Introduzione a Montesquieu
Di Domenico Felice
Riassunto di Eugenio Vezzosi
Montesquieu autore
Montesquieu non è un uomo unius libri. I suoi tre capolavori sono:
- Lettres persanes (1721) [LP].
- Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence (1734).
- Esprit des lois (1748) [EL].
Le Lettres persanes
Le Lettres persanes sono un trattato filosofico-politico in forma di romanzo epistolare. In esse l’autore sostiene:
- La tesi, successivamente supportata in EL attraverso argomenti di carattere geografico e climatico, che le istituzioni politiche siano relative ai paesi dove sono instaurate: mentre in Asia e in Africa domina da sempre con poche eccezioni (ad esempio Cartagine) il dispotismo, in Europa si è assistito all’alternanza di oppressione (governi violenti e arbitrari) e libertà (repubbliche e monarchie miti).
- La tesi che la giustizia sia un rapporto reale e universale («un rapporto di congruenza, che si trova realmente tra due cose: questo rapporto è sempre lo stesso, qualunque sia l’essere che lo consideri, sia esso Dio, un angelo o l’uomo»).
- La tesi dell’esistenza di uno spirito generale delle nazioni.
- La tesi che l’Europa con l’affermazione delle monarchie assolute, prima fra tutte quella di Luigi XIV, nella quale l’esperimento fallito di riforma economica système ad opera del finanziere John Law aveva non solo rimescolato le classi sociali ma anche aumentato la corruzione dei costumi («ho visto una nazione, generosa per natura, pervertita in un attimo, dall’ultimo dei sudditi fino ai grandi, dal cattivo esempio di un ministro»), si stesse avviando, dopo un periodo di grandeur, verso un periodo di décadence, come era avvenuto per l’Impero Romano d’Occidente.
- La tesi che alla decadenza politica e morale in corso se ne affianchi una di tipo fisico, bene esemplificata dalle 11 lettere dedicate al presunto spopolamento della Terra.
Montesquieu stoico
Il Discours sur l’équité, tenuto nel 1725 come presidente di sezione al parlamento giudiziario di Bordeaux, e soprattutto il Traité des devoirs, ancora in circolazione nei primi dell’Ottocento e oggi irreperibile, testimoniano l’avvicinamento di Montesquieu alla filosofia degli stoici, soprattutto Cicerone e Marco Antonio.
La giustizia è concepita come connaturata all’uomo, fondamento della società e habitus animi. Le virtù sono concepite come disposte in gerarchia secondo i beni alle quali sono rivolte: il bene proprio, il bene della famiglia, il bene della patria, il bene dell’Europa e infine il bene del genere umano.
A differenza che nelle LP è attribuito alla morale uno stretto legame con la religione (da Dio deriva la giustizia, ovvero l’equità) ed è riposta maggiore fiducia nelle potenzialità che ha l’uomo di far valere la propria inclinazione naturale alla virtù piuttosto che quella all’egoismo.
Le Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence
Tornato in Francia nel 1731 da un viaggio di tre anni in Europa (Vienna, miniere ungheresi, Venezia, Milano, Genova, Modena, Parma, Mantova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Trento, Innsbruck, Monaco, Hannover, Brunswick, miniere dello Harz, Utrecht, Amsterdam, Aia e Londra), Montesquieu lavora ad alcuni scritti, il più importante dei quali è il trattato politico Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence.
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