Storia della lingua italiana contemporanea e le sue varietà
L'italiano e la variazione linguistica
L'italiano in quanto lingua storico-naturale (ossia una lingua che esprime in modo naturale la facoltà dell'uomo di comunicare per mezzo di lingue verbali) è mutevole e non univoca; diversa è la situazione delle lingue artificiali, l'esperanto ad esempio, che non tollerano differenziazioni che andrebbero ad inficiare il principio di intercomprensibilità per il quale sono state create.
Si chiama italiano standard o comune o semplicemente italiano quella varietà di lingua indicata come corretta e normalizzata dalle grammatiche ed insegnata agli stranieri. Per repertorio linguistico si intende l'insieme delle varietà linguistiche utilizzate da una comunità di parlanti, o se riferito ad un singolo individuo si intende come l'insieme delle varietà che rientrano nella sua competenza specifica.
Il repertorio linguistico dell'Italia attuale comprende l'italiano standard e le sue varietà, i dialetti, lingue immigrate e lingue alloglotte, che si trovano nelle zone di bilinguismo: in Valle d'Aosta (coesistono francese e italiano), nella provincia di Bolzano (sono presenti due comunità differenti che parlano una italiano, una tedesco).
Diamesia
La diamesia indica la variazione della lingua relativamente al mezzo di espressione; individua primariamente le due varietà dello scritto e del parlato.
| Scrittura | Parlato |
|---|---|
| Alta pianificazione | Minore pianificazione |
| Correzione, l'errore viene totalmente cancellato dopo essere stato enunciato | Autocorrezione, l'errore viene corretto |
| Punteggiatura | Mezzi prosodici (es. intonazione) |
| Descrizione indiretta dei gesti | Mezzi paralinguistici (es. gestualità) |
| Fruizione iterata | Fruizione istantanea e lineare (Può solo nell'ordine scelto dal parlante) |
In parte diverso è lo statuto di quelle forme di parlato che sono maggiormente formalizzate e legate ad un testo scritto, come ad esempio il testo teatrale o radiofonico o televisivo (trasmesso) o dei mezzi tecnologici di comunicazione (trasmesso scritto); perciò si parlerà per individuare scritto e parlato in forma pura di scritto-scritto e parlato-parlato.
Diastratia
La diastratia indica le variazioni della lingua legate allo status socioeconomico del parlante (le varianti prese in considerazione non saranno solo i redditi ma anche il grado di istruzione e di cultura dei parlanti), all'età o al sesso (si è osservato che le donne sono più rispettose della norma e meno inclini all'improperio).
- Parlanti che padroneggiano l'italiano standard e forme più elevate
- Parlanti che utilizzano un italiano standard inficiato da dialettismi e popolarismi
- Parlanti che hanno competenza attiva solo del dialetto
- Varietà diastratica degli stranieri immigrati
Diafasia
La diafasia indica il rapporto fra la varietà linguistica e la situazione comunicativa; delinea una scala di registri della lingua che va da un minimo ad un massimo di elaborazione formale. Rientrano nel parametro della diafasia anche i sottocodici legati non alla situazione comunicativa ma all'argomento della comunicazione, si deve notare che tale concetto è strettamente legato anche a quello di diastratia. Se le varietà diastratiche che un parlante può utilizzare naturalmente è solo quella del ceto di appartenenza, viceversa può articolare la sua lingua in molte varietà diafasiche.
Diacronia
La diacronia indica la variazione della lingua legata al tempo, inteso in senso storico o generazionale, anche se il giovanilese ha una caratterizzazione per lo più diafasica.
Diatopia
La diatopia indica la variazione linguistica in rapporto allo spazio; la variabilità diatopica dell'italiano è data dall'influsso che i dialetti esercitano sulla nostra lingua, si configurano così diverse varietà regionali di italiano; a sua volta l'italiano influisce sui dialetti creando dei dialetti italianizzati.
Le varietà diatopiche:
- Emergono soprattutto nel parlato, ma potrebbero affiorare anche nello scritto
- Sono percepibili in tutti i registri della diafasia
- Sono più evidenti nei gradini bassi della scala diastratica, ma presenti anche in quelli alti
L'italiano e i dialetti
I dialetti italiani si dividono in tre gruppi: settentrionali, centrali e meridionali; le tre aree sono separate da fasce di isoglosse che congiungono La Spezia-Rimini (linea netta) e Ancona-Roma (linea più frastagliata, segue in parte il corso del Tevere). La Lombardia dialettale comprende il territorio extraitaliano del Canton Ticino, ma non l'Oltrepò pavese e mantovano legati piuttosto all'area emiliana ed emiliano-veneta. I dialetti pugliesi si dividono in una zona settentrionale a nord della linea Taranto-Ostuni, solidale con i dialetti irpini e campani, e in una meridionale, il Salento, vicino alla Calabria meridionale e alla Sicilia.
Dialetti settentrionali
- Scempiamento
- Sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche
- L'indebolimento delle occlusive può giungere fino alla loro caduta
- Caduta della vocali finali diverse da a
Dialetti meridionali
- Sviluppo di in posizione atona
- Assimilazioni nd>nn, mb>mm
- Sonorizzazione delle consonanti sorde dopo nasale
- Posposizione del pronome
- Tenere per avere
Dialetti centrali
(Più conservativi rispetto le basi latine) = Toscano
Dialetti galloitalici
(piemontesi, liguri, lombardi, emiliani, romagnoli)
- Tendenza alla caduta delle vocali atone
- Vocali turbate (sconosciute a Romagna ed Emilia)
Dialetti veneti
- Maggior conservazione delle vocali atone all'interno ed in fine di parola
Dialetti meridionali non continentali
Puglia salentina, Calabria peninsulare, Sicilia
- Sistema a cinque vocali toniche, caratterizzato dalla realizzazione aperta delle vocali intermedie
- Assenza delle assimilazioni nd>nn, mb>mm
Per sardi e friulani il richiamo ad una varietà diafasica alta sarà verso l'italiano standard.
Sardo
- Deriva l'articolo da ipsum/ipsa latino
- Si conserva la -s finale
Friulano
- Si conserva la -s finale
I dialetti italianizzati sono il risultato dell'influsso dell'italiano sulle parlate locali, in una reazione di superstrato. Il fenomeno porta all'introduzione di parole, dialettali per i tratti fonetici, ma introdotte dalla lingua standard per designare referenti nuovi; inoltre tendono ad affermarsi parole dialettali per i tratti fonetici e morfologici ma più vicine al lessico della lingua standard (ex. negossi/buteja in piemontese, addormentasse/addurmisse in napoletano, fallignami/mastro d'ascia).
L'italiano regionale è una varietà linguistica che presenta a tutti i livelli (lessico, fonetica, morfologia e sintassi) caratteristiche peculiari dell'area geografica; consiste in una reazione di sostrato; si verifica così la presenza di sinonimi perfetti marcati in diatopia e di geosinonimi.
Italiano regionale settentrionale
- Sonorizzazione della alveolare intervocalica [kaza]
- Pronuncia sonora dell'affricata dentale in posizione iniziale [dzio]
- Mancato raddoppiamento delle palatali e assenza di raddoppiamento sintattico
- Uso del passato prossimo per il passato remoto
- Lessico:
- Anguria per cocomero
- Ciucca per ubriacatura
In Piemonte, Lombardia e Alto Adige: si realizza e tonica in sillaba libera e chiusa terminante in nasale in modo diverso dal fiorentino che in questi casi ha sempre una e aperta; mentre tendono ad aprire la vocale negli altri tipi di sillaba chiusa; la e è aperta anche nelle parole tronche. In Lombardia e Trentino: presenza dell'articolo davanti al nome personale.
Italiano regionale centrale
In romanesco:
- Affricazione della fricativa alveolare s>ts se preceduta da vibrante, nasale o laterale
- Rafforzamento di b e dʒ in posizione intervocalica
In toscano:
- Gorgia
- Aspirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche
- Pronuncia come fricative delle semiocclusive palatali
- Monottongazione di uo (in it. solo dopo palatali)
- Esito spegnere>spengere
- Sistema tripartito dei pronomi e aggettivi dimostrativi questo, codesto, quello
- Espressione con formula impersonale della prima persona plurale (ex. noi si parte)
- Lessico:
- Cencio, mota, rena, sciocco (insipido)
Italiano regionale meridionale
- Realizzazione della fricativa alveolare intervocalica come sorda [vaso] (perde il valore fonologico)
- Uso del passato remoto
- Posposizione del possessivo
- Costruzione del complemento oggetto con a (ex. chiamo a Marco)
- In Sicilia, Calabria peninsulare e Puglia salentina: le vocali sono sempre aperte, l'opposizione fra i timbri è neutralizzata
- In Sardegna: l'unico timbro vocalico è quello chiuso
- Collocazione del verbo in fondo alla frase e della copula dopo il nome del predicato
Per pronuncia standard si intende la fonetica del fiorentino emendato, ossia la pronuncia dei ceti colti di Firenze, scevra di particolarità estranee ai parlanti del resto della penisola: la gorgia, la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche, la pronuncia come fricative delle semiocclusive palatali.
Dialettismi
Dal Piemonte:
- Ramazza
- Manfrina
- Bocciare
Da Genova: abbaino, mugugno.
Dai dialetti veneti: giocattolo (vs. il toscano balocco), imbranto, ciao.
Da Milano: bigino, balera, barbone.
Dall'area emiliana: mezzadro, birichino, sballottare, pantegana.
Da Roma: fregarsene, abbacchio.
Da parlate del centro: fasullo, capocchia, burino, tintarella, dritto.
Da Napoli: vongola, carrozzella, scuocersi, malocchio, rimpatriata.
Dalla Sicilia: netturbino.
Dalla Puglia: cozza.
Dalla Sardegna: orbace, nuraghi.
Le minoranze linguistiche
Gli alloglotti che vivono in Italia sono poco meno del 5% della popolazione, una delle percentuali più alte d'Europa.
Le lingue alloglotte presenti sono:
- Parlate provenzali, nelle valli del Piemonte sud-occidentale confinante con la Francia
- Dialetti franco-provenzali, concentrati in Valle d'Aosta dove si affiancano al dialetto piemontese e al francese
- Parlate ladine, intorno al massiccio del Sella, nelle province di Trento, Bolzano e Belluno; parlate parenti del romancio parlato nel cantone dei Grigioni; si compongono di tre gruppi principali: grigionese, dolomitico e friulano
- Parlate bavaro-tirolesi, parlate da una minoranza tedescofona risiedente nella provincia di Bolzano
- Dialetti sloveni, nella provincia di Trieste, e meno compatti in area goriziana e udinese
- Croato, parlato in alcuni centri del Molise, importato nel XV secolo da immigrati dalla Dalmazia
- Dialetti di origine greca, in Calabria alle pendici dell'Aspromonte e nel Salento; oggi le si considera residuo dell'antico idioma greco.
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