Discorso sulla servitù volontaria
“Non vedo alcun bene nell’avere molti signori“. Se si fosse fermato qui Ulisse non avrebbe potuto dire cosa migliore; invece aggiunse poi, capovolgendo tutto: “Che uno soltanto sia il padrone, e che uno soltanto sia il Re”. Ma bisognerebbe scusare Ulisse in quanto un linguaggio del genere gli era utile per sedare la rivolta dell’esercito e dunque era più una frase di circostanza piuttosto che di verità.
Parlando con cognizione di causa, è un’estrema disgrazia essere soggetti al servizio di un unico padrone della cui bontà non si può mai avere certezza perché potrà essere sempre malvagio se lo vorrà. Già dalle prime pagine, la Boétie si chiede come sia possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città, tante nazioni a volte sopportino un solo tiranno che non ha altra potenza se non quella che essi gli concedono. Vedere milioni di uomini che servono in modo miserabile un unico uomo è una disgrazia, oltretutto perché non costretti da questo, ma quasi affascinati. Non dovrebbero in realtà temere la sua potenza in quanto è SOLO e non dovrebbero amarne tanto meno le sue qualità in quanto è INUMANO nei loro confronti.
La nostra natura dimostra che siamo predisposti ad amare la virtù, stimare le belle azioni, riconoscere il bene ricevuto, limitare talora il nostro benessere per accrescere l’onore e i privilegi di chi si ama e se lo merita. Quindi, se gli abitanti di un paese trovano qualche grande personaggio che ha dato prova in qualche modo di lungimiranza nel proteggerli, di grande coraggio nel difenderli e di grande cura nel governarli, se da quel momento in poi decidessero di obbedirgli fidandosi al punto da concedergli qualche privilegio, non so se è esattamente prova di saggezza, dice Boétie, perché in questo caso si toglie il bene da una parte per innalzarlo a una posizione in cui potrebbe fare male. Infatti, una volta che il vincolo dell’uguaglianza si rompe, non s’è più amicizia e ci si può fare del male.
La Boétie sostiene che per ostacolare l’Uno non sono necessarie le armi ma basterebbe non obbedirle e non servirlo più. I servi sono volontari per questioni di comodo. Ma, l’uomo ha bisogno di riappropriarsi dei propri diritti, non dovrebbe mai dimenticarsi della propria libertà nonostante sui popoli sembri essere caduto l’oblio, dimenticandosi davvero del bene più prezioso, DELLA LIBERTÀ.
Ma che disgrazia è questa? Vedere un numero infinito di persone non obbedire ma SERVIRE, essere non governate ma TIRANNEGGIATE, SUBIRE RAPINE, SACCHEGGI, CRUDELTÀ non da parte di un esercito ma da parte di uno solo; da parte di un ometto che nella maggior parte dei casi è il più vigliacco ed effeminato della nazione. Ora, sembra che non ci si disponga più della propria vita perché l’abbiamo donata a un unico uomo, LA PERDITA DELLA LIBERTÀ CI FA DIMENTICARE IL FATTO DI ESSERE ATTORI DEL NOSTRO TEMPO, DEL NOSTRO DESTINO. Il popolo è ora complice del tiranno, siamo traditori di noi stessi.
Tutto questo dunque come si può chiamare? Certo, un uomo può temere un altro uomo e perfino due uomini possono temere un unico uomo, ma esiste un limite che non deve essere superato. Se un milione di uomini non si difendono da un unico uomo, non può essere per codardia. Quale vizio mostruoso sarà mai questo? È il popolo che sceglie da solo di farsi servo, che si taglia da solo la gola, che avendo la scelta tra essere servo ed essere libero preferisce essere servo e prende il giogo. È IL POPOLO CHE SI FA SERVO DA SOLO ANCHE SE DIVENTARE UMANO DOVREBBE ESSERE LA COSA CHE GLI INTERESSA DI PIÙ, MA NON GLI INTERESSA AFFATTO.
Ma egli, non ha tanto coraggio, preferisce la vaga sicurezza di una vita miserabile alla dubbia speranza di vivere felice. MA COME?! Se per vivere la libertà basta desiderarla, se non è necessario altro che un semplice volere, come fa a trovare...
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