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Il Cricco, Di Teodoro - Itinerario nell'arte, Vol. 2, da Giotto all'età barocca,

Terza edizione. Versione verde

14.4 Filippo Brunelleschi (1377-1446)

Giorgio Vasari attribuisce a Brunelleschi l'onore di aver dato inizio alla nuova architettura del Rinascimento.

Figlio del notaio ser Brunellesco Lippi, nella sua formazione studiò anche il latino. Le scienze esatte lo

appassionavano, la matematica soprattutto. Ma in particolare prediligeva il disegno, la pittura, la scultura e

l'architettura.

Dopo un inizio come orafo ed essersi affermato pubblicamente nel 1401 partecipando al concorso per la

Porta Nord del battistero fiorentino, dedicherà tutta la sua vita all'architettura.

Conobbe l'architettura degli antichi grazie a dei soggiorni di studio a Roma tra il 1404 e il 1409 con l'amico

Donatello e successivamente nel 1417-18.

Cupola di Santa Maria del Fiore (1420-36); Firenze

Filippo era già stato consultato dall'Opera di Santa Maria del Fiore per il completamento delle tre tribune

(1404) e la sopraelevazione del tamburo (1410) della cattedrale fiorentina; poi partecipò al concorso

(bandito dall'Arte della Lana nel 1418) per realizzare la cupola, per concludere la fabbrica.

La cattedrale in quegli anni era ancora senza copertura nella zona del coro e lo spazio ottagonale su cui

era stata prevista una cupola aveva il diametro di 54 m, contando anche il tamburo. Brunelleschi propose di

costruire una cupola autoportante, cioè capace di sostenersi da sé senza l'aiuto delle armature di legno, la

cui costruzione era improponibile per l'altezza (50 m da terra). La proposta sembrava folle ma alla fine

risultò vincitrice e i lavori iniziarono nel 1420. Come compagno d'impresa a Filippo fu assegnato Lorenzo

Ghiberti ma già dal 1425 non stava più partecipando. Con Brunelleschi nasce una nuova figura di moderno

architetto: un artefice glorioso delle proprie invenzioni e del suo ruolo di intellettuale.

La cupola si erge su un tamburo ottagonale forato da 8 grandi finestre circolari (oculi). La cupola è alta e

maestosa. La struttura è costituita da due calotte distinte, una interna e una esterna. La cupola è costruita

tirando su contemporaneamente tutte le parti, connesse e tutte portanti, a differenza delle volte gotiche in

cui i costoloni sono portanti e costruiti per primi. Il fatto che sia autoportante è dovuto a due fattori: l'impiego

della muratura a spinapesce e l'aver costruito una cupola di rotazione, non una semplice volta a padiglione.

La costruzione della cupola occupò Brunelleschi per tutta la vita, infatti ci vollero 16 anni per concludere la

struttura con l'anello di chiusura, su cui porre la lanterna. Anche per essa ci fu un concorso che Filippo

finse di nuovo, ma alla sua morte (1446) essa era ancora in costruzione.

Il linguaggio brunelleschiano

Tra il 1432 e il 1438 Brunelleschi fu consultato per varie opere militari e civili nell'Italia settentrionale

(Milano, Ferrara) e poi progettò altri edifici per Firenze.

La sua architettura si svolge sempre alla luce della ricerca e della sperimentazione. Infatti le sue forme

architettoniche sono pensate così che chiunque si trovi a proprio agio fra strutture che non opprimono.

Tutto questo tramite l'uso di forme geometriche semplici.

Inoltre il suo linguaggio si caratterizza per la ripresa della sintassi classica che si basa: sugli ordini

architettonici e sull'arco a tutto sesto.

Solitamente fa uso di capitelli corinzi e colonne dal fusto liscio.

Spedale degli Innocenti (1419-23); Firenze

Iniziato nel 1419 presso la Chiesa dei Servi di Maria, esso pose le premesse per la creazione della piazza

porticata della Santissima Annunziata, grande esempio di piazza rinascimentale.

Brunelleschi si dedicò all'edificio fino al 1423 (fu concluso da altri) e si articola attorno a un chiostro

centrale, affiancato dalla chiesa e dal dormitorio per gli orfani. Si innalza su un ripiano, a cui si sale tramite

9 gradini. 9 come le arcate del porticato e le finestre di forma classica che ricordano il battistero fiorentino

di San Giovanni. Sormontate da un timpano, poggiano sulla cornice dell'alta trabeazione, sostenuta da un

ordine maggiore di paraste, affiancate da colonne libere (che ispireranno Masaccio nell'affresco della

Trinità).

L'intercolumnio è pari all'altezza delle colonne e alla profondità del porticato; la campata quindi risulta di

forma cubica e lo spazio del loggiato si può definire modulare.

Quindi nella sua realizzazione Brunelleschi usa ripetutamente la stessa misura (modulo) per meglio

scandire lo spazio.

Sagrestia Vecchia di San Lorenzo (1422-28); Firenze

Anche qui Brunelleschi riprende la composizione modulare. La Sagrestia Vecchia si chiama così per

distinguerla dalla Nuova, edificata nel secolo dopo da Michelangelo.

L'incarico fu assegnato a Filippo da Giovanni di Averardo de' Medici (Giovanni di Bicci), padre di Cosimo il

Vecchio, forse nel 1419. Il nuovo edificio avrebbe dovuto servire anche da cappella funeraria di famiglia.

Si tratta di un ambiente al quale si accede dal braccio sinistro del transetto della Basilica di San Lorenzo ed

è composto da uno spazio cubico al quale è sovrapposta una cupola emisferica ombrelliforme.

Esternamente la cupola è coperta da una superficie tronco-conica, sormontata da una lanterna su 6

colonnine (tipo quella del Battistero fiorentino), coronata da un cupolino. La cupoletta è affrescata a

imitazione di un cielo stellato con le figurazioni dello zodiaco. Tutte le pareti della Sagrestia sono scandite

dalle paraste, dalla trabeazione e dagli archi in pietra serena (grigi) che risaltano contro il bianco

dell'intonaco nudo (non decorato).

Cappella de' Pazzi (primi anni '30 del '400-ca 1461); Firenze

Costruita all'interno del chiostro della Basilica di Santa Croce, su commissione di Andrea de' Pazzi,

esponente di una delle più potenti famiglie di banchieri fiorentini, essa rivela una ricerca spaziale e

planimetrica che si può interpretare come meditazione sulla Sagrestia Vecchia, ma ne complica la

geometria. Non c'è documentazione ma si attribuisce a Brunelleschi. La cappella in parte fu realizzata nel

1443, ai tempi del soggiorno fiorentino di papa Eugenio IV, e fu conclusa con la copertura maggiore tra il

1459-60 e con la cupoletta del portico nel 1461. L'ambiente principale, basato sulla forma quadrata, si

dilata in un rettangolo che comprende anche una cupoletta emisferica centrale affiancata da due volte a

botte. La facciata è divisa in due parti: quella inferiore comprende un portico con colonne corinzie trabeate;

quella superiore è una parete piena ornata a riquadri, scandita da coppie di parastine che sorreggono una

trabeazione.

Basilica di San Lorenzo (1425-1461); Firenze

Il progetto per la Basilica risale al 1418, ma Filippo fu coinvolto solo nel 1421. Aveva progettato un edificio

a tre navate con cappelle laterali, ma a causa dei costi fu costretto ad escludere le cappelle. Sarebbero

state costruite ai fianchi dell'abside, come in Santa Croce e Santa Maria Novella.

I lavori iniziarono nel 1425 e furono ripresi, dopo un'interruzione, nel 1442, poi conclusi da Antonio Manetti

Ciaccheri (1405-1460) dopo la morte di Brunelleschi. Negli anni '70 del '400 furono aggiunte le cappelle.

È chiara la concatenazione dei vari elementi architettonici. L'arco che introduce alle cappelle è inquadrato

dall'ordine delle paraste sulle quali è posta una trabeazione. Essa si specchia nella porzione di trabeazione

che sovrasta i capitelli delle colonne che dividono la navata centrale dalle laterali e che fa da sostegno per

gli archi tra le colonne.

Basilica di Santo Spirito (1444-1487); Firenze

Qui l'organismo architettonico è ancora più complesso. La linea curva modella l'edificio, la navata centrale

è dotata di soffitto piano e quelle laterali con campate coperte a vela.

Fu progettata tra il 1428 e il 1434, poi iniziata nel 1444 e terminata dopo la morte di Filippo.

L'edificio è a croce latina, le navate laterali non si concludono all'altezza del transetto ma continuano

intorno al perimetro della basilica. Le cappelle laterali sono a pianta semicircolare, introdotte da archi. Le

paraste di San Lorenzo qui sono sostituite da semicolonne, tre quarti di colonna o un quarto, e hanno la

stessa altezza delle colonne libere: quindi c'è un perfetto equilibrio dimensionale.

14.5 Lorenzo Ghiberti (1378-1455)

Lorenzo di Cione Ghiberti nasce a Firenze ed è lì che svolge la maggior parte della sua attività e dove

muore.

Si forma presso la bottega orafa del padre, dove apprende il disegno, la fusione e il cesello.

Il concorso del 1401

Nel 1401 l'Arte dei Mercanti bandisce un concorso per la realizzazione della seconda porta (quella Nord)

del Battistero di San Giovanni. I mercanti, simbolo della nuova borghesia imprenditoriale, capiscono che la

concorrenza fra più artisti garantisce risultati migliori nella qualità; i tempi stanno cambiando.

Partecipano gli artisti più importanti del tempo, tra cui Jacopo della Quercia, Brunelleschi e Ghiberti. Il tema

consisteva nel realizzare una formella in bronzo dorato raffigurante la scena biblica del Sacrificio di Isacco.

La cornice doveva essere mistilinea e quadrilobata. La sagomatura si doveva uniformare alla preesistente

Porta Sud, realizzata da Andrea Pisano tra il 1330 e il 1336. Infine il tempo di esecuzione non doveva

superare un anno e dovevano essere impiegati il minimo possibile di materiali.

Solo le formelle di Ghiberti e Brunelleschi sono giunte fino a noi, la vittoria (e quindi la commissione per la

porta intera) fu affidata, dopo polemiche, a Ghiberti.

La formella di Ghiberti

Il gruppo di personaggi a sinistra (in basso) controbilancia perfettamente quello a destra (in alto); principio

di equilibrio di ispirazione classica. Una roccia divide geometricamente la scena, sottolineando i due diversi

momenti nella narrazione. A sinistra ci sono i servitori che parlano tra loro; sul lato opposto Abramo e

Isacco. Queste due figure sono piene di particolari, ma i loro gesti armoniosi e lenti non trasmettono la

drammaticità del momento. Il perfetto nudo di Isacco è un'altra citazione classica. L'angelo costituisce una

presenza solamente simbolica, come lo è il gesto col quale incita il patriarca a fermare la mano omicida. La

prospettiva dell'angelo crea un forte effetto di profondità spaziale. Ad esso si oppongono, nell'altro lobo,

uno sperone roccioso e un asino, come a sottolineare la differenza tra dimensione terrena e divina.

La formella di Brunelleschi

La scena è racchiusa in un triangolo isoscele ed è più drammatica. Isacco è al centro, ruotato su se stesso

e cerca di svincolarsi dalla presa del padre. L'intervento dell'angelo qui è più che simbolico, perché tenta

fisicamente di bloccare il braccio di Abramo, lo afferra. Divino e umano entrano in contatto.

I servi nei due lobi inferiori sono intenti alle proprie faccende, uno di essi è ispirato al modello classico dello

Spinario (scultura del III-I sec. a.C. di un giovane che seduto tenta di togliersi una spina dalla pianta del

piede sinistro); essi sono descritti in maniera realistica e sembrano fuoriuscire dalla cornice.

La giuria alla fine rispetto alle novità brunelleschiane preferisce la tecnica e l'equilibrio ghibertiani.

Porta Nord del Battistero di Firenze (1403-1424)

Per questa realizzazione, Ghiberti istituisce nel 1403 un'apposita bottega che diverrà uno dei principali

centri di riferimento artistico e culturale della città. Passeranno da lì personaggi come Donatello e Paolo

Uccello.

La porta è conclusa nel 1424. Si compone di 28 formelle con cornice quadriloba mistilinea che raffigurano

scene tratte dalla Vita e dalla Passione di Cristo; nei due registri inferiori delle ante i ritratti degli Evangelisti

e quattro Dottori della Chiesa.

Persiste una certa rigidità medievale, la tradizione scultorea gotica, ma riesce ad affrontare problemi

prospettici e realizzare le masse e i volumi in modo realistico.

Gesù tra i dottori

La terza formella del registro esterno del battente destro rappresenta Gesù tra i dottori, episodio tratto dal

Vangelo di Luca in cui Gesù, dodicenne, si mette a discutere coi sapienti del Tempio. I personaggi sono

raggruppati al centro di un quadrato ideale e poggiano su una mensola orizzontale. L'architettura del

Tempio è rappresentata prospetticamente. La disposizione dei due gruppi di personaggi è scalata lungo la

diagonale; i personaggi si inseriscono con andamento sinuoso nel contorno quadrilobato.

Porta del Paradiso del Battistero di Firenze (1425-1452)

L'Arte dei Mercanti finanzia anche la terza porta, quella Est, rivolta verso la cattedrale. Non ci sono

concorsi e Ghiberti viene incaricato ufficialmente nel 1425. In questo caso, data la sua fama e

autorevolezza, ha mano libera per decidere il soggetto (sceglie storie dell'Antico Testamento) e per

organizzare il lavoro come vuole. Riduce le formelle a dieci, elimina le cornici. Lungo i bordi dei battenti

realizza una fascia decorativa con figure bibliche. Non sopravvive anche qui l'arte medievale; infatti Ghiberti

si concentra sulla robusta modellazione dei personaggi e la rappresentazione di complessi paesaggi. Usa

anche la nuova tecnica dello stiacciato (rappresentare le figure in lontananza con pochissimo rilievo, come

fossero schiacciati sul fondo).

Storie di Giuseppe

Si tratta della terza formella dell'anta di destra. Sullo sfondo una quinta architettonica con un porticato

anulare sulla destra e un palazzo con attico a loggia sulla sinistra. Il porticato è delimitato da 20 coppie di

esili pilastri. I personaggi, intenti alle loro attività, sono realistici e dettagliati; c'è un approfondimento

psicologico delle espressioni.

La porta destò scalpore e fu apprezzata molto anche da Michelangelo.

14. 6 Jacopo della Quercia (1371/1374-ca 1438)

Jacopo di Pietro d'Agnolo di Guarnieri, detto Jacopo della Quercia, nasce a Quercegrossa, vicino a Siena.

Ha una formazione tardo-gotica, ma a Firenze conosce la nuova generazione di artisti alla bottega

ghibertiana.

La sua vita è sregolata, turbolenta, segnata da denunce, condanne; nonostante questo lavora in molte città

e a Siena è Operaio del Duomo; lì muore, forse per la peste.

Monumento funerario di Ilaria del Carretto (1406-ca. 1408); Lucca, Duomo di San Martino

La sua opera più celebre. Ilaria era la moglie di Paolo Guinìgi, signore di Lucca, morta di parto nel 1405.

Commissionato da Guinigi, diventa subito un simbolo della fase di transizione tra gusto gotico e

rinascimentale. Il sarcofago è diviso in due parti: l'arca, come nelle sepolture romane, e la lastra di

copertura, che riprende l'uso delle tombe terragne, le cui lapidi erano poste al livello del terreno.

La cassa è a forma di parallelepipedo, costituita da quattro lastre marmoree. Le due lastre maggiori sono

decorate da dieci puttini danzanti e in quelle minori è presente lo stemma di famiglia e una croce stilizzata.

Sulla lastra di copertura è scolpita in rilievo alto Ilaria. Il panneggio della donna è accuratissimo nelle sue

simmetrie e lo stesso per il cagnolino ai suoi piedi, simbolo di fedeltà coniugale. Ilaria sembra generata

dalla sovrapposizione di tre ellissi: la prima delle mani incrociate sul ventre, la seconda tra la piegatura

delle braccia e il colletto, la terza tra il colletto e il cércine (panno avvolto che donne usavano per portare

vasi sulla testa e altro, qui è acconciatura decorativa). Infine ha i lineamenti distesi ma non idealizzati.

14.7 Donatello (1386-1466)

Donato di Niccolò di Betto Bardi, Donatello, nasce a Firenze. Inizia un apprendistato presso la bottega di

Ghiberti, con l'amico Brunelleschi viaggia a Roma, dove ammira la scultura classica.

Si sposta molto, lavora a Siena alla decorazione del Battistero e del Duomo. Fu importante il decennio

padovano (1443-1454), in cui getta le basi della diffusione del Rinascimento nel Nord. Muore nella casa

fiorentina. Lui è il primo a riallacciarsi alla tradizione scultorea greco-romana ma sa superarla, trasmettendo

umanità e introspezione psicologica ai suoi personaggi. Inoltre utilizza tutte le tecniche e tutti i materiali.

Le statue di Orsanmichele; Firenze, Museo di Orsanmichele

Si tratta delle statue commissionate nel primo ventennio del '400 dalle Arti di Firenze per decorare i

tabernacoli esterni della Chiesa di Orsanmichele, loro antica sede storica.

Mettiamo a confronto tre statue di Ghiberti, Nanni di Banco e Niccolò di Pietro Lamberti. Esse sono ancora

omogenee al gusto tardo-gotico nonostante l'uso di vari materiali; prediligono lo sviluppo diagonale.

San Giovanni Battista (1412-16): realizzato per l'Arte della Seta, di cui il Santo era protettore. Ghiberti per

la prima volta realizza una statua a tutto tondo di grandi dimensioni. La figura è affusolata, il panneggio

drappeggiato a larghe campiture, la gamba destra appena avanzata, che conferisce alla figura una postura

morbida; tutte caratteristiche della scultura trecentesca.

Sant'Eligio (ca 1417-21): un marmo commissionato dall'Arte dei Fabbri a Nanni di Banco. Il personaggio

indossa abiti vescovili, ha una postura severa ed equilibrata, con andamento arquato, il panneggio genera

fra le pieghe l'alternarsi di profonde zone d'ombra.

San Giacomo Maggiore (ca 1420): marmo che Niccolò di Pietro Lamberti realizza per l'Arte dei Vaiai e

Pellicciai, di cui il Santo era protettore. Questa statua è più piccola, c'è una certa convenzionalità nei

lineamenti, col volto allungato e senza una particolare espressione. Il panneggio a sinistra cade quasi

verticalmente, a fitte pieghe; a destra si distende più realisticamente.

San Giorgio (ca 1418); Firenze, Museo Nazionale del Bargello

La statua di Donatello è del tutto diversa. Commissionata dall'Arte dei Corazzai e Spadai (di cui il Santo

guerriero era patrono) nel 1416, nel decorativismo del panneggi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arisaik di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Tosi Alessandro.
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