STORIA DELLA RADIO E DELLA TELEVISIONE
PALINSESTO – L. BARRA
Italia→7 grandi fasi: primi anni del medium (‘54-’60); Bernabei (‘61-’74); riforma Rai con nascita III canale
e entrata tv private locali (‘75-’79); inizio network commerciali nazionali (‘80-’84); stabilizzazione sistema
misto (‘85-’89); stasi della televisione generalista, tv satellitare (‘90-2002); switch off al digitale terrestre e
approdo del multichannel (2003-2013). DEFINIZIONI
“È uno strumento tecnico, secondo una certa organizzazione fa pervenire un certo pubblico e una serie di
servizi”- U Eco.
La produzione organizza il broadcasting secondo blocchi di dimensione maggiore, x attrarre/trattenere a
lungo il pubblico. Ogni contenuto è inserito in una sequenza; ogni testo in una programmazione. Questo
principio ordinatore si chiama palinsesto→1) manoscritto per lo più pergamenaceo in cui la scrittura
primitiva sia stata raschiata/sostituita con un’altra; 2) vecchio scritto illeggibile dalle cancellature/correzioni.
“Raschiato di nuovo”, pàlin = di nuovo, pséstos = raschiare/sfregare.
Oggetto multiforme/instabile/contraddittorio; territorio della contaminazione; manipolazione dei testi. È
fragile, destinato a scomparire una volta trasmesso. Sempre in progress.
Opera su 3 livelli→1) una dimensione sintattica: legata alla disposizione degli elementi in un ordine
secondo regole/strategie (“mette in relazione i segni”); 2) una dimensione semantica: la disposizione
influenza i significati dei prodotti/i modi della loro ricezione da parte de pubblico; 3) dimensione
pragmatica: di ‘marca’, caratterizzata da scopi comunicativi e impiegata ne sviluppo/mantenimento di una
diretta relazione con gli spettatori.
Il palinsesto è un macro-testo; un ‘testo dei testi’. Tanti ‘macro-testi’ per ciascuno dei quali è possibile fare
ipotesi su un corrispettivo ‘macro-spettatore-modello’ di azienda/rete/fascia oraria.
È un mosaico (McLuhan). Chiede a spettatore di unire/tenere insieme i contenuti disparati.
Una cornice: ‘dentro’ in relazione a un ‘fuori’ confuso/indistinto.
Il palinsesto è la sua architettura (Ellis); è una “macchina significante” (Capello); è un software
(Eastman/Ferguson).
È un discorso, una forma di enunciazione; una conversazione continua, accessibile. È una strategia. È un
dispositivo. La struttura della griglia di programmazione è un’interfaccia che mette in relazione le istanze
della produzione, broadcaster e rete televisiva, con quelle del consumo.
È uno strumento, un oggetto operativo. Non è tanto la produzione quanto la programmazione l’istanza
essenziale della televisione.
È un’arma; una narrazione; una drammaturgia; un gioco. È una forma di potere; le scelte/decisioni di
programmazione delineano linee editoriali/logiche commerciali; impongono negoziazioni/stabiliscono
gerarchie.
La forma televisiva per eccellenza (Williams) è un flusso continuo e indistinto di materiali eterogenei; la tv
americana: esperienza del flusso (flow). I programmi non sono mai trasmessi nella loro interezza, ma
scomposti in segmenti/incrociati con altri frammenti di programmazione. Agli spezzoni di contenuto si
intersecano altri ‘due o tre tipi di sequenze’. Mette insieme al reale oggetto della programmazione televisiva
anche tasselli con differenti obiettivi promozionali o pubblicitari.
“Flusso pianificato”, caos raggiunto con cura, un disordine organizzato.
È parte di un’evoluzione storica che comincia da una televisione fatta di singoli testi dove il lavoro di
programmazione consisteva nel loro montaggio in serie (sempre Williams).
IL palinsesto resta l’elemento strutturale del broadcasting: cambiano le forme/i criteri/gli obiettivi della
griglia di programmazione.
Il flusso tv appare omogeneo, ma non lo è: presenta linee di frattura, cesure. Con il termine ‘flusso’ la
programmazione tv non si offre alla percezione/esperienza degli spettatori come una successione di
programmi distinti/separati, cercando piuttosto di costruire un effetto di trasparenza/naturalità.
Il consumo delle varie articolazioni deve conciliare una duplice esigenza: come se lo spettatore potesse
seguirla nella sua interezza (servono sollecitazioni continue x prolungare l’ascolto) e poi tenere conto che
prevale l’ascolto random.
Flusso si offre al gaze (sguardo prolungato/attento); il segmento al glance (occhiata veloce).
Assemblaggio di unità eterogenee; tensioni molteplici verso il frammento o la totalità.
Un flusso è essenzialmente un modo di organizzare il tempo (Semprini). Il broadcasting porta
inevitabilmente inscritto con sé una dimensione temporale (Scannell/Silverstone). Il tempo la materia prima
del fare televisione; le griglie sono strategie di predisposizione temporale.
Il palinsesto è una semiotizzazione in miniatura del tempo; che può porsi, oppure no, come un fedele
rispecchiamento del tempo quotidiano semiotizzato da una determinata cultura. Palinsesto è una macchina
che produce attese, regole, abitudini, rafforzando quelle già esistenti. Si può parlare di “cronotopo
televisivo”, un’articolazione di tempo “al presente” e di spazio domestico direttamente connessa al medium.
4 direttrici distinte, sia pur legate tra loro:
1) la quotidianità. La tv entra nelle pratiche quotidiane degli spettatori e sfrutta questi caratteri x aumentare
l’efficacia de sua proposta. La copertura de 24 ore implica isocronia assoluta tra tempo reale/tempo
televisivo. La tv è quindi mimetica, modella temo tv a imitazione di quello sociale; ‘grammaticalizzazione’
della quotidianità. 2 strade principali, ora come specchio ora come modello.
2) l’abitudine e il rituale. Garantisce l’inserirsi lungo le giornate/le stagioni con una ‘punteggiatura
temporale’; e la fruizione televisiva diventa una fra le molteplici routine de vita domestica.
La tv si apre all’imprevisto della diretta, di media events/catastrofi, scandisce ritmi/fasi salienti.
3) la varietà e il ritmo. La temporalità non è sempre uguale. Le tecnologie consentono un’inedita
flessibilità/l’articolazione di tempi molteplici, plurali. I film, le serie, le fiction seguono una durata
‘costruita’, mentre la maggior parte de programmazione di flusso ha una durata ‘continua’. Presentatore deve
riempire eventuali silenzi.
4) la ripetizione, la serialità, persino una certa banalità. La ciclicità è il fine; il mezzo televisivo/il palinsesto
diventano lo spazio della routine. La banalità per la tv è benvenuta e attesa (un tempo senza impegno).
Il palinsesto è la sintesi di pulsioni/direzioni contrastanti, o persino opposte.
È insieme un prodotto e un processo: un oggetto e un’azione. È il risultato di un’operazione di pianificazione
dei contenuti in una griglia. Un “sistema di significazione” dove i materiali/le indicazioni temporali
costituiscono indizi per una decodifica. Ed è anche l’insieme delle operazioni attraverso cui si arriva
all’ultima versione della griglia. Un agglomerato laborioso.
Una doppia lettura di esso→
Come prodotto→griglia dei programmi è uno strumento comunicativo: ha una dimensione di pubblicità, nel
senso che è pubblico, accessibile a tutti, ha funzione promozionale. Come uno strumento operativo: un
gruppo di indicazioni, di raffinamenti successivi. Si mettono in gioco un sapere tecnico, specialistico, di
senso comune, pratico.
Come processo→da un lato, a livello micro, la pianificazione della griglia temporale si compone di
operazioni di collocazione dei contenuti. A livello macro, il palinsesto è anche la definizione dell’immagine
complessiva di una rete: insieme più azioni, componendo insieme testualità diverse, cercando vari risultati.
Poi il palinsesto è insieme visibile e invisibile→portato all’attenzione del pubblico, messo in evidenza,
comunicato, promosso; invisibile perché interno all’industria televisiva. dev’essere trasparente.
TECNICHE
Il palinsesto è una sequenza ordinata di programmi/altri materiali (contenuto), disposti dentro una griglia
temporale (forma) secondo logiche differenti (editoriali/commerciali/professionali), mediante impiego
tattiche/strategie e sulla base di obiettivi di lungo/breve termine.
Vengono sottolineate così l’alternanza, l’incrocio e il mescolamento tra testi di differente genere/tipo.
Il primo elemento della definizione “operativa” di palinsesto è costituito dal contenuto (un insieme
complesso di materiali variegati). Il palinsesto non può essere vuoto. Mix eterogeneo di elementi testuali,
rispettando obblighi strutturali ed esercitando una creatività vincolata. I materiali “da costruzione” si possono
dividere in 3 grandi gruppi (secondo Williams)→
1) i programmi; 2) gli spazi pubblicitari; 3) le forme (auto) promozionali, ossia lo strumento di
comunicazione ‘interna’ del palinsesto, delle sue ricorrenze/dei suoi orari.
I PROGRAMMI
distinzione interna ai programmi è legata alle modalità della loro produzione. Dal punto di vista spaziale si
separano i prodotti realizzati in esterni (ambienti/situazioni reali)/interni (studi televisivi); o nella dimensione
temporale in diretta o registrati, o anche in differita (registrazione avviene poco prima della messa in onda,
con anticipo di qualche giorno/ora, per cui spesso è ‘buona la prima’, pur tenendo possibilità intervenire. I
contenuti dal vivo impongono la loro temporalità su quella del palinsesto.
Strettamente legata a questa ripartizione è quella che oppone da un lato i programmi a utilità ripetuta (anche
chiamati ‘programmi di stock’ che si possono immagazzinare, conservabili/replicabili) e dall’altro quelli a
utilità istantanea (i ‘programmi di flusso’, prodotti ‘cotti e mangiati’, sfruttano la diretta e si legano alla
messa in onda, occupano ore ma senza arricchire più di tanto i magazzini della rete: bassi costi ma veloce
‘deperimento’ dei contenuti.
Altra categorizzazione→le produzioni (programmi preparati appositamente dall’emittente); e i diritti
(produzioni altrui, acquisite dall’emittente come ready-made e ritrasmesse: serie, factual, cartoni animati,
documentari; già pronti all’uso), tra make e buy.
Poi si possono aggiungere gli eventi, che richiedono sia acquisto licenza/investimento produttivo per
occasioni rilevanti. Generano un ‘effetto-alone’ sulla rete che li ospita. Le emittenti hanno qui un ruolo di
promotore/testimone (interessato).
Il palinsesto può svilupparsi in ampiezza oppure in profondità, dove ampiezza è definita dal numero di
categorie di programmi trasmessi, mentre la profondit&ag
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