Le varietà dell'italiano
L'italiano si presenta in forme diverse a seconda delle varie modalità con cui se ne può fare uso. L'italiano standard è una delle diverse varietà, oltre a essere la pietra di paragone per capire le altre multiformi manifestazioni.
Le varietà dell'italiano contemporaneo
Le varietà dell'italiano contemporaneo dipendono da:
Diamesia
Mutamento della lingua secondo il mezzo fisico impiegato. Scritto/parlato:
- Divergenza in base alla pianificazione del discorso, la scrittura consente una progettazione. L'oralità si avvale dei mezzi prosodici (intonazione) e dei tratti paralinguistici.
- Molto diversa è la condizione del destinatario: a differenza del testo scritto, il parlato è fuggevole oltre che lineare, nel senso che il messaggio può essere percepito solo nello stesso ordine nel quale viene realizzato.
Monologo = coerenza tematica; conferenza, oratoria politica si fondano su una scaletta; copioni cinematografici (parlato-recitato); la lingua della radio/tv si realizza come oralità se guardiamo al fruitore, ma a partire da testi che sono prima stesi in forma di scrittura = italiano trasmesso vs italiano trasmesso-scritto in relazione alla lingua del web.
Diastratia
Variazione legata alle condizioni sociali dell'utente. Variazioni di tipo sociale:
- Status socioeconomico: reddito, istruzione, occupazione, consuetudine alla lettura.
- Varietà: persone più acculturate; classe dotata di minor dimestichezza con la sfera culturale, competenza attiva del solo italiano popolare; ceti della fascia intermedia, portatori di varietà vicine allo standard ma interferite da popolarismi.
- Immigrati. Variazioni legate anche al sesso e all'età: donne fanno proprie varianti di maggior prestigio; uomini più inclini all'imprecazione. Sessismo: solo negli ultimi anni si è diffuso l'uso del genere femminile per mestieri o cariche. Espressioni peculiari dei giovani.
Diafasia
Variazione che dipende dalla situazione comunicativa determinata da situazione comunicativa, contesto nel quale si compie lo scambio, interlocutori, argomento.
- Diversi registri: da un massimo a un minimo di elaborazione formale + sottocodici correlati all'argomento del messaggio.
Le varietà diastratiche sono legate all'utente, quelle diafasiche all'uso. Su questi primi tre aspetti ci si è concentrati solo nel corso degli ultimi decenni.
Diacronia
Trasformazione legata alla dimensione cronologica, all'evoluzione della lingua nel tempo. Dimensione cronologica, tutte le lingue si evolvono nel tempo. Es. abitudine dei più anziani alla protesti di i davanti a s (in Isvizzera), mentre i giovani propongono usi innovativi.
Diatopia
Mutamenti della lingua nello spazio. Variazione determinata dalla dimensione spaziale. Es. differenze fra gli italiani a seconda della provenienza geografica: dialetti settentrionali, centrali e meridionali.
Variabilità diatopica è dovuta dall'influsso che i dialetti esercitano sulla nostra lingua = varietà regionali. A sua volta l'italiano va ad agire sulle parlate locali = dialetti italianizzati. Questi ultimi due sono stati approfonditi a partire dall'800 e nella prima metà del 900.
Da un punto di vista scientifico fra lingue e dialetti non esistono differenze. Differenze risiedono nel fatto che il dialetto è usato in un'area circoscritta, la codificazione descrittiva è meno raffinata, la terminologia esclude il vocabolario scientifico, gode di un prestigio inferiore.
Italia dialettale
Italia dialettale divisa in tre grandi aree, delimitate da due fasci di isoglosse, ovvero le linee La Spezia-Rimini e Ancona-Roma.
- Dialetti settentrionali riduzione delle consonanti rafforzate, caduta delle vocali finali diverse da -a
- Dialetti meridionali sviluppo della vocale indistinta [ə] in posizione atona [Napulə]; assimilazioni -nd- > -nn- (quando [kwannə]); proposizione del possessivo ('mia madre' [màtrəmə])
- I dialetti centrali risultano più conservativi.
Al Nord differenza tra dialetti gallo-italici e veneti. Fra le parlate del Sud, confine tra le aree continentali dalle estreme propaggini, Puglia salentina e la Calabria peninsulare, solidali con la Sicilia. Sardo e friulano codici autonomi.
Influsso dell'italiano sulle parlate locali = nascita di nuove parole, dialettali per i tratti fonetici ma introdotte a partire dalla lingua. Si affermano parole locali per i tratti fonetici/morfologici, ma più vicine ai modelli offerti dalla lingua comune, a scapito di voci di più antica tradizione dialettale.
Italiano regionale
Italiano regionale = varietà di italiano che mostra a tutti i livelli del codice caratteristiche peculiari di un'area geografica. Settentrione: distribuzione dei timbri vocalici di e e o toniche diversa che nella pronuncia standard (es. gorgia fiorentina). Generalizzazione dell'uso del passato prossimo, anche per la sfera del passato remoto.
Italia centrale [s] > [ts]; rafforzamento di [b] e [ɡ]; formula impersonale della prima persona plurale.
Meridione, e/o: e aperta nei suffissati in -etto/-mente; vocali intermedie toniche sono sempre aperte (colore) vs Sardegna che conosce solo i timbri chiusi [e] [o], con lo stesso risultato di neutralizzare le opposizioni. Sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione postnasale (bianco > biango); popolarità del passato remoto; proposizione del possessivo (il libro mio); collocazione del verbo in fondo alla frase.
Reazione di sostrato dell'italiano regionale = la lingua che si afferma in un'area geografica (italiano standard) subisce l'influenza della lingua dominante in precedenza nello stesso territorio, ma ormai in declino (i dialetti). Varietà regionali sono percepibili nell'intonazione, pronuncia e lessico; si verifica la coesistenza di geosinonimi (es. marinare la scuola). Casi di geomonimia, omonimi che designano referenti diversi a seconda delle aree regionali.
Le varietà diatopiche
- Emergono soprattutto nel parlato, ma possono affiorare anche nella scrittura;
- Sono percepibili in tutti i registri della diafasia, anche se occorrono più spesso nelle situazioni comunicative di minor controllo formale;
- Sono maggiormente riconoscibili ai livelli inferiori della scala diastratica, ma si manifestano anche presso gli strati a più alto profilo economico/culturale.
Per quanto riguarda la diacronia, abbiamo un ampio ventaglio di parole di matrice locale che si sono affermate in lingua, movendo da una diffusione prima solo regionale/sovraregionale.
Lingue diverse dall'italiano
Lingue diverse dall'italiano presenti nel territorio nazionale, quelle in uso presso le minoranze linguistiche (alloglotte) 5% della popolazione italiana.
- Provenzali: valli del Piemonte confinanti con la Francia;
- Dialetti franco-provenzali, Valle d'Aosta dove sono lingua ufficiale;
- Ladino nelle province di Trento, Bolzano, Belluno (ladino, complesso di idiomi neolatini parlati nella regione alpina centrale e orientale);
- Bavaro-tirolese, minoranza tedescofona dell'Alto Adige;
- Dialetti sloveni, fascia di confine nord-orientale;
- Croato, emigrati in Molise;
- Albanese, movimenti migratori sparsi nell'Italia meridionale;
- Dialetti di origine greca, Puglia salentina, Calabria;
- Catalano, Alghero.
Rilevante presenza dei nuovi flussi di immigrazione dal Terzo Mondo e dall'Europa dell'Est.
Parlato
Nel parlato dialogico, locutore e ascoltatore sono compresenti, scambiandosi i ruoli secondo i meccanismi della retroazione (feedback). Tratti principali del parlato spontaneo: linearità e immediatezza; evanescenza; uso di tratti prosodici e paralinguistici; interazione.
Nella sintassi, ordine delle parole può essere diverso da SVO, al fine di mettere a fuoco il tema (dato noto all'interlocutore, contrapposto al rema, elemento informativo nuovo).
- Tematizzazione: dislocazione a sinistra: l'elemento anticipato e posto in evidenza, ripreso da un elemento anaforico (il giornale lo compra Mario); in assenza di ripresa anaforica l'elemento dislocato a sinistra, ha funzione di rema: topicalizzazione contrastiva. Tema sospeso: elemento dislocato a sinistra è esterno alla frase.
- Anacoluto, frattura nella strutturazione della frase = cambiamento del soggetto grammaticale.
- Dislocazione a destra, maggiore informalità diafasica: l'elemento a destra (tema) è anticipato da un pronome cataforico ed è preceduto da una pausa (lo compra Mario, il giornale).
Accentuazione enfatica sul rema, frase scissa (suddivisione dell’informazione in due nuclei frasali distinti: è Mario che compra il giornale). C'è presentativo.
Andamenti coordinativi e giustappositivi vs successione di periodi monofrastici (una sola proposizione). La subordinazione non è eliminata dal parlato, ma figurano costrutti molto lineari, si avvale delle proposizione esplicite, congiunzioni come siccome, dato che, visto che, perché. Frequentissimo l'uso di subordinate introdotte da un che polivalente.
Sintassi del verbo, usi che contraddicono l'osservanza del dato temporale: imperfetto indicativo per rappresentare sfumature modali. Imperfetto fantastico, che evoca un accadimento immaginario del passato, una possibilità che non si è attuata; imperfetto ipotetico, sostituisce il congiuntivo imperfetto e il condizionale: se lo sapevo non ci venivo; imperfetto potenziale, forma di supposizione.
Riferimento al passato assente nel caso di imperfetto ludico (giochi infantili), di modestia (volevo un chilo di pere). Riferimenti al futuro, imperfetto epistemico (partivano stasera, ma gli si è rotta la macchina).
Dal punto di vista pragmatico, vi è un'attenuazione della perentorietà delle richieste. Se l'area dell'imperfetto si espande, quella del futuro si contrae: presente pro futuro, eventi di un futuro prossimo e non lontano (parto domattina alle 8). L'estensione del presente risponde a un'esigenza di semplificazione: il futuro è sconosciuto a molte parlate dialettali, sostituito da perifrasi con valore di futuro. In crescita l'uso del futuro epistemico, per esprimere congetture.
In quanto ai modi, l'indicativo guadagna sempre più terreno a scapito del congiuntivo. L'inclinazione all'indicativo concerne le varietà diastratiche e diatopiche.
Uso dei pronomi: lui, lei, loro con funzione di soggetto al posto di egli, ella, essi; gli dativo 'a loro', ma anche dativo singolare femminile; te con funzione di soggetto. Pronomi atoni (mi-ti-ci) più fitti indotti dall'esigenza di rafforzamento che poggia su richiami anaforici. Pronomi tonici (me-te) e indicatori di luogo e di tempo hanno valore deittico. Il condividere lo stesso contesto spaziale/situazionale fra interlocutori, porta la fitta presenza di deittici.
Segnali discorsivi nulla aggiungono al contenuto, ma hanno un ruolo primario nel funzionamento dell'interazione e nell'organizzazione del testo (connettivi testuali): intercalari inconsapevoli nascono dalla difficoltà di pianificare il discorso, mantengono vivo il contatto fra gli interlocutori (funzione fática). Per il punto di vista del locutore, elementi che segnalano l'inizio del turno (al telefono, pronto) e quelli che lo chiudono; usi allocutivi per richiamare l'attenzione; l'ascoltatore fa uso di segnali di interruzione per impadronirsi del turno, segnali di avvenuta ricezione o di disaccordo.
Ripetizioni lessicali: enfasi, spiegarsi con maggior chiarezza, tener vivo il filo del discorso.
Il lessico dell'italiano parlato non è diverso da quello scritto, abbiamo però diversi meccanismi di selezione: parlato = registri informali, nucleo più ristretto di voci, significato generico, alta densità di verbi pronominali. Ricerca di espressività, affettività (es. diminutivo, raddoppiamenti, superlativi assoluti enfatici sicuro-sicurissimo, espressioni lessicali di enfasi accrescitiva un sacco di, procedimenti di formazione delle parole suffissi -ata, troncamenti affettivi).
Aspetti fonologici: metatesi (areoplano) e tendenza alla ritrazione dell'accento sulla terzultima sillaba in voci come édile, persuàdere, mòllica. Esecuzioni di pronuncia trascurate, fenomeni di allegro: apocopi postconsonantiche (son venuta) aferesi sillabica (spetta per aspetta). Il parlato colloquiale appartiene a tutti gli strati sociali.
Oralità della radio/tv
Particolare forma di oralità della radio/tv: a livello diastrico, raggiunge un pubblico del tutto indifferenziato; direzione a senso unico: oralità radiotv si colloca nel settore intermedio della diamesia che va dallo scritto-scritto al parlato-parlato, nel capo in cui la produzione dei testi è scritta, ma che sono destinati a un'esecuzione orale.
Esso si colloca sia nella forma più genuina del parlato-parlato: usare la voce, modulazione, intonazione, pause, segnali discorsivi, gestualità (da cui deriva fuggevolezza, evanescenza nel tempo); ma è anche accostabile alla scrittura: passibile di registrazione, comunicazione a una sola direzione, emittente e destinatario non condividono la stessa situazione spaziale; la comunicazione avviene a partire dalla scrittura. Caratteristiche espressive dell'italiano trasmesso: chiarezza e concisione.
Il linguaggio radiotv ha una struttura del periodo semplice: paratassi e stile nominale, lunghezza delle frasi per cui è più vicino alla lingua della cronaca giornalistica che non a quella della libera conversazione. Presenti comunque, fuori dalle funzioni informative, varietà fonetiche geografiche anche se prevale modello di pronuncia sregionalizzato, capacità di livellamento.
Web
Combinati diversi elementi, si riproducono le movenze del parlato. Stile improntato all'immediatezza e all'informalità fa sì che ci sia una noncuranza verso le norme ortografico-grammaticale. Nel lessico spiccano gli anglicismi.
Italiano popolare
Italiano popolare: espressione linguistica degli incolti (analfabeti 2,5%) e dei semicolti, che pur avendo un'istruzione di base, non hanno piena competenza della lingua. I fenomeni che lo definiscono devono essere ricondotti all'influsso delle parlate dialettali e alla spinta dell'oralità.
Scrittura, incertezze grafiche: punteggiatura, uso maiuscole, h, q, ipercorrettismo (sostituzione di forme falsamente ritenute scorrette per analogia con altre che di fatto lo sono).
Fonetica: riflesso di abitudini dialettali; la pronuncia dei ceti meno colti è molto marcata in diatopia.
Morfologia: i tratti sembrano prescindere dalla variazione diatopica (es. uso ci con valore di dativo, possessivo suo riferito alla 3º pers. Plur., congiuntivi esemplati dalla 1º coniugazione vadi).
Sintassi, incertezze delle preposizioni, che polivalente, concordanze a senso, temi sospesi.
Lessico: voci generiche, voci di ampia polisemia connotate però ma maggiore espressività (macello), malapropismi (storpiature erronee di voci che sono ricondotte ad altre più note: péndice-dal verbo pendere- per appendìce).
De Mauro e Cortelazzo, natura panitaliana, indipendenza dai sostrati dialettali; due diverse concezioni: secondo alcuni, partendo dal presupposto che l'italiano comune non esiste, italiano popolare classi sociali portatrici di una competenza linguistica subalterna, ma spontanea, tale da sopperire all'inesistenza di un italiano comune. Secondo altri, l'italiano popolare devia rispetto a uno standard riconosciuto. Secondo De Mauro l'italiano pop ha origine dopo l'unità d'Italia; secondo altri è già documentabile da secoli nelle scritture dei semicolti.
Conclusione sui dibattiti
- La presenza di tratti panitaliani è molto modesta.
- Le radici affondano nei secoli passati, osservabili nei reperti scritti, cioè su un piano diamesico non del tutto rappresentativo, dato che l'italiano pop si manifesta soprattutto in quanto espressione orale. Il suo uso ha avuto un forte incremento dopo l'unità d'Italia.
- Tendenze che percorrono tutta la storia della lingua, sin dalle origini.
Gergo
Gergo: accezione tecnica, lingua propria di alcuni gruppi di persone ai margini della società, che ne fanno uso all'interno della loro cerchia, con finalità di promuovere il senso di appartenenza e con il risultato di escludere gli estranei (gergo storico). Parametro fondamentale è quello diastratico: lingua parlata da categorie di bassa estrazione sociale. Il lessico si forma su basi dialettali.
Gerghi transitori quelli che hanno origine dalla convivenza temporanea in ambienti di segregazione (es.
-
Riassunto esame Linguistica Italiana, prof. Martinelli, libro consigliato Elementi di Linguistica Italiana di Bonom…
-
Riassunto esame Linguistica italiana, prof. Franceschini, libro consigliato Elementi di Linguistica italiana, Bonom…
-
Riassunto esame Storia lingua, prof. Franceschini, libro consigliato Elementi di Linguistica italiana, Bonomi, Masi…
-
Riassunto esame Linguistica italiana, prof. Savini, libro consigliato Elementi di Linguistica Italiana, Bonomi, Mas…