchinari erano disposti secondo un LAYOUT LINEARE, e questo rendeva quasi

impossibile ogni forma di interazione e collaborazione tra gli operai nello svolgimento delle proprie mansioni.

Ciò presuppone che ogni mansione debba essere svolta individualmente.

Nella Toyota i macchinari erano disposti con LAYOUT A U, le postazioni lavorative sono collocate al centro della

U. Questo layout presuppone una zona per momenti di collaborazione esplicita tra gli operai per svolgere una

determinata mansione.

3. Coinvolgimento dei fornitori

Una grande impresa Taylor-Fordista, come la Fiat, in che modo selezionava i propri fornitori?

Venivano organizzate aste in cui venivano invitati potenziali fornitori, che erano stati preselezionati in base alla

conoscenza del settore. A queste imprese invitate, veniva mostrato il disegno del pezzo che bisognava produrre,

e fissava un prezzo base per questa asta. L’appalto veniva assegnato al partecipante che forniva il ribasso

maggiore rispetto al prezzo base dell’asta. L’impresa che aveva vinto la prima asta, non aveva alcuna garanzia

di vedersi confermato l’appalto alla seconda asta. Si trattava di un legame contrattuale, basato su una variabile

fondamentale: IL PREZZO.

La relazione tra i due contraenti (Fiat e fornitori) era caratterizzata da una sostanziale opacità. Il fornitore

aveva quindi l’interesse a far sapere il meno possibile di sé alla Fiat. Questo perché in caso di vantaggio trovato

dal fornitore, egli non aveva alcun interesse a condividere queste informazioni con la Fiat.

1° cambiamento

La Toyota selezionava un gruppo ristretto di fornitori di PRIMO LIVELLO. Essi erano fornitori in grado di

fornire un prodotto complesso, e che quindi effettuano al loro interno un sotto assemblaggio e che gestiscono

una propria rete di fornitori di SECONDO LIVELLO.

2° cambiamento

La Toyota è interessata a formare un gruppo di fornitori di primo livello, in grado di partecipare attivamente a

tutto il processo di eliminazione dello spreco e di miglioramento continuo che sta alla base della PRODUZIONE

SNELLA. La relazione che si instaurava tra Toyota e fornitori doveva essere duratura proprio per garantire un

miglioramento contemporaneo di efficienza delle parti.

Nella produzione snella, la grande casa automobilistica non si considera più autosufficiente riguardo alla

progettazione dell’auto.

4. Qualità totale

Il fornitore deve organizzare al suo interno il meccanismo finalizzato all’individuazione ed eliminazione degli

sprechi. I fornitori vanno incentivati per attuare questo processo di miglioramento continuo, e per questo il

contratto tra Toyota e fornitori è a lungo termine e prevede anche che i GUADAGNI DI EFFICIENZA, resi

possibili dalla eliminazione degli sprechi del fornitore, vengano ripartiti in maniera condivisa tra il fornitore

stesso e la Toyota.

Infine anche il fornitore deve adottare la produzione a KANBAN, a zero sprechi.

LA FABBRICA INTEGRATA

Il sistema della produzione snella è diventato noto in occidente intorno agli anni 70 e 80 del 900.

Durante gli anni 70 era aumentata di molto la quota di mercato delle automobili giapponesi negli Stati Uniti

(Toyota, Honda, Mitsubishi).

Si incominciò a studiare le cause che stavano alla base del successo dei produttori giapponesi e del perché essi

riuscivano a fabbricare automobili migliori di quelle dei produttori Occidentali. Quando iniziò ad essere

conosciuto il sistema della produzione snella, si aprì un dibattito:

- C’era chi sosteneva che fosse il prodotto di una fortissima collaborazione tra gli operai che in Giappone

erano qualificati e l’impresa e basato su un senso di appartenenza fortissimo degli operai all’impresa

nella quale lavoravano. Quindi poteva funzionare solamente in Giappone.

- C’era chi sosteneva che la produzione snella potesse essere un modello organizzativo di VALIDITÀ

UNIVERSALE. Quindi poteva essere trasferito e adottato al di fuori del Giappone.

A partire dagli anni ’80 un processo di INTEGRAZIONE PARZIALE di sistemi e pratiche della produzione snella

anche da parte delle imprese occidentali.

La FIAT

L’allora Ministratore delegato Cesare Romiti, lanciò il progetto della fabbrica integrata nel 1989, finalizzato alla

adozione del sistema della produzione snella.

Questo progetto contemplava due principali novità rispetto alla precedente organizzazione Taylor fordista

della Fiat:

1. PASSAGGIO DA UNA ORGANIZZAZIONE basata sulla centralità delle funzioni AD UNA

ORGANIZZAZIONE basata sulla centralità dei processi

Nella vecchia fabbrica Taylor Fordista, lo stabilimento era organizzato sulla base di dipartimenti

articolati per funzioni aziendali (fabbricazione di autoveicoli, manutenzione degli impianti, controllo

qualità, gestione materiali). Le decisioni Inter funzionali, quindi che riguardavano la soluzione di

problemi che abbisognavano del contributo di almeno due dipartimenti, potevano essere prese soltanto

a livello della direzione dello stabilimento, al vertice quindi.

Si decentrò verso il basso della scala gerarchica, la responsabilità delle decisioni Inter funzionali. Quindi

si fece in modo che queste decisioni non venissero prese al vertice ma da qualcuno a più diretto

contatto con la produzione. In questo modo si sarebbero ottenuti dei tempi di reazione più rapidi.

2. CREAZIONE DELLE UNITÀ TECNOLOGICHE ELEMENTARI, dette UTE

Esse diventano la cellula organizzativa di base della fabbrica Fiat e vanno a sostituire le vecchie squadre

operaie. La UTE è un’entità organizzativa alla quale la Fiat assegna un preciso potere decisionale.

Ad ogni UTE viene affidata la responsabilità di una fase compiuta del processo produttivo ed essa ha un

ben preciso potere decisionale.

A differenza della squadra operaia, deve certificare la qualità della propria produzione e deve

perseguire un miglioramento complessivo di tutti gli aspetti legati alla fase del processo produttivo che

le è affidata. Per consentire alla UTE di perseguire il miglioramento continuo, le vengono affidate delle

risorse che si concentrano nel TEAM TECNOLOGICO:

 Capo-UTE

I tecnologi sono una serie di tecnici:

 Tecnologo di linea, tecnico in grado di intervenire per la risoluzione di problemi operativi

immediati che si possono presentare lungo la linea di produzione

 Tecnologo specialista, figura compente per intervenire per la soluzione di quei problemi che

richiedono interventi di carattere progettuale

- Si chiede agli operai una PARTECIPAZIONE ATTIVA allo svolgimento del processo produttivo che nella

fabbrica fordista non era contemplata.

- Si chiede di segnalare al Capo-UTE le anomalie, di fornire suggerimenti per migliorare il processo

produttivo.

- Viene reso frequente l’interscambio delle mansioni tra gli operai.

- Allo stesso tempo, gli operai, devono essere informati dal Capo-UTE sull’andamento della produzione e

sulle eventuali difettosità che si sono riscontrate e risolte.

Rispetto al modello canonico della produzione snella alla Toyota, gli operai non sono membri del team

tecnologico.

Il progetto della fabbrica integrata viene lanciato nel 1989 e negli anni successivi inizia ad essere adottato in

tutti gli stabilimenti Fiat. Un forte vincolo è rappresentato dall’arretratezza degli stabilimenti Fiat, dove

l’organizzazione fisica Taylor-fordista era un vincolo per l’adozione del modello della fabbrica integrata.

Nel 1993 la Fiat inaugurò un nuovo stabilimento, all’epoca una delle fabbriche di automobili più moderne

d’Europa, di MELFI, in Basilicata.

A differenza degli altri stabilimenti, fu progettato fin dall’inizio, per funzionare in base al sistema della fabbrica

integrata, per costruire la Punto.

Perché Melfi?

- Possibilità di accedere ad ingenti finanziamenti pubblici per il Mezzogiorno;

- Relativa vicinanza ad altri stabilimenti Fiat: Termoli, Cassino, Pomigliano d’Arco;

- Presenza nell’area di un’ampia riserva di forza-lavoro sotto-utilizzata;

- Melfi era un’area priva di tradizioni industriali e delle incrostazioni della cultura conflittuale fordista

tradizionale;

- Melfi appariva, pertanto, la collocazione ideale per avviare l’esperimento più avanzato di realizzazione

della FI, che doveva fungere da modello per tutto il gruppo Fiat.

Lo stabilimento di Melfi è diviso in due parti:

- Reparti Fiat veri e propri

 Stampaggio

 Lastratura

 Verniciatura

Sono tre reparti ad elevata intensità di capitali.

 Montaggio

In questo reparto vengono installate delle tecniche di produzione ad elevate intensità di lavoro, quindi

si fa ancora leva sul lavoro umano. Non lavorano solo operai qualificati ma anche operai poco qualificati

ai quali vengono dedicati pochi giorni di addestramento.

- Le fabbriche di 22 fornitori di primo livello (first tier);

I due blocchi sono collegati da una strada dritta larga 24 metri e lunga 1,5 km che consente ai fornitori di

rifornire la linea di assemblaggio della Fiat in base al principio del JIT. Non ci sono il magazzino e la palazzina

degli uffici.

L’organizzazione del lavoro a Melfi, ovvero condizioni di lavoro particolari rispetto a quelli degli altri

stabilimenti Fiat:

- Lo stabilimento di Melfi funziona per 6 giorni (dal lunedì al sabato) su 3 turni anziché per 5 giorni su 2

turni come nelle altre fabbriche Fiat

 7 ore e 15 min. per 6 giorni per 2 settimane

 La terza settimana si lavora 7 ore e 15 min. per 3 giorni con un week-end di 4 giorni

 Il turno di notte si ripete per 2 settimane di seguito (la “doppia battuta”).

- I salari sono inferiori del 20% rispetto alle altre fabbriche Fiat:

 Il recupero dei volumi di produzione persi a causa di eventuali fermate della linea, sarebbero

stati recuperati non con gli straordinari (a causa della mancanza di tempo) ma con un aumento

della velocità della linea che sarebbe potuto arrivare fino al 18%

 L’enfasi posta dall’azienda sulla partecipazione attiva dei lavoratori, non si tradusse in una

riduzione del peso dell’analisi del lavoro e della metrica, MA la Fiat impose come precondizione

per l’apertura dello stabilimento, l’introduzione di una nuova metrica del lavoro:

Dal MTM (Method Time Measurement) al TMC (Tempi dei Movimenti Collegati)

 La prima era una metrica definita negli Stati Uniti che aveva stimolato le imprese

europee ad adottarlo in forma semplificata. Introdusse così il TMC, forma semplificata

della metrica americana. Anche lavorando in base al TMC sarebbe rimasto invariato

rispetto all’MTM il risultato finale in termini di intensità del carico lavorativo.

Dal TMC al TMC-2 (i tempi di lavoro si intensificano sino all’8%)

 A Melfi doveva venir introdotta la TMC-2.

Con il passaggio al TMC-2 si ebbe una riduzione media dei tempi di lavoro di ciascun

operaio pari a circa il 3-4%, con delle punte per alcuni gesti che raggiungevano il 7-8%.

La Fabbrica Integrata rappresenta una sorta di ibrido tra la produzione snella e la tradizionale

organizzazione Taylor-fordista delle fabbriche occidentale.

- La FI ha introdotto tratti importanti del toyotismo ovvero della produzione snella:

 Kanban: eliminazione delle scorte e dei magazzini

 Qualità totale

 Aumenta la responsabilità di figure intermedie

- La FI ha però mantenuto tratti importanti dell’organizzazione fordista tradizionale:

 Ruolo degli operai di linea, è stata rafforzata l’importanza della metrica e dell’analisi del lavoro

 Scarso coinvolgimento attivo degli operai che lavorano al reparto montaggio

 Salari legati alle funzioni e non all’anzianità aziendale

LA STORIA ECONOMICA DELLA CINA

La Cina per molti secoli è stata il paese più avanzato del mondo dal punto di vista economico e tecnologico, fino

all’inizio della Prima rivoluzione industriale in Inghilterra e in Europa.

La storia economica della Cina è stata caratterizzata da una serie di OSCILLAZIONI PENDOLARI, ovvero dal

susseguirsi di fasi di apertura con il resto del mondo, e fasi di chiusura al suo interno e ha ridotto le proprie

relazioni economiche.

Il periodo del Basso Medioevo europeo, dall’anno 1'000 d.C. alla scoperta dell’America, fu una fase di

progresso economico e di apertura verso il resto del mondo. La Cina accolse molti mercanti stranieri, che

furono autorizzati a risiedere e a mercatare in numerose città cinesi. In questo contesto si inserisce la vicenda

di Marco Polo e del suo viaggio e del suo lungo soggiorno in Cina. Anche la Cina inviò proprie delegazioni

commerciali all’estero, partecipando sempre più alle relazioni economiche internazionali.

Gli anni finali del ’400, segnarono una brusca inversione di rotta nella politica economica cinese.

Nel 1490, la Cina decretò la chiusura del commercio con l’estero. Ipotesi sulla motivazione sono:

- La fase di sviluppo mercantile dei secoli precedenti avrebbe rafforzato la classe dei mercanti all’interno

della società cinese, che ad un certo punto potrebbe essere stata vista come una minaccia per gli assetti

di potere consolidati.

- Ad un certo punto, la Cina potrebbe aver deciso di concentrare le proprie risorse sul problema della

difesa interna. Infatti era aumentata la minaccia di aggressioni da parte dei mongoli.

Un decreto stabilì che i mercanti europei potevano commerciare con la Cina solo nella città marittima

meridionale di Canton, e solo attraverso funzionari della amministrazione statale cinese.

A partire dal ‘700, incominciarono a maturare della novità, si tratta infatti del secolo della COLONIZZAZIONE

inglese dell’India, che diventa colonia inglese. La compagnia delle Indie Orientali si vede assegnare il monopolio

degli scambi commerciali tra Inghilterra e le Indie.

A quell’epoca, l’Inghilterra aveva un disavanzo commerciale con la Cina.

C’erano comunque prodotti cinese che venivano venduti ai consumatori europei: porcellane, the, prodotti in

seta. L’Europa non produceva nulla che fosse di interesse per i consumatori cinesi, tranne la droga, l’oppio.

La coltivazione dei papaveri, dai quali si otteneva l’oppio, veniva praticata nel sub continente indiano.

Da molti secoli l’oppio era usato sia in Cina, sia in Europa come sostanza medicinale. A partire dalla metà del

‘600 prese l’avvio in Cina di bruciare piccole dosi di oppio, sulla fiamma di una candela per inalarne i fumi e

usarlo così come droga. La nuova moda provocava una forte dipendenza e si diffuse progressivamente nel ‘700.

Si diffusero in Cina le FUMERIE DI OPPIO. Il governo cinese fu preoccupato da questa diffusione della tossico-

dipendenza da Oppio e nel 1729 divenne illegale importare in Cina l’oppio.

Però il commercio dell’oppio era ormai divenuta un’attività importante e redditizia alla quale chi la praticava

non voleva rinunciare. Soprattutto l’oppio era divenuto ormai il principale prodotto che la compagnia delle

Indie Orientali vendeva in Cina in cambio dei prodotti cinesi.

L’esportazione dell’oppio dall’India britannica alla Cina, non era illegale per la legislazione inglese.

La compagnia delle Indie Orientali iniziò ad organizzare il contrabbando dell’oppio in Cina.

Dopo il 1800, le quantità di oppio contrabbandate dalla Compagnia delle Indie Orientali incominciarono a

crescere rapidamente, in particolare nel 1830 si ebbe una crescita esponenziale delle vendite clandestine di

oppio in Cina.

Questo suscitò la reazione del governo cinese, il quale nel 1839 ordinò il sequestro di tutta la droga detenuta

illegalmente sulle navi inglesi attraccate al porto di Canton.

Questa decisione suscitò a sua volta, la reazione del governo inglese. Per l’Inghilterra infatti, la decisione della

Cina, rappresentò una grave violazione alla LIBERTÀ DI COMMERCIO, e decise di intraprendere quindi

un’azione militare contro la Cina.

Questa venne definita la 1° guerra dell’oppio, che si concluse nel 1842, con la firma del trattato di Nanchino.

Esso contemplava 5 clausole assai pesanti per la Cina:

1. Obbligo della Cina di aprire altri 4 porti al commercio con l’Inghilterra

2. Riduzione delle tariffe doganali sulle merci inglesi importate in Cina, che non avrebbero potuto

superare il 5% del valore delle merci importate.

3. Libertà di commercio dei mercanti inglesi i quali ora potevano commerciare non solo con i funzionari

del Re ma con qualsiasi cittadino

4. Passaggio dell’isola di Hong – Kong, che consentiva l’accesso al porto di Canton, dalla Cina all’Inghilterra

5. Diritto di extraterritorialità per i cittadini britannici in Cina.

I cittadini britannici accusati di aver commesso un reato in Cina potevano essere processati dai

tribunali inglesi.

Con il trattato di Nanchino si voleva aprire il mercato cinese alle importazioni, quindi ebbe termine la lunga

fase di chiusura della Cina alle relazioni economiche con l’estero, iniziata nel 1490.

Il Trattato di Nanchino aprì la strada a trattati analoghi con altri paesi occidentali, con gli USA, Francia e

Portogallo.

Nonostante la firma del trattato di Nanchino, la vendita dell’oppio in Cina continuò ad essere ostacolata dai

funzionari statali cinesi.

Secondo la Cina infatti, l’oppio non era un prodotto come gli altri e non poteva rientrare nel regime previsto dal

trattato di Nanchino per le merci importate in Cina. L’Inghilterra invece considerava l’oppio come normale

prodotto commerciale.

Questa controversia portò alla seconda guerra dell’oppio nel 1858.

Questa guerra fu una spedizione militare congiunta franco-britannica (Francia e Inghilterra contro la Cina). Il

pretesto fu l’assassinio di un missionario francese in Cina. Il malandato esercito cinese venne sconfitto dalle

truppe franco-britanniche e questa seconda sconfitta, portò alla firma di un nuovo trattato.

- In base ad esso, vennero aperti al commercio con i mercanti europei, altri 11 porti franchi cinesi.

- Si riconobbe agli europei il diritto di insediarsi e di commerciare anche all’interno della Cina.

Per garantire il rispetto di questo diritto, gli occidentali ottennero la LIBERA NAVIGAZIONE DELLE

LORO NAVI DA GUERRA NELLE ACQUE INTERNE DELLA CINA. Per esempio all’interno delle acque dei

maggiori fiumi cinesi.

- L’oppio venne inoltre considerato come un qualsiasi altro prodotto. Le importazioni di oppio in Cina

aumentarono vertiginosamente, tanto che all’inizio del ‘900, più di ¼ dei maschi cinesi fosse tossico

dipendente.

- Assunzione, da parte dei principali paesi europei, del controllo dell’economia cinese. In particolare dei

settori strategici dell’economica cinese.

Dopo la seconda guerra dell’oppio si avviò una fase di modernizzazione dell’economia cinese.

Incominciarono ad essere costruite le ferrovie. Il 40 % di tali ferrovie era di proprietà di compagnie

occidentali.

Gli inglesi avevano il monopolio delle dogane cinesi e riscuoteva i dazi doganali per conto del governo

cinese.

La Francia gestiva invece il servizio postale cinese.

I porti franchi aperti dopo le guerre dell’oppio, diventarono importanti poli di sviluppo economico, ed

iniziarono a localizzarsi le industrie più moderne della Cina.

Nella seconda metà dell’800 ci furono molte sollevazioni popolari contro gli europei e contro la subordinazione

della Cina.

Nel 1900, viene fondato il PARTITO NAZIONALISTA DEL kuomintang, KMT, da Sun Yat-sen.

Questo partito è favorevole alla modernizzazione della Cina e all’emancipazione della Cina dalla dipendenza

rispetto agli europei.

Nel 1911 questo partito guidò la rivoluzione che portò alla caduta della monarchia e dell’imperatore

portando alla nascita una repubblica.

Dopo pochi mesi Sun Yat-sen viene rovesciato da un colpo di stato, organizzato da un gruppo di generali del ex

esercito imperiale chiamati SIGNORI DELLA GUERRA.


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GioQueen

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto esame Storia Economica basato su appunti personali delle lezioni del docente Rinaldi. Dalle due grandi trasformazioni della storia contemporanea, alla pre-rivoluzione industriale e prima rivoluzione industriale. Successivi mutamenti economico-sociali avvenuti col passaggio dalla società agricola a quella industriale e recente Rivoluzione economica incentrata sulla “intelligenza” artificiale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GioQueen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Rinaldi Alberto.

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