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Riassunto esame Storia delle religioni, prof. Spineto, libro consigliato Manuale di storia delle religioni Appunti scolastici Premium

Riassunti per l'esame di Storia delle religioni basati su studio autonomo del testo consigliato dal docente Natale Spineto: "Manuale di storia delle religioni", Filoramo, Massenzio, Raveri, Scarpi per l'esame di Storia delle religioni, prof. Natale Spineto.

Argomenti trattati: Percorso 1 (religioni del mondo antico)
Capitoli: caratteri generali, area mesopotamica e vicino-orientale,... Vedi di più

Esame di Storia delle religioni docente Prof. N. Spineto

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IV. Iran prezoroatriano e indoeuropei

1. Cenni storici

È difficile ricostruire il contesto storico-culturale e storico-religioso dell’Iran prezoroastriano, e non è

possibile definire i limiti cronologici. Le popolazioni indoiraniche avevano ancora un carattere nomadico.

La prima notizia storica di una popolazione iranica, i Medi, è fornita da un’iscrizione di Salmanassar III di

Assiria. 2. Il sostrato indoiranico

Il fuoco è centro simbolico e cultuale nei contesti indiani e iranici, che si associa ai fuochi rituali. Anche il

pantheon rivela profonde analogie tra i due contesti.

3. L’ideologia tripartita degli indoeuropei

Mancano quasi completamente fonti archeologiche indoeuropee. Numerose lingue europee e asiatiche

derivano dall’indoeuropeo; attraverso la comparazione linguistica è stata ricostruita un’ideologia

tripartita, nella quale sarebbero confluiti e si sarebbero organizzati i vari elementi costitutivi del complesso

della cultura indoeuropea.

- 1ª funzione = dimensioni della sacralità e della sovranità: governa il patrimonio mitico e rituale;

amministra la giustizia e si esprime nell’esercizio del potere.

- 2ª funzione = attività bellica o guerriera.

- 3ª funzione = attività economiche e produttive, incluse le conoscenze mediche. È di sostegno alle

due precedenti. 4. Il pantheon iranico

Il pantheon era strutturato allo stesso modo. Ogni elemento delle triadi appare articolato in coppie. Le

figure divine posseggono un carattere naturalistico (divinità celesti, fuoco, acqua, luna, venti, terra).

5. Culto e sacerdozio

L’offerta non è mai individuale ma è a favore di tutti i persiani e del re, ed è obbligatoria la presenza di un

Mago.

Il fuoco e l’acqua godevano di un culto specifico, e ricevevano offerte e sacrifici. Il fuoco stava all’origine

dell’esistenza dell’uomo e degli animali.

Le cerimonie si svolgevano sulle sommità di monti, all’aperto, e all’aperto erano esposti i cadaveri: le

loro ossa venivano raccolte solo dopo che fossero state del tutto scarnificate. 6

V. La Grecia antica

1. Cenni storici

La religione greca era una religione etnica. La storia della Grecia ha le sue radici nella precedente civiltà

micenea, popolazione di origine indoeuropea che approdò in Grecia intorno alla metà del II millennio a.C.

Qui entrarono in contatto con la civiltà minoica (denominazione data da studiosi derivata dal nome del

mitico sovrano di Creta). I Minoici svilupparono una grande civiltà basata su attività commerciali e

grandiosi palazzi (Cnosso, Festo); le divinità erano prevalentemente femminili. I Greci Micenei adottarono

la scrittura e aspetti culturali del mondo cretese, conservando però proprie caratteristiche del pantheon.

Conservano i motivi decorativi dell’arte ma non adottano la struttura palaziale aperta: circondano invece

le costruzioni con possenti fortificazioni, sconosciute ignorate dai Minoici. I palazzi micenei sono

essenziali, costituiti da un’unica lunga stanza, mentre quelli cretesi sono articolati attorno ad un cortile.

La civiltà micenea viene distrutta tra il XIV e il XIII secolo a.C. Inizia il cosiddetto “Medioevo ellenico”,

documentato da scarsi ritrovamenti archeologici, e si creano le basi della nuova religione greca.

2. Il pantheon: dall’epica omerica alla polis

La mitologia greca si basa essenzialmente sul passato miceneo. I documenti più antichi sono l’Iliade,

l’Odissea e la Teogonia. Gli dei sono antropomorfi e differenziati, si manifestano personalmente e

assolvono precise funzioni.

L’Iliade stabilisce una ripartizione del cosmo tra Zeus (dominio del cielo), Ade (dominio degli Inferi) e

Poseidone (dominio del mare); altre divinità fondamentali sono Era, Artemide, Apollo, Atena ed Ermes, ai

quali si aggiungono Demetra, Ares, Afrodite, Efesto ed Estia.

La Teogonia pone all’inizio Gaia (la terra), Chaos (il vuoto), Eros (principio generativo) e Tartaro (un

luogo, il punto più profondo degli Inferi). Gaia produce l’intero universo e poi unendosi ad Urano dà vita

ai Titani, prima generazione divina. I fratelli Crono e Rea danno vita alla seconda generazione divina (Estia,

Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus). Zeus e Latona danno vita ad Artemide e Apollo.

Zeus è “padre degli dei e degli uomini”, garante dell’ordine e della giustizia. Gli altri ei agiscono all’interno

delle loro sfere di competenza.

Con l’affermarsi delle città gli dei entrano nello spazio urbano dimorando nei templi, diventano

concittadini degli uomini, ne condividono il destino e mantengono l’equilibrio della città stessa.

Gli eroi. Gli eroi hanno origine semidivina o umana, e sono in costante comunicazione con gli dei.

Essendo mortali il culto a loro dedicato è di tipo funerario, sulla tomba collocata vicino all’agorà. Le

imprese eroiche sono divise in cicli narrativi (argonautico, tebano, troiano).

L’eredità indoeuropea. Il pantheon greco si basa sulla ripartizione di funzioni indoeuropee. Zeus incarna

la 1ª funzione, Ares e Eracle la 2ª funzione e Asclepio, figlio di Apollo, la 3ª funzione.

3. La sopravvalutazione del mito

Il racconto mitico è dominante. Sebbene oggi il termine indichi un “racconto fantastico”, in epoca arcaica

il mythos era solamente il “racconto”, trasmesso oralmente. Il mito fondava e legittimava il presente dei

Greci e contribuì al processo di antropomorfizzazione degli dei; era inoltre elemento fondamentale per la

coesione culturale e religiosa. Gli eventi e le azioni trovano luogo in un passato lontanissimo e irripetibile,

e proprio queste due caratteristiche sono garanzia per la conservazione dell’ordine nel presente.

4. Il culto

In epoca arcaica le uniche forme di culto consistono in sacrifici cruenti agli dei. Con l’avvento delle città i

riti diventano più umani e orientati ad avere un’azione nel presente. 7

Il sacrificio. Esistevano due forme di sacrificio: l’enágisma, destinato agli dei inferi, agli eroi e ai defunti,

nel quale l’animale a manto scuro veniva completamente bruciato; e la thysía, destinato agli dei olimpici,

durante il quale il grasso e le ossa dell’animale, a manto chiaro, venivano bruciate in onore degli dei,

mentre la carne era spartita tra i partecipanti al banchetto sacrificale secondo il loro rango.

Il ciclo festivo. Un calendario festivo regolava la celebrazione dei culti. Oltre ai sacrifici esistevano i

misteri, l’agonistica e le rappresentazioni tragiche. Molte delle feste erano caratterizzate da competizioni.

Gli oracoli. Posti sotto la tutela di Apollo gli oracoli avevano la funzione di predizione del futuro o

indicazione delle vie da percorrere sotto indicazione degli dei.

5. La religione della città

Con l’affermazione delle città e delle sue strutture anche il mondo divino si trasforma in senso civico e

politico. Gli dei diventano parte integrante dello spazio urbano, quindi l’individuo inizia a riconoscere nella

città la sola fonte in grado di rispondere ai suoi bisogni.

Ogni città godeva di una propria autonomia politica e religiosa, con un calendario e feste proprie, una

propria divinità tutelare e culti propri. 8

VI. Celti e Germani

1. Celti

Cenni storici. Compaiono all’inizio del I millennio a.C. nell’area tra il Mare del Nord, il Reno, le Alpi e il

Danubio. Tra il VI e il IV secolo a.C. conoscono la loro massima diffusione espandendosi in Francia, Spagna

e Portogallo, nelle isole britanniche e in Irlanda, nella Valle del Po, in Puglia e Sicilia, in Grecia e in Asia

Minore. Hanno dato vita a gruppi etnici con forme culturali proprie nelle quali sono però identificabili

tratti comuni.

Per Greci e Romani incarnavano l’idea di barbarie e brutalità, in particolare a causa della pratica di

tagliare le teste dei nemici per appendere nelle loro case e del sacrificio umano.

Il pantheon celtico. Le divinità celtiche vennero identificate con quelle del pantheon romano. Al vertice

vi era Mercurio, cui seguivano Apollo, Minerva, Giove e Marte. È probabile che il pantheon celtico fosse

stato influenzato dal modello greco-romano, tuttavia tutta la struttura pare invertita, con Giove al quarto

posto e Mercurio al primo. Non si sa se questo schema fosse fisso per tutti i Celti oppure no.

Tramite una raccolta di racconti redatta in Inghilterra attorno al XI secolo a.C. è possibile risalire a

tracce della tradizione precristiana nelle isole britanniche, ma non c’è niente che permetta di ricostruire

un pantheon. I personaggi posseggono tratti eroici quindi non si capisce se fossero eroi o meno. In Irlanda

la situazione è analoga, anche se sono stati rinvenuti più testi.

Il druidismo. I druidi erano un élite intellettuale che deteneva il fondamento religioso. Si spostavano per

partecipare a incontri annuali, quindi costituivano un collegamento tra le comunità. La loro formazione,

fondata sull’apprendimento mnemonico di lunghissime sequenze di versi, aveva una durata molto lunga;

parte di essa era elitaria e trasmessa oralmente per evitare che il popolo ne venisse a conoscenza. La

Britannia fu probabilmente il centro d’irradiazione e la sede più prestigiosa della sapienza druidica:

astrologia, cosmologia, teologia, pratiche di culto, sacrifici, divinazione, applicazione della giustizia,

trasmissione della tradizione mitica ed eroica. Accanto ai druidi vengono solitamente posti i bardi e i vati,

che forse indicano la stessa figura sacerdotale: in questo caso il bardo sarebbe il druido che celebra imprese

eroiche per mezzo di musica e poesia, mentre il vate sarebbe il druido che enuncia la volontà divina.

L’eredità indoeuropea. Tra i Galli il capo si presenta come guida militare e politica, e il suo potere si

fonda sul prestigio e sull’autorità. Cesare collocava i guerrieri accanto ai druidi, al vertice della gerarchia,

mentre il popolo stava al gradino più basso accanto ai servi.

2. Germani

Il termine Germani indica popolazioni di origine indoeuropea stanziate tra la Scandinavia meridionale, lo

Jutland, la costa meridionale del Baltico e l’Europa centrale.

Conoscevano la scrittura (rune) ma non hanno lasciato resoconti della loro storia e civiltà; le

informazioni sono fornite principalmente da autori greci e latini, in particolare Tacito.

Sacerdoti, immagini di culto, spazi sacri. Esistevano “specialisti del sacro” che si occupavano anche

dell’amministrazione della giustizia. Solo il sacerdote aveva il diritto di fustigare chi si fosse macchiato di

colpe nel combattimento. È possibile che ogni tribù avesse un proprio sacerdote che si occupava della

divinazione a carattere pubblico. Il capo aveva invece il compito di interpretare i nitriti dei cavalli, quindi

poteva affiancare o sostituirsi al sacerdote.

Il sacrificio. Il sacrificio cruento costituiva il momento centrale del culto. L’animale, dedicato ad una

divinità, veniva ucciso secondo un rituale codificato. Secondo il modello greco una parte era destinata al

dio e il resto veniva consumato dai partecipanti al rito. 9

La morte e l’Aldilà. I funerali non avevano alcuno sfarzo. A volte il defunto e il cavallo venivano cremati

insieme, mentre tra gli Scandinavi si usava cremare invece vesti e oggetti preziosi. In alcuni popoli era

addirittura la moglie del defunto che doveva immolarsi sul rogo.

Secondo la tradizione nordica gli eroi caduti in battaglia sono trasportati dalle Valchirie nel Valhalla.

Qui attendono il ragnarök, la battaglia finale tra le forze del bene, guidate da Odino, si scontrano con le

forze del male guidate da Loki. Tutti i contendenti vengono annientati e sorgerà una nuova terra verde

ripopolata per mezzo di Líf (“vita”) e Lífthrasir (“pieno di vita”).

Il pantheon. Le fonti classiche presentano i Germani come una civiltà pre-urbana. Tacito sostiene che

venerassero Mercurio (Odino) sopra ogni altro, a cui seguivano Ercole (Thórr) e Marte (Týr).

Odino aveva la tutela degli eroi caduti in battaglia ma anche dei commerci, come Mercurio. Ercole

sarebbe invece Thunaraz (Thórr nella mitologia scandinava) in quanto sono armati uno di clava e l’altro

di martello; il martello di Thórr è la folgore, quindi venne poi identificato con Giove. Marte sarebbe infine

Teiwaz (Týr) che Snorri Sturluson nell’Edda presenta come dio della guerra.

La mitologia. La tradizione medievale divideva il mondo divino tra Asi e Vani.

Odino, Thórr e Týr appartengono agli Asi, ma Odino è “padre di tutti”. Aveva rinunciato ad un occhio

in cambio del sapere supremo, guadagnata anche rimanendo appeso ad un albero per nove notti. Týr è il

più antico degli Asi, garande del diritto e della giustizia. A differenza di Marte non è il dio che combatte,

ma garantisce l’ordine nella guerra. Thórr è invece il dio che combatte, armato del martello Mjöllnir che

ha il potere di ritornare nella sua mano dopo essere stato scagliato. È il dio del tuono e della folgore, oltre

che della guerra.

Tra i Vani spiccano Njördhr e i figli Freyr e Freyja. Njördhr è la divinità dei mari, che protegge e favorisce

la pesca e i viaggi sull’acqua. Freyr è protettore della fertilità, elargitore di pace e piacere, alla quale è

connessa anche Freyja. Ha un doppione in Frigg, la moglie di Odino.

Loki, Baldr e la catastrofe cosmica. Loki è incarnazione pura del male fino a sé stesso, possiede

un’intelligenza astuta e il suo unico scopo è scardinare l’ordine cosmico. Agisce tramite i suoi emissari,

come il lupo Fenrir.

Il suo opposto Baldr è perfetto, puro, innocente ma anche ingenuo e facilmente aggredibile. La sua

morte apre la strada al ragnarök. 10

VII. Roma antica

1. Cenni storici

Il territorio aveva conosciuto insediamenti umani già dal VIII secolo a.C. Non sappiamo quali fossero le

popolazioni autoctone, ma queste entrarono in contatto con genti provenienti dall’Europa centrale, che

trasferirono costumi, usanze, tradizioni religiose e culturali, istituzioni sociali.

La civiltà romana non convisse con le altre città-stato presenti nel Lazio e nel resto d’Italia. Non fu

neanche possibile una forma di omogeneità religiosa perché la religione era romana e la condizione per

praticarla era essere “cittadini” di Roma.

Subisce l’influsso della cultura etrusca e delle colonie greche dell’Italia meridionale: queste importano

in Italia il pantheon e la mitologia. La civiltà etrusca a sua volta è stata influenzata dal mondo religioso

latino. Una parte del pantheon etrusco mantenne le caratteristiche originali, mentre il culto venne

grecizzato. 2. La teologia romana: le triadi e il pantheon

Roma presentava una religione conservatrice, espressa dal costante appello al mos maiorum (la

consuetudine degli antenati). Il pantheon è composto da figure divine con una personalità complessa e

articolata (Giove, Marte) e divinità confinate ad una sola funzione (Vesta, Cerere, Giunone). Le divinità

ordinavano il mondo e rispondevano alle esigenze del popolo romano.

Il mondo inizia con Giano, dio bifronte, il “primo” dei re laziali che precedono l’arrivo di Enea in Italia;

dà origine al tempo e agli dei. L’ultima divinità è invece Vesta con le sue feste, i Vestalia. Nelle invocazioni

agli dei il nome di Giano veniva pronunciato per primo, mentre quello di Vesta per ultimo. Le supreme

prerogative divine (summa) spettano a Giove a cui sono riservate le idi, alla metà di ogni mese.

A Roma Giove, Marte e Quirino formavano la “triade arcaica”.

Giove incarnava il principio di regalità, godeva di un sapere onnisciente, inviava messaggi attraverso il volo

degli uccelli.

Marte vigilava sulla città da fuori le porte, proteggendola dai pericoli esterni.

Quirino si configura come dio dei Romani e cioè dei Quiriti (uomini organizzati in curia), e divinità tutelare

degli uomini adulti.

Questa triade venne poi sostituita dalla triade capitolina con Giove, Giunone e Minerva, costruita sul

modello greco di Zeus, Era e Atena. Le due dee possedevano una cella ciascuna nel tempio di Giove sul

Capidoglio.

A Giunone competono le calende, agli inizi di ogni mese.

Minerva è probabilmente di origine etrusca. È divinità tutelare delle arti e dei mestieri e di chi li pratica.

Lari, Penati e Mani. Accanto a questi dei esistevano anche delle collettività di esseri extra-umani. I Mani

sono invocati sempre e solo al plurale e individuano lo spirito dei defunti.

Anche i Lari erano sempre invocati al plurale, mentre il Lar al singolare tutelava la famiglia intesa come

insieme di uomini liberi e servi, ma anche spazio fisico diviso territorialmente. Emergevano soprattutto in

campagna in quanto custodi dei campi coltivati, e ricevevano sacrifici purificatori.

I Penato sono gli dei sovrani del cuore della casa (focolare).

Numen. Designa la volontà espressa da una divinità e da una realtà istituzionale, quindi esistono il

numen di Giove e Giunone ma anche del senato o del popolo di Roma. Al plurale designa collettivamente

gli dei ma sempre come espressione di volontà.

Numen rientrava negli indigitamenta, liste di dei invocati sulla base delle loro funzioni, subordinati ad

una divinità maggiore. 11

3. Demitizzazione e storificazione

Roma non conosce una mitologia. I pochi racconti mitici dedicati a dei ed eroi che sono stati identificati

sono il frutto del processo di ellenizzazione. Si incontrano narrazioni “fantastiche”, ma sono dedicate a

personaggi storici dalla tradizione romana (Romolo).

È anche vero che nel VII secolo a.C. Roma subì bruscamente il passaggio verso la civiltà urbana, quindi

non era in grado di fissare i propri miti in quanto sprovvista di arte plastica e poesia.

4. La sopravvalutazione del rito

Il rito occupa una posizione centrale. Il termine latino ritus indica l’esatto operare secondo un modello

tradizionale rigorosamente fissato, è l’azione efficace fondata su segni e azioni, oggetti e spazi.

Il sacerdozio. Il sistema rituale era controllato da un corpo sacerdotale, con a capo il collegio dei

pontefici; facevano parte anche il re sacrale, quindici flamini e sei vestali.

I pontefici diventavano tali per votazione interna all’organo. A capo vi era il Pontefice Massimo, con

carica vitalizia. A loro spettava il compito di legge e conservazione della tradizione.

Il re sacrale era subordinato al Pontefice Massimo. La sua figura nacque poiché si sentì la necessità di

una figura reale dopo la fuga dell’ultimo re, aveva carica vitalizia ed era sposato per confarreatio. I suoi

compiti e quelli della sua regina erano esclusivamente religiosi. Se il re rinunciava alle sue funzioni veniva

investito il flamine diale, che non poteva rifiutare. Incarna la personalità divina del re (Giove, l’unico re di

Roma dopo l’ascesa della repubblica).

Auguri. Un collegio di auguri, svincolati dall’autorità del pontefice, era stato creato per sondare la volontà

divina e in particolare di Giove. Non era una predizione del futuro, ma un’autorizzazione a procedere per

un’azione già programmata. 5. Il calendario e il culto

Al collegio pontificale spettava il compito di compilazione del calendario. Il mese, fondato sul ciclo lunare,

era diviso in tre parti: le calende, le none e le idi. L’anno era articolato in dodici mesi, scandito anche da

giorni fasti, nei quali era consentito amministrare la giustizia e tenere assemblee pubbliche, e nefasti, in

cui queste attività erano vietate. Le feste erano distribuite minuziosamente durante l’anno. Le divinità

maggiori venivano celebrate sulla cima dei colli. 12

VIII. L’età ellenistico-romana

1. Cenni storici

Per età ellenistico-romana si intende il periodo che inizia quando Roma incontra la civiltà ellenistica (in

particolare alessandrina) alla fine del III secolo a.C.; ne adotta le forme culturali fino ad entrare in

concorrenza con essa. Alessandro il Macedone si presenta alle popolazioni conquistate come continuatore

e legittimo successore del precedente sovrano. In Persia proclamò la propria divinità nel 324 a.C., e decretò

che gli fosse reso il culto divino. In Egitto era stato dichiarato figlio di Amon.

Dopo la morte il suo impero venne diviso dando origine ai tre regni; l’unità dell’impero universale voluta

da Alessandro venne ricomposta da Roma dopo aver sconfitto Cartagine. Il greco diventa la lingua parlata

in tutto il Mediterraneo e in Egitto.

Si diffonde il culto di Asclepio, figlio di Apollo, insieme a culti misterici e all’astrologia.

Il sincretismo tolemaico. In Egitto Tolomeo procede a un’ellenizzazione del popolo; questo processo è

chiamato sincretismo: sul piano religioso è l’assimilazione di più figure divine con la produzione di una

nuova divinità (es. Serapide, fusione di Ade, Zeus, Elio e Osiride). Sul piano culturale è la fusione di

movimenti di pensiero che assumono la comune aspirazione a superare la condizione umana.

2. I culti orientali e Roma

Roma dovette affrontare il problema delle religioni straniere, in particolare i culti greco-egizi,

dell’astrologia e della magia.

I culti misterici. I misteri delle città greche sviluppano una prospettiva escatologica attraverso la

celebrazione di riti segreti.

I culti orientali. Nel momento in cui entrano nel mondo ellenistico-romano vengono interpretati in senso

misterico. Sono caratterizzati da un tema mitico e rituale centrato sulla morte e rinascita di una divinità

(es. Adone e Osiride). Ad essi si sovrappose il culto di Iside (Demetra).

Anche i culti di Cibele, Grande Madre frigia, e Mithra sarebbero di origine orientale.

L’astrologia. Attraverso l’osservazione delle posizioni e delle congiunzioni astrali al momento della

nascita pretendeva di prevedere il destino degli uomini. Ostacolata da Roma, si diffuse ampiamente nel

corso dell’età ellenistico-romana.

3. I “re divini” dopo Alessandro e il culto dell’imperatore a Roma

La prima generazione dei successori di Alessandro non godette di una vera divinizzazione nel corso della

vita. Con la seconda generazione questa diventa però istituzionale. Ciò porterà il principe di Roma a

diventare divus, come Roma a divenire la dea Roma, il tutto intrecciato con l’idea della aeternitas. 13

Parte seconda. Le religioni di salvezza: monoteismi e dualismi

X. Zoroastrismo

1. Introduzione

È la più antica delle religioni fondate, istituito da Zarathustra (Zoroastro). Ha conosciuto tre fasi principali:

le origini con il messaggio di Zoroastro; l’avvento degli Achemenidi, dei Parti e dei Sassanidi; la fase

successiva alla conquista islamica dell’Iran (VII secolo d.C.).

2. Fonti

L’Avesta è redatto in una lingua anticoiranica detta “avestico”. Prima di essere messo per iscritto è stato

tramandato oralmente da sacerdoti. Il testo attuale risale a una redazione scritta in periodo sassanide da

sacerdoti che composero il canone selezionando ed escludendo determinati scritti. Comprende testi di

varia natura, come il “Piccolo Avesta” (breviario per laici) e gli “Inni” (composizioni dedicate alle entità a

cui si rendeva un culto). La parte più importante è quella dei “Canti”, composizioni in versi opera dello

stesso Zoroastro.

Altri testi importanti sono il Denkard, un’enciclopedia in nove libri su morale e filosofia, il Bundahishn,

il “Libro di Arda Wiraz”. 3. Profilo storico

Zoroastro visse tra gli inizi del I millennio a.C. e la prima metà del VI secolo a.C. nel mondo iranico

orientale. Proveniva da un ambiente sacerdotale, rifiutò la religione politeista in cui si era formato.

L’impero achemenide è il primo a risentire degli influssi dello zoroastrismo. Dopo un secolo di

dominazione greca il potere fu preso dai Parti e infine dai Sassanidi, che mirarono a restaurare l’impero

achemenide. Lo zoroastrismo divenne religione di stato. In epoca sassanide sorse il movimento Mazdakista

come “eresia”: alla divinità suprema non doveva essere attribuito il carattere di una divina provvidenza.

Con l’islam lo zoroastrismo divenne religione di minoranza e i seguaci perseguitati.

4. Credenze

Attorno a Ahura Mazdā esistono sei entità assistenti e a lui subordinate, gli amesha spenta (“immortali

benefici”): “buon pensiero”, “verità”, “potere”, “devozione”, “integrità”, “immortalità”. L’universo

demoniaco è dominato da Angra Mainyu. Le sue caratteristiche sono la conoscenza degli effetti

dell’avvenire (non le cause), l’ignoranza, l’invidia, la brama di sangue, la concupiscenza, la menzogna. È a

capo di una schiera di demoni e vive nelle tenebre, nel nord. È fonte di morte, corruzione e malattia.

La terra è divisa in sette regioni. Al centro si trova la montagna cosmica, il cui picco unisce terra e cielo

e da cui le anime passano per raggiungere il cielo. Successivamente si sono creati il cielo, la terra, le piante,

gli animali, l’uomo. La storia dell’universo copre dodicimila anni. I primi tremila sono quelli della

creazione ideale, segue la creazione vera e propria; il terzo periodo è quello dell’attacco di Angra Mainyu,

mentre l’ultimo vede l’uomo lottare contro il male.

Ogni uomo è composto da ahu (“vita”), baodhah (“conoscenza”), urvan (“anima”) e fravashi

(dimensione immortale). Il passaggio all’aldilà è accompagnato da preghiere da parte dei parenti, al

termine delle quali l’anima può intraprendere il viaggio.

5. Culto

Per diventare sacerdote il bambino, tra i sei e i quindici anni, deve imparare a memoria le preghiere e i

servizi del culto. Esistono tre ordini sacerdotali; i preti officianti vestono di bianco e vivono delle offerte.

Il simbolo centrale è il fuoco. All’interno del tempio il fuoco sacro brucia continuamente, tenuto in vita

dai sacerdoti. Poiché i defunti sono considerati impuri vengono collocati in cima alla “torre del silenzio”,

all’aria aperta, così che gli avvoltoi possano divorarne la carne. Le ossa vengono poi purificate ed esposte.

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Argomenti trattati: Percorso 1 (religioni del mondo antico)
Capitoli: caratteri generali, area mesopotamica e vicino-orientale, Egitto, Iran prezoroastriano e indoeuropei, la Grecia antica, Celti e Germani, Roma antica, l'età ellenistico-romana, Zoroastrismo, Giudaismo, Cristianesimo, Islam, religioni dualiste.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher saaahr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle religioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Spineto Natale.

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