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Festival di Sanremo: Vola Colomba e i materiali per ricostruire la nazione (1951-60)

Il festival di Sanremo fu utilizzato dalla Rai per rinnovare il repertorio della radio, dando alla canzone italiana una fisionomia precisa ma tenendo conto delle novità provenienti dal panorama internazionale. In tutto l'Occidente, nel secondo dopoguerra, la musica leggera rappresentò il veicolo attraverso cui esprimere i valori importanti della nazione: la canzone è diventata un elemento permanente nella vita di milioni di persone, accompagnando il ritmo delle loro giornate e dei loro pensieri.

Il ruolo nazionale del festival

In nessun paese europeo una manifestazione di canzoni ha svolto la funzione nazionale che dal 1951 è stata soltanto al festival di Sanremo. Esso divenne da subito un'istituzione della società, una di quelle grandi cerimonie mediatiche che interrompono il flusso della quotidianità. Negli anni '70, registrò una crisi che lo mise a rischio ma, rinnovato e rivestito, rinacque nei primi anni '80. Alcuni hanno definito questi due diversi cicli vitali della manifestazione come lo specchio della situazione in cui si trovava la nazione all'epoca. Sanremo non fu lo specchio, perché la nazione è assai più ricca, variegata, sfaccettata. Non è neppure un evento capace di dare la propria impronta al costume ma si limita a registrarne le condizioni effettive.

Fu collocato originariamente all'inizio dell'anno, alla vigilia del carnevale: la data viene fissata secondo i criteri interni della curia televisiva. L'immediato dopoguerra in Italia scontava la catastrofe del nazionalismo: la nazione era allo sbando e necessitava di una nuova percezione di sé e della definizione di una nuova identità. Sanremo si propose come discorso sullo stato di salute della nazione, catturando l'interesse sia di chi lo esaltava, sia di chi lo detestava ma anche degli indifferenti.

Le origini della manifestazione

Origini della manifestazione, vi erano esigenze economiche della città ligure, che necessitava di proporre un'offerta capace di assicurare i flussi turistici. La Rai, aveva invece ragioni più rilevanti: essa ricercava, dopo la fine della seconda guerra mondiale, una ventata di aria fresca, un nuovo modello di canzone italiana. Nella prima fase del festival, si coagulò all'inizio del divismo sonoro. Nell'edizione iniziale, gli interpreti erano stati solo Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano, i quali erano dipendenti della Rai, legati all'orchestra diretta da Cinico Angelini.

  • Es. Al mercato di Pizzighettone, del Duo Fasano con Togliani, 4° classificata.

La canzone risponde al modello "canta che ti passa" ovvero a quella famiglia di canzoni che sono state una delle tante costanti di Sanremo. È possibile trovarvi un intento ironico ed un messaggio sociale, in quanto il protagonista, Dulcamara, è il classico vendi sogni truffaldino che tenta di vendere un elisir per "tirare a campare".

La stilizzazione della tradizione musicale

Aldo Locatelli, l'autore delle parole, utilizzò una lirica metricamente rigorosa, con una sola breve ripetizione testuale. Il compositore Nino Ravasini, aveva collaborato a quel filone di canzoni divertenti, apparentemente innocue, che avevano dato tanto pensiero alla censura fascista. Le voci delle due Fasano, con l'impasto vocale particolare dovuto alla perfetta sincronizzazione, ricordano lo stile americano dei gruppi femminili anni '30 che fu introdotto in Italia dal Trio Lescano durante il fascismo.

Mancano però in questa canzone gli elementi ritmici di derivazione americana: a standard di danza come swing, slow e one step, che andarono per la maggiore nelle prime edizioni di Sanremo, è preferito il valzer, una danza più antica ma radicata nel repertorio bandistico.

"Al mercato di Pizzighettone" sembra paradigmatica di una realtà ben radicata negli anni '50, quella delle "molte Italie" (Leydi): vi troviamo il ballo, in particolare il liscio, la tradizione macchiettistica. La citazione dell'opera, il suono bandistico, l'influenza americana, l'ambientazione paesana.

Le "molte Italie" stavano diventando palesi proprio in quegli anni: mentre il Comune di Sanremo cercava di rilanciare il mercato turistico attraverso il festival, Ernesto de Martino e Diego Carpitella portavano alla luce repertori musicali di tradizione orale dalle campagne della Basilicata: vocalità tiratissime, melodie non tonali, strumenti arcaici, pratiche come la lamentazione funebre, elementi quasi ignoti al resto del Paese.

Nel 1954, Diego Carpitella e Alan Lomax effettuarono un'ampia campagna di registrazioni lungo l'Italia, disegnando una mappa di stili e repertori funzionali alla realtà naturale e diversi a seconda delle aree geografiche. Stefano in Italia due "cortine" a nascondere le musiche popolari e rurali (quella della grande tradizione colta e quella delle musiche popolaresche urbane) e non fu certo a Sanremo che queste cortine furono sollevate. Eppure il richiamo al "popolare" fu molto presente nelle prime edizioni di Sanremo: a fianco di Grazie dei fiori, raffinata e di ambientazione alto borghese, si dette spazio a tantissime canzoni che parlavano di immigrazione o a canzoni di ispirazione regionale, stilizzate e incanalate in stereotipi diventati specifici di un certo tipo di canzone alla "popolare".

La stilizzazione secondo Carpitella

Secondo Carpitella, questa stilizzazione nella produzione di complessi musicali avveniva in tre modi:

  • Un impoverimento del senso, poiché i testi verbali venivano staccati dal loro contesto e dalle loro reti di significato;
  • Una normalizzazione di forme, ritmi, intonazioni per renderli più simili ai canoni della musica leggera (a loro volta derivati dalla musica colta);
  • Una semplificazione della varietà: dal punto di vista dell'interpretazione, nell'esecuzione contadina dei canti popolari italiani si ha una varietà enorme, mentre in quella dei complessi si hanno in genere due tipi di esecuzioni standard: una alla "napoletana", l'altra alla "alpina".

Effettivamente l'alpino e il napoletano furono i maggiori canali di espressione della nostalgia popolareggiante sanremese. Per l'alpino, basta citare "Vecchio Scarpone" del 1953 ed il coro maschile che accompagna "Vola Colomba" del 1952: si tratta di due canzoni che sono state veramente popolarizzate, nel senso che sono state cantate in contesti anche di tradizione orale. Il modello alpino a Sanremo durò però pochi anni.

L'evoluzione della musica napoletana

Con il passare del tempo il festival ha registrato l'evolversi della storia musicale napoletana, una delle poche in Italia che ha saputo adattarsi ai tempi mantenendo i suoi autori, una sua comunità di riferimento, canali di diffusione. L'abbinamento di una melodia "napoletaneggiante" ad un ritmo e un'estrazione di ispirazione americana, come in Malinconica Tarantella, fu tra gli espedienti compositivi più usati nel festival.

Es. Cantilena del Trainante.

Stile del popolare e Papaveri e Papere

Un altro esempio della possibilità di trovare stile del popolare anche dove non sono esplicitamente dichiarati, è Papaveri e Papere, 2° classificato nell'edizione del 1952.

Rielaborare il passato

I primi anni del festival riflettevano lo stato della nazione: il dolore della perdita legata alla sconfitta, il bisogno di riprendere un cammino diverso rispetto al passato, la necessità di nutrire di nuovi temi l'immaginario popolare. In questo senso, furono un consolidamento della canzone come "veicolo del desiderio di rimozione della guerra appena terminata". Nelle fondamenta di Sanremo si è intravisto un mero richiamo alla tradizione, un'immersione nel passato, emblema di una restaurazione che investiva il politico, economico, la società, la cultura, quell'alta e quella di massa.

Le indicazioni provenienti da un referendum del settimanale dei giovani comunisti sulle canzoni preferite erano, per Diego Carpitella, sconfortanti: nel Sanremo 1955, era saldamente prima "Mamma", seguita da "Incantatella". Come osserva lo studioso, molto dipendeva dal monopolio della radio nella diffusione musicale. Tuttavia, le classifiche rivelavano che le canzoni di massa piacevano i pubblici di massa, indipendentemente dall'orientamento politico ed alle forme di sociabilità adottate.

Eco sostenne che fino al 1956, il livello medio della canzone italiana è stato deplorevole. Quella del festival, era una musica facile e immediata, nei cui testi si parlava di una società provinciale e serena, nonostante le difficoltà dovute alla ricostruzione postbellica. Rimanendo ancorata alla tradizione del belcanto italico, la musica in quegli anni non seppe rinnovarsi, al contrario di quanto accaduto altrove.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

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