Aristotele e la transizione dalla filosofia alle discipline filosofiche
Con Aristotele si passa dalla filosofia alle varie discipline filosofiche che esistevano già prima della sua opera (dialettica, filosofia della natura). È presentato come moderatamente sistematico, il suo pensiero può essere definito come "indagine, ottimismo, essenza". Si parte dall’idea d’indagine del mondo come esso ci appare, infatti "tutti gli uomini per natura desiderano sapere" (Metaph.) la cui ricerca si basa su un forte ottimismo gnoseologico per cui la conoscenza umana se ben indirizzata non può sbagliare a determinare l’essenza in modo definitivo.
Essenza: il confronto tra Aristotele e Platone
La nozione di essenza è il campo di scontro e incontro tra Aristotele e Platone. La ricerca dell’essenza di una parte della realtà comporta una riduzione della molteplicità dell’esperienza ad alcuni fattori strutturali, ma la sua ontologia ci appare più ricca di molti suoi contemporanei. Egli infatti, come Hegel, è un pastore olistico e non elementarizzante.
Vita privata e relazioni con Platone
Nelle sue opere non si danno tracce degli avvenimenti della sua vita privata. Ma Diogene Laerzio nelle sue "Vite dei filosofi" ci ha conservato molti documenti, tra cui il testamento. Egli nacque nel 384/383 a Stagira nella penisola Calcidica e colonia di Andro che fu alleata di Atene durante la prima lega ateniese (477 a.C.).
Sulla sua famiglia siamo ben informati, il padre era Nicomaco e il suo tutore fu Prosseno. I Neoplatonici sostengono che Nicomaco fu medico di corte di Aminta, re di Macedonia. Egli non poteva prendere parte alla vita politica, né rivestire magistrature ma la situazione di meteco non aveva nulla di disprezzabile. Da una parte le fonti sostengono che i rapporti tra maestro e discepolo furono cordiali (Neoplatonici), l’altra che vi fu uno scontro.
Opere e insegnamento
Nelle opere risulta che tra Platone e Aristotele vi furono differenze dottrinarie che non diedero tuttavia origine a scontri personali. Nella Metaph. però, parlando dei sostenitori della dottrina delle Idee, usa la prima persona plurale. Il suo modo di polemizzare ci appare moderato. Nell’Accademia il rapporto tra maestri e discepoli si fondò sulla libera discussione. Rapporto che divenne impossibile poi nelle più dogmatiche scuole ellenistiche e neoplatoniche. Si pensa che egli abbia tenuto un corso di retorica nell’Accademia ma ciò pare difficile.
Nel 348 a.C. Filippo di Macedonia conquistò Olinto e nel 347 a.C. ad Atene il potere andò in mano del partito antimacedone di Demostene, nello stesso anno morì Platone e Speusippo divenne capo dell’Accademia. Poi passò tre anni da Ermia tiranno di Atarneo, egli compì vari studi sulla vita degli animali in Troade. Poi nel 343-335 a.C. visse in Macedonia dapprima come precettore di Alessandro poi come cittadino privato. Egli era amico anche di Antipatro visto che lo cita come curatore testamentario. Poi nella seconda parte della sua vita torna ad Atene e apre la scuola peripatetica. Questo fu un periodo di restaurazione: si riaprivano culti. Dalle sue opere risulta che la sua attività d’insegnamento richiedeva alcuni semplici strumenti scientifici.
La passione per la conoscenza e i libri
Egli aveva una particolare attenzione per la parola scritta e si dice che avesse la passione di raccogliere i libri. Egli appare come un nuovo tipo d’intellettuale, non fu un personaggio carismatico come Empedocle ma nemmeno un maestro stipendiato come Isocrate e in lui mancò la tendenza al proselitismo missionario. La Scholè, come pure l’otium per i Romani non era il "tempo libero moderno" ma la parte più importante dell’esistenza, quella in cui si pone il problema su che tipo di uomo si è.
Edizione delle opere di Aristotele
L’edizione fondamentale delle opere di Aristotele venne fatta da Immanuel Bekker, filologo dell’Ottocento. All’inizio vi sono alcuni scritti logici che costituiscono l’Organon come le Categorie (struttura di base dell’essere e della predicazione), De interpretazione (teoria della predicazione e del giudizio), Analitici primi e secondi (inferenza logica i primi e alla teoria della conoscenza scientifica i secondi), Topici (dedicati ai metodi della discussione filosofica), Confutazioni sofistiche (falsi ragionamenti e paralogismi). Poi segue la Phisica dedicata alla teoria delle cause del divenire (libri I-IV) e al movimento in generale (V-VIII), il De cielo che studia sia la natura e il movimento degli astri sia le trasformazioni degli elementi fondamentali sia il pesante e il leggero.
Poi vi sono Generatione et corruptione sulla trasformazione degli elementi e i Metereologica sui fenomeni che avvengono nell’aria. Poi vi sono dei trattati sull’anima come principio di vita come il De anima che studia la natura e le funzioni della psiche che è facoltà conoscitiva e motrice poi i Parva Naturalia sulla sensibilità, la memoria, il sonno, la veglia, gioventù, vecchiaia, respirazione e morte. Poi i trattati biologici come il De partibus animalium, il De generatione animalium, De motu animalium, De incessu animalium.
Poi vi sono studi su singoli problemi di filosofia naturale, come i colori, i soni, la fisiognomica, le piante… Poi viene la Metaphisica che è una raccolta di studi sull’essere in generale, i suoi significati e le sue cause. Essa è chiamata "filosofia prima".
Opere di filosofia pratica
Poi vi sono testi di filosofia pratica come l’Etica Nicomachea e l’Etica Eudemia, Magnia Moralia e Le virtù e i vizi. Poi abbiamo la Politica che è uno studio sulla comunità familiare, delle forme di governo, del loro nascere e degenerare nonché dello stato migliore possibile. Poi vi è l’Oeconomico in parte di Teofrasto. La Rhetorica invece studia i metodi di convincimento dei discorsi pubblici che si situa a metà tra la politica e la dialettica. La Poetica chiude la serie delle opere. È uno studio sulla poesia con particolare attenzione alla tragedia.
L’ordinamento di Bekker è simile al modo in cui Aristotele veniva letto nelle scuole della tarda antichità. La stessa materia trattata non si adattava a una diffusione generale. Responsabile di questo ordinamento fu un peripatetico del I sec a.C., Andronico di Rodi.
Opere perdute e cultura orale
Tra le opere perdute vi è una serie di dialoghi dal titolo simile a quello dei dialoghi platonici: Sofista, Menesseno, Simposio, Politico. Con lui la cultura orale perderà la supremazia che aveva mantenuto con Socrate e Platone e al dialogo inteso come strumento di educazione. Si pensava che dopo la morte di Aristotele girassero solo gli scritti essoterici. Oggi si ritiene che egli abbia elaborato delle dottrine originali già all’interno dell’Accademia.
Classificazione delle scienze
Egli individua un insieme di più scienze classificandole in ordine decrescente: la Metafisica, fisica, matematica, poi le scienze pratiche e poi quelle poietico-produttive. La logica fornisce alle scienze tutte quelle informazioni necessarie sul funzionamento del pensiero e sulle strutture del linguaggio. Concetto chiave della metafisica e della fisica nelle Categorie viene tratteggiata la definizione di sostanza che coincide con il soggetto logico di ogni predicazione. Essa non inerisce ad alcun oggetto, essa esprime infatti la predicazione accidentale, la sostanza prima quindi può fungere solo da soggetto e mai da predicato.
Tutto ciò può essere letto in chiave antiplatonica, dando all’universale un ruolo secondario rispetto agli individui concreti.
Organon: struttura dell'argomentazione
Aristotele fu probabilmente il primo ad occuparsi della struttura formale dell’argomentazione prescindendo dal suo contenuto. La stessa DIAIRESIS platonica è piuttosto una tecnica di analisi del mondo delle idee. I commentatori di età imperiale sostengono che la logica non sia una parte della filosofia come per gli Stoici, ma ne è uno strumento che va studiato prima di affrontare la filosofia vera e propria. Egli considerava gli Analitici primi e secondi un testo unico, la scomposizione deve essere successiva.
Si pensa che le Cat. e DI non siano autentici anche perché contraddicono alcuni topoi della Metaph. Però oggi se ne accetta l’autenticità. Il DI si concentra sul tema tipico della dialettica, la contraddizione. I TOPICI è lo scritto più antico di Aristotele ed è dedicato alla dialettica intesa socraticamente. Gli ANALITICI sono dedicati all’inferenza e alla dimostrazione come strumento della scienza, episteme, intesa come un sapere certo avente per oggetto ciò che è immutabile.
Egli si allontana dalla tradizione platonica pur derivando da essa gran parte della terminologia. Egli distingue la dialettica come sapere basato sull’opinione dalla scienza, al contrario di Platone che aveva identificato la dialettica con il sapere scientifico più saldo.
Topici e confutazioni sofistiche
Nei TOPICI intende per dialettica quella socratica basata sulla confutazione con il fine di far pervenire il rispondente ad un’asserzione non paradossale. Egli ha il compito di evitare che ciò avvenga, scopo della discussione è determinare il TI ESTI. Viene stabilito che la validità delle argomentazione dipende solo dalla necessità logica fondata sul principio di non contraddizione.
Egli dunque enuncia l’idea di implicazione logica cioè l’idea che in un argomento ben costruito vi sia una connessione necessaria tra un antecedente e un conseguente diverso dal primo. La relazione che connette premessa e conclusione è necessaria dato che la conseguenza deriva necessariamente dalla premesse. Egli distingue la validità puramente logica dalla verità contenutistica, distinzione che verrà riaffermata negli Analitici. Egli distingue inoltre il problema e la premessa che è ciò da cui il rispondente deve prendere posizione.
Quanto al contenuto, la pratica dialettica è concentrata sulla definizione connettendola agli universali. Divide così le predicazioni cioè le asserzioni per cui A è B in quattro tipo, le definizioni sono coestensive dell’oggetto e ne indicano la natura poi i propri che sono coestensivi con l’oggetto ma non ne indicano la natura poi il genere che indica la natura della cosa e l’accidente che indica ciò che può appartenere o no all’oggetto. Dalla confutazione ben condotta egli distingue i casi in cui ci si scontra slealmente in modo sofistico come nell’Eutidemo di Platone.
Si afferma che la dialettica è utile alla ricerca delle definizioni proprio per il fatto che ci rende capaci di sviluppare i problemi in due opposte direzioni e ci rende più facile discernere il vero dal falso.
Le categorie e de interpretatione
Esse furono ampiamente commentate perché ritenute il primo trattato di logica aristotelica. Anche gli Stoici e Plotino discussero le tesi in esse contenute. Si discusse se lo scritto avesse un carattere prevalentemente grammaticale o ontologico ma esso riguarda i generi dell’essere rivelati nel linguaggio. Esse si dividono in tre sezioni disuguali: enti che non mancano di una loro specifica appellazione e si dividono in tre tipi.
Omonimi, sinonimi, paronimi. Poi vi è una divisione che abbraccia tutto l’essere: la prima delle cose dette, la seconda degli enti. Le cose dette con connessione e senza connessione. Poi vengono indicate le dieci categorie che indicano le dieci categorie di enti. Nessuna delle categorie è di per sé sufficiente a costituire una asserzione mentre la loro connessione lo è, ma è necessario che la connessione sia composta da una delle prime sei categorie più una delle quattro restanti. Esse furono già trattate nei Topici ma con sfumature diverse, nelle Categorie come generi di realtà.
Gli enti si dividono in quattro tipo: 1) quelli che si attribuiscono ad un sostrato, cioè generi e specie; 2) quelli che sono in un sostrato cioè gli attributi; 3) quelli che insieme si attribuiscono a un sostrato e sono in un sostrato; 4) quelli che né si attribuiscono a un sostrato né sono in un sostrato ovvero gli individui. Per Aristotele esiste una distinzione di principio tra le predicazioni essenziali e quelle accidentali. Poi si stabilisce che le dieci categorie individuano dieci tipi di enti: 1) ousia. Da tutto si trae la conclusione che gli enti del gruppo IV sono il sostrato e la condizione di esistenza degli enti di tutti gli altri gruppi. Le sostanze seconde ci dicono la natura e l’essenza delle sostanze prime e si dividono in generi e specie.
Le categorie si dividono in: Sostanza, Quantità, Relazione, Qualità. Si ritiene che le Categorie avessero l’intento di esaminare i dieci generi e si sono chiesti perché egli tratti in maniera così rapida le sei ultime di fare, subire, trovarsi, quando, dove e possedere. Forse perché il trattato è rivolto a studenti altri sostengono che le sei categorie siano di natura diverse perché derivano da una combinazione delle prime quattro.
I capitoli 10-15 non sono stati scritti in connessione con i 2-8 e contengono una serie di indagini sui vari significati di termini come "opposto", "anteriore", "simultaneo"… ma questi Postpraedicamenta sono scritti con lo stesso stile e vocabolario del resto delle Categorie. In tutti questi capitoli sono utili per lo scontro dialettico ed esplicitano nozioni che nei Topici sono date per scontate.
Il De interpretatione discute le relazioni di contrarietà e contraddizione tra proposizioni. Esso contiene la più importante teoria antica sul discorso enunciativo esprimendo verità. Nella prima parte vi è una serie di definizioni, egli parte da un’analisi della funzione semantica del linguaggio che è il più antico abbozzo di teoria linguistica grammaticale che ci sia pervenuto. Vi è inoltre una definizione della nozione di verità da cui deriva che i termini isolati non sono né falsi né veri ma lo è la loro congiunzione o disgiunzione (questa teoria riapparirà nella Metaph.).
Poi vi è la definizione di nome e verbo. Il discorso viene diviso in assertivo con valori di verità e non assertivo come la preghiera che devono avere un nome e un verbo. Qui vi è la teoria del "quadrato logico" ma bisognerebbe dire che può valere solo per le cose esistenti. È impossibile applicare ciò alle asserzioni singolari al futuro perché ciò implicherebbe il determinismo poi ci si occupa delle asserzioni modali come "possibile", "contingente" e "necessario".
Il capitolo 14 si pone su un piano diverso perché viene studiato il rapporto tra e asserzioni e pensieri e il fatto che esse esprimano qualificazioni essenziali o accidentali. Per il tema trattato è vicino ai Topici e alle Categorie ma per la complessità agli Analitici.
Analitici primi e secondi
In essi si forma la logica formale e la filosofia della scienza, le teorie in essi contenute non si applicano solo alla filosofia ma anche alle scienze particolari. Nei primi si parla della dimostrazione e della scienza dimostrativa. Poi si deve distinguere cosa sia una premessa e cosa un'inferenza (sillogismo). Gli Analitici primi riguardano i sillogismi e inglobano molte tesi esposte nelle Cat. e nel DI. L’inversione si comprende perché la dimostrazione è un tipo particolare di inferenza.
La struttura è considerata sconnessa ma il metodo qui descritto si può applicare ad ogni scienza poiché essa è la forma logica fondamentale di ogni tipo di argomentazione. Egli fonda la logica formale e la sua impostazione rimase alla base di tutta la logica fino al XIX secolo. Egli parte dalla forma elementare della relazione soggetto-predicato e la pone come oggetto principale dello studio logico. Egli ritiene di aver trovato la forma elementare di ogni inferenza nello schema del sillogismo universale affermativo.
Le sole ammesse da Aristotele sono le universali positive, universali negative, particolari positive e particolari negative. Inoltre si mostra che la validità della deduzione non dipende dal significato dei termini ma solo dalla relazione logica di inclusione ed esclusione che sussiste tra loro. Questa logica è considerata il predecessore della logica moderna dei predicati. Poi Aristotele si occupa delle inferenze con premesse modali ma questo genere di logica venne subito criticata dai suoi discepoli.
Se una delle due premesse è possibile anche la conclusione lo sarà. Egli fu il primo ad aprire uno studio su questa branchia della logica. Poi vi sono delle sezioni in cui Aristotele ci dà alcune norme su come costruire i sillogismi.
Analitici secondi
Gli Analitici secondi si dividono in due sezioni, nella prima parte si studiano le dimostrazioni e la scienza dimostrativa, nella seconda parte la definizione generale e altri temi connessi alla ricerca scientifica. Nel primo capitolo si stabilisce la tesi secondo cui ogni conoscenza nasce da una conoscenza precedente. La dimostrazione si differenzia dal sillogismo perché parte da un tipo particolare di premesse, esse infatti devono essere vere, ogni scienza inoltre parte da premesse prime non dimostrabili e riguarda solo una parte della realtà.
Infatti ciascuna scienza si occupa solo di un genere particolare dell’essere e non è possibile dimostrare tesi in una scienza usando premesse di un’altra scienza. Quindi ogni scienza è composta da un oggetto, da principi a partire da cui si dimostra e da cosa dimostrare. Inoltre distingue la dimostrazione del "che" da quella del "perché", la prima si ha quando a partire dalla causa si dimostra l’effetto, la seconda quando a partire dall’effetto si dimostra la causa.
La dimostrazione scientifica inoltre deve avere una lunghezza finita, non si possono avere un numero infinito di premesse né un numero infinito di termini intermedi. Poi si ragiona su quale sia il tipo migliore di dimostrazione e quali siano i criteri di superiorità di una scienza su un’altra. Si preferisce la dimostrazione universale positiva diretta e tra le scienze quella che spiega il PERCHE’. Il secondo libro si occupa del procedimento della ricerca dei principi. Bisogna stabilire se l’oggetto studiato esiste, poi cogliere alcune
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