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Incontro con Aristotele - Quindici lezioni

Mario Vegetti e Francesco Ademollo

Appunti di Mauro Penoncelli

Capitolo 1 - Un uomo di scuola

I luoghi di Aristotele

La vita

384-383: Aristotele nacque nella penisola Calcidica a Stagira (forse colonia di Calcide in Eubea o di Andro nelle Cicladi), dal famoso medico Nicomaco, uomo professionalmente in buoni rapporti con il re macedone Aminta III e con Prosseno di Atarneo, e da Festide di Calcide. Dopo la morte del padre venne affidato alla tutela di Prosseno (amico di Platone e di Ermia, tiranno di Asso e Atarneo, di cui Aristotele sposerà la parente Pizia).

367: Aristotele, allora diciassettenne, si recò ad Atene, dove venne accolto nell’Accademia di Platone. Ciò rappresenta un fatto straordinario perché tale scuola era considerata un circolo filosofico esclusivo per l’elite aristocratica ateniese a cui chiaramente il provinciale Aristotele non apparteneva. Al momento dell’ingresso in Accademia di Aristotele, inoltre, Platone era impegnato a Siracusa alla corte del tiranno Dionisio II al fine di riconciliarlo con l’allievo Dione (anch’esso siracusano), pertanto la guida della scuola era stata assegnata ad Eudosso di Cnido.

La singolare ammissione di Aristotele deve essere ricercata nelle raccomandazioni dei suoi conoscenti amici di Platone (Prosseno ed Ermia). Tuttavia egli si dimostrò un valido allievo e per i vent’anni che trascorse presso l’Accademia conservò un caratteristico spirito di indipendenza e una notevole avversione nei confronti di alcune dottrine platoniche (le matematiche e la dottrina delle idee). Egli inoltre rimase defilato rispetto al dibattito politico, forse anche a causa della sua condizione di meteco (cioè di straniero privo di diritti) e si interessò alla lettura piuttosto che al dialogo di cui Platone era un forte estimatore. Questa sua posizione particolare all’interno dell’Accademia dimostra il clima di libertà espressiva e di assenza di dogmatismo tipico della scuola.

347: Con la morte di Platone, Speusippo prese il ruolo di guida dell’Accademia. Nello stesso anno Aristotele decise di lasciare la scuola e Atene, non tanto per una presunta disputa con il nuovo scolarca, quanto per l’ascesa al potere di Demostene, fervente nemico di Filippo il Macedone, i cui legami con Ermia (amico di Aristotele) rischiavano di compromettere la sicurezza del filosofo.

Aristotele si trasferì quindi ad Asso e Atarneo, luoghi sotto la giurisdizione di Ermia.

345-344: Aristotele si trasferì a Mitilene, dove conobbe il suo futuro successore alla guida del Liceo, Teofrasto.

343-342: Filippo di Macedonia lo chiamò alla sua corte a Mieza per fungere da istruttore di Alessandro (allora tredicenne) a cui probabilmente insegnò la superiorità antropologica dei greci sulle popolazioni barbare. Alessandro tuttavia pretese di governare nella stessa maniera assolutistica su entrambi e giunse addirittura ad uccidere Callistene (nipote di Aristotele) per il suo rifiuto a genuflettersi di fronte al sovrano.

340: Terminò il proprio incarico come precettore di Alessandro. 335: Tornò ad Atene che, dopo la vittoria di Cheronea nel 338, era governata da Antipatro, generale macedone, e che dunque non rappresentava più una minaccia per l’incolumità del filosofo. Nello stesso anno fondò il Liceo (così chiamato perché sorgeva nei pressi del ginnasio di Apollo Licio), detto anche Peripato (dal nome della camminata al coperto che vi si trovava all’interno).

Nonostante tale scuola non abbia mai avuto un riconoscimento istituzionale (anche per la condizione di meteco di Aristotele), l’attività si dimostrò fiorente soprattutto per quanto riguarda quello strato di popolazione di estrazione sociale elevata dedita allo studio della filosofia e delle numerose facoltà scientifiche ivi insegnate.

L’esigenza di fondare una scuola presumibilmente è dovuta a due elementi fondamentali:

  • Lo scontro filosofico con gli accademici Senocrate e Speusippo da una parte, e con la scuola isocratea dall’altra.
  • L’idea per cui lo studio risulta più produttivo se il sapiente che vi si impegna è affiancato da collaboratori.

Tra i più eminenti collaboratori di Aristotele si ricordano:

  • Teofrasto, specializzato in botanica.
  • Eudemo di Rodi, autore di una storia della matematica.
  • Aristosseno di Taranto, teorico della musica.
  • Dicearco di Messene, teorico politico.
  • Stratone di Lampsaco, studioso di fisica.
  • Clearco di Soli, interessato agli studi anatomici.
  • Demetrio di Falero, uomo politico e governatore di Atene.

323: Dopo la morte di Alessandro Magno, temendo una possibile rivolta antimacedone, si rifugiò a Calcide.

322: Morì a Calcide, lasciando il proprio testamento, tramandatoci da Diogene Laerzio. In questo scritto Aristotele designava capo della casa Nicanore (suo figlio adottivo, nonché figlio di Prosseno), il quale avrebbe dovuto sposare sua figlia Pizia, nominava Teofrasto tutore del figlio Nicomaco e infine affrancava tutti gli schiavi.

Nonostante, durante la sua attività, Aristotele modifichi fortemente la figura sciamanica e mistica che fino ad allora aveva caratterizzato il filosofo, sostituendola con quella di un ricercatore appartato e completamente immerso nel proprio studio, egli afferma allo stesso tempo la sua natura divina, intesa nella sua vicinanza all’attività del dio che è primariamente e totalmente contemplativa, essendo esso puro pensiero.

Capitolo 2 – Dimenticare il maestro

La molteplicità dei temi trattati e l’apparente incoerenza che tra essi molte volte sembra possibile riscontrare, all’interno della vastissima produzione aristotelica ha dato adito a diverse teorie rispetto all’effettiva posizione filosofica dello stesso Aristotele in rapporto alle esperienze della sua vita.

In particolare sono sorte due differenti interpretazioni riguardo il suo rapporto con il maestro Platone e con la dottrina da lui ispirata, ovvero il platonismo.

La prima di queste (che ha avuto più fortuna) fu proposta nell’Ottocento da Theodor Gomperz, il quale sosteneva la coesistenza di due personalità all’interno dello stesso Aristotele che si rispecchiavano nella bivalente produzione filosofica:

  • Asclepiade, ereditata dal padre Nicomaco, dedita alla scienza empirica e alla ricerca naturale.
  • Platonica, ereditata dal maestro, volta all’ambito della teologia e della spiritualità.

La seconda (oggi quasi universalmente rigettata) fa capo a Werner Jaeger, il quale nel Novecento, sciolse l’antinomia proposta da Gomperz rendendola una sequenza cronologica lineare (per questo si parla anche di teoria “genetica”). Egli infatti sosteneva che Aristotele fosse stato un convinto platonico durante gli anni trascorsi in accademia, per poi diventare “empirista” in età adulta. Tale concezione, che si basa sul tentativo di ordinare cronologicamente tutte le opere di Aristotele, tuttavia non tiene conto del fatto che è molto probabile che Aristotele abbia manipolato e revisionato progressivamente i propri scritti, modificandone i significati. Inoltre, vari portato che molte delle opere di datazione relativamente recente e certa presentano delle affinità con la personalità platonica del filosofo e viceversa scritti accademici dimostrino l’avversità di Aristotele nei confronti del maestro.

In base a quanto affermato dalla prima teoria sembra quindi che Aristotele intendesse porsi nel solco tracciato dalla filosofia del proprio maestro al fine di rinnovare ed ampliare la dottrina platonica (come una cattedrale medievale che sorge sui resti di un tempio romano).

Le differenze con Platone risultano tuttavia piuttosto evidenti e, secondo Eduard Zeller, sono riconducibili alle diverse estrazioni sociali dei due filosofi. L’aristocratico maestro aveva infatti stabilito una realtà bipartita in due mondi dalla posizione gerarchica ben definita, mentre l’allievo meteco rigettava veemente la separazione ideale in favore di un’adesione totale al mondo sensibile.

Le antinomie rispetto al pensiero del maestro interessavano, nella filosofia aristotelica, numerosi ambiti della conoscenza. Esse possono venire riassunte nei seguenti cinque punti.

Ontologia

Secondo Aristotele, il primo e fondamentale errore dei platonici consiste nell’aver duplicato il mondo ammettendo l’esistenza del cosiddetto iperuranio, la sede delle idee, posto in una dimensione altra da quella terrena e sensibile.

Tale errore nasce dalla constatazione della proprietà linguistica per cui un singolo predicato risulta riferibile ad una molteplicità di soggetti. A partire da questo punto basilare i platonici hanno infatti supposto che i predicati designassero entità ontologicamente più elevate rispetto ai soggetti a cui venivano associati (i sensibili), perché più unitarie e più estensive, e gli hanno attribuito il nome “idee”.

Queste idee sono concepite come modelli di cui i singoli oggetti sono istanze particolari che ricevono caratterizzazione per “partecipazione” alle idee stesse, le quali dunque rappresentano anche le cause delle proprietà degli enti specifici.

Secondo Aristotele, tuttavia, in questo modo si finisce, come già detto, con il raddoppiare vanamente il mondo sotto il punto di vista ontologico (le idee infatti rappresentano modelli “separati” sia di sostanze sia di proprietà), perdendo di vista il vero scopo della filosofia, che è quello di ricercare le cause prime dell’essere in quanto tale, restando nell’ambito dell’essere, cioè del sensibile.

Epistemologia

Nel campo della conoscenza, Aristotele rimprovera al maestro e ai suoi seguaci più stretti, di aver tentato di spiegare ogni aspetto della realtà attraverso una singola disciplina suprema e universale, la dialettica filosofica, dalla quale fosse possibile ricavare tutte le scienze ritenute minori.

Al contrario Aristotele sottolinea l’autonomia delle varie scienze all’interno del proprio studio di una porzione specifica dell’essere, pur ammettendo l’interdipendenza di ciascuna disciplina dalle altre (tutte infatti si occupano dell’essere).

In questo ambito, inoltre, Aristotele prende le distanze da quella tendenza squisitamente platonica allo spiccato interesse nei confronti delle matematiche (principi di uno e diade), le quali all’interno dell’Academia sembrano aver usurpato il ruolo preminente della filosofia.

Psicologia

Il terzo errore dei platonici consiste nell’aver considerato l’anima immortale e separata dal corpo (collegando la sua dottrina al mito pitagorico dei cicli di reincarnazioni). L’anima secondo Aristotele è invece l’insieme delle funzioni che fanno di un corpo un corpo vivente, al quale essa è pertanto indissolubilmente legata (anche in questo caso il concetto di separazione è completamente rigettato). Ne risulta dunque la sua finitezza e mortalità.

È necessario, tuttavia, ricordare che in De anima Aristotele ammette l’esistenza di un intelletto (nous) attivo, immortale ed eterno che regola l’attività psicologica universale.

Etica

Per quanto concerne l’etica, Platone commette un errore nel concepire un’idea del buono. Se essa infatti fosse una sostanza separata essa sarebbe intrinsecamente diversa rispetto a tutti i beni perseguibili nella realtà e a loro volta tutti i beni perseguibili saranno svuotati del loro valore per l’estraneità al bene in sé.

Nella prospettiva aristotelica, invece, il punto di partenza per una chiarificazione concettuale della natura dei valori sarà l’analisi delle finalità perseguite dalle condotte umane, che rivela come orizzonte comune di queste la ricerca della felicità.

Politica

Nella Repubblica Platone erra nel pensare un’utopica società collettivista slegata dagli aspetti concreti della natura umana, radicata nella tradizione, negli affetti parentali e nella proprietà patrimoniale. A questa concezione, Aristotele oppone, ancora una volta una prospettiva più “realista” proponendo un semplice perfezionamento delle istituzioni caratteristiche della polis.

Capitolo 3 – L’enciclopedia del sapere: il trattato e il mondo

Per quanto concerne l’ambito gnoseologico Aristotele intende svolgere una ricerca enciclopedica del mondo in base ad alcuni criteri fondamentali, i quali il più delle volte rappresentano non solo semplici novità del panorama filosofico rispetto alla tradizione perpetuata fino a lui, ma delle vere e proprie rivoluzioni. Tali criteri possono essere ricondotti a quattro punti strettamente correlati tra loro.

1. Distinzione tra gli ambiti della ricerca

Aristotele distingue in primo luogo due differenti tipologie di saperi: (chiaramente questa differenziazione rappresenta una divisione meno raffinata della classica ripartizione delle scienze che siamo soliti attribuire ad Aristotele in pratiche, poietiche e teoretiche)

  • Le scienze pratiche, cioè legate al comportamento umano.
  • Le scienze teoriche, cioè quelle scienze che colgono ciò che è necessariamente o per lo più (fisica, matematica e teologia).

La ferrea ripartizione delle varie scienze rappresenta un punto di rottura con il maestro Platone, il quale aveva indicato nella dialettica filosofica l’unico sapere fondamentale e supremo da cui poter ricavare tutte le conoscenze inferiori. Aristotele invece vuole difendere la specificità dei diversi ambiti e pertanto sottolinea la necessità di ogni ricercatore di mantenersi entro il proprio campo di studi, senza presentare dimostrazioni a partire da concetti propri di un’altra disciplina. Va tuttavia sottolineato che l’utilizzo di metafore non fosse estraneo nemmeno allo stesso Aristotele.

2. Distinzione tra regioni dell’essere

La ripartizione delle varie discipline è strettamente collegata e, anzi, discente direttamente dall’idea che l’essere possa venir concepito come discernibile in “regioni” specifiche.

L’essere infatti appartiene ad una molteplicità di oggetti differenti per caratteristiche e deve pertanto essere studiato sotto diversi punti di vista che isolino tali caratteristiche dalle altre. Esistono pertanto:

  • Enti immateriali, quindi immobili e invarianti, che possono appartenere:
    • Alla categoria di sostanza, nel caso in cui essi godano di un’esistenza autonoma (cioè esistano indipendentemente dalle loro caratterizzazioni accidentali) ad esempio la sostanza divina.
    • Alla categoria di quantità. È il caso questo degli enti matematici che per Aristotele non hanno una consistenza ontologica “separata”, ma sono possono essere astratti mentalmente dagli individui di cui costituiscono una predicazione.
  • Enti materiali, quindi soggetti al mutamento (nel senso più generale del termine):
    • Astri, composti da etere e quindi incorruttibili, ma comunque soggetti al movimento circolare.
    • Sostanze naturali, cioè tutte quelle sostanze del mondo sublunare composte dagli altri quattro elementi e pertanto sottoposte al movimento e corruttibili. A loro volta esse sono suddivise in base alla presenza o all’assenza di un’anima negli stessi. Quindi si parlerà di esseri non viventi (senza anima) e di esseri viventi (che invece ne sono provvisti). Questi ultimi subiscono un’ulteriore tripartizione in vegetali, dotati di anima nutritiva e riproduttiva, animali, dotati anche di anima percettiva, e infine esseri umani, che aggiungono a queste facoltà anche la ragione e il linguaggio.

3. Principi unificatori

Nonostante Aristotele sottolinei l’indipendenza propria di ciascuna disciplina all’interno della rispettiva area dell’essere di cui si occupa, egli ammette l’esistenza di principi comuni ad ogni settore conoscitivo. Essi possono essere riassunti come segue:

  • Le quattro cause (materiale, formale, efficiente o motrice e finale).
  • Atto e potenza.
  • Logica, come disciplina generale che regola lo stesso processo conoscitivo in base ad alcune regole fondamentali, innate e indimostrabili attivamente (ad esempio del principio di non contraddizione esiste una spiegazione passiva in Metafisica Γ3).

4. Metodo

Un indubbio contributo storico e filosofico è rappresentato infine dal metodo di scrittura impiegato da Aristotele per rendere sistematico e quindi il più possibile fruibile il proprio patrimonio culturale.

La sua produzione è infatti costituita da trattati (mèthodoi) fortemente compartimentalizzati e sistematici. Aristotele dunque si opponeva alla tradizione costituita dai presocratici che avevano prodotto “manifesti sapienziali, talvolta oracolari, con un carattere di globalità che ignorava le pertinenze disciplinari e la specificità epistemologica dei diversi ambiti di discorso”, e anche alle opere poste sotto forma di dialogo come concepite dal maestro Platone.

Altri contributi alla produzione che sottolineano lo scopo didattico delle sue opere sono:

  • L’enunciazione di una topica disciplinare, cioè una sorta di indice posto all’inizio di ogni scritto il quale offre una mappa del territorio di indagine all’interno del quale si muove l’intera trattazione.
  • La rassegna delle opinioni dei precursori che sottolinea l’approccio dialettico del filosofo nella propria ricerca, all’interno della quale stabilisce un confronto con le posizioni di chi lo ha preceduto tramite una sorta di ricostruzione dossografica.

Capitolo 4 – Vedere e ascoltare il mondo: il fenomeno e il linguaggio

Per quanto concerne l’ambito gnoseologico, secondo Aristotele esso può essere scomposto su due livelli fondamentali.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Appuntomaster di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Petrucci Federico Maria.
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