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Jacopo G.

Inflazione: lo svalutamento della moneta aiuta i debitori a rimborsare i loro debiti andando a diminuire il valore da rimborsare con una sorta di sconto sull’interesse da pagare, ma i creditori ricevono soldi svalutati.

Deflazione: per i debitori diventa un problema perché devono rimborsare capitali più pesanti senza nessuno sconto, però i creditori rischiano di non rivedere i loro soldi perché i debitori diventano insolventi.

Oggetto della disciplina

Studia le caratteristiche, i processi e gli avvenimenti dei sistemi economici, ad esempio la crescita del PIL in un determinato paese e periodo storico, e le politiche economiche, ovvero l’indirizzamento e le caratteristiche che hanno portato una società, ad esempio, alla crescita del PIL nel mondo e alla loro evoluzione nel tempo.

L’economia invece è l’arte di combinare risorse per soddisfare le proprie esigenze; la storia economica studia come sono cambiate le modalità di soddisfare esse tramite la produzione e il consumo di beni e servizi.

L’evoluzione dei sistemi economici

L’evoluzione dei sistemi economici può essere interpretata sul:

  • Lungo periodo: ovvero in modo più efficace e strutturale, ovvero metto a confronto tutti i fattori della produzione, ad esempio il fattore lavoro, il fattore capitale, ecc.
  • Breve periodo: modo congiunturale, studio senza dar conto ai fattori della produzione.

Hanno in comune l’analisi delle fluttuazioni, ovvero metto a confronto due dati:

  • Breve periodo: l’Italia è cresciuta mediamente dell’1%.
  • Lungo periodo: l’Italia negli ultimi 40 anni è passata dall’essere paese agricolo a uno dei più industrializzati.

Evoluzione dei sistemi economici: come interpretarli

Per capire l’evoluzione dei sistemi economici nel mondo possiamo usare diverse categorie interpretative, tra cui:

  • Breve e lungo periodo, già dette prima.
  • Economia mondo, esempio epoca moderna o esempio lo sviluppo del capitalismo fino ad oggi.
  • Dualismo, nella quale un paese ha momenti di assestamento con un’accelerazione e una decelerazione dello sviluppo economico per crescere.
  • La differenza di sviluppo tra le aree geo-economiche, tipo lo sviluppo delle ferrovie in America favorito dalle materie prime rispetto all’Italia povera di queste materie.

La storia economica come disciplina autonoma

Nasce dall’applicazione del metodo induttivo dell’economia politica, in cui si analizzano casi specifici e contesti storici e grazie a questi si definiscono le caratteristiche economiche generali, grazie al quale aiuta lo storico a crearsi un proprio modello interpretativo.

Nasce dall’espansione della rivoluzione industriale, metà ’800, in cui la scuola tedesca applica il metodo induttivo per lo studio dell’economia.

Negli ultimi 150 anni, grazie allo sviluppo teorico e metodologico, è diventata disciplina autonoma grazie ad un approccio interdisciplinare, che abbraccia più competenze, discipline e settori, ecc.

Il primo ad applicare la lettura dei processi economici fu Marx, metà ’800: studia i meccanismi di fondo del capitalismo industriale rileggendo la storia tra i rapporti economici precedenti al capitalismo.

Funzioni di sistema economico

Il sistema economico: caratteristiche e funzioni

È l’insieme delle forme istituzionali, dei rapporti giuridici e delle strutture sociali e delle modalità organizzative.

È il frutto con cui le persone scelgono di organizzare la propria esistenza sul profilo economico, è un’organizzazione sociale storicamente definita nel tempo, ad esempio l’era feudale, e spazio.

Jacopo G.

Jacopo G.

Ci sono bisogni primari, ad esempio mangiare, e bisogno secondario, ad esempio prendere una laurea; anche questi sono cambiati nel tempo.

Vive se corrisponde a queste 4 funzioni.

Opera in quattro funzioni: produzione, distribuzione, scambio, consumo, con cui sostiene le esigenze della società.

Produzione

Produzione: produce beni e servizi attraverso i fattori della produzione quali capitale, terra e lavoro.

Distribuzione

Distribuzione: non esiste una distribuzione ma diverse, terra = rendita, capitale = profitto, lavoro = salario, legate ai fattori della produzione e questa distribuzione di profitto è variabile a seconda del tempo, quindi può avere un cambiamento strutturale da cui si può interpretare un cambiamento nel modello economico di lungo periodo, esempio nel sistema feudale la terra aveva il ruolo centrale.

Scambio

Scambio: il sistema economico è composto da una divisione sociale del lavoro che determina uno scambio di beni e servizi, ad esempio se io caccio e mangio quello che caccio avrò bisogno di qualcuno che invece di cacciare mi faccia dei vestiti con la pelle dell’animale, questo per le società semplici.

Ora le società sono molto più complesse e maggiore è la divisione del lavoro, maggiore è il volume degli scambi che crea un mercato tra domanda, mercato monetario, e offerta, mercato del credito.

Nella quale ogni bene è valutato in base all’utilità, ad esempio l’acqua se ho sete, e il prezzo, ovvero quanto la pago.

Consumo

Consumo: può essere diretto, ovvero immediato, o indiretto, ovvero un risparmio/investimento che sono collegati, ovvero più risparmio e più nel tempo potrò investire.

Caratteristiche evolutive del sistema economico

Sistema statico o dinamico

Dinamico: si espande a seguito di esigenze o bisogni.

Statico: non risponde a queste esigenze quindi non si riproduce.

In entrambi i casi possono generarsi mutamenti strutturali e della composizione del sistema economico.

Mutamenti del sistema

Inter-sistemici: mutamenti all’interno dello stesso sistema, esempio la crisi del ’29 con l’inserimento di innovazioni tecniche e teoriche diverse da prima riattiva in maniera rilevante una parte e non tutta la natura del sistema in crisi.

Intra-sistemici: tra sistemi economici differenti, esempio la fine del mercantilismo del ’700/’800: il bisogno di evoluzione porta all’industrializzazione.

Evoluzione dei principali sistemi economici: sistema feudale, mercantile e industriale

Nel capitalismo mercantile al centro c’è lo scambio di beni e la compravendita; il capitalismo industriale è in evoluzione di esso nella quale c’è un bisogno di aumentare il volume di questi scambi quindi si porta ad avere al centro la produzione di questi beni di scambio.

Sistema feudale

8-12 secolo.

Fondato su terra e lavoro servile, non schiavi quindi semiliberi, nella quale la terra era il fattore dominante. Poco innovativo e molto stazionario, incapace di introdurre innovazioni che porta a carestie.

Sistema mercantile

Il fattore dominante diventa il capitale tramite la compravendita; dalla terra inizia il commercio su grandi distanze e sui mari grazie alle scoperte geografiche che portano all’importazione di prodotti e metalli preziosi grazie alla scoperta delle Americhe, grazie agli investimenti degli stati nazionali quali ad esempio Francia e Inghilterra che cominciano ad importare materie prime, a basso costo, internamente ad esempio il cotone e poi lavoreranno e venderanno esportandolo in tutto il mondo.

In questo sistema la ricchezza è statica perché si acquisisce e si usa per rallentare la concorrenza e non per produrne altra come nel capitalismo industriale.

Capitalismo industriale

Jacopo G.

Jacopo G.

Parte dalla Gran Bretagna.

Il fattore dominante è sempre il capitale ma, a differenza del mercantile, c’è un sistema dinamico nella quale la ricchezza deriva dalla produzione di beni e dall’abbattimento dei costi di produzione.

Non è quindi rivoluzionario perché è una transizione che porta il mercantilismo all’industrialismo.

Favorita dalla prima e seconda rivoluzione industriale.

Nasce il pensiero liberale classico inglese.

I cicli economici

I cicli economici sono variazioni di medio-lungo periodo.

Coincide con la nascita del capitalismo industriale. Sono la chiave per spiegare le cause che stanno a quel cambiamento in un lungo periodo, fluttuazioni intra o inter-sistemiche, non rappresenta solo lo strumento che fotografa le variazioni dei fattori principali della produzione dei modelli economici ma diventano la chiave per spiegare le cause.

Può essere caratterizzato da due fasi, a e b.

Quindi capire come un paese si sa risollevare o fallisce.

Ci sono due fasi divise a loro volta da due fasi.

Fase a

Può esserci semplicemente un incremento quantitativo della produzione, crescita economica, o un incremento oltre che quantitativo anche qualitativo, sviluppo economico, che porta ad un incremento della produttività, nuova invenzione, che porta ad una crisi economica.

Riguarda un processo di crescita, espansione di questa invenzione a tutto il sistema che porta ad una sovrapproduzione di questa invenzione e ad un calo dei prezzi di vendita di essa, o un conflitto.

Fase b

Interviene subito dopo la crisi composta da una caduta della produzione, decremento qualitativo, e da un processo di ristagno che porterà alla ripartenza del ciclo con la fase a, ad esempio con nuove scoperte.

Prime interpretazioni dei cicli economici

Lendes: la rivoluzione scientifica è alla base di ciò che caratterizzerà la ricchezza industriale in Europa.

Juglar: individua delle curve cicliche di breve periodo, di 5-10 anni, dalle fluttuazioni finanziarie legate all’espansione del tasso di interesse e del credito.

Kitchin: cicli di breve periodo, cicli di 40 mesi come Juglar, fluttuazioni di breve periodo.

Kondrat’ev: nel 1926 introduce i cicli di lungo periodo, 40-60 anni, determinata dalla grande quantità di oro e materie prime e dalla crescita dei prezzi, in cui la crisi coincide con l’inizio di conflitti internazionali, ovvero si ha una fase a di crescita che può essere ad esempio la prima rivoluzione industriale che termina con l’inizio di un conflitto, vedi grafico appunti sui cicli economici.

Quindi di lungo periodo è geograficamente mondiale.

Shumpeter: la teoria organica

Completa la sua opera dopo il ’29, molto importante per le sue opere, la crisi del ’29.

Il suo studio è caratterizzato da: legge il lungo periodo dei cicli economici e nuove risorse finanziarie e innovazioni tecnologiche alla base della ripartenza del ciclo, in cui il fattore capitale domina dove nasce l’imprenditore come figura centrale, apre nuovi mercati e cambia le modalità di produzione, ecc.

Un approccio dinamico dei processi e non statico: si cambia il modo di lavorare e di organizzare il lavoro.

Precise fasi del ciclo: innovazione a grappolo che porta alla crisi.

Nascono i capitali bancari e azionari quindi un quarto fattore della produzione.

Nasce l’innovazione a un grappolo, ovvero invenzione che crea un processo innovativo che può essere un computer da cui derivano nuove invenzioni che poi porterà alla crisi quando questa invenzione, dopo la sua espansione a tutto il sistema, ridurrà il profitto.

Jacopo G.

Jacopo G.

La crisi diventa parte dello sviluppo quando l’estensione a tutto il sistema di innovazioni porta a riduzione del profitto.

Cicli economici del capitalismo industriale (Shumpeter)

Vedi grafico appunti.

Dall’avvento della prima rivoluzione industriale sino ai giorni nostri.

Con la prima rivoluzione si ha una crescita mostruosa dov’è sale vorticosamente il PIL e si iniziano a studiare veramente i cicli economici che già esistevano ma si concludevano con crisi di sottoproduzione invece che nei cicli industriali dove si conclude con una crisi di sovrapproduzione.

I cicli della prima rivoluzione 1780-1890

Ci sono due cicli, il primo fino al 1850:

  • Fase a: l’ingresso del carbone e del vapore con monopolio britannico.
  • Fase b: caduta dei prezzi del grano e guerre napoleoniche.

Il secondo:

  • Fase a: ingresso dei metalli della California e rivoluzione dei trasporti.
  • Fase b: caduta dei prezzi dei beni primari e guerre di indipendenza.

Seconda rivoluzione 1890-1914

  • Fase a: colonialismo, elettricità e petrolio, industria pesante meccanica e militare.
  • Fase b: prima guerra mondiale, crisi dopo guerra e del ’29.

Cicli dell’età dell’oro 1945-1994

  • Fase a: implementazione delle innovazioni della seconda rivoluzione in un contesto internazionale modificato, ricostruzione dei sistemi politici economici e finanziari con piano Marshall, Keynes, soprattutto in Europa nei paesi sconfitti dalla 2 guerra.
  • Fase b: guerra in Vietnam, crisi petrolifera e del dollaro che era associato all’oro, disoccupazione, si passa da Keynes al Reaganomics ovvero privatizzazioni, crollo del socialismo, stagflazione, inflazione elevata in una crescita economica lenta in cui la produzione diminuisce.

Terza rivoluzione

Fase a: coinvolge una crescita in maniera differente per i paesi leader dello sviluppo.

Teorie della crisi preindustriali

Si afferma con la cesura storica della prima rivoluzione industriale.

Nel pensiero economico preindustriale si pensava che i fattori della crisi fossero esterni al sistema economico ed erano basati sulla centralità del fattore terra, ad esempio per motivi divini; si arriva al concetto di teoria della crisi come concezione dinamica dell’economia, grazie al collegamento tra teorie di crisi e di sviluppo come base ciclica dell’economia.

Mercantilismo che assume una quantificazione della ricchezza finita, cioè che non deriva dalla produzione ma dalla compravendita quindi lucrando sui mercati per potenza.

Jacopo G.

Jacopo G.

Pensatori classici come Smith, Riccardo, ecc.: la ricchezza diventa prodotto, si produce.

Marx spiega il funzionamento del sistema, un sistema dinamico della classe capitalista, inserisce il pensiero sviluppo/crisi per spiegare il funzionamento di un sistema dove la crisi è interna al sistema che non si potrà più riattivare. Colui che divide feudale da capitalismo da industriale.

E spiega i processi di sviluppo del capitalismo industriale attraverso i due fattori capitale e lavoro, alla quale il capitale e quindi il guadagno sono alla base tramite la forza lavoro e la quantità di lavoro impiegato, ci guadagna solo il capitalista.

Secondo lui la crisi porta alla distruzione del sistema e non ad uno sviluppo come ad esempio Shumpeter o Keynes.

I neoclassici determinano uno spostamento da teoria generale di Marx a microeconomia, ovvero spostano la teoria sul consumatore e sull’equilibrio del mercato.

Dopo il ’29 con Keynes e Shumpeter la crisi torna ad essere parte del processo di sviluppo.

Il secondo dopoguerra richiede una ricerca della teoria di sviluppo che comprenda tutti questi elementi.

Rivoluzione marginalista

Seconda metà dell’800 in risposta alla teoria marxiana.

Nasce il concetto di efficienza su cui ruota il pensiero marginalista su un modello deduttivo-normativo attraverso modelli matematici per leggere le leggi del mercato e interpretare i comportamenti degli operatori di mercato.

In due fasi: anni ’70-anni ’80/’90, un solo punto di miglior equilibrio di mercato.

Risorse mosse in modo efficiente con ottima concorrenza perfetta grazie alla diffusione di informazioni quindi con un comportamento razionale degli operatori e la nascita del concetto utilità.

Un solo punto di mercato al quale tutto ruota.

Keynes: diversi punti di equilibri di mercato, la crisi è parte del sistema economico, come la sottoproduzione e la sottooccupazione, con maggiori investimenti e quindi occupazione, congiunturale.

Con il neokeynesismo si arriva allo stato che agisce in modo strutturale, ovvero deve essere sempre presente.

Col neokeynesismo e nel dopoguerra si arriva alla nascita delle teorie dello sviluppo utile a capire come aiutare aree di sviluppo meno sviluppate o arretrate sulla base dello sviluppo industriale capitalistico.

Elementi di sviluppo del capitalismo industriale: la demografia

Il modello demografico è basato sul rapporto tra natalità e mortalità e rapporto tra popolazione e risorse.

Diversi approcci sull’influenza demografica: malthusiani, un aumento della popolazione porta ad instabilità economica; utilitaristici, la popolazione è un fattore non chiave; marginalisti, dove l’accrescimento della popolazione si rapporta e favorisce salari bassi; classici, dove la demografia è correlata alla distribuzione del reddito; anni ’60, dove si cercano correlazioni tra sviluppo economico e demografico.

Dualismo demografico: si registra nella prima rivoluzione industriale e segna una netta differenza tra i paesi industrializzati e le aree a sud del mondo con quindi una rottura del modello demografico preindustriale.

La curva demografica

Ovvero la crescita della popolazione.

  • Esistono diverse curve causate da variazioni date dalla differenza tra il tasso di natalità e quello di mortalità.
  • Risente delle diverse condizioni storiche e aree geografiche che appunto influenzano i tassi di natalità e mortalità.
  • La curva storica ha risentito e risente di momenti di accelerazione e decelerazione.

La prima rivoluzione industriale avvia un boom di crescita demografica: il processo di transizione demografica non è uniforme per tutti ma contiene analogie e similitudini nel processo di sviluppo demografico in diversi spazi temporali e conosce una divisione della curva demografica tra paesi ricchi e quelli poveri.

La curva demografica preindustriale

Il modello principale preindustriale è quello malthusiano, che è un modello ciclico nel quale l’incremento demografico porta a rendimenti decrescenti in base alle poche risorse sulla crescita popolazione, ovvero la terra comincia a rendere meno a causa dell’aumento della popolazione e quindi all’aumento della richiesta delle risorse. A cui secondo il suo modello non si può far fronte.

Si ha un aumento dei prezzi e riduzione del salario.

La curva in età industriale

Con la prima rivoluzione industriale si ha una rottura del modello demografico precedente.

Si hanno elementi riguardanti le tecniche agricole, produttive, condizioni igieniche, medicina.

Fa i

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jacopogiunta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Palermo Giulio.
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