La poesia lirica
La poesia lirica è un momento di formazione e indottrinamento della gioventù o di riflessione e verifica etico-politica per i membri adulti, ma anche nastro della memoria dei racconti e dei fatti della comunità. I luoghi privilegiati della lirica sono i tiàsi femminili (associazioni culturali ed educative di ragazze) e i simposi maschili (momento di bevute e conversazioni, banchetto); ma soprattutto la città, in occasione delle grandi feste cittadine presso le poleis maggiori o santuari, o negli agoni. I luoghi e le occasioni della lirica ne definiscono quindi i generi. La musica è in continua evoluzione nella storia greca, evoluzione di generi e armonie ma anche di concezione che passerà da rito a divertimento.
La melica
La melica erano statuti e nomi della lirica vera e propria che gli antichi chiamavano melica, quindi canto affiancato da danza e musica strumentale a fiato e/o a corda. Nella melica vi sono molti sottogeneri che si identificano in base all’occasione della performance.
Componimenti per gli dei
- Inni e prosodi: l’inno era un canto di invocazione e/o lode per qualsiasi divinità che poteva essere cantato da un singolo o da un coro. Ma quando veniva cantato processionalmente con l’aulo, prendeva il nome di prosodio.
- Peani: inizialmente era dedicato al culto del Dio Peana, poi identificato con Apollo per un canto di invocazione contro le malattie e contro i pericoli. Poi fu esteso ad altre tematiche e divinità, cantato da un coro con aulo e/o cetra o lira.
- Nòmoi: si colloca sempre nell’ambito apollineo, significa “norma”. Misure ritmiche e armonico-musicali fisse, accentuato carattere mimetico e contenuto narrativo di poemi omerici (épos), cantato a solo, con la cetra, in varie occasioni. Sarebbe stato perfezionato da Terpandro di Lesbo (primo rappresentante della poesia citarodica, inventore del barbitos a corda), ma erano presenti già in antichità nòmoi auletici (solo strumentali), nòmoi aulodici (musica e canto, come quelli di Clona e Polimnesto).
- Ditirambi: in principio questa forma lirica era cantata processionalmente e poi ciclicamente intorno ad un altare, da un gruppo di persone, poi da un vero e proprio coro durante un sacrificio. Si evolse poi verso contenuti mitici-narrativi che a volte non avevano a che fare con Dioniso. Aristotele lo ritiene l’origine della tragedia.
- Iporchemi: unione di versi, musica e danza propria dell’intera lirica greca antica. Inizialmente cantato da un solista o da un coro.
- Iobacchi, adonidi, iuli: per Dioniso si cantava lo iobacco, una forma libera di inno, per Adone l’adonidio, per Demetra lo iulo.
Componimenti per i mortali
- Encomi: aveva la funzione di lode durante un festoso corteo che poteva seguire un qualsiasi successo, dal valore militare alla saggezza politica, dalla liberalità e dal coraggio all’equilibrio e al senso della misura.
- Epinici: il canto che celebrava una vittoria negli agoni, l’esecuzione era pagata e avveniva sul posto nel dopogara, oppure a posteriori presso un santuario o spazio pubblico. Con Pindaro l’epinicio raggiunse la perfezione e la struttura tipo con l’esemplarità del mito adattato alla realtà.
- Scolio: durante i simposi, tre tipi di canto: carmi lirici d’autore con lira e barbitos; brevi improvvisazioni anonime dei convitati; citazioni e riusi di carmi d’autore. I temi erano quelli tipici simposiali. Si avvale la creazione a Terpandro.
- Canti nuziali: l’epitalamio era un canto eseguito alla sera e al mattino davanti alla camera nuziale, scherzoso e osceno; l’imeneo era un canto processionale per il corteo nuziale, di composizione popolare e strettamente funzionale al rito, con linguaggio erotico. Prese il nome da Imeneo, il quale morì il giorno delle sue nozze.
- Canti funebri: i lamenti urlati e composti delle famigliari si chiamava gòoi, i thrènoi erano affidati a cantori professionisti mentre gli epicedi erano eseguiti durante la scena del funerale o durante la sepoltura. L’aulo faceva costante supporto musicale.
Componimenti per gli dei e i mortali
- Parteni: legati ai riti di passaggio che scandivano l’iter educativo femminili e alla lode delle divinità.
Caratteri della musica greca
Il canto corale avveniva quasi sempre all’unisono, tra voci omogenee e anche all’unisono era suonato all’accompagnamento, ma c’era una grande varietà ritmica. Limitate, fisse e rigidamente regolate erano le arie musicali (nòmoi). La figura di base di tutta la musica greca era il tetracordo e la grandezza degli intervalli tra le quattro corde della lira definiva i tre generi fondamentali:
- Diatonico (semitono, tono, tono)
- Cromatico (semitono, semitono, tono e mezzo)
- Enarmonico (quarto di tono, quarto di tono, due toni)
Le due scale principali erano l’eptade e l’ottava, ma solo quest’ultima ebbe più successo. Ci furono vari tipi di ottava, in base alla collocazione geografica:
- Mixolidia (creata forse da Saffo)
- Frigia
- Dorica (quella di base)
- Ipolidia
- Ipofrigia
- Ipodorica
Gli strumenti
Gli strumenti musicali furono:
- La voce (tenore, basso e baritono)
- I cordofoni a pizzico (lire, arpe) (phòrminx, la grande kithàra, la lyra più maneggevole, il barbitos lungo e bulbiforme, le arpe màgadis e la pèktis)
- Aerofoni (aulo a doppia canna con quattro fori per canna, ad ancia doppia o semplice; numerosi materiali e funzioni)
- Strumenti a percussione (tympanon, tamburello, nacchere, kymbala come dei piatti)
La citarodia è canto + strumento a corda. La citaristica sono i brani strumentali per strumento a corda. L’aulodia è canto + strumento a fiato. L’auletica sono i brani strumentali per strumenti a fiato.
Geografia e cronologia
Ogni regione ebbe un suo repertorio di melodie per le diverse occasioni, tramandato oralmente di generazione in generazione. Gli elegiaci e i giambografi si addensano soprattutto nel mondo ionico microasiatico e insulare. Per quanto riguarda la melica, un centro importante fu l’isola di Lesbo, levatrice della lirica soprattutto monodica e patria di Terpandro. Nell’aerea dorica e peloponnesiaca la lirica corale trovò le cornici più adatte. Alle corti dell’Italia meridionale e soprattutto della Sicilia va l’attività di molti poeti corali. Un boom di poeti lo conosce l’area ionica, in particolare la Beozia con Pindaro.
Luoghi privilegiati della poesia lirica sono le feste cittadine e panelleniche e i ritrovi e le comunità dei gruppi aristocratici dal VIII sec. fino all’età alessandrina. Mentre dal VII e nel VII sec. i principali centri di attrazione sono principalmente i grandi santuari. La poesia di gruppo nel VI sec. si fa riflesso della crisi dell’aristocrazie e poi strumento di svago o di elogio per i tiranni. Mentre nel V sec. diviene ornamento dei luoghi della separazione e mero divertimento in versi. La lirica greca dura ininterrottamente per secoli e giunge quasi senza soluzione di continuità all’età moderna e contemporanea, ma l’avvento del teatro e del libro poi furono tra i principali motori del cambiamento che produsse il concetto moderno di “letteratura”.
I testi
L'elegia
I più ne riportano l’origine al pianto funebre che si eseguiva sui morti, altri la riconducono all’elogio. I temi che affronta difficilmente sono riconducibili ad un unico ambito e quasi mai coincidono con il lamento funebre. Il poeta pronuncia esortazioni, chiamate alle armi, insegnamenti morali e considerazioni politiche e sociali, riflessioni filosofiche e religiose, narrazioni storiche, effusioni amorose e note esistenziali.
Mentre sono chiare le caratteristiche “esterne”: accompagnato dal suono dell’aulo, scandito sempre dallo stesso metro, il distico elegiaco [costituito da un esametro dattilico (verso formato da sei piedi dattilici di cui l'ultimo manca di una sillaba, quindi spondeo -- o trocheo ˊ˘) seguito da un pentametro dattilico (somma di due unità da 2 piedi e mezzo)], e composto nella stessa lingua, il dialetto ionico. In età classica (V-IV sec.) viene vista come mezzo di comunicazione politica, di gioco e relax conviviale. Dal III sec. diviene una forma privilegiata per brevi narrazioni mitologiche a sfondo amoroso.
Callino
Callino di Efeso, in Ionia, visse nella prima metà del VII sec. Nei frammenti ritrovati, egli si rivolge ai giovani, sdraiati a simposio, perché affrontino il nemico con coraggio in difesa della comunità con gloria, temendo il disonore più della morte. La gloria della morte riscatta la vita dalla sua precarietà. La morte a differenza del disonore non può essere evitata, la gloria rappresenta l’unica forma di immortalità.
Tirteo
Oltre 150 versi, Tirteo è vissuto a Sparta intorno alla metà del VII sec. Poeta-educatore, fu autore di appassionate elegia di esortazione in dialetto ionico. Caratterizzato da un ardente amor di patria, nel testo sottolinea che la patria è il primo dei valori, la morte del valoroso durante la guerra è bella, mentre la sopravvivenza dello sconfitto è la cosa più triste e penosa.
Mimnermo
Mimnermo affronta vari toni e contenuti dell’elegia antica. È orientale, di Smirne e vissuto nella metà del VII sec. Le sue composizioni d’amore innestano il malinconico canto della giovinezza in una visione pessimistica della vita e della sua caducità. Per Mimnermo una vita senza amore e senza sesso non è degna di essere vissuta, propone il suo disilluso carpe diem in quanto sostiene l’idea per cui una morte che giunge al termine della giovinezza è il destino migliore che si possa avere. Quindi la morte come unica liberazione contro il male di invecchiare.
Solone
Solone nacque nel 640 scrisse le leggi e compose i versi per la propria città, Atene. Dovette gestire l’esplosivo conflitto tra i proprietari terrieri e i piccoli contadini. La sua opera diede inizio al “moderatismo” sulla scena politica occidentale. Quindi la lotta agli opposti estremismi e di chi al contrario chiedeva la redistribuzione della terra. Mediatore culturale ed educatore sociale, in tono serio, ammoniva i propri cittadini e difendeva la propria politica, ma non disdegnò temi simposiali ed esistenziali. Dopo l’attività legislativa si recò a Cipro dove morì nel 560 circa. Diverrà un simbolo di fondatore della democrazia, incarnazione del buon governo, dell’onestà e della giustizia.
Il titolo della sua opera è Eunomia “Buon governo”, Solone rilegge sotto una luce etica e religiosa i profondi conflitti del tessuto sociale ateniese e le proprie proposte per risolverli. Durante un simposio il poeta rispolvera i concetti-cardine dell’aristocrazia ellenica: l’insensatezza, la brama di denaro e l’ingiustizia che producono hybris, una lotta violenta e tracotante per travalicare i limiti della propria condizione, e la hybris genera kòros, cioè la perdita del contatto con sé stessi e accecamento. Solone propone un equilibrio, un moderatismo “illuminato”: la coesione sociale richiede ragionevolezza, e la ragionevolezza richiama coesione sociale.
Nella sua riflessione sul tempo e sulle scansioni, corregge il pessimismo di Mimnermo aggiungendo un ventennio all’auspicata morte, e scandisce la vita in dieci settenni, ciascuno dei quali caratterizzati da momenti positivi.
Teognide
Originario di Megara (Iblea, Sicilia) è vissuto tra il VII e VI sec. È il più celebre cantore dell’aristocrazia e dei suoi valori: l’amicizia come solidarietà politico-sociale e la moderazione, l’avversione per il demos (la plebe) e il terrore della tirannide. Vastissimo repertorio poetico.
Nel suo testo Teognide confida a Cirno, il suo amato, di aver escogitato un sistema per non far impossessare nessuno dei suo versi. Ma il sistema non viene esplicitato, forse un sistema che è tecnica poetica ed esperienza esistenziale insieme in modo da rendere il componimento unico ed adattabile solo a sé stesso. Un sigillo messo proprio dagli altri, al momento del riconoscimento della sua poesia.
In un altro testo Teognide, sempre rivolgendosi e a Cirno, discute della tirannide che genera paura alle aristocrazie conservatrici. T. 10 – sostiene che la falsità di un uomo, soprattutto di un amico, è la cosa più difficile e dolorosa da accertare. Ma l’accertamento della qualità esige...
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