CATALOGO “LUIGI CRESPI (1708-1799)
RIASSUNTO DEL RITRATTISTA
NELL’ETA’ DI PAPA LAMBERTINI” A CURA DI ZARRI, PERINI-FOLESANI,
D’APRUZZO
GRAZIANI,
La mostra di Crespi nel museo di Malaguzzi-Valeri:
curata da Graziani e D’Apruzzo, ha avuto luogo nel museo Davìa-
La mostra su Luigi Crespi,
Bargellini, che Malaguzzi-Valeri aveva allestito in maniera evocativa, con la volontà di
“cappa e spada”. Nel
ricreare un ambiente dove i visitatori fossero immersi in un’atmosfera
1924 il museo acquisisce la quadreria, ricca di paesaggi, nature morte, ritratti, tutti generi
che ben si adattano alla natura del museo, che raccoglie elementi di arte decorativa e
industriale allestiti in maniera tassonomica-positivista, ma anche curiosità bolognesi come il
teatrino di maschere. Molto interessante è il fatto che diversi oggetti presenti nel museo
sono simili a quelli presenti nei quadri. Al museo abbiamo il Procaccia, il Portalettere e il
Ritratto di giovane donna, attribuiti a Giuseppe Maria Crespi, ma di mano di Luigi, mentre i
Giocatori di dadi sono di Crespi padre.
Gabriella Zarri-Prospero Lambertini, ritratto e autoritratto:
Giuseppe Maria Crespi realizzò due ritratti di Papa Lambertini nelle vesti cardinalizie e
papali: come cardinale e vescovo di Bologna ha una postura energica, quasi rampante,
mentre, come Papa, è più rilassato è sempre rappresentato fra carte e libri, con la tiara
papale in primo piano. Lambertini si impegna molto infatti a favore delle arti e delle scienze,
nonché del restauro di numerose chiese ed edifici cittadini.
Il ritratto: Caraccioli, primo biografo di Lambertini, si sofferma su Bologna nel descrivere lo
splendore delle città italiane. Ritiene la città emiliana la culla delle arti e delle scienze, tanto
che persino le donne sono ammesse in Accademia. Descrive Lambertini, ovvero Papa
Benedetto XIV, come un intellettuale appassionato, mai sazio di visitare biblioteche e
Nota che, come vescovo di Bologna, Lambertini si dedicò a un’attività riformatrice
collezioni.
di tutto rispetto, modificando le consuetudini sulle feste, le confraternite e il seminario. Un
altro importante biografo è il conte Fantuzzi, che ne parla non come Papa ma come
intellettuale. Lambertini era nato a Bologna nel 1675: iniziati gli studi sotto la guida di don
Sante Stancari, si trasferì poi a Roma nel 1688, per studiare dai padri somaschi. Papa
Innocenzo XII, per finanziare gli studi al promettente Lambertini, gli dona i benefici vacanti
della diocesi di Bologna, così, nel 1694 Lambertini si laurea in diritto e teologia alla
Sapienza. Sarà insegnante del celebre poeta Pietro Metastasio, e noterà la sua maggiore
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attitudine alla poesia rispetto al diritto. La carriera ecclesiastica che Lambertini fa sotto Papa
Clemente XI è fulminante: nel 1727 è vescovo di Ancona, nel 1731 vescovo e cardinale di
Bologna, e anche da Papa manterrà la diocesi della città emiliana, una scelta inusuale.
L’autoritratto: nonostante fosse un esperto di processi di beatificazione, Lambertini
canonizzò solo cinque santi nel 1746, occasione nella quale lascia degli scritti autografi sulla
sua formazione giovanile e sulla sua opera come promotore della fede. Una volta Papa
viene criticato dal vescovo di Brescia perché ha mantenuto la diocesi pur non risiedendovi,
e Lambertini risponde giustificandosi con la fitta corrispondenza che intrattiene, sia con
Bologna che con l’estero, la quale gli consente di avere un aggiornamento costante. Nella
lettera indirizzata a Galli invece Lambertini scrive riguardo al suo metodo di studio, fatto di
lunghe sessioni di preghiera, e al grande piacere che prova nello scrivere. Il ritratto di Crespi
in questo senso è molto accurato, in quanto rappresentato con la penna librata in aria, pronta
per scrivere.
Compagni di strada: Lambertini era molto versato nello stringere rapporti con religiosi ed
aderì alla “regolata deduzione” progressivamente riducendo le feste, e seguì
eruditi locali:
Muratori nel progetto di riforma del seminario. Si ispira, come vescovo, ad Albergati (che
cerca di canonizzare) e Paleotti (di cui riunì la biblioteca) entrambi riformisti. Creò nuovi
benefici, come il canonicato di Santa Maria maggiore che affidò a Luigi Crespi, e si contornò
di studiosi, come Trombelli, a capo della congregazione di San Salvatore, a cui affidò la
ricerca sul culto dei santi, e Melloni, appartenente all’oratorio di San Filippo Neri, di tendenze
gianseniste, cui affidò la redazione di sei volumi sui santi bolognesi. Infine, citiamo il
francescano Giambattista Martini, maestro di musica sacra, fra i tanti, anche di Bach e
Mozart.
Santi bolognesi, storie e dipinti: Lambertini è devoto specialmente ai santi: la prima è la
terziaria dominicana Caterina Vigri, che riuscì a santificare, poi Nicolò Albergati, vescovo
certosino, non particolarmente venerato né dal suo ordine né ricordato granché a Bologna.
Lambertini ne incoraggiò il culto con un altare nella chiesa della Certosa, decorata con una
pala di Ercole Graziani, cui il Papa raccomanda di rappresentare il monaco-vescovo con
l’abito bianco. Altro santo a cui è devoto è Arcangelo Canetoli, il quale rinunciò all’episcopato
fiorentino offertogli da Giuliano dei Medici per fare l’eremita a Gubbio; Lambertini lo ricordò
nella chiesa di San Salvatore, con una tela sempre di mano di Graziani.
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Giovanna Perini-Folesani: Luigi Crespi storiografo, mercante, artista- profilo storico
di un avventuriero poco fortunato
La mostra bolognese del museo Davia Bargellini, dove si espongono non solo i quadri della
collezione museale, ma anche altri provenienti da collezioni private bolognesi, vuole
mostrare Luigi Crespi (conosciuto nel 1800 e 1900 soprattutto per la continuazione della
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