Riassunto esame “Storia della filosofia antica”, prof. Lavecchia, libro consigliato “Plotino” di Chiaradonna
PLOTINO
PLOTINO E LE TRADIZIONI FILOSOFICHE
1.
L’insegnamento platonico di Plotino
Basandosi espressamente sull’insegnamento di Platone e che Plotino presenta la sua posizione.
Schema espositivo in IV 8 e V 1 ricondotte all’opera del platonico pitagorizzante Eudoro di Alessandria.
Non è l’unico punto di incontro con la tradizione esegetica: l’idea che le tesi degli autori interpretati
formino un sistema, un corpus dottrinale esplicito e coerente.
Nel 1928 Eric R. Dodds dimostrò che la distinzione plotiniana tra Uno ed Essere si fonda su una peculiare
interpretazione metafisica della seconda parte del Parmenide di Platone, la quale fa corrispondere alle
“ipotesi” relative all’Uno i principi della realtà.
Filosofia di Plotino nata dai dibattiti che animarono i secoli I a.C.-II d.C.
L’originalità di Plotino non va situata nell’indipendenza rispetto a Platone e al platonismo, ma nell’uso
peculiare che egli ne fa, nella versione del platonismo che egli elabora.
Per Plotino interpretare Platone non significava soltanto dar conto di ciò che era scritto nei dialoghi, ma
elaborare una versione coerente delle dottrine e dei problemi concettuali suscitati da Platone.
Plotino intende dare una versione coerente dell’insegnamento platonico, capace di resistere alle critiche
che contro Platone erano state mosse dai suoi avversari.
Plutonio infondeva nelle ricerche un carattere profondo e originale, che Porfirio designa come “lo spirito di
Ammonio”.
La critica di Aristotele e dell’aristotelismo
La sua conoscenza dettagliato di Aristotele e della tradizione aristotelica segna, insieme alla sua lettura
teologica del Parmenide, un discrimine nel platonismo antico.
Prima di Plotino autori che conobbero modo approfondito i trattati di Aristotele - Galeno.
Il caso di Plotino è totalmente diverso - la discussione delle dottrine di Aristotele è una tappa fondamentale
nell’elaborazione del platonismo plotiniano. Due modi:
- Sviluppare una versione del platonismo che resista alle critiche mosse a Platone da Aristotele.
- Dimostrare che nelle tesi di Aristotele vi sono aporie e punti irrisolti, soluzione soddisfacente solo
abbandonando quadro dottrinale aristotelico e aderendo a quello platonico.
Provare che i dibattiti a cui aveva dato luogo l’interpretazione di Aristotele sono il “sinonimo” di una
inadeguatezza di fondo delle dottrine peripatetiche.
L’eredità ellenistica e il suo tramonto
Grande importanza anche lo stoicismo - discutere le dottrine stoiche.
Su alcuni punti Plotino sembra tacitamente riprendere posizioni stoiche. In alcuni casi sono le stesse fonti
antiche a suggerirlo.
In Plotino si avrebbe così una trasposizione metafisica dello stoicismo, nella quale le tesi profonde della
Stoa sarebbero accolte in un quadro fondato sulla metafisica platonica degli intelligibili.
A unire Plotino e lo stoicismo è semmai il comune bersaglio polemico - antiaristotelismo.
Un discorso analogo per lo scetticismo.
La gnosi, Ammonio Sacca, l’Oriente
In Egitto e a Roma correnti spirituali e religiose della sua epoca.
Discute polemicamente le dottrine gnostiche su dio e il mondo.
Ammonio Sacca affinità dell’insegnamento di Plotino rispetto a quello del proprio maestro.
Presenza del pensiero orientale in Plotino. 1
2. LA RICERCA DELLE CAUSE
Conoscere gli intelligibili a partire dai principi adeguati
Titolo proprio una citazione del Parmenide - “sul fatto che l’essere, uno identico, è insieme tutt’intero
dappertutto”.
Obiezione - Idea governata dalle stesse leggi che governano il mondo dei corpi.
Programma dell’ontologia plotiniana nel confutare l’errore di coloro che non sanno percepire altri oggetti se
non quelli corporei e che non comprendono le sostanze intelligibili ma vi appaiono le categorie valide per
le realtà sensibili.
Allusioni platoniche relative alla distinzione dei “due mondi” e alla contrapposizione tra il piano dell’ousia e
il piano della genesis.
Nel Timeo secondo Platone i “discorsi” sono “congeneri” al loro oggetto.
I discorsi che vertono un’imitazione verosimili: “l’essere è rispetto al divenire nello stesso rapporto in cui è la
verità rispetto alla credenza”.
Plotino sottolinea che la ragione divide indebitamente l’essere intelligibile e non ne coglie l’unità, poiché
nel trattarlo non prende le mosse “dai principi appropriati”.
Per Plotino il “discorso” oscura la natura dell’essere intelligibile, la divide indebitamente, non ne coglie il
tipo particolare di unità, diversa da quella delle realtà corporee.
Secondo Plotino conoscenza sostanze intelligibili richiede un tipo di pensiero caratterizzato in modo diverso
dal pensiero che si esprime adeguatamente e proposizioni - pensiero non discorsivo.
L’anima umana accesso a entrambi i tipi di pensiero.
La filosofia di Plotino riappropriazione di un sapere intellettuale ma non discorsivo.
Platone precisa che i discorsi saranno inconfutabili e invincibili nella misura in cui conviene esserlo ai
discorsi.
La conoscenza degli intelligibili non è solo vera, ma anche conforme e pienamente adeguata al suo
oggetto. Secondo Plotino, la nostra riflessione deve esercitarsi sulla natura intelligibile “poiché l’essenza è
ovunque il principio” alludo ad Aristotele.
Plotino fa propria la distinzione platonica dei “due mondi”.
La conoscenza piena e adeguata della natura delle sostanze intelligibili è possibile e necessaria. Assumere
come punto di partenza principi appropriati all’oggetto da dimostrare. Il carattere dell’oggetto della scienza
dell’intelligibile tale che la comprensione adeguata di esso non può essere conseguita dal logos.
Le cause intelligibili e i corpi
Non esiste distinzione alcuna tra le sostanze intelligibili e le loro cause essenziali: questa distinzione ha
luogo invece per i corpi che non hanno in sè la propria causa.
Se i corpi manifestano gradi diversi di coesione, la causa di questo non può essere attribuita alla loro natura
di corpi, ma a cause di ordine diverso.
La reazione che in Plotino collega i corpi alle loro cause intelligibili è diversa da quella che collega un
“fatto” al suo “perché”. Le cause intelligibili sono esplicitamente descritte da Plotino come forze e potenze
causali efficaci, che sostengono ciò che dipende da esse.
Le cause intelligibili di Plotino sono forze e potenze causali efficaci da cui dipendono i loro “difetti”, si può
dire che le cause intelligibile “generano” il mondo dei corpi.
Le cause intelligibili vanno conosciute in sè stesse, comprendendone in modo adeguato la particolare
struttura ontologica nella quale lo hoti e il dia ti coincidono perfettamente.
Tema dottrinale platonico del Fedone - Idee ruolo causale. Causalità eponima.
Plotino cause intelligibili sono forze inestese e incorporee che contengono con la propria azione i corpi.
Plotino ritiene che sia possibile già in questa vita concepire le cause intelligibili in modo appropriato, a
partire dai principi adeguati a esse. 2
Attribuire alle sostanze intelligibili un tipo di unità particolare tale da poter essere insieme uno per numero
e massimamente determinato, pur essendo tutt’insieme dappertutto come intero.“Principio più saldo di
tutti”, quello di Plotino entità sia “una” nel senso più forte pur essendo presente in più luoghi
contemporaneamente.
Le sostanze immateriali non perdono la loro unità e non si dividono in parti, per il fatto di essere presenti
alle molte cose che ne partecipano.
L’Idea e ciò che partecipa di essa siano qualificati dal medesimo carattere non condivisa da Plotino.
Discute sulla possibilità che le virtù che appartengono all’anima caratterizzino anche il dio intelligibile.
Conclusione respinta.
Due diverse relazioni di somiglianza: prima collega oggetti omogenei della medesima forma, l’altra collega
invece un oggetto a ciò che è causa della presenza in esso di una certa forma.
Ciò a cui si rende simile l’oggetto è infatti primo rispetto a esso e non ha una forma identica, ma semmai
diversa. Le copie sono simili all’archetipo ma l’archetipo non è simile alle sue copie.
Le Forme non passano alla materia, ma esercitano la loro azione causale restando in sè stesse.
Le cause intelligibili plotiniate sono eterogenee rispetto ai corpi che ne dipendono.
Prima tesi - le cause intelligibili rimangono inconoscibili per noi.
Le nostre stesse concezioni innate confermano l’esistenza di un’unità intelligibile, capace di essere una e
identica per numero dappertutto, poiché tutti, per un moto naturale parlano del dio in ciascuno di noi come
uno e lo stesso.
3. IL MONDO INTELLIGIBILE
L’anima e il suo statuto ontologico
Sostanza intelligibile ha due principi: l’anima e l’Intelletto, ciascuno dei quali è a sua volta fortemente
differenziato al suo interno.
Divisione degli enti in quattro livelli:
- Al vertice sostanza intelligibile;
- L’anima;
- Livello inferiore cosmo sensibile delle forme e delle qualità incorporee ma inerenti ai corpi;
- Alla base corpi soggetti a divisione e dispersione.
Quello dell’anima è la presenza di un principio causale rispetto a ciò che ne dipende nel suo essere. In
realtà il corpo è nell’anima, essere contenuto dalla potenza causale di esso.
Concetto di capacità - spiegare come l’intelligibile sia accolto in modo diverso da ciò che ne partecipa.
Associando la partecipazione degli ineleggibili a precisi caratteri distintivi.
La capacità che il corpo ha di ricevere l’anima non può che derivare dall’azione dell’anima che ha fatto il
corpo in modo tale da riceverla in un certo modo.
Più livelli dell’anima:
1) L’anima in sè stessa, il principio metafisico universale, che deriva dall’Intelletto;
2) L’anima del mondo;
3) Le anime degli individui, che guardano ai singoli intelletti.
Due modi in cui l’anima può prendersi cura del corpo:
- L’anima del mondo comanda senza essere gravata da condizionamenti corporei;
- L’anima del singolo non è sempre capace di prendersi cura del corpo senza lasciarsi contaminare da
esso.
Tale condizione duplice prende il nome di “anfibia”.
Relazione tra “l’anima” e “le anime” interpretazione di unità e molteplicità, tale che la parte non è minore
del tutto.
In ogni divisione che noi introduciamo nell’anima, c’è in realtà un’unica anima, la quale è presente in
ciascuna di quelle noi impropriamente chiamiamo sue “parti”.
L’Intelletto 3
Compito del discorso filosofico è distogliere l’anima dalla dispersione in ciò che è inferiore ad essa,
portandola a riappropriasi di sè stessa.
Principio anteriore all’anima è l’Intelletto divino o Essere - realtà più alta della gerarchia plotiniana.
Frammento di Parmenide - “la stessa cosa è pensare ed essere”.
Dal Sofista:
- Connessione tra le Forme che costituiscono il mondo intelligibile individuando i principi che regolano la
loro relazione reciproca;
- Attribuire all’essere supremo movimento, vita, anima e pensiero respingendo l’ipotesi che esso possa
essere privo di intelletto.
Concezione vitalissima nel Timeo.
Dalla Metafisica XII dio è pensiero di pensiero.
L’Intelletto condivide gli stessi caratteri dell’anima, ma in un grado superiore - ontologicamente superiore
all’anima.
Molteplicità ed unità sono interconnesse - “tutte le cose insieme”.
L’anima - “natura irrequieta”.
La conoscenza propria dell’Intelletto divino è invece originaria, rivolta a sè stessa e prova di successione.
Intelletto - “uno-molti”.
Anima - “uno è molti”.
Unità e molteplicità nell’Intelletto
Struttura del mondo intelligibile è priva di estensione e non è composta di parti esteriori l’una all’altra.
Esigenza di comprendere l’intelligibile in base ai principi appropriati ad esso.
Diade indefinita - principio di molteplicità e indeterminazione sottoposto all’azione limitante dell’Uno nei
vari gradi della realtà.
Secondo Plotino l’estensione quantitativa composta di parti esteriori le une alle altre è un elemento
estraneo alla molteplicità delle sostanze intelligibili.
Identificare il numero essenziale con le molteplici Forme unificate nell’Intelletto proviene dall’Uno.
Esemplari intelligibili e le copie sono eterogenei e non sono caratterizzati delle medesime proprietà. La
quantità non è in alcun modo propria dell’esemplare.
Diade indefinita - sostrato indeterminato dell’Intelletto che viene limitato dall’azione dell’Uno così da dare
luogo all’Intelletto come molteplicità determinata dall’essere e dalle Forme.
Diade - momento nella genesi dell’Intelletto a partire dall’Uno.
Relazione tra l’Intelletto e i suoi pensieri, Forme intelligibili, essere tale da soddisfare la totale
compenetrazione di unità e molteplicità.
Il pensiero non discorsivo dell’Intelletto
Nell’Intelletto divino il pensiero e il pensato coincidono, nel senso che il pensato stesso, ossia ogni Idea, è a
sua volta intelletto - “la cosa, essendo intelligibile, sarà niente altro che intelletto e scienza”.
L’Intelletto divino plotiniano può pensare una molteplicità di contenuti senza avere rapporto con qualcosa
di esteriore a sè. L’essenza del pensiero e l’essenza di ciò che è pensato sono esattamente la stessa cosa.
Nel Nous ogni cosa possiede tutte le altre cose in sè stessa e vede ogni cosa nell’altro, in modo tale che
tutto è dappertutto.
Paragona la visione delle Forme da parte dell’Intelletto a una luce che vede attraverso altra luce, senza che
vi sia un mezzo esterno della visione.
Rifiutare che nell’Intelletto le funzioni di soggetto e oggetto siano divise secondo la distinzione del tutto e
delle parti; intellezione e intelligibile sono “lo stesso”.
Forma sensibile e non sostanziale - secondo Plotino è immagine dell’essenza reale di un oggetto.
Differenza tra le immagini sensibili e le loro essenze - la percezione non coglie l’essenza degli oggetti, ma
solo la loro forma esterna e non sostanziale, immanente nei corpi. Distinzione tra:
- Attività “interna” è la cosa reale;
- Attività “esterna” è la sua immagine. 4
La sensazione riguarda l’attività esterna di tale principio formativo.
Due tipi di conoscenza:
- Percezione, cogliere l’attività esterna, ossia le immagini;
- Intelletto universale, i veicoli dei pensieri e le cose che sono oggetto del pensiero devono essere intesi
come una sola cosa e identica cosa.
I pensieri dell’Intelletto sono veri nella misura in cui attra
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