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Esame storia delle scienze psicologiche

Storia della psicologia

Preistoria della psicologia

La storia del pensiero greco mostra che gli interessi dell’uomo, da tempo incentrati sul mondo fisico, si sono spostati in direzione dell’uomo stesso e della società. I primi concetti che possono essere considerati psicologici, sono di natura materialista, con i Sofisti, l’interesse si sposta dal mondo materiale, al mondo dell’uomo, inizia così a profilarsi l’abbozzo di un’ottica psicologica.

L’interesse per l’uomo e i suoi conflitti psicologici si delinea nel V secolo a.C., il grande secolo della Grecia, questo nuovo interesse si riflette all’interno del genere dedicato alla riflessione sul senso delle azioni umane, la tragedia. Se la tragedia si è interessata alle passioni umane, Platone ha consacrato gran parte della sua opera ad una riflessione sulla natura stessa dell’anima, sulla psichè, contrapponendola al corpo o soma. A questa dicotomia attingerà tutta la tradizione di pensiero dell’occidente.

La preoccupazione di separare le tendenze che si oppongono nell’uomo è molto forte in Platone, che non solo descrive i diversi tipi di anime, ma li colloca in luoghi strategici del corpo. In Platone la prospettiva conoscitiva è inseparabile dalla prospettiva morale, il giudizio di valore si esprime anche a proposito del sogno, un tema presente nelle riflessioni platoniche, sogno e desiderio sono intimamente connessi e Platone distingue i desideri necessari, da quelli non necessari.

In Aristotele, si troverà un punto di vista diverso da quello del suo maestro e una psicofisiologia indipendente dalla metafisica. Numerosi suoi scritti sono dedicati a questioni che possono essere considerate inerenti alla psicologia: la sensazione, la memoria, i sogni, le passioni. La maggior parte dei fenomeni mentali, sottolinea Aristotele, sono accompagnati da qualche affezione corporea, quando le condizioni fisiche necessarie si realizzano, emozioni come l’ira e la paura sono prodotte dalla minima causa mentale.

I fenomeni mentali possono quindi essere considerati come forme presenti nella materia, per Aristotele l’anima e il corpo non sono due sostanze, ma elementi inseparabili in un’unica sostanza. Se Aristotele può essere considerato l’antenato della psicologia oggettiva e della psicofisiologia, negli stoici si ritroverà la questione dell’interiorità, già affrontata nella tragedia greca.

Lo stoicismo è un movimento filosofico durato numerosi secoli, dalla Grecia antica all’Impero romano, la cui eredità ha esercitato un’influenza decisiva sul pensiero dell’Occidente. L’idea centrale dello stoicismo è che l’uomo deve dare battaglia alle passioni e ai vizi che lo asserviscono, proprio come si dà battaglia ad un nemico esterno. Per gli stoici l’anima compie e subisce delle azioni, soffre quando il corpo è malato o ferito, l’anima è materiale, come tutto ciò che esiste, e tutto ciò che esiste e agisce è corpo.

Conoscersi, discendere in se stessi per meglio controllare le passioni rappresenta uno degli elementi principali dello stoicismo, il tema dell’interiorità assume una considerevole importanza e la cura di sé conduce alla conquista di se stessi.

In Sant’Agostino ricorre il tema della discesa in se stessi, l’introspezione assume, per il vescovo di Ippona, un autentico valore morale, l’intera riflessione agostiniana sulla memoria appare come l’antenato della ricerca freudiana sull’inconscio. Sant’Agostino sottolinea il valore della memoria e con la sua riflessione sull’IO ha fatto il suo ingresso nei ragionamenti filosofici.

Nel Rinascimento l’individuo assume un’importanza sconosciuta fino ad allora, in questo sviluppo dell’individualismo il fattore religioso ha svolto un ruolo privilegiato, è nota l’influenza del protestantesimo sui progressi dell’individualismo.

La psicologia, come disciplina autonoma poteva nascere solo da una rottura con l’innatismo, perché l’esperienza divenga il nuovo criterio di verità sarà necessario un capovolgimento, tutto l’edificio del pensiero inizia a costruirsi a partire dalla sensazione, che è una traduzione dello stato corporeo, la memoria è solo la riproduzione delle sensazioni passate. Si deve ormai partire dai fatti, e solo l’empirismo favorirà l’insorgere di una conoscenza positiva della realtà umana. Non si può infatti rendere conto della vita psicologica sulla base di una costruzione intellettuale. L’osservazione svolge quindi un ruolo determinante, non stupisce pertanto il fatto che l’empirismo inglese possa essere considerato come la corrente che esercitò un’influenza predominante nella nascita della psicologia.

Nel movimento di emancipazione del sapere sull’uomo John Locke ha occupato una posizione centrale, contrapponendosi alla posizione cartesiana, secondo la quale ci sarebbero idee innate, Locke afferma che tutte le idee della mente derivano dall’esperienza, la nostra mente non possiede alcun principio innato e i principi che potremmo scambiare per innati sono in realtà il risultato di acquisizioni.

Ma Locke riconosce alle idee anche un’altra fonte, l’intelletto, alcune idee sono quindi ottenute dalla mente, malgrado i limiti della sua riflessione, Locke ha aperto una nuova via, raccomandando uno studio della mente umana che si fondi sull’esperienza, ed ha contribuito con i suoi scritti a porre le condizioni per la nascita della psicologia.

Ricondurre tutto ciò che concerne l’intelletto umano ad un solo principio sarà l’obiettivo di Condillac, che sceglierà di conoscere ciò che emerge dall’esperienza e dalla sensazione. Condillac afferma che lo spirito umano possiede solamente ciò che ha ricevuto dall’esperienza sensibile: ogni conoscenza è solo sensazione trasformata. Le sensazioni diversamente combinate e associate sono l’origine delle nostre conoscenze, dei nostri sentimenti, delle nostre idee e delle più alte operazioni della mente, tutte le operazioni mentali, potranno derivare dalla sensazione trasformata.

L’idea di un psicologia in senso moderno appare con il filosofo tedesco Christian Wolff, discepolo di Liebniz, nel suo sistema distingue ciò che chiama la metafisica generale, che è una teoria generale dell’essere, e una metafisica speciale che comprende: cosmologia, psicologia e teologia. Tre sono le parti di questa metafisica speciale, come tre sono gli oggetti della conoscenza: il corpo, l’anima e Dio. Wolff studia le diverse facoltà dell’anima ed effettua analisi precise dei meccanismi della memoria e del sogno, classifica queste diverse facoltà dell’anima secondo un ordine che va dalla facoltà di conoscere a quella di desiderare, distinguendo per ciascuna di esse una parte inferiore, confusa e una parte superiore, distinta.

Filosofie dell’inconscio

Sant’Agostino ha aperto nella nostra tradizione la via dell’esplorazione di sé e della scoperta dell’intimo, in epoca moderna l’interesse per l’IO più intimo sostituirà la ricerca del bene. Prima della fioritura del movimento romantico si assiste al delinearsi di una corrente che conferisce una posizione primaria alla sensibilità e al sentimento, nuovi temi fanno la loro apparizione nelle arti e nella letteratura: l’amore per la natura, l’esaltazione dei sentimenti, l’interesse per la parte oscura e nascosta dell’essere. Questo nuovo sguardo sull’uomo rende necessaria la nascita di una disciplina nuova, la psicologia, che potrà dedicarsi allo studio e alla comprensione del funzionamento nascosto della psiche.

L’impresa di Rousseau è a questo proposito esemplare, Rousseau fa dell’autobiografia un genere letterario e attribuisce all’introspezione e alla conoscenza di sé un enorme valore, ha descritto in tutte le sfumature le ambivalenze che abitavano in lui. Maine de Biran, tenterà di cogliere la natura della coscienza, riservando particolari attenzioni all’interazione fra anima e corpo. Attraverso il suo empirismo si ricollega ad una delle tendenze dominanti nel XVIII secolo, sottolineando l’importanza dell’osservazione, che a suo parere rivela la presenza di una facoltà attiva in tutte le nostre conoscenze.

Maine de Biran insisterà sull’idea che esistono delle percezioni di cui il nostro spirito non si accorge, noi non abbiamo quindi una chiara coscienza di tutte le cose che accadono in noi. Locke aveva sostenuto che in alcuni momenti non c’è nulla nel nostro spirito, come ad esempio quando dormiamo, per Liebniz, al contrario, il fatto di dormire non implica che non si abbia alcuna percezione, in altre parole continuiamo ad avere un’attività psichica anche se non ne abbiamo coscienza.

Maine de Biran, affetto da diversi mali e sofferente ha osservato minuziosamente le alternanze di gioia e di pena, di inquietudine e serenità che avevano luogo nella sua anima, il suo modo di procedere è vicino a quello di Rousseau. Maine de Biran si dedicherà allo studio delle variazioni che si verificano nella sua anima, sforzandosi, in particolare di rintracciare i rapporti tra le circostanze esteriori, soprattutto atmosferiche, e il proprio stato mentale.

Con Maine de Biran la psicologia diventa la scienza del senso intimo, secondo lui la coscienza è percezione dello sforzo, al di sotto della vita cosciente si sviluppa una vita animale, sede delle emozioni, delle abitudini e degli istinti. Sfuggendo alla coscienza, questa vita si manifesta nel sonno e nel sonnambulismo.

Mentre in Francia si assiste alla fioritura dei tempi preromantici, in Germania si assiste al pieno sviluppo del movimento romantico vero e proprio. Nella filosofia romantica tedesca si vedrà emergere una certa idea di inconscio. In Germania il romanticismo conobbe uno sviluppo tale da coinvolgere non solo le arti e la letteratura, ma anche la filosofia, la medicina e la nascente psicologia. In questo contesto si assiste allo sviluppo di un approccio dinamico e globale al funzionamento psichico, strettamente legato alla pratica psichiatrica.

È così che lo psichiatra Christian Heinroth, servendosi di una terminologia religiosa ha posto l’accento sul valore dell’intuizione per la conoscenza dei conflitti interiori. In Heinroth religione e psicologia non possono essere considerate indipendenti l’una dall’altra, egli ritiene la malattia mentale conseguenza del peccato.

Nelle filosofie della natura si inizia a parlare di inconscio, anche se in maniera diversa rispetto a Freud. Platner sembra essere stato il primo ad utilizzare il termine inconscio, Fichte è stato il primo ad aver fatto dell’inconscio il principio dinamico che dà origine alla coscienza. Schelling è considerato il fondatore della filosofia della natura, secondo lui, un’energia unica e inconscia è l’origine di ogni cosa, questa energia inconscia tende verso la coscienza, in questo modo postula l’esistenza di un principio organizzatore per tutti gli esseri viventi, ogni parte dell’universo è collegata a tutte le altre da una relazione di simpatia: l’universo è un tutto organizzato.

Amico di Goethe, Carl Gustav Carus, noto per i suoi lavori sulla psicologia animale, ha cercato l’origine dei fenomeni nelle ragioni inconsce dell’anima. La sua opera può essere considerata uno dei primi tentativi di edificare una teoria della vita psichica inconscia, molte sue opere sono state trovate nella biblioteca privata di Freud.

L’inconscio è secondo Carus il principio attivo della nostra vita mentale, la psicologia è la scienza dello sviluppo dell’anima, dall’inconscio al conscio. Lo sviluppo della vita umana include tre periodi:

  • Nel periodo pre-embrionale, l’individuo ha solo un’esistenza cellulare nell’ovaio madre.
  • Nel periodo embrionale, l’individuo grazie alla fecondazione è risvegliato dal suo lungo sonno e l’inconscio entra in azione.
  • Dopo la nascita, l’inconscio continua a dirigere la crescita dell’individuo.

La coscienza emerge quindi progressivamente, ma rimane sempre sotto l’influenza dell’inconscio, inconscio che l’individuo ritrova periodicamente durante il sonno, il sogno è quindi l’irruzione dell’inconscio nel conscio. La concezione di Carus ha ispirato le successive rappresentazioni dell’inconscio, il suo interesse per l’inconscio non fu isolato all’epoca.

Arthur Schopenhauer paragona la coscienza alla superficie del globo terrestre, il cui intero ci è sconosciuto. Essere irrazionale, l’uomo è guidato dall’interno da forze che ignora, e di cui è appena cosciente, due istinti compongono le forze irrazionali: l’istinto di conservazione e l’istinto sessuale. L’atto sessuale rappresenta l’affermazione più alta della volontà di vivere, l’istinto sessuale è la preoccupazione maggiore dell’uomo e dell’animale, ma rappresenta anche il maggiore esempio di come la volontà ci inganna.

Nella sua filosofia dell’inconscio Edouard von Hartmann distingue tre livelli di inconscio:

  • L’inconscio assoluto, che è la sostanza stessa dell’universo e fonte delle altre forme di inconscio.
  • L’inconscio fisiologico, che opera nello sviluppo e nell’evoluzione di tutti gli esseri viventi.
  • L’inconscio psicologico, che è all’origine della vita mentale cosciente.

Dal primo al terzo livello l’inconscio si individualizza e personalizza. La questione dell’inconscio, della sua natura e delle sue funzioni diventerà alla fine del XIX secolo un tema privilegiato di studio e riflessione. Si trovano in Nietzsche molte idee e intuizioni che troveremo poi nel pensiero di Freud. Nietzsche è convinto che l’uomo menta a se stesso, più ancora che agli altri!

Ogni uomo è quindi l’essere più lontano da se stesso e l’inconscio rappresenta la componente essenziale dell’individuo. È quindi opportuno che lo psicologo piuttosto che prestare attenzione a ciò che le persone dicono e fanno, cerchi di chiarire quello che queste vogliono esprimere. Nel pensiero di Nietzsche, l’inconscio è un serbatoio di emozioni e di istinti confusi ed è anche il luogo in cui si riattuano le tappe precedenti dell’ontogenesi e della filogenesi. Nel sogno si riattua il nostro passato individuale e quello dell’umanità.

Assieme all’approccio filosofico, quello medico è altrettanto importante per comprendere i progressi della corrente dinamica in psicologia e l’evoluzione del concetto di inconscio. La pratica del magnetismo animale, che si può ritenere l’antenato dell’ipnosi, rappresenta una svolta decisiva, nella conoscenza dell’interazione somatopsichica e nell’approccio dinamico al funzionamento psichico.

Franz Anton Mesmer era convinto di aver trovato un rimedio universale, applicabile a tutte le malattie, il fluido magnetico, e riteneva che questo avesse tutte le caratteristiche di una scoperta scientifica. Prima di parlare di magnetismo e di fluido, Mesmer, ha sviluppato il tema del condizionamento dei corpi umani da parte dei corpi celesti, si interessa successivamente all’utilizzo terapeutico dei magneti, che sperimenta su alcuni pazienti. Ogni guarigione, sosteneva Mesmer, è sempre dovuta al magnetismo, la concezione della malattia e della guarigione si fonda sull’ipotesi, che un fluido universale penetra il mondo da ogni parte, questo fluido funge da intermediario tra l’uomo, la terra e i corpi celesti e anche tra gli uomini stessi.

La malattia è causata da una cattiva distribuzione di questo fluido nel corpo umano, la guarigione torna a ristabilire l’equilibrio perduto. Determinate tecniche, in particolare, l’uso dei magneti, ma anche i movimenti delle mani del magnetizzatore, permettono di canalizzare questo fluido e di trasmetterlo ad altre persone. Per Mesmer ogni uomo possiede una certa quantità di magnetismo animale, alcuni più di altri, coloro che sono in forma più dei malati, Mesmer più di chiunque altro.

Il successo di Mesmer presto attirò la diffidenza e l’ostilità dell’ambiente medico, viene incaricata una commissione di esaminare la sua pratica e le conclusioni non saranno favorevoli, rilevanti furono comunque i suoi successi per la storia della psicologia, questi rivelano il ruolo della relazione, della personalità del medico, della forza della suggestione e orientano verso l’idea che alcuni disturbi e il loro trattamento dipendono da fattori psichici, piuttosto che fisici o fisiologici.

Nel procedimento terapeutico di Mesmer lo scoppio della crisi riveste un’importanza particolare, le crisi, sosteneva Mesmer, sono specifiche della malattia, provocandole divengono sempre meno frequenti e violente fino a scomparire definitivamente. Mesmer si era quindi concentrato sulle crisi, Puysegur sullo stato sonnambolico, nel descrivere le cure esamina il fenomeno del sonno magnetico. Il sogno magnetico è paragonabile al sonnambulismo naturale, l’intensità delle sensazioni durante il sogno magnetico è tale che il soggetto ha la capacità di stabilire la sede della sua malattia e la sua evoluzione, nonché di prevedere l’evoluzione dei sintomi degli altri malati presenti.

Secondo Puysegur, la perfezione della sensazione, nello stato magnetico, esiste solo quando gli individui sono malati.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle scienze psicologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Foschi Renato.
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