Estratto del documento

L'Italia dei poteri locali

Luigi Provero

Parte prima

1. Regno, terra e potere da Berengario I a Corrado II

888: muore Carlo il Grosso, ultimo discendente maschile di Carlo Magno. Viene così a mancare una forte componente che legava insieme tutti i territori dell'impero. Dieci anni più tardi nel sinodo di Ravenna, viene segnata la fine della cessazione dell'attività legislativa regia in Italia che da quel momento in poi dispenserà solo diplomi.

1.1 I quadri territoriali e la presenza del regno

Il regno italico si definisce inizialmente con le conquiste longobarde che ridimensionano non poco le mire bizantine all'interno della penisola. Le conquiste carolinge dell'VIII secolo non ricalcano con esattezza le loro acquisizioni poiché ne lasciano fuori tutta la parte meridionale concentrandosi sul centro nord. Tuttavia all'interno dell'impero l'identità del regno italico non venne mai meno, anzi tese a rafforzarsi nel tempo con il definirsi di confini più precisi.

Un regno questo con confini e limiti molto più ampi dell'attuale stato italiano in cui il sovrano aveva sì il potere e una forte presenza ma questa variava molto in relazione alla capacità del re di attrarre a sé i signori locali e i vari poteri presenti in questa regione.

In questo periodo è possibile distinguere tre fasi ben distinte che si susseguono tra loro:

  • I re italici
  • Gli ottoni
  • La rivolta di Arduino

I re italici

La morte di Carlo il Grosso avvia per il regno italico una fase di lotte che durerà circa settant'anni e che troverà una certa stabilità solo intorno al 962 con l'affermazione di Ottone I di Sassonia. Le lotte per il regno non sono una novità in questo periodo e in genere si concentrano soprattutto attorno alla successione al trono che vede contrapposti due principi d'elezione diversi: quello elettivo e quello dinastico. Mentre in tutta Europa si affermava il secondo tipo in Germania restava vivo il primo genere di sovrano.

Queste guerre presentarono delle novità: in primo luogo queste lotte assumono caratteri italiani, coinvolgendo cioè personaggi che trovavano la loro base di potere nel regno italico, in secondo luogo queste persone non possono più dire di essere imparentate con la dinastia carolingia. Questi sovrani, chiamati appunto re nazionali, hanno una fisionomia ben diversa dagli ottoni e dai precedenti sovrani. Tra questi spiccano per importanza: Berengario I, Guido di Spoleto e Ugo di Vienne. Presentano tutti tratti in comune, come la discendenza carolingia da parte materna o la loro posizione all'interno del regno ben consolidata da una solida base patrimoniale.

I re devono innanzitutto però rapportarsi con quei vescovi e quelle dinastie di ufficiali del suo stesso rango sociale che rappresentano in primis la concorrenza al potere ma anche la loro forza militare sul territorio. Diventa evidente come quindi questo rapporto passasse attraverso la concessione di numerosi diplomi e concessioni. Il quadro è ancora più complicato se si guarda al rapporto tra chiese e regno, il sovrano infatti contendendo diplomi di immunità a queste chiese pretende da esse una partecipazione attiva all'azione militare.

Lentamente questi diplomi rilasciati ai vescovi si trasformano in pieni poteri di controllo e giurisdizione sulle città. Queste larghe concessioni non vanno intese come una totale resa del regno; infatti quest'ultimo aveva necessità di reclutare armati per le proprie campagne attraverso questi personaggi potenti. Vescovi e ufficiali hanno una larghissima autonomia nella gestione del loro potere e vengono legati al sovrano dai rapporti clientelari e di fedeltà politica.

Gli Ottoni

Dal 962 si assiste ad una riaffermazione tedesca nel regno con l'ascesa al trono di Ottone I. Esso ottiene la corona italica grazie a un diretto intervento militare che viene accettato da tutti i principi italiani. Trovandosi di fronte un quadro di dispersione giurisdizionale molto elevato Ottone opta per una totale restaurazione, reinserendo numerosi conti e permettendo loro di rendere la carica ereditaria, operando per la concessione di molti più diplomi ai vescovi e infine riuscendo a diminuire la conflittualità locale, poiché ora, grazie alla sua autorità, cessarono le lotte inerenti alla corona.

La rivolta di Arduino e la riaffermazione dei re tedeschi

Ottone I morirà tuttavia nel 1002 senza lasciare eredi. Dopo quasi mezzo secolo si riaprono le lotte interne per la presa del potere. I regni di Germania e Italia subiscono destini diversi: nel primo caso viene eletto Enrico II mentre nel secondo caso un gruppo di principi elesse loro sovrano Arduino d’Ivrea. Gli oppositori di Arduino chiamarono a gran voce Enrico, quest'ultimo scende nel regno nel 1004 e sconfigge Arduino una prima volta facendosi incoronare imperatore e lo sconfigge definitivamente nel 1014.

Questa vittoria sancisce la ritrovata supremazia tedesca nel regno e il rafforzamento ideologico del nesso Roma - regno tedesco, che richiamava volutamente alla gloria della mitica Roma imperiale. Questo rafforzamento non mutò nella pratica i rapporti con il regno italico al quale venivano riconosciuti gli sviluppi autonomi nella penisola come venne sancito dal noto documento dell’Edictum de beneficiis redatto da Corrado II. Questo editto mostrava chiaramente come il sovrano intendesse concedere ampia autonomia in materia politico - giudiziaria – militare, la pace sociale, una riscossione minima e la sicurezza per i vassalli dei loro domini su cui poter costruire progetti politici.

1.2 Potere e possesso: gli ufficiali regi

Tra IX e X secolo il regno tende ad appoggiarsi ai vari possessori locali e a trasformarli in propri ufficiali. Il re spesso li nominava scegliendoli tra i propri vassalli, quindi è possibile che vassalli e ufficiali spesso coincidano. A questo si aggiungeva la sottomissione vassallatica per gli altri ufficiali che serviva a rafforzare un legame altrimenti troppo debole. Debolezza comunque insita in questa evoluzione dettata dalla grande autonomia di questi ufficiali.

Lentamente, arrivando all’XI secolo, si assiste ad una progressiva evoluzione di questi poteri prima in mano agli ufficiali regi, ma ancora saldamente controllati dal sovrano, successivamente in mano alle dinastie di questi ufficiali che dispongono ora di notevole libertà nella gestione del loro potere e riescono quindi a sfuggire al controllo regio. Gli storici hanno individuato e denominato Marche e comitati quelle circoscrizioni territoriali controllate per delega regia, mentre marchesati e contee quelle autonome signorie che continuano a fregiarsi del titolo regio pur essendone svincolate.

Nel periodo sopra citato è possibile quindi individuare due grandi fasi nel rapporto tra regno e ufficiali: nella prima fase prevale il rapporto del regno con queste autorità da esso nominate; nella seconda fase si passa ad una maggiore autonomia dei secondi nei confronti dei primi. Il secondo periodo in particolare è caratterizzato dalla presenza e dalla nascita di nuove famiglie e nuove dinastie, in genere più piccole e regionali, con capacità di trasmettere alle discendenza il loro potere. Queste dinastie hanno smesso di avere pretese nazionali concentrandosi invece su regioni meno ampie. Il potere regio ha un comportamento oscillatorio nei loro confronti, ciò permise una prolificazione maggiore di questi poteri che riuscirono a dinasticizzare le loro cariche; inoltre queste famiglie spesso sono unite tra loro da una fitta rete di intrecci matrimoniali e infine questi gruppi parentali presentano marcati tratti militari e un’elevata violenza.

La mentalità e le strutture familiari

In questi gruppi si contrappongono due mentalità diverse: una dinastica e una consortile; esse corrispondono anche a due differenti modi di vedere la successione e la famiglia. La prima dinamica risponde a un modo prettamente interno con la scelta di un solo erede per ogni generazione, in genere scelto tra i figli del capofamiglia. La seconda strada si rifà invece di più al concetto di famiglia allargata con una suddivisione più paritaria del patrimonio tra tutti gli eredi.

Il rapporto tra patrimonio e circoscrizioni

Questo rapporto affronta due aspetti diversi ossia uno geografico e uno cronologico: il primo risponde al rapporto spaziale tra la circoscrizione affidata del regno e le aree di maggiore densità patrimoniale della dinastia; il secondo invece è accompagnato dall'acquisizione di funzioni pubbliche in sede locale che precedono l'acquisizione fondiaria in questa regione.

Le qualità e i contenuti del progetto dinastico

Il progetto dinastico in una regione è definito dalle precedenti variabili elencate e a queste va aggiunta infine l'ultima caratteristica, ovvero la volontà di preservare o meno nel tempo un preciso richiamo al potere regio, utile soprattutto al fine della legittimazione del proprio potere in futuro.

1.3 Liberi e servi

Molto utile risulta individuare lo status personale degli individui all'interno di questa società. Ad esso infatti si legano privilegi e limiti ben definiti. La documentazione a tal proposito è molto labile e scarsa, i termini più usati sono quelli di servus e liber. Un tipo di fonte particolare che ci è tornato molto utile sono quelle relative alle liti e i processi. All'interno della società la linea di frattura più profonda non è quella tra nobili e resto della popolazione, questo perché i primi sono ancora un gruppo troppo poco definito, ma tra liberi e servi. Liberi sono ad esempio gli arimanni, la struttura portante delle popolazioni germaniche alto medievali, servi sono invece coloro che non appartengono a tale popolo.

La servitù medievale presenta comunque delle caratteristiche differenti rispetto alla servitù antica; ora il servo fa infatti parte della società cristiana, non è più considerato un oggetto legato al padrone, tuttavia ha dei grossi limiti in termini di libertà personali. La prima età carolingia, grazie alle guerre d’espansione, fu segnata da una grande immissione sul mercato di numerosi schiavi che furono il fulcro dell'economia carolingia poiché fornivano numerosa manodopera impegnata nei vari settori.

La crisi del potere regio si manifestò così in un mutamento di questa forma organizzativa:

  • Drastico calo dei servi per via della fine delle guerre.
  • La crisi della Curtis come forma di sfruttamento della proprietà fondiaria; il signore ora assegna parti del dominicum ai servi che prima coltivavano le sue terre.
  • L'indebolimento del regno porta una dispersione del popolo degli arimanni che ora cercano tutela presso i potenti locali.
  • Questi potenti iniziano così a rafforzare i loro poteri e a costruire signorie autonome più libere dal regno.

Si compì in questo modo un assimilamento tra liberi e servi che creano un nuovo ceto più omogeneo economicamente: i rustici.

Il caso particolare del mondo dei villaggi italiani nell'alto medioevo

Non possiamo applicare la stessa forma del villaggio accentrato circondato dai campi; nella nostra penisola infatti si verificò l'esistenza di strutture insediative molto deboli e una ridotta esigenza di collaborazione agraria interne alla vicinia. Il villaggio presenta quindi un'identità molto debole, questo non permette di identificare confini precisi e nemmeno gli uomini si identificano prettamente con un unico villaggio: spesso anzi si rifanno a più luoghi in base alle loro esigenze. Grande spazio veniva riservato alle forme associative, labili perché non coinvolgono interamente la vita del contadino e territorialmente più ampie poiché appunto univano più villaggi o piccole regioni.

Il caso Flexum

  • Villaggio non è quadro prevalente di organizzazione del territorio.
  • Solidarietà e cooperazione strutturai attorno allo sfruttamento comune di grandi campi incolti.
  • Tendenza dei contadini ad organizzarsi anche attorno ad altri poli.
  • Questa cooperazione non produce forme di autogoverno.

1.4 La giustizia nel regno italico

Componente fondamentale nell'ideologia regia di gestione del potere e della promozione della pace sociale è l'amministrazione della giustizia. In età medievale questa funzione veniva esercita dalle due parti davanti ad un'assemblea di esperti di diritto, oppure di boni homines, che rappresentavano l'intera comunità. Obbiettivo primario era la ricostruzione della pace sociale e la fine della lite: giustizia significa pace in età medievale.

La principale forma di assemblea in questo periodo è quella del placito. La riunione è guidata da un rappresentante regio affiancato da una piccola assemblea composta da giudici e scabini; dai documenti a nostra disposizione sono stati rinvenuti tre diversi modelli:

  • Investitura salva querela, caratterizzata dalla contumacia della controparte.
  • Finis intentionis terrae, la controparte rinuncia ai diritti contestati.
  • Ostensio cartae, con tanto di presentazione e autenticazione di un precedente documento.

Pressoché assente il caso in cui le due parti sostengono tesi contrapposte (altercatio). Il quadro presenta tuttavia elementi di continua evoluzione di questi processi; la crisi del potere infatti porterà i placiti ad uscire dalle città per andare a stabilirsi nei castelli controllati dai conti. Quindi benché la sua forma restò pressoché immutata, almeno a livello istituzionale, i mutamenti furono in realtà notevoli:

  • Gli ufficiali regi agiscono sempre meno legati alla corte e sempre più con autonomi poteri.
  • La funzione della giustizia come promotrice della pace sociale lascia il posto ad interessi più personali e specifici relative a determinate aree.

Con l’indebolimento del potere regio la giustizia diventa quindi uno strumento tramite cui il potere interviene per controllare e pacificare la società.

2. Le basi del potere

2.1 Il possesso fondiario

Nel Medioevo, in particolare nei secoli centrali quando moneta e commercio benché sempre presenti avevano funzioni economiche marginali, il possesso di terra significava prima di tutto ricchezza. Un’altra forma di ricchezza, questo però per le chiese, era la tesaurizzazione, ovvero la raccolta di metalli e oggetti preziosi. Parliamo qui di possesso vero e proprio che comprende cioè ogni forma di controllo su un oggetto o sulla terra, non parliamo invece di proprietà.

Durante tutta l'età signorile possesso e potere sono due facce della stessa medaglia; infatti al primo si collega facilmente il secondo e il passaggio dall'uno all'altro è molto diretto. Per questi signori locali la possibilità di controllare direttamente o indirettamente una quota rilevante delle terre del proprio insediamento costituisce un fattore importante per la creazione o meno della signoria. In Europa il tipo di insediamento più diffuso è quello del villaggio cui si sviluppano attorno tutte le coltivazioni.

In Italia invece questo fenomeno è diverso; qui troviamo un diffuso insediamento sparso, singole case e aziende agrarie disperse nella campagna, ma attorno all’XI secolo l'insediamento tenderà a convergere verso un modello di villaggio più coeso. In questi villaggi si inserisce il patrimonio signorile spesso però in modo frammentario e disorganico, un insieme di terre e diritti sparsi per il territorio e in più villaggi.

Questa è la struttura delle Curtis che ora si caratterizza per:

  • Evoluzione del funzionamento interno.
  • Continuità della frammentazione del possesso.

Dal X secolo si assiste alla scomparsa della struttura curtense. Dominicum e massaricium scompaiono perdendo le loro caratteristiche, i signori smantellano il primo dando in affitto le terre ai coloni per diverse ragioni, ad esempio avevano gran bisogno di moneta, oppure per la rigidità del sistema delle corvée e per l'esplosione demografica che porta maggiore manodopera.

Inoltre va riconosciuto come il grande possesso fondiario non si trasforma ancora in latifondo, il villaggio non viene spezzato nella sua unità ma bensì il possesso signorile vi penetra capillarmente fondendo le realtà del villaggio con quelle dell'azienda signorile. I vari signori di queste terre assumono di volta in volta vari comportamenti dettati da vari fattori esterni ed interni che incidono sulle loro scelte gestionali. Convivono in queste signorie laiche, a differenza di quelle ecclesiastiche che sono meno toccate e restano più solide nel tempo, fattori distruttivi e costruttivi, tra questi possiamo individuare:

  • Acquisizioni da piccoli proprietari
  • Dissodamenti
  • Divisioni ereditarie
  • Donazioni di laici a chiese

Acquisizioni da piccoli proprietari

Da numerosi atti è possibile vedere come un libero proprietario cede la propria terra ad un signore o a una famiglia per poi ottenerla indietro ma in affitto. Benché queste cessioni derivano da pressioni del signore ed istituiscano un forte legame personale tra le due parti, non vanno viste come sottomissioni volontarie ad un legame servile. Questa cessione infatti non comporta una perdita di libertà personale e inoltre queste cessioni, benché numerose, non porteranno alla scomparsa della proprietà libera. La scelta di fare questi accorpamenti non risponde ad un preciso piano delle famiglie signorili ma rappresenta semmai una delle tante finalità di un processo evolutivo.

Dissodamenti

Differenza tra spazio colto e incolto, quest'ultimo nell'economia contadina rappresenta uno spazio di vitale importanza. Boschi e aree agricole sono infatti al centro delle attenzioni delle comunità contadine. Nei secoli centrali del Medioevo si avvia un imponente crescita demografica che p...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diego2800 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Covini Maria Nadia.
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