Gianni Borgna
STORIA DELLA CANZONE ITALIANA 1
I motivi del suo travolgente successo: in primo luogo Funiculì
si rifà al canto popolare, prende le mosse dall’improvvisata
Funiculà
e dallo Zoccolare (canto di metà 800). Ma è diversa da questo canto,
come da altri precedenti, e da altri più famosi, perché mostra una
nuova possibilità di relazione fra il far poesia, sia pure di propaganda,
LA CANZONE NAPOLETANA e il fare musica, sia pure d’occasione. Reca il segno di un rapporto
nuovo e strettissimo, tra il poeta e il musicista. La vena colta degli
autori diventerà una costante nella fase del decollo della canzone
Il passaggio dalla canone popolare alla canzone d’autore di gusto napoletana: poeti veri, giornalisti competenti, maestri di
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moderno è segnato da quella magnifica melodia in sib, tempo , conservatorio. Ad essi arriverà poi l’incentivo di verseggiatori e
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moderato espressivo, che risponde al nome di Te voglio bene assaje. musicisti di spontanea formazione; in secondo luogo Funculì
I versi, di Raffaele Sacco, risalgono secondo alcuni alla Festa di seppe utilizzare industrialmente l’occasione della rinata
Funiculà
Piedigrotta del 1835, secondo altri al 1839, anno di inaugurazione Piedigrotta, che aveva ormai per scopo quello di diffondere la
della Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria italiana. La musica è canzone.
spesso attribuita a Gaetano Donizetti e sembra che a dar credito a Nel giro di un anno dalla composizione di Turco e Denza, si
questa voce fu lo stesso autore dei versi. Se la canzone fosse nata nel vendettero un milione di copie pubblicate da Ricordi.
1935 tale paternità sarebbe stata possibile, ma nel 1839 Donizetti era Ripresa da Richard Strauss in Aus Italien, Funiculì Funiculà apre la
mille miglia lontano. La canzone ebbe un successo travolgente (se ne stagione d’oro della canzone classica partenopea: un successo
vendettero subito 180.000 “copielle”), ed è molto importante perché, mondiale e pretesto di un movimento che attirerà alla canzone il fiore
nata in settembre, diede l’avvio all’usanza di diffondere ad ogni dell’intelligenza napoletana dell’epoca.
Piedigrotta la nuove canoni dell’anno. e delle canzoni dell’opera
Sono ormai lontani i tempi delle villanelle
buffa. Adesso è la canzone moderna ad affermarsi pienamente. E,
anche se nel 1861 la tradizione di Piedigrotta sarà momentaneamente L’AVVENTO DI SALVATORE DI GIACOMO
sospesa, nel 1876, quando riprenderà conoscerà i suoi splendidi fasti.
‘E spingole
Molti saranno i successi, tra cui Funiculì Funiculà (1880), Sempre attorno al 1880 l’avvento di Salvatore Di Giacomo determinò
‘O sole mio
frangese (1888), (1898). una profonda svolta nella canzone napoletana.
Per raggiungere, non a piedi, il Vesuvio, era stata ideata la funicolare. Nato il 12 marzo 1860 si iscrisse alla facoltà di medicina ma arrivò
Dopo l’inaugurazione, avventa il 6 maggio 18880, il cassiere soltanto al terzo anno. Un macabro episodio lo scoraggiò talmente da
cominciò a lamentarsi: il bilancio delle prime settimane era stato indurlo al rifiuto. Contando un sincero amico in Martino Cafiero, uno
pressoché fallimentare. I napoletani preferivano salire in cima al dei migliori giornalisti del tempo, Salvatore Di Giacomo venne
vulcano col placido ciucciariello ed evitare la cigolante carrozza ‘e assunto al «corriere del mattino», cominciando così una brillante
ferramenta. Fu così che il giornalista Peppino Turco, scommise con carriera di giornalista.
un amico che avrebbe convinto i napoletani a servirsi del nuovo L’anno di grazia di Di Giacomo paroliere è il 1885 in quell’anno il
mezzo. Buttò giù dei versi e li fece musicare dal compositore Luigi poeta napoletano compose Oilì Oilà, con la musica di Mario Costa;
Denza e la canzone fu presentata alla rassegna di Piedigrotta. Era de maggio, musicata sempre da Costa; Marechiare, musicata da
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F. Paolo Tosti. Pare che Di Giacomo avesse scritto quei versi senza in albergo, davanti ad una finestra dalla quale il sole, più che visto,
Nell’interpretazione di Gennaro immaginato o sognato. Tornato in patria presentò ‘O
essere mai stato a Montechiaro. poteva essere
l’atto di nascita della
Pasquariello Marechiare rappresenta, forse, sole mio al concorso della «Tavola Rotonda». Da allora ha fatto il giro
del mondo. L’hanno cantata, oltre ai più grandi tenori lirici, da
canzone moderna. Joséphine Baker a Elvis Presley. Ad essa toccò anche la promozione
a inno nazionale.
“COPIELLE” E “PIANINI”: NASCE L’INDUSTRIA DELLA Del 1899 è Maria Mari, di Eduardo Di Capua e Vincenzo Russo; il
I’ te
1900 vede la nascita di una delle più belle canzoni di Napoli;
CANZONE vurria vasà di Russo e Di Capua, dalla melodia candida e innocente,
purissima tanto nella strofa in minore che nel ritornello in maggiore.
I principale cantanti di questo periodo furono Giovanni Di Francesco,
detto “Zingariello”, cantante e suonatore di violino che riuscì a Del 1904 è Pusilleco addiruso di Ernesto Murolo e Salvatore
destare l’ammirazione di Wagner, il Fraschini, menzionato nella Giambardella; Torna a surriento di Giambattista ed Ernesto De
Curtis. Quest’ultima canzone era stata scritta due anni prima, e non,
e Pasquale Jovino detto “O piattaro” che
famosa Piedigrotta for ever; come comunemente si crede, per far capitolare una bella fanciulla, ma
sarà tra i pochissimi a incidere anche dei dischi.
Ma le canzoni venivano anche diffuse attraverso i “pianini” e le per ricordare al Presidente del Consigliodei Ministri, la promessa di
far istallare a Sorrento un ufficio postale “di prima classe” e di
“copielle”, ossia i fogli volanti sui quali erano stampati alla meglio i
testi delle varie composizioni. Le “periodiche” (festicciole a scadenza inaugurarlo di persona.
E infine del 1904 è l’altrettanto famosa ‘e notte
Voce di Ernesto De
settimanale) e le riunioni di famiglia rappresentavano i palcoscenici. Curtis e Eduardo Nicolardi.
Gli anni che vanno dal 1885 al 1914 sono tra i più esaltanti della
canzone napoletana. Del 1887 è Scetate, di Mario Costa e Ferdinando
Russo, una delle più belle serenate che siano mai state scritte. Del
1892 è ‘A scritta da Tosti e da Gabriele D’Annunzio; COMINCIA LA RADIO
vucchella,
quest’ultimo lasciò questa lirica in una cassetto dedicata alla
Principessa Maria di Gravina. Tosti la musicò soltanto nel 1904. Fu Intanto era accaduto un fatto destinato ad avere profonde
molto amata e cantata da Enrico Caruso. ripercussioni anche sulla storia della canzone e a favorire
l’assolo stonato di un violino
Come il preludio Marechiare, riproduce ulteriormente quel processo che abbiamo già descritto, di irradiazione
che l’autore sentiva abitualmente a Napoli in un ristorante, così ‘A dei modelli linguistici dal centro alla periferia: anche in Italia era nata
è una romanza innestata sull’antico corpo di un canto
vucchella la radio.
L’URI (Unione Radiofonica Italiana) cominciò a trasmettere
abruzzese. Questo per sottolineare che la musica di Tosti serba nelle
sue pieghe anche un filone popolaresco e campestre, che prende le regolarmente il 1 gennaio 1925.
mosse addirittura dagli stornelli. Giovinezza era la canzone che si replicava ogni sera per affermare che
Il 1898 è l’anno di ‘O sole mio, che, a dispetto del titolo, nacque dalle «la radio italiana, nata e sviluppata durante il primo decennio del
ombre. Pochi sanno infatti che questo brano, così gaio e solare non regime, è un validissimo strumento di divulgazione di ogni nuova
iniziativa…».
nacque a Napoli ma a Odessa, sulle rive del Mar Nero. In tourneé
nella città ucraina, Eduardo Di Capua, s’era portato lavoro da casa, Il primo cantante della radio fu Vittorio Balleli, che interpretava le
un foglietto con i versi di Capurro dedicati a Nina Arcoleo. Li musicò sue canzoni in diretta dalla Sala Gay di Torino servendosi di
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rudimentali strumenti. I pionieri dekla radio sono Alfredo Sivoli; il Giovinezza, la cui melodia si rifà apertamente a un canto goliardico
posteggiatore Giorgio Schottler; Mario Pasqualino; Tina Castigliana. molto diffuso al principio del secolo, composto nel 1909 da Giuseppe
All’URI seguì nel 1927, l’EIAR (l’Ente Italiano Audizioni Blanc su testo di Oxilia.
Radiofoniche). Nel 1929 E.A. Mario compone quella che potremmo definire la
canzone-feuilleton per eccellenza, Balocchi e profumi, lanciata da
Gennaro Pasquariello al Teatro Eden di Napoli, la storia di una
mamma egoista e dissoluta che tenderà di redimersi quando sarà
ormai troppo tardi, cioè quando la figlia, malata, sarà sul letto di
morte.
FASCISMO E MUSICA LEGGERA LA RIVISTA
Il regime fascista, ormai insediatori stabilmente al potere, esercitò un Il teatro di rivista (che in origine voleva indicare un teatro che passava
controllo molto stretto, oltre che sulla vita politica e sulle varie forme in rivista tutti i fatti di attualità e che aveva fuso in uno i due spettacoli
di comunicazione di massa, anche sui più disparati fenomeni resistito al tempo: l’operetta e il caffè-
musicale che non avevano
musicali. concerto). Era stato in più di un’occasione tagliente e corrosivo,
Dal 1927 al 1929, l’EIAR si collegò quasi giornalmente con locali da riuscendo talvolta ad esprimere critiche centrate.
ballo di Torino, Milano, Roma e più raramente Napoli. Nel 1929 varò Ma ai primi di gennaio del 1923, subito dopo l’avvento dei fascisti al
un programma giornaliero che durò per tutto l’anno dal titolo Eiar potere, venne istituita presso la Presidenza del Consiglio la censura
Jazz!. Improvvisamente, nel 1935 la parola jazz apparve una sola sulle riviste, cosicché in poco tempo i testi tornarono ad essere
volta nei programmi della radio. Ma nel 1936 la situazione cambiò di edulcorati e inoffensivi.
nuovo con il ritorno della trasmissioni con orchestre jazz. Nel 1938 Gli anni ’30 sono gli anni in cui in Italia si accolgono con entusiasmo
nuovo repentino mutamento. Le trasmissioni jazz scompaiono quasi le cantanti straniere, dalla russa Lydia Johnson, alla giapponese
del tutto dai programmi dell’Eiar. Tsune-Ko. Si fece largo anche un giovane fiorentino del quartiere
Santo Spirito, Odoardo Spadaro, destinato a riscoprire un ruolo
decisivo nella stessa storia della canzone.
LE CANZONI DEL PERIODO FASCISTA Spadaro, che era del 1895, conobbe il suo primo successo nel 1919
con la patetica Ninna nanna delle dodici mamme, ma poi emigrò a
Il fascismo prestò una particolare attenzione alla musica leggera, nel di più consistenti fortune. Fu l’unico italiano a lavorare
Parigi in cerca
quadro di un interesse esplicito e dichiarato per la cultura di massa. nella rivista più famosa e dispendiosa della storia del varietà europeo:
Sarà un caso, ma è un fatto che la prima grande gara di canzoni si la rivista del Moulin Rouge.
tenne in Italia nel 1922, sia pure in agosto, un paio di mesi prima, cioè fiorentino aveva un timbro di voce morbido ed elastico,
L’artista
della marcia su Roma. un’inconfondibile dizione liquida ed elusiva, adatta ai colori del
Le canzoni dell’epoca fascista sono assai diverse tra loro. Innanzitutto sentimento come a quelli della canzonatura, e una vena e uno spirito
vanno ricordate le canzoni dichiaratamente politiche, che crepuscolare, con una nota di toscanità.
accompagnarono l’ascesa del movimento prima e del regime poi. Tra
queste la più popolare e insieme la più ufficiale è senza dubbio 4
un po’ goffi ma popolarissimi, e quello più moderno,
Le sue canzoni (da Firenze del 1929 a Porta un bacione a Firenze del in cui
1938, dal Valzer della povera gente del 1939 a Sulla carrozzella cominciano a cimentarsi gli stessi divi.
sempre del 1939, l’unica composizione che non porta la sua firma) Del primo filone possiamo citare Non ti scordar di me (1935), di De
sono veri e proprio capolavori di arguzia e di bonomia, talvolta Curtis e Furnò, cantata da Beniamino Gigli nel film omonimo; Vivere!
scanzonate, più spesso malinconiche. e Torna piccina (1937); La mia canzone al vento (1938); Violino
Alla rivista legò il suo nome anche Rodolfo De Angelis, nato a Napoli Tzigano (1934).
nel 1893 e morto a Milano nel 1965: vero e proprio intellettuale della Il secondo filone è dominato da un attor giovane che proprio allora
canzone. Partito dal futurismo, passato poi al dadaismo, debuttò nel muoveva i primi passi verso la celebrità: Vittorio De Sica.
1912 nel cafè chantant. Nel 1932, nel film di Mario Camerini Gli uomini che mascalzoni!, De
Scrisse, tra il 1931 e il 1940, oltre 300 canzoni: era infatti un ottimo Sica, teneramente allacciato a Lia Franca, sospira un romantico
–
poeta e un valente pianista, e le cantò. Fu così al pari di Gill e motivo di Neri e Bixio destinato ad entrare nella leggenda, Parlami
– d’amore
Spadaro anche uno dei primi cantautori. Mariù.
L’uomo medio della classe media negli anni della grande crisi e, in Di questo filone non vanno però dimenticati altri importanti brani che
Italia, dell’apogeo del fascismo: questo è il soggetto dell’arte di De – segnarono un’epoca: da
al pari di quelli di De Sica - Portami tante
Angelis. Ma quello del futurista napoletano è uno dei casi in cui, più rose (1934) di Bixio e Galdieri, un tango stilizzato e nostalgico da
del soggetto, conta lo stile. Uno stile ricco di invenzioni poter cantare alla maniera spiritosa dei nuovi dicitori italiani a Mille
metalinguistiche, di riflessioni sulla canzone attraverso la canzone, di lire al mese (1938) a Grandi magazzini (1939).
uno di tutti i possibili apporti musicali, dalla lirica, alla sinfonia, al
jazz. De Angelis, con la sua voce nasale e sempre in falsetto, è uno
sperimentatore accanito, tanto da anticipare moduli linguistici e LE GRANDI ORCHESTRE
canzone d’autore.
stilistici cari all’odierna Ma il 1930 è anche l’anno di nascita in Italia delle grandi orchestre,
che ben presto rivoluzionarono tutti gli stilemi musicali e lo stesso
stile di canto. L’avvenimento più importante di quell’anno fu il
LA SVOLTA DEL 1930 ritorno di Cinico Angelini alla Sala Gay di Torino con la Perroquet
Il 1930 è un anno straordinariamente importante per la canzone. Royal Jazz, che solo più tardi comincerà a chiamarsi semplicemente
Prima di tutto perché è l’anno di nascita del cinema sonoro. Se gli Orchestra Angelini.
americani propongono l’ormai mitico È in quel periodo (1931) che la radio, sull’esempio dell’inglese BBC,
Cantante di jazz, da noi si
La canzone dell’amore.
risponde con Il film, liberamente tratto dalla iniziò a collegarsi attraverso un semplice filo telefonico con la sala da
novella di Pirandello Il silenzio, venne segnalato dalla pubblicità con ballo torinese.
Un’apoteosi d’amore in tre lingue, Intanto, nel 1933, l’Eiar dava vita alla
lo slogan: dato che venne girato sua prima grande orchestra. A
in versione italiana, tedesca, francese, ed è rimarchevole perché è dirigerla era stato chiamato un musicista di gusto tradizionale ed
anche il nostro primo film musicale. estremamente esile al jazz: Tito Petralia.
La canzone al cinema segue fino allo scoppio della seconda guerra Il primo programma, musica varia, selezioni da operette, canzoni
mondiale, due grandi filoni: quello tradizionale, all’italiana, affidato Solo
italiane, fu mandato in onda il 15 ottobre di quell’anno.
nell’ottobre del 1936 l’Eiar-Cetra
generalmente a cantanti lirici, i quali divengono anche attori, talora passò sotto le esperte mani di Pippo
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Mascheroni presentò al pianoforte dell’Orchestra del Caffè Toffaloni
Barzizza. Alla radio era entrato nel 1935, un anno prima del rivale
Angelini. Conosceva un po’ tutti gli strumenti: pianoforte, di Milano.
Ma cos’era il sincopato? Sincope significa spostamento dell’accento
fisarmonica, sassofoni, batteria. A differenza di Angelini, più votato
al genere tradizionale, il maestro genovese aveva un debole per le ritmico della sua sede normale. Il tempo forte, il battere, resta al suo
orchestrazioni di gusto jazzistico, piene di quello “swing” che posto, ma il suono che si accompagna a questo battere viene emesso
imperava oltre oceano. un attimo prima, come un pre-eco. Di qui un andamento ritmico un
po’ strano e quasi goffo, ma che nello stesso tempo comunica
Barzizza riuscì a tenere unita la sua orchestra fino al 1940 e a farla al corpo
dell’ascoltatore un fremito, un bisogno di muoversi, di danzare.
diventare la migliore orchestra italiana in grado di esprimersi in un Quel
suono anticipato, che all’inizio sembra solamente strano, fa venir
linguaggio jazzistico. voglia di muoversi in uno strano modo: la gamba, il piede segnano i,
battere, con regolarità, ma quel suono anticipato stimola un
movimento del corpo, che a sua volta anticipa il movimento della
LO SWING gamba, e anzi si trasmette a esso. Ne vien fuori un andamento un po’
Con le grandi orchestre siamo ormai in piena “era swing”, che in Italia dinoccolato, che impegna totalmente, dalla testa ai piedi.
Il 15 e il 16 gennaio 1935 al Teatro Chiarella di Torino fa la sua prima
si protrarrà dalla fine del 1934 al 1940. tradursi con “abbrivio” o apparizione in Italia il grande Louis Armstrong.
Il vocabolario inglese, che potrebbe
“slancio”, si riferisca anche al modo proprio dell’arte nera di Ma lo swing italiano di quel periodo si rif&ag
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