Storia della psicologia
La psicologia: un profilo storico
Il lungo passato filosofico
Il termine psicologia deriva dal greco e significa scienza dell’anima; il termine però è un neologismo rinascimentale. Venne usato a partire dalla seconda metà del '500, perché acquisisse il significato odierno bisogna aspettare il XVIII sec. Importante fu la distinzione attuata da Christian Wolff tra psicologia razionale e psicologia empirica che fu il punto di partenza per lunghi dibattiti e riflessioni che stanno alla base della distinzione tra filosofia e psicologia. Riflessioni di carattere psicologico però se ne videro anche molto prima del rinascimento, come minimo durante l’epoca dei presocratici. La psicologia ha antiche radici nella filosofia.
La psicologia del pensiero classico
Nell’antichità vi erano diversi pensieri/teorie riguardo al rapporto mente-corpo: da una parte abbiamo quelli che ritengono che nel nostro corpo si trovi un’anima immortale ma che è indipendente da questo; dall’altra parte ci sono coloro che credono che la sopravvivenza dell’anima sia legata alla sopravvivenza del corpo. In generale, è una visione materialista della questione: la mente è prodotto del corpo.
Mente e corpo nel pensiero greco
Il pensiero religioso greco è dualistico ma noi ci soffermeremo maggiormente sugli aspetti filosofici e medici di questo pensiero. Il pensiero greco vanta di parecchi filosofi che furono importanti per la questione che stiamo trattando: Aristotele e Platone, anatomisti come Democrito, Ippocrate e Galeno dal punto di vista medico.
Grazie a Ippocrate emerge una visione del corpo umano con i suoi equilibri e crisi; la malattia, ad esempio, è determinata da una serie di squilibri nel rapporto con se stessi e con gli altri. Il compito del medico è di aiutare a ristabilire equilibrio tra le varie parti. Egli in particolare propose la teoria dei 4 umori: 4 umori come i 4 elementi fondamentali.
- Aria: sangue = caldo, umido = prodotto dal cuore = primavera = infanzia
- Acqua: flegma = freddo, umido = prodotto dal cervello = inverno = vecchiaia
- Fuoco: bile gialla = prodotta dal fegato = calda, secca = estate = adolescenza
- Terra: bile nera = prodotta dalla milza = fredda, secca = autunno = maturità
Ne consegue che ogni umore ha le sue caratteristiche.
Alcmeone: allievo di Pitagora, tratta per lo più di medicina, fu il primo che descrisse il corpo basandosi su osservazioni anatomiche. Egli definisce la differenza tra uomo e animali: i primi capiscono, i secondi percepiscono ma non capiscono; inoltre fu il primo che descrisse con precisione l’occhio e il nervo ottico e che pone nel cervello la sede della percezione. Riteneva che nell’occhio vi fosse del fuoco e che questo venisse proiettato sugli oggetti percepiti. La visione è dovuta a proprietà scientifiche dell’occhio e non dello stimolo.
Democrito: non si capisce molto, veder sul libro di filosofia che magari è più chiaro.
Aristotele: allievo di Platone, egli studiò il modello platonico ma rifiuta il dualismo mente-corpo proposto dal maestro a favore di una sua tesi che vede l’uomo come somma di anima e corpo in cui intelletto e passioni sono unite. L’uomo risulta dunque essere per Platone un essere complicato che necessita di conoscere per conoscere se stesso sebbene egli sostenga che si conosce sia con la ragione che con i sensi (ecco che ricompare il dualismo di Platone). Il De Anima è l’opera in cui Aristotele tratta gli studi sull’anima.
L’anima rappresenta per Aristotele il principio che ordina e organizza la vita ed è intrinseco negli esseri viventi (≠ Platone), essa diventa oggetto di studio fisico perché incorporata nel corpo è forma nella materia, è la realizzazione finale del corpo e della sua attività. Si può infatti dire che:
- Anima:corpo = atto visione:organi visivo
- Anima: è entelechia primaria di un corpo naturale dotato di vita in potenza; è forma del corpo; è atto del corpo.
Forma: natura, essenza della cosa, ciò che la rende quello che è. È attiva perché va a costruire la materia. Materia: ciò di cui è fatta una cosa, quello che la compone. È passiva. Sinolo: forma + materia. Potenza: possibilità che una cosa ha di assumere una forma. Atto: realizzazione di una capacità.
L’anima è quella cosa che ci permette di vivere e pensare ed ha una sua struttura propria.
L'anima secondo Aristotele
- 1° Livello: Anima vegetativa (o nutritiva): si trova nell’uomo, negli animali e anche nelle piante, è quella che permette lo sviluppo.
- 2° Livello: Anima sensitiva: presente nell’uomo e negli animali, permette di relazionarsi con il mondo esterno.
- 3° Livello: Anima razionale (o intellettiva): si trova solo nell’uomo, permette di conoscere qualcosa che va oltre i 5 sensi, imparare, acquisire la verità.
L’anima ha sede nel cuore e non nel cervello! È strutturata secondo le sue manifestazioni empiriche.
In conclusione
Possiamo dire che il pensiero oscilla tra due ipotesi riguardo alla sede dell’anima:
- Cardiocentristi: il cuore è la sede dell’anima. Aristotele, Empedocle.
- Encefalocentristi: il cervello è la sede dell’anima. Ippocrate, Platone e vari medici alessandrini.
La psicologia dal pensiero classico al cristianesimo
Il periodo finale del pensiero greco viene chiamato neoplatonismo: in questo periodo venne interpretato il pensiero di Platone in una chiave religiosa, in cui il mondo ideale è il paradiso. Uno dei massimi esponenti di questo periodo fu Plotino il quale ispirò molte teorie sia per gli scolastici che per il pensiero medievale.
Nel passaggio da pensiero greco a visione cristiana però quello che venne sacrificato fu proprio la psicologia, dal punto di vista cristiano infatti, fino al rinascimento, lo studio dell’uomo in particolar modo dal punto di vista biologico era inconcepibile: l’uomo è infatti interposto tra Dio e la natura, egli è parte della natura ma è posto in posizione privilegiata nella scala gerarchica delle creature perché si trova immediatamente sotto a Dio. Sezionare un cadavere era reato e la riflessione sull’uomo, secondo loro, andava lasciata al teologo. In questo periodo viene ripreso Aristotele ma il suo pensiero viene stravolto perché letto in chiave religiosa.
Tra i fondatori del cristianesimo troviamo in particolare due personaggi: Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino.
Sant’Agostino (354 – 430 d.C.): è uno dei padri fondatori della chiesa. Anima = sostanza spirituale dotata di consapevolezza di sé che la rende subito certa della sua esistenza. Ha una visione in chiave religiosa di tutto quello che studia. Dio sta nella nostra anima quindi dobbiamo cercarlo dentro di noi. L’uomo deve cercare la verità: ovvero capire se stesso.
San Tommaso d’Aquino (1225 – 1274 d.C.): riprende Aristotele e integra la sua filosofia con la fede cristiana e la sua visione. Uomo = anima + corpo.
Dagli arabi al rinascimento
Intanto il pensiero arabo, che era molto più libero e laico, iniziava a farsi strada in occidente portando con sé riflessioni che verranno colte dagli occidentali solo dopo l’avvento di Cartesio. A differenza del pensiero cristiano, quello arabo non aveva “limitazioni” riguardo ai temi studiati, l’anima si poteva studiare senza che la chiesa opponesse resistenza. A proposito degli arabi, due parole su Alhazen il quale trattò largamente di uno dei pilastri della psicologia scientifica: la percezione visiva.
Alhazen: nato nel 965 in Iraq, frequenta la scuola di Bagdad e successivamente si trasferisce al Cairo perché viene chiamato lì da un califfo, dove morì nel 1039. Lasciò una sterminata produzione scientifica riguardo a ottica sia dal punto di vista fisico che anatomico che psicologico, matematica, astronomia, medicina e filosofia. Noi ci interessiamo soprattutto al tema della visione. Visione: avviene per raggi emessi dall’oggetto osservato per mezzo di una piramide il cui vertice si trova nell’occhio e la base nella cosa vista. Non dipende più quindi dalla proprietà fisiche dell’occhio come altri prima sostenevano.
Per demolire la teoria precedente, Alhazen ricorre alle immagini postume o consecutive: se si osserva una fonte di luce intensa come il sole poi si forma un’immagine luminosa che è visibile anche a occhi chiusi e che ha la stessa forma della sorgente di luce originaria. Questa immagine che si forma è detta immagine postuma. Partendo da qui, Alhazen smentisce la vecchia teoria dicendo che siccome l’immagine postuma si può vedere anche in assenza di stimolo, non è possibile che la percezione di un oggetto dipenda da raggi che partono dagli occhi e che sono rivolti all’oggetto. Per proporre questa teoria, Alhazen parte dagli studi anatomici di Galeno il quale si era accorto che i raggi che provengono dagli oggetti penetrano nell’occhio che funziona più o meno come una camera oscura, entrano da un foro, la pupilla, e proiettano sulla superficie interna posteriore della camera oscura l’immagine dell’oggetto. Per quanto riguarda il problema della formazione di un’immagine invertita sulla retina, Alhazen afferma che nell’occhio l’immagine si forma sul cristallino e non sulla retina e quindi l’immagine non era invertita perché a suo parere non era una lente biconvessa.
C’è però un altro problema da affrontare: di cosa sono costituiti questi raggi che giungono dagli oggetti? E come mai i raggi provenienti da oggetti diversi non si mescolano? I raggi non si mescolano e questo lo ha dimostrato l’esperienza della camera oscura: se le luci si mescolano nell’aria prima di passare nel foro (pupilla) allora si mescolerebbero anche nell’aria del foro e lo attraverserebbero già mischiate, ma noi troviamo che non è così quindi non si mescolano! Ogni punto della superficie di un oggetto invia un raggio che riproduce quel punto della superficie sul cristallino, così facendo si riproduce tutto l’oggetto osservato. Alhazen è il predecessore della moderna teoria delle luci e a lui si fa risalire anche una distinzione che sarà fondamentale per la trattazione del tema della percezione: sensazione è diverso da percezione.
Egli distingue tra:
- Percezione pura diversa da conoscenza, da pensiero e da differenziazione: nella sensazione pura si ha una visione bidimensionale in cui alla luce corrisponde una sensazione di luce in quanto tale, al colore una sensazione di colore in quanto tale, tutte le altre caratteristiche percettive (grandezza, forma, distanza…) si ottengono grazie al raziocinio (pensiero).
Keplero e il problema dell’immagine invertita: anche Keplero si interessa della questione dell’immagine invertita ma egli non la considera un problema, anzi gli sembra assai normale e lo dimostra scientificamente. Diede una completa dimostrazione del fatto che in una camera oscura si ha un’immagine completamente rovesciata ma che riproduce perfettamente l’oggetto osservato.
Il cambiamento della concezione dell'uomo con rinascimento e umanesimo
In questo periodo, soprattutto in Italia e in particolar modo a Firenze, inizia un capovolgimento della concezione cristiana medievale, avvengono grandi cambiamenti ed aperture nei confronti della scienza rispetto all’età medievale. Vi è una nuova concezione dell’uomo non più in ottica trascendentale ma come essere partecipe degli attributi della divinità. La natura è qualcosa di divino, superiore all’uomo e che possiede una forza tale da far interagire le sue diverse parti (vedi ad esempio l’importanza che davano agli astri). L’uomo però è più “libero” rispetto a prima nel senso che non è più la sorte a governarlo completamente ma egli possiede un certo raggio d’azione.
In questo periodo vengono riscoperti i classici greci e in parte quelli arabi per quanto li conoscessero. Avviene una così detta naturalizzazione dell’uomo.
Cartesio
Non si capisce un tubo leggere da libro filosofia liceo.
Razionalismo ed empirismo
Al razionalismo si contrappose sin da subito l’empirismo che fiorì soprattutto nei paesi di lingua inglese e che aveva molte cose diverse da dire riguardo alla percezione. L’empirismo sostiene:
- Assoluta dipendenza...
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