Esame di storia della pedagogia (Fedeli)
Novecento pedagogico
Modernità, scienza e pedagogia tra 800 e 900
La pedagogia partecipò al processo di cambiamento e modernizzazione della seconda metà del 19 secolo, segnato dall’idea positivistica di progresso. Comte è il padre fondatore della sociologia e del termine positivismo; convinzione di aver scoperto la chiave in grado di aprire tutte le porte della conoscenza. Formulazione della legge dei “tre stadi”: l’umanità passa attraverso tre stadi:
- Stadio teologico: l’uomo sostiene che tutti i fenomeni e gli eventi umani vadano giustificati mediante causa divina.
- Stadio metafisico: l’uomo sostiene che tutti i fenomeni e eventi umani vadano spiegati ad opera di forze astratte, entità metafisiche, che non si possono spiegare.
- Stadio positivo: l’uomo, riconoscendo l'impossibilità di ottenere conoscenze assolute, rinuncia a domandarsi l’origine e il destino dell’universo; l’unica conoscenza di cui l’uomo poteva essere certo era quella che poggiava sui “fatti osservati”.
Le scoperte della medicina sconfissero le epidemie e consentirono di prolungare la vita media degli individui e ridimensionare la mortalità infantile. Anche la scuola, prerogativa dei ceti colti, iniziò ad aprirsi. I conflitti tra i ceti si sarebbero potuti risolvere mediante una riflessione sui fenomeni sociali e lo sviluppo dell’educazione: uno dei presupposti della cultura della modernità. L'educazione positivista è concepita come “fatto naturale", ovvero un campo di applicazione delle leggi sul piano biologico, psicologico, sociologico ed etico: scienze dell’educazione.
Romanzieri e narratori (come De Amicis o Verga per quanto riguarda l’Italia) si fecero testimoni nelle loro opere di questo processo, ponendo l’attenzione sulle vicende delle persone (alunni, maestri, precettori), rivolgendo l’attenzione sull’importanza dell’educazione. Due autori importanti:
- Charles Darwin: formulazione della teoria dell’evoluzione della specie; l’idea della vita nella storia dell’uomo è il risultato di una serie di eventi naturali, inserito all’interno della natura non più come protagonista ma come un semplice tassello.
- Herbert Spencer: estende l’impostazione evolutiva a tutti gli aspetti della vita naturale, biologica, psicologica, sociale, politica ed educativa; diede consistenza filosofica alla teoria dell’evoluzionismo: il cammino dell’evoluzione è sostenuto da un moto propulsivo (differenziazione) e da una forza di conservazione delle esperienze (ereditarietà). L’intelligenza umana come dato ereditario durante l’evoluzione mediante un progressivo accumulo delle esperienze. Poneva anche come importante l’educazione fisica in quanto l’uomo, principalmente essere organico e sensibile, per avere successo nel mondo doveva essere un animale. Quindi, educazione fisica accompagnata ad educazione intellettuale nel senso di educazione al metodo scientifico. In merito al metodo di educare, Spencer sottolineava la necessità che i processi formativi si centrassero sulle esperienze personali dell’educando e che quindi anche l’educazione morale non fosse frutto di norme comportamentali e di teorie fornite da autorità esterne (religione, politica, scuola). Egli sosteneva la sperimentazione degli errori nei quali ritrovare la punizione.
La società moderna si costituì intorno a tre soggetti principali: l’affermarsi della moderna borghesia, il dinamismo sociale e la civiltà industriale e urbana.
- Borghesia: primo protagonista fu il borghese, l’uomo d’affari, proprietario agricolo o padrone d’industria. Questa figura portò all’affermazione di nuovi valori e norme di vita come l’etica individualista temperata dalle convenienze sociali e l’identificazione degli interessi personali con quelli pubblici, il valore dell’istruzione, il senso di affermazione personale.
- Dinamismo sociale: affermazione di quei ceti tra l’alta borghesia e le classi operaie che avevano tra loro e con l’alta borghesia le caratteristiche comuni di non fare lavori manuali ed un livello di istruzione secondario o superiore.
- Civiltà industriale e urbana: la città fu il cuore della modernizzazione, nuovo modo di produrre e consumare; nella città vi erano luoghi della politica, fonti di ricchezza, centri di cultura come università e scuole.
Durkheim, professore di sociologia e scienza dell’educazione alla Sorbona di Parigi, nega che l'educazione sia il risultato di processi esterni, ma nega anche che essa sia soltanto un adattamento fisico-psichico; è soprattutto un “fatto sociale”: l’uomo è educato bene nella misura in cui è ben socializzato; l’educazione consiste in una “socializzazione”.
Sostiene che in ciascun individuo coesistono due esseri:
- Essere individuale: riguarda solo noi stessi e gli eventi della vita personale.
- Essere sociale: sistema di idee che esprimono il gruppo a cui apparteniamo; credenze religiose, pratiche morali. Scopo finale dell’educazione: costituire questo essere in ognuno di noi e innalzare l’individuo al di sopra di se stesso.
Disciplina: primo elemento della morale; tutte le azioni devono rispettare le regole. Scuola: è l’espressione dei bisogni sociali e della morale comune, rappresenta un luogo privilegiato per la formazione dell’individuo; assicura l’integrazione delle giovani generazioni nella struttura sociale. Stato: garante e promotore della socialità. A partire dall’Ottocento, gli stati agirono sempre più direttamente nelle riforme fino ad arrivare all’obbligo di istruzione. La scuola è tipica espressione della cultura borghese, strumento per trasmettere e consolidare i nuovi valori della modernità. L’analfabetismo inizia ad essere un fenomeno sociale dannoso. Interesse della borghesia: preparazione della futura classe dirigente; le scuole a base di cultura classica (licei) continuano a restare al centro dei sistemi scolastici nazionali.
Il mondo pedagogico e scolastico tedesco fu considerato, dopo il 1870, un significativo punto di riferimento. Esperienze compiute in Germania nel campo della psicologia: laboratorio di psicologia sperimentale di Lipsia, fondato da Wundt nel 1879; interesse per i “processi mentali”. Herbart voleva creare una scienza dell’educazione basata su un metodo verificabile; l’educazione doveva avere due saperi: psicologia ed etica. La prima per identificare quali processi mentali e come si verifica l’apprendimento, la seconda dava le norme di condotta morale e di comportamento nella società.
Granville Stanley Hall
Granville Stanley Hall fonda un nuovo movimento culturale: per lo studio del bambino; sosteneva che l’educazione sarebbe stata più efficace se maggiore fosse stata la conoscenza della psicologia infantile e del fanciullo; centralità del bambino. Il più grande apporto dello psicologo americano fu quello di aver aperto nuove vie per la conoscenza della mente infantile e di aver riportato in campo l’insegnamento di Rousseau secondo il quale l’educatore deve partire dalla conoscenza del fanciullo.
Binet e Simon: i test mentali. Nel 1905 pubblicarono una serie di articoli con cui presentarono una “scala metrica di intelligenza”. Erano stati incaricati dalla società per lo studio psicologico del fanciullo di compiere un’indagine sull’intelligenza degli alunni per individuare i ritardati mentali da destinare ad apposite iniziative di recupero. Modo con il quale la scala metrica fu costituita: studi e osservazioni in scuole elementari, ma anche negli ospedali e negli ospizi su deboli mentali. Introdussero il concetto di età mentale; volevano chiarire le differenze tra adulto e bambino: non solo quantitative ma anche qualitative.
La medicina fu percorsa da trasformazioni che le conferirono quel carattere sperimentale che doveva assicurarle credibilità di scienza. Claude Bernard: medico che iniziò ad occuparsi di educazione, assunse il ruolo di “educatore popolare” e di benefattore al servizio della salute collettiva. Due campi principali di cui si occuparono i medici:
- Igiene ed educazione fisica: esigenza della pulizia del corpo e dell’educazione dei buoni comportamenti sociali; corpo: esigenza di una società più sana, più produttiva, più forte. I medici tra i più noti in Italia, che seguirono l’impegno igienico e fisico suddetto furono Paolo Mantegazza, Angelo Mosso, Angelo Celli.
- Educazione degli anormali, soprattutto quelli psichici. Edouard Seguin segnò una strada nuova nel campo dell’educazione dei deboli mentali: spesso i medici del tempo si limitavano a dichiarare l’idiozia di un individuo senza curarsi della causa o elaborare un trattamento educativo. Egli mise a punto una grande quantità di esercizi e di apposito materiale mediante cui promuovere il suo recupero.
Tre figure mediche diverse in paesi diversi
Tre figure mediche diverse in paesi diversi ma nello stesso periodo storico confermano la tendenza di approfondire la conoscenza del diversamente abile:
- Maria Montessori: attratta dai casi clinici infantili, cominciò ad occuparsi degli aspetti educativi mediante una sperimentazione condotta in una classe di handicappati; “La Casa dei Bambini” 1907. Mise a punto un originale metodo di insegnamento per bambini normali basato sulle esperienze maturate con alunni handicappati.
- Decroly: aprì presso la sua abitazione un laboratorio di psicologia che gli permise di sperimentare alcune forme di recupero educativo. Applicò ai bambini normali molte delle esperienze che aveva messo a punto a contatto con i fanciulli deficienti.
- Claparède: orientato verso la psicologia pedagogica, spinto dal fatto di aver intrapreso l’attività di recupero di fanciulli anormali, fino alla costituzione dell’ Institut Jean Jacques Rousseau.
Il passaggio tra un secolo e l’altro fu segnato da una più moderna concezione dell’infanzia: cura dell’infanzia. Richter: esponente più emblematico di questo modo di guardare l’infanzia. Nel corso dell’Ottocento si realizzarono spazi, oggetti, iniziative sempre più a misura di bambino: sensibilità verso l’infanzia.
Infanzia dei figli della borghesia: cure familiari, rigida divisione del ruolo tra la madre e il padre; finalizzata alla socializzazione ed educazione basata sull’obbedienza alle regole. Infanzia dei ceti popolari: lavoro precoce, cattiva alimentazione, alta mortalità. Nuovo fenomeno: denuncia contro lo sfruttamento e il lavoro dell’infanzia, contro una precoce adultizzazione. Victor Hugo, Dickens. Pascoli, poetica del “fanciullino”: l’infanzia veniva prospettata dal poeta come l’unica condizione di originaria purezza. Fanciullo di Hall e Ellen Key (“il secolo dei fanciulli”): richiamava lo stato di natura dell’Emilio di Rousseau; natura buona che la società è incapace di comprendere: lasciare il bambino libero di manifestare i suoi bisogni e interessi.
Negli anni ‘60 cominciò una circolazione di opere con interesse per la cultura scientifica ed evoluzionistica. Ma il positivismo in Italia non manifestò aspetti di particolare originalità: crebbe in funzione delle esperienze francesi, tedesche e anglosassoni. Nella pedagogia italiana gli apporti più significativi furono quelli di Roberto Ardigò e Francesco Saverio De Dominicis:
- Ardigò: la morale aveva come base il criterio della socievolezza; da qui l’idea che l’educazione è “formazione di abitudini utili a sé e alla società”; acquisizione di “abitudini positive”. Due conseguenze: la necessità di impegno da parte dello Stato in campo educativo, per assicurare la diffusione di “abitudini positive” e l’esclusione di qualsiasi forma di religiosità.
- De Dominicis: affermava che la pedagogia e la didattica dovevano dipendere dall’adeguamento delle leggi scientifiche della biologia e della sociologia, insegnando ed educando in funzione dei requisiti oggettivi; accusato di essere uno dei maggiori responsabili del conformismo scolastico del tempo.
Un'altra linea di sviluppo del positivismo italiano: la scienza come procedimento conoscitivo basato sull’osservazione critica, sul rapporto tra correttezza del metodo e qualità dei risultati. Aristide Gabelli: il suo positivismo è volto a promuovere quella che egli definiva la “rigenerazione del popolo”; curò la redazione dei nuovi programmi per la scuola elementare: occorreva una scuola legata allo sviluppo sociale, concreta e pratica.
“Buon metodo”: basato sull’esperienza e osservazione, pratico e attivo; importanza attribuita al metodo, cioè alla capacità della scuola di “formare delle teste”: persone in grado di avere un proprio criterio di giudizio.
Cap 2: il movimento per l’educazione nuova
Prima parte del ‘900: educazione nuova e pedagogia dell’attivismo; concezione di un’infanzia attiva e portatrice di una propria originalità. Saggio di Ellen Key “Il secolo dei fanciulli”, insieme alle esperienze condotte dalla Montessori e da Dewey divennero la “bibbia” della nuova pedagogia. La pedagogia tradizionale aveva posto al centro dell’evento educativo il programma di studi, il maestro; educazione nuova si incentrava sul fanciullo; “rivoluzione copernicana” Dewey.
Concezione moderna dell’infanzia: concezione educativa puerocentrica (4 principali nuclei tematici):
- Rilevanza della psicologia del fanciullo: promuovere la crescita fisica, intellettuale, affettiva e sessuale.
- Richiamo agli interessi e i bisogni: necessità di predisporre piani di lavoro e di sviluppo personalizzati.
- Stretto rapporto tra scuola e vita: la scuola doveva adeguarsi e cambiare non dimostrandosi più come luogo “astratto” dove venivano insegnati concetti teorici slegati per lo più dal vivere quotidiano, ma diventare più strumento per formare ispirandosi alla vita comunitaria sociale.
- Considerare l’esercizio dell’intelligenza non solo sul piano teorico, ma in termini più ampi e quindi anche intelligenza indagatrice del mondo delle scienze e intelligenza pratica impegnata a “fare”; inserendo nelle scuole attività manuali ponendo alla pari cultura scientifica e cultura umanistica.
Il progetto dell'educazione nuova si costituì dapprima attraverso le esperienze degli educatori che diedero vita alle “scuole nuove”; punto di partenza: SCUOLA-CONVITTO, Reddie, nel Derbyshire (Inghilterra) chiamata New School. Applicare al collegio le regole della vita sociale; autogoverno democratico: doveva funzionare come uno Stato in miniatura, il direttore e i professori rappresentavano il governo, mentre gli allievi il popolo.
Scopo dell’educazione: “quello di favorire lo sviluppo armonico della personalità”. Tre principali novità:
- Lavori manuali.
- Integrazione del programma degli studi umanistici con le lingue straniere e la componente scientifica.
- Adozione di pratiche anti mnemotecniche; l’importante è saper ragionare.
Scuola dell’infanzia e primaria: nuove iniziative rinnovatrici. J Dewey: diede vita ad una scuola elementare sperimentale annessa all’Università di Chicago (University laboratory school), co-diretta da Dewey e Young; la scuola doveva diventare l’occasione per introdurre i fanciulli alla vita sociale, in primo piano vi erano le attività manuali e pratiche, gli allievi erano distribuiti in piccoli gruppi che avevano il loro proprio compito, in un rapporto di cooperazione. Montessori: 1907 inaugurò la prima Casa dei Bambini nel quartiere popolare di San Lorenzo a Roma. Decroly: a Bruxelles inaugurò la scuola in rue de l’Ermitage.
Nuovo gruppo sociale: giovani appartenenti all’alta borghesia che si riunivano in club o associazioni, che rivendicavano una “vita diversa”; auspicavano il ritorno alla natura, alla vita semplice. A Berlino sorsero i Wanderwogel (uccelli migratori) di Fischer, che fuggivano dalla città e raggiungevano le foreste. Esperienza dello scoutismo, promotore Robert Baden-Powell: si congiungevano il forte senso dell’onore e del dovere e la dimensione dell’avventura, della ricerca, dell’esplorazione; gli scout sono come veri esploratori, partono alla ricerca di orizzonti sconosciuti.
- Tre livelli di età: “lupetti” (8-11 anni), “scouts” (12-16 anni) e “rovers” (17 in su).
- Legge Scout: necessità di ordine sociale, aspirazione verso la giustizia e impegno alla coerenza personale.
- In Italia la prima associazione scoutistica è stata fondata nel 1910 da Mario Mazza.
Primo ventennio dell'educazione nuova: passaggio dalle “scuole nuove” alle “scuole attive” e alla pedagogia dell’attivismo; si svolse soprattutto negli ambienti progressisti americani, dove svolse un ruolo fondamentale Dewey e l’Institut Jean Jacques Rousseau, ma in cui operarono anche altre importanti figure.
John Dewey
Theoria e pratica sono strettamente collegate; l’elaborazione teorica ha senso soltanto se ha riscontro nei risultati pratici. Finalità funzionalistica: l’educazione coincide con i processi di socializzazione. La concezione del rapporto tra individuo e società è per il Dewey legata alla concezione di esperienza (due accezioni).
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