Le città del medioevo
La decadenza commerciale del IX secolo
La decadenza commerciale del secolo IX fu dovuta principalmente al blocco dei commerci islamici. L'asse dell'Europa si spostò a nord verso il regno Franco, che pose le basi del medioevo. Senza Maometto, non ci sarebbe stato Carlo Magno. Il IX secolo rappresenta una netta rottura con il passato. A partire dalla metà del VII secolo, il commercio iniziò a diminuire man mano che i musulmani presero il controllo del Mediterraneo. L'asse del regno franco abbandonò l'Europa del sud per spostarsi a nord, con una maggiore influenza germanica.
Le invasioni normanne
Dal IX secolo iniziarono anche le invasioni normanne (danesi e norvegesi) in Francia, provenienti dal Mare del Nord, dalla Manica e risalendo i fiumi. L'impero franco, come con i saraceni, fu incapace di difendere le coste. Nel IX secolo, solo i porti di Quantovic e Duurstede erano ancora commercialmente attivi nel nord della Gallia, commerciando con l'Inghilterra e la Danimarca, ma furono distrutti dalle invasioni normanne.
Questi porti erano frequentati dai Frisoni, importanti mercanti sotto Carlo Magno per il commercio di pelli, fino alla distruzione di Quantovic e Duurstede. Nel IX secolo scomparve la classe mercantile professionale. I mercati esistevano, ma erano settimanali e riforniti dalle campagne, servendo solo a vettovagliamento degli abitanti delle città.
Il degrado delle istituzioni carolinge
L'epoca carolingia vide anche il degrado delle istituzioni e abusi. I Missi dominici furono creati per sorvegliare l'amministrazione, ma erano impotenti. Il re fu costretto ad arruolare aristocratici nell’amministrazione poiché non erano pagati, ma ciò diede ai nobili potere e parte dello stato, portando alla distruzione della monarchia dopo Carlo. Questo sistema sarebbe sopravvissuto solo con un sistema di imposte pubbliche che avrebbe permesso di pagare funzionari del popolo. Si reggeva solo su proprietà terriera.
La trasformazione delle città e dei borghi
I grandi proprietari terrieri esistevano fin dall'epoca romana e il declino dei piccoli proprietari, che cercando protezione vincolavano le loro terre ai grandi, continuò. A partire dal VII secolo d.C., si moltiplicarono i monasteri e le donazioni di terre. Le terre erano divise in due parti: una piccola coltivata dal proprietario (terra dominicata) e l'altra data in cessione ai contadini per coltivarla (terra censuaria).
Con la scomparsa dei commerci, calò la popolazione urbana e i grandi proprietari ridussero la produzione in eccesso, trasformandola solo per consumo, diventando piccoli mondi a parte e chiusi, tipico del IX secolo. Le città e i borghi nel IX secolo avevano visto scomparire il ceto borghese e non avevano istituzioni municipali: non c'erano industrie, né commercio, né proprie istituzioni.
Tuttavia, la chiesa mantenne le antiche circoscrizioni romane: ogni città aveva una propria cattedrale e diocesi. I vescovi continuarono a risiedere nelle città e, senza stato, ne presero il controllo. Associati al potere da Carlo, quando il suo impero cadde, aumentarono il loro potere poiché i principi feudali non osarono toccarli. Così, nell’anarchia tra IX e X secolo, le antiche città romane sopravvissero perché erano residenze dei vescovi, senza le quali non avrebbero avuto motivo di continuare a esistere.
La divisione dell'Impero Carolingio
L'impero carolingio era diviso in Contee governate da Conti che non avevano residenza fissa e giravano per le città per assemblee e imposte, abitavano nei loro castelli in campagna, come l’imperatore nei palazzi. Da centri di amministrazione laica divennero centri di amministrazione religiosa (nel IX secolo la parola civitas diventò sinonimo di vescovato). Come accadde anche a Roma, senza stato, le città divennero dei vescovi.
Oltre al tribunale ecclesiastico, essi nominarono tribunali laici per il popolo, con sede nelle varie città. Vi era un mercato settimanale dove i contadini portavano i loro prodotti. Alla porta si riscuoteva il teloneo su ciò che entrava o usciva, c'era una zecca, torri abitate dal castellano del vescovo e dai suoi vassalli, granai e magazzini. Il vescovo amministrava la città e la diocesi con l'aiuto di un consiglio di preti e canonici.
Le città erano ancora protette da cinte romane, in genere quadrate e con ampi spazi verdi all'interno, senza sobborghi esterni perché la popolazione era crollata dopo l'epoca merovingia. I contadini delle campagne circostanti si rifugiavano entro le mura contro le invasioni saracene e normanne.
L'autonomia dei conti
Dal IX secolo, l'impero di Carlo Magno si frammentò: i conti divennero autonomi e resero ereditari i loro poteri e domini. Questi erano legati al sovrano solo da un fragile omaggio feudale. Il potere della corona crollò. Il loro primo interesse fu proteggere i propri territori dai conti vicini e dai nemici esterni. Dal IX secolo, tutti i territori si ricoprirono di fortezze. Erano muraglie contenenti una torre, sorvegliate da una guarnigione e amministrate da un Castellano, con residenza conte e chiesa.
La guarnigione si manteneva con pagamenti in natura dai contadini e le mura erano mantenute da prestazioni gratuite dei contadini (corvée).
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