Storia dell'Asia
Francesco Petrini (2019/2020)
Lezione 1 (Introduzione)
Incipit sulla Cina e la sua posizione
La Cina negli ultimi decenni ha scalzato molti paesi industriali nel progresso economico divenendo il primo paese a livello globale per esportazioni. Demograficamente è lo stato più popoloso al mondo fin quando l'India non la supererà nell'immediato futuro ed in pochi anni è diventata il più importante detentore di debiti del tesoro statunitense grazie al suo poderoso surplus nazionale. La sua potenza globale si sta ramificando nel mondo grazie al progetto Belt and Road, un’enorme impresa di sviluppo infrastrutturale per interconnettere paesi asiatici, africani ed europei alla Cina. (Non con poche criticità) Una sorta di piano Marshall per l’Asia da una fonte cinese.
Questi dati non sono i soli che ci portano a studiare più approfonditamente questo fenomeno, per carpirne le potenzialità dobbiamo tornare indietro nel tempo.
Le origini del mito "Wealth of Nations"
Anche Adam Smith, nel suo riconosceva, già nel 1776, la posizione predominante della Cina su tutte le potenze europee, rapportando il prezzo del riso cinese e la quantità di grano prodotta nel vecchio continente (La prima con un prezzo nettamente inferiore rispetto alla seconda). Smith conseguentemente riteneva che la qualità di vita dei 300 milioni di cinesi fosse maggiore.
In questa supremazia economica tuttavia ci fu un momento di arresto, che si antepose al momento di assoluto apice nel 1600 quando la Cina deteneva 1/4 della produzione a livello globale (Dovuta principalmente alla demografia). All’inizio del 1800 il livello produttivo iniziò a deteriorare fino al baratro del 20simo secolo, con la dittatura di Mao. A partire dagli anni 80 con Deng Xiaoping e l’apertura ai mercati capitalisti ci sarà una nuova crescita esponenziale che perdurerà fino ai giorni nostri, a scapito di un lieve caduta delle produzioni europee e americane.
Ciò che aggravò questa crisi del 1800 fu la perdita del primato manifatturiero dello stato di mezzo, a scapito dell’Europa che iniziava il primo processo di industrializzazione. Questa crisi manifatturiera portò al famoso secolo dell’Umiliazione che perdurò fino alla metà del 19simo secolo, con ripercussioni e ricadute anche nei rapporti di forza odierni. Studieremo Cina e Giappone parallelamente... due soggetti per certi versi antitetici che hanno sviluppato relazioni contrapposte con le potenze occidentali; la prima un sistema di subordinazione mentre la seconda di parità. Nel 1894, a seguito della guerra Cino-Giapponese, il Giappone prevalse contro l’impero cinese stabilendo definitivamente la supremazia di un soggetto sopra l’altro.
Lezione 2/3 (La prima guerra dell’Oppio) (1839-1842)
La prima guerra dell’Oppio può essere considerata il primo vero scontro diretto fra l’imperialismo occidentale e l’impero cinese. Questa guerra nacque come una disputa commerciale, durante un periodo dove le relazioni mercantili fra l’occidente (Soprattutto Gran Bretagna) e Impero Celeste erano ai massimi livelli. La Cina, da stato autosufficiente non ha mai desiderato produzione occidentale, preferendo pagamenti in valuta metallica (Solitamente argento) mentre, dall’altra sponda, la Gran Bretagna era molto avida di mercanzia asiatica, soprattutto il Thè, seguito da Seta e porcellana. Chiaramente questo commercio non poteva durare all’infinito e la Gran Bretagna dovette cadere in un profondo deficit per permettersi il costante influsso di materia prima, portando ad un graduale ma costante svuotamento delle riserve metalliche britanniche. Questo forte disequilibrio commerciale, inizialmente da parte britannica e successivamente da parte cinese, si estese fino ai momenti subito antecedenti la prima guerra dell’Oppio.
La sempre maggiore richiesta di thè, anche dalle classi meno abbienti inglesi portò ad una crescente domanda del prodotto, a cui doveva corrispondere una sufficiente offerta... tale offerta poteva essere sopperita solo a seguito di ingenti commerci in deficit, come accennato precedentemente. Ovviamente la pianta del Thè non è autoctona della Gran Bretagna, con la Cina che di fatto ne deteneva il monopolio (successivamente primato stroncato da India e Ceylon).
Il Governo britannico aveva concesso ad una compagnia quotata per azioni, la East India Company, il solo Monopolio di commerciare in Asia, questo ente para-statale diventò l’entità che di fatto controllò il subcontinente indiano e commerciò senza competitors il the cinese. Il debito che la compagnia contraeva, soprattutto per pagare le spese di occupazione dell’India (Raj Britannico) era ingente ma veniva pienamente compensato dal lucrativo mercato del Thè e, successivamente, dall’oppio. Alle importazioni di the bisogna ricordare che corrispondeva un dazio doganale della corona inglese quotato al 100% (Tea Duty) che, date le ingenti quantità di prodotto, finanziava quasi totalmente la marina inglese. Commercio lucroso non negoziabile.
Il deficit commerciale cui affondava la Gran Bretagna inondò il mercato cinese di argento, prosciugando le riserve inglesi che, insieme alla macchinosa burocrazia per commerciare con la Cina (Era possibile stoccare le merci solo nella città costiera di Canton), rappresentarono ingenti ostacoli. Un altro fattore non trascurabile fu la presenza della compagnia cinese privata Co-Hong che, in modo speculare alla East India Company, deteneva il monopolio del commercio fra l’impero celeste e la Gran Bretagna. Tutto questa macchina commerciale. La limitazione del commercio a Canton e veniva effettuata in un’ottica di subordinazione. La scarsa possibilità di attori con cui trattare allontanava il miraggio di poter accedere al lucroso mercato del 300 milioni di cinesi. Ci furono dei tentativi di aprire la Cina a questo commercio speculativo, nel 1793 con l’ambasciatore Macartney e nel 1816 con Amhest che, tuttavia, non conseguirono nessun risultato.
Per fermare l’emorragia di argento dalle casse statali, il governo britannico escogitò uno stratagemma per ridurre il commercio in deficit, utilizzando una pianta allucinogena, l’oppio. La dedizione del governo britannico portò in pochi anni questa pianta a divenire la merce più commerciata, surclassando anche il Thè (L’Oppio veniva prodotto in India e, tramite la EIC venduto alla Cina). La droga venne messa fuori legge già alla fine del 700 dal governo cinese ma il suo commercio continuò fino a fine 800 attraverso il commercio illegale che, ovviamente, era indirettamente controllato dalla EIC.
Lo squilibrio commerciale della Gran Bretagna pian piano si sanificò, sprofondando la Cina nella stessa situazione in cui si trovava la Gran Bretagna. L’oppio riequilibrò il rapporto commerciale fra Inghilterra e Cina e, finalmente gli occidentali avevano trovato un prodotto appetitoso da fornire. A seguito dell’ingente aumento di esportazioni nei confronti dell’Impero Celeste, corrispose un incremento del commercio in deficit della Cina, incentivato anche dalla denazionalizzazione della East India Company e all’entrata in gioco di altri attori privati. In questo frangente, i rapporti di subordinazione erano in mano dell’occidente ma i sostenitori britannici del libero commercio non erano soddisfatti, con il sogno di attingere all’enorme mercato cinese ancora lontano e la città di Canton distante dai luoghi di produzione del The. Si reitera il tentativo di aprire il commercio inglese nel 1833, dopo l’abolizione definitiva del monopolio della East India company.
Venne nominato dal ministro degli esteri Pammerstone, un rappresentante governativo per i rapporti con la Cina, William John Napier che provò a creare contatti con il governatore stesso di Canton, infrangendo l’obbligo imperiale di intrattenere rapporti solo con la Co-Hong. La richiesta di Napier venne respinta e fu intimato ad approcciarsi solo alla Co-Hong. Cina la tradizione prevedeva rapporti di vassallaggio con gli altri stati, con Pechino al centro del mondo.
Nel 1834 Lord Napier dovette rinunciare alle sue richieste, tuttavia il commercio illegale di oppio stava crescendo e la piaga sociale della tossicodipendenza non poteva essere nascosta ancora a lungo (Quasi 15 milioni di intossicati a fine 800). Il proliferare della criminalità organizzata e della corruzione tra pubblici ufficiali furono un sottoprodotto di questo mercato nero. Il danno commerciale per la Cina fu enorme, in parte collegato a dei picchi inflazionistici sulla valuta bimetallica dell’impero di mezzo; la Cina da secoli utilizzava le monete di rame per il commercio interno e le monete d’argento per il commercio internazionale e la loro domanda/offerta era regolata da un tasso di cambio specifico. Alla diminuzione delle riserve di argento a seguito del costante commercio in deficit i contadini si vedevano pagare sempre più tasse a causa dell’inflazione. (Sebbene il commercio interno fosse legato alle monete di rame, i tributi dovevano essere versati sotto forma di argento).
Le autorità imperiali cominciarono a valutare possibili piani risolutivi:
- Chi è a favore di una legalizzazione della droga, con conseguente incremento del gettito fiscale;
- Chi invece sosteneva la necessità di una linea dura contro il contrabbando.
L’imperatore scelse la seconda, nominando nel 1839, Zeshu (amministratore dell’Hubei Hunan) per limitare la propagazione del mercato nero. Inizialmente l’amministratore arrestò i trafficanti di oppio cinesi, minacciando in seconda battuta i commercianti inglesi perché consegnassero i carichi di oppio stipati a Canton, nelle aree di extraterritorialità (esenti dalle leggi cinesi). I commercianti inglesi a seguito della pressante iniziativa dell’imperatore, si vedono costretti a cedere e consegnare un enorme carico di 20.000 casse di oppio che verranno prontamente incenerite. La questione non si concluse con l’incenerimento e il sovrintendente inglese si rifiuterà di firmare l’impegno di non commerciare più l’oppio, pena la morte.
I britannici come gruppo si rifiutano di accettare tali condizioni, ripudiando la possibilità che i loro sudditi possano essere sottoposti a giurisdizione locale. Parallelamente i commercianti britannici pressano il governo perché prendesse una posizione in merito e decisivo sarà Jardin, un soggetto che possedeva la più grande azienda commerciale di Canton (che tuttora esiste). Questi incontrerà Lord Pammerton per definire il piano di azione.
In Gran Bretagna, alcuni dei Thories in parlamento si rifiutano di impegnare la Corona nella difesa di un contrabbando infame ma tali resistenze vennero superate con la definitiva approvazione di una dichiarazione di guerra nei confronti della Cina. Nel 1840 iniziano le campagne militari contro l’Impero Celeste dove verranno adoperate le prime navi corazzate a vapore. La flotta cinese venne decimata e alla minaccia della flotta inglese di risalire lo Yangtze, le autorità cinesi accettano una resa.
Trattato di Nanchino (29/08/1842)
- Apertura di ulteriori porti per il commercio (Canton, Shanghai, Foochow, Ningpo, Amoy);
- Cessione in affitto perpetuo di Hong Kong;
- Abolizione del Co-Hong e relativo monopolio;
- Pagamento da parte della Cina di una indennità;
- Obbligo di riconoscere le autorità inglesi come pari e non in un’ottica di subordinazione;
- Fissazione tariffa doganale tra il 4% e 10%, con modifica dei parametri possibile solo con il consenso inglese.
Lezione 4 (Tra le due guerre dell’Oppio)
Il Trattato di Nanchino sarà uno dei tanti trattati ineguali che precederà il secolo dell’Umiliazione, influenzando le relazioni fra occidente e Asia nei secoli avvenire. Questi venne ampliato dal successivo Trattato di Bogue (8/10/1843) che aggiunse altre clausole al precedete:
- Clausola di nazione più favorita (MFN) alla Gran Bretagna concessione a cascata per tutti gli altri stati interessati di commerciare con la Cina;
- Extraterritorialità per cittadini britannici nei porti aperti a seguito di reati penali enclave giuridica nei porti aperti;
- Libertà di movimento per le navi britanniche da Guerra.
Vennero stipulati trattati analoghi anche con gli Stati Uniti (1844) [Dove però l’extraterritorialità si estendeva anche ai reati civili e non solo penali] e con la Francia nello stesso anno. I Rapporti commerciali ed economici con la Cina si stavano sempre più aprendo, facendo crescere l’appetito occidentale per i suoi vassalli tributari come la Birmania, Laos, Vietnam. Dalla metà degli anni 40 lo stato di mezzo si aprirà certamente al commercio ma non dimentichiamo che la maggioranza dei prodotti commerciati (Oppio) seguiva dei percorsi illegali. I problemi fondamentali della Cina e l’Occidente non si risolsero del tutto a seguito della guerra, non riuscendo a raggiungere molti obbiettivi: I cinesi si aspettavano una sorta di appeasement con l’Europa per rinegoziare i trattati ineguali, dal lato occidentale i cinesi stavano facendo di tutto per aggirare le clausole stringenti di Nanchino, con interpretazioni dei trattati molto restrittive.
I Qing dominavano la dinastia celeste di quegli anni; una casata di origine manciuriana, all’epoca una entità distinta rispetto alla Cina. Bisogna ricordare che i governanti Manciù erano più accondiscendenti con gli occidentali rispetto ai Cinesi Han. Nel 1854 lo squilibrio commerciale in Gran Bretagna era ancora altissimo, ben differente dagli equilibri che si trovarono poco dopo la prima guerra dell’oppio, con la Cina che si trovava sommersa da un enorme surplus commerciale. Esisteva un interesse britannico all’export per compensare l’importazione di Thè; sempre più richiesto ma sempre più costoso a fronte degli ingenti costi di manutenzione della navy con i dazi doganali. Il trattato di Bogue aveva anche il compito di regolarizzare la tratta schiavista di operai cinesi a basso costo nelle piantagioni di thè o gomma, cosa che stava molto a cuore ai regnanti cinesi.
La UK dal suo lato premeva per la creazione di una ambasciata permanente a Pechino con conseguente normalizzazione dei rapporti con la Cina. Forti critiche a questa proposta vennero avanzate dalla casata Qing che si opponeva fermamente ad ulteriori aperture del paese. (Legittimare il commercio dell’oppio avrebbe posto enormi problemi sociali, aprire al commercio internazionale avrebbe distrutto le neonate industrie cinesi, il rapporto di piena parità era ancora lontano).
Lezione 5 (Seconda guerra dell’Oppio)
1856 Detta anche guerra dell’Arrow, una nave che batteva bandiera inglese che divenne il pretesto con cui il governo di Lord Pammerstone dichiarò nuovamente guerra alla Cina, a 16 anni di distanza dalla prima guerra. Fu il risultato una costante crescita di tensioni fra le due potenze, soprattutto da parte britannica che, non ottenendo i risultati sperati a seguito della guerra, riaprì le ostilità. Dopo la prima guerra, i rapporti commerciali tra Canton e gli altri porti aperti furono abbastanza amichevoli fino ad arrivare ad un graduale raffreddamento, soprattutto a seguito del cambio di guardia degli amministratori cinesi di stampo più nazionalista. Si irrigidiscono quindi i rapporti fra i due e la Gran Bretagna, prefissandosi l’obbiettivo di eliminare le difese al mercato interno che la Cina ostentava a mantenere. Le tensioni si evolsero nel 1856, con il sequestro da parte delle autorità cinesi di una nave battente bandiera britannica con l’accusa di contrabbando (L’equipaggio era solo cinese comunque).
In un primo momento una parte consistente del parlamento britannico si vide sfavorevole ad una nuova guerra contro la Cina ma, a seguito delle nuove elezioni, lord Pammerstone ottenne una solida maggioranza riuscendo ad applicare la sua politica aggressiva. La Francia, non volendo rimanere in disparte, sfrutta la morte di un suo connazionale religioso per dichiarare guerra alla Cina a fianco della Gran Bretagna. Le operazioni militari proseguirono molto lentamente, soprattutto a causa delle numerose proteste nel Raj Britannico, e l’ammutinamento di truppe indiane contro quelle inglesi. La guerra quindi scoppiò solo nel 1856, per permettere agli occidentali di concludere la campagna in Europa della Guerra di Crimea. Una volta sistemate quelle tensioni ci si focalizzò nella guerra in asia che porterà all’occupazione di Canton e alla detenzione del suo governatore. Pechino venne bombardata e le autorità cinesi, per placare i combattimenti, chiedono la resa, sottoscrivendo il trattato di Tianjin (1858), il secondo dei trattati ineguali.
Trattato di Tianjin (1859) + Convenzione di Pechino (1860)
- Legalizzazione del commercio dell’oppio;
- Altri 10 porti (Tra cui Tientsin, dopo la guerra del 1859-60) e l’intera valle dello Yangtse vengono aperti al commercio;
- Revisione tariffe doganali e legislazione commerciale;
- Le potenze occidentali potranno accreditare una missione diplomatica a Pechino;
- I cittadini occidentali potranno transitare nel territorio cinese muniti di passaporto rilasciato dalle autorità consolari e controfirmati da quelle cinesi;
- Protezione dei missionari europei;
- La Cina dovrà pagare alla Francia e alla Gran Bretagna una indennità di 8 Milioni di taels ciascuna;
- Con la convenzione di Pechino la Gran Bretagna ottenne la co.
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