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Riassunto esame storia della musica leggera, prof. Paolo Somigli, libro consigliato Storia della canzone italiana, Gianni Borgna

Riassunto per l'esame di storia della musica leggera e del prof. Somigli, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Storia della canzone italiana, Gianni Borgna, dell'università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia della musica leggera docente Prof. P. Somigli

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I motivi del suo travolgente successo: in primo luogo Funiculì

si rifà al canto popolare, prende le mosse dall’improvvisata

Funiculà

e dallo Zoccolare (canto di metà 800). Ma è diversa da questo canto,

come da altri precedenti, e da altri più famosi, perché mostra una

 nuova possibilità di relazione fra il far poesia, sia pure di propaganda,

LA CANZONE NAPOLETANA e il fare musica, sia pure d’occasione. Reca il segno di un rapporto

nuovo e strettissimo, tra il poeta e il musicista. La vena colta degli

autori diventerà una costante nella fase del decollo della canzone

Il passaggio dalla canone popolare alla canzone d’autore di gusto napoletana: poeti veri, giornalisti competenti, maestri di

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moderno è segnato da quella magnifica melodia in sib, tempo , conservatorio. Ad essi arriverà poi l’incentivo di verseggiatori e

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moderato espressivo, che risponde al nome di Te voglio bene assaje. musicisti di spontanea formazione; in secondo luogo Funculì

I versi, di Raffaele Sacco, risalgono secondo alcuni alla Festa di seppe utilizzare industrialmente l’occasione della rinata

Funiculà

Piedigrotta del 1835, secondo altri al 1839, anno di inaugurazione Piedigrotta, che aveva ormai per scopo quello di diffondere la

della Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria italiana. La musica è canzone.

spesso attribuita a Gaetano Donizetti e sembra che a dar credito a Nel giro di un anno dalla composizione di Turco e Denza, si

questa voce fu lo stesso autore dei versi. Se la canzone fosse nata nel vendettero un milione di copie pubblicate da Ricordi.

1935 tale paternità sarebbe stata possibile, ma nel 1839 Donizetti era Ripresa da Richard Strauss in Aus Italien, Funiculì Funiculà apre la

mille miglia lontano. La canzone ebbe un successo travolgente (se ne stagione d’oro della canzone classica partenopea: un successo

vendettero subito 180.000 “copielle”), ed è molto importante perché, mondiale e pretesto di un movimento che attirerà alla canzone il fiore

nata in settembre, diede l’avvio all’usanza di diffondere ad ogni dell’intelligenza napoletana dell’epoca.

Piedigrotta la nuove canoni dell’anno. e delle canzoni dell’opera

Sono ormai lontani i tempi delle villanelle

buffa. Adesso è la canzone moderna ad affermarsi pienamente. E,

anche se nel 1861 la tradizione di Piedigrotta sarà momentaneamente  L’AVVENTO DI SALVATORE DI GIACOMO

sospesa, nel 1876, quando riprenderà conoscerà i suoi splendidi fasti.

‘E spingole

Molti saranno i successi, tra cui Funiculì Funiculà (1880), Sempre attorno al 1880 l’avvento di Salvatore Di Giacomo determinò

‘O sole mio

frangese (1888), (1898). una profonda svolta nella canzone napoletana.

Per raggiungere, non a piedi, il Vesuvio, era stata ideata la funicolare. Nato il 12 marzo 1860 si iscrisse alla facoltà di medicina ma arrivò

Dopo l’inaugurazione, avventa il 6 maggio 18880, il cassiere soltanto al terzo anno. Un macabro episodio lo scoraggiò talmente da

cominciò a lamentarsi: il bilancio delle prime settimane era stato indurlo al rifiuto. Contando un sincero amico in Martino Cafiero, uno

pressoché fallimentare. I napoletani preferivano salire in cima al dei migliori giornalisti del tempo, Salvatore Di Giacomo venne

vulcano col placido ciucciariello ed evitare la cigolante carrozza ‘e assunto al «corriere del mattino», cominciando così una brillante

ferramenta. Fu così che il giornalista Peppino Turco, scommise con carriera di giornalista.

un amico che avrebbe convinto i napoletani a servirsi del nuovo L’anno di grazia di Di Giacomo paroliere è il 1885 in quell’anno il

mezzo. Buttò giù dei versi e li fece musicare dal compositore Luigi poeta napoletano compose Oilì Oilà, con la musica di Mario Costa;

Denza e la canzone fu presentata alla rassegna di Piedigrotta. Era de maggio, musicata sempre da Costa; Marechiare, musicata da

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F. Paolo Tosti. Pare che Di Giacomo avesse scritto quei versi senza in albergo, davanti ad una finestra dalla quale il sole, più che visto,

Nell’interpretazione di Gennaro immaginato o sognato. Tornato in patria presentò ‘O

essere mai stato a Montechiaro. poteva essere

l’atto di nascita della

Pasquariello Marechiare rappresenta, forse, sole mio al concorso della «Tavola Rotonda». Da allora ha fatto il giro

del mondo. L’hanno cantata, oltre ai più grandi tenori lirici, da

canzone moderna. Joséphine Baker a Elvis Presley. Ad essa toccò anche la promozione

a inno nazionale.

 “COPIELLE” E “PIANINI”: NASCE L’INDUSTRIA DELLA Del 1899 è Maria Mari, di Eduardo Di Capua e Vincenzo Russo; il

I’ te

1900 vede la nascita di una delle più belle canzoni di Napoli;

CANZONE vurria vasà di Russo e Di Capua, dalla melodia candida e innocente,

purissima tanto nella strofa in minore che nel ritornello in maggiore.

I principale cantanti di questo periodo furono Giovanni Di Francesco,

detto “Zingariello”, cantante e suonatore di violino che riuscì a Del 1904 è Pusilleco addiruso di Ernesto Murolo e Salvatore

destare l’ammirazione di Wagner, il Fraschini, menzionato nella Giambardella; Torna a surriento di Giambattista ed Ernesto De

Curtis. Quest’ultima canzone era stata scritta due anni prima, e non,

e Pasquale Jovino detto “O piattaro” che

famosa Piedigrotta for ever; come comunemente si crede, per far capitolare una bella fanciulla, ma

sarà tra i pochissimi a incidere anche dei dischi.

Ma le canzoni venivano anche diffuse attraverso i “pianini” e le per ricordare al Presidente del Consigliodei Ministri, la promessa di

far istallare a Sorrento un ufficio postale “di prima classe” e di

“copielle”, ossia i fogli volanti sui quali erano stampati alla meglio i

testi delle varie composizioni. Le “periodiche” (festicciole a scadenza inaugurarlo di persona.

E infine del 1904 è l’altrettanto famosa ‘e notte

Voce di Ernesto De

settimanale) e le riunioni di famiglia rappresentavano i palcoscenici. Curtis e Eduardo Nicolardi.

Gli anni che vanno dal 1885 al 1914 sono tra i più esaltanti della

canzone napoletana. Del 1887 è Scetate, di Mario Costa e Ferdinando

Russo, una delle più belle serenate che siano mai state scritte. Del 

1892 è ‘A scritta da Tosti e da Gabriele D’Annunzio; COMINCIA LA RADIO

vucchella,

quest’ultimo lasciò questa lirica in una cassetto dedicata alla

Principessa Maria di Gravina. Tosti la musicò soltanto nel 1904. Fu Intanto era accaduto un fatto destinato ad avere profonde

molto amata e cantata da Enrico Caruso. ripercussioni anche sulla storia della canzone e a favorire

l’assolo stonato di un violino

Come il preludio Marechiare, riproduce ulteriormente quel processo che abbiamo già descritto, di irradiazione

che l’autore sentiva abitualmente a Napoli in un ristorante, così ‘A dei modelli linguistici dal centro alla periferia: anche in Italia era nata

è una romanza innestata sull’antico corpo di un canto

vucchella la radio.

L’URI (Unione Radiofonica Italiana) cominciò a trasmettere

abruzzese. Questo per sottolineare che la musica di Tosti serba nelle

sue pieghe anche un filone popolaresco e campestre, che prende le regolarmente il 1 gennaio 1925.

mosse addirittura dagli stornelli. Giovinezza era la canzone che si replicava ogni sera per affermare che

Il 1898 è l’anno di ‘O sole mio, che, a dispetto del titolo, nacque dalle «la radio italiana, nata e sviluppata durante il primo decennio del

ombre. Pochi sanno infatti che questo brano, così gaio e solare non regime, è un validissimo strumento di divulgazione di ogni nuova

iniziativa…».

nacque a Napoli ma a Odessa, sulle rive del Mar Nero. In tourneé

nella città ucraina, Eduardo Di Capua, s’era portato lavoro da casa, Il primo cantante della radio fu Vittorio Balleli, che interpretava le

un foglietto con i versi di Capurro dedicati a Nina Arcoleo. Li musicò sue canzoni in diretta dalla Sala Gay di Torino servendosi di

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rudimentali strumenti. I pionieri dekla radio sono Alfredo Sivoli; il Giovinezza, la cui melodia si rifà apertamente a un canto goliardico

posteggiatore Giorgio Schottler; Mario Pasqualino; Tina Castigliana. molto diffuso al principio del secolo, composto nel 1909 da Giuseppe

All’URI seguì nel 1927, l’EIAR (l’Ente Italiano Audizioni Blanc su testo di Oxilia.

Radiofoniche). Nel 1929 E.A. Mario compone quella che potremmo definire la

canzone-feuilleton per eccellenza, Balocchi e profumi, lanciata da

Gennaro Pasquariello al Teatro Eden di Napoli, la storia di una

mamma egoista e dissoluta che tenderà di redimersi quando sarà

ormai troppo tardi, cioè quando la figlia, malata, sarà sul letto di

morte.

 FASCISMO E MUSICA LEGGERA  LA RIVISTA

Il regime fascista, ormai insediatori stabilmente al potere, esercitò un Il teatro di rivista (che in origine voleva indicare un teatro che passava

controllo molto stretto, oltre che sulla vita politica e sulle varie forme in rivista tutti i fatti di attualità e che aveva fuso in uno i due spettacoli

di comunicazione di massa, anche sui più disparati fenomeni resistito al tempo: l’operetta e il caffè-

musicale che non avevano

musicali. concerto). Era stato in più di un’occasione tagliente e corrosivo,

Dal 1927 al 1929, l’EIAR si collegò quasi giornalmente con locali da riuscendo talvolta ad esprimere critiche centrate.

ballo di Torino, Milano, Roma e più raramente Napoli. Nel 1929 varò Ma ai primi di gennaio del 1923, subito dopo l’avvento dei fascisti al

un programma giornaliero che durò per tutto l’anno dal titolo Eiar potere, venne istituita presso la Presidenza del Consiglio la censura

Jazz!. Improvvisamente, nel 1935 la parola jazz apparve una sola sulle riviste, cosicché in poco tempo i testi tornarono ad essere

volta nei programmi della radio. Ma nel 1936 la situazione cambiò di edulcorati e inoffensivi.

nuovo con il ritorno della trasmissioni con orchestre jazz. Nel 1938 Gli anni ’30 sono gli anni in cui in Italia si accolgono con entusiasmo

nuovo repentino mutamento. Le trasmissioni jazz scompaiono quasi le cantanti straniere, dalla russa Lydia Johnson, alla giapponese

del tutto dai programmi dell’Eiar. Tsune-Ko. Si fece largo anche un giovane fiorentino del quartiere

Santo Spirito, Odoardo Spadaro, destinato a riscoprire un ruolo

 decisivo nella stessa storia della canzone.

LE CANZONI DEL PERIODO FASCISTA Spadaro, che era del 1895, conobbe il suo primo successo nel 1919

con la patetica Ninna nanna delle dodici mamme, ma poi emigrò a

Il fascismo prestò una particolare attenzione alla musica leggera, nel di più consistenti fortune. Fu l’unico italiano a lavorare

Parigi in cerca

quadro di un interesse esplicito e dichiarato per la cultura di massa. nella rivista più famosa e dispendiosa della storia del varietà europeo:

Sarà un caso, ma è un fatto che la prima grande gara di canzoni si la rivista del Moulin Rouge.

tenne in Italia nel 1922, sia pure in agosto, un paio di mesi prima, cioè fiorentino aveva un timbro di voce morbido ed elastico,

L’artista

della marcia su Roma. un’inconfondibile dizione liquida ed elusiva, adatta ai colori del

Le canzoni dell’epoca fascista sono assai diverse tra loro. Innanzitutto sentimento come a quelli della canzonatura, e una vena e uno spirito

vanno ricordate le canzoni dichiaratamente politiche, che crepuscolare, con una nota di toscanità.

accompagnarono l’ascesa del movimento prima e del regime poi. Tra

queste la più popolare e insieme la più ufficiale è senza dubbio 4

un po’ goffi ma popolarissimi, e quello più moderno,

Le sue canzoni (da Firenze del 1929 a Porta un bacione a Firenze del in cui

1938, dal Valzer della povera gente del 1939 a Sulla carrozzella cominciano a cimentarsi gli stessi divi.

sempre del 1939, l’unica composizione che non porta la sua firma) Del primo filone possiamo citare Non ti scordar di me (1935), di De

sono veri e proprio capolavori di arguzia e di bonomia, talvolta Curtis e Furnò, cantata da Beniamino Gigli nel film omonimo; Vivere!

scanzonate, più spesso malinconiche. e Torna piccina (1937); La mia canzone al vento (1938); Violino

Alla rivista legò il suo nome anche Rodolfo De Angelis, nato a Napoli Tzigano (1934).

nel 1893 e morto a Milano nel 1965: vero e proprio intellettuale della Il secondo filone è dominato da un attor giovane che proprio allora

canzone. Partito dal futurismo, passato poi al dadaismo, debuttò nel muoveva i primi passi verso la celebrità: Vittorio De Sica.

1912 nel cafè chantant. Nel 1932, nel film di Mario Camerini Gli uomini che mascalzoni!, De

Scrisse, tra il 1931 e il 1940, oltre 300 canzoni: era infatti un ottimo Sica, teneramente allacciato a Lia Franca, sospira un romantico

poeta e un valente pianista, e le cantò. Fu così al pari di Gill e motivo di Neri e Bixio destinato ad entrare nella leggenda, Parlami

– d’amore

Spadaro anche uno dei primi cantautori. Mariù.

L’uomo medio della classe media negli anni della grande crisi e, in Di questo filone non vanno però dimenticati altri importanti brani che

Italia, dell’apogeo del fascismo: questo è il soggetto dell’arte di De – segnarono un’epoca: da

al pari di quelli di De Sica - Portami tante

Angelis. Ma quello del futurista napoletano è uno dei casi in cui, più rose (1934) di Bixio e Galdieri, un tango stilizzato e nostalgico da

del soggetto, conta lo stile. Uno stile ricco di invenzioni poter cantare alla maniera spiritosa dei nuovi dicitori italiani a Mille

metalinguistiche, di riflessioni sulla canzone attraverso la canzone, di lire al mese (1938) a Grandi magazzini (1939).

uno di tutti i possibili apporti musicali, dalla lirica, alla sinfonia, al

jazz. De Angelis, con la sua voce nasale e sempre in falsetto, è uno 

sperimentatore accanito, tanto da anticipare moduli linguistici e LE GRANDI ORCHESTRE

canzone d’autore.

stilistici cari all’odierna Ma il 1930 è anche l’anno di nascita in Italia delle grandi orchestre,

che ben presto rivoluzionarono tutti gli stilemi musicali e lo stesso

 stile di canto. L’avvenimento più importante di quell’anno fu il

LA SVOLTA DEL 1930 ritorno di Cinico Angelini alla Sala Gay di Torino con la Perroquet

Il 1930 è un anno straordinariamente importante per la canzone. Royal Jazz, che solo più tardi comincerà a chiamarsi semplicemente

Prima di tutto perché è l’anno di nascita del cinema sonoro. Se gli Orchestra Angelini.

americani propongono l’ormai mitico È in quel periodo (1931) che la radio, sull’esempio dell’inglese BBC,

Cantante di jazz, da noi si

La canzone dell’amore.

risponde con Il film, liberamente tratto dalla iniziò a collegarsi attraverso un semplice filo telefonico con la sala da

novella di Pirandello Il silenzio, venne segnalato dalla pubblicità con ballo torinese.

Un’apoteosi d’amore in tre lingue, Intanto, nel 1933, l’Eiar dava vita alla

lo slogan: dato che venne girato sua prima grande orchestra. A

in versione italiana, tedesca, francese, ed è rimarchevole perché è dirigerla era stato chiamato un musicista di gusto tradizionale ed

anche il nostro primo film musicale. estremamente esile al jazz: Tito Petralia.

La canzone al cinema segue fino allo scoppio della seconda guerra Il primo programma, musica varia, selezioni da operette, canzoni

mondiale, due grandi filoni: quello tradizionale, all’italiana, affidato Solo

italiane, fu mandato in onda il 15 ottobre di quell’anno.

nell’ottobre del 1936 l’Eiar-Cetra

generalmente a cantanti lirici, i quali divengono anche attori, talora passò sotto le esperte mani di Pippo

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Mascheroni presentò al pianoforte dell’Orchestra del Caffè Toffaloni

Barzizza. Alla radio era entrato nel 1935, un anno prima del rivale

Angelini. Conosceva un po’ tutti gli strumenti: pianoforte, di Milano.

Ma cos’era il sincopato? Sincope significa spostamento dell’accento

fisarmonica, sassofoni, batteria. A differenza di Angelini, più votato

al genere tradizionale, il maestro genovese aveva un debole per le ritmico della sua sede normale. Il tempo forte, il battere, resta al suo

orchestrazioni di gusto jazzistico, piene di quello “swing” che posto, ma il suono che si accompagna a questo battere viene emesso

imperava oltre oceano. un attimo prima, come un pre-eco. Di qui un andamento ritmico un

po’ strano e quasi goffo, ma che nello stesso tempo comunica

Barzizza riuscì a tenere unita la sua orchestra fino al 1940 e a farla al corpo

dell’ascoltatore un fremito, un bisogno di muoversi, di danzare.

diventare la migliore orchestra italiana in grado di esprimersi in un Quel

suono anticipato, che all’inizio sembra solamente strano, fa venir

linguaggio jazzistico. voglia di muoversi in uno strano modo: la gamba, il piede segnano i,

battere, con regolarità, ma quel suono anticipato stimola un

 movimento del corpo, che a sua volta anticipa il movimento della

LO SWING gamba, e anzi si trasmette a esso. Ne vien fuori un andamento un po’

Con le grandi orchestre siamo ormai in piena “era swing”, che in Italia dinoccolato, che impegna totalmente, dalla testa ai piedi.

Il 15 e il 16 gennaio 1935 al Teatro Chiarella di Torino fa la sua prima

si protrarrà dalla fine del 1934 al 1940. tradursi con “abbrivio” o apparizione in Italia il grande Louis Armstrong.

Il vocabolario inglese, che potrebbe

“slancio”, si riferisca anche al modo proprio dell’arte nera di Ma lo swing italiano di quel periodo si rifà quasi esclusivamente a

quel jazz “bianco” che ebbe in Paul Whiteman, con i suoi grossi

riprodurre i suoni, consistente in un impercettibile scivolio da un

suono all’altro, tale da creare una melodia ininterrotta e sostenuta a complessi che comprendevano una sezione di archi.

Il mito dell’America è così forte che gli americani arrivano a

turno dai vari strumenti. riesportarci in versione swing cose italianissime come Ciribiribin

Lo swing era stato preceduto dal sincopato e da quei ritmi moderni lanciata già nel lontano 1898.

che in Italia cominciarono ad arrivare dopo il 1920: foxtrot, shimmy, Lo swing è uno dei momenti più felici di tutta la storia della canzone.

black bottom, one step, charleston, tutti più o meno derivati dal cake- la volta del “tip-tap”, lanciato in tutto il mondo dal film

Più tardi sarà

walk, che fece la sua prima apparizione europea a Parigi nel 1903, di Fred Astaire e Ginger Rogers.

suscitando ilarità e scandalo. Se per la sartina l’America è il regno fondato dei miliardari scapoli e

Nel sincopato si cimentarono D’Anzi con Charleston-mania (1926), disponibili, per i letterati dell’antologia americana è invece la patria

Di Lazzaro con Piccinina (1928), ma soprattutto Vittorio Mascheroni, dell’anticonformismo.

un cugino della poetessa Ada Negri, insuperabile realizzatore di Stile “scat”, stile vocale americano di provenienza jazzistica avvezzo

‘nonsense song’, un genere sbocciato oltre oceano verso la seconda

metà dell’800 e fiorito nuovamente nei ruggenti e spensierati anni ’20, a usare al posto delle parole sillabe sconnesse e senza significato, tipo

“squa-squa”.

in particolare nel nostro paese dove le parole in liberà meglio Kramer Gorni (22 luglio 1913) scoprì il jazz verso la metà degli anni

consentivano di adottare la lingua al ritmo sincopato e, se necessario, dieci anni. A meno di vent’anni, nel 1932, suonò

venti, a poco più di

di aggirare la censura. a Milano nell’orchestra Pieraldo. Subito dopo formò il suo quintetto.

Adagio… Biagio

Si fa ma non si dice (1930), (1927), ricca di allusioni, Nel ’36 infine passò a guidare una vera e propria orchestra. Fu il

di sottintesi e di intenzioni oscene: una specie di black bottom che 6

primo del mondo a suonare jazz con la fisarmonica e quindi fu un Del 1934 è Passione, versi di Bovio, musica di Tagliaferri e Valente,

che ebbe in Vittorio Parisi l’interprete ideali. Era l’ultimo tenore di

caposcuola assoluto. Napoli, prima che iniziasse l’epoca dei microfoni. Questa canzone è

Il 21 febbraio 1936 fu una data storica per il jazz italiano. Quel giorno

infatti, si inaugurò a Milano, nelle salette superiori dell’allora Caffè dell’800.

quasi un addio a tutto il dorato mondo

Campari in galleria Vittorio Emanuele, la sezione italiana di un Del 1939, infine, prima che anche su Napoli infuriasse la bufera della

guerra, è la toccante ‘Na

circolo jazzistico giovanile inglese, il Junior Club. Furono attaccati sera e maggio, di Luigi Pisano e Giuseppe

dai giornali fascisti che costrinsero il circolo a chiudere poco dopo, Cioffi.

Nella capitale, intanto, un successo dopo l’altro accompagnava –

ma le iniziative jazzistiche non chiusero. dal

1934 fin quasi alle soglie della seconda guerra mondiale gli sviluppi

della canzone romana.

 Al 1934 appartengono numerose gemme musicali che la radio, entrata

LA CANZONE DIALETTALE E I SUOI SVILUPPI ormai nell’uso quotidiano, diffuse ovunque. Tra queste vogliamo

Nell’aprile ricordare Signora fortuna, Quanto sei bella Roma, Chitarra romana.

Nella storia dei festival di Sanremo esiste un precedente. Come è bello fa l’amore

Alle soglie della guerra un altro successo:

del 1932, presso il Casinò Municipale della città dei fiori si tenne un

Non c’erano in quanno è sera. Era il 1939. Di lì a poco anche su Roma sarebbero

Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi. calate le tenebre.

palio coppe o trofei e non vi furono prime classifiche perché si trattò E la canzone milanese? Non restò certo ferma, se si pensa che agli

esclusivamente di un excursus della canzone napoletana dal XVIII al anni ’30 risalgono due delle sue più riuscite e popolari composizioni:

XX secolo. La balilla e Porta romana; saranno ambedue riprese da Gaber negli

Il festival era stato concepito e organizzato da Ernesto Murolo e si anni ’70, e ampiamente rimaneggiate e rielaborate. Ma i trenta, a

concluse con Napule case ne va, nel 1920 dallo stesso Murolo e Milano, sono soprattutto gli anni di Bracchi e D’Anzi, con i quali la

musicata da Ernesto Tagliaferri. Più che una canzone è un quartetto, canzone milanese acquisterà notorietà nazionale. I due si

è la descrizione di una napoletanissima gitarella. incontreranno sui palcoscenici.

Proprio al 1930 appartengono due autentici gioielli della canzone Il 1938 fu l’anno della Madonina; questo brano, così lievemente

partenopea, la sensuale e appassionante Dicitencello vuie di Enzo malinconico, così antiretorico, così poco sciovinistico pur nell’amore

Fusco e Rodolfo Farvo; e Nun me scetà, di Murolo e Tagliaferri, un dichiarato verso la propria città, diverrà una specie di modello per

prodigio di atmosfera romantica rivissuta in un anno che non

apparteneva più a quell’epoca. Nei versi c’è infatti il senso tutta la successiva canzone milanese.

si era anche inventato un festival della canzone milanese, che

dell’illusione, il sapere che Napoli non è quella di una volta e D’Anzi per eccellenza. C’erano

l’invocazione del peota che chiede di non essere svegliato dal suo teneva in una gelateria. Era un anti-festival

cinque o sei elementi d’orchestra diretti dallo stesso D’Anzi, che era

e che ha piena l’amara consapevolezza dell’ora

sogno notturno tutto: organizzatore e giuria.

presente.

Del 1931 è invece una splendida canzone “in lingua”, ma nata in

ambito partenopeo: Signorinella. Ne furono autori Libero Bovio e  CANZONI DI REGIME?

Nicola Valente, due tra i più grandi esponenti della canzone

napoletana. 7

A metà degli anni ’30 due temi diventarono i prediletti dei parolieri cosicchè un anno più tardi l’attore dovette ampiamente rimaneggiarla.

nostrani: la campagna e la guerra. Ma anche questo non fu sufficiente.

Il primo, che si inseriva nella più generale polemica tra “stracittà” e

“strapaese” era legato al clima della battaglia del grano. 

In realtà, un italiano su cinque era analfabeta nel 1935 e tra i contadini TRA TRADIZIONE E RINNOVAMENTO

questa percentuale era ancor più elevata, per non dire che il costo

dell’autoproduzione di grano superò di circa tre volte il prezzo del In questo periodo si accende per la prima volta la battaglia tra canzone

all’italiana e canzone ritmata, “moderna”: tra tradizione e

grano importato.

Però, al di là delle impostazione del regime, al di là del comodo rinnovamento.

appiglio a motivi orecchiabili, la canzone campagnola degli anni ’30 Al primo filone appartengono moltissimi titoli. Il tango della gelosia,

rispondeva a un autentico bisogno della sensibilità nazionale. La Lucciole vagabonde, Torna!, Capinera, Spazzacamino, per non

vocalità tenorile, i ritmi precisi delle danze popolari, il suono brillante parlare delle canzoni-feuilleton, che in questo periodo celebrano il

erano una spontaneo manifestarsi dell’anima

della fisarmonica loro trionfo.

popolare che nessun ordine dall’alto avrebbe potuto imporre in modo

così perentorio. Questo genere di canzone trovò il suo interprete in

Carlo Buti, vero e proprio caposcuola dei cantanti “all’italiana”, un  LA MUSICA “SWING” E I SUOI PROFETI

che, a differenza di quelli che l’avevano preceduto, divenne

fiorentino Pioniere dei “ritmi moderni”, invece, è un giovane musicista nato a

un beniamino radiofonico, un protagonista di film musicali e un best-

seller discografico. Divenne l’eroe dei giovani dei quartieri periferici Sampierdarena nel 1912, Natale Codognotto, in arte Natalino Otto.

delle grandi città e dei piccoli centri agricoli, i quali, per lo più digiuni Le ossa se le fa sui transatlantici che fanno la spela tra Genova e New

di musica operistica, soddisfacevano così il loro istinto York come cantante-batterista. I viaggi oltreoceano gli consentono di

melodrammatico attraverso un repertorio costantemente in bilico fra ascoltare dal vivo i cantanti americani e anche alcuni jazzisti,

offrendogli l’occasione di suonare per un pubblico internazionale, già

i ritrosi amori paesani e le rissose passioni rionali.

presente un’esplicita

In tutte le canzoni di Buti era sempre abituato alle canzoni di gusto moderno.

In Italia debutta a Viareggio nell’estate del 1937 presentando

contrapposizione tra la campagna e la città. La campagna equivaleva per il

sempre “all’alba”, alla salute fisica, mentale e morale; la città alla pubblico dei bagnanti, assieme a Gorni Kramer, un repertorio in

lussuria, alla delusione, alla perdizione, alle insidie della notte. buona parte americano, o di tipo americano.

invece in occasione dell’impresa etiopica, Boicottato dall’Eiar per i suoi atteggiamenti esterofili, Otto riesce ad

Il tema della guerra esplode

realizzata dal fascismo prendendo a prestito in particolare il grave imporsi quasi interamente attraverso i dischi. Il suo stile proibito

incidente di Ual-Ual del dicembre 1934, quando un forte gruppo di ricorda infatti troppo da vicino la «barbara antimusica negra».

abissini, armato di mitragliatrici e di un cannone, attaccò un nostro Altro grande dello swing è Alberto Rabagliati, nato a Milano il 26

presidio ai confini della Somalia. giugno del 1909.

Per tutti la guerra d’Africa è legata ad una canzoncina allegra ed Nel 1926 aveva vinto il concorso indetto dalla casa cinematografica

orecchiabile, Faccetta nera, scritta in romanesco nel 1935 da Fox che cercava un erede a Rodolfo Valentino. Ma in America il

“Raba”

Giuseppe Micheli e Mario Ruccione. Ma alle autorità non piacque, non aveva avuto fortuna, tornò in Italia per poi ripartire alla

volta di Parigi, per poi fare ritorno definitivo in Italia verso la fine

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degli anni ’30. Ed è allora che esplode lo “stile Rabagliati”. Nel 1941 I veri guai dovevano ancora arrivare. Nel 1943 la madre ebrea,

è già talmente famoso da tenere ogni lunedì alle 20,40 una dovette nascondersi a Saint Vincent, in casa di un partigiano.

trasmissione fissa alla radio dal titolo Canta Rabagliati. Il cantante Proscritte dalla radio, continuarono a fare spettacoli, ma una sera,

milanese vi presenta ogni volta sei canzoni, tutte destinate a un grande mentre si esibivano al cinema Grattacielo di Genova, arrivò la milizia

successo: da Mattinata fiorentina a Ba-ba-baciami piccina, Maria la ad arrestarle. «Con quel naso non potete essere che ebree». Furono

O alla Canzone del boscaiolo. rinchiuse a Marassi, con le divise carcerarie e persino sospettare di

spionaggio. L’accusa era che, cantando

Ma le vere, grandi protagoniste dello swing italiano sono tre graziose Tuli-tuli-tuli-pan mandavano

sorelline danesi, ex ballerine acrobatiche: Caterinetta, Giuditta e in realtà messaggi al nemico.

Finita la guerra partirono alla volta dell’Argentina.

Sandra Leschan, che passarono alla storia con il nome di Trio Di loro non si

Lescano. seppe più nulla, tanto che persino la sorte di Giuditta, che aveva

Sull’onda delle americane Andrews Sisters, divenute celebri in tutto sposato un petroliere americano e si era stabilita a Maracaibo, è

tutt’ora avvolta nel mistero.

il mondo nel 1937, le Lescano, grazie alla radio, riusciranno a vendere “Stile novecento” –

una media davvero stupefacente per quei tempi, di 350.000 dischi - e cioè sinuose, moderne, piene di ritmo sono

all’anno. le canzoni dell’epoca: da

tutte Bambina innamorata (1934) a sono Tre

Ma a cosa su doveva il successo così fulmineo e perentorio del Trio parole, La bambola rosa, Non sei più la mia bambina, Non

Un’ora sola ti vorrei

Lescano? Il loro segreto era racchiuso in una parola: swing. dimenticar le mie parole (1937), (1938, e dato

Davanti a un microfono le dorelle Lescano di straformavano. che molti la cantavano guardando il ritratto di Mussolini, viene

persino una “canzone della fronda”),

Avevano un modo tutto particolare di dividere la melodia con le loro considerata Ti dirò (1939), Un

voci infantili ma accattivanti e un accento mitteleuropeo influenzato giorno ti dirò (1935), prima importante affermazione come autore di

però dallo stile e dalla pronuncia degli americani. Gorni Kramer, canzone che ebbe il suo momento di grande popolarità

Il loro cavalli di battaglia sono rimasti proverbiali. Prima di tutto nel 1943, dopo essere stata incisa da Meme Bianchi.

questi brani l’industria della canzone spicca definitivamente il

Tornerai (1936), classico esempio di compromesso fra moderne Con

volo, la discografia comincia a soppiantare l’editoria e Milano,

esigenze ritmiche e reminiscenze operistiche, un brano che ha fatto il

giro del mondo ripreso da cantanti come Big Crosby, Sinatra, Tino lentamente ma inesorabilmente, subentra a Napoli nel ruolo di

Maramao… perché capitale dell’Italia canora.

Rossi, Lily Pons; Arriva Tazio, o la proverbiale

sei morto (1939). In questo clima nel 1939, nasca anche «Il canzoniere della radio», il

Ispirata a un canto popolare napoletano della prima metà del XVI primo giornale italiano che raggiunge le tirature più alte pubblicando

secolo, Maramao fu composta pochi mesi dopo la morte di Costanzo i testi delle canzoni in voga.

Ciano. LE CANZONI DELLA GUERRA

Ma le gambe, una canzone nella quale finalmente si inneggia alla Il 10 giugno 194 Mussolini decide di gettare l’Italia nella fornace

donna in tutta la sua fisicità. E soprattutto si pensi alla splendida, La parola d’ordine è: «Vincere».

anche musicalmente, La gelosia non è più di moda (1939). della seconda guerra mondiale.

La gelosia, che gli italiani continuano a ritenere sacra e per la quale Molti italiani però, fanno mostra di scetticismo e canticchiano il

sarebbero ancora pronti a commettere qualunque pazzia, è un ritornello di una nuova canzone di Fregna e Cherubini: Illusione,

dolce chimera sei tu…

sentimento che le sorelle danesi si prendono il lusso di irridere in Sarà per dimenticare, sarà perché si pensa che

modo scanzonato. la guerra durerà solo pochi mesi, ma mai come in questo momento in

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Italia si scrivono tante belle canzoni e si è presi da un’autentica febbre Molti dei cantanti citati si erano imposti all’attenzione del pubblico

per la musica. Ce n’è per tutti i gusti. La canzone all’italiana è grazie ai concorsi banditi dall’Eiar alla fine del 1938 e del 1939. Alla

degnamente rappresentata da Madonna fiorentina dei soliti Bixio e prima gara nazionale per gli artisti della canzone erano pervenute oltre

Cherubini. La canzone patriottica annovera soprattutto Vincere! e la 2.500 domande; al verdetto finale negli studi di Torino vennero infatti

famosa Canzone dei sommergibili con espressioni tipo «monna sottoposti soltanto 44 concorrenti; nel gennaio del 1939 i giurati

morte», «sonante mar», «luce mattinal», si rimuove la tradizione emisero il loro verdetto e laurearono 4 cantanti che, seduta stante,

retorico-risorgimentale. furono messi in grado di interpretare in presa diretta le loro canzoni.

I “nonsense song”, nei quali primeggiano il Trio Lescano e una Alla seconda edizione i concorrenti furono molti di più. Negli anni

L’uccellino successivi, nonostante la guerra si stesse rivelando tutt’altro che una

giovane cantante genovese, Silvana Fioresi, propongono

della radio, Evviva la torre di Pisa, che esalta i viaggi in comitiva passeggiata trionfale, gli italiani non smisero di cantare e applaudire

favoriti dall’affermarsi dei treni popolari, prima forma di turismo di i loro artisti preferiti. Le canzoni patriottiche ebbero un ulteriore

non lo sa, altra canzone “della fronda”, in cui si volle

massa e Pippo rigoglio. Si trattava ovviamente di un patriottismo di maniere, voluto

vedere un’allusione a Starace e agli altri gerarchi che si e imposto da un regime meno popolare e sempre più vicino al tracollo.

pavoneggiavano nelle loro uniformi. La sagra di Giarabub (1941) traeva spunto da un tragico episodio di

guerra. Sul finire del 1940 gli inglesi avevano scatenato l’offensiva in

Per non parlare di Ciccio Formaggio, lanciata nel 1940 e destinata a

diventare addirittura proverbiale. Ma la parte del leone la fa ancora Libia. Le truppe italiane si erano ritirate a Bardìa e avevano resistito

C’è una chiesetta,

una volta lo swing. Angelini lancia che diverrà da 20 giorni prima di cedere. Ma i nostri soldati non si erano dati per

organizzato un’estrema, disperata resistenza nell’oasi

allora la sua sigla ufficiale. vinti e avevano

Con il suo accompagnamento, la cantante bolognese Norma Bruni, di Giarabub, senza pane, senza acqua, senza neanche più munizioni.

con una voce da contralto, profonda e sensuale, porta al successo il Della canzone si fecero due versioni. La malinconia era ormai il

Silenzioso show. denominatore comune delle canzoni legate alla guerra, anche di

Il Trio Lescano tiene sempre banco con Ti-pi-tin, Camminando sotto quelle intese ad esaltarne gli aspetti eroici.

(1941), un’altra canzone che, con il

la pioggia e Tulipan, la loro indimenticabile sigla, che è poi la Assai malinconica era Caro papà

pretesto di inneggiare alla guerra fascista, era pervasa dall’inizio alla

versione italiana di un grande successo americano Tuli-tulip-time.

Ma il 1940 è soprattutto l’anno di Rabagliati che impone fine da un accorato senso di tragedia, che l’Eiar intuì al punto di

Ba-ba-

baciami piccina, C’è una casetta piccina, Tu, musica divina tratta dal trasmettere con il contagocce.

film La scuola dei timidi; e Quando la radio, che porta Ma più tristemente accorata di tutte era la canzone che non a caso in

significativamente la firma di due personalità fondamentali per lo quegli anni drammatici adottarono, senza distinzioni di sorta, i soldati

nell’indimenticabile interpretazione

swing italiano, Prato e Morbelli. di tutti gli eserciti: Lilì Marlen,

Quest’ultima, in particolare, a riprova che i primi anni ’40 sono tra i La sua storia è singolare davvero. All’inizio della

di Lale Andersen.

guerra l’industria discografica americana attraversò una grave crisi

periodi più creativi e fertili della storia della nostra canzone, è un che condusse sull’orlo del fallimento anche i gruppi più potenti.

autentico gioiello. Vi si narra di due giovani innamorati che abitano

l’uno di fronte all’altra e che, per non incorrere nelle ire dei genitori, Mentre da una parte il Governo americano, per riservare

ricorrono alla “geniale soluzione” di comunicare attraverso un l’approvvigionamento di lacca all’industria bellica, decretava un

alfabeto “a chiave” costituito mediante le trasmissioni della radio: taglio del 70% nella produzione di dischi, che nel 1941 aveva superato

canzone “metalinguistica”, ricca di spiritose autocitazioni. i 2 milioni di unità, dall’altra la rivolta delle stazioni radiofoniche

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MartinaMGM di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica leggera e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Somigli Paolo.

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