La questione jugoslava nella politica estera dell'Italia repubblicana (1945-1999)
Introduzione
La questione jugoslava che riguardava l'insieme dei problemi politici, territoriali ed etnici della Jugoslavia è stata un tema presente nella politica italiana nel 1900 che ha condizionato i rapporti tra le due sponde adriatiche e la politica balcanica del governo di Roma. La politica italiana è sempre stata divisa di fronte all'unificazione delle popolazioni jugoslave, una divisione derivante dalle incomprensioni e polemiche di concezioni e visioni di politica estera che hanno segnato le relazioni politiche e diplomatiche tra Italia e Jugoslavia nel periodo delle guerre mondiali.
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La questione di Trieste alla fine della 2a guerra mondiale
Alla fine della 2a guerra mondiale, le relazioni politiche e diplomatiche tra Italia e Jugoslavia erano caratterizzate da incomprensioni e polemiche dovute alla questione di Trieste del 1945-1975, una città contesa che per anni divise i due paesi e alla contrapposizione ideologica determinata dall'affermazione politica e militare del movimento di liberazione nazionale jugoslavo impegnato nella trasformazione della Jugoslavia in una repubblica federale socialista e anticapitalista.
Fu proprio in questo scontro ideologico che nacque la questione di Trieste nel 1945 nel quale le forze partigiane jugoslave tentarono di occupare Trieste per mettere a conoscenza il governo italiano del fatto compiuto e anticipare così le decisioni della conferenza della pace.
I comunisti jugoslavi guidati da Tito fecero leva sui sentimenti nazionalisti degli sloveni e croati facendo appello a tematiche antitaliane. Così la conquista di Trieste rappresentò uno dei principali obiettivi della Jugoslavia: dopo aver conquistato la Dalmazia nel 1944, Tito si impegnò a conquistare Trieste fra lo sgomento degli italiani, incapaci di difendere la propria città.
Quest'azione non piacque né agli USA né alla GB in quanto erano interessati ad avere il controllo di Trieste per assicurare i collegamenti in Austria e non erano convinti che gli jugoslavi l'avessero occupata per motivi etnici. Così, gli anglo-americani si insediarono a Trieste per stabilire un governo militare alleato con l'obiettivo di eliminare la presenza militare jugoslava per non compromettere le decisioni sul destino di Trieste, portando ad una crisi con la Jugoslavia.
Sebbene Tito non volesse ritirare le sue truppe da Trieste e definire una linea di demarcazione tra la zona occupata e quella jugoslava, Truman e Churchill si rivolsero a Stalin chiedendogli di intervenire per convincerlo ad accettare la soluzione proposta da Washington e Londra: ovvero dividere le 4 province della Venezia Giulia (Gorizia, Trieste, Pola, Fiume) da una linea di demarcazione (linea Morgan) in 2 zone d'occupazione: zona A angloamericana e zona B quella jugoslava. Era una soluzione temporanea in attesa delle decisioni prese dalle grandi potenze alleate durante la conferenza della pace.
Nel 1947 l'Italia firmò il trattato di pace che stabiliva che tutto il territorio della Venezia Giulia orientale fosse assegnato alla Jugoslavia ad eccezione di Trieste, occupata dagli anglo-americani e costrinse l'Italia a ridimensionare la sua presenza politica, economica e culturale sottolineata dalle perdite territoriali e dall'esodo degli italiani. Ma non sembrò rassegnarsi al distacco di Trieste il cui recupero fu l'obiettivo principale.
Ma anche dopo la firma del trattato di pace, incomprensioni e polemiche continuarono tra Italia e Jugoslavia. Nel 1947 la Jugoslavia usò la forza per mettere al corrente le grandi potenze della debolezza dell'Italia ancora in via di riorganizzazione dopo la guerra, non rispettando la linea Morgan stabilita dagli anglo-americani, i quali chiarirono che in base al trattato di pace il TLT sarebbe stato governato dagli alleati dalle loro zone d'occupazione.
Tutto ciò avvenne proprio quando l'Europa si stava dividendo in blocchi politici diversi a causa della rottura della coalizione che aveva sconfitto il nazifascismo e dello scontro tra USA e Russia. La questione di Trieste divenne un problema adriatico. Alla politica di contenimento americana, Usa e GB decisero di impedire la nascita del TLT per non subire pressioni dalla Jugoslavia, rimandando la nomina del governatore del TLT per permettere alle proprie truppe di rimanere a Trieste per un tempo indefinito.
Francia, GB e Usa decisero di rivedere il trattato di pace affinché il TLT fosse ritornato all'Italia, dimostrando agli italiani di essere sensibili nei confronti dei loro interessi e di essere disposti a difenderli, ma così rendevano impossibile creare il TLT.
Tuttavia la frattura verificatasi all'interno del mondo comunista tra Tito e Stalin rese più difficile la soluzione alla questione di Trieste. Il partito comunista jugoslavo attuò una politica aggressiva finalizzata all'espansione del movimento comunista e della Macedonia jugoslava e al rafforzamento della posizione e del ruolo internazionali di Tito, attraverso la creazione della Federazione balcanica composta da Jugoslavia, Bulgaria, Albania, Grecia, nei confronti dei paesi confinanti come l'URSS, Austria e Grecia.
I paesi balcanici avrebbero risolto le dispute etniche e territoriali relative al possesso del Kosovo, Tracia e Epiro. Stalin era contrario alla creazione della federazione balcanica poiché avrebbe potuto ostacolare l'affermazione del potere sovietico nell'Europa danubiano-balcanico, difficile da manovrare da parte di Mosca.
Nel 1948 Stalin accusò Tito di deviazionismo ideologico e nazionalismo scomunicandolo attraverso l'espulsione del partito comunista jugoslavo dal Cominform del 1947 (organo di info e di raccordo dei partiti comunisti europei). La Jugoslavia fu così costretta a chiedere aiuto agli USA beneficiando dei loro finanziamenti per l'assistenza militare in cambio Tito doveva porre fine all'intervento nella guerra civile greca, dando vita con la Grecia e la Turchia al Patto Balcanico del 1953 attraverso il quale la Jugoslavia si legava indirettamente all'Alleanza Atlantica.
Era un vantaggio strategico poiché allentava le pressioni con la Russia sui confini meridionali dell'Alleanza e faceva della Jugoslavia uno stato cuscinetto tra i 2 blocchi. Per l'Italia, la Jugoslavia rimaneva un paese comunista e nemico a cui non dovevano concedere aiuti. Fu De Gasperi, presidente del Consiglio dal 1945-1953, a chiarire che l'Italia non poteva cooperare militarmente con la Jugoslavia e che non era favorevole alla collaborazione di altri paesi confinanti con il regime di Tito e minacciò di mettere in discussione la politica di solidarietà con il Patto di Bruxelles ipotizzando un possibile ritiro italiano dalla Comunità europea di difesa. Questo comportamento rispecchiava le posizioni degli italiani.
Tuttavia, la questione di Trieste dipendeva dagli USA e GB, la cui posizione cambiò rispetto agli impegni presi con la dichiarazione tripartita del 1948 invitando a negoziare da entrambe le parti per giungere alla spartizione del TLT. Il fallimento del negoziato spinse gli USA e GB ad agire, dando luogo alla spartizione del TLT, facendolo governare dal governo italiano.
Di conseguenza, da parte anglo-americana e jugoslava, si decise di ritirare le truppe inglesi e americane dalla zona A e di cedere l'amministrazione della zona A al governo italiano e di far amministrare la zona B al governo di Belgrado. Ciò permetteva da parte jugoslava di rafforzare il paese, rivolgendo le attenzioni verso il blocco sovietico. Si iniziarono a normalizzare i rapporti italo-jugoslavi con l'accordo di Udine del 1955 che regolava il traffico di persone e merci fra Trieste e le zone confinanti, così che gli scambi commerciali da entrambi i paesi adriatici tornarono ad intensificarsi.
Nonostante i rapporti fossero normalizzati alla fine degli anni '60, non si riuscì a stabilire quel clima di cordialità e collaborazione indispensabile per porre fine alla questione di Trieste, in quanto vennero in parti ostacolati dalla politica jugoslava in campo internazionale, determinata dal riavvicinamento all'Unione Sovietica. Ma dopo la morte di Stalin nel 1953 portò alla conclusione dell'intesa tra Jugoslavia e Unione Sovietica. Il riavvicinamento al blocco sovietico e la politica contraria agli interessi del blocco occidentale resero problematici i rapporti con l'Italia.
Fu solo nel 1953 con il governo italiano di centro-sinistra che i 2 paesi tornarono a dialogare per superare lo stallo raggiunto nella questione di Trieste e nella collaborazione politica in ambito internazionale. I 2 governi si impegnarono a risolvere il problema del TLT e a chiarire lo status delle zone A e B. Ma il tentativo jugoslavo portò al fallimento del negoziato con l'Italia ancora una volta.
Furono solo gli avvenimenti internazionali a riavvicinare i due paesi adriatici; da parte italiana, si cercò di aiutare la Jugoslavia a rimanere indipendente e integra. La questione cambiò a tal punto che i governi tornarono a parlare anche della questione di Trieste e del confine settentrionale sulla base di alcuni presupposti:
- Da parte italiana: si accettò la connessione tra la delimitazione della frontiera, l'eliminazione delle sacche e la spartizione del TLT.
- Da parte jugoslava: si accettò di inserire il problema territoriale in un negoziato politico ed economico per ottenere benefici e vantaggi.
Il nuovo approccio del governo di Roma era caratterizzato dal processo
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