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Riassunto esame storia della chiesa e dei movimenti ereticali, prof. Benedetti, libro consigliato I templari e la sindone. Storia di un falso, Nicolotti Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia della Chiesa e dei movimenti ereticali e della prof.ssa Benedetti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente I templari e la sindone. Storia di un falso, Nicolotti. Scarica il file in PDF!

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Esame di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali docente Prof. M. Benedetti

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ESTRATTO DOCUMENTO

I Templari e la Sindone. Storia di un falso

Andrea Nicolotti

Premessa

La sacra Sindone, oggi conservata presso la Cattedrale di Torino, é considerata da molti la

piú importante e insigne reliquia di tutta la cristianitá.

Sulla provenienza di questa reliquia sono state fatte migliaia di ipotesi e la sua storia é piú

che secolare; difatti quelli che vengono chiamati come i secoli bui della Sindone coprono un

periodo lunghissimo che va dalla sua presunta comparsa a Gerusalemme nel I secolo fino al

suo arrivo nella Francia del Trecento. Questo volume non vuole e non puó affrontare un

periodo cosi lungo, cosi si é preferito scegliere di analizzare un lasso di tempo molto piú

ristretto, ossia il secolo e mezzo che va dal sacco di Costantinopoli ( 1204 ) fino alla metá

del XIV secolo quando la reliquia comparve nella piccola chiesa di Lirey.

1) La Sindone di Torino e la sua comparsa in Occidente

1.1 – Un necessario preambolo

Risalgono alla seconda metá del VI secolo le prime attestazioni di un interesse per la

venerazione dei tessuti funerari di Gesú di Nazaret; ma, tra tutte le reliquie allora in

circolazione, la Sindone di Torino é l’unica che ancora oggi viene vista come l’unico lenzuolo

che avvolse il corpo di Cristo nel sepolcro. Eppure nonostante gli sforzi della scienza di

rivelarne con sicurezza l’origine ancora oggi non si é pervenuti a nulla di certo.

Non meno incerta é la sua storia: attestata la sua presenza alla metá del XIV secolo nel

piccolo villaggio di Lirey, per quasi tutto il XVI secolo passó sotto il possesso della casa dei

Savoia con sede a Chambéry. Da un punto di vista strettamente documentario dunque alla

Sindone non si puó attribuire una storia precedente questi secoli. Qualunque altra

attestazione sulla vita precedente di questo manufatto dovrebbe quindi essere supportata da

appositi documenti.

1.2 – La Sindone a Rodi, a Cipro, in Grecia o in Egitto?

Ma come si sono comportati gli storici della reliquia in passato se essa non fornisce prove

anteriori al Trecento? Generalmente queste persone si sono accontentate di formulare

ipotesi e storie tendenti al falso o alla favola, oppure basavano le loro conoscenze su

vecchie tradizioni orali e per questo cadevano facilmente in errore.

Molti di questi storici si prodigano nel ricostruire i viaggi fantasiosi di questa reliquia per poi

farla approdare alla corte dei Savoia nei modi piú assurdi possibile.

É solo grazie alla pubblicazione dei documenti relativi alle vicende francesi della Sindone, a

opera di Ulysse Chevalier, che tutte queste congetture furono definitivamente abbandonate.

1.3 – L’ipotesi costantinopolitana

Chevalier era scettico riguardo la reliquia e credeva fortemente che essa fosse un falso

medievale. A questo proposito rese noto un docuemnto del 1389 in cui Pierre d’Arcis,

vescovo di Troyes, la denunciava come falsa reliquia e accusava i canonici di Lirey di

favorirne il culto.

Infine quando nel 1988 il risultato della datazione con il metodo del carbonio 14 fece risalire

la Sindone ad un periodo compreso tra il 1260 e il 1390 ecco che i moderni seguaci di

Chevalier vi ritrovarono l’attesa conferma. Eppure i sostenitori dell’autenticitá del manufatto

tendono a smentire il risultato raggiunto adducendo alle molte attestazioni storiche che

dimostrano la sua esistenza in molteplici luoghi ben prima del Trecento. Uno di questi luoghi

é la cittá di Costantinopoli.

Perché Costantinopoli? Le piú antiche documentazioni rimandano a tutte altre terre per la

presenza di questa reliquia ma la capitale bizantina non voleva essere da meno nel

possedere questi manufatti cosi nel 958 il sovrano Costantino VII Porfirogenito affermó di

possedere le sacre fasce.

Ma se molte erano le citta ad affermare di avere i tessuti funerari del Cristo, come mai si

decise di concentrarsi su Costantinopoli?

La riposta risiede nella testimonianza di un crociato fiammingo di una descrizione di questa

Sindone che combacia con quella che fu poi custodita dalla casata dei Savoia. La

testimonianza é comuqnue avvolta nell’oscuritá, vero é che nelle chiese d’Oriente in quel

periodo si stava diffondendo l’uso dell’epitafio, velo liturgico che recava sopra di sé

l’immagine del Cristo morto, oggetto questo ignoto ai crociati occidentali.

Inoltre possiamo ulteriormente smontare la testimonianza del cavaliere anche sulle altre

basi. Il santuario delle Blacherne da lui citato conservava si reliquie, ma della Vergine Maria;

infatti tutte le reliquie relativa al Cristo erano conservate dall’altra parte della cittá, nel

palazzo imperiale del Bucoleone. Inoltre il “miracolo” descritto dal crociato, ossia la Sindone

che ogni venerdi si drizzava in piedi di modo che tutti potessero vedere la figura del Signore,

era qualcosa di molto conosciuto anche in Occidente; tuttavia il velo che si sollevava

raffigurava la Vergine con il Cristo in grembo.

In ogni caso, anche se una reliquia era stata effettivamente avvistata nella cittá, dopo il

sacco del 1204, sempre secondo la testimonianza, se ne perse ogni traccia.

1.4 – Il mandylion di Edessa

L’ipotesi di un passaggio della reliquia a Costantinopoli ricevette un impulso notevole nel

1978 a seguito dell’opera pubblicata da Ian Wilson, scrittore inglese convinto sostenitore

dell’autenticitá della reliquia.

Fece questo cercando di recuperare in favore di essa la storia di un’altra reliquia piú antica:

il mandylion di Edessa.

Di questo mandylion si parló per la prima volta intorno al V secolo: era descritto come un

ritratto a colori di Gesú, opera di un certo Anania. Nei secoli le leggende su questo dipinto si

moltiplicarono arrivando a stabilizzarsi in una forma piú evoluta in cui Anania era incapace di

dipingere i tratti del Signore, cosi quest’ultimo, per accontentarlo, si lavó il viso con

dell’acqua e si asciugó su un asciugamano lasciando miracolosamente impressa sul telo

l’immagine del proprio volto. Quest’immagine fu portata ad Edessa e venerata. Nel 944

venne acquisita dal basileus e portata a Constantinopoli nel palazzo del Bucoleone insieme

ai panni del Cristo.

Ian Wilson crede che queste due reliquie siano in realta la medesima cosa. L’ipotesi non

ebbe alcun seguito l di fuori dell’ambiente filosindonico; al suo interno invece viene

presentata alla stregua di un dato acquisito. Per i sindologi questa é una spiegazione

utilissima con la quale riescono a colmare circa otto secoli di storia oscura della reliquia,

anche la ricerca di un accordo con le fonti resta cosa molto ardua.

Inoltre se dovessimo confrontare questa tesi con la testimonianza lasciata dal crociato

Robert de Clari le due cose non potrebbero collimare poiché egli ( Wilson ) riconosce la

Sindone appesa il venerdi alla Blacherne e allo stesso tempo afferma l’esistenza del

mandylion presso la cappella del Faro.

1.5 - I silenziosi custodi della reliquia

É dunque inaccettabile credere che la Sindone e il mandylion fossero la stessa cosa: le

numerose descrizioni e la loro attestazione in luoghi completamente diversi rappresentano

prove decisive a sostegno di questa tesi.

Eppure é proprio dalla poco probabile ipotesi della sua scomparsa durante il sacco di

Costantinopoli che ci si imbatte per la prima volta dell’ordine dei Templari. Ovviamente gli

studiosi si oppongono in modo deciso al fatto che si creda che per tutto il XIII secolo la

reliquia sia stata nelle mani di quest’ordine.

Anche questa ipotesi dei Templari é un idea proposta da Ian Wilson sempre nel 1978. Egli é

sicuro che la Sindone sia stata sottratta all’imperatore nel 1204, eppure dovendo giustificare

un periodo di circa un secolo e mezzo di silenziositá delle fonti riguardo alla reliquia ritiene

che essa sia stata in possesso per tutto il suddetto periodo di un gruppo di persone, in grado

di assicurare una certa riservatezza al manufatto e sopratutto con grandi disponibilitá

economiche che gli permettessero di non dover mai ad arrivare a vendere la reliquia. Wilson

introduce cosi il tema dei Templari. Perché proprio loro e non un altgro gruppo come quello

degli Ospitalieri? A questa domanda l’autore inglese da una risposta altrettanto fantasiosa e

legata ad una sorta di diceria che correva in Europa circa questo ordine, il quale nascondeva

una sorta di “testa” misteriosa che idolatravano. Questa testa veniva cosi identificata con la

sacra Sindone. Come associare cosi facilmente una testa ad un lenzuolo di quattro metri e

mezzo? I Templari ne entrarono in possesso cosi come veniva esposta a Constantinopoli,

ovvero ripiegata in piú parti cosi che fosse visibile solo la testa di un uomo mentre il suo

corpo veniva nascosto tra le pieghe.

2) Il misterioso idolo dei templari

2.1 – Rituali segreti illeciti

Se Ian Wilson fu a tutti gli effetti il vero e proprio creatore delle due teorie prima menzionate

sulla Sindone nel 1978, Barbara Frale si configura come coleri che recupereró tali teorie e vi

aggiunse qualcosa di nuovo come la sua interpretazione di alcune iscrizioni del I secolo

presenti sulla reliquia ma invisibili ad occhio nudo.

Sulla questione templare la Frale non presenta sostanziali differenze con il libro di Wilson se

non per il fatto che la storica italiana si era giá segnalata per alcuni studi condotti sull’ordine

dei templari mostrando quindi una competenza maggiore.

Per diversi anni ella si era dedicata alo studio del famigerato processo che coinvolse i

templari che, iniziato nel 1307 per volontá di Filippo IV il Bello, ebbe termine nel 1312 con lo

scioglimento dell’Ordine. Sia la Frale che Wilson si collocano nell’aveo di coloro che

riconducono l’attacco sferrato ai templari a un progetto architettato dal re di Francia per

sbarazzarsi di questo ordine ed acquisire le sue ricchezze. Il processo contro l’attivitá

dell’ordine era stato addirittura qualcosa di ricercato dal Gran Maestro che aveva chiesto

l’intervento del papa per fermare la campagna diffamatoria del sovrano francese nei loro

confronti. Il processo sarebbe servito a chiarire una volta per tutte le vere intenzioni e le

finalitá dell’Ordine. Tuttavia Filippo giocó d’anticipo e il 13 ottobre del 1307 fece arrestare

tutti i templari nel suo regno.

I Templari arrestati subirono ingiurie e torture al fine ultimo di estorcere false confessioni e il

giorno dopo l’arresto il guardasigilli imperiale pubblicó alcune di queste confessioni di fronte

ad una commissione di teologi e di esperti. Il papa veniva cosi colto in contropiede prima

ancora di aver iniziato qualsiasi processo e nel 1308 si vide constretto a sospendere i lavori

dell’inquisizione francese; ormai peró erano state raccolte oltre trecento deposizioni

favorevoli all’accusa.

Il pontefice diede cosi inzio alla sua indagine sull’ordine dei templari e la Frale sottolinea

come le confessioni dei Templari rivelerebbero un certo fondo di veritá nelle deposizioni

precedenti. In particolare venne rilevato come effettivamente i membri di quest’ordine

rinnegavano il Cristo attraverso una messinscena che obbligava il nuovo membro a sputare

sul crocifisso e sopratutto, questo era uno dei pilastri dell’accusa di Filippo il Bello, si davano

all’adorazione di un idolo a forma di “testa”. A tutto questo seguivano anche strani riti con

prove d’iniziazione a sfondo anche sessuale. Veniva fatto questo per preparare il cavaliere

alle dure prove che lo avrebbero atteso se fosse caduto in mano saracena.

Sono stati sollevati molti dubbi riguardo alla diffusione di una pratica blasfema del genere

all’interno dell’Ordine. Alcuni vogliono trovarci un fondo di veritá, seppur in misura molto

minore rispetto alle prime testimonianze dei processi, altri ancora considerano infamanti e

inattendibili tutte le confessioni proprio perché fatte di fronte all’Inquisizione. Quest’ultimi

credono inoltre impossibile che se queste pratiche fossero cosi comuni tra i Templari non

fossero mai state denunciate prima da nessuno, né dalla Chiesa e neppure da quei cavalieri

che venivano espulsi o si allontanavano dall’ordine. Molte di queste confessioni erano

spesso pilotate, i Templari subivano torture di ogni genere prima di essere interrogati e le

loro risposte venivano cosi orientate verso quello che si voleva sentire.

Le accuse dei Templari trovano dunque conferma unicamente nelle confessioni da loro

rilasciate. La stessa inquisizione romana nel XVII secolo capí come un autoconfessione non

bastava da sola ma doveva essere supportata da altre prove concrete. Durante la caccia

alle streghe gli Inquisitori erano diventati cosi abili da riuscire, tramite pressioni psicologiche,

ad insediare il loro pensiero nella mente degli imputati tant’é che quest’ultimi arrivavano a

convincersi della malvagitá delle loro azioni nonostante fossero innocenti il piú delle volte.

L’adorazione dell’idolo a forma di testa per i sindologi rappresenta il punto cruciale di queste

confessioni che dimostra come i Templari adorassero l’immagine del Cristo impressa su

quella che é la Sindone di Torino.

2.2 – L’idolo in forma di testa

Per tentare di risalire all’identitá di questo curioso idolo occorre esaminare con pazienza le

carte del processo inquisitoriale ai Templari.

Dalle testimonianze arrivate fino a noi si parla delle cordicelle che ogni templare portava e

che precedentemente venivano messe a contatto con queste teste, queste cordicelle

dovevano essere indossate giorno e notte dai cavalieri ed erano parte integrante del loro

abito. Riguardo alle teste citate nei documenti non ne sono mai state rinvenute, nemmeno

nella sede principale di Parigi.

Il teorema accusatorio sosteneva che le misteriose teste venivano mostrate solo durante i

Capitoli piú importanti. Secondo la Frale solo una piccolissima parte di questi frati interrogati

parló di questi idoli e spesso lo fece perché costretto dalla tortura; inoltre i pochissimi che ne

accennarono non potevano dare alcun indizio soddisfacente poiché non riuscivano mai a

distinguere il vero ritratto al buio della notte.

I vari Templari interrogati che diedero notizie su queste teste fornivano descrizioni disparate,

diverse da quelle dei loro compagni e spesso, se interrogati due volte a distanza di anni,

ritrattavano la loro deposizione o la cambiavano completamente. Alcune confessioni peró

concordavano nell’aver visto dei reliquiari a forma di testa con due o tre facce dall’aspetto

terribile. Questo poteva essere interpretato come un ogetto che raffigura Dio nella classica

iconografia medievale circa la trinitá, oppure poteva essere la rappresentazione di Lucifero,

il quale secondo Dante era provvisto di tre facce, questo fu uno degli elementi decisivi che

portó alla condanna dell’ordine da parte di Urbano VIII. Eppure queste confessioni potevano

rispondere alle necessitá da parte di questi frati di arricchire con elementi diabolici queste

testimonianze di modo da renderle piú confacenti alle richieste dell’Inquisizione.

L’aspetto terribile della testa non veniva confermato da tutti peró facendo cadere ancora di

piú nell’imprecisione questi estratti; alcuni addirittura ne danno una descrizione molto

precisa e per niente spaventosa che assimila dunque la testa ai resti conservati del primo

Gran Maestro dell’Ordine, tale Hugues de Payns.

Ma ancora le descrizioni troppo imprecise e cosi diverse tra loro non permettono di essere

sicuri nemmeno di questo dato che resta comunque uno dei piú veritieri circa la venerazione

di questa testa. Ció che é sicuramente certo é che in tutte queste descrizioni si fa davvero

fatica a ritrovare l Sindone.

2.3 – Templari stregoni, o devoti della Sindone?

In un processo di area francese le descrizioni dell’idolo sono accompagnate da numerosi

richiami alla stregoneria.

Qui il templare Guillaume Collier descrive una testa d’argento a tre facce chiamata

Magomentum accanto alla quale appare all’improvviso un gatto rosso. Alcuni sui compagni

invece rendono il momento ancora piú incredibile descrivendo pratiche stregonesche e

affermando di aver visto comparire donne vestite di nero con le quali i frati si accoppiano.

Vista l’incopletezza del documento la Frale si vedette costretta a ricostruire alcune parti di

questo processo, in particolare il dove venne fatto e l’inquisitore posto a capo di esso.

Quest’ultimo venne identificato nella ben nota persona di Bernard Gui, particolarmnete

ossessionato dalla stregoneria che introdusse il motivo satanistico nel pamphlet preparato

contro l’Ordine. La regione identificata dalla storica italiana é invece quella di Tolosa.

Ancora una volta la Frale si rende protagonista di una forzatura. É stato appurato infatti

come nella regione tolosana non vi fossero templari, anzi l’intera regione in quegli anni non

era ancora sottoposta al controllo diretto del re di Francia. I luoghi di provenienza della

maggior parte dei cavalieri sono tutti collocati nell’area intorno al Rodano, ben trecento

chilometri piú a Nord dunque.

Dell’esistenza della Sindone e delle sue copie in mano ai Templari, come erano soliti

affermare i sindonologi, non vi é alcuna prova convincente. Anzi i sindonologi, attingendo

prima ad una e poi all’altra confessione, tendono ad estrapolare solo le cose che piú si

conciliano con le loro credenze e scartano tutto il resto.

I vari testi vengono dunque piegati ad uso e consumo della teoria che al momento si vuole

sostenere; la stessa Frale attribuisce particolare valore al alcune confessioni e ad altre no.

Sopratutto a quelle che affermano di come l’immagine sul telo tenda ad apparire e

scomparire a seconda della distanza in cui la si osservava, questa era infatti secondo lei una

delle principali caratteristiche della Sindone.

2.4 – Maometto e Bafometto

Secondo alcuni, questa famigerata testa venerata dai Templari, aveva un nome proprio:

Bafometto. Intorno a questo oggetto, in particolare nel XVIII secolo, si é sviluppato un certo

interesse.

L’origine dell’accusa di venerare un idolo del genere rivolta ai cavalieri presenta tratti esotici.

L’accusa che viene rivolta ai templari in questi anni non é qualcosa di unico ( e questo

indebolisce ulteriormente l’interpretazione sindologica ) ma ha le sue origini addirittura alla

prima metá del XIII quando in una lettera di papa Gregorio IX venivano descritte le accuse

rivolte ad un gruppo di eretici che nulla aveva a che vedere con l’Ordine.

La somiglianza con le accuse rivolte settant’anni doppo ai Templari é impressionante.

Guillaume de Nogaret dunque non dovette inventarsi nulla di strano nel montare l’accusa

verso i cavalieri ma usare un modello accusatorio giá preconfezionato.

Riguardo all’uso di un idolo, particolare importanza hanno alcuni racconti leggendari che

circolavano tra questi cavalieri riportati in vita da Salomon Reinach. Racconti che erano

trasposizioni delle leggende greche di Perseo e Medusa e che avevano appunto come

centro focale l’esistenza di una testa di donna che conferiva strani poteri o immunitá. Infine

tutto questo, importato da Oriente verso Occidente, venne applicato all’Ordine: la testa

magica veniva conservata in uno scrigno ed esposta raramente agli adepti.

Irrisoria appare la possibiliá che si trattasse della testa del Cristo. Anche la parola Bafometto

sembra una deformazione del nome Maometto; infatti ai cavalieri veniva anche rinfacciato di

aver accolto la fede islamica contro la quale combattevano. Il termine Bafometto era

presente sia prima che dopo il periodo di vita dell’Ordine e senza dubbio faceva allusione al

profeta musulmano.

Secondo la Frale l’identificazione dell’idolo con Maometto non era credibile; per i musulmani

vigeva il divieto di raffigurare l’immagine di Dio o del loro Profeta. Questo assunto tuttavia é

facilmente smontabile, infatti non si doveva pensare a cosa facessero realmente gli isalamici

ma a cosa i cristiani pensavano che i musulmani facessero. L’ignoranza dei cristiani nei

confronti dell’Islam era inoltre molto elevata visti gli scarsi contatti con questa religione.

I seguaci della spiegazione sindonofila accantonano peró tutti gli studi e le prove evidenziate

fin’ora insistendo invece sull’esistenza reale di un idolo a forma di testa che i giudici abbiano

semplicemente equivocato o alterato in senso negativo. Secondo la Frale era stata la tortura

subita da questi cavalieri e nient’altro a rendere deformi le confessioni, assegnando cosi alla

Sindone un aspetto diverso da quello reale.

Questo modo di intendere le confessioni, ossia eliminare tutto quello che sostiene la teoria

sindonica e tenendo solo le parti che possono aiutare a supportare tale tesi, ha l’obbiettivo

preciso di sostenere che l’idolo esiste arrivando ad affermare che era un ritratto umano. Con

abilitá viene sosituita la parola testa, oggetto tridimensionale, con quella di ritratto, oggetto

bidimensionale. Ritratto non riconosciuto da nessuno dei cavalieri dell’Ordine. Il ritratto in

questione inoltre assumeva la connotazione di reliquia, esposta sia ai laici e sia ai Templari;

tuttavia le confessioni parlano sempre di idoli sconosciuti e terrificanti la cui adorazione in sé

era blasfema: il contrario di una reliquia insomma.

Infine la difficoltá maggiore, gia segnalata da Malcolm Barber, che impedisce di prestar fede

a queste confessioni. Se di queste reliquie, anche se si trattasse della Sindone, esistevano

cosi tante copie sparse per le varie sedi dell’Ordine, com’é possibile che nessuna di queste

venne ritrovata durante le ispezioni fatte a seguito dell’arresto? Soprattutto in Francia la

cattura dei Templari fu un evento a sorpresa che non permise alcun tipo di resistenza o di

fuga da parte dei cavalieri, se non erano stati in grado loro di mettersi in salvo com’é

possibile che siano riusciti a trafugare tutti gli idoli e a farli scomparire? Forse, come giá

molto semplicemente era arrivato a concludere Francois Raynouard, questi idoli non sono

mai esistiti.

2.5 – Un’immagine su tessuto

Fino a qui, dunque, le argomentazioni a favore della Sindone sono state abbastanza

inconsistenti. Da qualche anno peró l’attenzione dei sindologi si é concentrata su un

processo templare avvenuto nel 1307 a Carcassonne dove vi sarebbe un riferimento

abbastanza chiaro circa la natura materiale dell’idolo che a quanto pare sembrava fosse di

stoffa.

Lo stralcio di documento venne tradotto con molta fatica da Heinrich Finke, e proprio vista la

sua incopletezza, secondo la Frale, nessuno lo aveva mai preso in considerazione come

fonte. Ma ancora una volta l’autrice tende ad esagerare e a non riportare la realtá dei fatti;

prendendo in esame questo famoso documento si nota che esso é in buono stato e di facile

comprensione, Finke non trascrisse solo ció che riuscí a capire ma solo quello che riteneva

una novitá al fine di non riportare cose giá note e dibattute. Inoltre non é vero che non venne

presa in esame come documento, anzi, tuti gli storici dei Templari l’hanno tenuta in debito

conto.

Parlando del documento la Frale fa riferimento “ad un corpo intero su un telo di lino”; ancora

l’autrice esagera la descrizione: nel testo non si parla mai né di corpo intero ( si parla se mai

di piedi senza alcun riferimento al resto ) e neppure di telo: sono queste tutte supposizioni

della Frale.

Infine l’autrice italiana non menziona per intero il rituale; difatti riporta il fatto che il cavaliere

baciasse per tre volte i piedi di questa immagine ma omise di dire che allo stesso tempo gli

fu ordinato di sputare sul crocifisso. Sarebbe poco credibile un rituale che prevede di sputare

sul crocifisso e allo stesso tempo di baciare la Sindone.

Cerchiamo di fare chiarezza. Sabbatier, il Templare che parla di questo lineum ( telo di lino ),

venne interrogato insieme a molti altri cavalieri del suo Ordine; esattamente si hanno

centotrenta descrizioni dell’idolo in questione ma solo lui parla di una stoffa. Confrontando la

sua versione con quella dei frati interrogati prima e dopo di lui é possibile comprendere

questa scelta lessicale. Tutti gli altri cavalieri parlano di idoli e testa con forme materiali

tridimensionali ( ossa, legno, metallo ), Sabbatier parla invece di questo lineum; il termine

suona strano e soprattutto é molto simile alla parola lignum, ossia legno. Queste

trasposizioni sono state tutte trascritte a mano da dei chierici e come affermava la stessa

Frale in un altro suo testo la possibilitá di trovarsi di fronti ad errori di grammatica o di

incomprensioni era molto alto. Cosi come altri autori hanno pensato ci troviamo davanti ad

un errore di trascrizione di una singola parola.

Non resta che confutare l’affermazione relativa al bacio ai piedi di questa figura. Non

sarebbe assurdo pensare che si trattasse di una statua di Maometto, questa si pensava

fosse una cosa non poco diffusa. Ma piú probabilmente il nodo della questione viene sciolto

ancora una volta analizzando bene la grammatica del testo; il latino pedes é l’equivalente

dell’italiano piede, esso potrebbe anche indicare la parte piú bassa dell’oggetto e quindi il

sostegno su cui poggia l’oggetto in questione. Inoltre affermare che fossero i veri piedi della

Sindone implicherebbe che il lenzuolo fosse stato aperto completamente e questo

escluderebbe che si possa parlare solo di testa.

2.6 – Legno o fustagno

Sarebbe infine la testimonianza di un altro templare dello stesso processo che secondo la

Frale produrrebbe una prova certa dell’esistenza di questo lenzuolo di lino che sarebbe

appunto la sacra reliquia.

Il cavaliere in questione, secondo la traduzione dell’autrice, parla di signum fustanium, ossia

un oggetto di stoffa ( il fustagno era una stoffa mista di lino e cotone, la Sindone é solo di

lino! ) sul quale vi é un disegno che il frate non é in grado di riconoscere ( ancora una volta

un Templare che non riconosce l’immagine del Cristo ). Punto centrale della questione é

l’uso del termine signum fustanium; la seconda parola infatti non esiste nel testo originale

ma rappresenta la sostituzione alla parola fusteum. La Frale traduce, inverosimilmente,

fustanium con “panno di tela di cotone” e signum con disegno aggiungendo in mezzo la

preposizione su. Entrambe le traduzioni sono delle forzature poiché signum é una parola

generica e indica un’immagine, invece fusteum ( la vera parola nel testo ) signica

semplicemente legno.

La Frale parla anche di una persona sopra questo supporto ma la traduzione parla di figura,

non si vede perché questa dovesse corrispondere per forza ad una persona.

Sia la traduzione che l’interpretazione del passo sono state dunque alterate per far pensare

al lettore che il Templare stesse parlando di un immagine di uomo riportata su telo. La Frale

tende alla manipolazione del testo, inoltre fa questo senza riportare il testo originale in latino

per non poter far fare al lettore una confutazione tra testo e traduzione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diego2800 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Benedetti Marina.

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