Capitolo 1
Definizione di opera d’arte
Nel corso dei secoli le opere d’arte sono state designate in modi diversi. Nell’antichità classica l’opera d’arte è considerata TÈCHNE, ovvero il prodotto dell’abilità, dell’esperienza manuale, ma anche imitazione della realtà e delle immagini formate dalla fantasia dell’uomo. In età ellenistica l’arte assume il valore di entità ispirata dalla divinità, quindi sacra. Nella cultura tardo antica, essa è ritenuta il riflesso della bellezza della divinità, rielaborata dall’interiorità dell’artista. Questa concezione di ars come proiezione nella materia dell’immagine interiore e spirituale perviene dalla cultura medievale.
Il rinascimento torna all’idea di opera d’arte come imitazione della realtà e applicazione dell’idea di bellezza insita nell’animo dell’artista, ne consegue una distinzione tra IMITARE e RITRARRE (L’artista che ritrae rappresenta le immagini delle cose secondo la propria maniera e un criterio di bellezza universale). Durante il rinascimento le opere d’arte si identificano con LE ARTI DEL DISEGNO. Il disegno è ritenuto principio teorico e pratico che governa l’imitazione della realtà naturale e spirituale.
Fra le arti del disegno sono comprese LE ARTI MAGGIORI (PITTURA, SCULTURA, ARCHITETTURA) e LE ARTI MINORI (ARTI APPLICATE). Con l’età barocca, la definizione di arti del disegno viene sostituita con belle arti, tale definizione sorse in un ambiente accademico con ideali classici, associa l’idea di arte a quella di bellezza. La bellezza nell’età classica distingueva l’opera d’arte dagli oggetti di uso comune o trovati in natura. Nel corso del ‘700 si riscontra il termine di arti figurative (sinonimo di arti plastiche), in cui l’intento è quello di superare dei concetti anteriori come: idea-forma mentale dell’artista che sta a monte dell’opera, disegno fondamento dell’opera ed il bello assoluto a cui si deve conformare l’opera.
I termini del ‘700 dureranno sino all’800 e sostituiti dal termine monumento, che indicava ogni genere di arte (da un grande edificio ad una medaglia), mentre successivamente un’opera architettonica situata in un contesto urbano.
Nell’850 circa la storiografia artistica le definizioni di arti maggiori e arti minori; tale separazione fu favorita dalla rivoluzione industriale ed indicava la distinzione tra forme d’arte sostenute da un processo speculativo come: pittura scultura ed architettura, e forme d’arte dove era prevalente l’intervento manuale o artigianale. Il collegamento tra arte ed industria in rapporto all’arredamento ed all’architetture, indusse ad usare come sinonimo di arti minori le arti applicate e decorative. In Europa tale distinzione venne superata ed in ambito storico e critico gli studiosi considerano le arti minori ai livelli di quelle maggiori.
La definizione di OPERA D’ARTE entra in uso a fine ‘800 sino ad oggi ed indica un oggetto con delle specifiche caratteristiche come: significato di linguaggio, valore estetico, carattere individuale, spirituale e materiale. Dal 1950 sono state introdotte altre due denominazioni ovvero: ARTI DELLA VISIONE che sottolinea l’importanza della vista durante la fruizione e BENI CULTURALI che invece indica gli oggetti che recano il segno della natura umana.
Il concetto di bene culturale focalizza l’attenzione sul sistema antropologico come: il rapporto tra le varie forme di produzione, i sistemi di lavorazione; altri autori hanno approfondito il concetto di collettività di un bene culturale come patrimoniale, cioè di appartenenza ad un gruppo sociale che lo custodisce e valorizza. Un’altra definizione per indicare un’opera d’arte è immagine, ed entra in uso nel ‘500 ad indicare ritratti di personaggi illustri. Warburg recupera la definizione di immagine dal rinascimento, ripresa a loro volta dall’antichità, dove il concetto di immagine non intende la struttura o lo stile, ma piuttosto il significato che possiede e trasmette al fruitore.
Opera d’arte, originale, replica o variante, copia, riproduzione
Un’opera d’arte è originale quando è un’opera autografata nella quale si manifestano in maniera indubitabile i tratti del maestro. Una replica (o variante) di un’opera originale è la ripetizione di una stessa opera da parte dell’autore che l’ha inventata. Essa si distingue dall’originale per formato, tecnica e particolari iconografici. Molte sono le varianti che si producono in ambito degli artisti caravaggeschi; esse sono dovute a due motivi: al desiderio da parte di un collezionista di possedere un’opera uguale all’originale ma anche alla necessità di un’artista di rifare un originale perché ha riscontrato un difetto nel materiale che sta lavorando (comunemente capitava con la scultura).
La copia si distingue dalla replica autografa perché consiste nella riproduzione di un originale realizzato da un autore diverso da quello che ha eseguito il prototipo. Essa può essere molto fedele all’originale e furono introdotte nell’antichità classica (si pensi al fenomeno della diffusione delle copie di sculture greche in età romana). Le copie nacquero per diffondere e moltiplicare invenzioni e gusto di uno stesso autore, per conoscerlo ed imitarlo; infine come contraffazioni per frodare gli acquirenti (anche se si parla più di un falso che di una copia in questo caso).
I falsi sono imitazioni degli originali con finalità dolosa a danno dell’acquirente; esso nasce nell’antichità e viene rilanciato durante il rinascimento, e perdura anche nel seicento e settecento dove uno degli artisti maggiormente falsificati era Guercino. Il falsario di disegni più noto è un anonimo che ha falsificato i disegni di Rembrandt oggi conservati a Monaco. I falsari spesso si tradivano perché univano elementi tratti da originali diversi e riproducevano in modo errato delle scritte antiche.
Il problema della riproduzione di un originale divenne di grande attualità tra nel ‘600 e ‘700 con il dibattito sulla stampa e sulla traduzione. La traduzione a stampa comporta un procedimento tecnico (incisione) diverso da quello adoperato dall’originale (pittorico o scultoreo). Questo implica una modifica del formato, dell’effetto visivo-percettivo, un cambiamento dei valori trasmessi rispetto all’originale. Il processo della riproduzione della riproduzione dell’originale si modifica con l’invenzione della fotografia nel ‘800.
La riproduzione fotografica dell’opera d’arte annulla la sua unicità, ma la rende al contempo più immediata e facile la ricezione, la diffusione ed il consumo. Dal ‘900, quando gli oggetti sono artistici vengono prodotti industrialmente, la critica d’arte ha associato il concetto di riproduzione a quello di serialità. La serialità è la riproduzione in serie di un oggetto partendo da un prototipo; tale processo avviene attraverso l’esclusivo intervento della macchina. Anche negli oggetti prodotti a macchina oltre alla loro funzione non va escluso il carattere estetico, ovvero la loro qualità. Tale carattere va analizzato in relazione al momento progettuale, all’esecuzione del prototipo ed infine nel momento della produzione.
Lo specifico dell’opera d’arte
I caratteri che distinguono l’opera d’arte dalle altre forme artistiche sono: l’aspetto materiale, l’elaborazione tecnica dei materiali, l’iconografia e lo stile. L’artista può seguire due strade: utilizzare materiali e tecniche già adoperati in passato (tradizione artistica) o sperimentarne ed inventarne delle nuove (innovazione).
La tradizione artistica è la trasmissione delle conoscenze delle modalità di lavorazione antiche che scaturiscono da un insegnamento ed un’applicazione sistematica. La trasmissione di tali pratiche avviene oralmente e con le immagini all’interno delle botteghe verificati ed applicati tramite i modelli artistici.
Il modello consiste nell’esempio da imitare e quindi riprodurre utilizzando la stessa tecnica, iconografia e stile del maestro. Il modello cosi inteso, si distingue da quello che indica lo studio preliminare di un’opera di formato maggiore, che serve all’artista per le varie fasi di lavorazione di un manufatto architettonico, pittorico o scultoreo, ma può essere presentato anche in anteprima al committente.
(Nel rinascimento Donatello e Masaccio trovano punti di riferimento nei modelli della scultura classica, mentre nel ‘500 Michelangelo riprende il lessico dell’architettura antica come: frontoni cornici trabeazioni). I modelli classici furono un riferimento costante per la pittura, la scultura e l’architettura dal barocco al Neoclassicismo. La trasmissione delle conoscenze artistiche si affida anche alla codificazione scritta, ovvero trattati e descrizioni. Quando invece le modifiche son tali da sostituire i principi applicativi della tradizione con proposte originali e mai sperimentate sono da considerarsi innovative.
Capitolo 2
I materiali
Quando si studiano le opere d’arte il primo dato di percezione è costituito dai materiali. Il materiale è il livello primario dell’opera, poiché è il presupposto della tecnica ed il veicolo attraverso cui prende forma la struttura dell’opera. Capire i materiali usati dagli artisti in un manufatto, fornisce i dati base per capirne il periodo storico-culturale, cronologico e può dare anche informazione sulla sua provenienza territoriale. Ovviamente ogni legno aveva delle specifiche caratteristiche di cui l’artista teneva conto, ad esempio in Francia si lavorava il legno di noce o quercia (legno denso), mentre in Italia il pino (che è morbido) ed il pioppo.
L’uso della tela venne introdotto a partire dal ‘400 con la pittura a tempera e ad olio e l’ordito e la trama variava a seconda dei centri di produzione. Ad esempio nel ‘500 e ‘600 a Roma e Venezia veniva utilizzata la tela tovaglietta di cotone e lino con disegni a scacchi, successivamente usata anche in Francia ed Inghilterra. A fine ‘700 viene introdotta la Juta in Europa che andrà a sostituire la tela.
Materiali tradizionali e materiali innovativi
Materiali tradizionali sono ad esempio nella scultura i marmi bianchi. Materiali innovativi sono invece nel medioevo il giallo d’argento nelle vetrate che permetteva di avere su uno stesso pezzo di vetro due colori, nel ‘800 anche se noto già dal ‘500 la grafite che è un materiale morbido e produce dei tratti nitidi, compatti anche se facilmente cancellabili per il disegno o ancora dal 1450 si assiste ad un perfezionamento della struttura della carta che diventa più sottile, muta anche la modalità di coloratura del supporto cartaceo; nel ‘300 e 400 il sistema di colorazione della carta era quello in superficie, ed i colori abituali erano rosati, violetti, verdi, azzurri e grigio.
Dalla fine del 400 venne adottata, a Venezia, la coloritura a impasto dove la colorazione avveniva con l'introduzione dei pigmenti colorati durante la fabbricazione del foglio; inizialmente la colorazione prevalente era il blu ottenuta da stracci colorati. A partire invece dal 1500 vengono usate altre tinte come il grigio, il carnicino, il Fulvio chiaro. Nel ‘700 la colorazione delle carte avviene mediante i colori sintetici che sostituiscono i coloranti naturali minerali e organici; mentre nel 1750 compare la carta velina che è liscia, uniforme e priva di vergature. Nel ‘900 gli artisti usano diversi materiali innovativi come plastica, sacchi, catrami, o ancora i rifiuti utilizzati dalla Pop Art.
Uso dei materiali composti
Dal Rinascimento, si riscontrano nelle opere usi di materiali diversi, per ottenere effetti espressivi particolari. Nel Quattrocento in Toscana si introduce nella scultura la cartapesta la quale viene completata e rifinita con materiali pittorici. Nel 600, uso di materiali compositi individua, (ad esempio negli affreschi di Andrea Pozzo a Mondovì, dove in una piazza per accentuare gli effetti scenografici e illusivi dell'architettura dipinta, utilizza con l'affresco la cartapesta dipinta). Gli artisti barocchi, e principalmente Giovanbattista Tipoldo, mescolano nell'intonaco e riceve la pittura ad affresco materiali inconsueti come cocci di vetro.
Capitolo 3
Le tecniche
La tecnica è l'insieme delle norme, dei modi elaborati dagli artisti per lavorare i materiali, sperimentati nelle bottiglie e nelle officine artistiche, ma può anche essere definita l'operazione mediante cui l'artista organizza il materiale e gli dà vita. Essa, si svolge in modo tradizionale o innovativo.
Tecniche tradizionali e tecniche innovative
Ci sono tecniche molto tradizionali che continua ad essere impiegate per lunghi periodi, altre invece che presentano un insieme di progressi, arresti, variazioni e mutamenti improvvisi.
Tecniche tradizionali
Tecniche tradizionali adoperate per lunghi periodi sono per esempio in pittura l’affresco, mentre in scultura troviamo quella lignea, in pietra e della coroplastica. I grandi cicli di affreschi seguono la cultura bizantina, dove l'artista stendeva il disegno preparatorio, applicava i colori di fondo segnando i tratti specifici, le luci, le ombre, successivamente ai colori mescolava ed aggiungeva dei legami come la colla o l'albume.
Il colore veniva dato per sovrapposizione e per pontate dall'alto verso il basso mentre l'impalcatura veniva progressivamente abbassata. Soltanto nel ‘200 e 300 si introduce il disegno preparatorio a sinovia traccia della composizione in terra rossa. Infine venne abbandonato anche il metodo di colorazione per sovrapposizione e sostituito con quello ad accostamento. Un'altra innovazione è l'abbandono della sinovia per l'uso dello spolvero e poi del cartone.
Il sistema a spolvero consisteva nel preparare un disegno su carta a grandezza uguale ai singoli elementi da rappresentare sull’affresco. Il disegno veniva poi perforato con punte metalliche seguendo i contorni delle singole composizioni successivamente si applicava il disegno sull'intonaco e si passava poi sopra un sacchetto di polvere di carbone, in modo che oltrepassasse fuori e segnasse sull'intonaco le linee compositive, che venivano poi ripassate con il pennello. Lo spolvero venne poi sostituito con il cartone che appoggiato sull'intonaco fresco permetteva di trasferire il disegno sull'intonaco per calco.
Un'altra tecnica adoperata per lunghi periodi quella della scultura lignea; essa venne usata senza modificazioni dall'antichità classica sino al Rinascimento. L'artista prendeva in questo caso, intagliando il legno, ricavava la statua da un solo blocco svuotato al fine di eliminare l'umidità che era insita nel materiale. Soltanto alcune parti della statua come ad esempio le braccia e le mani, venivano lavorate a parte ed inserite nel blocco con il sistema ad incastro.
Lo scultore sul legno intagliato, incollava una tela sulla quale stendeva uno strato gessoso che prendeva il nome di impannata, a questo punto il legno era pronto a ricevere il colore e la statua diventava policroma (tale tecnica fu adoperata largamente nel periodo barocco e nel ‘800). La colorazione avveniva con la tecnica a tempera usata per la pittura su tavola. Le superfici del marmo lavorate vengono rifinite o colorate soltanto a partire dal v secolo a.C. Questa tecnica venne abbandonata in epoca tardoantica per poi essere ripresa nel Medioevo.
La coroplastica o scultura fittile o in terracotta è un'altra tecnica scultorea che scultura fittile affonda le sue radici nella tradizione classica. La si afferma principalmente in due forme: ero nelle decorazioni ornamentali in connessione con Lal'architettura e come scultura autonoma indipendente con la funzione estetica. Prima è adoperata nel Medioevo ed utilizzata come elemento ornamentale di grandi edifici religiosi e politici della città dell'età romanica e dell'età gotica e tardoantica. Seconda nel Rinascimento sino alla fine del Novecento, dove tale rinascita ha scultura in terracotta motivazioni culturali ed economici.
Infatti la ripresa della scultura in terracotta è legata alla riscoperta delle fonti classiche dove tale tecnica scultorea venne definita come la prima forma di scultorea in senso assoluto. Essa ha fortuna ed impiego in alternativa alla scultura in marmo e in pietra, in regioni dove esistono poche cave di questi materiali. Si sfrutta invece la presenza naturale di abbondanti giacimenti di argilla sabbiosa, (materiale base della terracotta); dove questa attraverso l'impasto, la modellazione, l'essiccamento e la cottura nella fornace assume la coloritura rossobruna o grigia a seconda del trattamento di cottura.
Anche la tecnica della scultura in marmo o in pietra è tradizionale. Dall'antichità classica all’800, il metodo di lavorazione è ancorato alle seguenti fasi: preparazione del modello preparatori in creta, riporto delle misure dal modello al blocco da lavorare, lavorazione del materiale (con scalpello grosso a punta quadra), modellatura delle superfici (con scalpelli quadrati che terminano con punte), perfezionamento della forma con ughielli (scalpelli con punta ad unghia sottile), gradine e raspe (lime piatte o tonde con punte a denti grossi) lime, ed infine la rifinitura delle superficie. Queste fasi rimasero fisse nei secoli con alcune piccole modifiche ed il modello preparatorio venne perfezionato nel Rinascimento e nel barocco, quando si predispose per un primo modello di piccole dimensioni ed un secondo della misura definitiva della scultura.
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