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La medicina delle Muse

Capitolo I : Il mondo della musikè

1.1 Il cantore e l’arte delle Muse

All’inizio del trattato pseudo-plutarcheo “ De Musica”, la scienza pertinente alla voce viene connessa al

culto del divino; questa connessione viene evidenziata dal nome “ l’arte delle Muse”. Anche la memoria è

legata alla musica, in età arcaica e classica la musica era legata al testo poetico e funzionale all’esecuzione.

L’invocazione alle Muse evidenzia il canto poetico con l’ambito divino, la dimensione della memoria, queste

sono garanti di giustizia e verità, sono figli di Zeus e della Memoria. Il canto poetico è uno strumento di

comunicazione, il piacere dell’ascolto consente al canto di influire sulla psiche di chi ascolta, ha una vera e

propria azione terapeutica. La capacità della musica di attrarre, procurando piacere, appare fin dai poemi

omerici, molti sono gli aneddoti dove la musica rappresenta un cambiamento positivo. La civiltà greca

antica ci testimonia la presenza quotidiana della musica in ambiti privati e comunitari, gli effetti della

musica appaiono nella letteratura. I riti religiosi, le feste pubbliche e privati, le guerre prevedono la musica

che alleviava le angosce, fatica e dolore.

2.2 Dilettare e celebrare. Le occasioni delle performance musicali

Le performances degli aedi omerici nelle corti davano piacere e intrattenimento, oltre a questi i poemi

omerici riportano altre forme poetiche come il peana e il lamento funebre , attestano forme di melica

corale distinte secondo occasioni. In età arcaica e classica, queste esecuzioni erano fatte durante le feste, in

tali occasioni venivano fatti gli agoni musicali divisi per generi, ad Atene abbiamo le Grandi Dionisie. Altro

ruolo di primo piano che svolge la musica sono i riti di passaggio dalla fanciullezza all’età delle nozze, in tali

occasioni si svolgono agoni atletici e musicali. Nei riti di passaggio femminili si inserivano i parteni, canti

propriamente delle nozze erano gli imenei e gli epitalami. Altri momenti da celebrare erano le vittorie negli

agoni atletici panellenici, vi era connessa la forma corale dell’ epinicio. La citarodia è uan forma musicale

connessa a contesti pubblici, prevede canti epici accompagnati da modalità liriche ( kithara). Gli esponenti

più noti furono Stesicoro di Himera e Terpandro di Lesbo, il capostipite sarebbe stato Anfione, figlio di Zeus.

Eraclide afferma che i componimenti poetici del passato si possono assimilare a quelli di Stesicoro e degli

antichi poeti melici che componevano versi epici li rivestivano di melodie. Terpandro si distinse per il

nomos citarodico e per le tipologie di questo genere, secondo Eraclide la sua tecnica compositiva

consisteva nel rivestire di melodie, secondo ciascun nomos ,i propri versi e quelli di Omero. Oltre ai

contesti pubblici ci sono quelli privati dove si fa musica, come scuole, simposi, casa. Il simposio era un rito

aristocratico dove musica e vino erano protagonisti, ambito dove c’è esecuzione di melica monodica. Il

simposio ospitava anche altre esecuzioni, come la poesia giambica e elegie accompagnate dall’aulòs. Molte

antiche melodie sono state perse, ci furono riforme musicali con complesse polemiche ad esempio sulla

nuova musica e la critica dei conservatori come Aristofane.

1.3 il piacere dell’ascolto musicale. Muse, Sirene e l’incantesimo della musica

In tutte le epoche e civiltà la musica suscita godimento, nei poemi omerici sono numerose le feste con il

canto e al piacere che procura. La disposizione delle parole nei discorsi deve essere studiata e attraverso la

componente sonora la melodia, ritmo e variazioni riescano ad avere la stessa efficacia psicagogica della

musica. Gli effetti incantatori della musica sono associati spesso a uomini che hanno rapporto con divinità o

personaggi mitici. La musica però non ha solo effetti pacificatori connessi alle Muse, ma rivela anche

conseguenze nefaste, come mostra il canto delle sirene nell’odissea. Circe descrive le Sirene come

seduttrici di morte che incantano i navigatori, cercando di farlo anche con Odisseo. Le sirene sono

rappresentate come uccelli con testa di donna, hanno strumenti musicali, nell’Odissea però cantano senza.

Di solito le sirene raffigurate sono tre, una suona la lyra o kithara, una suona l’aulòs e la terza canta.

Odisseo si fa legare all’albero della nave per ascoltare il loro canto. Il loro canto persuade e fa annullare la

volonà, cantano sedute su un prato, richiamano la morte perché di fatti è una figura dell’Ade. Una volta

otturate le orecchie dei compagni, Odisseo può ascoltare il loro canto e lo invitano a fermarsi, loro si

autodefiniscono dispensatrici di piacere e conoscitrici di tutto. In realtà il loro non è un canto ma

promettono e attraggono.

Capitolo 2: Catarsi e incantesimo musicale. La musicoterapia nei poemi omerici e l’epodè

2.1 i due generi di cura musicale nei poemi omerici

La musica come terapia nella grecia antica è attestata nei poemi omerici per mali individuali e comunitari.

Nel libro I dell’Iliade la musica serve ad espiare una divinità irata contro la comunità, nel libro XIX

dell’Odissea la cura musicale è per un singolo. Nell’ Iliade il canto per la divinità, che viene persuasa,

produce la guarigione grazie alla forma musicale ritualmente. La performance è affidata a un gruppo di

persone, il rito viene affidato ai sacerdoti e indovini. Nel libro XIX dell’Odissea c’è rapporto tra terapeuta e

paziente, all’invocazione per il divino si sostituisce la magia, l’allontanamento del male è dato dal potere

delle parole e musica. Dalle testimonianze omeriche emerge la musicoterapia come medicina magica, unita

a religione e rito.

2.2 medicina e magia nella grecia antica

Con il termine “ medicina magica” gli studiosi hanno dimostrato l’unione del canto e del rimedio medico. Le

origini della medicina greca sembrano connesse con la cultura del vicino oriente antico, con utilizzo di erbe,

incantesimi. Gli incantesimi erano la pratica magica più diffusa, riprendono questo uso dall’Egitto. Anche la

civiltà babilonese ci riporta l’uso di incantesimi legati a interventi farmacologici e la contrapposizione tra

mago e stregone. In grecia il mago non ha una categoria specifica a differenza dell’Oriente, dove la magia

ebbe anche un uso pubblico, In Grecia la magia coinvolge la sfera privata. Nel XIX dell’Odissea l’incantesimo

è qualcosa da intonare, come una performance. Per epodè si intende persuasione, per molti studiosi questa

non prevede musica ma solo parole, gli effetti sono simili alla musica connotata come canto magico. Si

associa molto la musicoterapia all’epodai che riporta l’utilizzo della musica negli incantesimi.

2.3 la catarsi tra religione e magia

La cura dei mali viene affidata a individui che fungono da intermediari col divino ed è una pratica intesa

come catarsi. Nel libro I dell’Iliade ci sono personaggi che presentano i tratti dell’iniziazione misterica. Nel

mito di Orfeo emerge il potere incantatorio della musica che è in grado di guarire. La prima testimonianza

riguarda gli animali, riusciva a far muovere ogni cosa grazie al suo canto.

2.4 logoterapia in Omero

Nei poemi omerici si riscontrano rimedi terapeutici magici e religiosi e pratiche farmacologiche. La magia

non viene distinta dalla medicina che affronta mali traumatici, con ferite e rimedio umano e non traumatici

con dolori interni, non visibili, l’origine è un demone maligno e bisogna placarlo con sacrifici espiatori. La

medicina omerica non è fatta solo di bendaggi e procedure chirurgiche ma di incantesimi e uso opportuno

di parole. Tra il V e IV sec emerge la distinzione tra medicina e magia, condannando la seconda a causa

dell’emergere della scienza medica, anatomia, origine di malattie. Il peana era intonato come incitamento a

combattere e nell’ambito simposiale. L’intonazione del peana come terapia musicale in ambito religioso si

trova nel libro I dell’Iliade, i cori servono a placare l’ira di Apollo contro gli Achei e a liberarli dal male che li

affligge.

2.5 la peste e l’offerta di peani ad Apollo nel libro I dell’Iliade

Il peana viene usato per un rito di liberazione a causa di una peste inviata agli Achei da Apollo, era in collera

col re e procurò un male esistenziale all’esercito. Achille vuole rivolgersi a un sacerdote, gli achei compiono

i sacrifici e intonano peani in coro. In questi versi il peana è un canto culturale, senza strumenti musicali,

contrariamente all’uso comune perché è accompagnato da uno strumento a corda. L’epidemia cessa nel

momento in cui il dio accoglie il canto e si rallegra, sembra incantare la divinità, la guarigione discende da

una supplica con uso terapeutico della parola. Qui si colloca l’epodè che prevede un uso coercitivo del

linguaggio. Performance del peana è il protrarsi nel tempo, gli giovani achei si esibirono per un’intera

giornata. Nel libro I dell’Iliade è costituito in tre parti: ingiustizia verso Crise e la figlia, sacrifici e preghiere

ad Apollo e purificazione degli achei. La guarigione si realizzerà per mezzo di un mantis: interprete della

volontà della divinità, ruolo che svolge Calcante.

2.6 Odisseo e l’epodè nel libro XIX dell’Odissea

Odisseo in questo libro appare come protagonista di musicoterapia, morso da un cinghiale durante la

caccia, sottoposto ad incantesimo e ad un bendaggio. Qui c’è rapporto tra malato, musica e incantesimo,

c’è l’epodè come rimedio medico-magico che non prevede un intermediario.

2.6.1 La caccia sul Parnaso e la ferita

Odisseo torna ad Itaca, viene accolto da Penelope, sotto forma di mendicante. Per paura di essere

riconosciuto dai Proci che occupavano la sua dimora chiede di essere affidato all’ancella anziana che lo

aveva allevato fin da piccolo. L’ancella riconosce Odisseo, viene organizzata una gara con arco dove vince e

riesce a riconquistare il suo posto. Durante la caccia sul Parnaso, Odisseo aveva avvistato un cinghiale, si

getta su di esso e il cinghiale lo morde, gli zii bendarono la ferita.

2.6.2 L’epodè, una cura combinata dell’emorragia

L’episodio di cui stiamo trattando è l’unica testimonianza omerica che riguarda l’uso terapeutico di

incantesimi cantati. Fasciatura e incantesimo, sono due atti separati, il solo bendaggio non basta a fermare

il sangue come non basta la sola epodè. Il significato “ legare” ( la benda) prevede un atto verso le potenze

maligne. Nello scolio di Eustazio, la cura di Odisseo è un tentativo di fermare l’entità maligna che causa

l’emorragia con la fascia e con lo scongiuro.

2.6.3 funzione paregoretica e ipotizzante dell’epodè per Odisseo


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Aporia

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aporia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Meriani Angelo.

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