Estratto del documento

L'idea russa e il culto della personalità

L'idea russa e la via autoritaria

Il popolo russo continua a identificarsi con un potere accentrato che garantisca la sovranità e la permanenza dello Stato: per i russi un potere è destinato a crollare quando cessa di essere severo. Secondo Berdjaev, durante il 1800-900 la dittatura è stata considerata una istituzione di discendenza divina, una sorta di emanazione del “dio-popolo” o del dio-Stato.

L'idea della via autoritaria in Russia sembra scaturire dal legame immane tra la cultura russa e l'autocrazia. L'ideale politico russo fonde tra loro tre diversi ideologemi: la civiltà russa è distinta da quella occidentale e segue una sua via originale; il popolo russo ha una missione storico mondiale da compiere; la politica è considerata dal punto di vista morale e religioso.

Sebbene abbia goduto di una reputazione rivoluzionaria, il popolo russo, per Richard Pipes, ha una mentalità conservatrice che è rimasta immutata e che sembra ostacolare il processo di democratizzazione. Durante la sua evoluzione storica, lo Stato russo ha subito diverse modifiche: lo Stato moscovita, l'impero russo, l'Urss e la Federazione russa. Il tratto caratteristico è che in tutte queste evoluzioni storiche, c'è stata la concentrazione del potere in un unico centro.

Stalin è stato l'erede della tradizione autocratica di Ivan il Terribile e di Pietro il Grande; egli ha elevato il comunismo a simbolo di fede e, con il culto della personalità ha restaurato la forma monarchica. Stalin inoltre, è apprezzato come il demiurgo fondante del mito della “democrazia sovrana”, quale ideologia ufficiale della Russia di Putin: la vittoria nella Grande Guerra patriottica.

La persistenza di un sentimento pro stalinista in Russia è costante, anche perché Stalin è considerato come colui che con la Grande Guerra Patriottica, ha resuscitato l'idea della sovranità nazionale. Putin, oggigiorno, sembra incarnare il mito del modello autoritario e con il suo potere basato sulla popolarità ha fatto riemergere l'autocrazia russa. Grazie alla creazione del partito del Cremlino (Edinaja Rossija), Putin ha trasformato la Russia in uno Stato monopartitico e ha instaurato un regime politico variamente definito: autocrazia elettiva; demokratura (un incrocio tra democrazia e dittatura, una sorta di democrazia elettorale); democrazia guidata; democrazia sovrana.

Per Schmitt, la demokratura in Russia concepisce la sovranità come stato d'eccezione permanente, quale compiuta restaurazione del Nomos sovrano. Schmitt concepisce la democrazia non in termini di rappresentanza, ma di identità tra elite e popolo. Il consenso del popolo non è un diritto, ma un obbligo politico verso la patria, gli antenati e, essenzialmente, verso la grandezza della Russia: l'interesse prioritario della Russia è il Nomos sovrano, non la democrazia.

Secondo Surkov, la democrazia sovrana significa autocrazia del popolo, della nazione, quale espressione della forza e della dignità del popolo russo attraverso il potenziamento della società civile, della sicurezza dello Stato e del sistema economico. Inoltre, sempre secondo Surkov, la democrazia sovrana deve essere forgiata secondo i canoni della cultura politica russa: un forte potere accentrato, l'idealizzazione della lotta politica e la personificazione delle istituzioni politiche.

La Costituzione del 1993 ha forgiato un sistema politico superpresidenziale e il presidente assume su di sé un potere non diverso da quello esercitato dallo zar Nicola II, scaturito dalla rivoluzione del 1905: la costituzione infatti, non pone limiti all'amministrazione presidenziale.

Putin nel 2008 è stato acclamato presidente di Edinaja Rossija e leader nazionale al quale è affidata la salvaguardia del benessere e della sovranità del popolo. Il leader nazionale ha la missione storica di restaurare la potenza della Russia, quale salvaguardia della sua tradizione storica. Surkov ha definito Putin, come un leader nazionale inviato dal destino e da Dio in tempi difficili per la Russia, per la salvezza del popolo.

Genealogia del culto della personalità

Nel ripercorrere il cammino della metamorfosi della dittatura russa abbiamo tre scenari di potere: l'autocrazia incentrata sulla figura dello zar come dittatore consacrato; il potere sovietico dominato dalla dittatura del proletariato e dal culto della personalità; lo scenario post-sovietico caratterizzato dalla verticale del potere e dalla dittatura della legge.

In Russia, l'espressione culto della personalità comparve per la prima volta nel 1800, come culto romantico del genio. Tale tema si ripropose durante il dibattito sul destino russo e sul ruolo di Pietro il Grande, incarnato dalla disputa tra occidentalisti e slavofili. I primi accettavano le riforme introdotte dallo zar e ritenevano che il futuro della Russia consistesse nel ripercorrere le tappe del progresso dell'Occidente. Gli slavofili credevano che la Russia fosse portatrice di una cultura originale: l'europeizzazione introdotta dalle riforme di Pietro il Grande era considerata come una sorta di tradimento, proprio perché la Russia doveva seguire una propria via di sviluppo originale senza imitare l'Occidente.

Per Caadaev, lo zar ha capito alla perfezione quale doveva essere il punto di partenza della Russia, offrendole l'Occidente intero, su un foglio bianco ci aveva scritto “Europa ed Occidente, da quel momento noi apparteniamo all'Europa e all'Occidente. Secondo il filosofo Solov'ev, la figura di Pietro il Grande deriva dal caos della barbarie moscovita, egli aveva respinto il nazionalismo cieco della Moscovia ed era animata da un patriottismo illuminato. Per Solov'ev il culto della personalità coincide con il culto dell'uomo. La personalità come autoaffermazione dell'uomo è un tratto caratteristico della filosofia occidentale del 1800 e la realizzazione del benessere universale è diventato lo scopo supremo del socialismo. La personalità si identifica con l'Io e ogni Io vuole la propria felicità, il principio che c'è alla base è egoistico, è l'autonegazione del socialismo. L'aspirazione al bene universale si trasforma nell'autoaffermazione di ogni singola persona a danno di tutti gli altri, il socialismo si tramuta in un individualismo esclusivo, secondo il quale l'unicità dell'uomo è superiore all'uomo. L'autonegazione del socialismo avrebbe condotto al dominio esclusivo di un dittatore che avrebbe instaurato l'uguaglianza della sazietà generale.

La disputa sul ruolo della personalità tra l'anarchico Bakunin e Herzen, primo teorico del socialismo russo, sembra dimostrare quanto detto da Solov'ev. Affermando che la “passione per la distruzione è una passione creatrice”, Bakunin, secondo Herzen, concepisce la libertà come un principio violento e satanico, la libertà negativa viene intesa come rivolta dell'individuo contro ogni autorità. Alla trasformazione della monarchia in dittatura militare, Bakunin contrappone la rivolta individuale che deve farsi strumento della rivoluzione sociale. Secondo Nietzsche, Bakunin era mosso dall'odio verso il presente e voleva annientare il passato, la pandistruzione, perciò, era la rivolta all'annientamento della cultura.

Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 nell'ambiente artistico-letterario venne proclamato il culto della personalità, tale dogma induceva all'avidità di emozioni e ad aderire a qualsiasi causa.

Il marxismo russo e la funzione della personalità nella storia: Plechanov, Gor'kij e Lenin

L'influenza esercitata dalla personalità nella storia, secondo Plechanov, è determinata dal regime interno della società stessa e dalle sue relazioni con altre società e dai rapporti fra uomini occupati nel processo economico di produzione. Secondo Lenin, la coscienza politica può essere portata al proletariato solo dall'esterno e non dai rapporti tra operai e capitalisti. Egli affida questo compito alle personalità eminenti, opera una distinzione tra la massa di individui senza qualità e gli uomini con spiccate attitudini al comando, in grado di essere dei rivoluzionari di professione, dei leader politici capaci di utilizzare qualsiasi mezzo per il bene della causa rivoluzionaria.

Nel 1909, con il saggio “La distruzione della personalità”, il marxista Gor'kij esaltava le qualità sovraumane che compaiono sulla scena della storia nelle epoche di svolta e che sembrano scaturire dalla volontà del popolo. Egli approdava a una sorta di bolscevizzazione del culto della personalità, attribuendo a Lenin il ruolo supremo e rivoluzionario in grado di salvare la Russia dall'anarchia e di forgiare l'uomo nuovo russo. Lenin si incarnava ad assumere la superpersonalità dell'uomo nuovo collettivo. Lenin diede vita a una ideosofia, secondo lui, il dittatore rivoluzionario è l'incarnazione della trasformazione dell'ideale in reale. Il rivoluzionario agisce coscientemente non per costruire un mondo ideale ma per distruggere quello presente.

Dopo la morte di Lenin, Stalin da una parte enfatizzò il ruolo della leadership collettiva, dall'altra sostenne che il leader con il suo straordinario potere di coercizione e convinzione, può volgersi contro la maggioranza del partito. In tal modo, Stalin forgiava il culto del vozd (guida) della rivoluzione che poi si è incarnato nella sua persona.

Anteprima
Vedrai una selezione di 3 pagine su 9
Riassunto esame Storia dell'Europa Orientale, prof Valle, libro consigliato L'idea russa e il culto della personalità Pag. 1 Riassunto esame Storia dell'Europa Orientale, prof Valle, libro consigliato L'idea russa e il culto della personalità Pag. 2
Anteprima di 3 pagg. su 9.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia dell'Europa Orientale, prof Valle, libro consigliato L'idea russa e il culto della personalità Pag. 6
1 su 9
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/03 Storia dell'europa orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sciencespolitics di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa orientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Valle Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community