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Riassunto della dispensa a cura della dott.ssa Seveso

Le relazioni fra generi e generazioni nella storia della pedagogia

Epoca antica

Platone, da Alcibiade I

Si tratta del dialogo tra Socrate e Alcibiade, nel 431 a.C. Alcibiade chiede a Socrate qual è lo studio a cui si deve applicare, lui risponde che bisogna cercare insieme il modo in cui si diventa migliori e afferma che tra loro due c'è una differenza: Alcibiade ha come tutore Pericle, invece Socrate ha come tutore Dio, migliore e più sapiente. Afferma inoltre che tutti hanno bisogno di studio, ma loro due in modo speciale.

Cosa vuol dire prendersi cura di sé? Non è la stessa arte quella con cui ci si prende cura di sé rispetto a quella con cui ci si occupa di ciò che è proprio. La cura di sé: non è l'arte con cui si può migliorare quello che ci riguarda, ma è quella con cui rendiamo migliori noi stessi; attraverso la maieutica, ci serviamo della virtù del "conosci te stesso". Conoscendo noi stessi possiamo sapere quale arte ci rende migliori e potremo sapere come dobbiamo prenderci cura di noi.

Amare un uomo è amare la sua anima non il corpo. Se uno ama il corpo di una persona, ama le cose che gli appartengono; ti ama chi ama la tua anima. Ci si deve prendere cura dell'anima, bisogna lasciare agli altri la cura del corpo e delle ricchezze. Per conoscere noi stessi, dobbiamo guardare il divino che è in noi. Guardando al Dio e alla virtù dell'anima, ci serviremo dello specchio più bello, così potremo vedere e conoscere noi stessi il più possibile. Solo chi conosce se stesso è giusto e temperante, e può governare la città. Se non si è temperanti e buoni, non si può essere felici, invece gli uomini cattivi sono infelici. Chi vuole governare la città deve acquistare la virtù; nelle città prive di governo, ci saranno solo disgrazie.

Platone, Apologia di Socrate

Socrate afferma che il Dio dice che lui (Socrate) è il più sapiente degli uomini. Così va da alcuni uomini politici che agli occhi degli altri e se stessi erano sapienti, scopre così di essere davvero il più sapiente, e conosce cose che nemmeno credeva di sapere. Dialogo in tribunale, 399 a.C., Meleto accusa Socrate. Prima accusa: Socrate corrompe i giovani volontariamente; seconda accusa: non riconosce gli dèi tradizionali che la città riconosce. Difesa: Socrate afferma che Meleto non si è mai interessato dei giovani, e che lui (Socrate) non li corrompe, e se lo fa, non in modo volontario: per questo dovrebbe solo essere istruito. Socrate continua la difesa: “non sono mai stato maestro di nessuno, se qualcuno desidera ascoltarmi non mi rifiuto, non chiedo denaro, induco solo i giovani alla consapevolezza che loro non sanno tutto”. Conclusione: condanna a morte di Socrate.

Platone, Eutidemo

Anni incerti, tra 416-404 a.C. L'opera espone il dialogo tra Socrate e l'amico Critone, Socrate racconta della disputa eristica avvenuta tra Eutidemo, Dionisodoro, Clinia, Ctesippo. Differenza: sapienza = sapere di non sapere, metapensiero, andare oltre ad un lavoro, è insegnabile. Saggezza = sapere di una tecnica, la saggezza può prescindere dalla sapienza.

Socrate presenta a Clinia un esempio di esortazione alla filosofia, che si incentra sulla coincidenza di felicità, scienza, sapienza e filosofia. Socrate afferma che tutti gli uomini desiderano stare bene, è possibile se si avranno molti beni, quali sono? Ricchezza, buona salute, bellezza, saggezza, giustizia, generosità, sapienza, e il massimo tra i beni è la buona sorte. La sapienza è buona sorte, dà agli uomini in ogni campo una buona riuscita (si conclude che chi ha la sapienza non ha bisogno della buona riuscita). Tutte le realtà che sono un bene, se guidate dall'ignoranza, saranno dei mali, se condotte da intelligenza e sapienza, si tratterà dei beni migliori. Tutti vogliono essere felici, si può servendosi della scienza che è ciò che procura la correttezza e la riuscita. La sapienza è insegnabile, l'unica capace di rendere l'uomo felice e fortunato, altro necessario risulta essere il filosofare.

Platone, Menone

I personaggi sono: Socrate, Anito e Menone accompagnato dagli schiavi. Qui il sapere è critico, cioè viene messo in crisi. Socrate: “non esiste insegnamento, ma reminiscenza”, lui non insegna niente, pone solo domande. Parlando con uno schiavo, mostra che chi non sa, ricercherà con piacere grazie al dubbio, si cerca e apprende quel che si pensava di sapere.

Platone, Protagora

Protagora: i sapienti sanno che coloro che commettono azioni brutte e cattive, le commettono senza volerlo. Nessuno vuole il male volontariamente, non è nella natura umana tendere al male invece che al bene.

Dialogo Socrate/Ippocrate. Ippocrate vuole dare del denaro a Protagora, il sofista, affinché anche lui possa diventare tale. Il sofista è una specie di commerciante, loda le cose che vende ma potrebbe ingannare. Una volta pagato il prezzo, gli insegnamenti si devono accogliere nell'anima. Socrate e Ippocrate vanno da Protagora. Ippocrate aspira a diventare illustre nella città; Protagora dice che la sofistica è un'arte antica, ma gli antichi la usavano per mascherarsi; ammette di essere un sofista, e di educare.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Hilary1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e delle istituzioni educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Seveso Gabriella.
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