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Riassunto Esame Storia delle Scienze Psicologiche, prof. Foschi, libro consigliato Freud, Innamorati

Riassunto per l'esame di storia delle scienze psicologiche e del prof. Foschi, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Freud, Innamorati, dell'università degli Studi La Sapienza - Uniroma1. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia delle scienze psicologiche docente Prof. R. Foschi

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I contenuti dell’inconscio, per giungere al conscio dovrebbero prima passare il vaglio della

censura e accedere ad un altro sistema, quello del preconscio.

Freud sostiene che senza censura i desideri inconsci tenderebbero a manifestarsi anche

di giorno e a prendere il controllo della coscienza e dell’apparato motorio, secondo lui

l’inconscio funziona sulla base di principi differenti:

- I processi mentali inconsci, definiti processi primari

- I processi mentali consci, definiti processi secondari

L’intensità dei processi è definita investimento.

CAPITOLO 3

L’AVVENTO DELLA TEORIA DELLE PULSIONI

PSICOANALISI E QUOTIDIANO INCONSCIO, LAPSUS E ATTI MANCATI

Freud riteneva che ogni accadimento mentale fosse significativo, ogni apparente errore

dovesse essere l’equivalente di un sintomo e ogni evenienza inspiegabile dovesse poter

essere spiegata.

Freud prende in considerazione diversi tipi di “errori” comuni nella quotidianità:

- Dimenticanze, di nomi propri e comuni, di parole straniere, di impressioni e

propositi.

- Lapsus, verbali, di scrittura, di lettura.

- Azioni sbagliate, sbadataggini, omissioni.

Ognuno di questi errori, solo apparentemente casuali, può essere definito ATTO

MANCATO, in quanto l’atto intrapreso non ha il risultato previsto sul piano cosciente, ma

un risultato diverso, sintomatico, una formazione di compromesso.

Tutti questi hanno in comune che la cosa deformata o dimenticata è messa in

collegamento, tramite una qualche via associativa, con un contenuto di pensiero

inconscio, dal quale nasce l’effetto che si manifesta come dimenticanza.

Un fenomeno notevole di dimenticanza è la scomparsa di intere catene di nomi dalla

memoria, questo avviene quando nel cercare un nome dimenticato, se ne cerca un altro

collegato al primo per associazione, ma sfugge anche questo secondo nome, e così via.

Un caso particolare di alterazione della memoria è costituito dai ricordi di copertura, cioè

ricordi indifferenti dell’infanzia, che esistono grazie ad un processo di spostamento; nella

riproduzione questi sostituiscono altre impressioni realmente significative, fenomeno già

identificato nell’elaborazione onirica, la riproduzione diretta di questi contenuti è ostacolata

da una resistenza.

Se per la dimenticanza dei nomi e i ricordi di copertura, secondo Freud , opera il

meccanismo dello spostamento, nel caso dei lapsus è invece la condensazione ad

attivarsi.

Nei lapsus, come nei sogni, si ha una distorsione delle parole o una sostituzione di parole

con parole diverse, anche in questo caso il risultato è una formazione di compromesso in

un gioco di forze psichiche contrastanti.

In alcuni casi il lapsus è indotto dall’autocritica: la volontà di affermare qualcosa si scontra

con un pensiero diverso, che si dovrebbe tenere per sé.

Secondo Freud la dimenticanza appare fondata su un motivo di dispiacere, di

conseguenza il ricordo viene allontanato dal sistema conscio tramite una forma di

resistenza.

Questa tendenza elementare di difesa dimostra che vi è una continuità tra normalità e

patologia, paragonabile al riflesso di fuga dagli stimoli dolorosi, fondamentale nel

meccanismo portante dei sintomi isterici.

È quindi possibile scorgere il principio architettonico dell’apparato psichico dato dalla

stratificazione, ovvero la struttura ad istanze contrapposte, ed è possibile che questa

propensione alla difesa appartenga ad un’istanza psichica inferiore e sia inibita da istanze

superiori.

IL MOTTO DI SPIRITO

L’origine del MOTTO DI SPIRITO non ha carattere sintomatico, al contrario dei sogni e

degli atti mancati, non ha l’apparenza misteriosa e non induce disagio nel suo autore,

piuttosto sollievo.

Secondo Freud il motto, al pari delle altre forme di uso della parola per indurre al riso, ha

in comune con gli altri due fenomeni, l’origine inconscia e i meccanismi di formazione.

In particolare, ciò che rende divertente una battuta è legato direttamente ai meccanismi di

condensazione e spostamento.

La condensazione dona ai motti di spirito quel carattere di concisione che ne distingue la

brillantezza.

Lo spostamento crea gli effetti di assurdo che pure possono essere legati al successo di

una battuta.

Il motto ha un carattere sociale, ed è anzi la più sociale di tutte le funzioni psichiche, che

hanno per scopo il piacere.

Necessita di 2 o addirittura 3 persone per ottenere il suo effetto:

- Chi lo enuncia

- Che ne è oggetto

- Chi ride per l’effetto ottenuto

Il motto è vincolato alla condizione di intellegibilità e non è lecito avvalersi della

deformazione.

Freud nota che alcuni motti possono avere un carattere sostanzialmente innocente,

mentre altri possono essere piuttosto tendenziosi: lo spirito consente di proporre

affermazioni che se enunciate in maniera piana e diretta, sarebbero inaccettabili in altri

contesti.

I motti tendenziosi risultano più divertenti degli altri, perché il loro fine è quello di procurare

piacere, disponendo di fonti di piacere, alle quali il motto innocente non ha accesso.

I motti tendenziosi sono riconducibili alla sessualità e all’aggressione entrambi risultano

una liberazione dell’energia psichica che altrimenti rimarrebbe bloccata dalla censura.

In tutti i casi il motto di spirito risulta ben riuscito e quindi suscita il riso negli ascoltatori il

meccanismo è per Freud il medesimo: “un pensiero preconscio viene abbandonato per un

momento dall’elaborazione inconscia e ciò che ne risulta viene colto immediatamente dalla

percezione cosciente”.

LA TEORIA DEL TRANSFERT

Il concetto di transfert viene discusso per la prima volta da Freud nel resoconto clinico del

caso di Dora.

Il transfert è un tipo di formazione mentale, essenzialmente inconscia, consiste nella copia

o riedizione degli impulsi, delle fantasie che devono essere risvegliati e resi coscienti

durante il processo dell’analisi, nella quale, tuttavia, alla persona che aveva sollecitato

originariamente tali impulsi e fantasie viene sostituita la figura dell’analista.

Il paziente rivive esperienze psichiche del passato all’interno della relazione con il

terapeuta: verso di lui il paziente stesso prova sentimenti già provati in passato nei

confronti di un’altra persona, attribuendogli anche gli affetti attribuiti prima all’altra persona.

Il transfert è un requisito necessario di qualunque analisi, che non può essere evitato e la

sua soluzione è uno degli obiettivi da raggiungere nel corso della terapia.

Patologie curabili con la psicoanalisi verranno poi definite NEVROSI DA TRANSFERT da

Jung, espressione che sarà approvata successivamente da Freud.

Il fenomeno del transfert non è facile da comprendere e da gestire per il terapeuta, deve

essere da quest’ultimo intuito sulla base degli indizi forniti dal paziente.

La cura psicoanalitica non crea il transfert, lo scopre solamente, così come tutti gli altri

processi psichici nascosti.

La discussione sul transfert offre la spiegazione dell’abbandono della terapia da parte

della paziente Dora, come conseguenza di un errore di Freud.

Dora stava rivivendo nel transfert una serie di impulsi legati alla crudeltà e alla vendetta,

che erano sempre stati sintomi isterici, la mancata interpretazione dell’origine di questi

impulsi aveva causato un particolare fenomeno clinico, quello della vendetta sull’analista.

Il mancato riconoscimento del transfert da parte di Freud è stata la causa parziale

dell’insuccesso della terapia.

LA TEORIA DELLE PULSIONI

I tre saggi sulla teoria sessuale introducono il modello pulsionale, che sostituisce

definitivamente il modello del desiderio come teoria della motivazione.

Il concetto di pulsione viene definito da Freud come la rappresentazione psichica di una

fonte di stimolo in continuo flusso, la pulsione si trova la limite tra psichico e corporeo, ciò

che permette alle pulsioni di distinguersi l’una dall’altra e che gli attribuisce specifiche

qualità è la relazione che queste hanno con le loro fonti somatiche e le loro mete.

La fonte della pulsione è un processo eccitante in un organo

La meta risiede nell’abolizione di questo stimolo organico

La pulsione sessuale viene percepita come necessaria, al pari della necessità di

alimentarsi per sopravvivere, si esprime attraverso la libido e poiché la pulsione esercita

una spinta verso la propria soddisfazione, la libido viene intesa come l’energia di questa

spinta.

Per spinta di una pulsione si intende l’elemento motorio, la somma delle forze.

Per meta si intende il soddisfacimento, che può essere raggiunto solo sopprimendo la

stimolazione allo stato della fonte.

Per fonte si intende quel processo somatico che si svolge in un organo o parte del corpo.

L’oggetto è l’elemento più variabile della pulsione e si riferisce all’oggetto mediante cui la

pulsione può raggiungere la sua meta, non è collegato alla pulsione, ha solo la proprietà di

rendere possibile il soddisfacimento.

Le pulsioni necessarie per la teoria vengono da Freud limitate a due:

- Quelle di AUTO-SOPRAVVIVENZA

- Quelle SESSUALI

La sessualità assume quindi un ruolo esclusivo, l’origine delle nevrosi è riconducibile

totalmente alla sfera sessuale.

Freud sostiene che i nevrotici hanno conservato la loro sessualità ad uno stato infantile, di

conseguenza l’ontogenesi delle pulsioni sessuali risale ad un periodo precedente a quello

dell’età puberale in cui è tradizionalmente collocata, diventa quindi fondamentale

individuare la dinamica della sessualità infantile per comprendere sia la nevrosi, sia la

sessualità adulta.

Nella vita sessuale umana, la scelta dell’oggetto sembra estremamente varia, mentre ciò

che rimane costante è la necessità di soddisfare la pulsione, la relazione intima con altre

persone è semplicemente un mezzo di soddisfazione pulsionale.

Nelle perversioni le possibilità di soddisfazione delle pulsioni sessuali sono varie, non sono

fenomeni isolati e inspiegabili, ma semplici variazioni della sessualità normale, che si

presentano in varie forme, più o meno distanti dalle pratiche standard.

LA SESSUALITA’ INFANTILE

Freud è convinto che già nel periodo neonatale siano presenti minimi impulsi sessuali,

successivamente repressi, suppone che la vita sessuale sia osservabile ed inizia ad

esprimersi a partire dal 3°- 4° anno di vita, ed è qui che parte il cosiddetto periodo di

latenza, quella fase dello sviluppo infantile dove gli impulsi sono presenti, ma vengono

contenuti da argini psichici, questi vengono deviati dalle mete sessuali e si riversano su

mete diverse grazie al processo di sublimazione.

È proprio grazie a questo processo che l’uomo getta le basi ai processi di vita sociale, che

sono alla base della civiltà.

Le pulsioni sessuali trovano comunque una loro via di soddisfazione diretta e non

sublimata attraverso zone erogene, intese come parti del corpo, in particolare mucose,

inizialmente diverse dagli organi genitali.

La prima manifestazione della sessualità infantile si presenta con l’azione della suzione,

spesso combinata ad uno sfregamento di parti sensibili del corpo, tanto che molti bambini

passano dalla suzione alla masturbazione.

La seconda zona erogena è quella anale, che mantiene un ruolo importante nella

sessualità per tutto l’arco della vita.

Freud afferma che la ritenzione delle feci stimola contrazioni muscolari e il loro passaggio

stimola la mucosa provocando una sensazione dolorosa accompagnata ad una di piacere.

La zona genitale è una zona erogena che si risveglia precocemente, già nell’età

dell’allattamento, per tutte e tre le zone erogene l’origine della sessualità è da ricondursi

ad esperienze naturali e necessità fisiologiche.

Freud sottolinea che l’attività sessuale connessa alle zone erogene è definita autoerotica,

l’autoerotismo è la forma più tipica di soddisfazione delle pulsioni sessuali infantili, non si

riscontra quindi la necessità dell’oggetto sessuale esterno, la presenza di persone è

invece richiesta quando queste vengono utilizzate per il piacere di guardare, esibire ed

esprimere la crudeltà, queste pulsioni, definite da Freud, PULSIONI PARZIALI, sono tipica

espressione della sessualità PERVERSA POLIMORFA, alla quale l’infante è predisposto,

secondo Freud alla perversione infantile corrisponde la nevrosi adulta.

Il bambino di entrambi i sessi attraversa dunque delle fasi di organizzazione della vita

sessuale:

- Fase orale, in cui la meta sessuale consiste nell’incorporazione dell’oggetto.

- Fase anale, mucosa erogena intestinale

- Fase fallica, associata al Complesso di Edipo

- Fase di latenza, superamento del Complesso Edipico

- Fase genitale, raggiungimento maturità sessuale

Freud attribuisce l’origine della nevrosi ad una serie di concause, la normalità è il risultato

dell’eliminazione di alcune componenti della sessualità infantile e della subordinazione

delle rimanenti alla zona genitale a scopo riproduttivo, le perversioni derivano

dall’alterazione di questo processo di rimozione e subordinazione, un’eccessiva rimozione

delle tendenze libidiche sarà la causa delle nevrosi.

CAPITOLO 4

LA PSICOANALISI E IL CONFRONTO TEORICO

NASCITA DEL MOVIMENTO PSICOANALITICO E IMPATTO SULLA TEORIA

FREUDIANA

Già dal 1895 la psicoanalisi aveva parlato di psicosi, successivamente Freud ha la

possibilità di teorizzare il concetto di proiezione alla base del pensiero paranoideo, non

lavorando in istituzioni Freud non aveva avuto molte occasioni professionali di incontrare

soggetti psicotici ed aveva delle perplessità sulla possibilità che la tecnica terapeutica da

lui sviluppata potesse, per il momento, ottenere con questi pazienti risultati concreti.

Freud è però cosciente dell’importanza di comprendere i meccanismi della psicosi e al

suo primo incontro con Jung espone alcune sue idee sulla paranoia.

Per Freud la psicosi paranoica è il frutto del disinvestimento della libido nei confronti

dell’oggetto: in questo senso l’ostilità verso l’oggetto sarebbe un indicatore della diversa

direzione presa dalla libido.

Lo stimolo di Freud a pubblicare sulla psicosi è dato dai testi di Jung e Bleuer, al quale

riconosce il merito di aver sottolineato l’origine della malattia da un’occasione affettiva, nei

confronti di Jung si mostra, invece, tutt’altro che entusiasta, in particolare per quanto

riguarda l’ipotesi da lui introdotta, ma presto abbandonata, dell’esistenza di una tossina

implicata nell’esito psicotico della malattia mentale.

Due ipotesi provenienti dall’entourage di Jung non vengono prese in considerazione da

Freud :

1. che la vita onirica possa essere il riflesso della vita presente del sognatore.

2. che il sogno possa rappresentare un indicazione su eventi mentali e conflitti psichici

futuri.

La terza ipotesi è quella che l’analisi dei sogni può essere compresa attraverso la teoria

dei simboli, Jung abbraccerà completamente questa ipotesi, ipotizzando un significato

costante di alcuni simboli implicherebbe la possibilità di un’eredità psichica come un’unica

logica spiegazione del fenomeno.

La questione dell’eredità psicologica costituirà in seguito uno dei nodi della riforma della

psicoanalisi.

In questo periodo Freud entra in contatto con molti dei suoi collaboratori, Alfred Adler è

stato il primo ad attirare la sua attenzione sull’aggressività vista come fattore

motivazionale della condotta umana.

Adler attribuisce alla volontà di potenza il ruolo principale nella guida della condotta

umana, la sessualità costituisce un modo per soddisfare il desiderio di potere, la nevrosi è

il tentativo di sovracompensare un senso di inferiorità legato all’uno o all’altro organo.

Il conflitto individuale riflette il conflitto sociale per il potere, infine Adler abbandona il

concetto di inconscio.

Nonostante Freud non accoglie con favore le proposte teoriche di Adler, i temi proposti

certamente lo influenzano.

Un suggerimento di Jung introduce l’obbligo per il futuro analista di sottoporsi a sua volta

in analisi, questo obbligo viene ufficializzato e regolamentato con il Congresso di Vienna

del 1918, nel tempo questo obbligo diventa fonte di un meccanismo di potere gerarchico,

poiché l’analisi diventa un requisito di idoneità all’esercizio della professione.

Un caso particolare del rapporto con Freud e il movimento psicoanalitico riguarda l’analisi

in età evolutiva.

Il primo casi di analisi di un bambino è quello del piccolo Hans, figlio di un membro della

società psicoanalitica di Vienna, Max Graf, questò effettuò le osservazioni e portò avanti

un progetto terapeutico pensato da Freud, che incontrò il paziente, di soli 5 anni, una sola

volta.

L’ analisi del piccolo Hans aprirà il settore dell’analisi infantile, sotto la spinta di Anna

Freud e Melanie Klein.

SOGNI E SIMBOLI

La simbolizzazione diviene ufficialmente uno dei meccanismi del lavoro onirico, se quindi

alcuni simboli sono riconducibili a contenuti edipici, Re e Regina, rappresentano la coppia

genitoriale, la maggior parte degli elementi simbolici ha il carattere di una

rappresentazione onirica di materiale sessuale.

Tutti gli oggetti allungati rappresentano il fallo, tutti gli oggetti cavi, rappresentano l’organo

sessuale femminile, salire e scendere le scale sostituisce il coito e così via.

Per Freud questo simbolismo non appartiene solamente al sogno, ma alla

rappresentazione inconscia, soprattutto del popolo e lo si ritrova nei miti, nel folklore, nelle

leggende, nei proverbi e nelle battute popolari.

Freud tuttavia non riduce il sogno al simbolo, sottolinea la necessità di usare sia gli

elementi simbolici sia la tecnica dell’associazione.

Freud afferma che i simboli sono spesso dotati di più significati e la loro traduzione deve

essere eseguita interpretando il contesto.

La priorità rimane al procedimento delle associazioni, la traduzione dei simbolo onirici è

solo un mezzo ausiliario.

IL CASO DEL PRESIDENTE SCHREBER

Il caso di Schreber sembra offrire l’opportunità di una conferma dell’adeguatezza della

teoria della libido alla comprensione delle psicosi.

Schreber, reduce dei sintomi di una malattia nervosa, aveva sviluppato una fantasia

secondo la quale sarebbe stato bello essere una donna e avere rapporti sessuali in

posizione passiva.

Afflitto dall’insonnia torna nella clinica dove era stato precedentemente sotto le cure del

Dr.Flechsig che, prima stimato, si trasforma ai suoi occhi come “assassino di anime”.

La logica interpretazione di Freud è che il desiderio omosessuale di Schreber si era

rivolto verso il dottore, come amore transferale, e la negazione dei desideri omosessuali

aveva trasformato l’oggetto d’amore in oggetto di odio.

Il desiderio di persecuzione di Schreber assume proporzioni megalomaniache attraverso

la sostituzione della figura del dottore con Dio stesso in qualità di persecutore.

Freud non si limita ad interpretare il delirio, ipotizza che il suo caso possa costituire un

prototipo per identificare il meccanismo di origine della paranoia, anche se,

apparentemente sono le sconfitte sociali e le umiliazioni le cause prossime del senso di

persecuzione che origina un quadro paranoide, Freud sostiene che il contributo delle

pulsioni omosessuali è decisivo, nella sua concezione, queste pulsioni non sono mai

completamente abbandonate dagli eterosessuali, solo sviate dalla meta sessuale e sviate

per altri scopi (cameratismo, amicizia).

PERPLESSITA’ DI JUNG E RISPOSTE DI FREUD

Al ribadire di Jung di ampliare il concetto di libido oltre la sfera ristretta della sessualità,

Freud risponde che non è suo compito dimostrare che la teoria della libido si applichi alla

psicosi ma che debba essere Jung o chiunque altro a dimostrare che la teoria freudiana

non si applichi.

Quando viene pubblicata “l’introduzione al narcisismo” la frattura tra Jung e il mondo

psicoanalitico è completa.

LA PERSONALITA’ E LA SCELTA DELLA NEVROSI

Parallelamente alla discussione specifica sull’origine della psicosi Freud e Jung hanno

sviluppato un’altra ricerca teorica più generale concernente la scelta della nevrosi,

espressione coniata da Freud , per identificare la questione dei motivi che portano una

persona verso una specifica forma psicopatologica, anziché verso altre.

Freud tra ispirazione da uno scritto di Jung e nel saggio appare la prima tematizzazione

della dialettica tra principio di piacere e principio di realtà.

Ogni forma di psicopatologia viene ricondotta ad una forma di distacco dalla realtà, che

nello psicotico diviene totale.

Per Freud sembrerebbe possibile ipotizzare un’educazione che possa prevenire ogni

forma di nevrosi, idea che però non sviluppa ulteriormente negli scritti successivi.

Jung sarà di tutt’altra idea, la scelta della nevrosi sarebbe determinata dalle modalità di

introversione o estroversione della libido.

Le strade di Freud e Jung sono ormai definitivamente divergenti.

EREDITA’ PSICOLOGICA, COMPLESSO EDIPICO E ORIGINE DELLA CIVILTA’

La costruzione di “Totem e Tabù” prende le mosse dalle opere di Fraizer, che descrivono il

totemismo delle civiltà primitive, caratterizzato dalla divisione delle società in clan

identificati ognuno da un animale totem.

Freud descrive la nascita dei rapporti sociali organizzati un conflitto Edipico irrisolto: in

un’orda primordiale i maschi più giovani si coalizzano per uccidere il padre e poter avere

accesso alla sua posizione privilegiata, ma la competizione tra i giovani adulti è ancora più

feroce e potrebbe dissolvere lo stesso aggregato sociale.

Per scongiurare questo pericolo emergono i primi tabù, che vietano l’incesto e l’omicidio

tra i membri di uno stesso gruppo.

Nel momento in cui si viene a formare una folla vengono meno tutti i freni inibitori ed

emergono le pulsioni distruttive alla base del Complesso di Edipo, nella folla, i singoli

individui possono rivivere, a livello inconscio, l’arcaica possibilità di unirsi con altri figli per

abbattere il padre.

CAPITOLO 5

L’ALBA DELLA METAPSICOLOGIA

LA PSICOANALISI COME METAPSICOLOGIA

Nell’anno che vede lo scoppio della I° guerra mondiale i destini di Freud e Jung sono

definitivamente divisi.

Freud presenta le posizioni di Adler e Jung come del tutto incompatibili con la propria e

finisce perfino per accusare Jung di scorrettezza.

Freud prepara in questo periodo una raccolta di Saggi intitolata “metapsicologia”, a partire

dalla quale questo termine assume un significato tecnico specifico, cioè la descrizione di

un processo psichico nei suoi rapporti dinamici, topici ed economici.

SVOLTE EPISTEMIOLOGICHE CONNESSE ALLA SISTEMATIZZAZIONE TEORICA

ESPERIENZA, CONCETTI E CONVENZIONI

In “pulsioni e loro destini” viene esposta una teoria del progresso scientifico della

psicoanalisi.

Freud sostiene che il corretto inizio dell’attività scientifica consiste nella descrizione di

fenomeni che poi vengono progressivamente raggruppati, ordinati e messi in connessione

tra loro.

Freud critica la pretesa speculativa che una scienza debba fondarsi su nozioni precise e

logicamente inattaccabili, proprio la mancanza di completa definizione di un concetto

consente alla teoria di evolvere.

LA TESI DELLA CONDIZIONE NECESSARIA

La tesi della condizione necessaria consiste in un tentativo di fondazione scientifica della

psicoanalisi per rispondere alle obiezioni di chi sosteneva che i successi della psicoanalisi

fossero dovuti solo ad un effetto suggestivo della terapia analitica.

La tesi della condizione necessaria è costituita dalla congiunzione di condizioni

causalmente necessarie:

- Solo l’interpretazione ed il trattamento propri del metodo psicoanalitico possono

produrre o costituire il medium per una corretta visione da parte del paziente delle

cause inconsce della sua nevrosi.

- La corretta visione da parte del paziente della causa conflittuale che sta alla base

della sua attuale condizione e della dinamica inconscia del suo carattere è a sua

volta necessaria per una durevole cura della sua nevrosi.

Storicamente la tesi della condizione necessaria vuole dimostrare che la suggestione

ipnotica di per sé non sia sufficientemente efficace ne stabile, a confronto con la

psicoanalisi che, si può affermare a posteriori, è assolutamente fondato.

I DESTINI DELLE PULSIONI

LA COMPLESSA DIALETTICA TRA ATTIVO E PASSIVO

Freud aveva già chiarito che la sessualità genitale è il frutto di una sintesi matura di

pulsioni parziali che inizialmente si comportano con relativa autonomia, tendendo al

piacere d’organo.

Quattro sono le possibilità per le pulsioni che non ottengono una diretta soddisfazione:

- La trasformazione nel contrario

- Il volgersi sulla persona stessa del soggetto

- La rimozione

- La sublimazione

A queste si aggiungono altri due possibili destini:

- La trasformazione delle loro energie psichiche in affetto, in particolare in angoscia.

- La regressione, che sarebbe il più interessante destino pulsionale.

La trasformazione nel contrario può a sua volta consistere in un cambiamento dall’attività

alla passività o in un’inversione di contenuto.

Del primo processo sono esempi caratteristici le coppie antitetiche:

- sadismo - masochismo

- piacere di guardare – esibizionismo

In questi casi ciò che cambia è la meta della pulsione.

L’unica possibilità di inversione del contenuto riguarda la coppia:

- amore – odio

La questione del rapporto sadismo – masochismo è quella più complessa:

- a) il sadismo consiste nell’esercizio della violenza e della forza contro un’altra

persona assunta come oggetto.

- b) questo oggetto viene abbandonato e sostituito dalla propria persona, con il

volgersi della pulsione verso se stessi si compie anche la conversione della meta

attiva in meta pulsionale passiva

- c) viene nuovamente cercata, quale oggetto, una persona estranea, la quale deve

assumere i ruolo di soggetto in seguito al cambiamento determinato nella meta

(masochismo)

Per identificare la coesistenza di moti pulsionali orientati in modo opposto Freud introduce

il termine AMBIVALENZA, che designa la coesistenza di amore e odio verso la stessa

persona, la compresenza dei due sentimenti ha per Freud un’origine complessa.

L’odio che si mescola all’amore acquista un carattere erotico e viene garantita la continuità

di una relazione amorosa.

Questo rende comprensibile l’intensità quasi voluttuosa dell’odio che sostituisce l’amore.

Quando l’odio sostituisce l’amore, il rapporto con l’altra persona sembra non perdere di

significatività, pur acquisendo un significato profondamente diverso.

L’ARTICOLARSI DELLA RIMOZIONE E LA CLASSIFICAZIONE DELLE

PSICONEVROSI

Nella metapsicologia viene chiarito che la rimozione non è tecnicamente possibile

all’origine della vita psichica, perché presuppone una differenziazione tra conscio e

inconscio, la sue essenza consiste nell’espellere e tenere lontano qualcosa dalla

coscienza.

Possiamo supporre l’esistenza di una rimozione originaria e cioè di una prima fase della

rimozione che consiste nel fatto che alla rappresentanza psichica (ideativa) di una

pulsione viene interdetto l’accesso alla coscienza.

Con questo si produce una fissazione: la rappresentanza continua a sussistere immutata e

la pulsione rimane ad essa legata.

Il secondo stadio della rimozione, la rimozione, propriamente detta, colpisce i derivati

psichici della rappresentazione rimossa o quei processi di pensiero che, nonostante

abbiano un’altra origine, sono incorsi in una relazione associativa con la rappresentanza

rimossa.

Il rimosso non cessa di esistere, trova anzi forme di espressione estreme che spaventano

il nevrotico se gli vengono fatte presenti.

Quindi la pulsione può essere bloccata dalla rimozione, quando la rimozione è

perfettamente riuscita, il sistema conscio non avverte nessuna angoscia, per evitare che la

pulsione rimossa effettui continuo tentativi per tornare cosciente è necessario un

controinvestimento energetico nella rimozione.

La formazione sostitutiva è ciò che sostituisce il diretto comparire del contenuto pulsionale

nella coscienza e può provvisoriamente non manifestarsi come condotta nevrotica, è il

frutto di differenti modalità difensive che portano risultati diversi nelle diverse nevrosi, il

risultato è comunque fallimentare dal punto di vista dell’evitamento del dispiacere e quindi

della salute psichica.

LUTTO, MELANCONIA E OGGETTO

Freud ritiene di poter accostare lutto e melanconia, sia nel lutto che nella melanconia si

osserva uno stato d’animo doloroso, una perdita di interesse per il mondo esterno e per

possibili oggetti d’amore; in generale una limitazione dell’attività dell’IO che appare

normale nel caso del lutto solo perché ne è conosciuta la causa e ci si aspetta che si tratti

di uno stato temporaneo, comune a tutte le persone che sopportano una perdita

importante e con il quale non è opportuno interferire.

L’elaborazione del lutto mette una persona nella condizione di abbandonare l’oggetto che

non esiste più.

È possibile che anche all’origine dello stato melanconico sia presente la perdita reale o

ideale di un oggetto d’amore specifico, oppure un sentimento cosciente di perdita del

quale non è però possibile rintracciarne l’oggetto.

Nel lutto l’IO è assorbito dal lavoro di elaborazione e nella melanconia assistiamo ad un

analogo lavoro interiore.

Il melanconico è caratterizzato da un’autovalutazione negativa e a questa si aggiunge

l’aspettativa di una punizione per le proprie mancanze.

La questione più importante legata alla melanconia è la tendenza a trasformarsi nel suo

opposto, nella condizione maniacale.

Per definire il rapporto tra melanconia e mania Freud da due osservazioni:

- In primo luogo, sia melanconia che mania lottano contro lo stesso complesso: nella

melanconia l’IO ne è sopraffatto, nella mania riesce a padroneggiarlo.

- In secondo luogo tutte quelle condizione psicologiche, gioia, esultanza, senso di

trionfo, che appaiono come il corrispettivo normale della mania sorgono

dall’improvvisa disponibilità di una grande quantità energia psichica in precedenza

bloccata

Il maniaco dimostra di essersi liberato dall’oggetto che lo aveva fatto soffrire, perché si

getta alla ricerca di altri investimenti oggettuali.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e salute
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle scienze psicologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Foschi Renato.

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