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Esame storia delle scienze psicologiche

Persorsi di storia della psicologia italiana

Guido CiminoRenato Foschi Cristiana

Capitolo 1: L'incubazione della psicologia italiana tra filosofia positivista, antropologia e psichiatria

Introduzione

La psicologia come scienza, a parere di gran parte degli storici, ha origine tra la metà del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo. Anche in Italia, la nascita della psicologia, definita allora positiva o sperimentale, può essere collocata in questo periodo storico. In particolare, negli ultimi 30 anni dell’800 si svolse un processo che portò la psicologia a distinguersi come scienza autonoma, distinta da filosofia, fisiologia e psichiatria. Possiamo parlare di una prima fase “embrionale” in cui la nuova disciplina psicologica non era del tutto formata e di una seconda fase di “nascita” vera e propria. L’incubazione della moderna psicologia ebbe luogo nel contesto politico istituzionale del nuovo Regno d’Italia e nel clima filosofico culturale del positivismo.

Per l’effettiva nascita della psicologia italiana fu necessario il contributo di alcune ricerche sviluppate in quegli anni:

  • Dalla filosofia positivista di impronta evoluzionista di Roberto Ardigò si ebbe la spinta al distacco con le altre scienze e si discusse il problema epistemologico di fondare una “psicologia positiva”.
  • Dall’antropologia culturale di Giuseppe Sergi e dall’antropologia criminale di Cesare Lombroso si manifestò il bisogno di fondare una “psicologia applicata” al mondo del lavoro, delle carceri, dell’educazione.
  • Dalla psichiatria e dalla psicopatologia nacque il programma, ad opera di Gabriele Buccola, di studiare i fenomeni psichici con metodo sperimentale.

Queste tre tradizioni di ricerca portarono alla nascita della nuova psicologia italiana agli inizi del XX secolo.

Il contesto storico, politico, sociale e istituzionale

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, con la rivoluzione industriale e capitalistica, si assistette ad un progressivo emergere di nuovi soggetti portatori di diritti civili e politici, come: i bambini, le donne, i lavoratori, i malati, i pazzi, i carcerati, di cui i moderni stati iniziarono ad occuparsi, favorendo la creazione e la riforma di istituzioni rivolte ad essi.

La riforma della scuola e dell'università

Uno dei compiti di maggiore impegno del nuovo Stato Italiano fu la riorganizzazione dell’istruzione e la lotta all’analfabetismo. Nel 1859, con la Legge Casati, lo Stato Italiano si dotò di un’organizzazione scolastica primaria, secondaria e terziaria. Nel 1877, la Legge Coppino ampliò l’obbligo scolastico, dai 6 ai 9 anni, stabilendo anche la gratuità della scuola pubblica e le sanzioni per far rispettare la frequenza scolastica.

Nella scuola secondaria, dalla riforma Casati fino alla riforma Gentile, la psicologia poteva essere insegnata nell’ambito dei programmi di filosofia. Alcuni intraprendenti professori, come: Roberto Ardigò e Giuseppe Sergi, cominciarono ad insegnare la nuova psicologia sperimentale, della quale scrissero i primi manuali.

Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, negli atenei italiani le facoltà erano originariamente cinque:

  • Teologia
  • Giurisprudenza
  • Medicina e chirurgia
  • Scienze fisiche, matematiche e naturali
  • Lettere e filosofia

Nel corso di laurea in medicina figurava l’insegnamento della psichiatria, spesso affidato al direttore del manicomio. Alla fine del secolo, cominciò ad essere insegnata la psicologia sperimentale come corso libero, insegnamento che trovò posto anche nelle facoltà di scienze e di lettere.

Il contesto filosofico culturale del positivismo evoluzionistico e l'opera di Ardigò

Nella seconda metà del XIX secolo, la conoscenza scientifica e tecnologica in Europa registrò notevoli progressi nei campi di ricerca più importanti. Il positivismo italiano si presentava come una sorta di filosofia spontanea degli scienziati ed una radicata convinzione che la ricerca scientifica avrebbe potuto risolvere tutti i problemi dell’umanità. Inoltre, poiché il positivismo italiano aveva una forte impronta evoluzionista, anche quest’ultima aveva sollecitato la formazione di una scienza psicologica.

A partire da Ardigò, si sarebbe affermata l’idea che la psicologia non poteva essere ridotta alla fisiologia del sistema nervoso, ma doveva indagare con metodi propri direttamente il fenomeno psichico e, per essere considerata scientifica, doveva essere condotta in laboratorio per riuscire a trovare il collegamento tra i fenomeni psichici e i corrispondenti fenomeni fisiologici. La sperimentazione in laboratorio fu inizialmente scarsa, ad eccezione di Buccola, cominciò ad essere utilizzata in modo sistematico a partire dagli inizi del XX secolo.

Dal pensiero evoluzionista positivista nacque l’esigenza di affrontare lo studio dei fenomeni psichici con metodo sperimentale. Questa esigenza diede vita a numerosi dibattiti circa oggetto, metodo, limiti che doveva avere questa nuova scienza, dibattiti ai quali parteciparono filosofi e scienziati di vario genere.

Dalla filosofia alla psicologia positiva: Roberto Ardigò

Tra i numerosi interventi spiccano le opere di Roberto Ardigò, considerato precursore della psicologia moderna in Italia. Anche se, in passato, si è preferito indicare Giuseppe Sergi, in anni più recenti, sono stati riscoperti il peso e l’importanza dei suoi contributi. Dopo gli studi religiosi e l’abbandono dell’abito talare, Ardigò si era interessato alle scienze naturali, in particolare alla fisiologia.

Il pensiero di Ardigò è alquanto complesso. Sostenne che la psicologia dovesse diventare una scienza autonoma e che dovesse avere per oggetto lo studio dei fenomeni psichici, visti come una categoria indipendente di fatti dell’esperienza, da indagare con i metodi delle scienze positive, come: dati psicofisici, psicofisiologici, psiconometrici, già sviluppati in Germania. La pietra angolare del pensiero di Ardigò è l’idea del primato del fatto, che è il punto da cui partire, dato che idee, teorie e principi, sono provvisori e revocabili, mentre il fatto non lo è.

Altro architrave del suo pensiero è l’affermazione che tutta la realtà è natura, senza residui soprannaturali, e possiamo indicarla per mezzo delle scienze particolari, tra cui la psicologia. La conoscenza scientifica si basa sull’acquisizione di fatti certi, Ardigò intende l’evoluzione come il passaggio dall’indistinto al distinto, dal meno organizzato al più organizzato, ma anche condizionata dal caso, come testimonia l’imprevedibile comparsa dell’uomo, con tutta la ricchezza del suo mondo psichico.

Grazie ai fenomeni mentali è possibile rappresentare e conoscere la realtà. Ardigò è convinto di poter spiegare il pensiero umano per mezzo delle sensazioni e delle loro associazioni. A questo scopo distingue la sensazione dalla percezione.

  • La sensazione è l’effetto cosciente e immediato di una stimolazione.
  • La percezione è il risultato dell’associazione di sensazioni precedenti.

La percezione è quindi, per Ardigò, un atto tardivo e più complicato. Infine, dall’associazione delle sensazioni, secondo leggi da cercare e identificare, si originano anche le idee, gli affetti e i voleri. Ardigò ammette l’introspezione come metodo di ricerca, ma non la considera l’unico metodo valido e propone lo studio indiretto degli atti psichici, cioè l’indagine dei fenomeni mentali attraverso elementi esterni osservabili. I metodi indiretti da lui proposti sono:

  • L’analisi del comportamento
  • I metodi della psicologia sociale e gli studi comparativi
  • L’esperimento fisiologico
  • La statistica

Se alcuni metodi erano già noti, altri risultano essere un’anticipazione di tecniche che verranno sviluppate più tardi. Tuttavia, Ardigò compì poche ricerche concrete, ma manifestò il desiderio e la volontà, che non riuscì però a concretizzare, di raggiungere l’autonomia istituzionale della psicologia.

L'antropologia, la criminologia e il contributo di Sergi e Lombroso

Nella seconda metà dell’800, per il contributo dato alla genesi della psicologia positiva, si distinsero, in particolare in Italia, l’antropologia e la criminologia, entrambe influenzate dal pensiero positivista e sviluppatesi grazie ad esso.

L'antropologia

L’antropologia fonda le radici nel secolo dei Lumi, Paul Broca l’aveva definita come: “lo studio del gruppo umano considerato nel suo insieme, dei suoi dettagli e nei suoi rapporti con il resto della natura”. La pratica antropologica si diffuse nell’età del positivismo con l’affinamento dei metodi di misurazione e lo sviluppo di strumenti di precisione per misurare e comparare le membra del corpo umano, soprattutto i crani, i risultati venivano poi trattati statisticamente. L’antropologia si caratterizzava anche per il tentativo di collegare i tratti somatici con quelli caratteriali.

La fisiognomica teorizzava un collegamento tra soma e psiche, con la frenologia invece l’attenzione si spostava nella ricerca di un collegamento tra aree cerebrali e facoltà psichiche. Gli antropologi italiani non intendevano ricondurre l’identificazione dei tratti psicologici a misurazioni craniologiche, ma auspicavano, sia uno studio più approfondito dell’istologia del cervello, sia la creazione di metodi psicometrici quantitativi.

Giuseppe Sergi

Giuseppe Sergi è tra i più illustri antropologi italiani e sostenitore del positivismo evoluzionistico. Dopo gli studi in giurisprudenza e dopo aver partecipato all’impresa di Garibaldi per la conquista della Sicilia, cominciò ad insegnare filosofia nei licei. Convinto dell’importanza di una scienza psicologica per lo studio dell’uomo, presentò all’allora ministro dell’istruzione Ruggero Bonghi un lungo memoriale in cui promuoveva l’istituzione di un insegnamento ufficiale di psicologia, della durata di due anni. La richiesta non venne accolta, Sergi tenne tuttavia, forse per la prima volta in Italia, un corso libero di psicologia presso l’Università di Messina.

A Roma fondò l’istituto di antropologia e nel 1889 riuscì ad ottenere, dal ministro della pubblica istruzione, l’autorizzazione alla creazione di un laboratorio di psicologia fisiologica e sperimentale presso il suo istituto. A suo parere la filosofia doveva essere rimpiazzata dall’antropologia, che Sergi considerava come una sorta di enciclopedia scientifica della specie umana. Tentò di inglobare nell’antropologia anche le scienze umane, convinto dell’esistenza di una corrispondenza tra caratteri biologici e comportamentali individuali e sociali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle scienze psicologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Foschi Renato.
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