Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

GENEALOGIA DELLA RUSSOFOBIA

La metamorfosi della Russia da miraggio a spettro

Nel 1839, il marchese Astolphe de Custine, intraprese un viaggio in Russia dal quale scrisse il

libro “La Russie en 1839”. Il libro ebbe molto successo dato che raccoglieva tutti gli stereotipi

negativi sulla Russia, forgiati dalla coscienza europea. Custine da voce al sentimento russofobo del

suo tempo, riprese la tesi fondamentale dell'infinita brutalità di un dominio dispotico e urbano.

Nell'immaginario collettivo la Russia era percepita come un enigma minaccioso.

I filosofi illuministi (Diderot, Voltaire, Leibniz) vedevano nella Russia l'immagine ideale di

un'Europa più giovane pronta alla civilisation. C'erano due interrogativi che tormentavano il mondo

europeo: sul piano culturale, la Russia poteva vantare una propria originalità o era solo la Mongolia

d'Europa; sul piano politico era un impero generoso e difensore del principio monarchico o un

dispotismo e una minaccia per l'Europa?

Con la spartizione della Polonia verso la fine del 1700 c'è chi ha visto nell'impero russo, il tipico

espansionismo romano, ma è innegabile che con la presa della Polonia, Caterina II ha abbattuto le

barriere che separavano la Russia dal cuore del mondo germanico. Tra il 1830 e il 1848, i liberali di

Occidente avevano pronosticato la distruzione della dittatura orientale, invece essa si è rinforzata

molto di più. Costretti ad ammettere tale rafforzamento, essi ingaggiarono una battagli di pamphlets

contro la Russia, mostrando all'opinione pubblica europea la mostruosità del dispotismo russo.

Da La Russie en 1839 si può trarre una geopolitica della catastrofe basata sull'idea di minaccia, in

virtù della quale il filosofo francese sosteneva che l'Europa avrebbe potuto fare la stessa fine della

Polonia dopo la rivolta del 1830 e sollecitava un'alleanza paneuropea che avesse come nucleo l'asse

franco-tedesco. Proprio come pronosticato da Maistre, anche Custine considerava la Russia come

un paese nel quale avrebbe potuto scoppiare una rivoluzione sociale.

La Russie comme elle est?

Custine era uno scrittore di poche fortune e viveva il viaggio romanticamente, era un continuo

viaggiatore. Giudicava la Russia una minaccia per la civiltà europea e cattolica, ma metteva in

guardia, l'Europa, anche dal pericolo interno rappresentato dai processi di democratizzazione.

Secondo Custine la democrazia non rientrava nei piani della provvidenza divina, perché impediva la

propagazione delle virtù soprannaturali, l'autentica radice della civiltà moderna era solo la Spagna

castigliana. L'Europa aveva bisogno di una rigenerazione cattolica per ritrovare il senso dell'onore e

della forza, e fondava la forza russa soprattutto sull'intolleranza religiosa. Custine scriverà:

“Andavo in Russia per cercare argomenti contro il governo rappresentativo, e ne ritorno sostenitore

degli ordinamenti costituzionali”. Lui si autodefiniva un monarchico-rivoluzionario.

Per Chateubriand, mentore di Custine, la Francia non era minacciata dall'espansione dell'impero

russo ma dall'impero ottomano che era l'incarnazione del dispotismo orientale. Estendere la civiltà a

Oriente significava immettere la barbarie in Occidente, posto alle due estremità dell'Europa, la

Francia e la Russia non confinavano tra loro e non avevano nessuna rivalità commerciale: i nemici

naturali della Francia erano quelli della Russia.

Custine si dichiarava democratico in Russia e aristocratico in Francia, anche se era pronto a

riconoscere che un piccolo borghese francese era più libero di un nobile russo.

La russofobia di Custine risaliva ai tempi dell'occupazione di Parigi, quando ha visto i cosacchi

accampati sugli Champ-Elysées e la loro devastazione. Custine andò in Russia per cercare conferme

al fine di formulare una sorta di fenomenologia del dispotismo orientale, per lui il dispotismo si

basava su una “legittimità capricciosa”: “Il dispotismo è un miscuglio di impazienza e di pigrizia”.

Il potere dello zar era più forte della natura: lui non era soltanto il rappresentante di Dio in terra, ma

era la potenza creatrice di una potenza più estesa di Dio, e il suo capriccio si poneva al di là di ogni

legge. Custine aveva incontrato il dispotismo incarnato nella persona dello zar, quando era stato

invitato a corte. Dipingeva Nicola I con una “severità inquieta”.

Tra la Francia e la Russia c'era una muraglia cinese a dividerle, data dalla lingua e dal carattere

slavo; in Francia la tirannia rivoluzionaria è un male transitorio, in Russia il dispotismo è una

rivoluzione permanente.

Identificava in Pietro il Grande, soltanto un talento imitativo che ha lasciato alla Russia un processo

di civilizzazione incompleto. Pietroburgo era la capitale della volontà del singolo uomo e non del

popolo, essa era figlia del terrore, un terrore sacro, perché l'obbedienza alla volontà sovrana

dell'imperatore era un dogma. Pietro aveva usurpato il potere ecclesiastico con l'abolizione del

Patriarcato e con la creazione del Santo Sinodo, lo zar era di fatto capo della Chiesa ortodossa e la

religione era divenuta un ingranaggio dello stato dispotico. Custine era fermamente convinto che

solo l'aristocrazia poteva resistere alle seduzioni del potere assoluto, senza aristocrazia le monarchie

diventano tirannie.

Pietroburgo era la Terza Roma, il pericolo era quello panrussista, quale anomalia di una Russia

civilizzata all'improvviso. La terra russa era stata privata di una cultura lenta e naturale come aveva

anche detto Rousseau.

L'immagine della Russia nello specchio magico della storia

Custine prometteva rivelazioni sensazionali sul passato russo partendo dal fatto che la storia russa

non comincia dal Regno di Pietro I, e che gli Ivan prepararono la via a Pietro il Grande.

Dopo l'invasione dei Mongoli, gli slavi, che erano il popolo più libero del mondo, erano diventati

schiavi dei vincitori e i principi russi si piegarono ad essere gli strumenti dell'oppressione dell'orda.

Ivan IV il Terribile veniva visto come il Tiranno sanguinario per eccellenza, e incarnava l'ambizione

dei russi a edificare un nuovo impero romano, che sarebbe nato dalle ceneri di quello bizantino.

Custine affermava di preferire Mosca a Pietroburgo e la considerava come l'unica città della Russia

che possedeva il germe dell'indipendenza e dell'originalità russa. Si ritrovava d'accordo con l'utopia

conservatrice degli slavofili difensori dell'ortodossia. Quest'ultimi consideravano Mosca come

l'espressione dell'unità vitale della nazione, sulla quale si era abbattuta la furia culturale di Pietro il

Grande. Essi profetizzavano l'insurrezione della Santa Russia, che dopo il processo forzato di

europeizzazione, aveva raggiunto una maggiore consapevolezza di sé. Custine rifiutava la Russia

europea per paura del panrussismo, auspicava il suo isolamento, al massimo si poteva indirizzare

verso la conquista dell'Oriente infedele.

Il dispotismo russo e lo spettro della rivoluzione

l'aristocrazia aveva abdicato per viltà, mentre la classe media, dalla quale poteva dipendere il futuro

della Russia, era poco numerosa e composta da persone di origine promiscua (contadini e impiegati

arricchiti) che non potevano andare d'accordo tra loro; solo alcune società segrete massoniche

potevano riunirle: “O il mondo civilizzato passerà di nuovo sotto il giogo dei barbari, o la Russia

subirà una rivoluzione ancora più terribile di quella di cui l'Europa occidentale risente ancora gli

effetti”.

Sia che si risolvesse per una guerra di conquista, sia che si risolvesse per la rivoluzione, la Russia

era una costante minaccia per l'Europa. Quest'ultima era dilaniata da una lotta colossale, avrebbe

dovuto mettere fine alle guerre tra filosofia e fede, tra politica e religione, tra protestantesimo e

Chiesa cattolica: l'Europa avrebbe dovuto sedare le proprie passioni, solo cosi gli slavi non

sarebbero stati più un pericolo. Custine non vedeva nell'Inghilterra un alleato affidabile sia perché

avviato verso un destino coloniale e atlantico, e sia perché aveva vinto la guerra antinapoleonica. La

Francia avrebbe dovuto allearsi con la Germania, Custine sorvolava sulla questione dell'unità

tedesca e sul protestantesimo. Attribuiva al luteranesimo il pregio di aver liberato la Chiesa dal

potere temporale, rendendola più evangelica e meno politica. La Francia doveva assumere su di sé

un compito storico: organizzare la resurrezione della Polonia; liberare l'Italia restaurando

l'indipendenza di Venezia e donando la Lombardia e il Piemonte, riprendendosi Savoia; risvegliare

l'Ungheria. L'Italia era stanca e divisa e spettava alla Francia rivitalizzare tutta l'Europa.

CAPITOLO 2

Le disavventure dell'exactitude. Custine e l'autocoscienza russa

Il 1800 è stato per la Russia l'epoca dell'autocoscienza e della riflessione. L'autocoscienza russa,

come concezione di sé, si è formata su un modello culturale duale. Tale modello ha dato via ad una

serie di dicotomie: antico-nuovo, Russia-Europa. Anche al suo interno l'autocoscienza russa si

divise in due campi: gli occidentalisti che erano favorevoli al completamento del processo di

europeizzazione avviato da Pietro il Grande; gli slavofili che, invece, esaltavano la giovinezza e

l'originalità della civiltà russa, impedendole di percorrere lo stesso cammino dell'Occidente

europeo, destinato al tramonto a causa del suo scetticismo e materialismo. Questa dicotomia è stata

portata avanti dall'intelligencija russa in contrapposizione con l'ideologia dominante della

narodnost' (autocrazia), sancita da Nicola I. La doppia identità russa nasce dalla coesistenza e

dall'interazione di culture diverse e deriva dalla capacità di trasformarle in proprie. Il confronto tra

Custine e l'autocoscienza russa va, perciò, inserito in una duplice prospettiva: da una parte il

giudizio che lo scrittore ha formulato sulla cultura storica e politica russa, dall'altra la polemica

suscitata in Russia e che ha trovato la confutazione di molti autori (Herze, Dostoevskij, Tjutcev).

Il machiavellismo postumo di Napoleone. Custine e la genesi dell'intelligencija

Custine non ignorava l'esistenza dell'intelligencija russa, soltanto che non le attribuiva un carattere

indipendente e originale: gli intelligenty russi, per il marchese, erano cortigiani al servizio dello zar

o imitatori della cultura europea. Napoleone aveva approfittato dei suo rapporti con Alessandro I e

aveva inviato in Russia un gran numero di agenti politici, con la missione di infiltrarsi nei circoli

governativi e di infondere nella gioventù, idee anti-dispotiche. Partendo da questo assunto, Custine

tendeva a svalutare la portata politico-ideologica decabrista, perché ciò che aveva mosso gli ufficiali

rivoltosi era l'idea del dovere. I decabristi in realtà rappresentavano una svolta nella storia russa,

non solo per l'elaborazione di programmi e teorie politico-sociali e per le riflessioni sulla tattica

della lotta rivoluzionaria. Il grande cambiamento, secondo Herzen, scaturiva dal battesimo di

sangue del 1812, che aveva dato via alla prima fase dello sviluppo delle idee rivoluzionarie in

Russia. I decabristi erano, per Herzen, la prima falange dell'emancipazione russa che era mossa dai

sentimenti cavallereschi dell'onore e della dignità personale. Per Custine, invece, essi erano

imbevuti di idee filosofiche inapplicabili alla realtà russa.

Uno dei nodi irrisolti di La Russie en 1839 è quello dell'incontro tra Custine e Caadaev che

sarebbe avvenuto al Club inglese di Mosca. Il marchese lo definiva come il russo più illuminato, un

russo filosofo, che era tornato in Russia molto liberale e con una propensione verso la religione

cattolica, dopo aver girato il mondo. Caadaev si era azzardato a scrivere che la religione cattolica

era più propizia allo sviluppo spirituale ce al progresso culturale, di quanto lo fosse quella

ortodossa, tanto che lo zar lo dichiarò pazzo. Caadaev aveva risvegliato la coscienza russa

risvegliando il confronto tra occidentalisti e slavofili sul destino dell'identità russa.

Quando Custine arrivò in Russia, sia Puskin (grande amico di Caadaev) e sia Caadaev, avevano

fatto una fine ingloriosa. Il primo venne ucciso in un duello dal suo cognato, il secondo venne

dichiarato pazzo di Stato. Custine ricostruiva la morte del sommo poeta russo come uno scandalo

pubblico, fonte di illazioni e di pettegolezzi. Solo che il marchese ignorava quanto accaduto nel

1837, il retroscena politico che aveva condotto alla sua morte. Nicola I aveva perdonato il poeta per

le sue simpatie decabriste e per i suoi versi sospetti, lo aveva ridotto a essere un prigioniero di corte.

La vita a corte di Puskin fu una partita a scacchi con lo zar, una partita che il poeta doveva perdere,

privato della sua volontà e della sua libertà: egli salvò con la morte, per fuggire alla prigione dorata.

Nella disputa poetica tra Puskin e Mickiewicz, Custine simpatizzava per il secondo anche se

sosteneva l'idea di una futura riconciliazione tra gli slavi; in ogni caso per il marchese, Puskin non

era un autentico creatore.

L'atleta della russofobia. La campagna patriottica contro il marchese insolente e l'affaire

Gurowski

La campagna patriottica contro Custine fu organizzata da Sergej Uvarov, ministro dell'istruzione e

capo della Direzione generale della censura. Per Uvarov, la migliore risposta alla crociata russofoba

sarebbe stata la pubblicazione di un libro serio e sincero e apparentemente imparziale, che non

doveva confutare direttamente Custine. La Russie en 1839, andava analiticamente decostruito da

uno scrittore straniero: se questa sorta di Anticustine fosse stato scritto da un russo non avrebbe

avuto nessun successo in Europa. Il piano di Uvarov prevedeva di affidare a Balzac la stesura di un

libro che fosse la contropartita di quello di Custine. Balzac era uno scrittore francese più celebre di

Custine, ma oramai il piano di Uvarov non funzionava, lo zar diffidava degli scrittori francesi.

L'apologia teorica e concettuale della Russia imperiale era stata formulata da Uvarov ed era basata

sulla triade: nazionalità, autocrazia e ortodossia. La legittimità del potere autocratico, si fondava sul

legame indissolubile tra l'imperatore e il popolo. Inoltre affermava che, l'autocrazia era consona alla

civiltà europea perchè era il continuo della dittatura romana, essa era indispensabile per garantire

l'unità di un impero di 60 milioni di sudditi e per contenere l'invasione dei popoli bellicosi dell'Asia.

Nikolaj Grec, giornalista e grammatico, insinuava che la russofobia di Custine aveva un'origine

personalissima. Nicola I non fu clemente con Gurowski, un giovane polacco e amante del

marchese, che aveva partecipato all'insurrezione di Varsavia assieme al fratello Adam, uno dei

maggiori esponenti polacchi del panrussismo. Adam Gurowski aveva pubblicato La civilisation et

la Russie, che è considerata come una sorta di confutazione del libro di Custine; i pregiudizi

nazionali, secondo Gurowski, impedivano ai pubblicisti europei di comprendere la Russia che

appariva loro come una potenza enigmatica incombente sull'Europa. Il giornalismo politico europeo

vedeva solo la superficie della civiltà russa, senza apprezzarne l'originalità. La Russia era

l'espressione di una civiltà originale e giovane che era apparsa per ultima sulla scena mondiale: la

civiltà russa, perciò, non si lasciava assorbire da quella occidentale. La Russia non poteva essere

considerata la sterminatrice dell'Occidente, perché nel corso degli anni aveva arginato e fatto da

diga contro le barbarie asiatiche. Mentre in Europa la questione del potere era meramente

amministrativa, in Russia, l'autocrazia era un'istituzione religiosa, perché, secondo Gurowski, nella

sua essenza era l'espressione dell'ordine divino insediatosi sulla terra ed era onnipotente, unica e

universale. L'autocrate era la personificazione di tutto il popolo russo e incarnava i destini

dell'impero. Diversamente da quanto sostenuto da Custine, l'Europa era minacciata all'instaurazione

dei regimi costituzionali che avevano provocato dei disastri: i parlamenti europei, per Gurowski,

erano delle arene dove l'amor proprio e gli interessi egoistici operavano per se stessi e non per il

bene dello Stato. Il sistema costituzionale aveva corrotto la natura originaria del potere e il governo

era declassato alla stregua di un partito. La supremazia invece avrebbe assicurato una risposta

conservatrice all'Europa, e non era una minaccia, dato che voleva introdurre la civiltà in Asia: gli

slavi avevano il compito di svegliare l'Asia centrale e settentrionale dal loro sonno.

La crisi europea sarebbe stata superata attraverso al sottomissione del vecchio mondo all'egemonia

delle nazioni slave guidata dalla Russia.

Le difese di Custine furono prese da Sant-Marc Girardin, egli aveva segnalato il pericolo russo e

vedeva nell'America la potenza protettrice dell'Europa: in futuro la Russia e l'America si sarebbero

spartite il mondo. Egli rimproverava a Custine di esser stato troppo severo con la nazione e poco

con lo zar, ma condivideva il giudizio negativo su Pietro il Grande.

Grec affermva che sarebbe stato facile denunciare gli abusi di potere che perpetravano nella civile

Francia, tutta via egli non intendeva fare come Custine, detestarla senza prendersi la briga di

studiarla.

Jakovlev era lo pseudonimo di Jacob Tolstoj, secondo lui, Custine aveva attaccato la Russia con

l'arma della menzogna e della calunnia. Egli sferrava un attacco contro Girardin, che sull'odio per la

Russia aveva costruito la propria fama, sia contro Custine che era capace di scrivere opere letterarie

di scarso successo. Lo scrittore russo si era fidato dei discorsi di osteria e aveva reso un cattivo

servizio a se stesso e alla Francia. I russi non erano copia dei francesi e Pietroburgo non poteva

essere considerata una succursale di Parigi.

Delenda Carthago? Vjazemskij e Chomjakov

La confutazione del principe Vjazemskij, amico di Puskin, è stata molto importante, egli era stato

un liberale e aveva conosciuto il marchese a Parigi. Il principe russo, ironicamente affermava che

l'opera di Custine, era frutto di allucinazioni e incubi, non poteva suscitare risentimento ma noia,

era un opera scritta solo per amore dello scandalo. Secondo Vjazemski, la falsa civilizzazione era

proprio quella occidentale alla mercé dell'arbitrio di una stampa diventata strumento dei partiti,

invece di essere il primo legame sociale delle nazioni. Alla tirannia della stampa era preferibile il

silenzio russo.

Pur sostenendo tesi slavofile, Custine subì una dura critica anche da uno dei caposcuola dello

slavofilismo, Chomjakov, egli affermava che in Occidente era in voga la moda di parlare molto e

male della Russia.

Il suicidio della civilisation e il naufragio dell'Occidente: Tjutcev e Herzen


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

9

PESO

86.50 KB

PUBBLICATO

9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sciencespolitics di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Valle Roberto.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia dell'europa orientale

Riassunto esame Storia dell'Europa Orientale, prof Valle, libro consigliato L'idea russa e il culto della personalità
Appunto
Geografia generale - Riassunto esame, prof. Boria
Appunto
Riassunto esame dell'esame di Storia del Risorgimento, docente Falco, libro consigliato: "Il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia", Beales, Biagini
Appunto
Moti del 1848 e Unità d'Italia - Sabbatucci, Vidotto
Appunto