Estratto del documento

Femminismo islamico: Corano, diritti, riforme

Introduzione

L’emergere del femminismo islamico nel mondo islamico registra oltre un secolo di storia. Meglio parlare di diverse sfaccettature del femminismo (secolare, islamico e critica di genere da parte di attiviste islamiste), che comunque condividono la comune richiesta di pari diritti di genere.

Il femminismo islamico degli anni '80 e '90

Il femminismo islamico, emerso tra gli anni '80 e '90, si basa sulla rilettura del Corano in prospettiva femminile, affermando che l’impostazione patriarcale e misogina non sia contenuta nei principi del libro sacro, ma nelle interpretazioni date da una ristretta cerchia elitaria di maschi. Non è messa in discussione la sacralità del libro ma la temporalità delle sue interpretazioni che ne hanno messo in risalto l’inferiorità e la sottomissione femminile, tradendo il messaggio originale del profeta. Propone la riforma di leggi e istituzioni patriarcali in nome dello stesso Islam, considerando femminismo e religione inscindibili. Vengono messi in discussione usi e costumi che pongono le donne in condizione inferiore rispetto all’uomo. Senza diritti civili, economici, sociali e politici, le donne vengono oppresse dalle tradizioni patriarcali, dunque la soluzione è conferir loro tali diritti. La religione viene intesa come strumento del percorso di liberazione femminile, ponendo il femminismo islamico in una più ampia cornice di riforma del pensiero islamico, intrappolato in chiusure dogmatiche.

Strumenti del femminismo islamico

I principali strumenti utilizzati sono Itijihad (ricerca indipendente sulle fonti religiose che lasciano spazio a più letture/interpretazioni) e Tafsir (esegesi del Corano), insieme a discipline di analisi storica e sociale. Il fenomeno è allo stesso tempo locale (diversi femminismi in base alle specificità nazionali) e globale, diffuso attraverso internet, incontri, riviste, conferenze in tutti i paesi, sia a maggioranza musulmana che in quelli della diaspora. Non è un movimento omogeneo con un’identità coerente bensì un contenitore di diverse posizioni con uno scopo comune: rivendicare in chiave islamica i diritti delle donne.

Femminismo e postcolonial studies

Si rigetta l’atteggiamento salvifico di una parte del pensiero femminista e universalista occidentale, basato su una visione orientalistica e stereotipata della donna musulmana come debole creatura indifesa e oppressa da salvare. Questo atteggiamento perpetua l’approccio colonialista, imperialista e patriarcale con cui sono trattate le società non occidentali. Studi postcoloniali rigettano l’idea che l’uguaglianza di genere si raggiunga solo tramite emulazione di modelli occidentali. Le femministe islamiche la vedono allo stesso modo: non è l’Islam la principale causa di subordinazione femminile e sottosviluppo del mondo islamico, ma le tradizioni e i costumi sociali improntati al patriarcato. Le condizioni delle donne musulmane cambiano da contesto a contesto: in America si battono per vivere lo spazio pubblico delle moschee, in Marocco o in Malesia per non essere discriminate nel privato della famiglia.

Il movimento femminista nel mondo arabo tra 800 e 900

Questioni storiche e terminologiche

Alla fine dell'800 emerge un movimento femminista nel mondo arabo (sia musulmane che cristiane unite per l’emancipazione femminile) caratterizzato da nazionalismo e indipendentismo (sfumature di panarabismo). Nasce da spinte interne (diffusione istruzione femminile, volontà delle donne delle classi medio-alte di godere degli stessi diritti degli uomini, necessità di sviluppo e modernizzazione) e spinte esterne (colonizzazione europea, critica degli occidentali verso la condizione della donna araba). Il termine femminismo nel mondo arabo ha generato un dibattito tale da portare alcune donne ad allontanarsi da tale definizione (troppo connessa con la storia del colonialismo) preferendo parlare di movimento delle donne o critica di genere. La parola compare per la prima volta in Egitto nel 1909 quando l’attivista Malak Hifni Nasif pubblica gli “scritti femministi” (al-Nisa’iyyat).

Cenni di storia del femminismo

Alla fine dell'800 e all'inizio del 900, in seno alla Nahdah (movimento di intellettuali pro rinascita culturale del mondo arabo), nascono le prime rivendicazioni di emancipazione femminile, da parte di cristiane e musulmane di classe medio-alta, unite nel rivendicare l’uguaglianza a loro negata da sistemi religiosi e socio-culturali basati sulla segregazione sessuale. Sia nell'Impero Ottomano che in Egitto, le donne delle classi alte sono destinate alla reclusione quasi totale (segno di status/prestigio sociale in quanto non hanno bisogno di uscire per lavorare); donne delle classi subalterne escono ma coperte completamente dal velo; donne delle campagne non usano il velo in quanto ostacola il loro lavoro. Comune denominatore delle donne di tutti i ceti sociali era l’ignoranza, almeno fino alla metà dell'800 quando le donne ricche iniziano a studiare in casa con precettori privati europei e le donne delle classi medie in scuole pubbliche femminili.

Dal 1870 al 1900, c'è un dibattito sulla necessità dell’emancipazione femminile (istruzione e partecipazione alla sfera pubblica) vista come indispensabile allo sviluppo e alla modernizzazione del mondo arabo. In questo periodo, sono soprattutto gli uomini riformisti a portare avanti la causa dell’emancipazione femminile come baluardo del progresso della nazione. Qasim Amin (definito iniziatore del femminismo arabo) scrive "La liberazione della donna" (1899), primo grande testo femminista del mondo arabo, sostenendo che le cause dell’arretratezza dell’Egitto siano da ricercare nella condizione della donna e della famiglia. Le donne devono essere educate per essere mogli e madri migliori; sono necessarie riforme sul divorzio e poligamia; e l'abolizione del velo, considerato un ostacolo all’ingresso nella sfera pubblica. Criticato perché velarsi o meno dovrebbe essere scelta esclusiva delle donne. Riceve anche critiche di occidentalismo da parte delle forze tradizionaliste e conservatrici, a cui risponde con "La donna nuova" (1900): l'emancipazione della donna araba è possibile all’interno della religione islamica, senza dover attingere dai valori europei. La femminista egiziana Leila Ahmed lo ha criticato per aver sostituito il predominio maschile islamico con quello occidentale, strumentalizzando la questione femminile per screditare la cultura islamica in favore di quella occidentale.

La nascita delle associazioni femminili

Negli anni '20, nascono associazioni femminili organizzate con manifestazioni, incontri, giornali, riviste. La prima rivista è Al Fata (Alessandria, 1892). I discorsi femministi sono sempre caratterizzati da indipendentismo nazionalista e anti-colonialismo. Nel 1923, Hoda Sha’rawi fonda l’Unione Femminista Egiziana (UFE), prima organizzazione egiziana esplicitamente femminista il cui scopo è diritto all’istruzione e al lavoro femminile, riforma del codice dello statuto personale (innalzamento età matrimoniale a 16 anni) e diritto di voto. Si inizia ad usare la terminologia femminista anche per autodefinirsi. Gesto simbolico di Sha’rawi e Sizah Nabarawi: nel 1923 si tolgono pubblicamente il velo, che rappresenta per loro il più grande ostacolo alla partecipazione pubblica, dopo il congresso a Roma dell’International Women Suffrage Alliance.

UFE cerca di conciliare nazionalismo secolare con modernismo islamico: è necessario ristabilire diritti e privilegi di cui godevano le donne musulmane (epoca faraonica, primi tempi dell’Islam) prima che venissero erosi dalle tradizioni patriarcali locali e dal colonialismo. Atteggiamento panarabista: nel 1944 organizzano una conferenza che porta alla nascita dell’Unione Femminista Araba, che tuttavia fallisce in quanto al momento dell’istituzione della Lega Araba (1945) non ci sono delegate donne (rappresentata, secondo Sha’rawi, solo la metà del popolo arabo).

Nascita di partiti e movimenti femministi

Negli anni '40, nasce il Partito Nazionale Femminista, primo partito di donne e svariate riviste e movimenti politici femminili. Negli anni '50 e '60, il femminismo è ridotto al silenzio. La questione femminile diventa tassello del più ampio dibattito sulla realizzazione del socialismo arabo e i discorsi su libertà ed emancipazione vengono recuperati in una sorta di femminismo di stato come ai tempi di Ataturk. Negli anni '70 e '80, emerge un movimento femminista di ispirazione marxista. La figura più importante è Nawal al-Sa’dawi, espressione del filone femminista laico e secolare che considera liberazione della donna e lotta al capitalismo inscindibili. Ne "La donna e il sesso" (1972) condanna pratiche come mutilazione genitale, che le costa la perdita del lavoro al ministero della Sanità egiziano. Trascorre anche mesi in carcere e una volta uscita fonda l’Associazione di solidarietà della donna araba (1985). In Occidente diventa famosa con il romanzo "Firdaus. Storia di una donna egiziana", storia di una prostituta condannata a morte per aver ucciso il suo protettore. Accusata di apostasia e di ingiurie all’Islam.

Il femminismo di matrice islamica

Alla fine degli anni '80 e inizio anni '90, il femminismo di matrice islamica mette al centro la religione e la cultura islamica nel discorso femminista.

Le rivendicazioni delle islamiste

Una delle prime intellettuali attiviste del femminismo islamico è Zaynab al-Ghazali, che inizialmente si unisce all’UFE ma presto se ne distacca per formare l’Associazione delle Donne Musulmane (1936) → reale miglioramento della condizione femminile può avvenire solo all’interno di uno Stato islamico, allontanandosi dal modello occidentale. Vicina ai Fratelli Musulmani (1928), al-Ghazali trascorre sei anni in carcere con l’accusa di cospirazione contro il presidente Nasser. Una volta uscita, continua il suo proselitismo religioso e politico fondando la rivista Al-Da’wa (l’appello) → il principale ruolo della donna è partecipare alla rinascita musulmana in qualità di brava moglie e madre ma al di fuori della sfera domestica. Nonostante al-Ghazali, poche donne hanno pubblicamente rivendicato un miglioramento della condizione femminile in prospettiva islamista nel Novecento: solo all’inizio degli anni Novanta, di pari passo con l’affermazione del femminismo islamico.

L’affermarsi del femminismo islamico

La genesi del movimento

Negli anni '90, si basa su rilettura dei testi sacri da prospettive nuove.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 11
Riassunto esame storia delle donne e dell'identità di genere, prof. Casalena, libro consigliato Femminismo islamico, Pepicelli Pag. 1 Riassunto esame storia delle donne e dell'identità di genere, prof. Casalena, libro consigliato Femminismo islamico, Pepicelli Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia delle donne e dell'identità di genere, prof. Casalena, libro consigliato Femminismo islamico, Pepicelli Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia delle donne e dell'identità di genere, prof. Casalena, libro consigliato Femminismo islamico, Pepicelli Pag. 11
1 su 11
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elib. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle donne e dell'identità di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Casalena Maria Pia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community