Parte prima. Le religioni del mondo antico: i politeismi
Caratteri generali
Limiti geografici e cronologici
Le religioni del mondo antico sono religioni etniche: l’appartenenza per nascita ad un contesto condiziona la partecipazione alla vita religiosa, che è garanzia dell’identità culturale. Sono religioni politeistiche senza aspirazioni universalistiche e non si presentano come “religioni del libro” in cui sono contenute “verità rivelate”.
Si estendono dalla Mesopotamia a tutto il bacino del Mediterraneo fino all’Europa centrale e settentrionale, a partire dalla fine del IV/inizio del III millennio a.C. fino all’editto di Teodosio del 28 febbraio 380, con cui il cattolicesimo viene proclamato religione di stato.
La "rivoluzione" neolitica in area mediterranea
Lo sviluppo dell’agricoltura e l’allevamento del bestiame stanno alla base della formazione di insediamenti stabili, che con il tempo si trasformano in vere e proprie strutture urbane, prodotto del fenomeno noto come “rivoluzione neolitica”.
La distribuzione non è cronologicamente omogenea in tutta l’area mediterranea. La sua comparsa può essere identificata nel VIII millennio a.C. per il Vicino Oriente (in particolare per l’Anatolia, dove già nel VI millennio si diffonde l’uso del rame), mentre è più tarda nel Mediterraneo occidentale e in Europa. Questo nuovo tipo di vita favorisce attività diverse dalla sola ricerca di beni alimentari, e richiede forme di collaborazione, grazie alla quale nascono nuove tecnologie e specializzazioni.
La storia di queste comunità è ricostruibile esclusivamente attraverso documentazione archeologica, quindi manca ogni tipo di riferimento alla vita intellettuale e spirituale.
La geografia della "rivoluzione" neolitica: il Vicino Oriente
La rivoluzione neolitica si è manifestata soprattutto in quest’area perché era l’unica che coincideva con l’habitat naturale in cui convivevano gli animali addomesticabili (pecore, capre, suini, bovini) e gli antenati selvatici dei cereali e dei legumi. Tale area appare circoscritta alle aree montuose tra Palestina, altipiano anatolico, Iraq e Iran.
Cultura e culto
Non si sa quale fosse la cultura di queste popolazioni né quali forme di culto praticassero. Esistono inoltre grandi differenze tra diversi siti: si possono trovare costruzioni rozze in ciottoli di fiume e abitazioni a pianta rettangolare edificate con mattoni crudi e pareti intonacate; in alcune zone la caccia è la forma di approvvigionamento principale mentre in altre esistono già villaggi agricoli.
La manifestazione più evidente di culto è la pratica funeraria, là dove è presente un trattamento del cadavere, mentre dipinti sulle pareti possono far pensare a una forma di simbolismo. In alcuni insediamenti esistevano edifici con probabile funzione religiosa, come si può dedurre dalla presenza di statuine femminili o bassorilievi raffiguranti bovini e bucrani.
Il “mito” scientifico della dea madre
Probabilmente i morti venivano assegnati ad un Altro Mondo: i dolmen rinvenuti in Europa, Palestina e regione caucasica erano senza dubbio eretti per fungere da tombe, tuttavia date le distanze che separavano le varie civiltà non è possibile che fossero il prodotto di una cultura omogenea. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX si diffuse la teoria di un culto della “dea madre” che avrebbe caratterizzato tutto il neolitico dell’area mediterranea, basandosi sul ritrovamento di statuette rappresentanti una figura femminile. Nel neolitico esistesse già un’elaborazione della nozione di divinità, quindi è possibile che le immagini femminili rinviassero al modello storico-religioso della Terra madre, essere garante della fertilità.
Area mesopotamica e vicino-orientale
Cenni storici: il problema della diffusione
La storia dell’umanità documentata comincia in Mesopotamia intorno alla metà del V millennio a.C., dove nasce la prima grande civiltà. Da qui i caratteri di civiltà si sono diffusi nei paesi vicini attraverso scambi culturali, favoriti dallo sviluppo dei commerci e delle tecnologie. Gli stessi abitanti della regione (Sumeri, Accadi, Babilonesi e Assiri) avevano un’idea della loro realtà storico-culturale e geografica.
I Sumeri sono distribuiti secondo il modello di città-stato. Al loro ingresso in Mesopotamia entrano in contatto con le popolazioni autoctone (semitiche). Tra il IV e il III millennio la civiltà sumerica si sviluppa e dà vita a grandi città (Uruk, Ur, Nippur...) nelle quali è documentata la presenza di dinastie. L’ascesa di una dinastia semitica nella città di Accad (2334 a.C.) dà avvio a una prima unificazione politica sotto Sargon I, che procede ad una espansione imperialistica. Dopo una serie di invasioni le popolazioni sumeriche riescono a riorganizzarsi grazie al sovrano di Lagash (III dinastia di Ur) a cui seguirà la fase babilonese (II millennio) dominata dalla figura di Hammurabi. Il paese verrà diviso in Babilonesi a sud e Assiri a nord. Gli Assiri conosceranno una fase di massima espansione con Sargon II e Assurbanipal.
L’unità religiosa
Il modello religioso che si diffonde nell’area mesopotamica è quello sumerico, ma ogni cultura lo rielabora per farlo proprio. Le civiltà che si sono succedute sono caratterizzate da una fondamentale identità e unità culturale, che permette di trattare omogeneamente i sistemi religiosi. Il sistema economico su cui si fondavano ha fatto sì che i villaggi si unissero attorno ad un centro (politico e religioso) su cui dominava un “capo”, in un antenato della monarchia.
Città-stato e “distribuzione” degli dei
I templi in Mesopotamia sono attestati già dal calcolitico e a Uruk compaiono nella forma a terrazza (ziqqurat), sulla cui sommità sorgeva il tempio vero e proprio. Uruk era una città di ampie dimensioni e dotata di numerosi complessi templari. Il tessuto urbano si è sviluppato in relazione alle strutture templari dando origine ad un modello definito “città-tempio”: il tempio diventa il centro attorno al quale ruota la vita della città, è la “casa” del dio e tale è il significato del termine in sumerico e accadico. La gestione della vita religiosa ed economica era nelle mani del santuario forse sotto la giurisdizione di un “signore” (en).
Il re e le nozze sacre
Il lugal è il re, il quale esercita un controllo sulla religione e spesso tenta di appropriarsi di prerogative sacerdotali; alla regalità stessa è attribuita un’origine divina, che individua nel lugal un vicario di divinità, alla quale spetta il compito di legittimarne il ruolo. A differenza dell’Egitto il re non è un dio, ma diventa sovrano in quanto sposo della dea Inanna.
Solo con l’avvento del regno di Accad si incontra un intento di divinizzazione del re (forse su ispirazione egiziana): Narām-Sîn porta accanto al nome dingir, determinativo della divinità che accompagna ogni nome divino.
Il Pantheon e la mitologia
Nippur diventa città santa, sede del dio En-lil. Il mondo divino è strutturato in modo da riflettere l’organizzazione cittadina: l’introduzione della monarchia comporta un’organizzazione del mondo divino in senso monarchico, così come l’assunzione del principio dinastico determina l’inserimento di una linea di discendenza nel pantheon.
L’altissimo numero di dei viene organizzato in liste e gruppi fondati su legami di parentela e affinità. Le liste divine sono continuamente rielaborate producendo anche forme di scissione di figure divine in altre minori e assimilazioni, che trasformano i nomi di più divinità in qualità, aspetti ed epiteti di una sola figura.
Triade cosmica e triade astrale
Gli dei vengono anche organizzati in “triadi”. Al vertice del pantheon è collocata la “triade cosmica” (An, En-lil e En-ki). An è il dio del cielo astrale e padre di En-lil (dio del cielo meteorico). En-ki è il signore della terra. Insieme riproducono lo schema politico su cui si reggeva il mondo mesopotamico.
Segue la “triade astrale”, formata dal dio luna Nanna-Su’en (accadico Sîn), dal dio sole Utu (accadico Šamaš) e dalla dea Inanna (accadico Ištar) identificata con la “stella del mattino” Venere. Inanna è la figura meglio definita del pantheon, dotata di una personalità complessa e autonoma.
Altre divinità importanti sono Nergal (signore degli Inferi), Ninurta (dio artigiano e guerriero) e Nabû (“annunciatore”).
Mitologia e antropogonia
Attorno a queste divinità esiste una ricca mitologia, dalla quale emerge il fondamento dell’esercizio del potere. La creazione dell’uomo implica un’originaria limitazione del mondo divino (es. creazione dell’essere umano per liberare gli dei dalle pene del lavoro) e un principio di sudditanza dell’uomo stesso il quale è voluto dagli dei come loro sostituto ed è pertanto al loro servizio.
Gilgameš. È il protagonista di un lungo poema, per due terzi dio e per un terzo uomo, che percorre il mondo alla ricerca della pianta dell’immortalità. È re di Uruk, in grado di opporsi agli dei.
Il culto
La celebrazione del culto, uguale per ogni divinità, consisteva nella vestizione della statua del dio, la recitazione di preghiere e inni e la preparazione di pasti quotidiani.
Feste, cerimonie, riti, sacrifici
Durante l’anno vi erano giorni fissi dedicati a cerimonie rituali (purificazione, lavacri, processioni). Il culto era scandito da un ciclo festivo annuale fondato sul corso lunare. Ogni mese e ogni giorno avevano una divinità tutelare. La festa del Capodanno rinnovava periodicamente il tempo attraverso riti di purificazione.
Gli specialisti del culto
Gli specialisti che svolgevano le attività del tempio si trovavano subito sotto l’en. Fondamentali erano gli addetti alla divinazione, in grado di leggere i segni della natura che rivelano la volontà degli dei. Poiché orientava l’azione umana secondo la volontà divina la divinazione condizionava anche la regalità.
Ai confini della Mesopotamia
La civiltà mesopotamica si è incontrata con altre tre grandi civiltà. Ad oriente l’Elam, grande civiltà urbana ricordata nei testi mesopotamici come causa della caduta della terza dinastia di Ur (fine III millennio a.C.). Non è possibile ricostruire il complesso religioso elamita, di cui sono noti però i nomi di 35 divinità.
Siria e Palestina. La storia del complesso religioso dell’area siro-palestinese, ad occidente della Mesopotamia, è documentata dal III millennio a.C. fino all’età ellenistica: la regione è occupata da culture seminomadi, che cominciano ad aggregarsi in concentrazioni urbane che si trasformeranno nei grandi centri quali Ebla, Ugarit e Mari. Ebla è l’insediamento religioso più importante della Siria del III millennio. Il dio principale del pantheon è noto come “dio del re”. Ugarit fiorisce nella metà del II millennio a.C. Sono documentati cerimonie rituali, congregazioni, un pantheon ben strutturato su cui dominano El, dio creatore, e Ba’al, divinità guerriera e “signore”.
Anatolia. A settentrione la cultura indoeuropea crea, nel corso del II millennio, un grande regno in Anatolia. Prima dell’affermarsi dello stato ittita si trovava sotto l’influenza assira; quando gli Ittiti entrano in Anatolia all’inizio del II millennio trovano un contesto etnico già sviluppato al quale si sovrappongono e ne assimilano caratteristiche, tradizioni e lingue. Tracce di questo fenomeno sono rimaste nel pantheon e nel culto ittita.
Dalla seconda metà del XV secolo a.C. è probabile che la civiltà si sia incontrata con gli Hurriti, che avevano costruito il regno di Mittani, in quanto la religione pare adeguarsi ai loro modelli. La tradizione mitologica appare frammentaria: risente dell’influsso mesopotamico, ugaritico e greco.
Egitto
Cenni storici
La storia dell’Egitto è parallela a quella della Mesopotamia. Probabilmente gli scambi tra i due paesi sono iniziati già nel neolitico, ma quando l’Egitto viene unificato e nascono le prime dinastie i contatti con la Mesopotamia meridionale e con la Palestina si intensificano.
L’età neolitica è caratterizzata dalla presenza di villaggi culturalmente omogenei. Fino alla I dinastia il territorio era diviso in due regni, Basso e Alto Egitto. Con la III dinastia inizia l’Antico Regno, con la costruzione di piramidi e statuaria e l’espansione del regno. Il carattere divino del re si consolida fino a diventare “figlio di Ra”.
Il “primo periodo intermedio” è un periodo in cui il potere centrale dell’Egitto si indebolisce, e il territorio si frantuma in senso feudale. Separa l’Antico Regno dal Medio Regno, caratterizzato dalla riunificazione dell’Egitto, da espansione militare e dallo spostamento della capitale a Tebe, e nascono le prime grandi opere letterarie.
Segue un “secondo periodo intermedio” che vede l’Egitto invaso da un popolo che assume tutte le caratteristiche culturali e governative egiziane. Una volta cacciato l’Egitto ritorna all’importanza economica e culturale che aveva nel Medio Regno, che continua anche con il Nuovo Regno. Vengono strette alleanze con Mittani e gli Ittiti, e la sovrana assume un ruolo determinante. Akhenaton (Amenhotep IV), “Gradito ad Aton”, avviò una propria riforma religiosa.
Con Tutankhamon si riafferma il culto di Amon-Ra e l’Egitto viene riportato alle condizioni precedenti ad Akhenaton, con espansioni che continuano anche durante la dinastia dei Ramessidi. Questo periodo è caratterizzato da importanti eventi storici quali lo scontro con gli ittiti a Quadesh e l’esodo degli Ebrei dall’Egitto.
Con il XI secolo a.C. inizia un “terzo periodo intermedio”, caratterizzato da lotte dinastiche e un indebolimento della potenza egiziana in favore di Libia, Numidia ed Etiopia, e successivamente assiri e persiani.
Il “dio-re”
I titoli portati dai re alludevano all’unificazione dei due Regni raggiunta con la I dinastia: il re è quindi sintesi simbolica dell’unità dell’Egitto. Il re è anche “pastore” che guida il “gregge del dio”.
Venne introdotta la successione dinastica. In ragione del suo carattere divino il re agiva come un monarca assoluto, e gestiva il potere all’interno della “Casa del Re”. Il re esercitava la sua autorità anche sui sacerdoti.
Data la vicinanza con la Mesopotamia, dalla quale l’Egitto è stato più volte influenzato, è possibile che anche le nozioni di regalità-divinità fossero di derivazione mesopotamica. Un legame della regalità con Horo e la presenza di un re Scorpione documentati già nel Predinastico lasciano però pensare ad un processo storico-religioso molto più complesso.
Il pantheon
Gli dei egiziani sono costantemente presenti nel mondo umano. Vengono progressivamente organizzati in due Enneadi. La Grande Enneade (teologia di Eliopoli) comprende nove divinità: Aton-Ra (frutto della fusione di Ra, dio sole, e Aton, il disco solare) che produce Shu (aria) e Tefnut; questi generano Geb (terra) e Nut (cielo) che danno vita a Osiride, Iside, Seth e Nefti.
Oltre a queste esistono moltissime altre divinità quasi tutte caratterizzate da zoomorfismo. È possibile che l’animale esprimesse una specifica qualità del dio a cui era associato.
La città e la teologia
Il processo di sistemazione del pantheon produce un fenomeno di assimilazione tra gli dei. La teologia eliopolita dovette subire la concorrenza della scuola di Ermopoli, caratterizzata dall’elaborazione di un sistema di otto dei (Ogdoade) divisi in quattro coppie, un maschio (serpente) e una femmina (rana), che esprimono tutte qualità negative: Nun e Nunet (oceano), Heh e Hehet (indefinito dei primordi), Kuk e Kauket (oscurità), Amon e Amaunet (ignoto del caos). Successivamente Amon assume tratti antropomorfi, diventando divinità dinastica. Anche Menfi elaborò una propria teologia, che pone al primo posto Ptah.
Gli elementi dell’esistenza
Gli elementi senza i quali non è possibile l’esistenza sono cinque: il nome (esprime le qualità e il destino dell’individuo), l’ombra (il doppio immateriale dell’uomo e di tutte le forme da lui assunte nella vita), il akh (principio solare indispensabile per il passaggio nell’aldilà), il ba (principio immateriale, indipendente dall’individuo ma l’uomo può dialogarci), e il ka (forza vitale di ogni essere, può moltiplicarsi in base alla potenza del possessore).
La mitologia
Ruolo centrale nella storia religiosa e politica dell’Egitto hanno avuto le vicende di Osiride. In generale non sembrano essere presenti figure eroiche (es. Gilgameš), solo Osiride può sembrare vicino alla tipologia di eroe in quanto si presenta come colui che ha distribuito l’ordine nel mondo.
Il culto
Il culto nasce come riservato, circoscritto alla cerchia del re, ma nel Medio e Nuovo Regno si assiste ad una sempre maggiore partecipazione della popolazione. È espresso nelle pratiche rituali quotidiane, che avevano il compito di destare la divinità dal sonno notturno.
Il tempio
Il dio è un membro della comunità e il tempio, in quanto “casa del dio”, doveva offrire tutto il necessario per la sua esistenza. Rappresentava però anche l’universo in cui agiva la divinità stessa.
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