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Riassunto esame storia della chiesa e dei movimenti ereticali, prof Benedetti, libro consigliato Eretici ed eresie medievali Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia della Chiesa e dei movimenti ereticali e della prof.ssa Benedetti, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Eretici ed eresie medievali. Scarica il file in PDF!

Tra il XII e il XIII secolo si assistette ad un moltiplicarsi di eretici ed eresie nell'ambito della cristianità occidentale. Questo breve... Vedi di più

Esame di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali docente Prof. M. Benedetti

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L’intervento del prestigioso abate era da inscrivere in un progetto di ritorno all’ordine in senso

religioso delle terre del mezzogiorno di Francia dove sicuramente la sola predicazione enriciana

non fu l’unica causa di questo sconvolgimento.

I valori evangelici sostenuti dal monaco Enrico sono particolarmente importanti poiché ripresi in

futuro anche da altri gruppi che non si rifacevano direttamente a lui. L’elemento centrale della sua

predicazione consiste nella piena responsabilizzazione di ogni cristiano nel suo rapporto con Dio

( viene infatti anche accusato di essere caduto nell’eresia pelagiana dove il peccato è considerato

una colpa individuale e non viene trasmesso di padre in figlio ), a questo proposito il

comportamento personale dei sacerdoti è condizione della validità sacramentale, essi devono

rinunciare a ricchezze e onori, tutto questo si estende all’idea di una chiesa costituzionalmente

povera.

Questo primo nucleo viene poi rafforzato da tre distinti principi: prevalenza della fedeltà a Dio

rispetto ad ogni ad ogni altra obbedienza terrena, dovere della missione apostolico –

evangelizzatrice e imperativo dell’amore verso il prossimo.

Tutto questo da l’idea che il monaco Enrico si muovesse con una maggiore consapevolezza del

messaggio cristiano rispetto a Pietro di Bruins.

L’esperienza del monaco Enrico mostra due volti esemplari: il primo rifletteva un passato patarinico

– riformatore e il secondo che si apriva a un vicino futuro connotato dall’affermazione del

diritto/dovere di ogni cristiano. Entrambi i volti tendono ad essere negatori dell’uniformità

istituzionale che cercavano di imporre le autorità ecclesiastiche tra clero e laicato.

Queste idee di rinnovamento trovano un limite nel momento in cui devono rispettare la supremazia

che il sacerdozio pretendeva di avere su tutto il resto. Supremazia questa della quale nemmeno la

stessa istituzione ecclesiastica era cosi poi tanto convinta e che aveva continuo bisogno di forme

di supporto esterno. Come ci racconta ad esempio Goffredo d’Auxerre, biografo di Bernardo di

Clairvaux, il prestigioso abate per prevalere sulla predicazione enriciana dovette ricorrere a

numerosi miracoli volti ad affermare il valore delle proprie verità rispetto alle falsità degli eretici. Il

miracolo rispondeva inoltre ad una logica necessaria, ossia andava incontro al bisogno di certezze

rassicuranti nel rapporto col sacro di cuii il popolo aveva un costante e disperato bisogno.

4) Arnaldo da Brescia: radicalismo riformatore al centro della cristianità

La repressione dell’eresia doveva di necessità coinvolgere il braccio secolare per evitare atti di

giustizia sommaria e anche perché l’uso della violenza non era confacente alla tradizione del

sacerdozio.

Ciò comportava di conseguenza un alleanza tra i due poteri a livello politico più o meno stretta.

Alleanza questa ben ravvisabile nel caso dell’eresia promossa da Arnaldo da Brescia. Quest’ultimo

inizia la sua turbolenta attività predicatrice proprio nell’omonima città dove il canonico regolare fu al

centro di alcuni episodi di scandalo. A questo comportamento irregolare seguì la decisione dei

cittadini di non far rientrare il vescovo in città; questa mossa fu messa in relazione con i messaggi

lanciati da Arnaldo riguardanti la critica ai costumi del clero. Trasferitosi successivamente in

Francia, dopo essere stato cacciato da Brescia, non rinunciò ai suoi impegni riformatori. In questi

anni Bernardo chiese la sua condanna al silenzio della reclusione monastica.

Fondamentale per l’inquadramento teorico delle proprie intuizioni fu l’incontro che Arnaldo fece con

il teologo Abelardo. Da questo incontro egli capí come la fede doveva connettersi alla

consapevolezza e all’impegno di ogni cristiano e non dipendere assolutamente da un sacerdozio

chiericale e aristocratico.

Con questa nuova consapevolezza decise di rientrare in Italia e nel 1145 entrò a Roma come

penitente. Nella città si era da poco costituito un organismo comunale che rifaceva la propria

volontà di autonomia alle memorie imperiali passate; la predicazione di Arnaldo e dei suoi pochi

seguaci di stampo patarinico – evangelista bene si accostava a tale disegno. Condizione di questo

cambiamento annunciato dal predicatore era la totale rinuncia ad ogni bene terreno e al potere

temporale a favore di una povertà istituzionale.

Tale linee furono accolte in modo favorevole in una Roma attraversata da accese tensioni

anticuriali e antipapali.

Tuttavia dopo i primi successi l’entusiasmo iniziale sembrò diminuire, soprattutto Arnaldo perse il

favore di quel ceto dominante che aveva timore dell’alleanza che stava venendo a formarsi tra

papa e imperatore. Cosi nel 1155, dopo che papa Adriano IV lanciò un interdetto sula città, si

decise per l’espulsione di Arnaldo. A questo punto, esule da Roma, egli venne preso in consegna

da Federico I che successivamente lo portò ai cardinali del papa. Infine il predicatore venne

impiccatone bruciato.

Le proposte religiose di Arnaldo trovarono inizialmente il favore di quelle classi e di quei gruppi

dirigenti che in esse vedevano elementi di coesione e possibilitá di autonomia nei confronti del

papato; successivamente furono respinte da quelle stesse classi non appena divennero una

minaccia alle loro posizioni visto il radicalizzarsi dello scontro con papa e imperatore.

Proprio quest’ultimo, seppur avesse tra i propri ranghi notevoli estimatori di Arnaldo e delle idee di

cui si faceva portatore, non poteva accettare un collegamento diretto con il pensiero del

predicatore bresciano poiché ciò avrebbe significato un mutamento totale dei rapporti di solidarietà

tra gerarchia politica e gerarchia religiosa, solidarietà sulla quale si reggeva appunto tutto il

sistema.

5) I buoni cristiani: tendenze evangeliche e chiese dualiste

Una lettera della metà del XII secolo spedita da Evervino di Steinfeld a Bernardo di Clairvaux ci

mostra il panorama delle eterodossie che vi era in Germania e più precisamente nella città di

Colonia.

Due sono i principali gruppi eretici scoperti nella città renana. Il primo, in parte rientrato nella

Chiesa, affermava la diffusione delle proprie idee anche tra molti chierici e sostanzialmente

criticava un clero troppo carnale avvicinandosi cosi alle posizioni del monaco Enrico e di Pietro di

Bruins; il secondo gruppo invece si ricollegava direttamente con il tempo dei primi martiri, tale

gruppo presentava un elevata coscienza della propria identità.

Quest’ultimo gruppo, gli Apostoli di Colonia, presentava grandi analogie con i predicatori itineranti

e i monaci eremiti. Essi inoltre non credono in alcuna possibilità di recupero e mediazione con

l’istituzione ecclesiastica entrando in questo modo in conflitto con l’altra comunità renana di eretici.

Gli Apostoli presentano una comunità strutturata con suddivisioni interne e con una larga

partecipazione femminile. Dopo le prime sperimentazioni religiose del XII secolo, pochi decenni più

tardi si verifica nella stessa regione la creazione di due differenti filoni ereticali: il primo che si

presentava come chiesa alternativa, il secondo invece conservava un’indeterminatezza

istituzionale e una decisa volontà riformatrice.

A favorire il primo orientamento fu probabilmente il contatto diretto con alcune chiese orientali

dualiste, in particolare con i bogomili ( da Bogomil, predicatore dualista nella Macedonia ); tra gli

anni quaranta e sessanta dello stesso secolo si moltiplicarono quindi questi episodi ereticali che

suscitarono forte sgomento tra i chierici che non erano in grado di trovarne una causa iniziatrice.

Da qui l’attribuzione del nome di catari, ossia puri, orientati verso una dualismo moderato.

Secondo alcuni documenti arrivati fino a noi sembra possibile che proprio un concilio eretico a

base catara si riunì non lontano da Tolosa ( Saint – Félix – de – Caraman, 1167 ) con la

partecipazione di Nicheta, vescovo dualista legato all’ambiente cataro milanese. L’eresia mostrò

tutta la sua forza in particolare nel Nord Italia e nel mezzogiorno di Francia dove i membri delle

comunità si diedero una fisionomia più precisa. Da quel momento, se effettivamente le cose

seguirono questo corso degli eventi, il catarismo poteva offrirsi come una seconda Chiesa nel

mondo occidentale oltre a quella cattolica.

Tuttavia in entrambe le regioni citate sorsero numerosi contrasti che lacerarono il movimento a piú

riprese. In Italia in particolare, sotto Giovanni il Giudeo, successore di Marco ( primo partecipante

al consiglio di Tolosa con Nicheta dove rappresentó la chiesa catara lombarda ), la comunità si

frazionò prima in due parti e dopo breve tempo si arrivò addirittura a contare ben sei diverse

chiese separate.

In Francia invece, dopo la formazioni di quattro diverse diocesi nel concilio del 1167, non vi furono

spaccature evidenti.

Questo dualismo importato in Occidente da Oriente presenta al suo interno due grosse divisioni,

una di tipo moderato e una di tipo radicale.

Nella prima posizione è possibile trovare le idee del prete Bogomil, il quale aveva una particolare

visione del genere umano in cui Satana, sconfitto e precipitato nel mondo della materia assieme

ad altri angeli; ebbe la concessione di formare creature umane e animarle proprio grazie a quegli

angeli ribelli. Cristo venne mandato sulla terra da Dio per redimere il genere umano intrappolato

nella sua materialità mediante una vita rigorosa di penitenza e distacco dal mondo. Proprio in

siffatto modo dovevano vivere i fratelli del Cristo secondo Bogomil.

L’universo dualista subì comunque una radicalizzazione del suo pensiero, questo probabilmente

per opera del pensiero di pauliciani intorno al XI secolo i quali riproposero antichi temi manichei

sulla contrapposizione di Satana, creatore malvagio della terra, come principio antietico al Dio

buono del cielo.

Entrambe le correnti di pensiero non ebbero comunque tempo a sufficienza per un libero confronto

con il pensiero della tradizione cattolica poiché essa fin da subito li perseguitò costringendoli alla

fuga e alla sopravvivenza. Un dibattito secolare anima il problema della cristianità o non cristianità

dei catari o buoni cristiani.

Il catarismo non sembra derivare da una necessità di trovare una risposta attorno al problema del

male, essi se mai credono fortemente nel distacco dal mondo terreno e dai suoi valori in vista di un

mondo celeste. I buoni cristiani erano annunciatori di un messaggio di liberazione della parte

divina di ogni individuo. La sequela del Cristo era la strada indicata per togliere i vincoli da questo

mondo. Ai buoni cristiani non importava il destino del mondo corporeo ma importava di mantenere

la conoscenza acquisita attraverso cui liberare le anime. Di tale conoscenza dettero prova sfidando

la Chiesa cattolica fino alla fine.

Il pericolo cataro comparve con diverse intensità in alcune regioni economicamente più attive,

socialmente più mobili e culturalmente più vivaci dell’Europa orientale.

La forza catara stava nell’abbattimento di ogni schema e di ogni gerarchia preesistente, i catari

erano poveri in ogni senso, le loro chiese non possedevano patrimoni personali e non potevano

concorrere ad alcuna concorrenza a livello politico ed economico.

In Linguadoca si crearono estese solidarietà attorno a loro, tanto che parvero acquisire una certa

egemonia a livello religioso in questa zona. Questa fu infatti la ragione di fondo che spinse

Innocenzo III a bandire la crociata contro gli eretici del Mezzogiorno di Francia detti anche albigesi

( dalla città di Albi dove sembra che la diffusione di questa eresia era particolarmente elevata ) nel

1208. L’occasione fu offerta dall’assassinio di un legato pontificio per opera di uomini del conte di

Tolosa, quest’ultimo aveva probabilmente assecondato la predicazione catara in questa regione in

tutti questi anni; inoltre la decisione finale fu presa anche in relazione ai continui tentativi falliti da

parte dei cistercensi per il risanamento morale della regione. Furono proprio quest’ultimi che

premevano per una rapida e definitiva soluzione al problema ereticale. Le operazioni militari

iniziate nel 1209 terminarono ufficialmente nel 1229 con la pace di Parigi.

La crociata indetta da Innocenzo III fu un ottima occasione per i baroni del Nord di conquistare

grandi spazi nel Sud; inoltre per il re di Francia fu questo il momento migliore per estendere la sua

influenza su un area che stava realizzando in quegli anni una propria indipendente strutturazione

politico – istituzionale. Dopo vent’anni di massacri le chiese dualiste francesi furono letteralmente

decapitate e lá dove la spada aveva cessato di colpire l’Inquisizione non si arrestò di certo

promuovendo una vasta attività di controllo pastorale della regione. Dopo questo periodo non si

ricrearono mai più le condizioni per una rinascita del catarismo in questa regione.

6) Valdo di Lione: il rinnovarsi della missione apostolica

Metà anni settanta del XII secolo, figura centrale di Valdo o Valdesio di Lione. Una sorta di San

Francesco d’Assisi mancato, non considerato un vero e proprio eretico ma più uno scismatico, un

provocatore di fratture nel corpo ecclesiale. Per i protestanti esso è invece un libero predicatore del

Vangelo che antepone l’obbedienza a Dio a quella di qualsiasi altra forma d’autorità terrena.

La scelta pauperistico – evangelica di Valdo si fonda sulla povertà in quanto ideale proposto a tutti

i cristiani e condizione di salvezza per la propria anima. La povertà era considerata uno dei pilastri

dell’azione apostolica.

La conversione di Valdo si colloca tra le crisi religiose, non rare peraltro, di cives più o meno ricchi

che rinunciavano cosi a tutti i loro beni e si facevano poveri per il Cristo. Le sue finalità sono

l’annunciazione di una Parola efficace a dispetto della parola di quei chierici che erano a suo dire

evangelicamente muti per la condotta di vita tenuta.

Valdo e compagni sono dunque dichiarati eretici in quanto usurpatori di un compito che non

appartiene loro. Essi, da sempre contrari agli ideali catari, da papa Lucio III in poi si ritrovano cosi

tra due fuochi: i buoni cristiani e i cattolici – romani.

In un primo momento la linea dell’ortodossia porta Valdo e i suoi compagni a Roma, durante il

terzo concilio lateranense del 1179, per ricercare l’approvazione di papa Alessandro III;

quest’ultimo, benché nutrisse simpatia per la comunità valdese e per il loro stile di vita non fu

disposto a riconoscere loro il diritto di predicare la Parola e alla fine non fu presa alcuna decisione

definitiva. Stessa sorte toccò all’assemblea che si riunì l’anno seguente a Lione per discutere del

diritto di predicazione dei valdesi: la Chiesa non riusciva trovare una soluzione per coloro che

volevano predicare al di fuori dell’ordine sacerdotale. La cosa si complicava poi dal momento in cui

nella comunità vi erano non poche donne: laici e donne che predicavano era qualcosa di

inaccettabile.

Cosi una prima svolta istituzionale, negativa per il valdesi, avvenne nel 1184 sotto papa Lucio III, il

quale con la decretale Ad abolendam segna l’inizio di un irrigidimento istituzionale per molti di quei

gruppi che si permettevano di predicare senza l’approvazione pontificia.

Nonostante la condanna papale il movimento valdese continua la sua espansione in varie

direzioni. I seguaci di Valdo, i poveri in spirito, proseguirono le loro predicazioni anche dopo la

crociata contro gli albigesi. Eppure é proprio agli inizi del XIII secolo, anche a causa della

scomunica ricevuta in precedenza, che si verificó una spaccatura dolorosa in seno al movimento

religioso nonostante le precauzioni adottate da Valdo perché ciò non accadesse; la spaccatura

colpì l’Italia settentrionale e il gruppo autonomo prese il nome di poveri di Lombardia. Questa

divisione segnò anche l’inizio della crisi del movimento.

L’anno seguente Valdo trovò la morte, in questi anni erano molti i seguaci che si erano allontanati

dai suoi insegnamenti originari. Il principale interprete del valdismo originale fu Durando d’Osca

che nel 1208 ottenne anche il riconoscimento della sua missione apostolica da Innocenzo III e creò

il nuovo gruppo dei poveri cattolici: questo non servì però a risanare la frattura.

Uno dei pochi effetti della costituzione del nuovo ordine fu la creazione dell’ordine del poveri

riconciliati a Milano, guidati da Bernardo Primo. I due gruppi però, nonostante le approvazioni

papali, si trovarono di fronte a grossi ostacoli come le opposizioni a livello locale e la concorrenza

dei nuovi ordini di Minori e Predicatori. I riconciliati ebbero una breve esistenza, i cattolici durarono

fino al 1256 quando furono accorpati ad altri ordini mendicanti.

Per tutti gli altri valdesi inziavano a prospettarsi lunghi secoli di persecuzione e di vita in

clandestinitá per fuggire dalla Chiesa, almeno fino alla Riforma avvenuta agli inizi del Cinquecento.

7) Gli Umiliati: una breve avventura ereticale

Negli stessi anni in cui si verificava la crisi interiore di Valdo che portò alla sua conversione e al

suo voto di povertà, nella pianura padana stava nascendo un movimento che presentava analogie

con quello dei valdesi e che come loro cercò un approvazione da papa Alessandro III, il quale

impose le stesse interdizioni imposte ai compagni di Valdo.

Ovviamente queste comunità lombarde rispettarono i divieti papali solo per breve tempo,

scivolando cosi nel campo eretico e subendo una forte persecuzione all’indomani del decreto di

Lucio III nel 1184.

Essi furono tuttavia dichiarati eretici in modo errato e affrettato, a causa della loro continua

predicazione. Essi infatti non cercavano di porsi in autonomia rispetto alle istituzioni ecclesiastiche,

solo sotto Innocenzo III si capì come la loro collocazione nell’area eterodossa era sbagliata.

L’immagine più viva di questa comunità di proviene dalle testimonianze dell’anonimo di Laon che

dipinge gli umiliati come cittadini che avevano spontaneamente scelto di vivere secondo rigorosi

principi etici con momenti di culto e di annuncio evangelico in comune. Anche dopo la condanna

del 1184 il loro movimento continua a crescere espandendosi soprattutto in area lombarda e nella

diocesi milanese.

Benché poco si sappia delle vere origini di queste comunità è possibile che la loro grande forza

d’attrazione derivasse dalla loro grande apertura nella libertà del reclutamento verso strati sociali

spesso esclusi da altri tipi di carriera come quella chiericale.

Infine sotto Innocenzo III si trovò un modo per sottrarre gli umiliati al campo dell’eresia ed

inquadrarli in modo più regolare entro i confini della tradizione religiosa risolvendo anche il grande

nodo della predicazione dei laici.

8) Ugo Speroni: le ragioni della grazia divina e dell’intelletto umano

Quasi del tutto ignoto e privo di una documentazione di un certo rilievo il gruppo ereticale degli

speronasti è presente in tutti gli elenchi antiereticali della metà del Duecento. Situazione diversa

per colui che ne è considerato l’eresiarca, Ugo Speroni. Membro di una famiglia dell’aristocrazia

comunale piacentina in età federiciana partecipò attivamente alla vita politica della città ricoprendo

a più riprese la carica consolare.

L’emergere del suo pensiero religioso è assai posteriore al suo impegno politico.

L’eresia speronista è databile intorno al 1185, motivo per cui non compare nemmeno nelle eresie

condannate a Verona nel 1184. Lo Speroni si configurava come laico colto dotato di una grande

formazione biblica e teologica tramite cui lanciava la sua sfida alla cultura chiericale del tempo

proponendo la sua interpretazione del cristianesimo.

La religiosità di cui si fece portatore il piacentino era tutta interiorizzata e non concedeva spazio a

pratiche ascetiche, a buone opere o all’attività umana dell’individuo, oltre a non riconoscere la

Chiesa gerarchica.

Ciò che non sappiamo è se lo Speroni si diede mai ad una qualche attività predicatrice, abbiamo

poche fonti in merito, unica fonte sui suoi seguaci è la summa antiereticale dei primi decenni del

Duecento.

Da questo testo capiamo come le loro idee non implicassero scelte pauperistiche o ascetiche, essi

continuavano a vivere nel mondo con le loro mogli e i loro beni. L’adesione allo speronismo non

implicava scelte di vita monastiche o comunitarie ma una consapevolezza che l’unica cosa che

conta è la grazia divina che arriva tramite imperscrutabili disegni, necessario era se mai eliminare

tutte le irrazionalità che gli uomini aveva giustapposto al messaggio cristiano. Irrazionalità derivanti

in primo luogo dalla volontà di dominio della Chiesa. Secondo Speroni non vi doveva essere

distinzione tra chierici e laici.

Forte insistenza su predestinazione e grazia, idee che si scontravano con un mondo che credeva

nelle opere e dove era il fare a determinare l’essere.

Ugo Speroni aveva riscoperto il vero messaggio cristiano semplicemente attraverso la sua

intelligenza applicata alla lettura e all’interpretazione della Bibbia.

9) Amalriciani e gioachimiti: dalla scuola alla militanza spirituale

Il quarto concilio lateranense del 1215, assieme alle concezioni trinitarie di Gioacchino da Fiore,

condannò la dottrina di Amalrico da Bène.

La dottrina amalriciana è di difficile ricostruzione storica a causa della frammentarietà delle fonti;

innanzitutto essi credevano di essere agli inizi di una nuova era religiosa, quella dello Spirito

Santo. Età caratterizzata dal superamento delle forme sacramentali della Chiesa a favore della

conoscenza spirituale: un età questa di radicale rinnovamento.

Numerose in questo nuovo gruppo eretico era le donne di varia estrazione sociale impegnate in

attività missionarie. L’impegno spirituale dei seguaci di Amalrico inaugurava cosi un nuovo filone

eterodosso poi anche detto del Libero Spirito. Peculiarità dell’esperienza amalriciana era la

diffusione diretta di queste idee da ambienti di elevata cultura ad ambienti più prettamente

popolari.

In particolare nell’Europa centro – settentrionale si verificarono esperienze di evangelismo e di

povertà, predominante era la figura della donna che metteva in gravi difficoltà le gerarchie

ecclesiastiche. Beghine e begardi suscitarono prima inquietudine e sospetto fino poi ad essere

accusati di vera e propria eresia. Molti beghinaggi riuscirono a sottomettersi al clero secolare

entrando nei vari ordini Minori e Predicatori. Le beghine invece conducevano alcune una vita

regolata e legale mentre altra vivevano di vagabondaggio ed elemosine subendo la dura

repressione della chiesa. Proprio le beghine intorno la metà del XII secolo si abbandonarono a

messaggi di perfezione religiosa intesa come liberazione da tutti i vincoli terreni e umani.

Attese dell’età dello spirito e messaggi di liberazione del copro e dell’anima fecero perdere a questi

gruppi la possibilità di incidere a livello istituzionale, queste comunità erano inoltre ormai ben

lontane dal primo messaggio di Amalrico circa l’annuncio profetico dell’avvicinarsi dell’età dello

Spirito.

Annuncio questo molto simile a quello di Gioacchino da Fiore. Il gioachimismo fu soprattutto inteso

come annuncio profetico di un’età di pace, età considerata imminente di cui si cercavano segni e

protagonisti. Le idee gioachimite ebbero notevole influsso su Minori e Predicatori che le assunsero

per giustificare il loro impegno e la loro posizione provvidenziale – egemonica all’interno della

Chiesa.

10) Giovanni di Ronco e il diacono Raimondo: estremismo lombardo ed evangelismo dei

Poveri in Spirito

Giovanni di Ronco, piacentino, seguace di Valdo di Lione e capo riconosciuto dello scisma

lombardo che colpì il movimento valdese nel 1205.


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Tra il XII e il XIII secolo si assistette ad un moltiplicarsi di eretici ed eresie nell'ambito della cristianità occidentale. Questo breve riassunto cerca di mostrare le principali figure all'interno di questo variegato panorama e come la Chiesa romana cercò di combatterli.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher diego2800 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della chiesa e dei movimenti ereticali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Benedetti Marina.

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