Lezione 4: Scrivere la filosofia
Platone e la scrittura
Platone si trova a vivere tra due epoche. Prima di lui, i cittadini ateniesi eminenti non ricorrevano alla scrittura [Socrate, Pericle], pur essendo un mezzo diffuso. Non era ancora accettata come mezzo di comunicazione culturale. Dopo Platone, essa cominciò a diffondersi anche tra i filosofi, come Aristotele. Con Aristotele, essa diventò il principale strumento di trasmissione del sapere filosofico, sotto forma di trattato. Platone scrisse il primo grande corpus filosofico scritto dell’antichità. Ma Platone, nonostante questo, rifiutò la possibilità che il pensiero filosofico potesse essere messo per iscritto.
Ambivalenza platonica
Platone fondò una scuola filosofica e scrisse un grande corpus filosofico; eppure guardava al passato per il modello del dialogo come esercizio filosofico diretto.
Mito di Theuth
Nel Fedro, il mito di Theuth, dio uccello che aveva inventato una serie di saperi combinatori, afferma che l’invenzione della scrittura [doveva essere, secondo le intenzioni dell’inventore, farmaco della memoria] era stata criticata dal suo destinatario, il re Thamous: La scrittura indurrà l’oblio nelle anime di chi apprende. La scrittura era dunque una protesi della memoria che ne rendeva l’esercizio superfluo e l’atrofizzava. Inoltre, paralizza il rapporto d’insegnamento tra maestro e allievo e dà una presunzione di sapienza. La scrittura, ancora, è ripetitiva e inerte, incapace di provare le proprie ragioni.
In balia del lettore
La scrittura, inoltre, non può selezionare i propri destinatari. Ciò da un lato porta alla sclerosi del sapere, dall’altro alla mancanza di controllo e all’imprevedibilità delle interpretazioni.
Scrivere nell'anima
Alla scrittura Platone contrappone la sua scrittura nell’anima attraverso il confronto diretto fra maestro e allievi.
La scrittura è gioco
Al discorso scritto spetta la dimensione del gioco. Il dialogo diretto, invece, è il luogo della produzione di pensiero e verità. Ma se questa era l’opinione di Platone sulla scrittura, perché esiste un suo ampio corpus scritto?
- Interpretazione neo-kantiana: la critica dei limiti del testo da parte di Platone e consapevolezza dell’impossibilità della chiusura sistematica del sapere filosofico, della sua relativizzazione secondo i contesti comunicativi e problematici.
- Interpretazione oralistico-esoterica: i dialoghi platonici scritti sono propedeutici alla filosofia vera e propria, che è orale. "Cose di maggior valore" citate nella Lettera VII sarebbero rinvenibili nelle dottrine non scritte, in cui si può ricavare una "metafisica dei principi" trasmessa solo oralmente.
C'è una parte di verità in entrambi gli approcci, ma serve un approccio diverso, che tenga conto delle affermazioni esplicite di Platone e della peculiare forma delle sue opere.
La scrittura nelle Leggi e nel Politico
Nelle Leggi si dice che i discorsi dei filosofi debbono essere salvati dall’oblio. Al contrario, nel Politico, si afferma che la scrittura è troppo rigida, e il governante deve adattare le norme alle diverse situazioni in cui si trova. Tuttavia, se non c’è un "vero governante", è necessario rispettare le leggi scritte, per non consegnare il potere alla tirannide. La rivalutazione della scrittura non riguarda le "cose di maggior valore", ma l’ambito etico-politico. Nelle Leggi, dunque, si afferma che la scrittura è una sorta di surrogato del maestro, del filosofo; nel Politico, essa è il surrogato del buon governante. La scrittura filosofica è giustificata dalla responsabilità pubblica della filosofia.
La teatralizzazione dialogica
Alle spalle dei dialoghi platonici non stanno davvero le conversazioni con Socrate, ma probabilmente le discussioni fra compagni dell’Accademia. I dialoghi platonici sono un misto di diegesi [autore ben riconoscibile] e mimesi [autore si nasconde via via nelle parole dei suoi personaggi].
Il teatro come la peggiore delle forme letterarie
Per Platone [Repubblica] l’imitazione teatrale era la peggiore e la più pericolosa delle forme letterarie, perché, con la sua forza suggestiva, induceva lo spettatore all’identificazione coi personaggi, alla condivisione delle passioni. Ne consegue una frammentazione dell’io, una sua destabilizzazione, una distruzione dell’integrità morale.
Il "buon uso filosofico"
Ma la forma dialogica e teatrale poteva essere impiegata per un buon uso filosofico. La forma dialogica supera i limiti della scrittura, ricreando l’uso e lo scambio vivo tra studente e discepolo. Identificarsi coi personaggi aveva così lo scopo di far prendere coscienza al lettore delle proprie opinioni. Si poteva così riconoscere la validità della confutazione socratica, purificarsi dai pregiudizi, dagli errori del passato e della cultura vigente.
La scrittura in Platone
La scrittura era dunque immagine e surrogato del dialogo vivo che ne permette la conservazione. D’altro canto, era necessaria la forma dialogica per entrare nell’anima del lettore e continuare a "scrivere nella sua anima".
Lezione 5: "Solo Platone non c’era"
La voce di Platone
Dov’è la voce di Platone nei dialoghi? Una prima risposta potrebbe essere parole di Socrate. Ma secondo Diogene Laerzio, la cui posizione è recepita da gran parte della tradizione interpretativa, la voce di Platone si trova anche negli altri personaggi maggiori [lo Straniero, l’Ateniese, Timeo].
I problemi della voce socratica
Socrate mette in scena diversi stili filosofici. In alcuni dialoghi professa di non sapere, senza che si giunga a conclusioni definitive. In altri, adotta stile assertivo, con sicurezza di sapere e di pensiero quasi dogmatica. Difficile pensare che entrambi questi stili possano essere appartenuti a Platone. Le tesi socratiche nei diversi dialoghi, poi, non sono cumulabili in un sapere filosofico organico: ci sono posizioni diverse, frammenti di analisi non correlati fra loro, incertezze, insicurezze. Si è pensato quindi che il pensiero filosofico di Platone abbia attraversato fasi di sviluppo rappresentate dalle posizioni sostenute da Socrate.
L’ipotesi evolutiva
L’ipotesi evolutiva dei dialoghi, formulata fin dall’Ottocento, sosteneva uno sviluppo del pensiero platonico che distingueva tre fasi, dividendo il corpus platonico in altrettanti gruppi:
- Dialoghi confutatori e aporetici [dialoghi giovanili, Socrate storico]
- Dialoghi della maturità [Socrate rappresenta posizioni dell’autore]
- Dialoghi della vecchiaia [revisione della filosofia espressa dal gruppo centrale attraverso Socrate e altri]
Ma è difficile stabilire una tale cronologia, quindi è difficile fondare questa ipotesi evolutiva. Ci si è provato con studi stilometrici, che offrono indicazioni le quali, grosso modo, confermano quella tripartizione. Ma, comunque, non è possibile arrivare a una cronologia sicura con questo metodo. Non esiste, come per tutta l’antichità, una "data di pubblicazione", quindi l’autore era libero di rivedere in ogni momento e anche radicalmente la propria opera.
Cronologia dei dialoghi
Si può tuttavia arrivare a una cronologia di massima:
- Dialoghi confutatori-aporetici [Critone, Carmide, Lachete, Liside, Ione, Protagora, Ippia maggiore, Alcibiade I] e dialoghi di transizione fra primo e secondo: Eutidemo, Menone, Gorgia
- Gruppo di mezzo: Fedone, Simposio, Fedro, Repubblica, Cratilo, Teeteto, Filebo; Sofista, Politico, Parmenide, Timeo/Crizia, Leggi
Socrate e Platone
Anche considerando valida l’ipotesi evolutiva, è difficile ravvisare nel personaggio di Socrate, e solo in lui, il portavoce del pensiero di Platone.
Interpretazione oralistico-esoterica
Secondo questa interpretazione platonica, i dialoghi mostrano segni d’incompiutezza, che indicano a loro volta l’inadeguatezza della scrittura alla filosofia. La vera dottrina platonica starebbe nelle dottrine non scritte, in cui è abbozzata una metafisica dei principi. Il cosmo è generato dall’interazione Uno-Diade. Dalla prima scissione dell’Uno vengono generate le Idee, dalla Idee gli enti matematici, dagli enti matematici le cose del mondo sensibile. Uno è il bene, Diade il male: bene e male sono presenti nel mondo in proporzione variabile.
Critica all'interpretazione oralistico-esoterica
- Le reticenze e le omissioni dei dialoghi possono essere interpretate come effettive difficoltà teoriche
- Sono presenti nei dialoghi analisi teoriche vicine alle dottrine non scritte
- La concezione platonica della filosofia e della dialettica esclude chiusura definitiva della ricerca filosofica
- Le dottrine non scritte sono povere, mentre nei dialoghi c’è un’abbondanza di problematiche filosofiche, sicché risulta difficile pensare i secondi come propedeutici ai primi
Perché le dottrine non scritte rimangono fuori dai dialoghi?
- Erano esperimenti di pensiero paralleli a quelli dei dialoghi
- Erano troppo provvisori e controvertibili per venire sottoposti alla discussione di una cerchia più grande d’interlocutori. La filosofia di Platone va dunque ricercata nei dialoghi stessi.
L’ironia platonica
La presa di distanza ironica era dettata dalla necessità di non lasciarsi imbrigliare da conclusioni definitive.
Dov'è la filosofia di Platone?
- I dialoghi sono ricchi di tesi filosofiche diverse e talora contrapposte, sostenute sia da Socrate sia da altri protagonisti, sia dai loro interlocutori e rivali
- Nessuna di queste tesi è immediatamente platonica
- Platone è l’autore di tutti i personaggi, quindi di tutte le loro tesi
Platone non è l’elaboratore di una dottrina filosofica, ma il fondatore del metodo filosofico quale forma morale e intellettuale distinta da retorica, politica e poesia. La sua intenzione è quella di delimitare il campo di ricerca; individuare predecessori e rivali; definire linguaggi e metodi pertinenti [dialettica]. Non ci sono teoremi definitivi.
Autonomia dei dialoghi
I dialoghi non sono perciò capitoli di un trattato sistematico, ma opere dotate di una loro autonomia. Così, anche i personaggi dialogici hanno una loro autonomia. Sono testimoni di posizioni culturali, tesi teoriche, forme di vita. Anche Socrate è autonomo da Platone. Platone, dal canto suo, è il "padre" di tutti i personaggi, sta in tutti loro. Questo non significa che non si possa tentare d’isolare la voce di Platone. Per farlo, seguiamo dei segnali.
- Ci sono nuclei teorici e segmenti dottrinali richiamati, riassunti, discussi e rielaborati in una pluralità di testi, al riparo dalla contestualizzazione dialogica. Casi principali: teoria politica [Repubblica, Leggi, Crizia, Lettera VII], teoria dell’anima e della sua immortalità
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