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Il Novecento: il secolo del bambino?

Introduzione

Il XX secolo è passato alla storia dell’educazione come “il secolo dei fanciulli”, locuzione adoperata dalla pedagogista svedese Ellen Key. Da fine 1800 in poi, la considerazione del valore dell’infanzia è stata al centro di teorizzazioni, di ricerche in campo psicopedagogico e medico, di una serie di interventi legislativi a livello nazionale e internazionale, e di offerte educative e culturali volte alla sua protezione e valorizzazione. Secondo il pensiero di P. Ariès, nel Medioevo non vi era il sentimento dell’infanzia, cioè non vi era la consapevolezza di un’età diversa da quella dell’adulto con i propri metodi. Rousseau fu il primo a cambiare questa percezione.

La considerazione del bambino è espressione della nostra civiltà e cultura occidentale. Perché?

  • Diminuzione della mortalità grazie alle scoperte in campo medico-scientifico
  • L’affermarsi della pediatria
  • Le dichiarazioni dei diritti del bambino e del fanciullo e i provvedimenti legislativi nazionali
  • La nascita dei tribunali per minori
  • Il divieto di lavoro per i minori
  • Il diffondersi di libri e periodici, di giochi e giocattoli
  • Un benessere più diffuso
  • L’aumento della scolarità per bambini

Nonostante tutti questi elementi positivi, ci si trova a domandare se il ‘900 è il secolo del bambino, se l’infanzia sia scomparsa un’altra volta (Postman 1982), o se sia solamente mutata (vestiti alla moda ecc.).

Infanzia

Il termine infanzia è attribuito al ragazzo fino a 14 anni. Il libro presenta luci e ombre, il mondo dell’infanzia con aspetti positivi e negativi. Nel corso del XX secolo, l’infanzia ha dovuto fare i conti con:

  • Le dittature (I e II Guerra Mondiale) e varie organizzazioni statali.
  • Strumentalizzazione e militarizzazione (balilla).
  • Il problema dei bambini orfani e l’abbandono in strutture (orfanotrofi, istituti per minori).
  • Il lavoro minorile verso la fine del secolo.
  • La violenza, non scomparsa ma mutata: la realtà familiare per l’aumento delle famiglie divise, con il lavoro di entrambi i genitori e con le famiglie monoparentali. Sono presenti ancora fenomeni come pedofilia, maltrattamento, bambino soldato.
  • Emigrazione economica per sfuggire alla guerra.
  • Bambine e bambini che si confrontano in una società multiculturale globalizzata, dove sembra dominare un appiattimento comune su alcuni “valori propagandati dai mezzi di comunicazione: anche l’idea di infanzia, o meglio le idee sulle infanzie, hanno assunto variegate forme pubblicità, figura del bambino.

Struttura

I parte: ricerca storico-educativa riguardante l’infanzia nel XX secolo.
II parte: come ogni contesto sociale abbia una sua idea di infanzia, contesto democratico e dittatoriale; diffusione della scuola.
III parte: questione dei bambini e dei media (fumetti, libri, film, tv) e la differenza di genere.
IV parte: diritti dell’infanzia, magistero della Chiesa nei confronti dei bambini, il bambino nella coppia che si separa, nelle istituzioni, ecc.

Una storiografia dell’infanzia, una storiografia nell’infanzia (Egle Becchi)

Professoressa di storia della pedagogia con studi in Italia. Il saggio richiama la storiografia dell’infanzia (1960 con la pubblicazione del testo "Padri e figli nell’Europa" di Ariès). Ariès si domanda come l’infanzia sia stata avvertita per la prima volta tra Medioevo ed età moderna, contribuendo alla “scoperta” dell’infanzia, il non-adulto non viene svelato. Ariès non presenta tanto l’infanzia in quanto tale (come il bambino vive, il suo vissuto), ma come l’adulto ha concepito il bambino. L’approccio è abbastanza complicato: Il lavoro di ricerca è molto delicato in quanto bisogna avere l’umiltà di mettersi in ascolto di voci impercettibili, di bambini. Se si vuole studiare l’infanzia, bisogna studiare anche i luoghi e gli spazi (famiglia, scuola, aula ecc.). Si tratta di distinguere come è stata gestita e vissuta da coloro che l’hanno idealizzata.

Il bambino è soprattutto figlio. La famiglia è la ragione dell’esistenza del bambino, suo fondamento secondo la considerazione di Ariès. Altri contributi: deMause elabora una teoria in cui cerca di capire qual è la relazione tra adulto e bambino: più si va indietro nella storia, più ci si rende conto che il bambino non veniva considerato e più frequentemente tocca a lui la sorte di essere maltrattato. Da una parte il bambino viene curato, stimolato, ecc., ma dall’altra si constata anche l’educazione nel diventare adulto.

La documentazione mostra: bambino adulto in divenire che deve progredire, diventare adulto veloce e raggiungere il traguardo della maturità, ma non descrive cos’è. Becchi fa il bilancio della sua attività e pubblica una confessione: ha trattato l’argomento sempre in argomenti specifici senza riuscire a costruire una storia complessiva perché è difficile interagire con i bambini. Nonostante gli vengano assegnati ruoli specifici, il bambino non è in grado di esprimersi (disegni e scarabocchi possono comunque rivelare qualcosa).

A cosa si può prestare attenzione?

  • Canzoncine
  • Rime che regolano i giochi che vengono composte, riprendendo le formule adulte e traducendole e stravolgendole secondo forme non adulte, apprese da altri
  • I diari di infanzia: pagine quotidiane o quasi dove un genitore annota fedelmente quanto il piccolo vive. Queste a volte vengono troppo enfatizzate perché viste dal punto di vista dell’adulto; o diari segreti
  • Archivi domestici (lettere di Natale, disegni) come testimonianze del bambino che dice di sé
  • Ego documenti: i bambini scrivono ciò che gli adulti/insegnanti vogliono leggere?

La ricerca storico-educativa sull’infanzia nel XX secolo (Simonetta)

Marc Bloch sottolinea che non si tratta di limitarsi a fare indagini sulle istituzioni nelle quali il bambino viveva, ma di cogliere il loro vissuto. Quest’idea nasce tra il XX e il XXI secolo. Si possono cogliere anche cambiamenti del linguaggio e dei termini: da una storia dell’infanzia a una storia dei bambini.

L’oggetto dello storico non è solo l’infanzia come rappresentazione adulta, ma anche il bambino reale. La storia dell’infanzia è sempre connotata dal genere, religione, ceto sociale e classe economica, dalla cultura della nazione o del gruppo etnico. La combinazione di questi elementi determina diverse modalità educative e condizioni di vita. Il bambino e la bambina vengono indagati non più solo come oggetti di studio, ma come attori essi stessi della storia (per quanto possibile).

Richiamo a quelle che sono state le indagini precedenti, cioè come progressivamente si è prestato attenzione all’infanzia:

  • Ariès
  • Rousseau
  • Alcuni fenomeni religiosi del 1500 e del 1600: devozione al Bambin Gesù da Erasmo da Rotterdam
  • Comenio: infanzia innocente senza peccato che può redimere l’umanità
  • 1700: pediatria, riviste di didattica di pedagogia, l’industria del giocattolo (Germania); diritto all’istruzione; 1774 l’Impero Asburgico impone l’istruzione obbligatoria (6-12 anni)

Nel testo si trova che il diritto all’istruzione e la marcata attenzione alla dimensione igienico-politico-sociale, insieme a disposizioni a favore della crescita sana dei bambini. Si proteggono i bambini dall’inserimento nel mondo del lavoro, scoperta dei vaccini, miglioramento dell’alimentazione, il movimento delle Scuole Nuove, lo sviluppo della psicologia.

Problema

I bambini non lasciano tracce di sé. Indagare sull’infanzia passata non è facile. Ariès è stato il primo a studiare i quadri che rappresentavano l’infanzia (disegni). Vi sono anche bambini che non hanno potuto lasciare tracce (orfani, abbandonati) e magari introdotti subito nel mondo del lavoro. Anche chi aveva famiglia, non era la scuola, ma il lavoro a costruire il fattore dominante della vita (lavoro nei campi).

Tra il 1600 e il 1700 nasce il sentimento dell’infanzia, si può cogliere che i genitori (dei ceti alti) manifestavano il loro affetto ai figli. Dedicavano anche alla loro educazione per mandarli poi ai collegi.

Riconoscimento dell’infanzia

deMause sostiene che l’adulto è capace di prendere le distanze dal bambino, è in grado di trattarlo come un bambino e non come adulto. Studiando la storia dell’umanità, ha colto come nel passato la relazione genitore-figlio sia cambiata. Elabora una sua teoria per arrivare a concludere che l’adulto aspetta il bambino perché è in grado di riconoscere le sue esigenze e offrire una risposta; questo implica che il bambino sia riconosciuto diverso da sé. Mancava quindi la maturità emozionale.

Metodologia della ricerca sull’infanzia

Nella prima metà del 1900, la psicologia dello sviluppo vede nell’infanzia una fase naturale di crescita e sviluppo. Tuttavia, indagare sulla realtà storica dei bambini è un compito complesso e spesso richiede di rivolgersi a fonti indirette per cogliere la loro esperienza vissuta.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Barons98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Dal Toso Paola.
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