Canzoni – Berselli: Le vite parallele di Mina ed Adriano
Alla fine degli anni '50, nelle società occidentali si provava la sensazione di avere davanti a sé un orizzonte sconfinato. Dopo avere a lungo tirato la cinghia, era come se il mondo avesse tirato il primo sospiro di sollievo. Le canzoncine di allora erano sentimentali, terribilmente emotive; ma se davvero si vuole sentire il suono dell'epoca, bisogna arrivare fino alle canzoni strillate delle Beachgirls, come le Shangri-las, ovvero di quei gruppi di ragazze alle prime prove di disinibizione, specializzati in musica da spiaggia, da serata liceale, da addio al nubilato.
L'Italia di allora era reduce dal bianco e nero del neorealismo. La luce emessa dalla televisione conferisce una nuance diversa e inattesa al colore serale della vita nelle città e nei paesi. C'era qualcosa che si muoveva e si agitava dalle profondità psico-sociali e che avrebbe trovato espressione in due personaggi chiave: Adriano Celentano, il molleggiato, e Mina Mazzini, la tigre.
Mazzini Annamaria, di Giacomo, nata a Busto Arsizio il 25 marzo 1940 e abitante a Cremona, di professione cantante. Ragioniera mancata, bocciata in tutte le materie in quarta all'istituto tecnico Beltrami, in una classe con 24 ragazze. Agli esordi, Mina appare alla Fallaci una bambina cui bisogna voler bene come ad una sorellina, che va difesa perché non sa dire bugie, che si porta dietro un orsacchiotto di nylon azzurro che le serve la sera per addormentarsi. Viene descritta come una ragazzona eccessiva, troppo alta per una donna (1,78 m), con le gambe perfette dal ginocchio in giù, i fianchi stretti, il naso è impossibile, le mani, che in scena sa muovere con maestria stupefacente, sono grandi ed irregolari e veste in modo goffo. Dal canto suo, lei si definisce "una che canta, non una cantante".
Si presenta a Sanremo preceduta da dicerie e polemiche. Presenta "Le mille bolle blu", costruita per lei da Carlo Alberto Rossi: è una canzone che si apre con un'introduzione orchestrale che il pubblico televisivo avrebbe potuto facilmente scambiare per Stravinskij, tanto per sottolineare ancora meglio le differenze che presentava rispetto agli interpreti precedenti. Un brano fatto apposta per enfatizzare l'appeal erotico della demenza: si presenta con un abito sul filo del delirio, con un colletto da collegiale, ricoperto da palle-bolle blu di varie dimensioni. E poi, quel gioco di bocca e "blll", facendo anche il gesto con le dita rotte a te sulle labbra. Era una canzone-manifesto, una dichiarazione di rottura, una provocazione.
Solo un paio di anni prima, Mina si chiamava Baby Gate, cantava con gli Happy Boys. Il modello di riferimento in quei primi tempi era l'America: non l'America della realtà, ma quella che percepivano allora gli italiani, o come credevano che fosse, ovvero l'abbondanza, l'eccesso, l'esibizione sfrontata, il rock'n'roll, il ribellismo giovanile. Roberto d'Agostino la definisce un vero genio della musica popolare, inventrice di un look irresistibile che mescolava energia, entusiasmo, sessualità, un incosciente simbolo dell'insofferenza giovanile contro il perbenismo di Nilla Pizzi e Carla Boni.
Adriano è la promessa di popolarità fatta persona. Nato per caso il 6 gennaio, è un figlio inatteso, baciato dalla cometa, con una dote stellare di carisma, fascino, suggestione. Partito con l'imitare gli americani, aveva saputo creare un tipo di cantante assolutamente nuovo e tutto italiano, in cui il milanese si fonde felicemente con il meridionale. Adriano era una sintesi fulminea che prendeva tutto il passato, pezzi di tradizione e li trasformava, con un ribaltone comico, in novità.
Dire perché questi due svitati siano piaciuti subito non è difficile: gli italiani avevano bisogno di simboli inediti. Tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, entrambi cominciarono a prendere a calci la tradizione: lui era uno dei nostri, uno normale ma che si rivelava un'eccezione, un'irregolarità, uno dei mostri. Lei, divenne subito "la tigre".
Falco scenico di Sanremo, Celentano irrompe sui teleschermi, presentandosi addirittura di spalle, per poi piazzarsi di faccia, col microfono in pugno. Diventa anche attore, presenziando in film come “Io bacio...tu baci” o “I ragazzi del Juke-box”. Tutte le sue canzoni erano belle e indovinate, e spiegavano facilmente il relativo ed immediato successo.
Pesto, irrompe nella sua produzione una irrefrenabile e fastidiosissima vocazione pedagogico-religiosa: Celentano vuole convertire. Non gli piace solo raccontare, vuole fare educazione di massa. Ecco allora brani come Pregherò, versione clericale di Stand by me di Ben E. King, oppure Ciao ragazza, una specie di gospel italianizzato, e poi Il ragazzo della via Gluck. C'erano state poi convinte scemenze antidivorziste, con La coppia più bella del mondo, sempre con l'idea di insegnare qualcosa a tutti, nella certezza di possedere una verità, di averla in pugno.
All'inizio del '70, vince a Sanremo insieme alla moglie, cantando Chi non lavora non fa l'amore, una risposta reazionaria, familista, all'autunno caldo e contro gli “scioperati”. Cinta la corona del "re degli ignoranti", pubblicato un disco intitolato La pubblica ottusità per passare da eterno incomprenso, Celentano ha giocato con l'idea di poter trasformare i suoi fan in un popolo.
Anche per Mina la metamorfosi è stata particolarmente delicata: la gestualità scapestrata, e i due o tre 45 giri al mese dei primi tempi potevano essere funzionali ad un periodo di rottura e ad un momento di vistosi ribaltoni nel gusto e nel costume. Al contrario di Adriano, antidivorzista convinto e perentorio, che ha plasmato tutta la sua vita e carriera sulla coppia felice e sulla tradizione matrimoniale, Mina ha avuto la genialità di infilarsi in una storia sentimentale fuori dalle convenzioni del suo tempo e quindi di trasformarsi in un caso di quelli che attirano la fantasia dei lettori. Nei suoi brani da innamorata, non ci mette la voce schizzata che usa per il twist, ma sussurri drammaticamente languidi e acuti prolungati e sconvolgenti, che fanno perdere la testa al pubblico. Mina si innamora con tutti i crismi necessari per l'epoca, abbandonandosi perdutamente alla fatalità della passione ma anche con la determinazione della donna che decide la sua vita in assoluta autonomia.
La storia con Pani fu un'auto condanna e fu disastrosa, tanto da concludersi con un processo alla fine del settembre del 1963, in cui l'attore fu accusato di aver tenuto una concubina, reato contemplato nell'articolo 560 del codice penale. Cominciamo a percepire la necessità di ricostruire uno stile, o perlomeno una maniera. In altri tempi, è dimagrita, si è infilata tacchi altissimi e minigonna mozzafiato, mostrando perfino gli slippini mentre si inarcava a cosce larghe impugnando animosamente il microfono. Più che le canzoni proposte, l'essenziale era il modo in cui Mina le proponeva. Ella non aveva l'assillo della perfezione, e non per presunzione, ma per un atteggiamento spontaneo. Le decine di migliaia di fan che ogni anno acquistano il puntuale album doppio della cantante, lo fanno per avere la riprova della sua ineffabile bravura di interprete, non per la scelta delle canzoni presentate. Sì, Adriano è o amato o compatito, Mina è stata semplicemente idolatrata.
Nel 1978, Mina si presenta alla Bussola per celebrare vent'anni di carriera. Grassa, anzi deforme, vestita di nero: una dea diventata donna per punizione. Da allora, la rinuncia alle apparizioni. Nel 1998, comincia a circolare la voce di un disco insieme a Celentano. Qualche anticonformista scrive che questo duetto arriva con trent'anni di ritardo. Il disco fu intitolato semplicemente Mina Celentano e dovrebbe rappresentare l'incontro del secolo... In realtà è l'incontro di due ex fuoriclasse che si rivolgono con una certa superiorità al pubblico dei supermercati: è una concezione di tipo televisivo, quella basata sul concetto che se il pubblico vuole la cacca, bisogna dargliela bella, lucida e ben confezionata. Mina e Celentano, da sublimi plebei che erano, sono riusciti a diventare borghesi banali. Entrambi continuano a pubblicare dischi e a venderli, dimostrando a tratti la vecchia bravura, unita alla consapevolezza che con la loro storia alle spalle, possono fare qualsiasi cosa, senza eccessive preoccupazioni sulla qualità del prodotto.
Shel e gli altri
La caratteristica principale degli anni '60 fu che durarono troppo poco: presero fuoco, bruciarono e si consumarono in un attimo. Norman David Shapiro, detto Shel, fu uno dei personaggi principali, la voce guida di un gruppo storico del beat italiano, i Rokes. Parla un italiano bellissimo, anche se l'accento è rimasto quello inconfondibile degli anni d'oro; sceglie le parole con cura e va alla ricerca dell'espressione più adeguata. Ha una personalità, un codice interiore con un sistema di priorità.
Il complesso fu notato da Teddy Reno, che andava in cerca di un gruppo che accompagnasse Rita Pavone, che di lì a poco avrebbe fatto il geghegè. Il successo, per i Rokes, arrivò con il brano Un'anima pura: la purezza veniva resa chiara e struggente dal tocco del plettro sulla chitarra 12 corde di Shel e dalle voce in falsetto di tutti gli altri. La formazione standard era costituita da Shel, voce, chitarra 12 corde e tastiere; Johnny Raymond Charlton, chitarra solista; Bobby Powell, basso; Mike Rogers, batteria. Una composizione perfetta: sulla scia dei Beatles le band dovevano avere quattro componenti, chitarra ritmica, solista, basso e batteria. (I Rolling Stones erano un'eccezione, con Mick Jagger che si limitava a cantare).
Altro complesso di successo fu l'équipe 84, che nel 1965 incise Sei già di un altro. L'esplosione avvenne quando queste due band aprirono la leggendaria stagione del Piper, lo storico locale romano. Per i Rokes si aprì il triennio magico 1965-67: tanti soldi e tanti successi. Altri cambiamenti erano in atto nel decennio: gli slittamenti tendenziale del costume erano stati certificati da Gino Paoli nel 1963 con la sua Sapore di sale, che aveva sancito la fine dei moralismi sul corpo, le labbra, addirittura la pelle. E poi c'era stato il twist, che aveva modellato i balli su un andamento oscillatorio e che sar
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