3.3.4 Le Chiese ................................................................................................... 16
3.3.5 La modularità e le misure .......................................................................... 17
Indice 3.3.6 Gli interni delle chiese ............................................................................... 17
Parte Prima ............................................................................................ 2 Parte quarta ........................................................................................ 18
1.1 Premessa ........................................................................................ 2 4.1 Il memorandum Giorgiano .......................................................... 18
1.2 Leon Battista Alberti ..................................................................... 2 4.2 Alberti e Palladio a confronto ..................................................... 20
1.3 Altre considerazioni sulla pianta centrale ..................................... 3 4.3 Rapporti geometrico, aritmetico e armonico .............................. 21
1.4 L'analisi di Vitruvio ....................................................................... 3 4.4 Riducibilità dei rapporti composti .............................................. 22
1.5 Palladio, Vitruvio e l'Alberti ......................................................... 4 4.5 Musica e architettura ................................................................... 22
1.6 Realizzazioni pratiche ................................................................... 4 4.6 Ulteriori teorizzazioni a favore delle relazioni armoniche ......... 23
1.7 Suffragazione delle teorie sull'armonia ......................................... 5 4.7 L'opera palladiana ....................................................................... 24
1.8 Impressioni dell'autore .................................................................. 5 4.8 La teoria musicale rielaborata ..................................................... 25
1.9 Contestazioni dal mondo della chiesa ........................................... 6 4.9 Crollo progressivo delle teorie dell'armonia rinascimentale ....... 26
Parte seconda ......................................................................................... 6 Note sull’autore ................................................................................... 29
2.1 San Francesco a Rimini ................................................................. 7 Elenco delle illustrazioni .................................................................... 30
2.2 Santa Maria Novella ...................................................................... 7
2.3 San Sebastiano e Sant'Andrea a Mantova ..................................... 8
Parte terza ............................................................................................ 10
3.1 Palladio e Trissino ....................................................................... 10
3.2 Palladio e il Barbaro .................................................................... 11
3.3 Palladio: realizzazioni ................................................................. 12
3.3.1 Le ville ...................................................................................................... 12
3.3.2 I palazzi ..................................................................................................... 13
3.3.3 Evoluzione delle concezioni palladiane rispetto agli esordi ...................... 15 1
Parte Prima
1.1 Premessa
Nella prima sezione dell'opera l'autore procede all'enunciazione della diffusa tesi sulla
mancanza di valori sacri nell'utilizzo delle forme classiche durante il rinascimento
italiano, elaborata dagli studiosi e conformemente accettata. Quello che Wittkower si
propone di dimostrare è invece la presenza della sacralità nell'opera dei grandi
architetti del Quattrocento e del Rinascimento. La dimostrazione di ciò risiede nel
fatto che numerosissimi architetti rinascimentali utilizzarono la pianta centrale per i
propri edifici, ponendosi così sulla scia di Leon Battista Alberti, che fece della
1
pianta centrale oggetto di integrale rivalutazione .
1.2 Leon Battista Alberti
Leon Battista Alberti pensava che tale forma prevalesse su tutte le altre, ritenendo
inoltre che tutti i ruderi romani di forma circolare pervenutici fossero in origine templi
sacri. Questa sua teoria venne duramente contestata. Le critiche facevano perno
sull'interpretazione e gli scopi che gli studiosi della sua epoca attribuivano proprio
agli edifici a pianta centrale sopravvissuti agli eventi storici. Per Alberti, che non si
curò di queste opposizioni, fatto singolare era che la forma basilicale perdeva la sua
sacralità in favore proprio del tempio circolare, più funzionale e esteticamente
apprezzabile. La chiesa era l'ornamento più significativo di una città, intrisa della
bellezza che nasce dalla concordia di tutte le parti; non è possibile aggiungere o Figura 1: Sebastiano Serlio, Esempi di chiese a pianta centrale
rimuovere parti da un edificio senza intaccarne l'armonia. L'armonia, meglio che in
qualunque altra forma, scaturisce nella circolarità e nelle forme che da essa derivano.
Un forte apporto alla concordia del tutto è dato dalle giuste proporzioni, dalle
decorazioni, dall'intonaco, dalla struttura delle finestre ai quali si può aggiungere la
cupola dipinta dei colori del cielo o cassettonata; tutti questi accorgimenti
contribuiscono alla creazione del bello oggettivo.
1 Wittkower Rudolf, Architectural Principles in the Age of Humanism, London, Academy Editions, 1962
Principî architettonici nell’età dell’Umanesimo,
(tr. It. di Pedio Renato, Torino, Einaudi, 1964), pag. 7-8 2
1.3 Altre considerazioni sulla pianta centrale
Filarete e Francesco di Giorgio si espressero a favore di quanto scritto sopra,
facendo rispettivamente riferimento all'importante effetto psicologico che la forma
circolare suscita e alla riconducibilità delle principali piante di edifici sacri allora
esistenti a strutture circolari e rettangolari. Importanti sono le affermazioni di di
Giorgio sull'inscrivibilità della figura umana nella pianta composita, frutto dell'unione
tra pianta centrale e rettangolare, le sue meditazioni filosofiche sulle teorie Albertiane
2
e il suo atteggiamento al cospetto del problema concernente la posizione dell'altare .
1.4 L'analisi di Vitruvio
Dopo questi primi passi, gli studiosi prendono le mosse dall'analisi di Vitruvio.
Leonardo, Peruzzi e Antonio da Sangallo si cimentarono in un assiduo lavoro di
commento, studio e disegno dei principi espressi dal celebre architetto latino. Lo
studio dell'opera vitruviana culminò nella fondazione dell'Accademia Vitruviana
(1542). Cesariano, allievo di Bramante, portò avanti approfondite ricerche sull'autore
del De Architectura, che portarono poi alla sua personale edizione di Vitruvio (1521).
In Vitruvio si insisteva sul ricondurre le forme architettoniche alla presunta perfezione
in quest’ottica
del corpo umano: è che fra Giocondo, un altro autore di un edizione
commentata e illustrata di Vitruvio (1511), realizzò tavole in cui figure umane erano
inscritte in quadrati e circonferenze; Leonardo produsse l’emblematica riproduzione
dell'uomo vitruviano. Da qui in poi fu un continuo fiorire di teorie sulla
proporzionalità del corpo umano intesa come chiave di lettura delle forme centrali, in
quanto inscrivibile in esse. Nel suo De Divina Proportione anche Luca Pacioli
sostenne le medesime teorie, riferendosi al corpo umano e esprimendosi in termini di
relazione armonica tra tutte le sue membra. L'armonia è, anche in questo caso, il
motivo della bellezza.
Da ricordare è anche l'ipotesi del monaco napoletano Francesco Giorgi, che vedeva
3
nell'Homo ad circulum il simbolo dell'unione tra «l'intelligibilis sphaera» divina e
l'uomo, dietro il quale si nasconde l'anima; nell'inscrivibilità dell'uomo nella figura del
cerchio si evince il rapporto tra microcosmo umano e macrocosmo divino, legati in un
unica rappresentazione. Lucio Serlio dal 1537 pubblicò i suoi libri sull'architettura,
riprendendo il lavoro di Vitruvio e proponendo alcune tavole su cui erano riprodotti
dodici esempi di piante di edifici sacri; nove di queste si sviluppavano a partire da una
forma centrale. Figura 2: Francesco Di Giorgio, Esempi di chiese a pianta composita
2 Wittkower, Rudolf, opera citata, pag. 15-16
3 Plotino, Enneadi, II, 9, 17; VI,5,5; VI,9,8 (citato in Wittkower, Rudolf, opera citata, pag 20) 3
1.5 Palladio, Vitruvio e l'Alberti
Palladio, l'ultimo grande architetto umanista, rielaborò e diede nuova vita alle
concezioni albertiane. Per questo illustre esponente dell'architettura rinascimentale,
assumono la stessa importanza che avevano nell'Alberti, le relazioni tra le singole
parti di un edificio, la proporzione e la bellezza. L'edificio sacro, di forma circolare,
deve trovarsi nella parte più importante della città, rilevato, per richiamare l'idea
dell'ascesa verso il creatore, ricco di decorazioni e con l'intonaco bianco. Da Vitruvio
riprende l'idea che il tempio debba riflettere le fattezze del Dio; ne conseguente la
scelta della pianta circolare; in essa si rispecchiano, infatti, quelli che sono gli attributi
del Dio cristiano: la giustizia, l'uniformità, l'unità. Ritorna inoltre il concetto di unione
tra macrocosmo e microcosmo. Nel concepimento di queste teorie bisogna sempre
ricordare il ruolo che ricoprì lo sviluppo della teoria Neoplatoniche.
Nonostante, come si è visto, Palladio adottasse la forma circolare e ne promuovesse
un utilizzo sistematico, i suoi studi lo portarono, naturalmente, a comprendere che la
configurazione antica dei templi si sviluppava a partire dalla forma rettangolare della
cella.
1.6 Realizzazioni pratiche
Ci sono alcune realizzazioni architettoniche che bene sintetizzano quanto visto sopra a
livello teorico.
Santa Maria delle Carceri fu progettata da Giuliano da Sangallo e iniziata nel 1485.
Di pianta circolare presenta uno stile semplice, mura bianche sulle quali risaltano le
strutture portanti. In particolare l'anello del tamburo non tange le modanature degli
archi, facendo sì che la cupola risulti come sospesa sul resto della fabbrica. La
semplicità qui è tanto importante perché ha l'effetto psicologico di sottolineare
nell'immaginario dei fedeli, la presenza di Dio, regolatore supremo delle proporzioni
universali.
Nel tempietto di San Pietro in Montorio, Bramante condensò tutti gli ideali di
Alberti: l’edificio è rilevato al centro di una piazza e libero sui lati. Ma è Palladio che
nel tempietto a Maser raggiunse la massima espressività degli ideali albertiani,
riprendendo le caratteristiche della struttura classica a pianta centrale per eccellenza:
il Pantheon. Separò il tamburo dal corpo centrale cilindrico sormontato da una cupola
emisferica.
Ancora Bramante venne chiamato a occuparsi del progetto della nuova basilica di San Figura 3: Leonardo, Figura vitruviana
Pietro in Roma, la prima chiesa della cristianità cattolica. Per questo lavoro elaborò
un corpo principale a croce greca sormontato da un'immensa cupola, chiaro rimando
un cospicuo successo tant’è che
alla simbologia macrocosmica. Il suo intervento ebbe
un numero considerevole di progetti simili comparve in tutta la penisola, ma non 4
venne realizzato. I progettisti chiamati successivamente a occuparsi della
progettazione della basilica si discostarono sensibilmente dalle linee del suo progetto:
Michelangelo, autore del disegno finale, ne è la chiara dimostrazione.
1.7 Suffragazione delle teorie sull'armonia
Secondo le teorie pitagoriche e neoplatoniche ogni cosa nell'universo è pervasa dalle
leggi matematiche da cui noi siamo affetti in virtù della nostra innata capacità di
si relazionano con l’armonia,
percepirle: l'anima, ogni essere terreno e del cielo ne
subiscono gli effetti positivi, grazie all'azione dei sensi. Le proporzioni contribuiscono
considerevolmente agli effetti prodotti dall’armonia: Pacioli sostenne che senza la
debita strutturazioni di esse non avremmo, per esempio, la percezione della sacralità
di una chiesa.
Gli studi di Niccolò Cusano apportarono nuovi contributi a favore della forma
centrale: nelle sue riflessioni, la fissità delle sfere celesti aristoteliche viene
abbandonata; le sfere celesti diventano parte di una sostanza mobile, uniforme e priva
di centro. Per Cusano la matematica è lo strumento necessario per penetrare la realtà
divina, racchiusa nella forma geometrica perfetta del cerchio e della sfera, dove ogni
punto è identico all'altro, quindi pervaso dall'uniformità.
Anche Ficino sostiene le teorie sulla centralità di Dio che non tardano ad esercitare un
influsso sempre maggiore nei confronti degli architetti, convinti del profondo legame
tra mondo sensibile e mondo intelligibile, governati entrambi dalle leggi matematiche;
la prospettiva diviene la chiave di lettura dell'universo mentre l'architettura religiosa
costituisce il preludio all'armonia. Il passaggio dalla forma basilicale alla sfera è il
segno inequivocabile delle trasformazioni filosofiche avvenute nei secoli XV e XVI.
1.8 Impressioni dell'autore
Due punti sembrano apparentemente in contrasto con quanto visto e osservato. In
realtà: l’adozione maggiormente diffusa della pianta a croce greca rispetto a quella
circolare, non costituisce una contraddizione, poiché sappiamo che dal cerchio
l’assenza
derivano tutte le forme poligonali; di un cospicuo substrato teorico nel
Rinascimento, si può spiegare in termini di occasionalità e non di deliberazione. Figura 4: Giuliano da Sangallo, Santa Maria delle Carceri a Prato, 1485, interno
La nascita del culto Mariano, sancita nel 1476 da papa Sisto IV, sembra essere
un'altra testimonianza dell'evoluzione documentata: per il nuovo culto si decise di
utilizzare templi a pianta centrale. 5
1.9 Contestazioni dal mondo della chiesa
Non mancarono forti contestazioni provenienti dal mondo della Controriforma, che
descriveva, nella persona di Carlo Borromeo, la forma circolare come pagana.
Ma, benché disapprovata dalle gerarchie ecclesiastiche, essa ottenne sempre maggiori
consensi.
Tommaso Campanella, per esempio, nella sua Città del Sole teorizza il tempio
perfetto come circolare, sormontato da una maestosa cupola sorretta da imponenti
colonne. non compromise
L’opposizione il lungo successo che le dottrine neoplatonica e
pitagorica ebbero nei secoli successivi.
Parte seconda
Per Alberti, come afferma nel De Archìtectura, il valore estetico risiede nella bellezza
e nell'ornamento.
La proporzionalità è la chiave per l'armonia e per il bello; essa dipende dalla dottrina
musicale pitagorica.
Le colonne sono il decoro più importante di una struttura. Lo sapevano bene gli
architetti romani: la loro architettura era prettamente muraria; per questo, per
movimentare le lisce superfici, decisero di adottare le colonne come elementi
decorativi.
Alberti ritiene che l’utilizzo dell’arco non interrompa il continuum spaziale della
muratura a differenza della colonna, che assume un carattere indipendente e priva di
qualsivoglia legame con le cortine murarie. a proposito dell’accoppiamento
Ancora, sono importanti le sue considerazioni fatte
arco-colonna.
Si rileva una mancanza di coerenza formale fra i due elementi: la circolarità della
colonna contrasta con la bidimensionalità dell'arco. Figura 5: Giuliano da Sangallo, Santa Maria delle Carceri a Prato, 1485, pianta
Vengono dunque suggeriti i più efficaci accoppiamenti arco-pilastro e trabeazione
colonna, e l'applicazione di lesene, richiamanti semicolonne, a pilastri sormontati da
Soprattutto l’ultima
archi. risulta essere una soluzione coerente con la muralità
romana.
Le formulazioni teoriche trovano riscontro pratico nelle quattro principali opere a cui
Alberti si dedica nella sua carriera architettonica: San Francesco a Rimini; Santa
Maria Novella a Firenze; Sant’Andrea a Mantova; San Sebastiano a Mantova. 6
2.1 San Francesco a Rimini
Frutto di un rinnovamento voluto da Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, la
chiesa sarebbe dovuta diventare il monumento funebre di Sigismondo stesso e della
giunse quando l’opera
sua consorte Isotta. L'Alberti era già stata iniziata: per la
facciata introdusse l'elemento dell'arco trionfale, simboleggiante il trionfo della vita
sulla morte. La fabbrica non venne completata e le aperture del prospetto principale
furono successivamente murate, compromettendo le intenzioni originali
dell'architetto. Con le iscrizioni poste alla maniera romana, sotto gli archi che ospitano
i sarcofagi, egli creò un pantheon alla memoria di eroi terreni.
L'esterno è rinascimentale mentre l'interno, opera forse di Matteo de’ Pasti, è gotico;
Alberti, che fu tuttavia il progettista capo dal quale dipendeva anche l'operato di
Matteo, volle forse deliberatamente mantenere le fattezze gotiche degli interni. Degno
di considerazione è il fatto che il corpo esterno dell'edificio è rialzato rispetto alla
strada, secondo la prescrizione albertiana che prevede di rilevare il tempio. San
Francesco esprime tutta la sua originalità nel tentativo di dare soluzione, per la prima Matteo de’ Pasti,
Figura 6: Medaglia per la
volta, al problema quattrocentesco della facciata. L'arco trionfale, sviluppandosi su un consacrazione di San Francesco a Rimini, 1450
unico piano, non viene a coincidere con il doppio piano della facciata (il piano delle
due navate laterali e quello della principale); per tentare di porre rimedio a questo
inconveniente l'Alberti elevò il corpo centrale, inserendovi una nicchia, e lo colleg&o
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