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Le città italiane tra XII e XIV secolo

Tra il X e XIV secolo si verificò un aumento della popolazione in Italia e in Europa (+40%) grazie ai progressi nella produzione agricola e quindi a una maggiore disponibilità di cibo. In Italia, questo incremento fu accentuato dalla presenza di città preesistenti di epoca romana.

Aumento della popolazione e urbanizzazione

Dal XII secolo, la popolazione totale delle città (urbanizzazione) aumentò significativamente: ad esempio, Milano passò da 20.000 abitanti nel X secolo a 100.000 nel 1300, così come Venezia e Firenze. Genova, Bologna, Pisa e Verona raggiungevano i 50.000 abitanti, mentre Roma e Napoli arrivavano a 40.000. Nell'Europa intera, solo Parigi era paragonabile alle nostre tre più grandi città. Le città maggiori erano situate principalmente nel centro-nord.

Gli abitanti delle città crescevano perché famiglie e individui si trasferivano dalle campagne. Molti dei nuovi arrivati erano signori aristocratici (laici ed ecclesiastici), seguiti da piccoli e medi proprietari e contadini. Alcuni cercavano di comandare le città, altri investivano capitali in attività commerciali, bancarie e manifatturiere, altri ancora cercavano libertà e una nuova vita.

Il nuovo volto delle città

La continua crescita degli abitanti delle città tra l'XI e il XIV secolo è dimostrata dall'ampliamento delle cerchie murarie: Milano da 200 ettari a 800 nel 1300, Bologna da 20 a 400, e anche Firenze. Le vecchie cinte murarie erano smontate o affittate, e vi si costruivano botteghe e case. Nascevano nuove abitazioni, botteghe, mercati, chiese, ponti e acquedotti. Un esempio di evoluzione di un quartiere è Crypta Balbi a Roma: nei primi secoli del medioevo fu un monastero e insediamento fortificato, mentre dall'XI secolo si riutilizzano materiali in loco per costruire piccole abitazioni. Nel XII secolo, nuove case inglobano la vecchia con camini, separate da stretti passaggi. Nel XIII secolo, i passaggi erano colmati e le facciate degli edifici unite.

In genere, i proprietari dei suoli in città cedevano con contratti il suolo ad affittuari, i quali avevano l'onere della costruzione. Dal 1200, le città liberarono i suoli interni dai diritti signorili obbligando gli affittuari a pagare prestazioni economiche e personali.

La crescita delle strutture religiose

Dal XII secolo, ordini monastici si stabilirono in città costruendo nuove chiese e conventi. Un esempio è la nascita dell'ordine dei Frati Minori, i Francescani, con regola approvata nel 1209 da Innocenzo III. Le città divennero centri di sviluppo mercantile.

La produzione agricola e il commercio

L'aumento degli abitanti delle città portò a un maggiore bisogno di produzione agricola dalle campagne, che diventavano densamente popolate. Le città più grandi, però, non potevano contare solo sulle risorse locali e si basavano su commerci a lungo raggio per sopravvivere, importando grano dalla Sardegna, Puglia, e Sicilia, dove le città erano più piccole e l'avanzo era venduto al centro-nord. Tuttavia, il mercato interno non era sufficiente e si ricorreva all'importazione di grano dalla Provenza, Andalusia e Africa, grazie a una rivoluzione commerciale che migliorò le vie e i mezzi di comunicazione e la diffusione dell'uso della moneta. I protagonisti furono i mercanti lombardi, famosi in tutta Europa, inizialmente viaggiavano con le loro merci, poi si stabilirono con aziende nelle città di origine mandando in viaggio i dipendenti. Grazie ai commerci in diversi paesi, divennero anche cambiavalute e banchieri. Le città si trasformarono in centri d'affari, sedi di società mercantili-bancarie.

Nelle città vi erano anche produzioni artigianali e manifatturiere in crescita dal XII secolo, organizzate in corporazioni.

I fondamenti della supremazia italiana

I commerci internazionali furono possibili grazie alla rinascita del commercio marittimo dal X secolo, sfruttata subito da Venezia e dalle città costiere del sud. Queste avevano rapporti commerciali con arabi e bizantini, scambiando seta, spezie, avorio con ferro, schiavi e legname europei. Venezia ottenne da Bisanzio, nell'XI secolo, il diritto di commerciare esentata da imposte e dogane nell'Adriatico ed Egeo, diventando intermediari tra Europa e Impero Bizantino.

Nel mezzogiorno si producevano cereali e circolava moneta d'oro. Amalfi, dal X secolo, commerciava con Italia, Bizantini e Musulmani, frequentando Costantinopoli, Gerusalemme, Alessandria. Dal XII secolo, declinò a favore dell'ascesa di Genova e Pisa, che conquistarono potere attraverso forza militare e commerciale. L'Alto Tirreno era controllato da arabi molto aggressivi, e per poter commerciare dovettero liberare il mare con pirateria e guerra, una politica incoraggiata da papa e aristocrazia cittadina. Dopo le prime incursioni nel XI secolo, in un secolo riconquistarono il Tirreno, attaccando Palermo e le Baleari arabe. Controllato il Tirreno, poterono frequentare porti africani, spagnoli, francesi e siciliani. Dal XII secolo, Genova e Pisa ruppero l'alleanza per la guerra per la Sardegna e Corsica, e nel 1200 avevano quartieri a Costantinopoli (più piccoli di quello veneziano).

XII secolo: La quarta crociata e il predominio di Venezia

Nel XIII secolo, i veneziani, che non volevano rovinare i rapporti con il sultano d'Egitto, diressero la crociata su Costantinopoli, conquistandola nel 1204. Nacque l'Impero Latino d'Oriente e il predominio di Venezia, il cui doge aveva tre ottavi della capitale e possedimenti sparsi in tutto l'impero, come Creta, costituendo un vero impero marittimo.

Genova, esclusa dalla conquista, si alleò con il governo bizantino in esilio a Nicea tramite il Trattato del Ninfeo, fornendo sostegno militare alla riconquista della capitale nel 1261 da parte di Michele VIII Paleologo. Ora Genova dominava gli scali bizantini, mentre nella parte occidentale continuava il dominio veneziano. Nel 1284, Genova sconfisse Pisa al largo di Livorno, ottenendo il dominio del Mediterraneo occidentale.

Roma: una sorta di repubblica marinara

Tra l'XI e il XIII secolo, Roma divenne una sorta di repubblica marinara: si formarono zone mercantili, si diffuse il credito, e i mercanti romani arrivarono a Marsiglia e Palermo, trattando fibre tessili e legname, fino in Irlanda e Inghilterra. Commerciavano denaro nella Curia romana, prestando denaro agli stessi pontefici. Famiglie come i Mannetti e i Lombardi occupavano tutte le cariche di senatores, ma da metà del 200 furono soppiantate da nuove famiglie come gli Orsini, i Colonna e i Capocci, che ricoprivano cariche ecclesiastiche e benefici territoriali, investendo poco nel commercio.

Firenze: dominio mercantile

All'inizio del 1300, i mercanti fiorentini dominavano l'Europa grazie all'aumento della popolazione, alla capacità di integrare attività commerciali, bancarie e manifatturiere, e alla fortuna del Fiorino d'oro. L'aumento della popolazione richiedeva grano e, non avendo un grande entroterra, dovevano commerciare spingendo i mercanti fiorentini in Sicilia. I mercanti iniziarono ad essere anche imprenditori tessili, acquistando panni grezzi francesi o fiamminghi, tingendoli e rifinendoli a Firenze per riesportarli. Questo fu agevolato dal Fiorino d'oro, che, a differenza di altre monete d'argento del centro-nord, era idoneo a pagamenti importanti (coniazione nel 1252, seguito da Genova). Si inserirono nella corte di Napoli e nella Curia romana fornendo beni di lusso, arrivando fino ai sovrani inglesi ai quali prestarono denaro. Tra il XIII e il XIV secolo, compagnie fiorentine come gli Scali, i Bardi e gli Acciaioli commerciavano ogni cosa e avevano sede in ogni principale città. Da metà 1300 iniziò il declino, con sovrani inglesi che non riuscirono a restituire i debiti, causando bancarotte tra gli Acciaioli, i Corsini, ecc., coinvolgendo anche i piccoli risparmiatori con corse al prelievo.

I mercanti e le società commerciali: la Commenda

Per arginare i rischi dei viaggi marittimi, i mercanti si associavano per un singolo viaggio dividendo spese e rischi. La commenda poteva essere unilaterale (accordo tra un fornitore di capitale a terra e un socio che viaggiava) o bilaterale (entrambi mettevano capitale, due terzi chi stava a terra, un terzo chi viaggiava, e gli utili divisi a metà). Un altro metodo era l'acquisto: il beneficiario si impegnava ad acquistare la merce, ma la pagava al finanziatore solo a viaggio concluso, rischiando di perdere la fortuna in mare.

Le compagnie

Le compagnie esistevano dal XII secolo, erano pluriennali (duravano 4, 6 o più anni) con possibilità di rinnovo. Avevano origine familiare, con i soci fondatori che mettevano il capitale iniziale. I soci successivi ed esterni invece versavano altro capitale, remunerato con un interesse dell'8% annuo. Possedevano filiali in tutte le principali città e molto personale. Mentre i mercanti del XII e XIII secolo si spostavano personalmente, tra XIII e XIV secolo, con le filiali, essi si dedicavano solo a dirigere la compagnia restando in sede. Queste società andarono in crisi a metà 1300 a causa di prestiti a sovrani inglesi e altri principi che non riuscirono a restituire i prestiti.

Dal 1200, i mercanti seguirono specifiche formazioni: scuole di contabilità, matematica e geometria, studiando il "Liber Abaci" (1201) di Leonardo Fibonacci, che introdusse i numeri arabi e lo zero in Occidente. Le informazioni circolavano all'interno delle società tramite lettere commerciali, che riportavano cambi valute, andamento prezzi, e itinerari migliori. Si diffusero veri e propri manuali per mercanti, come la "Memoria di tucte le mercantie", redatto da un anonimo mercante, il più famoso. Nel "Libro Mastro" erano registrate tutte le operazioni dell'azienda ed aveva valore legale. Vennero inventate anche la partita doppia (stessa operazione registrata due volte: una a credito e una a debito) e la Lettera di Cambio (per trasferire denaro a distanza) già dal XII secolo. Sempre in Toscana nacque l'assicurazione per coprire i rischi dei trasporti merci via mare nel XIV secolo.

Le corporazioni

Insieme all'economia urbana, nel XII secolo nacquero le arti o corporazioni (associazioni di mestieri). Difendevano il monopolio dell'esercizio del mestiere contro i non iscritti, cercando di garantire uguaglianza economica agli iscritti: era vietato sottrarre lavoro a un compagno, avere più di un limite di dipendenti e strumenti, o quantità di materie prime. Era poi tutelata e garantita la qualità dei prodotti.

Le corporazioni avevano anche carattere politico, erano parte del potere cittadino, specialmente quelle dei mercanti, le prime a formarsi. Controllavano pesi e misure, sorvegliavano le strade e curavano la sicurezza. Fungevano da tribunali per i membri, offrivano opere di carità e momenti di vita religiosa. Meno potere avevano le corporazioni artigiane. Spesso erano divise in arti maggiori, medie e minori, come a Firenze. Durante il periodo dei consoli, i comuni non riuscirono ad arginare il potere delle corporazioni, riuscendoci solo durante il periodo podestarile. Al sud, invece, le corporazioni erano proibite già dal XII secolo (Ruggero II), e gli artigiani erano controllati direttamente dalla corona.

I mestieri

I mestieri più importanti per giro d'affari e numero furono quelli del settore tessile (lana, cotone).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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