Un lucchese al servizio della Santa Sede
Francesco Buonvisi nunzio a Colonia, Varsavia e Vienna
Il lucchese Francesco Buonvisi
Francesco Buonvisi nasce nel 1626 a Lucca, da genitori appartenenti alle più illustri famiglie gentilizie della città. Venne educato sotto la guida del grammatico e antiquario Laurenzi, proseguendo poi i suoi studi nel seminario lucchese. All'età di 18 anni si recò a Roma dove iniziò il noviziato, sotto la protezione del potente zio vescovo, Girolamo Buonvisi, per tornare poi a Lucca dove ricoprì cariche cittadine.
Ritornato nuovamente a Roma, entrò nelle grazie di Alessandro VII Chigi, mentre lo zio Girolamo diventò cardinale, iniziando così la sua carriera nella diplomazia ecclesiastica, emergendo nel 1664, anno in cui si crearono forti tensioni tra Francia e Roma.
Nel 1663, infatti, Luigi XIV aveva inviato a Roma il Duca III de Créqui per appianare la questione dello jus comandi, ossia il diritto di nominare i vescovi, che spettava al Papa, ma che Luigi XIV non accettò mai, reclamando tale diritto per sé. Gli alloggi del duca e del suo seguito si trovavano nella zona franca, il c.d. quartiere, quando una sera, usciti da tale zona, il duca e i suoi familiari iniziarono a molestare le guardie corse (guardie a difesa del Papa, provenienti dalla Corsica) e durante la guerriglia tra le due parti, un componente del seguito del duca fu ucciso. Il duca tornò quindi in Francia dove chiese a Luigi XIV le scuse di Roma e Alessandro VII inviò una delegazione, guidata da Fabio Chigi, il c.d. cardinal nipote (solitamente nipote del Papa, rivestiva un ruolo importante e aveva il segretariato pontificio), di cui facevano parte giovani ecclesiastici, tra cui Buonvisi. A guida della delegazione fu scelto il famosissimo Burattino, ossia Giuseppe Miselli, il più importante corriere pontificio dell’epoca. Alla fine, oltre le scuse pubbliche, si decise di costruire una piramide a Roma a ricordo dell’evento, mai finita di costruire e poi distrutta, perché nel 1666 con la Pace di Pisa si appianarono i rapporti tra Roma e Francia e ci fu l’allontanamento delle guardie corse, sostituite dalle guardie svizzere.
Iniziava così la carriera pontificia di Buonvisi che, rientrato a Roma nel 1670, venne ordinato sacerdote, prelato di camere e impiegato della carica di canonico della Basilica di San Giovanni in Laterano, tutti uffici che gli permisero di acquisire una notevole esperienza politica.
Nel 1670 Papa Clemente X Altieri (succeduto a Rospigliosi) decise di inviare Buonvisi come nunzio ordinario a Colonia, una delle nunziature più importanti dell’Impero con due compiti importanti. Dal 1517, con la riforma protestante, l’Impero si era appunto spaccato in protestanti e cattolici e Buonvisi doveva:
- Da un lato tenere a bada il protestantesimo dilagante
- Dall’altro tenere a bada il processo di secolarizzazione di chi era ancora cattolico, ossia il processo di allontanamento da Roma, con la richiesta di maggior indipendenza, e in parte riuscì nei suoi compiti.
Infatti, perdendo l’influenza sul territorio per Roma voleva dire perdere la giurisdizione e le decime, ossia le tasse.
Dalla nunziatura di Colonia a quella di Varsavia
La nunziatura a Colonia di Buonvisi fu lodevole e proficua per la Santa Sede e vantaggiosa per la concordia e la pace della regione, infatti, il nunzio fu sempre in prima linea, pronto a reprimere gli abusi dei laici e a limitare i privilegi degli ecclesiastici locali e a garantire maggiore libertà di culto ai cattolici in alcune regioni tedesche.
Nel 1672 Luigi XIV stava pensando di invadere l’Olanda e quindi l’Impero (di fatti lo farà nel 1673 iniziando la c.d. guerra generale che finirà nel 1678) e date le sue ottime doti diplomatiche, il Papa stava valutando di inviare Buonvisi a Parigi per mediare con Luigi XIV, ma con la Polonia invasa dai turchi nel 1672 il pontefice decise di inviarlo a Varsavia, come nunzio straordinario, e le istruzioni gli vennero recapitate dal corriere Miselli.
L’esperienza a Varsavia di Buonvisi si dividerà in due fasi:
- Nunzio straordinario dal 23 gennaio al 15 luglio 1673
- Nunzio ordinario fino al 30 agosto 1675
In questo periodo Buonvisi sarà una figura centrale, pronto a seguire le istruzioni provenienti dalla Segreteria di Stato e assecondando i suggerimenti del cardinale protettore di Polonia, Virginio Orsini, di cui Buonvisi divenne difensore ed estimatore, nonostante le sue scarse capacità.
Il viaggio da Colonia a Varsavia fatto da Buonvisi viene raccontato in un documento stilato sotto forma di diario anonimo, attribuibile ad Andrea Fiefne, cancelliere del nunzio, o a Francesco Tucci, suo uditore. Una volta avute le istruzioni di Clemente X, portate a Colonia dal Burattino, Buonvisi, prima di partire, istruì il suo successore, Opizio Pallavicini.
Il nunzio lasciò Colonia il 10 dicembre 1672 e decise poi di passare per Vienna, allungando il tragitto, (invece di fare la strada più corta passando per Berlino, Danzica e Vistola) con una sorta di missione nella missione che consisteva nel parlare con le personalità più importanti dell’Impero, tra cui gli arcivescovi, nonché principi elettori tedeschi di Colonia, Bonn, Confluenza, Treviri e Magonza e l’Imperatore stesso, Leopoldo I, per parlare della questione polacca e raccogliere intorno a sé più personalità possibili.
Anche se tutti si mostravano vicini alla causa polacca, tutti rispondevano di dover pensare prima al problema della Francia che faceva pressioni sul confine. Buonvisi non riuscì quindi a coalizzare intorno a sé le personalità dell’Impero, ma questa missione nella missione gli ritornerà utile quando diventerà nunzio ordinario a Vienna, perché sarà consapevole del fatto che per risolvere il problema turco era prima necessario risolvere il problema del confine tra Francia e Impero.
Arrivato a Varsavia il 27 gennaio 1673, Buonvisi non ebbe un buon rapporto con Wisniowiecki, che reputava un inetto, mentre da parte sua il sovrano mostrò la sua totale avversione, sapendo che il nunzio gli avrebbe chiesto di fare un passo indietro, e infatti Buonvisi riuscì nei suoi due compiti, ossia:
- Pacificare il regno. Il 12 marzo 1673 ci fu la c.d. pace domestica, con cui il re diede a Sobieski la carica di gran generale. Si arrivò a questa pace anche grazie all’appoggio di Eleonora d’Asburgo e del vescovo di Cracovia e alla mediazione, più o meno occulta, di Buonvisi, che parlò con i capi delle varie fazioni, ossia partito di corte e partito dei malcontenti.
- Non far ratificare il Trattato di Bucacz l’8 aprile 1673. Questo equivaleva a dichiarare guerra all’Impero ottomano.
L’operato di Buonvisi fu impressionante e fondamentale e riuscì a portare a termine le sue istruzioni in pochissimi mesi diventando così, grazie ai suoi successi, nunzio ordinario a Varsavia fino al 1675 (sostituendo Ranuzzi), ma della sua nomina non fu molto felice Wisniowiecki.
In questo periodo, Buonvisi sarà testimone della morte di Wisniowiecki e artefice della futura elezione a re di Jan III Sobieski, insieme a Luigi XIV. Nel 1673, dopo la morte di Wisniowiecki, si aprì un interregno che durerà un anno e porterà all’elezione di Jan III Sobieski nel 1674.
Alla morte di Wisniowiecki, Buonvisi inviò una lettera a Roma per avvisare dell’avvenuto e Roma gli diede istruzioni per far eleggere un candidato sinceramente cattolico, che tutelasse gli interessi della Chiesa. Vari erano i candidati:
- L’Impero di Leopoldo I che non avendo nessuno da candidare riprovò con Carlo V di Lorena, puntando sul fatto che fosse un gran generale e che poteva sposare la vedova Eleonora d’Asburgo.
- Il Brandeburgo si ricandidò con l’obiettivo di riunire la Prussia ducale, ma fu scartato perché protestante.
- La Moscovia propose il figlio dello zar, ma fu scartato perché ortodosso.
- La Francia di Luigi XIV richiamò l’ambasciatore Pietro Bonsi, mandando il suo uomo migliore, Forbin Janson (vescovo di Marsiglia), con tre precise istruzioni:
- Elezione di un francese e, quindi, ritornano le candidature di Condé e del duca d’Enghein, che decadono molto presto.
- Elezione di un amico-Francia, ossia un alleato fedele della Francia e si pensa alla figura del Neoburgo.
- Evitare l’elezione Asburgo, quindi di Carlo V di Lorena.
- Candidatura segreta di Rinaldo d’Este (famiglia di Modena) di cui solo Buonvisi era stato messo a conoscenza.
A Vienna, Galeazzo Gualdo Priorato, storiografo dell’imperatore, aveva capito la necessità di lanciare un candidato di mediazione dato che il partito filofrancese e quello filoimperiale non riuscivano a mettersi d’accordo. Pensò, quindi, alla figura di Rinaldo d’Este perché:
- Era nipote di Urbano VIII, il gran Papa di inizio ‘600, della famiglia dei Barberini, famiglia di Roma filofrancese e, quindi, potevano convergere i voti del partito filofrancese.
- Era un fervente cattolico e quindi a favore della causa antiturca e per questo potevano convergere su di lui i voti del partito filoimperiale e inoltre andava anche a favore della Santa Sede.
Per portare avanti il suo piano, Priorato contattò Francesco Barberini, cardinale più importante della famiglia, a cui espose la sua idea, premettendo e sottolineando l’importanza di inviare un’ambasceria segreta per presentare Rinaldo d’Este al momento opportuno, di massima crisi tra i due partiti del sejm. Francesco Barberini e la madre di Rinaldo, Lucrezia Borgia, si misero a lavoro per raccogliere più soldi possibili per l’elezione, infatti per far convergere tutti i voti sul loro candidato, era necessario pagare.
Il Papa, Clemente X Altieri contattò Buonvisi (non sapendo del progetto di candidatura di Rinaldo d’Este) per proporre suo nipote, Gaspare Altieri. Buonvisi era quindi pressato su più fronti:
- La Francia gli aveva promesso di farlo diventare cardinale se avesse supportato il Neoburgo.
- L’Impero stesso gli aveva promesso di farlo diventare cardinale se avesse supportato Carlo V e la vedova Eleonora che perorava la candidatura di Carlo V.
- Il cardinale Francesco Barberini spingeva la candidatura di Rinaldo e del suo status di cardinale molto importante Buonvisi doveva tenerne conto. In particolare, perché, data l’età avanzata di Clemente X Altieri, in prossimità dell’elezione di un nuovo pontefice, un candidato papabile era lo zio di Buonvisi, il cardinale Girolamo e quindi il nunzio non poteva perdere i voti di Barberini e della sua cerchia.
- Il Papa, Clemente X Altieri spingeva sulla figura di suo nipote.
Di fronte a queste pressioni, Buonvisi decise di parlare separatamente con ciascuna delle parti dicendo loro che avrebbe appoggiato la loro candidatura, aggiungendo di non farlo sapere agli altri.
Nel frattempo, a Modena venne organizzata un’ambasciata ufficiale inviata in Polonia, affidata al frate cappuccino Alessandro Bellentani di Carpi che presentò Rinaldo d’Este nel momento sbagliato, facendo decadere così la sua candidatura. Buonvisi fu sincero solo con il Papa, dicendogli che la candidatura del nipote arrivava in ritardo.
Infatti, era emerso Sobieski, che aveva appoggiato il Neoburgo, ma spinto dalla moglie Maria Casimira, aveva iniziato a lavorare alla propria candidatura, e diventò il miglior candidato in quanto:
- Era un gran generale e cattolico e questo andava a favore dell’Impero e di Roma.
- Era filofrancese e questo andava ovviamente a favore della Francia.
In realtà Sobieski fece un patto con la Francia, rappresentata da Forbin, infatti la monarchia francese promise a Sobieski un titolo francese che gli fa avere una rendita annua. Nel maggio del 1674 i voti del sejm converso su Jan III Sobieski che fu eletto proprio perché poteva essere un buon compromesso per le varie fazioni. Appena eletto, partì in campagna in Ucraina, preda dei turchi e dei moscoviti e vi resterà fino al 1676.
Non attenderà neanche di farsi incoronare e di firmare i Pacta Conventa, atteggiamento che infastidirà Maria Casimira, che chiederà al marito di ritornare a Varsavia per firmare i Pacta Conventa, permettendole di diventare ufficialmente regina e di avere il suo vitalizio. Si farà incoronare nel 1676.
Anche se non arrivavano informazioni, perché fino al 1675 Sobieski decise di blindare i confini della regione per non far trapelare informazioni, Buonvisi oltre a lamentarsi con la corte polacca, iniziò a capire e percepire che qualcosa non andava e scriveva a Roma che Sobieski non stava combattendo realmente i turchi, ma anzi tentennava e non aveva intenzione di sconfiggerli. La campagna era molto importante per Roma, oltre per la minaccia degli infedeli anche perché la Santa Sede stava continuando ad inviare sussidi per la guerra contro i turchi.
Difatti, nel 1675 venne firmato il Trattato di Jawarow tra Sobieski e gli ambasciatori francesi. Il 20 luglio 1675 il Burattino portò a Buonvisi la lettera con cui Clemente X lo nominava nunzio ordinario a Vienna, questa nunziatura fu sostenuta fortemente dalla corte pontificia, in particolare dallo stesso Papa e da Francesco Barberini; a Varsavia invece diventava nunzio Francesco Martelli, vescovo di Corinto.
La nunziatura a Varsavia si era quindi conclusa, ma fu per il lucchese la giusta palestra per entrare nei meccanismi di una politica diplomatica che si muoveva freneticamente tra Roma, Varsavia, Parigi e Vienna.
Francesco Buonvisi nunzio a Vienna
Il 2 ottobre 1675 Buonvisi arrivò a Vienna, con l’unica istruzione di assicurare la pace universale, dove ricoprì il ruolo di nunzio ordinario per 14 anni, periodo durante il quale l’Impero dovette affrontare numerose minacce e fondamentali furono le politiche diplomatiche di Buonvisi. Durante questi 14 anni di nunziatura la Santa Sede gli diede istruzioni di lavorare su due questioni fondamentali:
- Spingere l’Imperatore a concludere una pace con la Francia sul Reno
- Promuovere un’alleanza anti-ottomana tra Vienna e Polonia, aperta in un secondo momento a Venezia.
La nomina a nunzio di Vienna di Buonvisi non fu inizialmente apprezzata da Leopoldo I, poiché considerava poco incisivo l’operato del lucchese nei confronti della regina vedova Eleonora, sua sorella, durante l’interregno, ma fu proprio lei a smentire queste accuse.
Già nel 1676 Buonvisi dovette risolvere alcune questioni rilevanti:
- Dopo la morte della prima moglie di Leopoldo I, riuscì a convincere l’Imperatore a sposare la principessa cattolica Eleonora Maddalena di Neoburgo, suggerita da Roma, scartando così l’altra proposta, ossia la protestante Ulrika di Danimarca (il timore era che una donna forte, oltre che bella, come Ulrika potesse influenzare Leopoldo, uomo di poco spessore).
- Convinse l’Imperatore a trovare una soluzione pacifica con i kuruczok, i ribelli ungheresi. Ma nel 1578 le trattative con Tokoli, capo dei ribelli, fallirono e questi si allearono con i turchi.
Il 1676 fu un anno importante:
- Giunse la notizia del trattato di Zorawno, ossia il trattato di pace firmato da Sobieski con i turchi e il re polacco di fronte ai timori della Santa Sede (condivisi dal nunzio Martelli) si difese dicendo che si trattava di un trattato vantaggioso e che non aveva avuto altra scelta perché era carente di uomini e soldi.
- Dopo la morte di Koprulu, diventò gran visir Kara Mustafa.
- Fu eletto Papa Innocenzo XI Odescalchi che si prefigurava come unico obiettivo la sconfitta definitiva del nemico turco, attraverso la creazione di una lega di principi cristiani, ma conscio, come Buonvisi, del fatto che fosse necessaria una pacificazione generale ad ovest. Il suo progetto si basava su quanto gli fu suggerito da Paul De Lagny (ambasciatore della Santa Sede a Costantinopoli) che conoscendo bene l’Impero ottomano, sapeva che il suo punto di forza, ossia l’estensione, era allo stesso tempo la sua debolezza e per sconfiggerlo bisognava attaccare da più fronti.
- La Transilvania, fino ad allora “feudo” dell’impero ottomano e quindi indipendente, giurò fedeltà all’impero ottomano e al sultano, divenendo parte integrante dell’impero e rinunciando alla propria indipendenza.
Nel 1678 con i negoziati di Nimega e anche grazie al lavoro diplomatico di Buonvisi si arrivò oltre alla pace tra Olanda e Francia e a un’intesa tra Francia e Spagna. La pace di Nimega tra Luigi XIV e Leopoldo I, nonostante fosse svantaggiosa per l’Imperatore, dato che doveva concedere dei territori alla Francia, Buonvisi lo rassicurò sul fatto che il futuro degli Asburgo sarebbe stata nell’area danubiano-balcanica e difatti così fu. La pace di Nimega fu fondamentale per
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