Esame di storia della musica leggera – Paolo Somigli
La canzone in Italia – Paolo Somigli
Capitolo 1 - La musica di consumo: punti critici e strumenti per l'indagine
Premessa: di alcuni nodi critici nello studio della musica di consumo
Il termine canzone indica una pluralità di fenomeni e forme diverse dal medioevo ai giorni nostri: nel suo uso più comune, descrive una composizione vocale-strumentale di dimensioni contenute, legata al sistema dei media e mirata ad obiettivi immediati e spesso, dalle forti implicazioni di natura economica e commerciale. In questo senso, la canzone è la tipologia musicale più frequentemente riscontrabile nella musica di consumo o nella Popular Music.
Il fenomeno della musica di consumo prende piede nelle società industriali del secondo ottocento, in cui si affermano condizioni economiche, tecniche e sociali, oltre che culturali, ideali alla diffusione di una produzione musicale legata allo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa e della tecnologia e avvertita come diversa rispetto alla musica d'arte, sia nelle modalità di produzione, che nelle modalità di circolazione, fruizione, nelle funzioni e nei destinatari. Nel suo sviluppo, ha conosciuto diversi mutamenti stilistici ed ha sentito il peso dell'industria mediatica. Oggi, questa produzione è suddivisa in generi e sottogeneri.
Le indagini sulla musica di consumo, i Popular Culture Studies, si sono affermate tra gli anni '50 e '60 ed hanno privilegiato il taglio sociologico. I primi importanti studi, vanno ricordati quelli della scuola di Francoforte, in particolare quelli condotti da Theodore W. Adorno. Essi sottolineavano il profondo legame della produzione di consumo con il sistema capitalista e la sua funzione nel mantenere e consolidare lo status quo, anche quando in apparenza sembrava contestarlo o addirittura negarlo: della Popular Music, in particolare del jazz commerciale diffuso negli Stati Uniti tra anni '30 e '40, Adorno stigmatizzava la standardizzazione, il consumo di massa, la funzione di intrattenimento e distrazione. Queste riflessioni sono state oggetto di numerose critiche, nonostante diversi studiosi ne abbiano riconosciuto l'importanza ed il valore storico: esse sono state ritenute astratte e schematiche e poggiate su una sostanziale sfiducia nei fruitori e nelle loro capacità critico-ricettive. Sì sono così delineate ulteriori letture.
Un'importante svolta nella ricerca è stata impressa dall'introduzione negli studi sulla musica di consumo del concetto di "articolazione": a partire da tale concetto - mutuato dal pensiero di Antonio Gramsci - Richard Middleton ha sottolineato la funzione complessa della musica di consumo nella società ed il carattere tutt'altro che lineare di un'indagine su di essa. Il concetto di "articolazione" presuppone una struttura sociale nella quale si fronteggiano classi sociali in competizione e implica che un oggetto si carichi di più funzioni e valori, contraddittori e mutevoli nel tempo. Concentrandosi sulla Popular Music, Middleton ne ha mostrate così le numerose e diverse implicazioni, il suo essere allo stesso tempo luogo di condizionamento e di resistenza al condizionamento stesso. L'aspetto interessante di questa lettura è proprio l'attenzione alla pluralità di significati e dei valori che uno stesso oggetto può acquisire in un processo di negoziazione e confronto continui.
Tuttavia, questa prospettiva presenta alcuni nodi problematici:
- Essa sembra sottovalutare che lo spazio nel quale il fruitore può dispiegare la propria sovversione risulta assai limitato.
- Questa lettura può condurre la critica all'afasia: se tutto si concentra sul versante della fruizione, non possono essere dati giudizi o valutazioni dell'oggetto in sé ma del suo uso e di questo uso, l'unico vero responsabile è il fruitore.
- Questa lettura, in sintesi, non sembra tenere conto della complessità e della difficile interpretazione del rapporto tra i fenomeni della Popular culture e la società. Non è facile prevedere o stabilire con chiarezza in che direzione si muovono le cose né essere certi che il fruitore ne sia sempre davvero consapevole.
Es. “Live Aid”, operazione musicale-umanitaria promossa nel 1985 da Bob Geldof – con i brani “Band Aid” e “Usa for Africa”
L'intera iniziativa, ideata come azione di aiuto dei paesi poveri, può essere vista distante dai modelli economici in voga negli anni '80 in Occidente, soprattutto se si pensa che ai cantanti fu chiesto di prestare gratuitamente il proprio contributo. Eppure, non sono mancati coloro che hanno scorto uno spregiudicato strumento pubblicitario per i cantanti coinvolti, oltre che un ulteriore forma di dominio dell'Occidente sui paesi poveri (uno strumento quindi che, lungi dal minare lo status quo, si sarebbe rilevato idoneo addirittura consolidarlo). Da un lato, non si può negare che l'iniziativa sia riuscita nei propri scopi, avendo richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica su un dramma di dimensioni colossali e avendo consentito di raccogliere una grande somma da destinare agli obiettivi umanitari; tuttavia la ricaduta che l'operazione ha avuto sull'immagine dei partecipanti ed il coinvolgimento in essa di grandi imprese commerciali, non si può trascurare.
Le ambiguità e le contraddizioni sono frequenti nella musica di consumo, nella sua diffusione e nella sua fruizione.
Es. Una modalità di fruizione: L'altro volume.
Come audiologo, Antonio Arpini ha condotto una ricerca sull'alto volume e sui suoi effetti sulla salute dell'uomo, analizzando il fenomeno in riferimento alla fruizione della musica heavy e noise e altri contesti nei quali l'emissione sonora ad alto volume è un elemento caratterizzante - come la discoteca, il concerto pop o rock, l'ascolto in cuffia. Le sue indagini hanno evidenziato che l'alto volume, soprattutto delle frequenze gravi, determina numerosi effetti a breve e lungo termine sulla salute dell'individuo, di tipo e gravità differenti: si va dall'insorgenza di acufeni, alla tachiaritmia, all'interferenza sul sonno, e addirittura, ad effetti di assuefazione, come nel caso degli stupefacenti.
Il problema è stato indagato a lungo negli ultimi anni, sia in relazione alle analogie tra gli effetti sulla psiche della musica e quelli degli stupefacenti, sia in relazione all'assunzione di stupefacenti in contesti come ad esempio un Rave o una discoteca. Si è affermata una lettura del raid come rito di trance: in una prospettiva rituale, la trance non è una semplice alterazione dello stato di coscienza ma è legata ad un'esperienza di tipo religioso. In essi, inoltre, è presente un mito al quale il rito stesso fa capo mentre il raid appare come un "rito senza mito": nel Rave la musica viene emessa ad un volume che supera la soglia della tolleranza uditiva, che è del tutto impensabile in contesti nei quali non si ricorra all'amplificazione.
Lo studio di Arpini, ci aiuta ad analizzare il fenomeno e ad evitare facili giustificazioni: se si pensa che l'emissione e la fruizione ad alto volume (accompagnate o no dall'uso di stupefacenti) caratterizzano genere i fenomeni musicali affermatisi anche come espressione di insofferenza verso lo status quo, anticonformismo, libertà, il problema che si pone non è da poco. La volontà di esprimere la propria libertà può assumere un volto autodistruttivo, fino a trasformarsi in fenomeni di vera e propria dipendenza.
Fruizione musicale come espressione di un disagio, musica "come disperazione"? Della musica di consumo si può fruire per puro divertimento, per godere di un manufatto musicale, per sostenere un'idea del mondo e per molte altre ragioni che devono essere indagate e capite.
Ma che cos'è la musica di consumo?
La produzione della quale la canzone è l'aspetto più comune, di solito si chiama "Popular Music". Tale dicitura si definisce negli anni '60 e si diffonde, a partire dagli anni '70, dal mondo anglosassone. L'italiano "musica popolare" indicava però un altro specifico settore della musica, di pertinenza dell'Etnomusicologia: quello della musica di tradizione orale – canti contadini, di lavoratori ecc.
I problemi della dicitura anglosassone, non si limitano a quelli relativi alla sua traduzione. Middleton aveva sottolineato che "Popular Music" può implicare due diverse accezioni, a seconda che il termine "popular" privilegi l'ampia diffusione attraverso i mezzi di comunicazione di massa o la fruizione da parte di ampi strati di popolazione, ovvero la fruizione di massa. Inoltre, il concetto di massa implica due divergenti interpretazioni, la prima delle quali coglie valori positivi (massa come soggetto della storia), l'altra aspetti negativi (massa come pura manipolabilità). Middleton opta quindi per una risposta che, sulla scia del concetto di "articolazione", non occulta i problemi, ma anzi si concentra su di essi.
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