La letteratura artistica
Introduzione
Le arti figurative non erano distinte dalle altre ma dette Techne, come la medicina, retorica e pittura, dato che tutte erano arti che implicavano una specifica conoscenza “saper fare” ma non avevano implicazioni con l’apprezzamento estetico o espressione. Aristotele ne crea le storie specializzate: ancora nel medioevo le arti maggiori e minori sono considerate arti meccaniche, mentre quelle non connesse al fare sono dette Arti Liberali, come grammatica, retorica, dialettica (trivio) e aritmetica, musica, geometria, astronomia (quadrivio).
Il Canone di Policleto
Il Canone di Policleto è un trattato tecnico-matematico-geometrico del V sec. a.C. in cui si ha la definizione delle norme proporzionali-matematiche partendo da aneddoti e racconti riguardanti le varie technai e la loro storia attraverso i migliori afferenti (nomi, cronologie, allievi, maestri).
Caio Secondo Plinio il Vecchio
Caio Secondo Plinio il Vecchio (Como 23-Pompei 79) è il collettore di informazioni da fonti perdute grazie alla scrittura della sua Naturalis Historia, una vera enciclopedia del sapere, composta poco prima della morte per lo tsunami dell’eruzione del Vesuvio che travolse Pompei ed Ercolano. Nei libri dal XXXI/VII parla di rocce e minerali e, adducendo esempi del loro uso, arriva al mondo dell’arte, dato che la scultura modellava e la pittura frantumava minerali. Usa esempi della tradizione aneddotica ellenistica e attinge al vocabolario della retorica. A lui si deve il fatto che vengano tramandati nomi di grandi artisti greci come Apelle, e il succedersi degli eventi secondo lo schema ascendenza-acme-decadenza che informerà la storia fino all’800. Egli afferma che si abbiano due epoche nella storia greca, una prima di decadenza per la mancanza di invenzione, fino alla 121o olimpiade del 296-3 a.C., dove l’arte morì, ed una di rinascita dalla 156o olimpiade del 156-3 a.C. Attribuisce tale informazione alla retorica di Cicerone, in cui si ha il modello nascita-crescita-morte-resurrezione dando vita a una rappresentazione parabolica-organica-biologica, ripresa da Vasari usando le fonti di Alberti, in cui si mostra la nascita classica dell’arte, l’oblio del medioevo, la resurrezione con Giotto-Cimabue, il successivo sviluppo fino a Vasari e la futura decadenza.
Plinio è una fonte immensa di informazioni sul passato, come mostra l’aneddoto su Zeusi (ripreso da Torre) per la realizzazione del ritratto di Elena per il Tempio di Giunone ad Agrigento. Egli non avendo una ragazza abbastanza bella convoca tutte le più belle del paese per trarre da ognuna i tratti migliori, mostrando quindi l’azione dell’arte di mimesi ed epurazione della natura per raggiungere il bello ideale. Allo stesso modo Senofonte, nei Memoriali di Socrate del IV sec. a.C., racconta come Socrate andò nelle botteghe di Parrasio, Pistias e Kleiton e parlando con il primo gli chiese se non fosse in grado di superare la natura emendandola, dato che nei suoi quadri vi era un bello inesistente in realtà. Infatti, si racconta anche che nella sua gara contro Zeusi egli abbia realizzato una tenda tanto veritiera da ingannare il pittore e dell’uva che gli uccelli vollero beccare dimostrando alte capacità di mimesi. Si mostra qui l’altro elemento sempre presente in Plinio, ovvero il maestro che si crede al massimo della scienza nella pittura poi superato dall’allievo. Plinio viene utilizzato nel 1506 per il riconoscimento del Laocoonte da parte di Giuliano di Sangallo e Michelangelo, come racconta Francesco di Sangallo in una lettera a Vincenzo Borghini, mostrando come appena venne trovato in un campo vicino a Santa Maria Maggiore vennero convocati i due esperti da Giulio II, che ne riconobbero l’opera descritta da Plinio nel XXXVI libro nel 37o pezzo come realizzata da Atanadoros, Polydorus e Hagensander e posta nel Palazzo di Tito poiché tanto bella da superare la pittura e la scultura in bronzo. Michelangelo la rivela un falso dato che non si tratta di un solo blocco di marmo come nel mito.
Petrarca e la sua biblioteca
Petrarca nella sua biblioteca proto-umanistica ha una copia della Naturalis historia tutta glossata (vi apprende il latino per la semplicità della scrittura e ricava vocaboli artistici): la fortuna di un testo dipende dalla sua Editio Princeps, che in questo caso dopo la diffusione manoscritta del testo in epoca medievale è nel 1469 da Giovanni da Spira ed è seguita nel 1479 da una volgarizzazione di Cristoforo Landino, che porta ogni intellettuale ad avere una copia o epitoma del testo.
Lucio Vitruvio Pollione
Lucio Vitruvio Pollione, contemporaneo di Cesare e Cicerone, fu un architetto-ingegnere che creò la biblioteca perduta di Fano ed acquedotti di Augusto, ma anche il De Architettura, con genesi lontana dalla Naturalis Historia, dato che è un trattato tecnico dimostrativo del I sec. a.C. di tal architetto, vissuto tra Marche e Lazio, specializzato in edifici civili (ingegnere civile). È un testo in 10 libri, conservatosi dopo il naufragio della letteratura del crollo dell’impero romano, riscoperto in un monastero inglese in età carolingia e diffusosi in copie manoscritte (confronto obbligato per ogni architetto prima della I Guerra Mondiale). In esso Vitruvio dà un codice dell’architettura del tempo-greca-grammatica degli ordini attraverso i libri:
- 1º Definizione di architettura e trattamento dell’urbanistica, geometria, formazione dell’architetto
- 2º Materiali, murature, tecniche, storia dell’architettura
- 3º Ordini architettonici e canoni del costruire (fondazioni, colonne)
- 4º Templi
- 5º Edifici pubblici ed elementi di armonia musicale-acustica architettonica
- 6º Geografia ambientale, misure degli edifici
- 7º Terrazzi, intonaci, pavimenti, tecnica dei colori
- 8º Idraulica
- 9º Astronomia, astrologia, misurazione del territorio
- 10º Meccanica, macchine idrauliche, belliche
Una buona architettura dev’essere:
- Solida: Firmitas, conoscenza dei materiali
- Funzionale allo scopo: Utilitas
- Bella: Venustas (principi di simmetria-regole di bilanciamento delle parti in modo euritmico secondo il principio del decoro ed equità delle parti)
Tali regole avranno lunghissima gittata nelle epoche successive tanto da essere studiato e letto in epoca carolingia per la costruzione more antiquorum, poi nel medioevo base per i modelli proporzionali e nel rinascimento per i paragoni tra il corpo umano e la costruzione di edifici (Leonardo). Oltre alla diffusione dei manoscritti vitruviani, posseduti da Petrarca, si ha l’Editio Princeps del 1486-92 di Giovanni Supplicio de Veroli per diffondere l’opera in corti come Roma e Urbino, poi nel 1511 Fra Giocondo si impegna ad illustrarla comprendendo come i passaggi più difficoltosi andassero capiti attraverso figure e la prima edizione volgarizzata-illustrata diffusa in Lombardia è quella di Cesare Cesariano del 1521, poi si ha quella veneziana di Marcoli del 1556 con correzione filologica di Barbaro ed apparato iconografico di Palladio.
Il Medioevo
Introduzione
L’inizio della letteratura artistica occidentale: come la maggior parte delle manifestazioni culturali europee la letteratura artistica nasce nell’Antica Grecia, considerando gli oggetti solo dal punto di vista esteriore e accettando il falso-leggendario (storie di Apelle e Efranone): la storiografia moderna presenta come maestri di Plinio il Vecchio Pasitele e Senocrate, che giungono a conclusioni estetico-critiche e storiche pur appartenendo alla tarda antichità. Di tal genere di letteratura ci rimane solo il De Architettura di Vitruvio, trovato nel 400 da Poggio Braccialini a San Gallo e futura fonte di Leon Battista Alberti e Lorenzo Ghiberti (primo a tradurlo per Schlosser) diventando una bibbia dell’architettura. Accanto a tal produzione di artisti, con fini estetici e tendenza alla costruzione storica (senso storico dei greci), se ne ha una con il punto di vista di amatori-pubblico, con primi esponenti in Duride da Samo del IV sec. a.C., che non si propone di attuare l’unione delle arti nella Storia dell’Arte, ma si fonda sul particolare esterno biografico-aneddotico, che porta il pubblico a comprendere chi sia l’artista e creare per Burckhardt la Historia Altera; si ha sempre un senso mitologico o ingenua critica espressionista vita-opere di un artista (spesso discordanti), presentando spesso storielle seguendo il modello dei Jeux d’Espirit di Duride (Apelle-Zeusi) validi in tutta l’epoca romana, dato che ripercussioni epigrammatiche di cognizioni estetico-tecniche.
La Historia Naturalis di Plinio il Vecchio
Per la perdita delle Vite dei pittori di Cornelio Nepote unico testo in materia che abbiamo è la Historia naturalis di Plinio il Vecchio (commento di Demontiosus del 1585), che mostra il rapporto natura-cultura umana creando con l’artificiale una storia del naturale. Grazie al suo pragmatismo-sincretismo (sebbene dichiari di non conoscere l’arte) ha creato un quadro dello sviluppo dell’arte antica; infatti mostra come in età ellenistica sorge l’interesse topografico che ha massima traduzione nella Guida alla Grecia di Pausania (editio princeps 1516), con un grande quantitativo di conoscenze storico-antiquarie-artistico-religiose (base per la periegetica moderna dei Mirabilia) attuando un’autopsia dell’antico come quella Vasariana, dato che non ha solo una visione oggettiva con aspetti tecnico-storico-topografico, ma anche una soggettiva che la vede come pretesto per far mostra di brio. Esempio è nella produzione di poeti come Luciano, che sviluppano la letteratura di Ekphrasis “descrizione dell’arte” che racconta l’opera prescindendo dall’epoca storica, di cui primo esempio è la descrizione attuata da Omero nell’Iliade dello Scudo di Achille (commissionato a Vulcano con decorazioni in oro-argento); poi si ha la ripresa dai due Filostrati (nonno-nipote) di cui il Vecchio viene detto valente retore e mostra la sua connessione all’arte dell’epoca nella descrizione di quadri detta Pinacotheca (requisito necessario nel mondo classico-bizantino della parentela alla retorica), in cui si ha una descrizione di immagini con poche digressioni stilistiche con pomposa retorica. Tal opera sarà tanto famosa che verrà indagata da molti grecisti e studiosi di estetica arrivando alla conclusione che i quadri descritti non sono mai esistiti e Goethe ne crea una versione nel 1818 reinventando le descrizioni.
Si tratta di generi dell’antichità che fanno riferimento alla descrizione delle opere e al loro contenuto, cercando di ottenere “per verba” il corrispondente della vista (ripresa del paragone tra le arti di Orazio) dato che l’immagine è peritura e la parola rimane. Altra forma del periodo è quella dell’Epigramma Iconico (Marziale) con argomento in opere d’arte, che mostra come l’oggetto d’ispirazione del poeta dà molte informazioni sul modo degli antichi di approdare all’opera d’arte e al paragone poesia-pittura (spunti per gli umanisti) e quelli di Mirone mettono in luce come anche l’opera possa sparire dietro i moti dello spirito (tema con infinite variazioni), mostrando la sfera delle sensazioni dell’arte figurativa e l’illusione della vita reale diventando magia figurativa. Esempio è nel ritratto di Giovanna Tornabuoni fatto da Ghirlandaio nel 1490 (collezione Thyssen) in cui si rappresenta la nobildonna di profilo con dietro una libreria (cultura) e gioielli (ricchezza/valore simbolico delle pietre) ed un cartiglio con l’epigramma di Marziale “se l’arte potesse rappresentare il carattere e l’animo non esisterebbe sulla terra un quadro più bello” qui in “se tu arte” mostrando come l’arte abbia un limite per descrivere le psicologie-animi; per questo l’Epigramma è una forma di confronto tra i letterati del 400 e quelli antichi di cui non sanno nulla.
La letteratura artistica medievale
Si tratta di un’epoca avara per la letteratura artistica, dato che dal tardo antico muta l’idea di opera d’arte in occidente dando maggior rilievo al contenuto rispetto che alla forma, facendo assumere all’arte una connotazione medievale perdendo i rapporti con il mondo classico. Fonti principali sono nella precettistica di bottega, testi di ricette per realizzare manufatti (liturgici).
Nell’Oriente Greco
La letteratura di questo periodo è molto legata al passato (anche per la lingua) ma presenta l’elemento innovativo del legame alla chiesa cattolica. Si ha però una grande differenza tra il polimorfo e barbarico mondo romanico e quello rigoroso-chiuso-tradizionale mondo dell’oriente greco, che portano a due diversi tipi di letteratura (anche di governo-cultura: l’occidente cade e l’oriente mantiene il retaggio dell’antichità) con bipartizione effettiva dopo lo scisma religioso. Nel mondo dell’Oriente greco si ha una ripresa della concezione spaziale antica con stile lineare piano e nella letteratura artistica si ha una ripresa del Libro del Monte Athos (Guida per i Pittori) che per Brockhaus e l’editore greco Kerameus si mostra come la Hermeneia non appartenga all’iconoclastia ma sia dell’XVIII sec. deformata da un falsificatore, mostrando quindi un manuale di laboratorio e non un codice di arte bizantina, non presentando la tradizione antica ma il collegamento al rinascimento italiano. I precetti tecnici ci descrivono la bottega medievale usano molti exemplum e gli schemi della II/III parte mostrano la tecnica della pittura chiesastica usata sul Monte Athos (senza pari in occidente). Tal pratica scompare e non si hanno quindi storie sugli artisti di Bisanzio, mentre rimane ricca la storiografia sulla capitale come il testo di Propocio di Cesarea De Aedificis del 560 (misto tra panegirico-ekphrasis con ostentazione retorica) sugli edifici di Giustiniano, e il Lamento di Niceta sulle opere distrutte dai latini del 1204 (termine tradizione) o Topografia di Costantinopoli dello Pseudo Codino del 400. Altri esempi sono le descrizioni di Costantinopoli dell’Arabo Harun-Ibn-Yahya come prigioniero di guerra del 812/3 che esamina distintamente sculture ed edifici, l’attenzione ai tesori e chiese della capitale di Antonio Novgord del 1200 o poco posteriore Cronaca della IV Crociata di Robert de Cleri.
La descrizione di Santa Sofia di Silenziano riprende le parole di Procopio (poca intellegibilità per l’ampollosità) e venne letta alla sua riconsacrazione. Si oppone alle descrizioni poetiche sul genere la descrizione versificata dell’Augusteon con statua equestre di Giustiniano di Pachymeres; in prosa si ha poi un carattere più colorito come mostra la lettera di Gregorio Nissa ad Amfiloco in Iconi (379-94) sulla cappella dei martiri che aveva progettato a Nissa o lo scritto di Fozio sulla chiesa di Madre di Dio fondata da Basilio il Macedone nel IX sec., dimostrando un interesse per l’opera d’arte raro in occidente per la continuazione degli epigrammi (antologia di Cristodoro sulle statue di Zeugippo). Unger ha tentato di riassumere le notizie sull’arte figurativa ma non ha avuto buon esito, nel contempo la letteratura retorico-giornalistica di descrizioni di epigrammi corrisponde allo spirito di antichità (la retorica è l’ultimo genere a morire); si interrompe il rapporto con l’Ekphrasis prosastica dove non si conoscono i limiti tra realtà e finzione, come l’Omelia di Asterio, vescovo di Amasa in Ponto, del IV sec. imbevuto di cultura come Prudenzio. Egli, secondo la letteratura di Demostene, si reca nella chiesa di Sant’Eufemia per esaminarvi i dipinti e grazie alla sua conoscenza retorica dispone “colori non inferiori a quelli del pittore” descrivendo i martiri con dettagli macabri mentre altrove la sua fantasia ha stimoli materiali, mostrando il pittore come un secondo Eufranone e la mistione di emozioni sul volto della vergine come la Medea di Timomarco.
Il passaggio tra antico e medioevo
Per il passaggio tra antico-medioevo l’ethos trionfa sulla forma di apprezzamento, come mostra la descrizione di Giovanni di Gaza della sua città in modo allegorico e retorico quasi giornalistico. Tal città è ponte tra il paganesimo e cristianesimo come Costantinopoli per il sofista Coriclo di Gaza (Choricii Gazei Opera Foster 1929) che descrive le opere di antichità della chiesa di San Sergio di Gaza e Foster crea ragguagli sull’atmosfera della città nel 1894 nel Jahrbuch des Kais, Deutschen Archaolog (Costantino di Manasse si occupa del mosaico della Tellus). Sono istruttivi i testi dell’Imperatore Manuele II di un tappeto franco-fiammingo venduto a Parigi nel 1399 e quello di Giovanni Eugenico di Trapezute del XV sec. che mostrano la morte di un mondo e la nascita di uno nuovo (antichi retori-volgare), come avviene nel romanzo di Eustazio Hysmine e Hysminias e quello di Meliteniote, lontano dallo scherzo allegorico, con la descrizione del Palazzo della Ragione (Intelligenzia). In generale per la letteratura bizantina bisogna consultare Munoz in “Alcune Fonti letterarie di storia dell’arte bizantina” del 1904 e per le Ekphraseis e i loro rapporti con l’arte bizantina il testo del 1926 Recuil d’Etudies a la Memoire de Kondakov.
Nell’Occidente Latino
Non si hanno testi sulla tecnica dell’epoca se non quello di Vitruvio e una rappresentazione dell’attività di una bottega neroniana nella Passio IV Coronatorum di Porphyrio (edizione di Wattenbach del XVIII sec. e Delbruck nel 1932). Sintomatico del medioevo è raccogliere le tecniche dei laboratori poiché come la sua letteratura si basa sulle rovine della civiltà antica, e il Libro del Monte Athos è un’innovazione rispetto a tali antiquati metodi (legame al solo concetto topografico).
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