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Riassunto esame Storia della filosofia classica tedesca, prof. Pranteda, libri consigliati: Grazia e Dignità, Lezioni di filosofia della storia, L'educazione estetica dell'uomo di Schiller Appunti scolastici Premium

Riassunto esame Storia della filosofia classica tedesca, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente prof.ssa Pranteda, libri consigliati: Grazia e Dignità, Lezioni di filosofia della storia, L'educazione estetica dell'uomo di Friedrich Schiller. Gli argomenti trattati sono i seguenti: grazia, bellezza, dignità,... Vedi di più

Esame di Storia della filosofia classica tedesca docente Prof. M. Pranteda

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ESTRATTO DOCUMENTO

Kant non si è preoccupato di educare, ha semplicemente soppresso, ha ignorato l’educazione degli uomini, ha pensato

solo a sopprimere la parte sensibile e quella parte della volontà che si dirige verso la sensibilità stessa

(p.99 la volontà ha peraltro ...

S dice che la volontà ha chiaramente un rapporto più immediato con i sentimenti rispetto alla conoscenza, la

conoscenza per come k lha esposta non ha nulla a che vedere con la volontà, la volontà semmai ha uno stretto nesso

coi sentimenti. S non vede di buon occhio colui che può fidarsi cosi poco della voce dell’istinto da essere costretto

ogni volta a esaminarla dinanzi alla legge morale; è degno di maggior stima per s chi si affida a tale istinto con una

certa sicurezza senza correre il pericolo di essere da esso traviato. Poiché questo dimostra che i due principi in lui si

sono fusi in quell’armonia che è suggello di un’umanità piena, questo è quello che s intende per ANIMA BELLA. S

introduce una nuova figura che nasce però sempre dalla considerazione della persona umana che è contraddistinta

dalla grazia, la definisce anima bella.

Bisogna mettere in evidenza il fatto che per s l’uomo non può considerare ogni volta che compie un’azione se si può

fidare del suo istinto o no, cioè se deve ogni volta esaminare l’azione di fronte al principio della sua morale (principio

che deriva dalla volontà e dalla facoltà del sentimento morale) in realtà dice s l’uomo si muove con estrema

naturalezza nell’ambitp della valutazione delle azioni e di quello che deve fare, si muove con sicurezza senza sentire in

sé il pericolo di essere traviato, ormai ha svilupato in se una capacità di sapersi orientare e discernere, non teme più

quegli istinti, qua stiamo parlando dell’ideale della persona umana ovviamente, non ha bisogno di scegliere tra una

cosa o l’altra perché già sa cosa deve sceglire. Ed è per questo che i due principi, la sensibilità e la ragione stessa sono

in esso assolutamente uniti. Per cui nel momento in cui la volontà deve decidere lo fa spontaneamente e questo è il

principio di questa armonia, espressione di un’unità armonica che si esprime negli individui. Questo lui la definisce

anima bella, che sarebbe il compimento della grazia nell’essere umano e sarebbe il compimento anche della sua prima

rappresentazione antropologica che culmina in questa definizione di anima bella. (legge: si dice che un’anima è bella

quando il sentimento morale ha pervaso tutto l’essere umano al punto da poter lasciare senza timore la guida della

volontà all’affetto e da non correre mai il rischio di trovarsi in contraddizione con le decisioni di esso. Perciò in

un’anima bella non sono propriamente morali le singole azioni ma l’intero carattere. Nel momento in cui questo

sentimento morale ha pervaso tutta l’anima dell’individuo, sicchè l’individuo è diventato un tutto morale che puo

effettivamente agire senza dover preoccuparsi di far si che la volontà segua gli affetti rischiando di seguire degli affetti

che morali non sono, perché ormai il sentimento morale la pervade completamente. Nell’anima bella pertanto non c’è

il problema di ritrovarsi in contraddizione con le decisioni tra la parte sensibile e la ragione, tutto è unità e sottostà al

sentimento morale- quindi le decisioni dell’anima bella non possono essere definite in merito a tutte le singole azioni

che essa compie perché è essa stessa ad essere morale quindi non puo agire altrimenti, è il suo carattere che è morale,

sulla base di questo sentimento che ha ormai fatto fuori tutti i sentimenti che essa prova, per cui non c’è piu spazio

neppure per i sentimenti che invece possono produrre delle degenerazioni istintuali e animali. Al tempo stesso l’unico

merito secondo s che si può ascrivere all’anima bella è già solo il fatto stesso di esistere perché per raggiungere questo

stato l’anima bella ha dovuto lungamente esercitarsi e passare dai gradi piu bassi della formazione del carattere fino a

giungere a questo punto attraverso un esercizio in cui obiettivamente il sentimento morale ha cominciato a dominare

tutto il carattere della persona. Il fatto di esistere è già una testimonianza del merito dell’uomo che è riuscito a

compiere questa impresa diventando un’anima bella. Essa opera con grande facilità perché non deve sforzarsi di

congiungere la parte razionale con la parte sensibile perché questa congiunzione esiste già dentro di lei per mezzo

della volontà che si lascia ispirare dai sentimenti morali. Ma qui si parla del fatto che l’anima bella compie i più penosi

doveri dell’umanità e in questo senso essa lo fa anche con estrema facilità perché essa non viene sottomessa da

nessuna parte del suo essere quindi la sofferenza, per adesso. Anche i più penosi doveri dell’umanità vengono compiuti

con grande facilità dall’anima bella se si tratta di compiere un’azione che può condurre a una pena fuorchè non mossa

da un sentimento morale, l’anima bella lo compie con estrema grazia e facilità ugualmente, si tratta di un sacrificio che

essa sottrae all’istinto naturale e appare come un effetto volontario di questo stesso istinto. Qual è il dovere

dell’umanità che compie l’anima bella con facilità? È un sacrificio eroico in cui essa sottrae all’istinto naturale una

forma intensa di autoaffermazione sottomettendolo che però in quanto effetto cvolntario di questo stesso istinto, in

quanto l’istinto naturale fa anche parte della natura dell’essere umano viene ad essere sottomesso da una volontà, di

cui si è impadronito il sentimento morale, viene ad essere sottomesso sempre da una parte che non è straniera ma che

fa già parte dell’anima bella. La volontà in altri termini, compie il suo penoso dovere realizzando la sua umanita in

quanto sacrifica e sottrae all’istinto naturale ciò che effettivamente nuoce alla sua umanità. In questo c’è qualcosa di

penoso. Tuttavia, dal momento in cui si considera che tutto ciò viene creato dalla stessa persona come un effetto

volontario di quello stesso istinto, cioè l’istinto praticamente in quanto parte sensibile dell’essere umano si rimette

anche nella volontà, perché sappiamo che le parti sensibili istintive sentimentali si manifestano attraverso la volontà. È

la volontà stessa che automaticamente agisce contro questo istinto, ma agendo contro questo istinto non è che gli si

pone contro con sottomissione e severità ma gli toglie quel potere che potrebbe andare contro lumanità dell’anima

bella. Quindi compie questi penosi sacrifici ma con facilità perché è sempre una sua parte importante che le consiglia

di fare così perché in questo modo si alleggerisce di un peso che altrimenti potrebbe inficiare la sua caratteristica

umana fondamentale che è per l’appunto questa armonia totale. Nell’anima bella però, siccome sensibilità e ragione

sono in armonia è dato che è pervasa totalmente dal sentimento morale, non c’è più libertà di scelta. Persino la

sottomissione dell’istinto diventa un’azione interna che non è opera della scelta ma di un movimento simpatetico

interno, quindi l’anima bella si configura come una figura umana che non sceglie, decide in maniera immediata,

naturale e istintiva cosa deve fare senza scegliere praticamente nulla, è priva di libertà di scelta. È molto poco umana

per essere una figura umana. S per questo scriverà che l’anima bella è semplicemente un ideale che non trova mai

conferme nella realtà e dirà che l’anima bella non riesce a dominare tutti quegli istinti (proprio perché priva di libertà

di scelta) quegli impulsi che potrebbero essere anche negli animi più poveri.

È dunque in un’anima bella che sensibilità e ragione, dovere e inclinazione sono in armonia. Soltanto servendo

un’anima bella la natura può possedere al tempo stesso libertà e conservare la sua forma. (Ma cosa significa questo?

Possedere la libertà e conservare la sua forma sono due affermazioni che si pongono in una certa contraddizione, se io

possiedo la mia libertà significa che a un certo punto la esercito, e così modifico la mia forma ovvero qualcosa nel mio

essere). Mentre sotto il governo di uno stato d’animo rigoroso (Kant) perde la libertà e sotto l’anarchia della sensibilità

perde la forma . (perché perde la libertà che viene dall’armonia, perché quella libertà scinde l’anima bella la smembra,

e perde la sua libertà, non la libertà di kant, la sua libertà perché viene smembrato quindi non può più agire come

anima bella. Perde la forma ovvero perda la sua costituzione di anima bella. La sensibilità può anche generare

anarchia) saltiamo tutta questa parte dopo e andiamo alla DIGNITÀ e qui s riconosce i limiti sia dell’anima bella sia

dell’individuo che veniva considerato solo sotto il punto di vista della grazia, considerando che l’anima bella è l’apice

a cui può giungere un individuo grazioso. A questo punto l’anima bella dimostra i suoi limiti ma s inizia con una

distinzione, se la grazia è l’espressione di un’anima bella, la dignità è la disposizione di un animo sublime. A questo

punto s cambia registro, praticamente quella che è una trattazione morale diventa una trattazione di tipo estetico nella

quale vengono introdotte categorie estetiche e si procede sul piano estetico con la contrapposizione tra il bello che

praticamente crea pacatezza e lascia lìuomo nella sua tranquilla contemplazione, non crea all’uomo nessuna angoscia o

squilibrio interiore perché la contemplazione del bello è sempre stata caratterizzata da pacatezza. Avere una

disposizione d’anima bella è segno di una calma interiore. Il sublime invece che in kant si distingue tra sublime

matematico e dinamico, in quanto sublime matematico non genera terrore nell’essere umano ma fa avvertire una

sproporzione tra ciò che è la propria natura intelligibile( quella natura che per k era contrassegnata dal fatto di essere

portatore della legge morale che è una legge sovrasensibile) e la propria natura sensibile cioè l’umo sensibile

considerando la propria natura morale si rendeva conto di essere infinitamente superiore a tutti gli altri esseri della

terra e quindi in tal modo acquisiva un senso di dignità che non creava in lui scompenso ma che le poneva in questa

dimensione di superiorità rispetto a tutto ciò che era sensibile. Il sublime matematico non lo contempliamo nella

contemplazione degli oggetti, quello appartiene al bello, il sublime matematico dal punto di vista estetico ci pone di

fronte a paesaggi naturali che esaltano questa nostra sensazione di superiorità nei confronti della natura ma senza

spaventarci (montagne o deserti, soggetti calmi che non ci mettono in pericolo, noi contemplandoli ci sentiamo

superiori a questi oggetti) quando vediamo un vulacano in eruzione, un mare in tempesta, un terremeto, quello è il

sublime dinamico in cui vi è una bellezza nel senso di un qualcosa di attraente ma la paura si combina a questi

fenomeni che ha dell’attraente per l’uomo ma nello stesso tempo lo porta ad allontanarsi per proteggersi. Questo

sentimento della paura secondo k noi lo dobbiamo vincere perché la paura ci immobilizza, ci mette nella condizione di

essere eseri statici, la paura ci atterrisce e ci paralizza. In questo caso noi possiamo anche dimenticare di essere

superiori di questi fenomeni. Noi non riusciamo a trovare nessun piacere in questi fenomeni perché ci fanno paura,

però troviamo dentro di noi una sensazione ancora più alta del sublime dinamico nel fatto che siamo veramente

superiori alla natura perché dentro di noi vi è l’idea morale che siamo esseri completamente distinti da questi fenomeni

e anche se questi fenomeni potrebbero ucciderci noi rimaniamo assolutamente superiori a essi. Il bello è un sentimento

che ci fa sentire parte della natura anche se noi sappiamo che siamo accompagnati da una legge morale che in qualche

modo ci rende superiore.

Avere una disposizione d’animo sublime significa sentirsi superiori a tutti gli altri esseri e manifestazioni. (p102

l’uomo...mai raggiungere) perché non lo può mai raggiungere? Per la costituzione della sua natura, sono le condizioni

fisiche del suo stesso esserci a impedirlo. Questo uomo proprio perché si fa tanto vanto di essere unione di natura,

sentimento, spirito, ecc, probabilmente ha troppo sottovalutato il fatto che le condizioni fisiche del suo essere gli

impediscono di raggiungere quello che è un ideale, perché? Perché un ideale è sovrasensibile, la costituzione fisica di

un individuo non lo è. (102 Per garantire...venute meno) (e così la natura...arbitrio) l’uomo deve imparare a scegliere e

non lasciarsi (fino alla sensazione) dobbiamo imparare a dominare l’istinto naturale attraverso la capacita di scegliere,

passiamo quindi da una configurazione dell’uomo che è determinata dal non scegliere, dobbiamo passare alla necessità

di scegliere perché noi siamo natura e gli istinti in noi agiscono. Non è che lui vuole riprendere la legge morale

kantiana, lui nella dignità vuole riprendere la necessità di scegliere. La dignità non garantisce nessuna grazia all’uomo

semmai gli infligge patire.

22/11/17

Schiller ha affermato che l’anima bella che deriva da tutta l’elaborazione del singolo che vive secondo i dettami della

grazia, non può raggiungere un’azione sul mondo perché, è vero c’è anche la questione fondamentale della mobilità

dell’anima bella che agisce in maniera spontanea e naturale perché guidata da un sentimento morale che avvolge tutte

le sue manifestazioni e facoltà e quindi non ha nessun bisogno di esercitare il suo arbitrio e pertanto nelle situazioni in

cui si dovrebbe decidere non è capace di farlo. L’anima bella però lascia sempre aperta la porta della sensazione,

riconosce il valore buono che hanno le sensazioni, a questo punto però si ripresenta il problema che abbiamo visto

nell’ambito della formazione che ha portato all’anima bella. Cioè il fatto che attraverso la legislazione della natura

esterna e attraverso gli stimoli che conducono a soddisfare i propri bisogni, accanto a questo la natura introduca

sempre attraverso la sensazione degli impulsi che s chiama la brama, la bramosia, ci ritroviamo di nuovo al punto di

partenza, al fatto che nell’anima bella entrano in gioco degli istinti naturali che non si placano, di tipo distruttivo

ispirati al puro godimento e lei li non sa non solo decidere ma neanche riconoscerli perché la sua visione del mondo è

improntata al carattere buono. È questo il motivo per cui l’anima bella deve essere sostituita da un modello di uomo

che è diverso, che si basa su una capacita di scegliere tra le istanze di questa natura e le istanze che invece vengono

dalla ragione. Non è che adesso l’anima bella viene messa da parte, perché più avanti s riprenderà questa immagine e

la arricchirà di tutto ciò che ha scoperto in merito ai poteri della volontà che è l’unica facoltà che può effettivamente

all’interno dell’anima bella distaccarsi dalla conformità al senso morale e segnare la linea che distingue la legislazione

della natura da quella della ragione. A questo punto facciamo un excursus su cosa sia l’anima bella sotto l’influsso

della volontà che decide, cioè un anima che accoglie dentro di se queste nuove istanze di una volontà che è in grado di

scegliere tra la ragione e la natura. S [p.107 l’anima bella deve dunque ...(il bello viene sostituito dal

sublime )...temperamento... l’anima bella è sempre stata caratterizzata dal buon cuore e dalla virtù del temperamento,

ma quando da bella diventa sublime cosa succede? Se in un uomo l’inclinazione è dalla parte della giustizia

naturalmente, cioè se il suo sentimento morale è già dalla parte della giustizia, solo ...sensibilità a offrirlo ( nel senso

che se si dovesse mettere in pratica non un sacrificio per ammettere la giustizia, ma se in nome di questa giustizia, si

dovesse effettuare un sacrificio per riaffermare questa giustizia di fronte a un ingiustizia che si manifesta al di fuori di

questo ambito non è l’inclinazione che porta a questo cambio di costrizione della volontà, al sacrificio che implica

questa costrizione, perché costrizione e sacrificio comportano sempre questo, quindi nell’anima bella possiamo trovare

delle inclinazioni buone ma in maniera abbastanza casuale, accidentale, se invece interviene la moralità che è una

facoltà che esercita la scelta, allora, non possiamo nemmeno dire che è la sensibilità ad affermare quell’idea di

giustizia che è già in lei ma che solo la volontà ha lottato per far diventare (boh) ...questo è il passaggio dall’anima

bella all’anima sublime. Continua a leggere ...Allora, se invece è stata la ...potere] quindi la questione è, se l’anima

bella agisce per la sua inclinazione sensibile quindi naturale che si trova dalla parte del sacrificio, allora il sacrificio

verrà ascritto al potere di scelta della moralità, se invece è la ragione a individuare l’inclinazione e a portarla dalla

parte del dovere, affidando alla sensibilità il timone, cioè io ti dico che il tuo volere è questo ora tu anima bella mi devi

condurre attraverso la tua sensibilità verso la giustizia. Cosa succede, che la ragione si riprenderà nell’istante stesso in

cui affida il suo timone alla sensibilità per far trionfare la giustizia, si riprende il timone perché la sensibilità non puo

fare nulla contro un istinto che a un certo punto potrebbe voler abusare, perché l’istinto e la sensibilità nascono sempre

dalla natura e quindi non si mettono mai in contrasto tra di loro possono trovarsi in una sorta di concomitanza. Quando

è la ragione a decidere, e decide di dire all’anima bella, guarda io adesso ho scelto che il tuo dovere è di mettere in

pratica la giustizia, fallo con la tua sensibilità e col tuo senso morale; dopo poco la ragione si rende conto che l’anima

bella non può far trionfare la giustizia perché non ha le armi contro le degenerazioni della sensibilità stessa e se ne

accorge. Allora a questo punto quella virtù del temperamento che era nell’anima bella scade nell’affetto a un semplice

prodotto della natura (queste sono le critiche che fa all’anima bella dal punto di vista del ruolo della dignità e della

volontà che sa decidere) e la virtù del temperamento non riesce a far valere gli ideali che tali sono per il dovere con i

mezzi della sensibilità perché la sensibilità si sottomette sempre al bisogno. L’anima bella nel momento in cui

riconosce che le sue virtù del temperamento si trasforma, perchè quando ha capito che la ragione le addita dei doveri

che con la sensibilità essa non puo realizzare l’anima bella ha riconosciuto che la virtu del temperamento è un

semplice prodotto di natura e non è davvero una virtu morale che la può condurre nel mondo, essa diventa una sorta di

anima eroica nel senso che si innalza al di sopra di se stessa eroicamente, conosce i propri limiti e si innalza a pura

intelligenza, in che senso? [dominio degli istinti attraverso la forza morale è libertà dello spirito] la libertà dello spirito

non si ha quando si agisce attraverso la volontà ma solo quando si sceglie in virtù della volontà tra la natura e la

ragione e sostanzialmente è solo quando si sceglie la legislazione della ragione. La dignità è si un carattere dell’animo

ma in realtà ciò che si sostituisce al carattere bello non è la dignità ma il carattere sublime, cioè il carattere in cui il

soggetto guarda a se stesso come a un essere che per il semplice fatto di decidere in maniera conforme a ragione, per

lo stesso fatto di rinunciare a tanti piaceri che potrebbero danneggiarlo e lo ridurrebbero a meno di un essere umano,

nei confronti di questa caratteristica dell’umanità comune che si abbandona alle proprie brame, l’anima sublime è un

anima che sa per il fatto stesso di usare la propria volontà per scegliere una legge della ragione al di sopra degli

animali e delle cose, diventa sublime, cosi come per k l’uomo acquisiva un carattere sublime nel momento in cui

sapeva di avere dentro di se una legge morale che lo poneva al di sopra di ogni altra creatura, per il fatto stesso che era

una legge sovrasensibile che lo rendeva persona, anche in questo caso poiché l’anima non è più semplicemente

contemplativa della bellezza, adesso diventa sublime perché è consapevole della sua superiorità nei confronti di tutte

le legislazioni naturali. La domanda è : ma allora s è passato dalla parte di k? No!

L’anima bella non muore ma proprio perché s stesso dice che è un ideale deve comunque concludere la sua esistenza.

L’importanza fondamentale viene attribuita alla volontà dell’uomo che è ciò che distingue il confine tra la legislazione

della natura e la legislazione della ragione, (p.103 ma ora si manifesta... di conservarlo) nell’uomo vi è un’istanza

superiore che è la VOLONTÀ, che in quanto facoltà sovrasensibile (perché non fa parte della sensibilità e perche si

possiede nel senso che questa facoltà si pone al di sopra della sua natura di essere sensibile, al di sopra della ragione

stessa e della natura, questa è una facoltà sovrasensibile che distingue l’uomo dall’animale) non è sottoposta né alla

legge della natura né a quella della ragione, la volontà è quindi libera. Se già fosse sottoposta alla legge di ragione,

sarebbe libera la volontà? No. Bisogna che la volontà sia un’istanza che per sua costituzione non deve dipendere ne

dalla natura e ne dalla ragione. e continua s “la mera volontà innalza l’uomo al di sopra dell’animalità, la volontà

morale lo innalza sino alla divinità” il fatto stesso di possedere la volonta indipendentemente dal fatto che la si usi

moralmente, innalza l’uomo al di sopra dell’umanità, lo caratterizza come uomo, nel momento in cui la volontà viene

esercitata in senso morale significa che la volontà ascende nell’uomo stesso a livelli divini, non nel senso che l’uomo

diventa un dio ma si può considerare un individuo superiore anche a tutti gli altri uomini che non utilizzano la volontà

in senso morale. (kant distingueva tra volontà buona e volontà santa , volontà buona è propria solo degli uomini e gia

innalza l’uomo al di sopra degli esseri irragionevoli, la volontà è semplicemente buona perche in essa si deve

manifestare una lotta tra le istanze della ragione che attraverso la volontà trovano la loro consolazione e la

soppressione degli istinti malvagi. La volontà santa è tipica di quelli spiriti in cui non vi è un contrasto tra il dovere e

l’istinto. anche questo è un ideale.) S non parla di questo, nella volontà morale vi è una lotta tra le istanze che

provengono dalla ragione e quelle della natura. ) qui troviamo una frase (l’animale deve tendere a liberarsi dal dolore,

l’uomo puo scegliere di conservarlo) perché l’uomo deve scegliere di conservare il dolore se è una cosa che fa male

anche a se stesso? Qui sta introducendo il tema : vi sono dei casi in cui l’uomo pur di rinunciare a un moto della

sensibilità o a qualcosa che proviene dalla natura ma che minaccia l’intrinseca unità della sua anima sublime, allora lui

è capace anche di sacrificarsi e di sopprimere, perché la realizzazione di questa virtù seguendo in questo caso la legge

della ragione, è vero gli causa dolore però lo ripaga con la sensazione di essere superiore rispetto al resto del mondo

(questo è kantiano) (la volontà dell’uomo...necessita naturale)

Per il fatto stesso di avere una volontà anche se non morale, l’uomo deve manifestare la capacita di potersi

contrapporre alla natura e di potersi emancipare da essa e spezzare la catena della natura ma in questioni che non

hanno un valore morale. La volontà si trova infatti tra due legislazioni, quella della natura da un lato e quella della

ragione dall’altro ma con entrambi si colloca in un rapporto diverso. La legislazione della natura ha validità sino a

quando interviene la volontà, dove essa termina e comincia la legislazione della ragione. La volontà come forza

naturale,come fenomeno è libera nei confronti di entrambe mentre come forza morale deve sempre scegliere la

legislazione razionale. Questa non è una liberta di scegliere perché la volontà è libera solo nei confronti della natura

ma non nei confronti della ragione. Secondo s la volontà non può manifestare nessun carattere di libertà se non quando

è sciolta, quando è solo un carattere naturale, quando diventa morale non può mai prendere il punto di vista della

natura perche la natura ha delle leggi che non collimano con la moralità, le leggi della natura sono le leggi della

necessità, ma una volontà libera non puo mai adottare queste leggi, quindi non puo essere libera come forza morale ma

deve scegliere per forza la legislazione della ragione, perché se come facoltà morale potesse muoversi liberamente

nello scegliere tra la natura e la ragione si potrebbe ritrovare nello scegliere una legge non libera: quella della

necessità, della natura.. E quindi si dice che la volontà in quanto forza morale non è legata ne alla natura ne alla

ragione ma è congiunta alla ragione perché è nella ragione che si trovano le possibilità di decidere in maniera libera.

La volontà morale sebbene congiunta alla ragione potrebbe fare però un uso cattivo, indegno di essa, in che modo?

Quando, facendo uso della propria libertà opera contro la ragione, usandola in modo indegno. Nel senso che

apparentemente segue i canoni della ragione ma usa la sua libertà in modo indegno e rimane sempre nei limiti della

natura, non aggiunge nessun elemento di tipo razionale a questi istinti che vengono dalla natura stessa. Per cui la sua

volontà si caratterizza per un volere secondo la brama cioè bramare. Anche la volontà morale a un certo punto deve

scegliere necessariamente la legalità della ragione, ma può sbagliare altrimenti ci troveremmo di fronte a una sorta di

anima santa. Questo avviene perché in genere la natura i suoi ritmi li afferma con estrema energia, non si fa

sottomettere molto facilmente, è raro che la natura si sottragga all’imporre all’essere umano le sue brame soprattutto

quelle che non vengono appagate perché magari la volontà e la ragione avevano oppresso queste brame, e quindi la

natura si spinge sempre avanti verso una volontà in cui sta il soddisfacimento del suo bisogno e contro una volontà

razionale e in questo caso l’uomo lascerebbe libero corso all’istinto e esso ricondurrebbe di nuovo l’uomo all’animale.

(p.105 la facoltà desiderativa...sensibilmente) Ma come agisce la volontà? La volontà deve agire, deve prendere la sua

decisione solo a seconda di cosa la ragione le permetta o le prescriva. Ora, se la volontà si volge realmente alla ragione

prima di accogliere il desiderio dell’istinto agisce moralmente, impedendo all’istinto di affermarsi; se invece decide

immediatamente agisce sensibilmente. Ora, nel momento in cui sono le leggi della ragione a decidere, le leggi della

natura devono soccombere. Infatti, solo spezzando la violenza della brama che incalza verso il proprio

soddisfacimento, l’uomo palesa la propria indipendenza dalle leggi della natura e si afferma come essere morale. Ma

tutto questo è contro natura dice s, perché attribuisce alle leggi della ragione la decisione in una materia in cui solo le

leggi della natura hanno diritto di parola. (p.106 è per questo...leggi) È per questo che anche lo spirito più valoroso non

può sopprimere la sensazione e la brama, per quanta resistenza eserciti contro la sensibilità ma può solo negarle

l’influsso di queste sensazioni di brama sulle determinazioni della volontà e cosa succede? Che la volonta con i mezzi

morali può disarmare l’istinto mentre se invece utilizza la mera volonta umana, quella naturale, può soltanto

acquietarlo. Resta il fatto che le leggi della natura non le può cambiare nessuno nemmeno la volonta, quindi questo

conflitto rimane sempre. Le leggi della natura interferiranno sempre con l’azione della ragione nel momento in cui la

volontà morale cerca di mettere in pratica le sue leggi. (P.106 un accordo con la legge...sensibile) S si rende conto che

questo contrasto tra la natura e la ragione morale non si può sanare in nessun modo, mai la natura si adeguerà alla

volontà morale, mai la volontà alla natura, non è possibile alcun accordo tra la ragione e la sensibilità e di conseguenza

qui l’uomo non può agire con tutta la sua armonica natura ma esclusivamente con la sua natura razionale . In questi

casi agisce dunque non in modo moralmente bello poiché alla bellezza dell’azione deve necessariamente prender parte

anche l’inclinazione, che qui contrasta. Ma egli agisce in modo moralmente grande , cioè esercitando attraverso la

forza della ragione un dominio sulla sensibilità e questa è una grandezza che si manifesta in maniera sublime perché fa

sentire all’uomo la sua superiorità rispetto a tutti gli altri esseri. L’anima bella deve dunque trasformarsi in un’anima

sublime.,. Mentre nell’anima bella vi era un’armonia, adesso dobbiamo prendere atto del fatto che visto che la natura

agisce in un determinato modo noi dobbiamo imporre una legge razionale altrimenti i conflitti continueranno e la

stessa anima bella verrà distrutta da tutte quelle bramosie che vorranno poi a cambiarla , quest’anima che non ha

nessun strumento per opporsi alla natura, perché l’anima bella ha fatto della natura la sua natura , e quindi entra in

contraddizione con se stessa se si oppone alla ragione stessa. Ecco perché la dobbiamo trasformare e la possiamo

trasformare solo attraverso la ragione e una volontà morale che si adegua pienamente alla ragione stessa rifiutando la

dominazione della volontà.

27/11/17

(p.108. in ogni affetto...armonico) In ogni affetto che l’istinto di conservazione (di qualcosa che gli appartiene di

necessità, perché l’essere umano deve sopravvivere) accende nell’uomo sono rintracciabili due tipi di movimenti:

-movimenti involontari, derivanti immediatamente dalla sensazione, sono movimenti sui quali non possiamo agire

perché sfuggono al dominio della volontà e si presentano attraverso le nostre sensazioni e noi li subiamo. –movimenti

volontari, non derivano dalla sensazione ma dalla volontà dell’uomo, ma purtroppo di questi movimenti si è

impadronita la natura in quanto cieco istinto, nel senso che nel momento in cui l’istinto di autoconservazione ha

manifestato dei bisogni involontari, delle sensazioni involontarie, dei movimenti involontari; la natura si è impadronita

dei movimenti involontari ingannando la volontà, ha sottratto all’esercizio della liberta, trasformando quello che è un

movimento volontario in un attività della natura che una caratteristica che non ha nulla che può confrontarsi a un

essere umano razionale. Cieca volontà naturale che cerca di affermarsi all’interno dell’essere umano e si accompagna

in maniera armonica a questa sensazione che è quella sensazione attraverso la quale si introduce nell’animo umano

anche questo tipo di istinto involontario; attraverso la porticina della sensazione si introducono nell’essere umano i

sentimenti buoni.

I primi sentimenti si riferiscono all’affetto e sono necessariamente collegati in quanto non sono involontari, hanno una

natura simpatetica

I secondi movimenti, quelli volontari possono variare perché può variare l’oggetto dell’impulso naturale. Non è che

noi possiamo individuare dei segni precisi di quelli che sono gli istinti ciechi, noi li dobbiamo conoscere nell’ambito

dell’intelligenza nel momento in cui poniamo attenzione ad essi. Qui si parla di armonia che non è qui quella

dell’uomo. Nel momento in cui l’oggetto del cieco istinto viene determinato, allora l’armonia si realizza tra il

sentimento involontario e questo cieco istinto che ha sottratto alla liberta il suo potere. Questo movimento della natura

che si è appropriata di un contenuto determinato si genera un armonia che entra nell’animo dell’essere umano. Nella

nota scrive (...se si trovano ..1 caso: se si trovano solo movimenti del secondo genere senza quelli del primo, ciò

significa che la persona vuole l’affetto e la natura glielo rifiuta; 2 caso: se si trovano movimenti del primo genere

senza quelli del secondo ciò dimostra che la natura si è trasferita nell’affetto ma la persona lo vieta perché quella

elemento naturale che s presenta nellaffetto contraddice la legge della ragione) ... 1 caso: la persona vorrebbe provare

quel determinato affetto in quanto persona che si autodetermina ma la natura glielo rifiuta perché se n’é già

impadronita di questo affetto. Poiché la natura si è già impadronita di questo affetto, se l’uomo si trova di fronte a ciò e

lui vorrebbe quell’affetto allora non trova piu l’affetto ma solo la natura che gli rifiuta l’affetto e gli darà in cambio

solo un affetto che è un cieco istinto. Il primo caso in cui la persona vuole l’affetto che la natura gli rifiuta è il caso

dell’ipocrisia, (quando una persona dice io voglio quest’affetto in quanto persona razionalmente determinata e la

natura glielo rifiuta, pur sapendo che la natura glielo rifiuta sta sicuramente recitando perché lui non puo accedere a

quell’oggetto come affetto che sia un affetto determinato dalle leggi della persona ma cerca di godere di un piacere che

gli viene da quell’istinto naturale e la natura glielo rifiuta, sta quindi recitando, perché lui sa che non può avere

quell’affetto perché la natura gliel’ha sottratto ma lo vuole comunque, se lui dice che vuole un affetto e la natura

glielo rifiuta, l’affetto lo vuole determinato razionalmente, se dice che lo vuole nasconde il fatto che la natura glielo

sottrae, si comporta come un cattivo commediante perché vuole nascondere in realtà che il suo affetto non è quello che

vorrebbe davvero un uomo che esercita la sua volontà razionale. L’affetto che lui cerca non è quello di un uomo che

esercita la sua volontà perché ormai l’oggetto è sparito dalle mani della volontà (se l’è preso la natura) in forma di

affetto non lo puoi avere, puoi avere solo l’oggetto di godimento. Il secondo caso, il caso dei movimenti involontari si

presenta di rado, è raro che le persone sopprimano ciò che vogliono realizzare come forma di piacere personale, cioè

lo si trova nelle anime forti.

Noi troviamo movimenti del secondo genere senza quelli del primo, attraverso la nostra percezione troviamo

sentimenti involontari che ci fanno percepire qualcosa di quello che potrebbero essere i nostri desideri ma da soli non

sono sufficienti a muoverci perché sono sent involontari che ci porterebbero da una parte all’altra ma che devono

appoggiare dei movimenti volontari. Se non ci son i movimenti involontari anche il desiderio volontario diventa un

desiderio che nasce da una pulsione di tipo artificiale perché tutti i movimenti volontari che entrano nell’uomo devono

essere introdotti dall’involontario.

Primo genere:involontari

Secondo genere: volontari

(p.108...se la volontà possiede sufficiente ...forza morale) la volontà adesso viene posta al centro della questione, cosa

può fare la volontà nell’ambito di questi istinti, ma la volontà ha o meno un indipendenza sufficiente, puo o meno

affermare i propri diritti contro la forza impetuosa della natura? Per s lo puo fare. Le forze che si oppongono alla

volontà (che si pone dalla parte della ragione e non della natura) sono: -arrogante istinto naturale contro il quale la

volontà dovrebbe avere una sufficiente indipendenza per affermare i propri diritti contro la sua forza impetuosa,

l’istinto naturale è una forza che tende a trascendere i suoi limiti e si manifesta in impulsi che vanno un po oltre e che

rischiano di trascinare luomo a livello della bestia. Nascono dall’istinto di sopravvivenza ma sono le sue forme

peggiori e degenerate. Quando la volontà di fronte a un impulso riprovevole esercita la sua forza e sopprime questo

impulso, succede che restano in vita nella natura animale dell’uomo tutti quei desideri che in fondo rimangono

inappagati. Vediamo la cosa dalla parte dell’uomo sensibile, è vero, c’è una parte dell’uomo che di fronte all’azione

della volontà comincia a soffrire per non aver potuto godere dei suoi bisogni desideri, non aver potuto gratificare

questi istinti.. Noi sappiamo che vi è una legislazione della natura che si ferma quando inizia la legislazione della

ragione, il trascendere della natura nella ragione non è possibile, però il vero problema è il fatto che è la natura che

entra dentro di noi, che cerca di alterare la nostra armonia con azioni che corrispondono a movimenti e che sono

movimenti che ci privano della nostra dignita di persona.

A questo punto la volontà deve lottare contro questi trascendimenti dell’istinto naturale ed è normale che l’istinto

diventi arrogante,impetuoso. Resta la brama insoddisfatta, ma cosa sparisce con l’azione della volontà? tutti quegli

istinti che la natura aveva sottratto alla libertà, quelli saranno assenti perché è la volontà che li ha sottomessi. I

fenomeni non concordano piu perché si crea una lotta interna all’essere umano tra la legislazione della volontà e il

bisogno di quelli impulsi di essere soddisfatti.

Non tutti però sono esseri forti, è necessario che si realizzi un educazione attraverso per esempio il gusto, non più un

educazione del sentimento morale perché questo non ci serve molto, (l’educazione delle facolta umane da sola non puo

portare a una moralità secondo Kant) ci deve essere una forma di educazione che si realizza in tutti gli individui ma

non tutti possono realizzarla compiutamente, ciò dipende dal carattere che hanno, ma è anche vero che nella filosofia

della storia s spiega come nell’ambito del genere umano gli uomini cooperando tra di loro possano apprendere l’uno

dall’altro e trasmettersi contenuti per il desiderio di ricevere il riconoscimento da parte dell’altro.

Problema: la situazione che nell’anima bella era quella dell’armonia, nel momento in cui il sentimento morale

risolveva tutto sulla base di una dinamica in cui l’orientamento gia predisposto dalle relazioni interne delle facolta

dellanima bella che la conducevano gia automaticamente verso cio che doveva fare anche se cio non gli consentiva di

scegliere, quell’orientamento immediato creato da un’armonia interiore tra la natura e la razionalità erano facoltà che

non entravano in contrasto...qui invece non lo troviamo più, qui il contrasto domina e deve essere risolto.

Ci troviamo di fronte un’immagine fisionomica ... (p.108...poniamo che in un uomo si manifestano...libertà

morale)poniamo che in un uomo si manifestino i segni del più tormentoso affetto, appartenente alla classe di quei

primi movimenti involontari. Ma se le sue vene si gonfiano, se la sua voce si spezza e i suoi muscoli si tendono (tutti

segni che esprimono patimento. Tutti questi movimenti continuano a manifestarsi nell’uomo che ha sottomesso i suoi

impulsi alla volontà razionale perché provengono da una tendenza involontaria del suo essere che sono nella sua

persona che sono quelli che non si possono sottomettere ma che richiedono quasi sempre un soddisfacimento, dove

questo soddisfacimento è precluso perché la volontà agisce sui movimenti involontari sopprimendoli con la sua

legislazione razionale) regna invece la calma nei suoi movimenti volontari, i tratti del suo volto sono liberi e c’è il

sereno negli occhi e nella fronte. Ora scrive s se un uomo fosse un essere solo sensibile tutti i suoi tratti avrebbero una

concordanza tra di loro e anche il volto esprimerebbe patimento e noi non potremmo parlare di una calma. Ma poiché i

tratti della calma si mischiano con quelli del dolore, (perché la calma e il dolore non sono generati dalla stessa causa,

la calma viene generata dalla volontà, il dolore dai movimenti involontari che provocano un patire che deriva dal

dover rinunciare a determinati godimenti) e poiché un’unica causa non può produrre effetti contrapposti, il contrasto

tra tratti del patire e tratti della calma dimostra che l’esistenza e l’influsso di una forza indipendente dal patire e

superiore alla sensibilità. Raggiungiamo in tal modo una calma nel patire ossia quella in cui consiste la dignità.

Quieto patire è un espressione dell’attività, da dove viene il fatto che l’uomo nel momento in cui sopprime i suoi

istinti più bestiali si trova in una situazione in cui soffre, ma questo suo patire (inteso come pathos dei greci) viene

accompagnato da una calma. La forma di quest’uomo che sottomette i suoi impulsi non è un disperarsi nel dolore, no

ma è accompagnato dalla calma che gli deriva dal fatto che ha messo in pratica la parte migliore di se, la sua

intelligenza, la sua volontà, in questo senso la sua calma gli deriva dall’aver agito in maniera nobile, esercitando la sua

volontà divina. Questo perché la calma del patire non è una sorta di masochismo perché l’uomo trova gratificazione

quando sopprime i suoi impulsi bestiali, perché si sente superiore alla natura. Ciò non toglie che rinunciare a oggetti

desiderati causi in lui una sorta di tristezza. Attraverso l’intelligenza e l’applicazione della libertà tramite la volonta

sottomettiamo i nostri istinti, raggiungiamo uno stato di calma e in questo modo anche il nostro soffrire puramente

sensibile ci dona una dignità e in questa dignità che noi troviamo la nostra calma. La DIGNITÀ è quella

considerazione che l’uomo ha di se stesso nel momento in cui esercita la sua volontà e la sua liberta e si emancipa dal

dominio e dalla schiavitù degli impulsi patologici, perché la persona in questo modo si sente superiore alla natura, non

è piu un servo della natura ma ne è il padrone. Non della natura in genere ma della sua natura sensibile e questo gli

dona un sentimento di piacevole superiorità. ( p.109...ma non solo nel vero e proprio...spirito sulle sue sensazioni) La

dignittà non si riferisce tanto al contenuto dell’affetto (al fatto che sia piacevole o spiacevole)ma si riferisce alla forma,

al fatto che si tratti di affetti e a questo punto deve controllare che la forma di questi affetti sia sottoposta ad attenzione,

perché sia la forma dell’affetto piacevole sia la forma dell’affetto ignobile hanno dei contenuti estremamente variabili.

Bisogna considerare il fatto che sono effetti che derivano comunque dalla natura, in quanto derivano dalla natura tutti

gli affetti hanno un contenuto che puo variare e quindi la loro destinazione non è prevedibile. L’attenzione alla forma

non significa che l’affetto piacevole deve essere subito soppresso ma che l’intelligenza e la ragione debba sempre

vigilare sugli effetti che questo affetto piacevole determina nella persona perché può modificarsi ed avere effetti non

piacevoli. Nel momento in cui l’uomo si abbandona ciecamente a un sentimento piacevole, l’intelligenza deve

intervenire perché cio non avvenga piu, perché allora ha perso la sua dignità. In caso contrario un affetto riprovevole

puo scatenare nell’uomo degli effetti che coincidono con la dignità generando la riprovazione dell’uomo nei confronti

di questo affetto. Se l’uomo ha imparato a riconoscere il riprovevole in determinati affetti, si ritirerà disgustato da

questi affetti e cercare di allontanarsene o di modificare il loro contenuto, sulla base della sua dignità egli riconoscerà

il fatto che sono sentimenti riprovevoli, a questo punto genererà il dominio del suo spirito su queste sensazioni

riprovevoli. Nella dignità lo spirito si comporta da padrone nel corpo perché qui deve affermare la propria

indipendenza contro lo strapotere dell’istinto che agisce senza di lui e vorrebbe liberarsi da lui. Mentre nella grazia lo

spirito governa con liberalità perché qui è lo spirito che pone in azione la natura e non trova alcuna resistenza da

vincere.

(p.110 la grazia risiede.. nel fenomeno) La grazia risiede nella liberta dei movimenti volontari, la dignità nel dominio

di quelli involontari, la grazia lascia alla natura un’apparenza di spontaneità, laddove essa adempie agli imperativi

dello spirito, la dignità invece la sottomette allo spirito laddove essa (la natura) vorrebbe dominare. La grazia quindi

lasciava piena liberta ai movimenti volontari perché era sicura che la sua spontaneità, il suo sapersi armonica

internamente poteva muoversi liberamente senza dover combattere la natura, anche perché dentro di lei la natura non

generava quei conflitti in cui la ragione non doveva esercitare nessuna oppressione attraverso la volontà. La dignità

invece deve sottomettere allo spirito tutto ciò che vorrebbe dominare lo spirito stesso cioè la natura, e quindi la dignita

domina i movimenti involontari che si potrebbero manifestare, e a questo punto laddove l’istinto comincia ad agire e

vorrebbe prendere il posto della volontà , la volontà non può essere assolutamente indulgente ma deve essere

autonoma, deve dimostrare la propria indipendenza attraverso la più energica resistenza.

(p.110 la dignità dunque si...liberta del corpo) la dignità dunque si mostra maggiormente nel patire, la grazia

maggiormente nella condotta, poiché solo nel patire può rivelarsi la libertà dello spirito e solo nell’agire la libertà del

corpo. qui s dice che in fondo non è che ci liberiamo dell’anima bella o della grazia nel senso che dobbiamo

considerare quell’atteggiamento dell’uomo di grazia come un rottame che non puo raggiungere da sola questi fini che

invece la dignita puo raggiungere. In realtà la grazia per quanto riguarda quell’agire abitudinario che è l’ethos, (ethos

connesso con la virtu vedi Aristotele, il costume indica la virtu), in questo senso il fatto che ci sia nell’uomo una

tendenza che domina i movimenti del corpo facendo si che il corpo si sappia muovere nel mondo in un’armonia che

riguarda solo la sua armonia con una natura che essa puo effettivamente gestire perché dentro di lei non entrano, fino a

un certo punto, delle dimensioni conflittuali perchè ha un sent morale che le permette di poter gestire il suo costume

secondo un abitudine che ormai ha assimilato dentro di se per via dell’armonia interna. Nella dignità quest’armonia

non si realizzerà mai perché interverranno sempre delle cause di squilibrio e di contrasto sulle queli la volonta deve

essere sempre vigile e deve esercitare unattivita di sottomissione di questi elementi di disturbo, elementi che se non

sottomessi causano la distruzione dell’anima razionale ma anche dell’anima bella. Il pathos che si connette alla

dimensione degna dell’essere umano è una caratteristica propria di questa parte dellessere umano che deve

necessariamente accompagnare l’ethos in quanto è un’espressione dell’anima bella che lascia il posto all’azione della

volonta che determina l’azione della ragione su tt cio che minaccia di sconvolgere l’armonia, anche se quest’armonia

viene sottoposta a tutta una serie di contrasti che talvolta la volonta supera ma che non finiranno nell’ambito dellessere

umano. Questo è qualcosa che deve essere richiesto alluomo perché solo con un agire di tipo aristotelico cioe fondato

sull’abitudine non si riesce a venire a capo dai problemi sollevati da una natura che cerca sempre di intromettersi.

(p.111 il maggior pericolo è che l’inclinazione...come persona) è come se s stesse cercando di applicare anche

nell’ambito della dignità quel sentimento, quell’inclinazione verso la dignità che nell’ambito dell’anima dominato

dalla grazia aveva incluso come inclinazione verso il dovere. perché? Perchp siccome l’inclinazione propriio perche

sono tanti gli ostacoli che la ragione e la volonta deve sottomettere puo darsi che la sensibilità abbia questa

predominanza sulla calma del quieto patire e che quindi il patire divenga una condizione prevalente rispetto alla calma.

Questo ha delle conseguenze nefaste prchè se noi vivessimo in un patire senza quiete potrebbe darsi che nell’anima

della persona venga a generarsi una sorta di repulsione per una legge che genera solo sofferenze. L’autonomia

potrebbe essere soffocata e si potrebbe determinare un rilassamento di virtu. Bisognerebbe quindi che l’inclinazione

potesse congiungersi alla dignità cosi come il dovere che era nell’anima bella era stato supportato da un inclinazione

verso.. e qui fa questo confronto, per questo lamante esige dignita dallìoggetto della sua passione, non il bisogno verso

di lui, non lo si desidera come cosa ma lo si stima come persona.

Quando si esige dignità,quando amiamo una persona vogliamo che questa persona sia degna

Io scelgo una persona non per vantaggi ma perché riconosco in lui delle qualità ,questo è un sentimento che io provo

per persone che hanno come caratteristica la dignità, io non amo una persona solo perché è bella ma io amo una

persona anche perché è degna di essere amata. Nella dignita si deve creare all’interno delluomo un’inclinazione

disinteressata verso la dignità che sia simile a quella che noi chiediamo alla persona che amiamo , che superi lì’aspetto

meramente sensibile della xsn. La dignita è degna di essere oggetto di inclinazione. Non è facile realizzare questo

tuttavia se avviene la dignita ha in piu un movento che spinge luomo a mantenerla dentro di se come non solo un

sentimento di nobile e sublime superiortia nei confronti della natura stessa ma anche come una spinta in piu nel

metterla in pratica laddove le eventuali se sanzioni che provengono sai sent inv che si lamentano per il triste

trattamento ricevuto. Questo è un tentativo che s suggerisce per salvaguardare la dignita dell’essere umano dall’attacco

del patire. È una questione problematica perché laddove cio che era possibile nell’anima bella, nell’anima degna è più

problematico perché in fondo nell’anima bela ci si svolgeva sul piano dei sentimenti naturali, siccome lui non poteva

mettere un sentimento a fondazione della accettazione della legge morale dicendo che io lo so che la legge ha dato solo

sofferenza e dico: ma perché mai si dovrebbe accettare una legge che causa solo sofferenza? S toglie la parte razionale

e ci lascia solo il sentimento. non ci sono altre questioni da affrontare , poi parla dell’amore tra uomo e donna ma bla

bla bla

28/11/17

LEZIONI DI FILOSOFIA DELLA STORIA

L’ultima, la missione di Mose non va studiata! È un interpretazione di alcuni libri della bibbia.

Cosa c’entrano le lezioni di filosofia della storia di schiller con grazia e dignita dove l’attenzione era posta

sull’individuo in quanto tale, in quanto individuo isolato che era preso in considerazione per il gioco delle facolta che

aveva dentro di sé, dove il rapporto col genere umano non veniva a essere considerato. S aveva gia letto le opere

maggiori di k e aveva elaborato la sua antropologia filosofica che era contenuta in grazia e dignita e che poi sara

contenuta nelle lettere sulla educazione estetica.

dopo aver letto i testi di k che decise di tenere le sue prime lezioni come docente a jena, tre l’89 e il 91, grazie sia alla

fama come drammaturgo ma non solo. Vi era l’abitudine di tenere una lezione, un’autopresentazione come docente,

che il docente doveva tenere per i suoi studenti, questa lezione ebbe luogo in due giorni e altro non è che il primo

capitolo del libro.

Molto erroneamente si sostiene che soltanto in seguito alla lettura degli scritti di filosofia della storia di k s abbia

scritto questo testo, ora questo non è assolutamente vero perché nella seconda delle dissertazioni che egli scrisse come

studente di medicina, nove anni prima della propusione e che si chiama: Del rapporto tra la natura animale e natura

spirituale dell’uomo del 1780 e questa ebbe molto successo. Il tema era come può l’uomo singolo raggiungere la

felicità. Nel 1780 k non aveva neppure pubblicato la prima edizione della cdrp, per s qui gli autori di riferimento erano

scolastici, metafisici, l’unico autore che un po si distingueva era Adam Ferguson che aveva scritto il saggio

sull’origine della società civile nel 1767. S si ispira molto a Ferguson, bisogna mettere in evidenza che l’interesse di s

per la filosofia della storia è già presente in questa dissertazione, il rapporto tra la natura animale e la natura spirituale

dell’uomo perché a un certo punto dice che se vogliamo capire come luomo riesce a essere felice dobbiamo capire

come si sviluppano le sue facoltà ma per capirlo bisogna gettare uno sguardo piu audace oltre i confini dell’uomo,

verso il genere umano. Questo abbozzo vuol far vedere ocme individuo viene costituito dal rapporto col suo genere e

la sua capacita di diventare intelligente e crearsi delle leggi per vivere sicuro tutto questo è dovuto al fatto che lui vive

in una società, che questa società è un frutto di determinati fattori che vedremo. Gia nella dissertazione del 1780

sentiva il bisogno di sottolineare due esigenze:

-Delineare il percorso di perfettibilità dell’uomo, che egli non può raggiungere da solo perché l’uomo ha un’esistenza

limitata nello spazio e nel tempo, da solo non la può raggiungere, ha bisogno di vivere in stretto contatto con gli altri

suoi simili per poter realizzare una perfezione che magari lo rende felice personalmente ma è una felicita che poi si

esaurisce con la sua vita, i contributi che lui lascia nella societa si tramandano anche senza nome, questi si uniscono in

modo tale che la felicita che lui ha trovato poi si trasmette agli altri esseri che mettendo in pratica le loro facolta

diventano partecipi di una felicità.

-La seconda esigenza è verificare come il contesto influisce sullo sviluppo dell’individuo. Mostrare come una societa

deve anche prodursi automaticamente, nell’ambito del genere umano questo nesso automatico produce una serie di

istituzioni fondamentali. (La prima esigenza era in che modo l’indivuo ha bisogno di interagire con gli altri per

realizzare la propria felicità)

S si ispira a un testo di Ferguson istituzioni di filosofia morale 1669, manuale che aveva scritto per gli studenti di

Edimburgo per spiegare la storia della società civile. Da questo scritto lui prende spunto per capire che noi possiamo

considerare lo sviluppo della storia universale partendo dall’individuo quando era un bambino, partendo dall’infanzia

non dell’umanita ma del singolo uomo. Se noi prendiamo questa condizione di umanità infantile e estendiamo per

analogia a tutto il genere umano, lui vede che il bambino ha delle esigenze, alcune devono essere soddisfatte perché

sono fondamentali per la sua sopravvivenza, altre devono essere costrette da una certa educazione e qui interviene la

famiglia e contesto sociale, si manifesta una prima interazione tra il soggetto infantile e il contesto sociale,a questo

punto nasce una prima relazione tra l’individuo e la società, quella piccola societa domestica intendiamo che è alla

base dello sviluppo del genere umano. Cosa determina nel bambino questa educazione che mira a limitare i suoi

raccapricci? I suoi desideri di soddisfare tutto quello che vuole cioè. Teniamo presente che allora l’educazione doveva

essere molto piu severa di adessa. Nel bambino tutto cio che era sensibilità va a procurare dei piaceri nella sfera

intellettuale (sfera ancora non sviluppata) il bambino comincia innanzitutto a fantasticare (prima forma in cui si

manifesta l’intelletto) e poi comincia anche a ragionare sul fatto che diventando adolescente ragionando trova un

piacere nel fatto stesso di saper ragionare, questo è un piacere che sostituisce i piaceri sensibili a cui il bambino ha

dovuto rinunciare e, da quel momento in avanti il bambino interagisce con il mondo dato grazie allo sviluppo delle

facoltà che secondo k porteranno l’uomo ad uscire dallo stato di minorità. S non condivide di ferguson il fatto che lui

non da peso ai drammi della storia, come le guerre, migrazioni di popoli ecc... a Ferguson questi sembrano dei

drammi dai quali non si può trarre nulla di filosofico, ma non è vero perchè nel momento in cui il genere umano si

sviluppa (in termini storico filosofici)...nel momento in cui le popolazioni, si spostano emigrano per posti lontani, e

questo causa loro grandi sofferenze, quando le popolazioni si ritrovano in guerra luni contro gli altri, tutto questo causa

dei mali alle popolazioni e ai singoki individui coinvolti, secondo ferguson questo rimane un male, una sofferenza, per

la quale solo la misericordia divina dara una ricompensa nel mondo ultraterreno. Ma secondo s il male è necessario

perché è solo attraverso il male che si può produrre il bene dell’umanità Il fatto che le guerre esistono è sicuramente

un male per le persone che vi si trovano, tuttavia, patto che poi queste guerre si concludano con dei trattati di pace,

conduce all’instaurazione di leggi, di stati nuovi, e quindi l’individuo protetto rinuncia a parti di territori che prima

aveva. Per lui all’inizio può sembrare un male però dopo le fine delle guerre ci si mette d’accordo, questa è la tua terra

e questa è la mia. All’interno di questi territori ognuno istituisce la costituzione che desidera avere, si costituiscono

così il diritto alla proprietà, alla libertà ecc. La legge è fondamentale per la vita di società. Secondo s attraverso la

guerra si giunge all’istituzione degli stati che sono fondamentali per garantire i diritti. Questo dimostra che attraverso

il male si puo raggiungere il bene. Questo è ancora molto abbozzato da parte di s. ma queste critiche a Ferguson sono

importanti.

Altra questione importante è la questione dell’emigrazione, essa è importante perché confrontarsi con popoli diversi

anche se staccarsi dalla proprie terra e altresì doloroso, significa imparare da popolazioni remote, (lui parla anche di

popolazioni in cina, di migrazioni in zone dell’estremo oriente, sulla base di documenti, lui aveva studiato molto la

storia perché scriveva testi di storia per mantenersi), e conoscerne altre significa scoprire una varietà di costumi che

amplia la ristretta visione del mondo che noi ci portiamo dietro se rimaniamo sempre legati al nostro posto, noi

impariamo anche si siamo lontani da casa non solo i costumi ma anche delle tecniche che noi impariamo, anche se

siamo lontani da casa non solo ad apprendere i costumi diversi ma impariamo che determinati prodotti naturali che noi

abbiamo sempre considerato veleni, se utilizzati nella giusta dose (papavero da oppio in Europa era usato per drogarsi)

curano i dolori articolari e tosse secca.

Altra questione: la QUESTIONE ROUSSOE. Il problema è che influenza hanno nella formazione del progresso del

genere umano le arti e le scienze? Sono un elemento che corrompe gli uomini oppure favoriscono la loro crescita e

sviluppo? Parliamo del primo discorso di roussoe, quello sulle scienze e sulle arti. In questo discorso r sostiene che a

differenza di quanto sostenuto da intellettuali illuministi , le arti e le scienze corrompono i costumi degli uomini,

l’opposto dell’idea illuminista. Li corrompono perché la natura dell’uomo secondo r è già costituita in modo tale da

soddisfare i propri bisogni, bisogni naturali, ma, nel momento in cui gli uomini vengono educati attraverso

un’istruzione che prevede l’apprendimento delle scienze e anche la formazione di una cultura artistica, sviluppano due

caratteristiche dentro si se: -1 è la caratteristica della creazione di falsi bisogni, bisogni artificiali dirà r; -la 2

caratteristica è che sia le arti che le scienze una volta introdotte nella formazione di un uomo oltre a corrompere i

costumi rendono gli individui più malleabili a sottomettersi all’esercizio addirittura della tirannia. Ma perché le arti e

le scienze corrompono? Perché secondo r, l’uomo non può abbandonarsi a bisogni artificiali, questi non sono previsti

nell’ambito dell’ordine naturale che lui vorrebbe restaurare, i bisogni artificiali sono creati da uomini ma non secondo

l’ordine della natura ma secondo l’ordine di una cultura che già di per se indica diseguaglianza e il fatto stesso che

l’apice dei bisogni artificiali trovi la sua forma nel proliferare del lusso anche, nel senso non che le scienze conducano

al lusso ma che le persone troppo coltivate ed educate dal punto di vista estetico siano sempre le persone dell’alta

società, perché le persone che vivono in un ceto sociale povero non possono giungere a questo tipo di formazione. Noi

troviamo sempre congiunti questi bisogni artificiali al lusso sfrenato (solo i ricchi possono permettersi questa

educazione) questo significa soddisfare il lusso con un ulteriore forma di corruzione del genere umano. Queste persone

perché si sottomettono al tiranno? Perché loro dal tiranno ricevono per lo meno il mantenimento dei loro possedimenti,

il popolo che invece è stato cacciato via dalla proprietà privata da queste persone deve continuare a vivere in catene.

La sottomissione al tiranno è quindi presente sia nel popolo che deve continuare a vivere in catene sia nelle persone

più colte e ricche

Schiller cosa obietta a roussoe? il fatto che l’educazione estetica dell’uomo incivilisce, crea un’abitudine a

comportarsi bene con gli altri, che nel singolo uomo crea anche un godimento delle belle forme. I vizi dell’umanità

che r individua non si possono combattere spazzando via tutto ciò che l’umanità ha raggiunto finora con le arti e le

scienze perché è solo grazie a questi che si sono sviluppati quelli strumenti critici dell’intelletto che ci permettono di

individuare ciò che nel nostro mondo non va bene. È stata la sensibilità unita alla ragione a costituire le arti. Tutto cio

produce uno sviluppo nell’uomo, un salto di qualità nelle sue facoltà intellettuale ciò significa che facoltà intellettuali e

capacita di ammirare la bellezza producono nuovi salti nell’aumento della costruzione delle scienze e dellarte in

quanto tale, per cui è un ciclo che si ripete, è questo che lui vuole obiettare a r. È attraverso la formulazione di un

intelletto critico e lungimirante che noi possiamo comprendere i mali della società non certo liberandoci di ciò che

favorisce lo sviluppo di questo intelletto! Noi non possiamo liberarci delle arti e delle scienze perché s nota che noi

abbiamo bisogno di strumenti intellettuali molto acuti e se ci priviamo delle arti e delle scienze questi strumenti

vengono meno. Se r non fosse stato un uomo estremamente colto non si sarebbe mai accorto che l’uomo è ovunque

libero ma ovunque in catene.

Le obiezioni a r sono contenute nella prima dissertazione di s, quella con cui ha conseguito la laurea in medicina

Il primo testo in esame è il testo della prima lezione che Schiller ha tenuto a jena, in forma di prolusione nella quale lui

presentava se stesso e le sue idee. Ma è anche la prima di una piccola serie di lezioni di filosofia della storia.

Il titolo della prima lezione è: (p47) che cos’è storia universale e per quale scopo la si studia?.... cosa si ravvisa in

questo testo: una grande aderenza a uno dei principali testi principale di filosofia della storia di kant, l’idea di una

storia uni dal punto di vista cosmopolitico del 1774, la prolusione è invece del 1789.

Il punto di partenza della prolusione di s consiste in una distinzione tra i dotti per il pane e la testa filosofica.

Esistono due diversi modi di accostarsi alla scienza e alle discipline che si studiano. I dotti per il pane non sono solo

gli studiosi che vengono retribuiti ma si tratta anche di quell’individuo che si fossilizza su un unico argomento per

tutta la sua vita, che è sordo a tutti gli stimoli che vengono dalle altre discipline, è lo specialista, colui che è

indifferente a tutto cio che gli accade attorno nel mondo e quindi non sa dare opinioni che vanno oltre il campo della

sua disciplina. Questo è indice di grande ristrettezza mentale. La testa filosofica è una mente che si specializza negli

argomenti che preferisce ma ha una caratteristica che la rende superiore al dotto, ossia avere uno sguardo piu ampio

sulle scienze, riuscire a mantenere i contatti tra cio che studia e cio che non sta studiando, sa guardarsi intorno e

interpretare il mondo.

A un certo punto il suo punto di vista sulla nascita del genere umano non e piu quello dell’infanzia, quello dell’uomo

bambino, ma lui preferisce guardare ai popoli selvaggi per come vengono descritti dalle storie dei viaggiatori, popoli

selvaggi che sono vicini, ancora prossimi, ancora viventi nella sua epoca, leggendo quei resoconti sui viaggi si rende

conto che esistono popoli rozzi, senza leggi, o costumi che consentono agli individui di vivere in tranquillita. S prende

le mosse da questa condizione, questo è il suo punto di partenza, l’analisi non di un’infanzia dell’umanità ma

dell’umanita come si presenta in queste popolazioni, dicendo anche, immaginiamo come dovevano essere prima

rispetto a ora. Ma s non può dire nulla su come erano prima queste popolazione non avendo i documenti.

(P 57 ma dove anche l’uomo si eleva...il proprio dovere) qui possiamo capire che s sta parlando in termini kantiani nel

senso che l’uomo originariamente vive in una solitudine ostile (di per sé l’uomo non ha bisogno ne desiderio di unirsi

agli altri uomini, la sua tendenza è quella di vivere da solo, è ostile alla società) ma deve però riconoscere che questa

tendenza verso la solitudine per lui è un elemento pericoloso, un uomo da solo non può vivere, ha bisogno di passare

dalla paura della solitudine alla gioia e questo nei primi dtati del genere umano si mostra avventuroso e enorme nel

senso che lui richiede l’agiatezza e la gioia ma lo fa con un gusto rozzo, noi eravamo cosi cinque milioni di anni fa.

adesso però viviaamo in un modo molto diversi, perchè la diligenza di quegli uomini ha cambiato le cose innanzitutto

col lavoro, il lavoro educa l’uomo nella misura in cui

nella semplice associazione con gli altri uomini non si raggiunge null’altro che quella tendenza verso lo stordimento,

verso la deformità ecc ma nel momento in cui l’uomo inizia a lavorare, nel momento in cui si misura con le forze ostili

della natura dove il suolo non da nulla allora egli sviluppa alcune qualità che sono sue dell’uomo, la sua abilità nel

tirare fuori i frutti della terra e la sua perseveranza. Non si tratta di vere facolta intellettuali ma di possibilita e facolta

che lo porteranno a poco a poco a sviluppare le facolta superiori ma deve iniziare da piccolo da una sorta di infanzia

non delluomo ma dellumanità.

A poco a poco l’uomo (qui è contro r) nel momento in cui l’uomo crea col suo lavoro una piccola proprietà privata, la

circoda e dice questa è mia, è questo è l’inizio della diseguaglianza sociale, ma s ritiene invece che questo sia linizio

della societa in cui luomo puo vivere in pace con i porpri simili, perché? Perché qui luomo dopo aver costrutio la

propria provieta col suo lavoro si ritrova nel possesso pacifico del suo guadagno ovvero della proprieta che ha

coltivato e nello stesso tempo non ha piu timore che qualcuno gli rubi quello che ha perché nello stesso tempo gli

uomini hanno istituito le leggi , l’istituzione delle leggi è un elemento fondamentale per la formazione del genere

umano perché le leggi sono cio che garantiscono tutto cio di cui l’uomo ha bisogno per la propria sicurezza e

autodifesa ma le leggi poi sono anche coercitive nei confronti di chi infrange i diritti degli altri uomini. È chiaro che

non potrebbero esistere leggi laddove non ci sono proprieta da difendere o individui associati perché lì non ci sarebbe

società. È vero che luomo rinuncia a parte della sua uguaglianza sociale perché c’è chi ha qualcosa in piu e c’è chi ha

qualcosa in meno ma tutto cio che lui perde lo riguadagna perche lui passa da quella che era una costituzione della

proprietà , lui sa di poter contare su quello che gli viene dal proprio lavoro mentre prima di lavorare, prima di

esercitare questa sua capacita di crearsi una proprietà, l’uomo doveva abbandonarsi semplicemente al caso per il

soddisfacimento dei propri bisogni e desideri. Doveva andare in giro e cercare dei beni che potessero soddisfare i suoi

bisogni. Adesso, nel momento in cui egli ha una proprietà, sulla base delle leggi se vuole avere di più o se deve dare

qualcosa a qualcun altro per avere in cambio moneta o soldi per pagare debiti lui puo recarsi da chi amministra le leggi

e fare un contratto. Tutto cio che riguarda lambito giuridico che è ancoara elementare è un altro elemento chiave che

porta alla crescita e allo sviluppo del genere umano stesso dove noi vediamo che luomo deve sempre rinunciare a

qualcosa ma per avere qualcosa di piu duraturo e che soprattutto tutela la sua sicurezza.

Se andiamo a vedere perche non c’e un governo in cui gli uomini non sono vessati da una sola persona, che impone la

sua legge che va seguita, qui siamo agli antipodi perché se andiamo a (p.59 sono abbattute le barriere...del

decoro)l’uomo da solo senza le leggi è debole ed esposto alle vessazioni dei suoi simili, l’uomo va incontro alle leggi,

andando incontro alle leggi diventa più mite ma una volta si era inselvatichito con le leggi (si riferisce a quelle forme

di leggi come le leggi del taglione, attuate in un epoca in cui non esisteva alcun raffinamento dei costumi e la legge

veniva imposta in maniera barbarica pur essendo sempre una legge non poteva degenerare in barbariche punizioni.

L’uomo era alla mercè di queste leggi antiche e crudeli e per questo non poteva che inselvatichirsi e sottostare a

punizioni orribili, queste erano leggi che nn servivano allo sviluppo dell’umanità perché le leggi dovrebbero anche

essere garanzia dell’incolumità della persona) ma adesso l’uomo con la legge si è fatto piu mite. S parla di un vincolo

cosmopolitico di tutte le teste pensanti, non tanto un vincolo cosmol in cui vi e un contratto tra tuttti gli stati che si

impegnano a non fare piu la guerra ma ne parla come una comunita di pensatori che si scambiano le loro idee e danno

luogo a una crescita delle scienze e delle arti. Quando dice che le leggi si, sono virtuose, gli uomini non lo sono però è

anche vero chei doveri coercitivi diventano a un certo punto una forma di costume nell’uomo, ovvero l’uomo

interiorizza la potenza coercitiva delle leggi, in che senso? Noi viviamo in un paese in cui è noto che non si possono

uccidere le persone, se lo facciamo veniamo condannati. Non è che c’è bisogno che qualcuno ce lo venga a ripetere

ogni giorno, ma abbiamo interiorizzato questa legge che è diventato un nostro costume. Anche se per tutti non è così.

Tuttavia i doveri coercitivi nella maggior parte degli uomini diventano un abitudine anche perchè esistono delle leggi

per cui quello che è fondamentale per l’uomo nella società è avere onore, è essere riconosciuti come persone degne.

Abbiamo notato alcuni elementi:

-Il fatto che l’uomo effettivamente, come diceva kant, è un uomo che ama vivere da solo ma è costretto a vivere in

societa

-L’uomo ha passato parte della sua esistenza

-L’uomo si comincia a sviluppare quando si istituisce la proprietà e quando nasce l’idea della legge che stabilisce i

diritti e doveri degli individui e di uneguaglianza che non è una vera e propria eguaglianza tra tutti gli individui perché

ci sono classe sociali diverse ma tutte vengono tutelate dalla legge.

Differenza rispetto a k: per k il vincolo cosmopolitico è un vincolo tra stati e nazioni è per s invece un vincolo

puramente intellettuale. Sul fatto che i doveri coercitivi divengano dei costumi k non sarebbe d’accordo, perché per k

i doveri coercitivi devono esistere dal momento che l’uomo è un essere cattivo e che quindi potra civilizzarsi ma

bisogna sempre che ci siano delle leggi che gli incutano timore di una punizione.

29/11/17

L’atteggiamento dello storico è ovviamente diverso da quello del filosofo, lo storico indaga fonti e movimenti, magari

è anche costretto a decriptare papiri e manoscritti, questo è il suo lavoro è costruire il profilo di un epoca storica.

L’occhio del filosofo che considera la storia è ben diverso. Come storia filosofica viene analizzata individuandone

anche delle leggi che connettono tutti gli episodi che costituiscono cio che noi sappiamo della storia del genere umano

in modo che in questo insieme di materiali empirici si ravvisino delle costanti, delle continuità, si ravvisi una legge che

possa spiegare questo insieme di materiali come un tutto.

Nel testo di s abbiamo trovato una raccolta di materiali empirici, una raccolta di narrazioni su episodi, una delle

questione fondamentale della filosofia della storia è stabilire un inizio? E noi quali documenti abbiamo per stabilirlo?

Quindi qual è l’inizio della storia del genere umano, è una storia talmente vasta che avere dei documenti che

costituiscano il punto di partenza è estremamente difficile. S quindi nella dissertazione di laurea in medicina preferisce

partire dall’infanzia dell’essere umano singolo e poi ampliare, qui invece prende le mosse dalle popolazioni rozze che

vivono in paesi molto lontani dal suo. Non fa altro che raccontare che cosa potevano fare gli uomini nei millenni

passati, cioè le guerre, lo sviluppo delle loro capacità ecc ecc. A un certo punto lui si deve porre la domanda in quanto

filosofo della storia, “Ma noi uomini, come facciamo di fronte a questa immane catena di eventi a tirar fuori un filo

conduttore?” Questo è il primo problema che il filosofo della storia deve porsi. (p.66 una lunga catena di

eventi...dell’antichità) (p.68 la l’esigua somma...storia universale) È consapevole del fatto che la totalità degli eventi

storici non può essere compresa dallo spirito delluomo perché lo spirito delluomo è finito mentre la totalita delle cause

e degli effetti è infinita. Questo però potrebbe sembrare un allontanamento da quella che è l’idea di k,

S intuisce un momento fondamentale dell’interpretazione della storia. Proprio perché noi consideriamo gli eventi come

connessi tra di loro come causa ed effetto, dobbiamo riconoscere che l’individuo ha dei limiti oltre i quali non può

andare, questo è quello che sostiene anche Kant. Se noi consideriamo la storia come una relazione di eventi che sono

connessi con causa ed effetto, noi non possiamo interpretare non la storia universale ma nemmeno i movimenti storici

piu limitati perché la connessione causa effetto come ci ha insegnato la cdrp e come noi sappiamo dal fatto che in

quanto uomini siamo limitati, il nostro intelletto ragiona seconda la legge della causa e delleffetto noi non possiamo

dare ragione per azioni compiute da uomini che agiscono non tanto solo in base a una libertà morale ma anche in base

a una libertà di tipo antropologico. Non è quindi andare a ricercare l’origine di una libertà noumenica ma si tratta di

azioni che gli uomini compiono anche solo per bisogno o necessità. L’idea che luomo sia un essere insocievole ma che

si unisca in societa per la necessita di non essere solo, o in conflitto con gli altri e che poi da questa unione provengano

i frutti migliori delluomo (anche se lui non lo vorrebbe), tutto questo deriva da una serie di moventi che non hanno a

che vedere con la causa efficiente, quindi in un certo senso s si è espresso abbastanza male. Vi sono delle costanti, lui

ha detto nella elaborazione filosofica della storia noi ci poniamo nel nostro presente, nella nostra situazione di uomini

del suo secolo e tentiamo di ritornare a quelli che dovevano essere gli inizi. Ma cosa ci importa degli inizi e dello

sviluppo della storia universale? Ci importa perchè nello sviluppo della storia universale noi troviamo leggi che ci

servono per capire la nostra storia presente e per individuare delle costanti e delle direzioni che si manifesteranno

anche nello sviluppo futuro della storia. Non si tratta di prevedere, se noi capiamo le leggi della storia per come si è

manifestata sinora riusciamo a capire perché noi siamo quello che siamo e xk possiamo pensare che in un determinato

futuro...

Come s fa a trovare un filo conduttore davanti a tutti questi fatti legati da causa effetto? Come ci spieghiamo questi

eventi di fronte anche a mancanza di materiali storici? Lui si pone il compito metodologico di dare un filo conduttore a

tutto ciò per organizzare tutto quello che abbiamo detto fin’ora attraverso delle COSTANTI. Prima ha esposto tutto

quello che ha potuto raccogliere attraverso una ricerca di materiali, dopodiché ha posto la questione del metodo da

seguire per fare la storia universale. Ci sono delle costanti nella storia che a prescindere dai materiali di cui possiamo

disporre sono valide: 1-la natura umana è immutabile, l’uomo non è mai cambiato nell’ambito delle sue vicende da

quando abbiamo testimonianze scritte, l’uomo si comporta sempre allo stesso modo perché la natura è sempre la

stessa; lui non condivide il pessimismo assoluto di k ma ritiene comunque che l’uomo agisca sempre per scopi

egoistici.

Cos’è stato ciò che ha sprontato s a scrivere una filosofia della storia sistematica e non un guazzabuglio di racconti e

aneddoti?

K dice che la storia del mondo presenta o smanie di distruzioni o egoismi o buone istituzioni legali che non si sa se

dureranno, mostra i piu svariati aspetti delle produzioni dellessere umano, siccome questi aspetti sono svariati e

molteplici succede che questo andamento delle cose umane possa apparire effettivamente assurdo a guardarlo perché

può accadere tutto e il contrario di tutto nella storia dell’uomo, può accadere che alcuni popoli che sembrano piu

pacifici scatenino guerre senza alcuna necessita oppure può accadere che l’uomo che è sempre stato civile manifesti

sempre i bisogni di un animale e di questo bisogna dare una spiegazione.

Legge kant: la questione si articola in diversi punti. Il filosofo constata che negli uomini dove agiscono in ambito

ampio spesso non perseguono effettivamente uno scopo proprio che sia razionale, al massimo giungono a questi scopi

razionali solo dopo aver esaurito i loro scopi egoistici, quello che ne viene fuori e un gioco assurdo perché se ognuno

segue il proprio egoismo anche se si trova in società

kant vuole scoprire se nella natura vi è uno scopo. Egli parla della natura dell’uomo. La natura che ha fatto l’uomo un

essere insocievole malvagio ed egoista. Probabilmente la natura facendo l’uomo in questo modo ha avuto un fine che

noi dobbiamo scoprire. In questo modo possiamo capire dal fine che la natura ha nel costituire l’uomo in questo modo,

e quindi di individuare attraverso il fine che la natura si è proposta attraverso la costituzione dell’uomo in questo

modo, in questa costante naturale che l’uomo presenta nella sua natura, di individuare gli elementi che ci conducono a

elaborare anche una storia quotidiana non solo della natura ma anche dell’uomo. K pensa che l’uomo ha una

dimensione che è costante in ogni essere, l’essere umano è sempre lo stesso. Qual è la sua caratteristica fondamentale?

“Idea di una storia universale”:Nella 4 tesi di k : cosa ha fatto la natura dell’uomo? La natura ha dato all’uomo una

insocievole socievolezza, ossia la tendenza a unirsi in società congiunta a una resistenza la quale minaccia

continuamente di sciogliere la società. La natura umana è fatta cosi, l’uomo è caratterizzato da una insocievole

socievolezza. Cioè l’uomo non vuole stare con gli altri ma deve starci. Da un lato vuole condurre tutto secondo il

proprio interesse, dall’altro è il fatto di doversi associare per avere una capacità di sviluppare le sue disposizioni

naturali e sentirsi meno solo.

L’uomo ha già consapevolezza del suo egoismo, egli non vorrebbe mai stare con gli altri uomini ma deve farlo perché

altrimenti sarebbe un essere isolato che poi alla fine non potrebbe ne difendersi dagli altri o cooperare con gli altri per

opere piu grandi. Persegue però sempre il suo interesse anche collaborando insieme agli altri, tuttavia è anche vero che

è stata la natura a istillare nell’uomo questa doppia caratteristica(socievole e insocievole) e la combinazione di questi

due elementi. Luomo consapevolmente persegue il suo interesse nell’ambito della societa, ma succede che proprio da

questo suo egoismo che nasce uno sviluppo delle forze che ineffetti ci conducono dallessere delle pecore ruminanti

senza tante esigenze che restano pecore, noi invece ci possiamo innalzare a un livello superiore proprio in virtù del

contrasto con gli egoismi. Di questo contrasto l’individuo non è consapevole perché l’individuo si concentra sul

proprio egoismo.

Alla fine della tesi K si riferisce alla “mano nascosta” anche se non la cita di adam smith. S la espone in maniera

esplicita invece quando dice che tra le tante costanti della natura umana vi è la “tacita mano della natura” (p74 per

quanto senza regole...Alessandro e augusto) ( fine p75..

Una delle costanti che abbiamo individuato nella filosofia della storia è il fatto che la natura umana è stata costruita

dalla natura in un certo modo, ma da quello che appare un male antropologico di cui responsabile è la natura da questo

la natura stessa trae con la mano invisibile il suo massimo profitto proprio da questo antagonismo. L’uomo non è

consapevole di ciò che fa la mano invisibile della natura che fa convergere tutti gli interressi egoistici verso un

interesse complessivo che da innanzitutto ricchezza o ad avere dei benefici per se stesso e questi benefici vengono

ricomposti in una senza che individuo lo voglia, vengono ricomposti in un benessere maggiore che è quello della

società. Dove c’è ricchezza nasce anche l’alfabetizzazione, la cultura, le buone maniere e i fondamenti per la crescita

delle facoltà intellettuali dell’uomo.

La questione è che s si rende conto del fatto che noi abbiamo bisogno di recuperare l’aggregato dei meri fatti empirici

per costituire un sistema, se andiamo a (p.70 ultimo cap. allora la nostra storia del mondo... il pensiero) qui viene fuori

il problema dell’ANALOGIA. Innanzitutto lui dice, noi dobbiamo fare della storia non un aggregato ma un sistema

(ha palesemente preso questa immagine da Kant nell’idea per una storia universale) quello che s aggiunge è che gli

esseri umani per riuscire a individuare delle altri mezzi per fornire una sistema della storia universale e non un mero

aggregato, noi una volta che abbiamo capito che la natura umana è costante, possiamo agire in base all’analogia. Se

noi sappiamo che gli uomini sono contraddistinti da caratteristiche costanti, tuttavia noi possiamo basarci su queste

costanti che vediamo già in noi nel nostro mondo moderno e applicarle analogicamente, cioè cosi come noi siamo

degli individui caratterizzati da insocievole socievolezza e considerando anche quello che ne deriva da circostanze in

cui luomo si trovo possiamo utilizzare l’analogia in modo da interpretare i fenomeni storici e gli uomini che hanno

determinato la formazione di questi fenomeni storici anche se appartenenti a epoche lontane e diverse. Possiamo

interpretare in questo modo ponendo come mezzo l’analogia, dicendo che se noi uomini ci comportiamo sempre in

questo modo allora anche quelli uomini del passato si comportavano in quel modo li- questo è un altro modo per

rendere la storia dell’uomo non piu un aggregato ma un sistema. L’analogia è un modello che s usa per poter dire che

gli individui anche quelli del passato , l’intelletto filosofico concatena questi frammenti ma è l’intelletto a introdurre

l’uso e la categoria dell’analogia in questa rappresentazione sistematica della storia. L’analogia non è un prodotto della

natura, noi le usiamo per interpretare le popolazioni di altri tempi, per individuare delle similarità e dire che la storia

sulla base analogica può essere intesa come un tutto. Il collettivo è artificiale in quanto si, è inserito dall’intelletto

dell’uomo non lo ritroviamo nella natura tuttavia ha una sua legittimazione in quanto si basa su una uniformità e un

ripetersi tale che ci autorizza a utilizzarlo. L’analogia non è un frutto della natura ma è uno strumento che il filosofo

utilizza. È possibile usarla solo se pensiamo che tutti gli uomini hanno caratteristiche uguali. Se l’uomo è fatto cosi

dalla natura, io non ho a che fare con un solo uomo che è fatto cosi, sulla base di questa universalita posso usare

l’analogia per comprendere uomini che non conosco di altre epoche.

LA QUESTIONE DELLO SCOPO NATURALE:

(p71 quanto più spesso e dunque...|sostituisce causa ed effetto con mezzo e intento| ...maggiore felicità al cuore) s

manifesta una sorta di scetticismo sulla possibilità di una completa conoscenza della storia però prima afferma una

cosa molto importante cioè che tutti quei fenomeni che all’inizio si erano mostrati come un aggregato di frammenti

che erano interpretati come fenomeni di causa ed effetto a un certo punto non possono piu inanellarsi (p.66. una lunga

catena di eventi...) noi non ci possiamo basare sulla leggi di causalita per spiegare i fenomeni del mondo perché gli

uomini sono esseri che non sono enti semplicemente fisici, noi non possiamo usare le categorie di causa ed effetto se

non nella natura fisica. La legge causa effetto non si può applicare a fenomeni che derivano dall’azione spontanea

dell’essere umano. Nessuna azione delluomo secondo k può inserirsi nell’ambito di causa effetto e produrre un nuovo

inizio.

Siamo in un ambito in cui la natura segue le leggi della finalità, nella natura delluomo non si danno mai leggi fisiche

ma si danno leggi finalistiche (io agisco per uno scopo) s stesso deve riconoscere che quella prima affermazione

dell’inanellarsi secondo causa effetto deve essere sostituita da mezzo e intento. Mezzo e scopo. Un fenomeno dopo

l’altro comincia a sottrarsi dalla libertà senza legge e a disporsi ...se tutti quei fenomeni che finchè non sono finiti sotto

l’azione delluomo non sono diventati parte dell’azione della natura sono ancora considerati come effetti di una causa

ma nel momento in cui si entra nell’ambito della fds tutte le parti di questa connessione storica devono essere

conformi al fine generale che la natura si è ripromessa di realizzare attraverso le azioni degli uomini, quindi le azioni

degli uomini sono i mezzi per realizzare il fine che la natura si è proposta per loro. Questo significa che in ogni singola

parte dell’accadere storico noi vediamo che l’uomo si rapporta rispetto al suo agire già perseguendo dei fini e non in

quanto causa meccanica di unazione. Lui persegue sempre dei fini, dettati anche magari dal suo egoismo che in alcuni

casi si traveste da benevolenza. Noi non possiamo mai considerare la storia come il cieco dominio della necessità,

nella storia agiscono una liberta di tipo antropologico (capacita dell’uomo di scegliere senza essere determinato da una

legge morale) da dove la trae l’uomo questa armonia? La trae dal fatto che dentro se stesso trova la capacità di

decidere cosa pare o cosa non pare. E poi per analogia trasla quello che sente dentro di se, il fatto di agire in base alla

propria libertà nell’ambito della storia attribuendo questo agire nell’ambito dell’azione degli altri uomini.

L’uomo si rapporta perseguendo dei fini e non seguendo leggi di causa ed effetto. Noi perciò non possiamo

considerare la storia come il cieco dominio della necessità, nella storia agisce una libertà che è quella dell’uomo.

06/12/17

Lo stato in cui s vive viene prima definito come lo stato in cui prima dominano i bisogni, organizzato attraverso i

bisogni ma che poi se si va a Lettera terza (questo stato di natura...

L’affermazione stato di natura non deve essere considerata come un affermazione che venga colta nella sua accezione

giusnaturalistica, ma è una caratteristica del tempo presente. Determina quello che è la tipologia di uno stato che

soddisfa i bisogni e le necessita piu essenziali dei cittadini e ne garantisce la sopravvivenza. Oltre a questo non fa

molto altro, si limita a soddisfare i bisogni essenziali che però attengono solo a quella natura che non è la natur

elaborata nella persona, mediata dal sent morale, dall’influsso della ragione o della volontà, no non si tratta di questo

ma solo della natura materiale che rende gli uomini simili agli animali trascurandone le componenti razionali,

sentimentali e immaginative tutto quello che fa di un uomo un uomo. Questo è lo stato delle forze, che sono gli

impulsi naturali. Questo stato si rivolge al soddisfacimento di queste forze ma non è uno stato altruista. (quando

parliamo di stato parliamo di monarchie, in tutta europa governavano monarchie ai tempi di s) Questo stato di natura

da ai cittadini quello che essi vogliono , cioè il soddisfacimento dei bisogni e lo fa attraverso l’utilizzo delle forze della

natura e in cambio vuole la libertà, vuole che essi si assoggettino completamente. Queste leggi che vengono emanate

dagli stati di natura devono essere coattive ovviamente , altrimenti non sarebbero leggi, tuttavia queste leggi in queste

monarchie sono sempre indirizzate a sottomettere e togliere la liberta dei cittadini e impedire loro lo sviluppo della

loro individualità, sono leggi che appiattiscono sotto una norma universale che è la legge, appiattiscono la varietà degli

individui i quali si adattano immediatamente perché sanno che avranno in cambio la loro sopravvivenza o in alcuni

casi anche la ricchezza che il sovrano gli vorrà dara. Essi si adattano e in questo modo rinunciano alla loro potenzialità

di essere individui completamente formati, ovvero un individuo in cui vi è la ragione, la volontà che media tra

sentimento e la legge della ragione. in cui però ogni individuo ha una sua potenzialità da sviluppare e di questo lo stato

non se ne occupa nemmeno, in questa situazione le possibilità dell’individuo di potersi emancipare da una posizione in

cui è costretto è veramente poco possibile.

In questo brano s dice che gli individui che hanno sviluppato una sorta di crescita razionale perché per talento, cura,

per una sorta di senso morale che hanno, creano un’altra sorta di stato di natura, lui scrive: che tipo di stato di natura è

questo? (così in questo modo...stato dei contratti) questo stato di natura creato da chi ha la facoltà di non solo

esercitare la propria razionalità ma anche di avere un individualità, né lo stato di natura è mai esistito perché finzione,

lo sviluppo delle leggi si è sempre realizzato in un progredire continuo. S riprende l’ipotesi dello stato di natura ideale

come contrapposizione presente allo stato delle forze da parte di menti piu illuminate.

lo stato delle forze ha un merito che non è che gli si deve ascrivere come merito morale ma è un merito che gli serve

per avere a disposizione una massa di lavoratori sostanzialmente, che si mettono a sua disposizione. Se questa elite di

persone si opponesse allo stato delle forze, opponesse questa forma ideale di stato di natura allo stato delle forze, ci

sarebbe un momento in cui nella transizione gli esponenti dello stato di natura ideale che hanno idealizzato una

condizione di infanzia molto edulcorata in cui gli uomini potevano essere liberi di sviluppare le loro facolta in maniera

onnicomprensiva, la possibilità che questi uomini possa avere la meglio sullo stato delle forze non solo è poco

credibile ma creerebbe un grande problema, e siccome lo stato dei bisogni ha in mano tutti gli strumenti per la

sopravvivenza degli individui se si creasse una situazione di scontro tra questi due gruppi di uomini (quelli

assoggettati allo stato delle forze e quelli dello stato di natura razionale ideale) lascerebbe vuoto lambito in cui si

realizza, lascerebbe in sospeso la possibilità che il genere umano in quel momento possa continuare a sostenersi e qui s

fa un esempio (legge: l’uomo fisico è reale, l’uomo morale è problematico |l’uomo morale è un ideale che queste

persone che hanno creato lo stato ideale di natura stanno proponendo come modello contro la società reale|...un

pericolo) come si può fare ? non si può creare un elite rivoluzionaria? Qui il riferimento è alla possibilita che si creino

delle idee di uomo ideale contrapposto a quello reale , ma l’idea di s è che noi dobbiamo formare nuovi uomini,

tenendo presente che anche se noi ci impegniamo in un progetto di formazione degli esseri umani sottraendoli alla

legge del bisogno, cercando di trarli via da questa legge dello stato che li riduce a meri consumatori di beni, noi

dobbiamo sempre tenere presente una cosa: perché questo stato di natura reale non è giusto? Perché questo stato viola

la persona i diritti ma anche la costituzione della persona umana in quanto tale e cio non si puo fare, né nel fatto né nel

diritto. Noi dobbiamo uscire da questo stato dei bisogni non con una rivoluzione ma con una nuova formazione. Nel

momento in cui s ci dice perche questo stato dei bisogni è ingiusto ci spiega il motivo per il motivo per cui gli uomini

non devono sottostare a cio. Il problema è che gli uomini sottomessi a questa dominazione non si rendono conto di

questa dominazione, legge la lettera 4 ( sappiamo però che le determinazione...legislazione universale) da qui capiamo

quando uno stato è giusto e quando non lo è. Le determinazioni del volere umano restano contingenti laddove il libero

volere è ricondotto a una sfera di cause che sia già necessario, in questo modo se la volontà è determinata da cause

necessarie non può che essere libera. In questo caso la necessità fisica può coincidere con la necesita morale, questo

significa che nel momento n cui consideriamo la volonta determinata da una causa efficiente non la consideriamo più

come volonta morale. questo è uno dei primi aspetti che ci fanno capire che dal momento in cui concepiamo la volonta

in questo modo ci troviamo in un mondo che non concepisce la volonta nella maniera giusta. La necessita fisica non

coincide con quella morale. questo lo possiamo considerare come uno dei fraintendimenti sul quale si basa lo stato

delle forze perché in fondo non si preoccupa delle questioni della vera natura della volontà.

la volontà dell’uomo sta libera tra dovere e inclinazione, è questa la natura vera dell’uomo,

la volontà dell’uomo è libera tra dovere e inclinazione, può scegliere ciò che essa vuole. E questa prerogativa sovrana

della sua persona umana è cio che garantisce da un lato il fatto che luomo può autodeterminarsi e attraverso

l’inclinazione al sentimento morale vi è una sorta di scelta della volontà che caratterizza l’individuo, ognuno è diverso

per questo. Questa libertà dell’uomo è una prerogativa che non può essere toccata da alcuna costrizione fisica che è

quella che avviene nel regno delle stato delle forze, è li che la costrizione non può che essere fisica perché li la ragione

non c’è. E quindi se l’uomo vuole mantenere questa facolta della scelta ma allo stesso tempo essere un anello saldo

che si inserisce come anello della catena della comunità allora egli deve cercare di realizzare che quei due momenti

(dovere e inclinazione) si manifestino in egual maniera ma si devono manifestare non solo nella mente ma anche nel

mondo dei fenomeni. Non soltanto deve essere data ai cittadini la liberta di esercitare la loro volontà ma si deve dare ai

cittadini la liberta di manifestare le differenze di forma, la materia del suo volere , perché non tutti vogliono la stessa

cosa e quindi bisogna che è vero si, i suoi impulsi devono essere in accordo con la sua ragione ma ciò dato, laddove

domina liberamente la volontà noi dobbiamo garantire la differenza tra gli individui. Si possono avere diversi modi in

cui l’individuo si rapporta allo stato

La persona umana deve essere rispettata ma è però sempre un saldo anello della catena dello stato, ovvio però che

nell’ambito dello stato i cittadini non sono tutti uguali, ve ne sono alcuni che già si sentono essere persone (p.51 per

disposizione e determinazione ...

Da un punto di vista ideale se l’uomo non si identifica nello stato in cui vive che ci vive a fare? È nella definizione

dello stato che il cittadino si identifica nel suo stato. Un individuo con la sua universalità dal punto di vista dell’ auto

riconoscersi libero e cittadino di quella parte di mondo che è il suo stato naturalmente è rappresentato dallo stato,

qualsiasi tipo di stato. (legge si possono concepire due modi differenti, lo stato è la forma obiettiva ...uomo nell’idea)

C’è una situazione in cui l’individuo ideale sottomette l’individuo empirico, sostituisce l’individuo empirico

sottomettendolo, cioè in quanto individuo ideale dice “bene, adesso facciamo una bella costituzione ideale, mettiamo

gli individui empirici, quelli che noi sottomettiamo e quindi dominiamo noi in quanto uomini ideali che hanno

l’assoluta conoscenza della legge e della razionalità” in questo modo però questo stato annulla gli individui perché noi

non dobbiamo mai dimenticare che l’individuo ha anche una dimensione empirica. Ma se noi annulliamo l’elemento

empirico degli individui annulliamo anche la loro esistenza. L’altra ipotesi è che l’individuo diventa stato, l’uomo

come persona nel tempo (è questa l’ipotesi che s prende in considerazione) diventa lo stato e solo nel corso del tempo,

nell’ambito della dimensione di progresso dell’essere umano egli si nobilita e si libera dei suoi caratteri non universali

diventando l’uomo come idea, l’uomo come ciò che deve diventare in un futuro, però in questo modo non toglie nulla

all’uomo empirico e quindi convive con questo uomo empirico e in qualche modo lo stato va avanti.

S arriva alla consapevolezza che i danni fondamentali alla nostra epoca non sono stati causati principalmente dagli

erramenti della ragione ma i danni principali della nostra epoca in realtà derivano dalla civiltà e non dai sensi.

Educando la parte empirica dell’uomo che si giunge alla dignità e non sottomettendola. Se però noi valutiamo l’uomo

da un punto di vista esclusivamente morale, anche l’uomo morale deve far parte dello stato.

Lo stato deve rispettare il fatto che non ci sia un carattere oggettivo generico per tutti ma uno soggettivo e

caratteristico per gli individui.

Critica dei danni prodotti dalla razionalità illuministica che identifica la ragione con l’intelletto sia delle conseguenze

che ha avuto per esempio nella rivoluzione francese

Adesso parliamo dello stato nn come è concretamente, lo stato deve essere un’organizzazione che si forma da se

stessa,

(P 55 eppure, per il fatto di essere un organizzazione ..umanità oggettiva)

Parliamo di una definizione di stato in generale. Che lo stato debba essere organizzato in quanto in esso le sue parti

sono in accordo tra di loro, sono anche in accordo con l’idea dello stato, i cittadini si sentono rappresentati dallo stato

che a sua volta è rappresentante innanzitutto dell’idea di umanità che i suoi cittadini hanno nel loro cuore sentimento,

lo stato rispetta ciò che è nel sentimento dei cittadini, e nello stesso tempo ci deve essere una reciprocità, i cittadini

devono riconoscersi nello stato e rispettarlo, lo stato deve rispettare il suo ruolo di rappresentate senza però

sottomettere i cittadini con leggi vessatorie.lo stato puo onorare l’umanità soggettiva, cioè la varietà degli individui

che esistono e solo in quella misura in cui essa si è nobilitata a umanità oggettiva. La varietà degli individui si deve

manifestare nell’universalità di un’umanità oggettiva e questo è possibile solo quando nell’individuo le varie facoltà

che lo costituiscono si congiungono in quella unione di volonta che sta tra dovere e inclinazione in cui l’inclinazione è

già implicita nella nozione di persona e quindi noi possiamo assumere la persona in senso ideale come forma di uomo

oggettivo che però ha già in se questa sua varietà rispetto ad altri individui perché per l’appunto non vuole quello che

vogliono gli altri. Questi cittadini proprio perché qui si parla di un’umanità oggettiva che si afferma all’interno dello

stato, questi cittadini proprio in quanto seguono anche una legge morale non po...il fatto che l’umnaita sogg non può

oltrepassare il livello dell’umanita oggettiva in cui tutti i cittadini si rappresentano nello stato ubbidendo alle sue leggi.

(Se l’uomo interiore è intimamente...legislazione) se effettivamente l’uomo interiore ha gia dentro di se un equilibrio

lo stato che lo rappresenta non potra che rappresentare anche questo equilibrio dell’uomo. ( p55 se al

contrario...individualità) questa è ladialettica interna al rapporto cittadino stato. S dice che l’uomo ha subito una

degenerazione: alcuni uomini sono diventati dei selvaggi e altri dei barbari e s dice che i barbari sono peggio dei

selvaggi (tuttavia l’uomo può essere opposto..l’arbitrio)

C’è l’individuo che segue solo i suoi sentimenti ma se questi sentimenti calpestano i principi morali allora questo

sentimento è negativo, abbiamo di fronte il selvaggio che è un essere che non ha interesse per le arti, assolutamente

assoggettato alla natura, segue solo le leggi della propria sopravvivenza e del proprio bisogno. Più complessa è invece

la situazione del barbaro, perché il barbaro invece si fa gioco della natura laddove incontra un elemento naturale, fosse

anche un sentimento buono, lo disonora, lo considera qualcosa di cui fare a meno sulla base di quelli che sono i suoi

principi,principi di tipo razionale e intellettuale che distruggono i suoi sentimenti. Sulla base dei suoi principi

distrugge i suoi sentimenti e li mette via. Proprio perché il barbaro distrugge i propri sentimenti e si fa gioco della

natura disonorandola è piu spregevole del selvaggio perché lui ha più consapevolezza, il selvaggio non ha

consapevolezza, è più spregevole perché lui in fondo sa cosa sta cosa sta facendo perché i principi li ha. Perché diventa

schiava del suo schiavo? Il suo schiavo è il sentimento, se io cerco di distruggere la natura che fa parte di me, la natura

non viene ditrutta sul serio ma questa si ribella e mi assoggetta a sua volta. Il selvaggio non è capace di discernere e di

individuare principi quindi infondo è inconsapevole per cui segue il suo istinto. il barbaro avrebbe tutti gli strumenti

per riconoscere la potenzialità che viene dai sentimenti ma ne vuole fare a meno perché crede solo ai suoi principi ma i

suoi principi sono di natura razionale e quindi rinnega l’empirico ma ciò facendo non si rende conto che (lui è fatto di

natura) che quando si prende gioco del sentimento e prova a sottometterlo essendo egli stesso natura il sentimento gli

si rivolta contro e lo sottomette.

(legge..se la ragione dunque .... pag 57 ultimo pezzo lettera 4)

Abbiamo detto che dobbiamo sostituire lo stato dei bisogni con lo stato della libertà ( lettera 5 la vera libertà base

dell’unione politica... insensibile)...qui sta parlando della rivoluzione francese perché secondo lui il momento in cui i

giacobini per la prima volta hanno preso il potere era il momento più opportuno per dare una buona costituzione alla

Francia, abbattendo la monarchia assoluta sennonché purtroppo il partito giacobino ha ceduto alla corruzione,

all’abuso di potere, in altri termini sono caduti nella situazione del terrore rivoluzionario. Perché mancava la

possibilità morale non tanto al popolo ma a chi ha preso in mano le redini del potere, dando un pessimo esempio a tutti

gli stati in cui si poteva anche generare un'altra rivoluzione ... ( l’uomo si dipinge nei suoi atti....animalesco

appagamento) ( p.59 dall’altro canto... da essa i nostri principi) questa è l’analisi che s propone della rivoluzione

francese ma il fatto che la barbarie si sia manifestata in Francia non significa che noi ne siamo immuni. Questa è un

analisi di cosa è accaduto nel momento in cui è fallito il momento propizio a causa del rammollimento dei giacobini e

della depravazione del loro carattere. Loro non hanno saputo nemmeno indirizzare con il loro intelletto si poteva

frenare l’inselvatichimento. La responsabilità di ciò è da ascrivere all’intelletto che ha ucciso i sentimenti più morali

degli esseri umani.

11/12/17

Quando parla dell’antica grecia s si riferisce alla grecia anteriore alla fondazione della filosofia che ha di mira la

ricerca della verita condotta solo con gli stumenti della ragione e dell’intelletto. Qui si parla di una grecità mitologica,

quella dell’inizio di grazia e dignità. La questione che s affronta è che rispetto a quella grecità per noi moderni le cose

sono molto diverse. Noi dobbiamo riconoscere che lo sviluppo della ragione intesa come intelletto, come forza che si

riduce a potenza intellettuale che ha come solo scopo l’edificazione della conoscenza e non presta nessun orecchio a

quella cosa che per s è altrettanto fondamentale per la costituzione dell’essere umano cioè la voce del sentimento, tutto

questo ha prodotto uno stato che è anche peggiore dello stato dei selvaggi, cioè una barbarie. In questo caso quidni le

due forze che noi possiamo considerare, uno stato politico autocratico che non si cura delle differenze tra i cittadini e li

vessa tutti allo stesso modo e un insieme di cittadini che invece si imbarbariscono e si inferociscono, dall’altra parte

c’è il rammollimento della civiltà che si cura solo delle virtù, e nella migliore delle ipotesi della conoscenza verso i

dotti, nella maggioranza dei casi è il rammollimento dei costumi. Abbiamo quindi questi due poli, lo stato da un lato, i

cittadini dall’altro è impossibile aspirare a un miglioramento se non si introduce nell’ambito di questa

contrapposizione di forze un elemento che sia nuovo. Questo è sostanzialmente il motivo per cui s ancora parla di

questi ideali antichi e la sua affermazione è che : qual era la caratteristica positiva che bisognerebbe riportare

dall’antica società greca al mondo moderno? Riportata come ideale naturalmente, se noi andiamo a (lett 6..quella

natura da polipo degli stati greci...

Perché natura da polipo? È la natura di chi come i polipi non è monocratica, come i tentacoli si articola in diverse,

lascia pur essendo uno stato unito dalla testa il polipo ha diverse diramazione nelle quali ogni individuo puo trovare il

suo posto. Ogni individuo gode di un’esistenza indipendente. In ogni arto del polipo l’individuo puo trovare il suo

posto, ciò significa che lo stato greco ha una testa che deve emanare delle legge perché altrimenti non sarebbe uno

stato, ma in questa sua natura polipi forme gli individui possono trovare il modo di esprimere la loro infinita variabilità

in quanto gli individui non possono essere tutti uguali,

(p.67 questa natura da polipo ha lasciato il posto...che non genio e sensibilità) quando dice che l’intelletto morto

sostituisce l’intelletto vivo già comprendiamo che non parla di uomini di scienza ma di chi lavora in questi ingranaggi

ingegnosi. Cosa succede? Gli uomini si ritrovano a lavorare in modo da ....non potevano che da uomini intelligenti

quali erano non notare il fatto che l’uomo (parla di chi lavora) è ridotto non piu a esseri umani che realizzano la loro

umanita come totalità ma che devono essere scissi in diverse parti di cui conta solo una parte dello stato quella che fa

girare una determinata ruota. L’uomo si trova eternamente incatenato solo a un singolo frammento del tutto ma sia ben

chiaro che il tutto e la parte non hanno nessuna relazione. Qui l’unico senso è il profitto di chi possiede queste

fabbriche e ne trae guadagno. Nello stesso tempo l’umanità non è più quella vera, naturale che l’uomo aspirerebbe a

realizzare attraverso il suo lavoro, perché l’uomo non sviluppa mai l’armonia del suo essere, non la puo sviluppare

proprio perché egli è solo una parte in un tutto, egli diviene un semplice calco del suo ufficio, si riduce a quello che sta

facendo in quel momento. E la sua ascesa consiste in una ben misera scienza. Tutto ciò che rimane oltre questo

semplice compito sostituisce l’intelletto vivo e blocca lo sviluppo delle potenzialità e la memoria e l’unica cosa che

può servire a un operaio del genere perchè deve ricordarsi cosa deve fare nel suo lavoro. Qui ci troviamo nell’ambito

di una situazione industriale di cui lo stato ne approfitta.

( p.69 e così la singola vita concreta viene estirpata...rispettato solo da chi può farne a meno) cosa fa lo stato per queste

persone? Se ne disinteressa, lo stato non si cura della persona in quanto tale, ma rimanendo estraneo alla vita dei sui

cittadini lo stato non può concedere ai suoi cittadini un riconoscimento perché non li conosce, non se ne cura, lo stato

prende dai cittadini solo quello che loro producono e le tasse che servono per il suo sostentamento. Il diritto del

cittadino viene ignorato ma prima ancora vi è il fatto che il cittadino è semplicemente un etichetta, una maschera dietro

cui non c’è nulla. La persona che invece per s significa tantissimo diventa una maschera, un’etichetta, il calco di gesso

che gli attori usavano nelle rappresentazioni teatrali per nascondere il loro viso, aveva importanza solo la maschera

non chi stava dietro. Così lo stato tratta i cittadini. Il cittadino non ha i mezzi per potersi fare valere, cosa succede?

Che lo stato si disintegra in termini morali, non vi è uno stato unico che si basa su principi morali condivisi, e quidni la

società positiva cioè quella effettiva è una specie di stato di natura in cui il potere del popolo viene trattato come un

partito in piu che bisogna trovare il modo di raggirarlo. Chi è che rispetta il popolo? Chi non ne trae nessun vantaggio.

Chi ne ha bisogno non può fare altro che vessarlo. (p.72 il fenomeno dell’umanità greca è stata un..su vie distinte. ) in

altri termini quello che dice s è che in fondo quella umanità greca di cui lui parlava che è stata un apice della cultura

dell’umanità in genere e da dove è venuta la sua caduta? (non poteva ne elevarsi oltre perché aveva raggiunto un

massimo ma non poteva nemmeno mantenere questo livello perché l’intelletto con il bagaglio di conoscenza che già

aveva era immancabilmente costretto a distaccarsi dalla sensibilità e l’intuizione) queste due erano gli strumenti di

questa Grecia ideale per intuire il senso della natura della cultura della bellezza senza renderle oggettive, venivano

vissute come esperienze personali anche per i cittadini dell’antica grecia. Ma nel momento in cui interviene l’intelletto

avviene una cesura tra soggetto e oggetto e la ricerca della verità, opera della ragione e dell’intelletto, sono indirizzate

verso l’ideale della conoscenza.

Perché l’umanità greca non poteva andare oltre? Loro avevano già una determinata pienezza e un determinato calore

ma forse non avevano gli strumenti proprio per via di questa grande pienezza e calore, proprio perché avevano

sviluppato una parte cioè quella sentimentale e non avevano sviluppato un sufficiente livello di chiarezza perché la

situazione della loro struttura psicologica Avevano un intuizione straordinaria del mondo ma in questa intuizione gli

mancava la chiarezza. I greci avevano raggiunto questo grado e se volevano pregredire verso uno sviluppo più alto

dovevano rinunciare alla totalità del loro essere e perseguire la verità per strade distinte, dovevano prendere un'altra

strada e abbandonare il loro calore e la loro pienezza.

S dice: “dobbiamo considerare l’uomo come un essere da dimenticare a se stesso? Cioè dobbiamo lasciare che le cose

stiano così? Scrive queste lettere a x ma si riferisce a tutti i suoi lettori perché sono lettere pubbliche

All’inizio della lettera settima, dice ( ci si dovrebbe forse attendere questo effetto dallo stato? Ragione la sua realtà)

c’è un circolo vizioso: da un lato lo stato reale quello che esiste effettivamente impedisce ai cittadini di svilupparsi

pienamente, dall’altro lato questi cittadini, l’umanità stessa, per come è sempre stata considerata, noi dobbiamo anche

pensare che finche non saniamo la scissione interna all’uomo che è determinante per risolvere questa situazione, cioè

la scissione tra intelletto e sentimento, tra libertà e impulsi selvaggi che dovrebbero essere dominati da una ragione che

dovrebbe essere in pace col sentimento morale. finchè l’uomo rimane scisso in questo modo lo stato non si può

saldare. Ma se lo stato è fatto in modo di impediere ai cittadini di riunificarsi interiormente, s s redne conto che il

sentiero da percorrere è l’educazione estetica, l’educaizone a un bello già intrinseco all’essere umano ma che va

cercato.

L’uomo deve ricompattare la sua umanità ma è anche vero che la lotta all’interno dell’uomo scontrandosi con la

tirannia di uno stato che oppone convince s a maggior ragione che bisogna trovare strade diverse, una di queste strade

viene fuori nella lettera8, dove dirà che noi siamo ancora dei barbari.

La ragione è una facoltà fondamentale della persona ma è sprovvista di forza, affermazione presente nella lettera 8,

(p.81 la ragione ha compiuto ...nel mondo sensibile) questo dice già che la ragione compie questo ma la verità che la

ragione proclama nel momento in cui emana la sua legge morale deve diventare una forza e poi prendere un impulso

dal regno dei fenomeni, questo sarà una regola cardine della seconda parte delle lettere che vanno dalla decima alla

sedicesima.

(p.83 la ragione si è purificata...grembo di essa) infondo la ragione finora ci ha reso dei servigi, in qualche modo ha

fatto si che noi attraverso il corretto ragionamento non ci affidassimo più ai sensi ingannevoli, ci ha liberato dalle

illusioni sofistiche e ragionamenti sbagliati, la filosofia che ci aveva indotto a una ribellione contro la natura a un certo

punto ci ha richiamato nel grembo di essa riconoscendo gli impulsi buoni degli esseri umani e allora da cosa dipende

se noi siamo ancora dei barbari? Visto che la filosofia qualche servigio ce lo ha reso (da che cosa dipende...sapere

aude) osa sapere, qual è la questione? Ci si deve riportare a questa idea di un intelletto che si sappia emancipare da

tutti i dogmi e dalle filosofie dogmatiche e questo lo scrive sempre nella lettera 8. (soddisfatti se esonerati dall’aspra

fatica del pensare ) rammollimento portato dalla barbarie, perché siamo ancora barbari? Perché noi non abbiamo il

coraggio di sapere . quali sono i sintomi di questa nostra barbarie? Qui sta parlando degli uomini che non hanno il

coraggio di sapere: (soddisfatti...libera scelta) gli uomini sono barbari perché vogliono restare barbari perché è troppo

faticoso pensare da soli ed è molto piu comodo assoggettarsi allo stato di minorità in cui qualcuno pensa per noi.

Questo è il motivo per cui la situazione politica non cambia perché luomo non esercita mai la propria ragione, non

esercita il coraggio di servirsi della propria ragione e quindi (p.85 non basta dire che l’illuminazione

dell’intelletto...intelligenza stessa) qui s ritorna alla sua tesi. Cosa possiamo fare per rendere gli uomini inclini ad

amare e ad avere il coraggio di conoscere? Per k si raggiungeva la maggiorità del coraggio del pensare da soli,

dall’emanciparsi dal pensiero altrui solo grazie all’intelletto stesso e a una dote di coraggio che ciascuno doveva avere

nell’assumersi il compito di pensare da soli. Secondo s è l’educazione al sentimento quello che spinge l’uomo, s aveva

appena detto che la ragione o l’intelletto non hanno una forza autonoma e quindi ce bisogno di un sentimento. è solo

questo ciò che spinge a rendere la comprensione migliorata e più efficace per la vita cioè che trasforma una massima

che potrebbe restare solo una prescrizione, “sapere aude” ma per rendere questa frase efficace nella vita di tutti c’è

bisogno che si educhi un sentimento, un’inclinazione verso il sapere, senza questo sarebbe difficile che un intelletto

privo di una forza motrice autonoma riesca a realizzare questo compito. S assume il principio kantiano, ne coglie il

senso ma l’educazione dell’intelletto può procedere solo se vi è un’educazione sentimentale.(lett 9 non è forse questo

un circolo?... della teoretica?) in altri termini noi grazie a un affinamento del nostro intelletto cioè quindi della nostra

capacità di sapere dobbiamo essere in grado di raggiungere una saggezza capace di formulare delle leggi morali. Ma

questa è anche la condizione, riuscire a formare una cultura pratica , è quella che grazie alla mediazione del sentimento

che ci permette di giungere alla pratica deve essere anche la condizione di quella teoretica, cioè noi non raggiungiamo

a una cultura teoretica se non raggiungiamo prima una cultura pratica ovvero se non mettiamo in campo il sentimento,

è questo è un circolo vizioso. Anche nell’ambito politico assistiamo a un circolo vizioso perché ogni miglioramento in

campo politico deve giudicare dal perfezionamento del carattere, ma come si puo migliorare il carattere sotto l’influsso

di una costituzione barbarica? Da un lato auspichiamo che il perfezionamento del carattere dell’uomo debba condurre

a un miglioramento dell’ambito politico dello stato e delle sue leggi tuttavia è anche lo stato che impedisce di

nobilitare il carattere, perché se si da una costituzione barbarica di quelle leggi allora non si può neppure realizzare il

perfezionamento del carattere e allora ci troviamo in situazioni contraddittorie. Bisogna trovare uno strumento che lo

stato non fornisce, non è dallo stato che possiamo aspettarci una risoluzione dei problemi che derivano dallo stato, noi

dobbiamo ritornare all’individuo e non aspettarci nulla dallo stato perché la costituzione barbarica è una costituzione

in cui domina non solo la naturale caratteristica dello stato di imporre leggi vessatorie ma nello stato barbarico si è

insinuata quella cultura che è una forma di rammollimento dei costumi che si contrapponeva alla forza selvaggia

manifestata dalle masse. . Qual è questo strumento? È l’arte bella. (son giunto ora al punto....dominarvi) l’arte come

anche la scienza sono territori ex legge rispetto ai capi di governo e sono gli strumenti che possono essere utilizzati per

risolvere questa attuale situazione, la scienza invece non possiamo aspettarci molto perché abbiamo solo costruzioni di

tipo intellettuale che tendono a distaccarsi dalla natura. Ci rimane l’arte che si sottrae a ogni dominio della legge.

DIFFERENZA TRA ARTISTA COME FIGLIO DELL’EPOCA E VERO ARTISTA

Si è vero, l’artista è sempre il figlio della sua epoca , l’artista come figlio della sua epoca è come il dotto per il pane, va

incontro ai gusti della sua epoca nelle sue creazioni cerca sempre di assecondare il gusto dei suoi contemporanei, la

sua vena artistica non è molto autentica, lui accontenta i suoi simili. Tutt’altro vale per il vero artista che in parte è

sempre il figlio della sua epoca perché essendo nato in una determinata epoca tenterà a riprodurre nelle sue creazioni

qualcosa che ha sperimentato e vissuto come elemento che appartiene anche alla sua epoca ma l’ha trasfigurato in una

forma che vorrebbe tendere all’immortalità ...a lui non importa il plauso dei suoi contemporanei, lui crea solo sulla

base del suo genio, la sua produzione non va in cerca di successo, questa è la vera immagine che s si fa del vero artista,

chi mette in pratica l’arte bella concretamente.

Alla fine della lett si rivolge a un ipotetico giovane artista che chiede a s cosa deve fare per essere un vero artista, per

seguire veramente l’arte bella ( p 91 al giovane amico della verità...oggetto dei suoi Istinti)(p.93 vivi con il tuo

secolo....sopportano)bisogna mettere in evidenza che: s consiglia a questa persona che ha un nobile impulso, s

consapevole del fatto che questo lavoro incontra molti ostacoli nel suo tempo, gli dice di pensare innanzitutto al bene,

adeguati al linguaggio del mondo in cui ti trovi e indirizzalo al bene, aspetta, deve agire e creare trasformando , il

problema che questa persona potrebbe incontrare di fronte alle persone che lo leggono e ascoltano è quello di non

essere riconosciuto come creatura del suo tempo, di essere inattuale, ma s gli dice: vivi nel tuo secolo ma sappi

distaccarti da ciò che nel tuo secolo può renderti uno schiavo, vivi anche la situazione politica che non è delle migliori.

Questi sono gli ideali che s trasmette ai cultori delle arti belle del suo tempo.

Si conclude la parte politica, inizia la lettera 10. Dalla 10 alla 16 c’è la seconda parte. In queste lettere s riprende

attraverso una teoria degli impulsi quella che è la fondazione della bellezza all’interno della ragione umana, non al di

fuori.

Lettera 10 si rivolge di nuovo al principe (lei concorda con me... liberarla del barbaro?) qui se la riprende con roussoe

che dice che in fondo attraverso le altri noi non possiamo far altro che aspettarci una raffinatezza di una civilizzazione

che poi ci conduce a essere molto attenti all’apparenza delle arti e a trascurare la realtà, il fatto che noi siamo tanto

attenti alla bellezza e alle arti da venir sottomessi senza rendercene conto.

Critica anche Platone ...è nota la critica dell’arte in platone che non aveva possibilità di entrare nel regno delle idee,

per platone la nostra prima visione del mondo è basata su una sensazione che non ci conduce alla verità ma ce ne

allontana. Il primo livello di conoscenza che è pura apparenza ci inganna di per sé , perché è il livello infimo di

approccio dell’uomo al mondo, cosa fa l’artista? Ritrae questa copia della copia del vero mondo. Ecco perché le arti

sono bandite nella repubblica ideale. Vi è pero poi una sorpresa, a un certo punto s dice che roussoe non ha detto cose

tanto stupide (p.97 vi sono voci degne di rispetto)

Il fatto k r si basa sull’esperienza nell’esporre i suoi argomenti contro le arti dimostra che le sue argomentazioni sono

esclusivamente empiriche quindi contingenti. La dimostrazione di s è puramente razionale quindi inconfutabile.

12/12/17

(p.97 è innegabile... bella parvenza) alcune delle osservazioni che r fa non siano del tutto sbagliate, infondo si può dire

che quando r parla del fatto che le opere d’arte occultano la realtà effettuale di chi osserva l’opera d’arte , che è una

realtà di servitù che richiederebbe l’applicazione di leggi giuste, distoglie l’attenzione da questa realtà per trasferirla in

un mondo incantato inventato che è più attraente rispetto alla lotta che si deve intraprendere con la dura realtà dei fatti.

Persone che non hanno ancora preso coscienza della loro condizione di servitù si lasciano incantare da questo mondo e

se avessero il coraggio di combattere contro la loro condizione di oppressione, naturalmente se si assuefacessero a tutti

gli spettacoli e arti loro proposti, questo coraggio lo metterebbero da parte perché avrebbero di fronte dei mondi

utopistici in cui soddisfare quell’esigenza di giustizia che invece dovrebbero richiedere al mondo concreto anziché

trovarla nel mondo dei romanzi per esempio. La giustizia, si , si realizza negli spettacoli ma è solo una realizzazione

fantastica. La potenza seduttiva del bello è una potenza che sostanzialmente permette a chi domina la società, di tenere

gli uomini lontani da ogni tendenza alla ribellione. L’arte diventa lo strumento del sovrano o di chi comanda o anche

dei padroni industriali che diventa una sorta di oppio dei popoli. Questa è la critica di roussoe e in parte dice s che la

questione deve far riflettere perché è vero che quando un popolo si ritrova in queste situazioni, la grande forza della

creatività artistica non possiamo metterla da parte perché ben indirizzata ci è utile.

Tutto quello che scrive r in questo brano è giusto secondo s, tuttavia, osservazioni di questo genere si basano

sull’osservazione empirica, non ci sono connessioni di tipo razionale tra il seguire gli spettacoli, leggere, dedicarsi alle

scienze e cosi via e dall’altra parte la corruzione dei costumi, il fatto che gli uomini vengono vessati? C’è una

giustificazione che fondasse in termini puramente razionali, questa connessione tra la critica della cultura in generale

e la disumanizzazione degli uomini? Si sbaglia s quando dice che sono solo argomenti di esperienza? Non che questi

argomenti siano sbagliati ma si può anche andare un po oltre e qui torniamo al testo (p.101 eppure...raffinatezza) .la

bellezza puo toglierci quel carattere di barbarie quell’umanità servile, può davvero rinunciare a questo solo perché

attraverso dimostrazioni meramente empiriche si è detto che le arti sono corruttrici? Possiamo davvero rinunciare

all’arte e rimanere dei trogloditi? Dei barbari? Semplicemente perché qualcuno ha trovato delle degenerazioni delle

arti? Forse le arti dovrebbero essere pensate diversamente, forse il metodo empirico non è quello giusto, è questo ciò

che s risponde a r. (p. 101 ma forse l’esperienza...questi esempi) cerchiamo di capire se stiamo parlando della stessa

cosa, se la bellezza di cui parla r è la stessa di cui parla s. S parla di un puro concetto razionale di bellezza e lo deve

rintracciare in tutta l’umanità anche se poi l’indagine si basa in un singolo uomo ma come rappresentante dell’intero

genere umano perché naturalmente noi non possiamo pretendere di sanare una societa (come quella che abbiamo visto

nelle prime nove lettere) se non risaniamo l’intero genere umano. È l’educazione del genere umano in tutta la sua

totalità che è necessaria, è l’educazione del sentimento estetico che è necessario e questo ritiene un fondamento che

deve essere trovato nella ragione. cos’è questo puro concetto razionale della bellezza? Ammesso che lo si possa

mostrare, perché lui è convinto che esista, il problema è mostrarlo. (p.103 se un siffatto...limite accidentale) il punto di

partenza per giungere a un concetto razionale di bellezza è quell’uomo di cui s ha sempre parlato che ha in se già una

natura che è sia sensibile che razionale ora noi dobbiamo cercare di giungere alla parte razionale di quest’uomo ma

senza commettere l’errore di far in modo che la ragione predomini sulla sensibilità dell’uomo, si tratta di un

operazione estremamente complessa. Sostanzialmente il suo compito qual è? Lui sa che il concetto di bellezza esiste, il

suo problema è dimostrarlo, non possiamo ricavarlo dall’esperienza ma dobbiamo utilizzare l’astrazione per dedurre

dalla natura sensibile e razionale, partire da questa natura sensibile e razionale degli uomini e trarre da questa natura

sens-raz tutti quegli elementi che ci porteranno alla fine a individuare un concetto di bellezza che lui poco dopo

identifica anche con la libertà. Questo è il suo programma di lavoro, quello che deve dimostrare.

Dobbiamo individuare al fatto che tutti gli uomini sono mutevoli (ricordiamo la natura polipi forme della grecia che

ormai non esiste più per cui gli uomini vengono trattati come maschere e non come persone) no, gli uomini devono

essere rispettati nella loro mutevolezza, ma l’umanità dove la troviamo? Dobbiamo elevarci al puro concetto di

umanita per riuscire a trattenere la varieta degli esseri umani e nello stesso tempo giungere a un assoluto che è

contenuto nel concetto universale di umanità. Nel genere umano è contenuta la varietà degli esseri umani, nel concetto

generale di umanità del genere umano noi troviamo la nozione universale di umanità, sotto questa nozione generale di

universalità è sussunta la varietà di tutti gli esseri umani. Quindi la varietà di tutti gli esseri umani si raccoglie sotto il

concetto di umanità. La trattazione successiva che distingue tra persona e stato (stato inteso come situaizone non in

senso politico)

Cosa fa s per dare inizio alla sua dimostrazione? Deve immergersi nel terreno dei concetti astratti.

Avevamo detto che la ragione non ha una sua forza, noi sappiamo che l’uomo è una persona e la persona la forza ce

l’ha, tuttavia la persona qui viene considerata in distinzione dallo stato, cioè dalle varie circostanze in cui essa viene a

trovarsi.

La persona è sempre permanente, lo stato, la condizione cambia perché col passare del tempo le circostanze mutano.

Lettera 11( p. 103 persona e stato...personalità) noi non stiamo parlando dell’essere umano quando parliamo di questa

compresenza ma parliamo di divinità, l’uomo ovviamente è un essere finito. (p103 la persona..di qualcosa)

Gli stati sono il sé: Le varie determinazioni che le possano accadere nel corso del tempo

Solo nella persona possiamo trovare l’idea della libertà, perché tutto ciò che è come la persona, che permane che resta

sempre se stesso, che si, può anche mutare a seconda delle circostanze ma resta sempre se stesso, che è libero perchè

non dipende da null’altro che non da se stesso. Perché la sua essenza pur non essendo divina si autodetermina non

essendo determinata dalle circostanze che nel tempo mutano e quindi possono si mutare, dare occasione alla libertà di

manifestarsi ma non possono mai strapparla a una persona. La liberta è una caratteristica fondamentale della persona

perchè la persona è il fondamento di se stesso e ciò che è il fondamento di se stesso non può che essere assolutamente

libero. Il tempo cos’è? Di x sé il tempo è un susseguirsi di parti vuote, il tempo cosi come lo viviamo è un succedersi

di istanze vuote ma s dice che c’è una relazione tra persona e tempo, nel senso che, lo stato cioè la condizione deve

avere un fondamento a differenza della persona, deve derivare da qualcosa e quindi tutte le circostanze che noi

viviamo ci dimostrano che esiste il tempo perché le circostanze non potrebbero manifestarsi se non nel tempo,

pensiamo a una cosa: se esiste qualcosa di eterno e immutabile che dipende da se stesso non puo essere sottoposto di

per se al tempo perché altrimenti muterebbe nel nulla, lo stato invece è una serie di circostanze che modificano alcuni

aspetti esterni della persnoa succedendosi nel tempo, quindi il tempo dipende dalla persona stessa e non ha un

autonomia ontologica ma dipende per l’appunto dal fatto che vi è un soggetto cui ineriscono delle circostanze in cui il

soggetto si estrinseca. Il tempo è il luogo in cui si annidano i vari stati che la persona attraversa. (p.107 anzitutto

l’uomo...ad esistere) questo è per dire che questo che lui scrive a proposito della questione persona-situazione, il fatto

che la persona permane in eterno mentre invece lo stato trascorre non ci deve far dimenticare il fatto che anche in

questa situazione ce sempre un rapporto tra la materia dell’attività che l’intelligenza, l’uomo, deve ricevere attraverso

la percezione e qui sono anche gli stati che lo aiutano ad averlo e il fatto che la materia che muta in lui accompagna il

suo io che però non muta mai e resta costantemente se stesso. (nel momento in cui entra in lui la materia muta mentre

lui, la persona non muta mai e resta se stesso in ogni mutamento) Questo è problematico perché sembra che questo io

che si appropria della materia che gli viene offerta dalle circostanze ,non venga assolutamente modificato e resta

sempre se stesso in ogni mutamento , ma in effetti la questione è che l’unità della coscienza si realizza nell’apparire

nel tempo di una legge che è la prescrizione che gli è data dalla sua natura razionale. Solo in quanto muta egli esiste,

solo in quanto resta immobile è lui ad esistere

Quello che s sta cercando di dimostrare è che rapporto sussiste tra una persona assolutamente autonoma che è

provvista di libertà e le circostanze esterne che si pongono in uno stato contingente che è lo scorrere del tempo (il

tempo ha una natura contingente secondo s) che cosa significa tutto questo, cioè il rapp tra persona e tempo dal punto

di vista della costituzione della personalita delluomo perché lui sostiene che la via delluomo attraverso una divinità gli

viene aperta soltanto attraverso una sensibilità (p.107 irrefragabilmente... suo agire)la problematicità della relazione

tra persona e tempo si può spiegare in questi termini: la persona o personalità se viene considerata come fondamento

unico di tutto l’essere umano senza tenere conto di cio che puo entrare nella costituzione del soggetto per via delle

circostanze che nel tempo vengono a manifestarsi e influire su di essa, rimane solo una vuota predisposizione, bisogna

che la personalità intuisca e senta perché se no rimane una forma e potenzialità vuota. Qui c’è bisogno di una relazione

per la quale tutto cio che deriva da quanto attraverso il tempo che determina lo scorrere di questi stati fa penetrare

attraverso i sensi nella personalità che altrimenti sarebbe solo forma vuota, senza questo non si avrebbe un’effettiva

completezza dell’essere umano, in fondo il problema di s è sempre questo realizzare un unità nell’essere umano. S dice

che si presentano due esigenze necessarie di questa personalità umana, per l’uomo quindi, in quanto è sia persona, sia

l’insieme delle condizione che lo determinano (scrive: ora qui originano p109...) mette in evidenza che il rapporto tra

la persona e i suoi stati non è per nulla pacifico perché si manifesta il contrasto tra una persona che vuole e in quanto

fondamento e in quanto libertà, in quanto vorrebbe essere autosufficiente, vorrebbe estromettere da se stessa tutto ciò

che è materiale e sensibile per affermare solo se stessa. La prima delle due leggi vuole che tutte le predisposizioni

dell’essere umano vengano estrinsecate da un punto di vista sensibile. La seconda delle due leggi vorrebbe estirpare da

se tutto cio che è solo mondo . non accetta nessuna varietà all’interno del suo essere, tutto ciò che viene dal mondo

deve essere espulso da se stessa. Questo è un contrasto che deve essere superato altrimenti non c’è piu nessuna unità e

armonia tra la persona e i suoi stati, ma non vi è armonia nemmeno tra l’uomo stesso, vi è un conflitto continuo. (12

lett ad eseguire...due forze opposte) dobbiamo risolvere questa contrapposizione di forze e trovare un’unità, dobbiamo

dare a quello che noi ritroviamo come necessario in noi stessi, tutto ciò che deriva dalla natura formale, dobbiamo

conferire una realtà che non sia semplicemente una realtà vuota, noi dobbiamo sostituire la vuotezza di cio che è

necessario dentro di noi, dobbiamo dare una sorta di necessità, dobbiamo dare questa realtà a tutto ciò che dentro di

noi si è necessario ma che tende a allontanare la materia. Dall’altro verso noi dobbiamo sottomettere questo reale che è

fuori di noi alla legge della necessità(non legge della necessità causale ma dobbiamo sottoporlo alle leggi della

necessità determinate dalla nostra persona perchè gli stati che si susseguono sono contingenti e quindi dobbiamo

dominarli con la legge della necessità) questo non significa che la ragione debba imporsi su tutto cio che ce di

empirico in noi, dobbiamo saper introdurre quello che è fuori dal mondo dentro di noi in una maniera che ci rimanga

dentro costituendo, dobbiamo dare una forma tale alla nostra persona che possa riconoscere che quello noi abbiamo

appreso attraverso gli stati nel tempo e che rimane dentro di noi mi rimanga necessariamente come una componente

del nostro essere e che non venga buttato fuori, questo non significa sottoporre ciò che è sensibile a una legge della

ragione, no ciò significa far rientrare cio che è fuori di noi nell’insieme della persona dove non c’è solo la ragione ma

vi sono anche i sentimenti e attività spontanee dello spirito. (p111 siamo spinti da due forze opposte...conoscere)

l’impulso sensibile che ci spiega in che modo noi possiamo avere delle sensazioni, l’impulso sensibile è connesso allo

scorrere del tempo, al fatto che attraverso il tempo noi ci troviamo nelle situazioni, attraverso questi stati l’impulso

sensibile che mira sempre a un oggetto, che nasce dentro di noi, questo impulso tende a manifestarsi nella temporalità

e nell’ambito delle situazioni in cui l’uomo si trova, va a recuperare quella materia. Si tratta di trasformare tutto ciò

che ci arriva attraverso le trasformazioni del tempo e delle condizioni di impossessarsene ma non di dare una materia a

un soggetto. Se faccio si che il soggetto attraverso il suo impulso sensibile si dia una materia, anziché trasformare in

materia sensibile cio che egli esperisce nel tempo, se invece l’individuo si da una materia allora a sua volta si scinde in

un soggetto che riconosce la materia e se ne appropria. E come se fosse il soggetto trascendentale che riconosce il

molteplice e l’empirico, lo distingue da se e lo incorpora dentro di se come qualcosa di altro. Mentre invece bisogna

che l’impulso sensibile si appropri di tutto cio che è materiale senza darlo a se stesso ma incorporandolo con una parte

di se stesso, altrimenti si generano altri due soggetti all’interno dell’impulso sensibile, quello che recepisce e quello


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto esame Storia della filosofia classica tedesca, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente prof.ssa Pranteda, libri consigliati: Grazia e Dignità, Lezioni di filosofia della storia, L'educazione estetica dell'uomo di Friedrich Schiller. Gli argomenti trattati sono i seguenti: grazia, bellezza, dignità, anima bella, animo sublime, il gioco, il bello, il gusto, educazione estetica, educazione morale, movimenti involontari, movimenti simpatetici, rapporto Schiller Kant, storia universale del genere umano, le leggi, la società, il lavoro, insocievole socievolezza, le costanti, analogia, stato di natura, stato delle forze, uomo ideale, uomo reale, libertà, selvaggi, barbari, distinzione persona stato, impulso al gioco, impulso formale, impulso sensibile, determinabilità produttiva, bellezza soave, bellezza energica ecc ecc


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filosofia e storia delle idee
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilarialfieri93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia classica tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Pranteda Maria Antonietta.

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